martedì 10 dicembre 2019

Tre interessanti inediti del Settecento napoletano

tav. 1 - Lorenzo De Caro - Madonna col Bambino -
49 x63 - Benevento, collezione privata



Abbiamo avuto il raro privilegio di visitare una importante collezione beneventana, ricca di dipinti napoletani, prevalentemente settecenteschi. Cominciamo la nostra entusiasmante carrellata illustrando una Madonna col Bambino (fig.1) di rara potenza espressiva, assegnabile con certezza al pennello di Lorenzo De Caro, per cogenti affinità stilistiche e per il prelievo letterale del cromatismo da altri dipinti documentati dell'artista, tra cui Il martirio di un santo, conservato a Napoli nella prestigiosa collezione della Ragione.
Lorenzo De Caro fu insigne pittore del glorioso Settecento napoletano, anche se fino ad oggi conosciuto solo dagli specialisti e dagli appassionati più attenti. Una serie di dipinti presentati sempre più di frequente nelle aste internazionali, una recente piccola monografia ed alcune fondamentali scoperte biografiche costituiranno un viatico per una sua più completa conoscenza da parte della critica ed una maggiore notorietà tra antiquari e collezionisti. Verso la fine degli anni Cinquanta si manifesta il momento migliore nella sua produzione, al quale appartiene il quadro in esame, quando, pur partendo dagli esempi del Solimena, ne scompagina la monumentalità attraverso l’uso di macchie cromatiche di spiccata luminosità e, rifacendosi ai raffinati modelli di grazia del De Mura, perviene ad esiti di intensa espressività, preludendo l’eleganza del rocaille.
Il secondo dipinto che esaminiamo, raffigurante un’Incoronazione della Vergine (fig.2), per le sue ridotte dimensioni, va considerato un modello preparatorio, per una più grande pala d’altare e l’autore è uno degli artisti più celebri nell’ampio panorama figurativo all’ombra del Vesuvio.
Pittore ammirato e celebrato anche fuori d’Italia, sebbene abbia trascorso l’intera sua lunga e operosa vita a Napoli, Francesco Solimena, detto l’Abate Ciccio (Canale di Serino 1657-Barra Napoli 1747) è da considerarsi il caposcuola della pittura napoletana del Settecento. Più che da Luca Giordano, Solimena, che apprese l’arte nella bottega paterna, guardò fin dall’inizio alle opere del Lanfranco da cui desunse il saldo modellato delle sue figure, e di Mattia Preti, al quale si ispirò invece nella ricerca dei contrastati effetti luministici. Con Luca Giordano si confrontò invece nelle grandi imprese decorative, come le pitture della sagrestia di San Paolo Maggiore(1689-1690), rivelando tutto il suo talento di organizzatore di grandiose scenografie architettoniche (Solimena fu anche architetto), che si manifesta anche in dipinti di minori dimensioni. Dopo un viaggio a Roma, dove ebbe contatti con il Maratta ed altri esponenti della corrente classicista, Solimena consolidò in quella direzione il suo stile, eseguendo opere come la “Cacciata di Eliodoro” (1725) nella Chiesa del Gesù nuovo e gli affreschi della Cappella di San Filippo Neri ai Gerolomini (1727-1730), che rimarranno esemplari per i suoi numerosi allievi e seguaci. Tra questi primeggiarono Corrado Giaquinto, Sebastiano Conca, il quale lavorò a Roma in ambiente classicistico, a Torino, e poi volgendo a modi giordaneschi, col suo rientro a Napoli nel 1751. Ma soprattutto Francesco De Mura (Napoli 1696-1782), il più fedele, almeno agli inizi, allo stile del maestro, autore di vasti cicli di affreschi a Montecassino (perduti) ed a Napoli ed al quale appartiene la terza composizione che presentiamo ai nostri lettori, raffigurante un placido Fanciullino dormiente (fig.3).
Ci troviamo al cospetto di un notevole inedito, il quale, sembra immerso in un sonno profondo e non accorgersi della benevola ammirazione dell’osservatore. Appare in profonda meditazione con gli occhi, per quanto chiusi, rivolti al cielo, alla ricerca di ispirazione, mentre le mani con le dita ossute, rappresentano la firma criptata del suo esecutore.
Questo dettaglio, apparentemente secondario, ci permette viceversa di avanzare il nome di Francesco Di Mura come autore della tela, tanto sorprendente è la somiglianza nella articolazione delle dita con il “Beato Francesco De Girolamo”, conservato nella quadreria del Pio Monte della Misericordia, facente parte del lascito del pittore alla sacra istituzione e che Raffaello Causa datava al 1758.
Le dimensioni ridotte del dipinto fanno propendere per una destinazione di devozione domestica e proprio questa particolarità  permette di istituire ulteriori raffronti con altre composizioni del sommo pittore, sempre conservate nella quadreria del Pio Monte, caratterizzate da una spiccata luminosità dell’incarnato e da una tavolozza densa di preziose tessiture cromatiche, a dimostrazione della varietà espressiva dell’artista.


Achille della Ragione


tav. 2 - Francesco Solimena - Incoronazione della Vergine - 
29 x39 - Bnevento, collezione privata


tav. 3 - Francesco De Mura - Fanciullino dormiente -   
63 x51 - Benevento, collezione privata

giovedì 5 dicembre 2019

Un nuovo pittore del Seicento napoletano

 


Giovanni Paolo Angelis
- Immacolata con S. Nicola e S. Ambrogio -
S. Nicola di Mara, parrocchiale



Nel 2001 concludevo il 10° ed ultimo tomo del mio libro Il secolo d’oro delle pittura napoletana con un lungo elenco di pittori citati negli archivi con documenti di pagamento per dipinti che bisognava rintracciare. Scrissi anche un articolo, consultabile in rete, dal titolo: " Pittori del Seicento napoletano. Dipinti senza autore ed autori senza dipinti". Ieri don Francesco Tamponi mi scrive: nella nostra parrocchia di Bortigiadas (diocesi di Tempio-Ampurias, provincia di Sassari) nel nord Sardegna si conserva una grande tela (fig.1) che campeggia sull'altare maggiore della Parrocchiale di San Nicola di Mira, il quadro è firmato e datato: Giovanni Paolo d'Angelis - 1664 e fu commissionato dal vescovo di Ampurias e Civita (antico nome della diocesi di Tempio-Ampurias) Lorenzo Sampero, che vi fece dipingere il proprio stemma episcopale.
La tela probabilmente faceva parte di una partita di opere d'arte commissionate e portate in Sardegna da uno dei  Patron, che con le loro feluche commerciavano con Napoli e altri porti del Mediterraneo
Il quadro rappresenta il tema liturgico delle prime tre feste di dicembre: san Nicola, Sant'Ambrogio, l'Immacolata, rispettivamente 6, 7, 8 dicembre e come detto componeva l'opera principale dell'altare maggiore di Bortigiadas.

Achille della Ragione

martedì 3 dicembre 2019

Posillipo il paradiso terrestre





Il 2020 comincerà alla grande con l’uscita di un nuovo libro di Achille della Ragione: Posillipo il paradiso terrestre, 208 pagine illustrate da oltre 300 foto a colori. Cominciate a preparare i 15 euro per acquistarlo. Nel frattempo vi permettiamo di leggere la prefazione, l’indice e di dare uno sguardo furtivo al pdf. Buona lettura.




Prefazione

Questo libro nasce come continuazione del mio precedente volume Posillipo e Mergellina tra arte e storia, pubblicato nel 2017 e più volte ristampato ogni volta che si esauriva.
Il nuovo testo, dal nome accattivante: Posillipo il paradiso terrestre, contiene, rispetto al precedente, 12 articoli nuovi, corredati da oltre duecento immagini e più volte alcuni argomenti sono stati ripresi dai principali quotidiani, come nel caso degli ultimi due capitoli, che, male interpretati, hanno scatenato l’ira funesta di presidenti di famosi circoli nautici e di proprietari di decadute cliniche private.
L’opera, come tutti i miei scritti, trasuda dell’amore che nutro verso la mia città ed in particolare verso il quartiere dove abito da oltre 40 anni.
Auguro a tutti buona lettura e vi invito a divulgare la mia fatica letteraria tra parenti, amici, collaterali ed affini.

Achille della Ragione
Napoli gennaio 2020



INDICE
  • Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia
  • Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti
  • Posillipo: il paradiso terrestre
  • La scuola di Posillipo ed il mito dell’armonia perduta
  • Un gioiello poco noto: la chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova
  • Come era bella Villa Beck
  • Il mausoleo Schilizzi, una potenziale attrazione turistica
  • Inquinamento acustico intollerabile
  • Achtung pini storici in pericolo, salviamoli
  • Un museo etrusco presso l’istituto Denza a Posillipo
  • Il degrado di Posillipo
  • Mergellina ed il lungomare più bello del mondo
  • La fattura ed il Diavolo di Mergellina
  • Strada con tre nomi primato imbattibile
  • La collina dei poeti
  • Dalla taverna del Cerriglio a Ciro a Mergellina
  • Quando ritornerà la mitica Piedigrotta?
  • Posillipo e Mergellina nella pittura
  • La chiesa di Sant'Antonio a Posillipo tra storia, arte e panorama
  • Il casale di Santo Strato a Posillipo? Si a Posillipo!
  • C’era una volta a Posillipo un Gran premio automobilistico internazionale
  • Le chiese di Posillipo
  • Marechiaro e la chiesa di S. Maria del Faro
  • Il parco archeologico del Pausilypon e la grotta di Seiano
  • Chiude il Denza, quanti ricordi che tristezza
  • Su e giù da Posillipo tra funicolari e funivie
  • Il parco Virgiliano ieri, oggi e domani
  • La scuola di Posillipo, una mostra da non perdere
  • Ammalarsi a Posillipo: pubblico o privato? Meglio curarsi altrove
  • La lenta agonia del circolo Posillipo 

In 1^ di copertina
Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo
Napoli collezione della Ragione





sabato 30 novembre 2019

L’uovo di Virgilio, il best seller di Natale

fig.1 - Copertina libro L'Uovo di Virgilio


A giorni l’attesa spasmodica per l’uscita del volume di Vittorio Del Tufo, illustrato da splendide foto di Sergio Siano L’Uovo di Virgilio (fig.1), si placherà con la distribuzione nelle librerie dell’annunciato best seller, che siamo sicuri costituirà la più ambita strenna natalizia.       
 Il libro costituisce una raccolta degli articoli che ogni domenica, nella rubrica l’Uovo di Virgilio, costituiscono la punta di diamante del quotidiano Il Mattino, la prima cosa su cui pongono la loro attenzione i lettori, come il sottoscritto, affezionato alla testata che consulta da quando aveva 7 anni (sono soli 65 anni). Racconti, attraverso parole ed immagini, di miti e leggende napoletane custodite dietro ogni strada ed ogni palazzo.
Già autori di numerosi volumi dedicati alla storia e alle leggende di Partenope, Del Tufo e Siano (fig.2) hanno attraversato per anni la città nello spazio, ma anche nel tempo, battendo, palmo a palmo, il territorio alla ricerca del cuore esoterico e misterioso di una delle città più immaginifiche e stratificate del mondo. Si sono addentrati nei misteri dell’archeologia, dell’esoterismo, della storia, dell’arte, dei culti perduti, della musica. E hanno raccontato, con parole e immagini, i miti e le leggende custodite dietro ogni strada, dietro ogni palazzo. Ne è venuto fuori uno straordinario documento giornalistico – L’Uovo di Virgilio – pubblicato da anni, ogni domenica, sulle pagine del quotidiano Il Mattino. Percorsi affascinanti tra le strade e i vicoli di Napoli, storie narrate e fotografate, miti di ieri e di oggi.
Su tutto, la sfolgorante bellezza di Partenope, la città fondata secondo la leggenda dalla bella sirena che le ha dato il nome, e che si manterrà in vita, salda, finché il magico uovo di Virgilio sotto Castel dell’Ovo resterà integro. La penna dalle mille sfumature di Vittorio Del Tufo, redattore capo de Il Mattino, e le fotografie artistiche di Sergio Siano per un libro d’autore, da regalare e da regalarsi, per chi vuole scoprire Napoli da turista, e per chi la vive, ma sicuramente non la conosce abbastanza.
Prima di concludere questa breve recensione vorrei provare a collocare i due autori nel variegato quanto nutrito panorama dei napoletanisti. Per Siano il discorso è semplice: se non fosse ancora in circolazione Mimmo Jodice, potremmo definirlo senza perifrasi il più apprezzato fotografo. Più complesso il discorso per Vittorio Del Tufo, perché vi sono tre distinte categorie di napoletanisti divise per età. Una prima a cui appartengono Vittorio Paliotti, Aurelio De Rose e Pietro Gargano, ancora in piena attività, in attesa di concludere il percorso terreno ed entrare nell’immortalità, una seconda in cui possiamo includere il nostro Vittorio, in compagnia di Maurizio Ponticello ed Antonio Emanuele Piedimonte ed una terza costituita da giovanissimi, a cui è legato il destino storico della nostra amata città, tra questi: Angelo Forgione, Agnese Palumbo, Martin Rua e Marco Perillo.

Achille della Ragione

fig.2  - Autore e fotografo


venerdì 22 novembre 2019

Il trattato di Schengen ignorato alle frontiere





L'Europa come entità politica è in crisi, come dimostra la recente uscita dalla confederazione della Gran Bretagna, ma alcune cose positive le ha prodotte, come l'abolizione dei dazi e la libera circolazione delle merci, che ha provocato una sensibile diminuzione dei prezzi di numerosi prodotti sia agricoli che industriali.
Tra le altre innovazioni è stato emanato il Trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione sul territorio dei cittadini, non solo comunitari e l'abolizione delle frontiere, ma negli aereoporti non è applicata.
Nessuno si sognerebbe di chiedere i documenti di identità ad una persona che si reca da Napoli a Roma o da Parigi a Marsiglia, ma prima di salire in un aereo destinato a collegare due località europee, si pretende l'esibizione del passaporto o della carta d'identità, un vero abuso che va denunciato.
A rischiare di farne le spese giovedì mattina è stato un celebre avvocato napoletano, che all'imbarco per Bruxelles, nonostante esibisse, oltre al biglietto, patente e tesserino dell'ordine, volevano assolutamente la carta d'identità.
Per fortuna ero presente, ho preso sotto il braccio il professionista e dopo aver saltato tutti i controlli siamo saliti sull'aereo, invitando a chiamare la polizia, prontamente intervenuta, alla quale, ho mostrato sul computer il testo del trattato. I poliziotti hanno intimato ai piloti di non partire, prima che la questione fosse chiarita ed hanno chiesto il parere del responsabile di turno, una funzionaria, saggia, solerte ed accondiscendente, che ha dato il permesso allo spaventato legale di partire.
Tutto è bene quel che finisce bene.

Achille della Ragione

mercoledì 20 novembre 2019

Il degrado imperversa

fig.1 - Largo Nanny Loy


Da alcuni mesi il largo antistante  (fig.1) il maestoso ingresso dell’Accademia delle Belle Arti è stato intitolato al regista Nanny Loy e contemporaneamente, complice la chiusura di una storica pizzeria, è cominciato un inarrestabile degrado, caratterizzato da scarsa illuminazione, cumuli di spazzatura ubiquitaria ed accampamenti di barboni(e fin qui siamo nella norma), ma la cosa più grave è costituita dalla presenza in costante aumento di spacciatori di droga, attivi fino alle prime luci dell’alba. 


fig.2 - Galleria Principe di Napoli

Trovandoci in zona vorrei avanzare una proposta provocante. Da decenni la limitrofa Galleria Principe di Napoli (fig.2), un tempo gloriosa, è divenuta un desolante deserto, dopo che hanno chiuso tutti gli uffici ed i negozi. Si potrebbero tenere aperti costantemente i 3 cancelli d’ingresso permettendo così a decine di barboni di passare la notte al riparo di pioggia e freddo?
Come potremo continuare a dormire beati nei nostri letti con il pensiero che tanti nostri simili, solo più sfortunati di noi, devono arrangiarsi, avendo come tetto il cielo e come giaciglio la pubblica strada.

Achille della Ragione

sabato 16 novembre 2019

chiese napoletane abbandonate


IL Mattino, pag. 42 -16novembre 2019


Gentile direttore

Napoli dal cinquecento ad oggi possiede la maggior concentrazione di chiese al mondo, ben più di quelle di Roma capitale della cristianità. Purtroppo da tempo immemore un numero sempre crescente di edifici di culto è chiuso e le opere d’arte contenute sono alla mercè di ladri e vandali; un fenomeno aumentato a dismisura con il terremoto del  1980, mentre  i fondi a disposizione delle istituzioni sono praticamente inesistenti.
Un patrimonio di storia e arte che rischia di disintegrarsi. nello stesso tempo i fedeli sono diminuiti e con loro i sacerdoti, un processo irreversibile che dovrebbe indurre le autorità civili e religiose ad una riconversione dei luoghi sacri, destinandoli a diverse funzioni, sociali o redditizie, affidandole a privati.
 Caro Achille,
Il nostro Paolo Barbuto, in uno dei suoi bei reportage, di recente ha fatto il punto sulle chiese abbandonate a Napoli:
<<Nel solo centro storico, la Curia segnala la presenza di 203 edifici di culto.
Oggi di quelle 203 chiese solo 79 svolgono l'iniziale funzione e accolgono fedeli. Altre 124 sono state cancellate dall'itinerario della cristianità: 49 sono state trasformate e accolgono officine, ristoranti, negozi di scarpe o semplici autorimesse. Altre 75 sono semplicemente abbandonate, lasciate al loro destino di degrado, distruzione, abbandono>>.
La sua proposta di riconvertirle ad usi sociali e/o redditizi, avrebbe sicuramente un primo vantaggio: la salvaguardia del patrimonio architettonico e artistico, altrimenti destinato alla malora.
Ce ne sarebbe poi anche un secondo vantaggio per le casse comunali attraverso il pagamento dell'imposta sugli immobili qualora il Parlamento riuscisse mai a promulgare una legge di cui da anni si parla ma che nessuno ha mai visto la luce.
L'incasso, almeno in un primo momento, potrebbe essere anche utilizzato per i restauri.
Federico Monga 




giovedì 7 novembre 2019

Incoraggiamo il suicidio


fig.1 - Suicidio samurai


Il tema di cui tratteremo è sicuramente scabroso, ma invito i lettori a meditare sugli innegabili vantaggi economici e sociali che scaturirebbero se prendesse piede la cultura del suicidio, quando la vita non è più degna di essere apprezzata. Il Cristianesimo condanna il suicidio e lo stesso è per le altre religioni monoteiste, mentre le culture orientali sono più tolleranti, dalle vedove che dovevano morire assieme al marito nei roghi purificatori, ai samurai (fig.1), che quando il loro onore era compromesso preferivano la morte alla vita, fino all’esaltazione di una morte gloriosa che perseguivano i kamikaze, i quali si scagliavano impavidi contro le navi nemiche durante l’ultima guerra mondiale. Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao col suicidio dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte del patto di Varsavia nell'agosto del 1968, durante la cosiddetta primavera di Praga.
Gli antichi filosofi greci consideravano il suicida un disertore dalla vita, e la legislazione ateniese ne esponeva pubblicamente la salma al vilipendio della cittadinanza, mentre del tutto antitetica è invece la posizione della filosofia stoica, che più di ogni altra difende il diritto al suicidio.
Se esaminiamo il mondo animale, regolato da leggi perfette, ideate da una mente suprema ed infallibile, potremmo citare numerosi esempi, il più famoso, quello degli elefanti, che, diventati vecchi o malati, abbandonano il branco per morire in solitudine.
La letteratura si è dichiarata da sempre favorevole al suicidio, dalle tragedie greche ai romanzi di Dostoevskij.
Il suicidio ha sempre affascinato gli scrittori e gli artisti in generale. Tra letteratura e filosofia, Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca i suicidi all'Inferno nel cerchio dei violenti contro sé stessi (XI,40-45), dove condanna Pier della Vigna. Giustifica tuttavia Catone, uccisosi a Utica (fig.2), collocandolo nel Purgatorio in quanto autore di un gesto eroico di libertà "politica", poiché aveva rinunciato alla vita pur di non sottomettersi al regime di Giulio Cesare. Virgilio si rivolge lui, quale custode dell'accesso al monte del Purgatorio, per presentargli Dante stesso in cerca di libertà:
«Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.»
(Purgatorio - Canto primo, versi 70-72)

fig.2 - Giovanni Battista Langetti -  Suicidio di Catone

fig.3 - Artemisia Gentileschi- Suicidio di Cleopatra
Qualche esempio classico della trattazione del suicidio in letteratura può essere la tragica conclusione di Romeo e Giulietta (1600 circa) di William Shakespeare o  I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1774) o le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo considerato il primo romanzo epistolare della letteratura italiana (1801), dove il protagonista si uccide, atto che è insieme una liberazione e una protesta: liberazione dal dolore e protesta contro la natura, che ha destinato l'uomo all'eterna infelicità. Nel pensiero di Vittorio Alfieri c'è una visione eroica del suicidio quale estremo atto di libertà. Il tema del suicidio ricorre spesso nelle Operette morali (per esempio nel Dialogo di Plotino e di Porfirio) di Giacomo Leopardi (1827), in cui il poeta fa una distinzione su quelli che potevano essere i motivi di suicidio per le genti del passato e quelli della sua epoca e fu argomento di ispirazione per Madame Bovary di Gustave Flaubert (1856). Capolavori della letteratura russa, quali I demoni (1871) e il racconto La mite (1876), entrambi di Fëdor Dostoevskij (1871), e Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877), trattano il tema del suicidio.
Potremmo citare il nome di centinaia di personaggi celebri, che hanno scelto il suicidio come degno finale del loro percorso terreno; tra i tanti ricordiamo: Cleopatra (fig.3), Lucrezia, Catone, Nerone, Van Gogh, Salgari, Hemingway, Dalila, Tenco, Edoardo Agnelli e Marilyn Monroe (fig.4).
Concludiamo rendendo nota una recente sentenza della Corte Costituzionale (fig.5), che finalmente ha collocato l’Italia nel novero dei Paesi civili, dichiarando che l’assistenza a chi vuole concludere prematuramente la propria vita non è reato.
Ed allora chi è gravemente ammalato, da tutti abbandonato e senza speranze, cosa aspetta a concludere la sua inutile esistenza con un gesto coraggioso quanto nobile, che apporterà tangibili benefici alla società, Inps in primis.

Achille della Ragione

fig.4 - Marilyn Monroe
fig.5 - Consulta


Il Mattino pag.38 - 6 dicembre 2019




domenica 3 novembre 2019

Abuso o disorganizzazione?


la Repubblica 5-11-2019



Da decenni dirigo un’associazione che organizza ogni fine settimana visite gratuite e da me guidate a chiese, mostre, palazzi storici etc. della nostra gloriosa città. Stamane (3 novembre), dopo aver consultato il sito ufficiale della pinacoteca dei Gerolamini, che indica chiaramente l’ingresso gratuito ogni prima domenica del mese ed averne avuto conferma telefonica (dopo infiniti tentativi senza risposta), ho dato appuntamento a decine di amici, accorsi gioiosi da tutta la Campania, che, sotto una pioggia battente, sono stati respinti, perché non prenotati ed in ogni caso, se fossero entrati, avrebbero dovuto pagare 5 euro per l’ingresso.
Un comportamento vergognoso che non può rimanere senza una convincente risposta da parte delle istituzioni, in assenza della quale interesserò della vicenda l’autorità giudiziaria.

Achille della Ragione


pubblicata da La Repubblica N, pag.18, 5 novembre 2019




venerdì 1 novembre 2019

Prossime visite guidate fino a Natale

Achille con le sue followers

Carissimi amici ed amici degli amici esultate, dopo lo straordinario successo delle prime 8 visite guidate,
domenica 3 novembre, approfittando dell’ingresso gratuito nei musei, visiteremo la pinacoteca dei Gerolamini e poscia alcune chiese limitrofe. Appuntamento ore 10:45 biglietteria del museo (via Duomo).
Ma l'appuntamento più interessante  sarà
sabato 9 novembre, quando, dopo la visita della chiesa di S. Teresa a Chiaia alle 10:15, sotto la guida della professoressa Elvira Brunetti (alias mia moglie) si potrà ammirare la mostra sul pittore Mirò, che si tiene al Pan (ticket 8 euro).
Sabato 16 novembre visiteremo 4 chiese nei quartieri spagnoli, partendo dalla chiesa di S. Maria di Montecalvario, appuntamento ore 10:30, limitrofa alla fermata Toledo della metropolitana.
La settimana successiva sono fuori Napoli e vi consiglio di dedicarvi alla lettura, in particolare ai capitoli della mia autobiografia digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/p/prolegomeni-per-una-futura.html
Domenica 1° dicembre, approfittando dell’ingresso gratuito nei musei, visiteremo Castel S. Elmo e la mostra sulla pittura napoletana del Novecento, appuntamento ore 10:45 biglietteria.
Sabato 7 dicembre visita della chiesa e del chiostro di San Gregorio armeno, appuntamento ore 10:45 ingresso e vi sarà un’offerta obbligatoria di almeno 5 euro per acquistare derrate alimentari per i cento bambini assistiti dalle suore.
Seguirà una lunga sosta natalizia e riprenderemo le visite nel 2020.
Diffondete la notizia  ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere le visite successive andando sul mio blog
www.delleragione.eu

Achille

martedì 29 ottobre 2019

Un’opera d’arte su cui meditare

fig.1 - Opera d'arte


Un facoltoso collezionista casertano, di nome Massimo e di cognome Compagnone, di professione consolatore ed eccezionalmente guaritore di anime in pena, mi ha inviato alcune foto di una sua opera d’arte (fig.1), acquistata di recente a caro prezzo sul mercato, per avere un mio parere.
Nel frattempo noti studiosi si sono espressi magnificando con solenni parole elogiative la carica di creatività, che prorompe con veemenza dal coacervo di curve convesse e concave che caratterizza il manufatto.
Sono stati avanzati come autore i nomi di celebri artisti del Novecento, tra Cubismo e Futurismo, e sono stati rilasciati expertise di alcune pagine con accurate descrizioni di ogni dettaglio. Riporto alcune delle frasi più pompose, senza citare il nome dei critici, uno dei quali ricordo si chiama Vittorio: “Una carica di energia devastante che rimembra la geniale potenza creatrice del big bang”. “Un intreccio inestricabile di percorsi contorti alla ricerca disperata della luce e della verità”.
Dopo una breve indagine mi sono accorto che l’opera d’arte (fig.2) in questione è stata partorita, non dalla fantasia di un artista, più o meno ispirato, bensì dallo scoppio accidentale di una bomboletta spray per concimare gli ortaggi e questo giustifica il risultato: “un’opera escrementizia”.

Achille della Ragione



fig.2 - Opera escrementizia


sabato 26 ottobre 2019

Un gioiello poco noto: il Castello di Limatola

01 - Il castello di Limatola visto dall'alto


Una mia vecchia… e cara amica, Olga, mi ha regalato un libro, ricco di foto a colori, scritto da una nota studiosa, la professoressa Vega de Martini, che mi ha permesso di conoscere un gioiello poco noto: il Castello di Limatola (fig.1), un piacere che voglio condividere con i miei lettori.
Custode di una preziosa memoria storica, il Castello di Limatola, dopo decenni di oblio, rivive oggi il suo antico splendore donando prestigio e lustro ad un incantevole borgo. Il possente maniero sovrasta l’antico borgo medioevale, si trova a guardia della valle solcata dal fiume Volturno, tra il massiccio del Taburno, il monte Maggiore ed i monti Tifatini. Sorge su una collina che sovrasta il Borgo, in posizione strategica. Si erge maestoso da una morbida altura su un magnifico panorama che raccoglie la vista del Matese e del Taburno, a circa 8 Km dalla Reggia di Caserta e a 27 Km da Napoli.
Venne edificato dai Normanni sui resti di un’antica torre longobarda.  Il Castello di Limatola è sito nella parte alta del centro storico, su di una collina, in posizione strategica. Dal portone di ingresso (fig.2) ad antichi pozzi e  monumenti marmorei sono tanti i resti archeologici su cui soffermarsi e meditare.
Al 1277 risalgono gli interventi promossi da Carlo I d’Angiò, da riconoscersi negli ambienti a volte ogivali contigui alla parte più antica della struttura corrispondente al mastio di forma rettangolare.
Ai Conti Della Ratta, feudatari di Limatola dal 1420, sono ascrivibili gli interventi sulla cinta muraria più esterna e di ristrutturazione ed ampliamenti attuati in alcuni ambienti sulle scale e sulle logge, di gusto rinascimentale.
Nel secondo decennio del XVI secolo,  Francesco Gambacorta e Caterina Della Ratta effettuarono interventi sulle strutture difensive e sulla Chiesa palatina di San Nicola che conserva però l’originario portale romanico.
Durante il Rinascimento, importanti lavori di ristrutturazione lo trasformarono da dimora militare, di cui conserva ancora alcune caratteristiche come la Cinta Muraria intervallata da torri e la Scarpata fino all’altezza del cornicione, a dimora signorile.
Nei secoli vi hanno dimorato donne potenti come la Duchessa Margherita De Tucziaco, la leggiadra Contessa di Caserta Anna Gambacorta e la coltissima Contessa Aurelia D’Este.
Nella chiesa palatina del Castello di Limatola è conservato il Polittico raffigurante la Madonna in trono col Bambino, S. Giovanni Battista e S. Maria Maddalena (fig.3–4) dipinto da Francesco da Tolentino nel 1527.
Nella predella sono visibili Storie di Gesù e Maria (Natività, Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Morte e Assunzione della Vergine).
Realizzato su committenza della famiglia Gambacorta – Della Ratta, come dimostra lo stemma posto alla base del trono della Vergine, il polittico era originariamente destinato ad ornare l'altare maggiore della chiesa della SS. Annunziata di Limatola. Stante lo stato di degrado della chiesa, il Polittico è attualmente conservato nella chiesa palatina del Castello di Limatola. Francesco da Tolentino è un artista di cultura marchigiana attivo nei primi decenni del Cinquecento e la sua pittura è influenzata dai pittori della cerchia urbinate, dal Perugino al Pintoricchio ed anche dal veneziano Crivelli. Trasferitosi nell’Italia meridionale  al seguito di Antonio Solario, detto lo Zingaro, collaborò col maestro nella realizzazione del celebre ciclo di affreschi del Chiostro del Platano, sito nel monastero dei SS. Severino e Sossio.
Le decorazioni della Cappella, gli affreschi seicenteschi della foresteria con scene tratte dalla Gerusalemme Liberata e quelli settecenteschi del piano nobile con illusionistiche architetture, paesaggi, girali, grottesche rendono il Castello di Limatola un luogo da scoprire e raccontare. Mostriamo ora altri capolavori d’arte di varie epoche che si possono ammirare in alcune sale) (fig.5–6-7–8). Alcune sale sono decorate da affreschi prevalentemente del XVIII secolo (fig.9). In un’ ala del Castello è allestita la Mostra “Il Castello di Limatola e la Battaglia del Volturno”. L’esposizione pittorica narra degli avvenimenti del 1° Ottobre 1860, tra i più significativi dell’epopea garibaldina (fig.10).
Grazie al progetto di riqualificazione terminato nel 2010, portato avanti con grande profusione di impegno ed energie, dalla famiglia Sgueglia, attuale proprietaria dell’antica fortezza, il Castello di Limatola (fig.11), rappresenta oggi un prestigioso punto di interesse storico, artistico e culturale.
Una vacanza in Campania è l’occasione perfetta per visitare la città di Limatola. Antico centro in provincia di Benevento, conserva ancora intatti molti reperti che risalgono all’epoca sannita e romana. Tra le architetture religiose spicca la Chiesa di San Biagio, con gli stucchi settecenteschi e i due dipinti rinascimentali conservati al suo interno. Limatola è famosa anche per i suoi mercatini natalizi, che nel periodo delle feste animano e colorano l’interno delle mura del Castello, che oggi ospita un albergo e un ristorante e rappresenta uno dei luoghi preferiti per matrimoni e cerimonie. Lo scenario che si offre allo sguardo è infatti uno degli sfondi più belli per foto ricordo.
Il mercatino di Natale “Cadeaux al Castello di Limatola” (fig.12) offre una passeggiata tra oggetti e addobbi natalizi, arricchiti da articoli di artigianato locale e prodotti enogastronomici tipici del territorio. Il castello, sia all’interno che all’esterno, si arricchisce con numerosi spettacoli. Giocolieri, rievocazioni storiche e cortei in costume medievale sono alcuni degli spettacoli che accompagnano il turista nel tragitto per giungere fino a Babbo Natale che attende i bambini per ritirare le loro letterine. Tutto questo si svolge in una perfetta atmosfera natalizia, con canti e musiche legate da sempre alla festa più importante dell’anno.
Oltre alle visite guidate il castello offre la possibilità alle scolaresche di recarsi al museo con numerose proposte di attività studiate appositamente per loro, come la foresta di scudi per gli alunni delle scuole primarie oppure il blasone di famiglia e abitare in castello per gli studenti delle secondarie. Infine, percorsi specifici vengono proposti agli studenti degli istituti alberghieri e turistici, che potranno apprendere come decorare torte con glassa oppure rendersi conto delle problematiche che si svolgono dietro le quinte nella gestione del castello.
Un perfetto connubio tra passato, presente e futuro

Achille della Ragione

02 - Ingresso del castello

 
03 - Francesco da Tolentino - Polittico
04 - Sala del polittico
05 - Chiesa
06 - Affresco sul soffitto
07- Porta con dipinto
08 - Sguardo languido
09 - Sala decorata da affreschi
010 - Sala dedicata a Garibaldi
011 -Castello di Limatola di notte
012 - Mercatino di Natale



sabato 19 ottobre 2019

Un Maestro che esce dall'anonimato.

      

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Achille della Ragione
Il vero nome del Maestro dell'annuncio ai pastori
EDIZIONI NAPOLI ARTE 2018


di Rosaria Di Girolamo

Achille della Ragione, amante della cultura e dell’arte napoletana attento conoscitore delle collezioni napoletane ha dedicato una delle ultime fatiche intellettuali ad una figura lasciata nell’anonimato all’interno della pittura naturalista napoletana: il Maestro dell’Annuncio ai pastori.
Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori  libro anche catalogo è curato da Edizioni NAPOLI ARTE (2018) e raccoglie un apparato fotografico di cento venti foto tra tavole e immagini. Un lavoro work in progress che è durato anni di cui le tracce si rinvengono nei diversi articoli, tanti tasselli dell'appassionato studio, pubblicati sul suo blog che sono confluiti nel volume.


Adorazione dei Magi. Maestro dell'annuncio ai pastori. Palazzo Zevallos. Napoli

  
Adorazione dei pastori. Passante o Bassante.

Uno dei primi a dare una connotazione temporale all’attività e alla figura di Bartolomeo Bassante o Passante fu Roberto Longhi nel millenovecentotretacinque che lo ritenne pugliese nato a Brindisi nel milleseicentodiciotto, presente a Napoli a partire dal ventinove e morto nel milleseicentoquarantotto. In un’intervista del gennaio del millenovecentotretacinque contemporanea all’Esposizione francese dedicata ai Pittori della Realtà, lo storico propose un parallelo tra Bassante e Louis Le Nain.
Quanto dell’allora dichiarazione giornalista rilasciata dallo storico:
«Insisto sui napoletani perché fu proprio a Napoli che sulla via tracciata dal Caravaggio gli argomenti biblici ed evangelici si tramutarono non appena fosse possibile in scene georgiche, contadinesche. Quante Natività per amor dei pastori [e non dei Magi], quante Divisioni delle gregge! Non si trascura neppur di isolare a bella posta l’episodio dell’Annuncio ai pastori! Guardi per esempio questo di Bartolomeo Bassante un allievo del Ribera e a mio vedere, più grande del maestro. [E qui riproducevo sotto il nome del Bassante il capolavoro di Birmingham allora attribuito al Velázquez.] 
Non che sia pittura simile al Le Nain anzi villosa e irsuta ma l’affinità di concepimento mi pare importante.
C’è un’altra cosa. Due quadri spettacolosi del Bassante erano, nel tardo Seicento, a Aix-en Provence nella collezione Boyer d’Aiguilles; oggi non si conoscono che incisioni.»
L’autore confrontando le sue posizioni storico-artistiche con quelle contemporanee ha portato avanti un discorso critico meritevole non solo per aver riordinato un cospicuo apparato fotografico ma perché ha colto attraverso ulteriori osservazioni di natura storico-politico e sociologiche un aspetto che ha investito la produzione pittorica del Maestro ovvero quella di farsi portavoce della dimensione di povertà che investiva una parte della società meridionale legata all’attività agricola. 
“Il Maestro degli Annunci ai pastori va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne.”
da Il vero nome del Maestro dell’annuncio ai pastori
Considerazioni che come lui stesso ha ben inteso vanno inquadrate nella storica Questione meridionale alla quale in tal senso dedica un capitolo. Il Maestro dell’Annuncio ai pastori precursore della questione meridionale con la successiva partecipazione della nostra letteratura come quella di Simone Tranquilli (Pescina,1900-Ginevra 1978) al secolo Ignazio Silone:
“In certi libri com'è noto, l'Italia meridionale è una terra bellissima, in cui i contadini vanno al lavoro cantando cori di gioia, cui corrispondono cori di villanelle abbigliate nei tradizionali costumi, mentre nel bosco vicino gorgheggiano gli usignoli. Purtroppo a Fontamara, queste meraviglie non sono mai successe. I Fontamaresi vestono come poveracci di tutte le contrade del mondo. E a Fontamara non c'è bosco: la montagna è arida, brulla, come la maggior parte dell'Appennino. Gli uccelli sono pochi e paurosi, per la caccia spietata che ad essi si fa. Non c'è usignolo; nel dialetto non c'è neppure la parola per designarlo. I contadini non cantano, né in coro, né da soli; neppure quando sono ubriachi, tanto meno (e si capisce) andando al lavoro. Invece di cantare, volentieri bestemmiano”.
Ignazio Silone. Fontamara, 1933.

Vanga e latte.Teofilo Patini Roma Ministero dell'agricoltura.

Achille della Ragione attento conoscitore anche della cultura politica contemporanea sul suo blog cura tra l’altro ritratti dedicati a figure storiche tra esse Teofilo Patini (Castel di Sangro 1840 - Napoli 1906). L'artista abruzzese non solo fu attento studioso della pittura del Seicento napoletano ma precursore rispetto ai contemporanei della denuncia sociale attraverso la sua arte. Così la naturalistica Madonna delle Adorazioni è sostituita in Vanga e latte dalla contadina che allatta il pargolo.

Rosaria Di Girolamo

venerdì 18 ottobre 2019

Prossime visite guidate e presentazione libri

Achille con le sue followers


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, dopo lo straordinario successo delle prime 6 visite guidate,
sabato 26 ottobre visiteremo la chiesa di S. Strato e l’annesso caratteristico quartiere, poscia ci recheremo a visitare il museo etrusco, abitualmente chiuso al pubblico. Appuntamento ore 10:15 davanti all’ex bar La Bussola (via Manzoni 263), oppure davanti alla chiesa alle ore 10:30. 
Sull’argomento vi invito a consultare i link
https://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=casale+posillipo
https://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=museo+etrusco
In precedenza martedì 22 ottobre alle ore 20:30 presso il Clubino, in via Luca Giordano 79, presentazione del libro Achille Lauro superstar, e relativa cena (5 euro). Sarà presente Canale 21 ed ai primi 30 intervenuti sarà regalata una copia del libro con dedica dell’autore.
Proseguendo con le visite guidate, domenica 3 novembre, approfittando dell’ingresso gratuito nei musei, visiteremo la pinacoteca dei Gerolamini e poscia alcune chiese limitrofe. Appuntamento ore 10:45 biglietteria del museo (via Duomo).
Ma l'appuntamento più interessante sarà sabato 9 novembre, quando, dopo la visita della chiesa di S. Teresa a Chiaia alle 10:15, sotto la guida della professoressa Elvira Brunetti (alias mia moglie) si potrà ammirare la mostra sul pittore Mirò, che si tiene al Pan (ticket 8 euro).
Diffondete la notizia ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere le visite successive andando sul mio blog

www.delleragione.eu

Achille

mercoledì 16 ottobre 2019

Due interessanti dipinti del Seicento napoletano


 
fig.1 -  Carlo Sellitto - Sansone e Dalila -  127 x150 - Napoli, collezione Fabio


Abbiamo avuto la fortuna di poter visitare una importante collezione privata napoletana e ci siamo trovati davanti a due capolavori.  
Il primo quadro raffigura una nota iconografia: Sansone e Dalila (fig.1), un’opera dal chiaroscuro di indiscutibile derivazione caravaggesca ed in passato alcuni studiosi avevano ipotizzato potesse essere stata eseguita da Massimo Stanzione ai suoi esordi, ma la tela appartiene viceversa, come si evince chiaramente dall’esame di alcuni particolari (fig.2–3–4) a Carlo Sellitto, ipotesi confermata da un parere orale espresso al proprietario da Stefano Causa, tra i massimi conoscitori di quel periodo.   
Il catalogo dell’artista, morto nel 1614, è relativamente esiguo, ed ora possiamo aggiungere con certezza un altro tassello.
Tra i pittori napoletani che tributarono al Merisi l’accoglienza più entusiastica vi è in prima fila, assieme a Battistello Caracciolo, Carlo Sellitto, nato culturalmente in ambito tardo manierista filtrato dall’insegnamento del fiammingo Lois Croise, per accogliere poi il nuovo messaggio e dar luogo a composizioni drammatiche, animate da un’intensa tensione emotiva e da una spasmodica ricerca di verità, con un dominio della luce che modella le immagini attraverso un sottile gioco di ombre patognomonico del suo stile.
La sua prima opera documentata, unica firmata, è del 1606 e si trova in provincia ad Aliano. Essa raffigura una Madonna in gloria con donatore e nonostante l’impronta manieristica baroccesca presenta in basso un’immagine del committente dalla precisione ottica stupefacente, a lampante dimostrazione dell’abilità dell’artista come ritrattista. Sempre in Basilicata, terra natia del pittore, è conservata a Melfi una Madonna del suffragio con anime purganti, intrisa di naturalismo con la luce che evidenzia le figure ed i gesti, sottolineando la drammaticità della scena.
In ambiente napoletano la sua più importante commissione lo impegnerà dal 1608 al 1612 in Sant’Anna dei Lombardi nella cappella Cortone, nell’esecuzione di un ciclo su San Pietro, dove ha l’occasione di lavorare al fianco di Caravaggio attivo nella cappella Fenaroli e del Caracciolo operante nella cappella Noris Correggio. Un cataclisma, distruggendo la chiesa nel Settecento, non ci ha permesso un confronto tra le opere in gran parte distrutte. Delle cinque eseguite dal Sellitto se ne sono salvate soltanto due, segnate da un fascio luminoso potente che scandisce i corpi nel ritagliarsi violento delle ombre.
In seguito egli esegue, tra il 1610 ed il 1613, il San Carlo per la chiesa di Sant’Antoniello a Caponapoli e la splendida Santa Cecilia all’organo per la chiesa della Solitaria, entrambe oggi a Capodimonte, l’Adorazione dei pastori per la chiesa degli Incurabili e la Visione di Santa Candida per Sant’Angelo al Nilo, percorsa da un brivido di luce calda e avvolgente.
Altre opere da aggiungere al suo scarno catalogo sono la Santa Lucia del museo di Messina ed il David e Golia del museo nazionale della Rhodesia.
Un segno tangibile del prestigio raggiunto dal pittore presso la committenza fu l’incarico, nel 1613, di eseguire una Liberazione di San Pietro da collocare su un altare del Pio Monte della Misericordia, ma l’opera per l’improvvisa morte del Sellitto fu poi affidata al Battistello.
Egli lasciò nella sua bottega numerose tele incompiute, tra cui il Crocefisso  per la chiesa di Portanova, oggi purtroppo scomparso per un ignobile furto ed il Sant’Antonio da Padova per i governatori di San Nicola alla Dogana, ricco di un gioco luminoso sui volti ed in cui si può leggere come segno distintivo, quasi una firma nascosta del pittore, il classico tocco di luce sulle fisionomie dei personaggi, che si può apprezzare anche nella famosa tela di Santa Cecilia all’organo.
Nel suo atelier vi erano anche una serie di quadri di natura morta, di paesaggio ed è inoltre noto dai documenti che fu celebre ritrattista, ricercato da nobili e borghesi, una produzione al momento completamente sconosciuta agli studi eccetto poche esempi. Tra questi possiamo segnalare il Ritratto di gentildonna in vesti di Santa Cecilia, transitato più volte sul mercato, nel quale si avverte un contemperamento dei caratteri caravaggeschi con intenerimenti classicistici e preziosismi cromatici di matrice reniana, consentaneo alla presenza a Napoli nel 1612 del divino Guido. 


fig.2 -  Carlo Sellitto - Sansone e Dalila -  127x150 - (taglio dei capelli) - Napoli, collezione Fabio

 
fig.3 -  Carlo Sellitto - Sansone e Dalila -  127 x150 - (Dalila) - Napoli, collezione Fabio

fig.4 -  Carlo Sellitto - Sansone e Dalila -  127 x150 -(soldato) -  Napoli, collezione Fabio
  
fig.5 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - 67 x157 _ Napoli, collezione Fabio


L’autore del secondo dipinto (fig.5) non ha bisogno di presentazioni, trattandosi di un gigante: Francesco Solimena, che tra le tante opere eseguite nella sua lunga vita ha eseguito più redazioni dello stesso soggetto: Il Miracolo di San Mauro, il cui bozzetto (fig.6) si trova nel museo di belle arti di Budapest, mentre l’originale, assieme a altri dipinti della stessa serie, si trovava presso l’Abbazia di Montecassino, distrutta, come è noto, durante l’ultima guerra mondiale dalle criminali bombe sganciate dagli Americani, da poco divenuti i nostri pseudo alleati. Di questo quadro parlano sia Roberto Longhi, che lo colloca cronologicamente tra il 1695 ed il primo decennio del Settecento, che Ferdinando Bologna, autore di una monumentale monografia sull’artista, pubblicata nel 1958.
Il quadro di cui ci interessiamo presenta misure identiche a quello conservato in Ungheria e come ci riferisce il proprietario il primo ad esaminarlo è stato il prof. Alberto Chiesa, capo del Dipartimento Old Master Paintings di Sotheby's, il quale non solo lo attribuiva al Solimena ma affermava che la cornice in cui è inserito è certamente napoletana e coeva al dipinto stesso.
In seguito furono mostrate al professor Bologna delle foto del dipinto ed alcuni dettagli (fig.7–8–9) indussero lo studioso ad affermare che si trattava di una redazione autografa di altissima qualità e davanti al parere di così illustri studiosi non abbiamo nulla da aggiungere se non invitare i lettori ad approfondire le foto di un vero capolavoro. 
 

fig.6 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro -  75 x153   Budapest, museo nazionale di belle arti
fig.7 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - 67 x 157  (particolare) - Napoli, collezione Fabio

fig.8 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - 67 -x157  (particolare) - Napoli, collezione Fabio
fig.9 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - 67 x157  (particolare) - Napoli, collezione Fabio

Bibliografia

Bologna F., Francesco Solimena, 1958, p.249


Achille della Ragione