mercoledì 4 aprile 2012

Un Aniello Falcone curiosamente firmato


2/12/2010

Un nuovo tassello si aggiunge al catalogo dell’Oracolo della battaglia

La fama di battaglista del pittore napoletano giunse fino alle Fiandre grazie al suo mecenate mercante Gaspare Roomer, che inviava molte sue opere in nord Europa, dove erano particolarmente apprezzate dai collezionisti ed è all’estero che bisogna cercare la sua produzione, quasi sempre non riconosciuta e confusa sotto il nome di colleghi stranieri.
Abbiamo avuto occasione di visionare, in una collezione privata bolognese, uno splendido inedito(55 – 77) di Aniello Falcone, raffigurante Sansone che combatte contro i Filistei (fig. 1), curiosamente firmato nel fiocco celeste(fig. 2) posto vezzosamente sul cavallo bianco che compare in primo piano, il quale ripropone identica la sigla dell’artista(fig. 3) presente sul retro della Mostra di pesci con pescatore(fig. 4), presentata  alla recente rassegna Ritorno al Barocco, anche se nella scheda del catalogo si riportavano i precedenti pareri, autorevoli, ma in questo caso erronei, di Spinosa e Leone de Castris, che attribuiscono le figure a Micco Spadaro.


La tela, in buon stato di conservazione, presenta l’eroe biblico impegnato personalmente al centro della battaglia, a differenza di un’altra versione autografa(fig. 5), monogrammata in basso a destra, pubblicata dal Sestieri e conservata in una collezione privata inglese, la quale possiede identiche misure(53 – 78 e 55 – 77 l’altra)  e presenta sulla destra la stessa collina, logorata dai medesimi calanchi. Una collina che fa la sua prima apparizione in un disegno(fig. 6) di collezione privata svizzera, esposto a Civiltà del Seicento, per comparire poi in altre opere dell’artista, come nell’inedita e purtroppo guasta Scena di battaglia(fig. 7) del Suor Orsola Benincasa e nella celebre Battaglia tra Ebrei ed Amalechiti (fig. 8), tra i capolavori del pittore, del museo di Capodimonte.





Altre caratteristiche patognomoniche del pittore che compaiono nella tela bolognese sono il guerriero caduto in primo piano, sotto la groppa del cavallo ed il fumoso polverone all’orizzonte. In verità nel dipinto i caduti sono più di uno ed in particolare le sembianze di quello posto sulla sinistra assomigliano in maniera sorprendente al personaggio più volte rappresentato dal Falcone e che taluni ritengono sia un autoritratto criptato(vedi nel mio libro Aniello Falcone opera completa, consultabile su internet digitando il titolo, le tav. 33 – 34 – 37).
Nel quadro in esame Sansone, nel fervore della pugna affronta il nemico con una mascella d’asino, mentre nella tela inglese di eguale iconografia egli appare un po’ defilato, al punto che il Sestieri, nel capitolo dedicato al pittore napoletano nel suo monumentale trattato sulle battaglie, nel sottolineare quanto l’eroe sia quasi riassorbito nelle figure in secondo piano e come altre fasi dello scontro siano rappresentate in lontananza, ritiene possa pensarsi ad una collocazione cronologica dell’opera vicina alla famosa Battaglia(fig. 9) del museo di Stoccolma, che secondo la critica viene eseguita sul finire del quinto decennio quando Falcone della battaglia cura più la preparazione che lo svolgimento, dedicando la massima attenzione alla definizione dei dettagli. Le due tele sono certamente molto vicine, presentando anche brani sovrapponibili, come il guerriero rampante in primo piano della tela inglese, che non è altro che un ingrandimento di quello presente in piccolo sulla sinistra, nell’opera conservata in Svezia.

Nella sua maturità  il Falcone placa la sua ansia di  ritrarre il fuoco della battaglia e cerca di restituirci l’atmosfera che incombe negli attimi precedenti allo scatenarsi della violenza. Non più scontri, scene di dolore e di morte in primo piano con altre non meno violente in lontananza, come si evince chiaramente nella  Battaglia di cavallerie con trombettiere al centro di cui abbiamo appena accennato, dove il conflitto principale viene collocato in lontananza sulla sommità di un promontorio, mentre “la vera anima del quadro è nelle figure dei cavalieri che occupano la parte centrale in primo piano con le loro forme statiche, monumentali, scultoree e le rocce che campeggiano nel centro raccogliendo la luce della sera”(Scavizzi). Nel quadro”domina la tensione morale e psicologica per un evento in cui non si è ancora partecipato, ma che sta per coinvolgerci, il quale blocca l’espressione dei volti e raggela l’azione”(De Vito).
Sono caratteristiche estranee al dipinto bolognese, che noi saremmo tentati a collocare al decennio precedente, nel pieno della maturità e dei mezzi espressivi dell’artista ed una conferma a questa ipotesi potrebbe venire dall’esame di alcuni dettagli(fig. 10– 11), che mettono in evidenza lo spiccato dinamismo degli arcieri e della cavalleria.


Bibliografia
Sestieri G. – I pittori di battaglia, pag 91-  tav. VII, pag. pag. 339 – 350, fig. 25 – Roma 1999
della Ragione A. – Aniello Falcone opera completa, pag. 6 – 33 – 34 - 57 – 58 – 59, fig. 33 – 99,  tav. 15 – 18 – 22 - 35 – 36  - Napoli 2008

Nessun commento:

Posta un commento