venerdì 29 maggio 2020

Intervista del giornale XXI secolo sul libro Grand hotel: carcere di Rebibbia


Serena Autieri ed Achille della Ragione





“Grand Hotel: carcere di Rebibbia” di A. della Ragione il girone infernale e il viaggio nell'esperienza umana di Achille della Ragione.


di  Elisabetta Pedata Grassia


“Grand Hotel: carcere di Rebibbia” , il girone infernale e il viaggio nell’esperienza umana di Achille della Ragione.
Nato a Napoli, classe ’47, laureato in Medicina nel 1972 e specializzato in ginecologia, si Laurea poi anche in Lettere Moderne.. Achille della Ragione è un appassionato studioso dai molteplici interessi, si dedica con dedizione e impegno alla storia dell’arte divenendo uno dei massimo cultori della pittura del Seicento napoletano. Ma non solo, Achille della Ragione è uno scrittore indefesso e ” Grand Hotel: Carcere di Rebibbia” è il suo  centoventisettesimo libro.

Segue l’intervista:

-Possiamo considerare la Sua esperienza come una sorta di viaggio in un girone infernale, ma nonostante tutto Lei ha sempre infuso  grande ironia e leggerezza anche a quell’esperienza. Come e quando nasce la volontà di scrivere questo libro?

<< Come accennato nella prefazione del libro, anni fa, alla soglia dei settantanni ho elaborato una corposo autobiografia e nel tempo ho aggiunto capitoli su capitoli, raggiungendo un corpus di circa 500 foto e 300 pagine. E mancava qualunque accenno, a quel periodo della mia vita. Durante il periodo della pandemia, ho messo a punto questo libro che da un lato si presenta come un amarcord, e da un lato vuol essere anche un’elaborazione sulla vita nelle carceri . Elaborazione che avevo precedentemente scritto anche attraverso un altro scritto ” Tribolazioni di un innocente’‘ con la prefazione dell’ On. Amedeo Laboccetta.>>

–Quali sono le differenze che si stagliano tra  questi due ‘gironi’, che sono da un lato Rebibbia e dall’altro Poggioreale?

<< C’è una differenza sostanziale  dovuta al rapporto tra capienza e numeri di detenuti. Napoli soffre di un sovraffollamento costante. A Rebibbia invece c’è un intero reparto dedicato ai ” vip”, intendo ironicamente ergostolani o personaggi realmente famosi come il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, truffatori in cravatta bianca, parlamentari ecc. Poco dopo esserci entrato fui destinato anche io a questo reparto, che godeva della possibilità di poter uscire dalla cella, dopo un certo orario per poter usufruire di un’infinità di attività che si svolgevano. Particolare attenzione la dedicai alla facoltà di Giurisprudenza sostenendo anche metà degli esami , un teatro che due o tre volte a settimana ci intratteneva con spettacoli di musica, canto. C’erano anche scuole medie e superiori; a questo si aggiungeva la possibilità diffusa di poter lavorare a seconda della proprie attitudini. Mentre Napoli è dimenticata da Dio, Rebibbia era un via vai di visite da parte di tantissime autorità, tra Rettori universitari come quello della Luiss. Attori, ministri in visita ufficiale. Spesso proprio io ero in prima linea nell’accoglienza di queste personalità, e molte delle mie dichiarazioni venivano poi riportate dai maggiori quotidiani. Per questo motivo all’interno di ” Grand Hotel” ho inserito una appendice documentaria con foto  per attestare quanto realmente accaduto.>>

-Rispetto a quanto accaduto di recente durante l’emergenza sanitaria: qual è il suo pensiero circa le proteste avvenute nelle carceri italiane?

<<Purtroppo durante la pandemia, sono state necessarie delle misure di emergenza che per i normali cittadini hanno creato un certo disagio, per i detenuti, che l’isolamento lo vivono quotidiamente, il non poter più avere neanche più un contatto sporadico con i propri familiari ha creato un disagio sicuramente portato all’estremo. Soltanto in questi giorni, si sta cercando con mille precauzioni di ripristinare questo filo importante verso l’esterno. La mancanza che io voglio sottolineare è quella che all’epoca di Rebibbia  trovai in collaborazione con la ministra Severino, per l’uso di Skype. Nelle carceri Skype è sconosciuto, ma non è da sottovalutare l’apporto che dà nel contatto visivo tra il detenuto e i suoi familiari. Potrebbe essere una soluzione alternativa anche per i detenuti stranieri che hanno le famiglie dall’altro capo del mondo.>>

-Ricordiamo anche gli accadimenti di  Santa Maria Capua Vetere di alcuni detenuti pestati.

<<Sì, sarebbe appropriato mettere a punto ulteriori soluzioni alternative per permettere ai detenuti di avere contatti anche durante emergenze così gravi>>

–Umanamente, cosa ha appreso da quell’esperienza così dura?

<<Dietro le sbarre ho constatato che esistono delle regole di solidarietà eccezionali che se trasferite alla società esterna, cosiddetta civile, cambierebbe di certo. Nelle carceri si è tutti fratelli, si divide tutto a metà è una regola non scritta, ma assolutamente rispettata. Il rispetto e la solidarietà che ho appreso lì sono incomparabili.>>

-Un’esperienza memorabile di questa parte della Sua vita?

<<Al di là di un solo episodio, ricordo con piacere che ero continuamente impegnato in mille attività. Sono appassionato di scacchi e lì dedicavamo un paio d’ore in qualche partita. Ho cercato di convogliare tutte le energie ponendo il focus su qualcosa di produttivo: a partire dall’università, cineforum, teatro. Quel che mi ha colpito maggiormente è che la sera, da maggio a ottobre, nel nostro reparto, le celle chiudevano la sera dopo le 22. Ci organizzavamo con gli altri detenuti  dopo la cena con gli sgabelli nel corridoio  e desideravano che io li intrattenessi. Leggevo per loro i passi della Divina Commedia, poesie di Totò, spaziando con interesse da un argomento all’altro. La cosa curiosa è che anche i secondini erano interessati a queste dissertazioni. Mi è rimasta una certa nostalgia di quell’attenzione così appassionata. Con alcuni sono rimasto in contatto, cercando anche di indirizzare alcuni sulla retta via. >>

-Fuori da un certo moralismo, è possibile una redenzione secondo Lei?

<< Sì se i percorsi non sono esclusivamente punitivi, il carcere dovrebbe portare alla redenzione. Cercare di riportare gli esseri umani su una strada migliore rispetto a quella di partenza. La pena deve tendere alla redenzione, ripristinando un minimo di riabilitazione.>>

–Dove è possibile trovare il libro ”Grand Hotel: Carcere di Rebibbia”?

<< E’ consultabile integralmente sul blog www.dellaragione.eu ,  mentre per il cartaceo, che sarà in vendita in tutte le librerie italiane, bisognerà aspettare  settembre, dato che la prima edizione è in sold out.>>







 

giovedì 28 maggio 2020

Riprendere Un posto al sole e subito


Il posto al sole è una trasmissione che da decenni è seguita da milioni di telespettatori, perché fotografa con precisione la realtà della società odierna con pregi e difetti, soprattutto questi ultimi: coppie separate, delinquenza, disoccupazione e tante altre amenità.
Io da sempre non perdo una puntata ed anche se sono impegnato in una conferenza come relatore abbandono tutto e corro davanti al video.
Le puntate che da oltre un mese andavano in onda si riferivano al 2012, ma costituivano una consolazione, in attesa che si registrino quelle nuove, evento che pare sia rinviato ad autunno inoltrato. All'improvviso la Rai ha pensato di sospendere la messa in onda delle repliche, generando, rabbia e sconforto.
A nome dei milioni di spettatori che le seguivano invito perentoriamente i vertici della Rai a ritornare sulla sua decisione e riprendere immediatamente a consolarci con antiche puntate.

    Achille della Ragione

domenica 24 maggio 2020

Capodimonte deve riaprire




 


Il bosco di Capodimonte rappresenta uno sterminato polmone di verde con una superficie superiore a quella di tutti gli altri parchi cittadini messi assieme e non può vergognosamente essere negato a coloro che per mesi sono stati costretti a rimanere chiusi a casa. Inoltre il museo, anche esso chiuso, rappresenta uno dei poli culturali più importanti del mondo e da mesi ospita una importante mostra su Gemito, che a Parigi è stata visitata da decine di migliaia di persone e potrebbe attirare infiniti turisti, viceversa la data di apertura slitta continuamente e rischia di essere smantellata, prima che i napoletani possano ammirare gli oltre 100 capolavori che sono esposti da mesi.
Vogliamo smetterla con i divieti o ci vuole un nuovo Masaniello che prenda in mano le redini di una città, antica e gloriosa capitale, destinata a diventare il regno della disoccupazione e della povertà.


Achille della Ragione


domenica 17 maggio 2020

Intervista dell'agenzia Ansa ad Achille della Ragione



   
L'autore con il suo libro nel giardino della sua villa




 Prima di procedere all'intervista vogliamo sottolineare che il libro di cui parleremo: Grand Hotel: carcere di Rebibbia di Achille della Ragione (fig.1), 192 pagine con oltre 100 foto a colori, è consultabile integralmente sul blog dell'autore: www.dellaragione.eu o digitandone il titolo su internet, mentre per il cartaceo, che sarà in vendita in tutte le librerie italiane, bisognerà attendere settembre, perché la I edizione è andata esaurita in 2 settimane.
Passiamo ora alla prima domanda:
"Quale è stato lo stimolo che le ha fatto scrivere questo libro che, se non mi sbaglio è il suo 127 in ordine cronologico?"
"Esatto, ho cominciato a scrivere negli anni Settanta e da allora non mi sono più fermato, né ho intenzione di fermarmi. A parte le pressioni del mio editore, sicuro che il volume diventerà un best seller, da tempo ritenevo di rendere di dominio pubblico questi 30 mesi della mia vita, di cui non si parla nella mia pur esaustiva autobiografia, che invito il lettore a consultare sul mio blog, dove vi è uno spazio dedicato, intitolato I miei primi 70 anni, scritto in occasione del compimento di quella età fatidica ed in seguito continuamente aggiornato per un totale di 30 capitoli illustrati con oltre 500 foto.
Il libro su Rebibbia vuole far conoscere all'opinione pubblica una realtà che spesso viene ignorata e che viceversa dovrebbe essere conosciuta da tutti i cittadini, perché la civiltà di un popolo si giudica in base al trattamento che riserva ai detenuti."
"Nel libro vi sono molte foto nelle quali lei è ritratto in compagnia di personaggi famosi:ministri, docenti universitari, parlamentari, scrittori ed attrici, come hanno accolto le sue spiritose descrizioni, che mi risulta siano state lette dai diretti interessati? Hanno confermato il suo racconto, tra serio e faceto, o hanno voluto fare delle precisazioni?"
"Ho ricevuto da tutti i professori del corso di Giurisprudenza attestati di stima e congratulazioni.
Il professor Diliberto , oggi preside della facoltà alla Sapienza: "Caro Achille (posso chiamarla per nome?), ho appena ricevuto e letto subito il suo libro. La parte che mi riguarda mi ha molto divertito e anche - confesso - un po' commosso. La ringrazio davvero di cuore e, come ha scritto nella graditissima dedica... speriamo a presto! Un caro saluto, Oliviero Diliberto"
Il professor Murra, mi ha segnalato che tempo fa aveva scritto su di me su una rivista cartacea da lui diretta e mi ha inviato il relativo link per consultare l'articolo:
http://www.rodolfomurra.it/2013/11/06/per-achille-il-telefono-del-ministro-non-squilla/
La professoressa Ricci Stephenson ha letto 2 volte il libro e mi ha segnalato qualche piccolo refuso.
Le professoresse Razzano e Di Fusco, delle quali ho lodato non solo la cultura, ma anche la bellezza, si sono lusingate dei raffinati complimenti elargiti da un riconosciuto intenditore del fascino muliebre.
Salvatore Cuffaro, già governatore della regione Sicilia mi ha invitato ufficialmente in autunno a presentar il libro a Palermo in consiglio regionale."
"Chi legge il libro e non conosce le sue celebri bravate immagina che molti degli episodi raccontati siano frutto della sua fertile fantasia, perché il personaggio che lei interpreta somiglia più a Nembo Kid che ad un affermato professionista, plurilaureato, ma soprattutto anziano e gravemente ammalato. Ci assicura che è tutta verità."
"Quando ho potuto nell'appendice documentaria o attraverso le foto ho fornito una prova tangibile che ciò che narro è veramente accaduto. Il testo dei discorsi  tenuti ai vari ministri in visita ufficiale, sono stati riportati integralmente nei giorni successivi sui più importanti quotidiani italiani, mentre gli incontri con i personaggi dello spettacolo sono stati immortalati dalle foto che mi ritraggono in compagnia di Serena Autieri e Veronica Pivetti."
"Ha dimenticato di dire qualcosa e vuole approfittare di questa intervista per rimediare?"
"Per la verità infiniti episodi degni di essere citati non li ho raccontati per non appesantire la mole del libro, ma voglio approfittare di questa occasione per rimediare, partendo, in ordine di importanza, dal non aver ricordato tra gli intervenuti alla presentazione pubblica del mio libro il celebre notaio Vanni Gentile, venuto appositamente per applaudirmi da Rodi Garganico, uno sperduto paesino della Puglia e portando con lui l'ispettore di polizia Angelo Lacroce e la illustre professoressa Carla Mercadanti, i quali, opera meritoria, acquistarono numerose copie del mio libro da regalare ad amici e parenti.
Proseguo rammentando che per circa due anni, approfittando del mio compagno di cella arabo Mohamed, ho intrecciato una fitta corrispondenza epistolare in arabo con mio genero Soufiane, il quale, sapendomi coltissimo, credeva che parlassi correntemente la lingua di Maometto.
Concludo con l'argomento più serio: l'epidemia di suicidi che, ignorata pervicacemente dalla stampa, dilaga in tutti i penitenziari e che nell'appendice documentaria riassumo in una breve lettera dal titolo eloquente: "Pena di morte? No suicidio di Stato", nella quale ipotizzo che il governo pensi che il gravoso problema del sovraffollamento si possa risolvere spontaneamente attraverso questa inarrestabile catena di suicidi forzati."
"Con qualche vecchio compagno di sventura è rimasto in contatto?"
Certamente, con molti, in primis con Marco Costantini, giunto oramai al fine pena ed attualmente in affidamento ai servizi sociali; durante il giorno impegnato attivamente nel partito radicale, un movimento a me particolarmente caro che, nel 2001 ebbe l'onore di presentarmi nelle sue liste per l'elezioni al Senato, quando risultai il candidato più eletto in Campania, ma  non divenni senatore perché per un soffio non si raggiunse il quorum. A lui è collegato Amedeo Picano, assiduo lettore dei miei libri, di cui mi parla poi nelle sue lettere.
Salvatore Cuffaro, più che un amico è un fratello e spero vivamente che, finita la pandemia, si possa realizzare la presentazione del mio libro a Palermo. Peppiniello o siciliano è diventato un noto imprenditore e cerca di dimenticare il passato.
Lorenzo Mazza, vive in Francia, ci sentiamo spesso per telefono, ha cambiato mestiere, da truffatore di alto bordo a commerciante internazionale di giocattoli.
Anche Pasquale Gissi ha dovuto cambiare strumenti di lavoro: ha lasciato la pistola ed ora impugna il pennello con cui mette a nuovo a Roma le case dei ricchi.
Con molti altri ho contatti su face book, tra questi il più caro è Tonino Vicedomini compagno di cella, da tempo trasferitosi in Germania."
"Se potesse tornare indietro nel tempo cambierebbe qualcosa del suo comportamento?"
"Se avessi potuto leggere in una palla di vetro il verdetto del mio processo, conclusosi vergognosamente con 10 anni di reclusione, avrei accettato i 2 anni ed 8 mesi che avrei potuto accettare in sede di patteggiamento e che rifiutai sdegnosamente perché ero innocente con prove schiaccianti, che sono state ridicolizzate durante il dibattimento.
Per quel che riguarda il lungo periodo di latitanza mi comporterei nello stesso modo, perché il purgatorio non sarebbe durato all'infinito, ma si sarebbe concluso entro il 2016 con l'estinzione della pena ed il ritorno a casa.
"L'ultima domanda riguarda il suo famoso ricorso alla Corte di Strasburgo, bisognerà attendere ancora molto per conoscere il verdetto?"
"Per rispondere dovrei di nuovo leggere nella palla di vetro. Che in Italia la giustizia non funziona è oramai acclarato, con processi penali che attendono pazientemente in appello la prescrizione, mentre la durata di quelli civili si misura in decenni, cosa che ho sperimentato personalmente in un procedimento per ingiusto licenziamento intentato nel 1978 nei confronti dell'ospedale dove lavoravo e che si è concluso (favorevolmente per me) dopo 4 lustri.
Ma che anche la Giustizia europea sia un modello di malagiustizia non è noto all'opinione pubblica.
Il mio ricorso (come ampiamente illustrato nell'appendice documentaria) è stato recepito da quasi un decennio (capita a meno del 3% dei ricorsi) e sono stati riscontrati ben 8 violazioni del diritto di difesa. In genere, una volta recepito, segue una sentenza di  cancellazione della condanna, che sostituisce il giudizio decretato dalla magistratura del Paese membro che  si è pronunciato sulla vicenda. Quando la pena è stata già scontata, come nel mio caso, scatta un risarcimento pecuniario, anche se non vi è cifra che possa restituire gli anni rubati alla vita del condannato ed ai suoi familiari. Nel mio caso, secondo le tabelle attualmente in vigore, si tratterà di poco meno di un milione di euro, cifra che, detratte le spese di pubblicazione della sentenza sulla prima pagina di tutti i quotidiani italiani, sarà devoluta in beneficenza, sperando che ad occuparsene non dovranno essere i miei figli, ai quali ho già dato precise istruzioni: un terzo alle suore di Madre Teresa di Calcutta, un terzo al Don Orione, che si occupa dei disabili e l'ultimo terzo all'Istituto Colosimo che assiste i ciechi".

Adele Capuano






Achille mostra alcuni sui libri esposti alla Feltrinelli di Capodichino




sabato 9 maggio 2020

I miei dubbi sul sangue sciolto

Il Mattino, pag. 34 - 8 maggio 2020


In diretta televisiva, per l'ennesima volta consecutiva le ampolle contenenti il sangue di San Gennaro, appena estratte dalla cassaforte, erano già allo stato liquido, come capita continuamente da anni a Napoli.
In attesa di indagini serie, eseguite da una commissione internazionale di scienziati, sarebbe troppo indiscreto e irriguardoso chiedere perentoriamente di collocare una micro telecamera nella cassaforte dove sono conservate le ampolle del patrono di Napoli ed osservare se per caso durante i mesi trascorsi tra un prodigio e l'altro, lo scioglimento non si ripeta continuamente e non unicamente nelle occasioni canoniche?

Achille della Ragione

giovedì 7 maggio 2020

L'assurdo divieto di poter navigare





Tra i tanti divieti assurdi emanati dalla regione Campania vi è quello che nega la navigazione alle imbarcazioni private, per cui se io volessi salire sul mio yatch con mia moglie, convivente e connivente, costeggiare Posillipo, essere baciato dal sole ed eventualmente bagnarmi nelle infide acque che ora sono limpide, sarei passibile di una multa salata. Una severa limitazione della libertà personale, sancita solennemente dalla nostra bistrattata Costituzione.
E che dire dei tanti miei amici, decaduti economicamente, che contavano di fittare le loro imbarcazioni, attraverso società specializzate, che avevano infinite prenotazioni, messe ora in dubbio dal vigente divieto.
Ma il colpo più grave è stato inferto nei riguardi dell'industria cantieristica, che occupa centinaia di addetti e che attualmente è paralizzata, perché nessun cliente ritira un'imbarcazione che non potrà utilizzare.
Un poco di serietà gioverebbe a tutti ed in particolare alla nostra disastrata economia

Achille della Ragione

sabato 2 maggio 2020

Per Achille il telefono del Ministro non squilla

Articolo del 2013 del prof. Rodolfo Murra

tav. 7 -  prof. Rodolfo Murra
in  udienza papale il 18 gennaio 2012



Achille della Ragione. Ginecologo napoletano, classe 1947, sta scontando la sua reclusione a Rebibbia. Giusta o sbagliata che sia, la pena che gli hanno inflitto, la sta espiando. Con rigore ed al tempo stesso con umana rassegnazione. E’ un detenuto che, a quanto dicono tutti gli altri, è considerato come una sorta di “carcerato modello”. E’ davvero un personaggio: dotato di vasta cultura umanistica (è tra i maggiori esperti della pittura del ‘600 partenopeo), ha scritto molti libri, è un maestro scacchista (nel 1998 ha battuto in una simultanea il campione del mondo Boris Spassky): a Napoli, poi, teneva un salotto letterario nella sua casa di Posillipo, insieme alla moglie. E’ anche il titolare di un sito web (www.achilledellaragione.it) dove, chi volesse, potrà apprendere altre notizie su di lui. Si vanta di aver partecipato, nel 1972, a “Rischiatutto”, conservando ancor oggi assai gelosamente i gettoni d’oro vinti, rispondendo a domande sui premi Nobel.
In carcere si diletta a scrivere raccolte di favole per bambini. Mi ha fatto dono del suo ultimo volume (che parla della “fortezza” di Rebibbia), dedicato ai tre nipoti, “ma anche a tutti i bambini del mondo e soprattutto agli adulti; che possano meditare e capire più in profondità il messaggio di speranza e di sofferenza che sottende ai vari capitoli”.
Il libro si conclude con un epilogo, rivolto esclusivamente ad un pubblico di lettori maturi, nel quale il protagonista, “nonno Achille”, affronta tre possibili differenti tipologie di finale (il primo felice, gli altri due tragici). Un epilogo che tiene conto del suo pessimo stato di salute, fatto di una cardiopatia grave che gli ha procurato già un infarto e che gli fa assumere molte medicine. Mi chiama, con quel suo garbato accento tipico dei napoletani aristocratici, “Gentile Professore”.
Achille si è iscritto al corso di laurea in giurisprudenza, ma non ha il numero di telefono del Ministro della Giustizia il quale, questo almeno è quel che costui dice, si occuperebbe anche dei casi umanitari. Forse se pure lo avesse, quel numero, il telefono resterebbe muto. Achille non sta bene, è alla soglia dei settanta anni, non gode di alcun genere di permesso. Ma, probabilmente, il suo non rientra tra “i casi umanitari” che richiamano l’attenzione dell’On.le Signor Ministro.




venerdì 1 maggio 2020

Grand hotel: carcere di Rebibbia



Prefazione


In giorni come quelli che stiamo vivendo grazie alla pandemia, quando siamo costretti a vivere tra le mura domestiche, una buona idea è stata quella di accettare il pressante invito del mio editore e di dedicare utilmente il tempo a descrivere per contemporanei e posteri il lungo periodo in cui sono stato relegato tra mura ben più tristi ed avvolgenti, quelle del carcere di Rebibbia, che ha avuto l'onore di ospitarmi per 2 anni e mezzo, dopo 3 anni e più di latitanza e prima di 2 anni e mezzo di domiciliari, che costituiranno oggetto di un altro libro.
Come si arguisce dal titolo per chi come il sottoscritto ha avuto modo di trascorrere un breve quanto intenso viaggio nell'inferno di Poggioreale (a tale proposito invito i lettori a consultare in rete il mio libro sull'argomento, digitando il titolo: Le tribolazioni di un innocente) il soggiorno nel penitenziario di Rebibbia è stato poco meno che una vacanza.
Alla fine del libro, oltre ad una trentina di foto, vi è un'appendice documentaria, che illustra, anche se parzialmente, la mia intensa attività in favore dei carcerati, attraverso interviste a giornali e televisioni, incontri scontri con ministri e parlamentari in visita ufficiale e soprattutto più di 100 lettere pubblicate dai principali quotidiani.
Pochi cenni al lungo periodo dei domiciliari, giusto per sottolineare il cattivo utilizzo delle forze dell'ordine e la vergognosa inefficienza del tribunale di sorveglianza.
Nel ricordare che mentre ero recluso ho scritto un libro illustrato da mio nipote Leonardo, dedicato ai bambini, ma anche ai grandi, consultabile in rete digitando il titolo: Le favole da Rebibbia, che ha avuto fino ad ora circa 100.000 lettori telematici, non mi resta che augurarvi buona lettura, con la preghiera di diffondere la mia fatica letteraria tra parenti, amici, collaterali ed affini

Achille della Ragione

Napoli maggio 2020


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