giovedì 5 aprile 2012

Quattro chiacchere con Ludmilla Radchenko

16/2/2011

1  Come e quando hai deciso di venire in Italia?
 Si è trattato di un caso! Volevo semplicemente un posto adatto per cominciare da zero la mia vita. Io cercavo indipendenza. E la società occidentale aveva tutti i presupposti per poter tirare fuori la mia determinazione. Avevo 200 dollari, prestati dal mio padre e da lì ho cominciato a costruire "la mia base"!
2  Quale motivazione ti ha indotto a passare dalla carriera di modella a quella di artista?
Da piccola ho studiato l'arte e mi sono laureata in design. Un giorno mio nonno, insegnante di disegno tecnico, mi disse: “il tuo talento deve venire fuori, fare la modella e lavorare in TV non è un lavoro per tutta la vita, prova di sviluppare qualcosa per ciò a cui hai dedicato anni e anni di studio!”. Forse, fino a qualche anno fa, ero troppo immatura per intraprendere un lavoro diverso dal mondo dello spettacolo,  ma tutti, prima o poi, si domandano cosa faranno da grandi . Tre anni fa mi sono presa una pausa di riflessione, sono volata  New York per gli studi  e ho deciso di fare una scelta radicale!Al mio ritorno ho affittato uno studio, l'ho trasformato ed ho cominciato a lavorarvi febbrilmente. Lì  ho potuto individuare il mio codice, la mia tecnica. Penso che tutto il mio percorso nasca dalla voglia di dimostrare, per l'ennesima volta, a me stessa che so fare e posso fare qualcosa. E’ una sfida.
3   Quali artisti contemporanei ti hanno ispirato maggiormente?
All’ università ero malata di Gauguin, copiavo le sue opere. Qualche anno fa, dopo una mostra a Londra, dedicata a Salvador Dalì ho cominciato interessarmi di surrealismo, sopratutto il senso di composizione. Dopo New York adoravo Street Art, mi attraevano le immagini caotiche, quasi per caso. Leggendo e frequentando le mostre capivo la mia vera passione per la pop art: ho fatto un'intera collezione  in esclusiva per Gigart utilizzando la tecnica di Mimmo Rotella - gli strappi. Roy Lichtenstein, Andy Warhol, James Rosenquist, Robert Rouscenberg,Peter Phillips, Claes Oldenburg, Richard Hamilton - sono loro gli artisti che hanno catturato la mia attenzione.
4  Credi che le tue opere vivranno dopo di te ?
Credo che la passione con la quale mi dedico al mio lavoro non potrà rimanere indifferente al pubblico. IO DIPIGO ENERGIA  e  LE MIE OPERE  SONO UN RACCONTO CHE COLLEGA GLI OGGETTI DI CONSUMISMO DELLA NOSTRA EPOCA E LA RICERCA ICONOGRAFICA IN UN MANIFESTO TRIDIMENSIONALE . IN QUALCHE MODO RAPPRESENTO LA MIA GENERAZIONE  E MI SENTO RESPONSABILE di trasmettere anche L'ETICA OLTRE ALL'ESTETICA NELLE MIE TELE.  Per diventare un artista  che rimane nel tempo ci vogliano almeno 50 anni di percorso. Solo il tempo ci dirà se un giorno io possa(O POTREI???) rientrare tra quelli!
5  Quanto ti pesa essere una donna bella ?
Nonostante la rapidità del mio percorso e tutte le cose positive che mi sono accadute in due anni, mi sono scontrata con una grande difficoltà: Il riuscire ad essere credibile. Naturalmente molte persone hanno pensato che la Radchenko si è convertita in pittrice solo per "mettersi in mostra".  Per me invece è stata una scelta naturale e la pop art mi ha consentito di esprimere la mia visione di vita senza parole e senza usare il mio corpo, mi ha dato coraggio di sfogarmi e sentirmi utile. IL FATTO DI SPOGLIARMI SOLO IN UNA DELLE MIE PRIME  SERIE "ARTE DI ESSERE DONNA" INTERPRETANDO I GRANDI PERSONAGGI STORICI FU LA DICHIARAZIONE DEL MIO PASSAGGIO DALL’ OGGETTO AL SOGGETTO, DAI CALENDARI ALLA MIA DEDIZIONE ALL'ARTE. DA ORA IN POI IL CORPO DIVENTA CASTO E LA MENTE SI SPOGLIA.
Il mio curatore artistico Fortunato D'Amico, prima di ogni mostra, si raccomanda sempre:"Poco trucco, niente tacchi!!!" Io gli rispondo che per il trucco non c'è problema ma ai tacchi ancora non posso ancora rinunciare - sono sempre una donna!!!! :-) 
6  La lontananza dal tuo Paese e dalla tua famiglia ti crea nostalgia?
La mia famiglia mi ha regalato un infanzia stupenda e mi ha cresciuta con dei sani principi. La lontananza ha fatto diventare il nostro rapporto ancora più bello, quando nulla diventa scontato. Sono sempre stata autonoma nelle mie decisioni e la scelta di venire in Italia è stata affrontata nel migliore dei modi. Sono felice che ora  possa avere la loro fiducia e renderli orgogliosi anche da lontano. L'unico pensiero che mi preoccupa è non poter dedicare più tempo al mio nonno, quest'anno compie 85 anni, ma è ancora pieno di entusiasmo. Per quanto riguarda il mio Paese in cui ci torno spesso , la mia mentalità è piuttosto europea e mi sento più a casa in Italia. Si, Milano è la città che ha adottato la mia voglia di essere indipendente.
Concludiamo l’intervista e passiamo ad esaminare la produzione della Radcenko: collage con le tecniche più varie ed anche ritratti di tipo tradizionale, spesso di grandi dimensioni, nei quali l’artista trascrive le sue osservazioni sul mondo, mentre i protagonisti delle sue opere errano in una dimensione atemporale, in preda alle loro passioni ed assumono la dignità di eroi. 


Nel Pantheon ideale di Ludmilla vi sono l’uno affianco all’altro Garibaldi e Van Gogh, Madonna e la Statua della libertà. Chi di loro resisterà, traghettando la sua fama nel futuro in un mondo globalizzato e multiculturale, che divora i miti e rende anonimi personaggi illustri celebrati nel passato?
Soltanto l’arte saprà sfidare i secoli dando gioia e diletto a più generazioni, fino a quando gli uomini coltiveranno il gusto del bello e si emozioneranno ad assistere al gioco cangiante delle linee e dei colori.
La Radcenko appronta un’ideale Arca di Noè nella quale imbarca, per traghettarle nel futuro, una serie di donne famose, trasformate in icone pop, alle quali dà anima e corpo in egual misura, infatti a questi personaggi impresta le sue splendide forme sinuose, che, grazie a tale artificio, possono tranquillamente sfidare il tempo, passando dalla caducità della giovinezza all’eternità dell’arte.
Abbiamo così la Gioconda (fig. 6) ed Elena di Troia (fig. 7), Caterina di Russia (fig. 8) e Frida Kahlo (fig. 9).
Tra queste figure femminili Ludmilla ci ha confessato di essere particolarmente legata a Frida Kahlo,una pittrice che ha dedicato la vita a trascrivere le emozioni e le proprie idee nei suoi dipinti ”il fatto di spogliarmi nella serie arte di essere donna interpretando grandi personaggi femminili è stata la dichiarazione del mio passaggio da oggetto a soggetto, dai calendari alla mia dedizione all’arte, da ora in poi il mio corpo diventa casto e la mente si spoglia. Tutte le ikone scendono nel mondo reale e condividono con noi la loro storia come tutti i comuni mortali”.


Lo spettacolo che si è presentato ai miei occhi, guardando questa galleria di personaggi femminili trasferiti sulla tela, è stato superiore alle più rosee aspettative e tale da convincermi di aver conosciuto un’artista in grado di fondere abilmente contemporaneità e tradizione, ma soprattutto di saper rivisitare e spogliare (in senso non solo metaforico) i celebri personaggi raffigurati e farceli conoscere sotto una diversa prospettiva.


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