lunedì 17 giugno 2019

Roma e Napoli città gemelle



Tempo fa ho dovuto trascorrere per motivi di forza maggiore un lungo periodo nella città eterna, ma a parte la struggente nostalgia per l’aria frizzante di Posillipo e Mergellina e per l’atmosfera di gioia della Sanità e dei quartieri spagnoli, mi sono trovato a mio agio: lo stesso traffico caotico, mura imbrattate da writers scatenati, mendicanti e lava vetri ubiquitari, autobus sovraffollati, ma soprattutto spazzatura debordante e raccolta differenziata simbolica, con automezzi che mescolavano il contenuto dei vari recipienti, rendendo vano il sacrificio dei pochi cittadini che distinguevano la plastica e la carta, dall’umido e dal vetro.
Ho trascorso di recente alcune settimane nella capitale ed ho notato che nulla è cambiato ed oramai le due città possono considerarsi gemelle: autobus privi di aria condizionata, volti patibolari in aumento, monnezza straripante (fig.1) e quartieri come la Bufalotta (fig.2) che nulla hanno da invidiare a Scampia.
Non resta che variare il vecchio toponimo da “Caput mundi” a “Vescica dell’universo”.

Achille della Ragione


 fig. 1 - Monnezza romana
fig. 2 - Giardini della Bufalotta




Il Mattino 24 giugno 2019 pag.36

Caro Achille, non  c'è nulla da rallegrasi da questa gara al ribasso. Che la manutenzione della Capitale sia decaduta, ma per alcuni è pure peggio, è una magra consolazione per Napoli.
Un recente sondaggio ha certificato che il 73 per cento dei romani è insoddisfatto del sindaco Raggi e non la vorrebbe più. Anche la popolarità di De Magistris ha subito un forte ridimensionamento. Entrambe si erano presentati come il rinnovamento ma poi il pane duro della quotidianità amministrativa ha presentato il conto. Poco è cambiato e molto peggiorato.
Ho sempre pensato che se uno ha un nemico deve mandarlo a fare il sindaco di Roma e Napoli per i problemi che, da tempo, attanagliano le due città.
Per cercare di migliorare un po' le cose bisognerebbe fare un lavoro oscuro puntando sulla competenza e sulla professionalità senza stare troppo a guardare il consenso spicciolo. Caratteristiche che né Raggi né De Magitris hanno mai dimostrato.

Federico Monga

domenica 16 giugno 2019

Africa in svendita




 “i neri al nero” è vizio italico inveterato e diffuso e la causa dei recenti disordini di Rosarno va cercata proprio in questa assenza di legalità che affligge soprattutto il sud. Ma non dimentichiamolo: l’Africa è in agonia, la si può acquistare per un tozzo di pane, come dimostrano le audaci operazioni di post colonialismo di rapina attuate dalle grandi multinazionali e di recente anche dai cinesi, che stanno acquistando interi territori da sfruttare con criteri ultra capitalistici.
L’Africa è in vendita. Chi è rimasto in patria è costretto a combattere senza speranza contro mali antichi e nuovi e tra questi il flagello dell’aids, che sta spopolando un continente, con decine di migliaia di morti al giorno, nel silenzio e disinteresse dei mass media occidentali. Chi è venuto tra noi con il sogno di un domani migliore è accolto con ostilità o, nel migliore dei casi, indifferenza.
All’alba nelle periferie gruppi di africani attendono pazientemente se c’è lavoro per loro, nei campi, nei cantieri edili, dovunque si possa rimediare un pezzo di pane. Stanno a piccoli gruppi con un’infinita tristezza negli occhi a guardare il vuoto, qualcuno parla, la maggior parte è assorta nei suoi pensieri, uno sta in ginocchio e prega. Alle nove chi non ha trovato nessuno disposto a sfruttare la disperata forza delle sue braccia ritorna mesto verso casa, cercando di ingannare la fame che non conosce gli spietati meccanismi economici della civiltà.
L’Africa è in vendita per un tozzo di pane!
E la sera la liquidazione continua, ma ora entrano in scena le ragazze, strappate a viva forza da novelli negrieri dalle loro foreste e catapultate nella giungla delle nostre metropoli, ad offrire in olocausto il loro oscuro quanto scuro oggetto del desiderio.
Accomodatevi braccia e corpi in offerta speciale, saldi da non perdere: l’Africa è in vendita!

domenica 9 giugno 2019

Dichiarazione d'amore




Dichiarazione d'amore. Video girato l'8 giugno 2019 ore 22:00 presso il Teatro dei Lazzari Felici (Napoli)

domenica 2 giugno 2019

Visita gratuita sabato 8 giugno e presentazione libro lunedì 10 giugno

 

Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 38^ del nuovo anno accademico, sarà a Napoli sabato 8 giugno e consisterà in una visita alla chiesa di S. Maria della Sanità, con appuntamento alle 10:45 all’ingresso della basilica, poscia ci recheremo nel cimitero delle Fontanelle.
Vi aspetto numerosi e vi invito a leggere una mia intervista sul link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/05/intervista-xxi-secolo.html 
e ricordate che potete conoscere i prossimi appuntamenti consultando il link
www.dellaragione.eu
Spargete la lieta notizia ai 4 venti

Achille

Ma l’appuntamento più importante sarà  lunedì 10 giugno alle ore 17:30 presso la libreria Leonardo in via Kerbaker al Vomero quando il celebre studioso Achille della Ragione parlerà di Achille Lauro e regalerà a tutti gli intervenuti una copia del suo prezioso libro Achille Lauro superstar.
Nel frattempo consultate questo link

https://www.positanonews.it/2019/05/achille-lauro-superstar-del-prof-della-ragione-2/3308187

mercoledì 29 maggio 2019

Un inedito pendant di Giacinto Diano

tav.1 - Giacinto Diano - Natività - 152 x230 - Napoli collezione privata



La coppia di  dipinti in esame, entrambi di soggetto sacro e di notevoli dimensioni, raffigurano il primo una Natività (fig.1) ed il secondo un’Adorazione dei Magi (fig.2) ed appartengono da tempo ad una importante collezione napoletana.  
I due quadri rappresentano a nostro parere un’opera giovanile dell’artista e vanno collocati cronologicamente in quella fase della sua attività legata alla rigida osservanza dei moduli demuriani, contrassegnata da una grazia lineare e da un’eleganza formale che, fuse armonicamente, permisero all’artista di realizzare un felice compromesso tra le esperienze locali e le più recenti innovazioni in chiave neoclassica.     
Nelle due tele si può apprezzare un ampliamento dell’orizzonte spaziale e prospettico, accoppiato a stesure calde e rassicuranti. Lo schema compositivo si ispira alla lezione del Solimena ed anche del De Mura, con non sopiti echi dello scintillante barocco giordanesco, ben leggibili nelle gamme chiare di colore, che danno luogo ad un gradevole effetto pittorico di atmosfera quieta e serena, nel pieno rispetto delle inderogabili esigenze di grazia e di devozione.       
Dopo aver descritto, anche se brevemente le due opere vogliamo ora fornire al lettore qualche notizia sull’autore: Giacinto Diano (Pozzuoli 1731 – Napoli 1804) che abitò nella città natale fino al maggio dei 1752 quando iniziò il suo discepolato  presso la bottega di Francesco De Mura (Napoli 1696-1782), che influenzò le sue opere giovanili,  come attestano molti suoi lavori.
Napoli allora viveva un periodo di grande splendore artistico e culturale per la presenza dell'illuminato re Carlo III di Borbone.  
Negli anni Sessanta, dopo un probabile soggiorno a Roma e i contatti con il classicismo di Pompeo Batoni, il suo linguaggio si arricchisce di una preziosità materica sui modi di Corrado Giaquinto.  Soprannominato o' Puzzulaniello, riuscì in breve tempo a conquistarsi un posto di rilievo nel panorama artistico del suo tempo, infatti, nel 1773 ottenne la nomina di professore di Disegno e maestro di Pittura nella Reale Accademia di Belle Arti, rimanendovi fino al 1782.   
Diano, considerato da Raffaello Causa «la maggiore delle personalità napoletane della seconda metà del secolo», vanta una ricca produzione artistica, sparsa in diverse località del meridione d'Italia e a Napoli in molte chiese.      
Ha lasciato numerose opere anche nella sua città natale: nel Duomo, nella cappella del Seminario vescovile, in Santa Maria delle Grazie. Quelle più importanti sono le tele eseguite tra il 1758 e il 1760, per la settecentesca chiesa di San Raffaele Arcangelo, trasportate a Napoli, con altre sue opere, durante il bradisismo del 1983-84 ed oggi ritornate in loco.    
Lavora anche ad Ischia, che apparteneva alla diocesi di Pozzuoli, dove realizza uno spettacolare dipinto  conservato ad Ischia Porto nella Cattedrale.  
Gli ultimi anni della sua attività furono caratterizzati dalla definizione di impianti compositivi caratterizzati da una fluida luminosità ed una saggia disposizione delle figure. E facendo nostre le parole di Nicola Spinosa, massimo esperto dell’artista, potremmo continuare affermando che a questo momento di felice contemperamento dei modi derivati in gioventù da esempi del De Mura con istanze espresse dall’architettura vanvitelliana, che oltretutto si arricchiva dall’uso proprio del Giaquinto di materie cromatiche preziose e brillanti, appartengono quelle opere che sono il risultato più interessante di un singolare tentativo di conciliare le esigenze decorative del primo Settecento con le tendenze recenti della cultura figurativa d’ambiente romano.

Achille della Ragione


tav.2 - Giacinto Diano - Adorazione dei Magi - 152 x230 - Napoli collezione privata

sabato 25 maggio 2019

Visita domenica 2 giugno: ventre di Napoli


Scale a Salita Pontecorvo

Visita gratuita domenica 2 giugno nel ventre di Napoli ore 10:45 piazza Mazzini
Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 37^ del nuovo anno accademico, sarà domenica 2 giugno e consisterà in un affascinante percorso (in discesa) nel ventre di Napoli lungo la Salita Pontecorvo, con appuntamento alle 10:45 in piazza Mazzini.
Visiteremo prima una chiesa limitrofa e poi scenderemo tra chiese chiuse e condomini di bassi, ex riformatori e panorami mozzafiato, giardini lussureggianti e palazzi nobiliari in rovina. Sarà un percorso indimenticabile. Vi aspetto numerosi e vi invito a leggere una mia intervista sul link
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e ricordate che potete conoscere i prossimi appuntamenti consultando il link
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Spargete la lieta notizia ai 4 venti

Achille

Intervista a XXI secolo

XXI secolo - maggio 2019- pag. 12-13
Numero speciale stampato in 20.000 copie distribuite gratuitamente a Napoli e provincia


http://www.21secolo.news/

Nato a Napoli, classe '47, Laureato in Medicina nel 1972 e specializzato in ginecologia, si Laurea poi anche in Lettere Moderne. Achille Della Ragione è un appassionato studioso dai molteplici interessi, si dedica con dedizione e impegno alla storia dell'arte divenendo uno dei massimo cultori della pittura del Seicento napoletano.
Autore di più di 120 libri spazianti monografie e testi medici, sino ad arrivare nel 1992 a sperimentare in ambiente ospedaliero una tecnica farmacologica per  indurre l'aborto senza intervento chirurgico.
Nel 2015 scrive il libro ''Errori e bugie sulla storia di Napoli'' nel quale indaga con accuratezza la storia di Napoli,   mettendo in discussione numerosi  miti che hanno costellato e   consolidato   la   memoria   collettiva. Dalla storia della sfogliatella al fantomatico miracolo di San Gennaro. Un viaggio all'insegna della ricerca sulla verità storica.

- Lei è prima di tutto un medico, ha dedicato molti anni nell'ambito della medicina. Ecco, come è nato invece questo vivo interesse per la storia?
<< E' nato nel 1994 quando ebbi il mio primo infarto. E poiché consultai alcuni luminari tra cui alcuni medici parigini, mi dissero che avrei avuto soltanto un altro anno di vita. Per cui decisi di dedicare il resto del tempo a mia disposizione ad altri interessi. E a dispetto di quanto mi dissero i colleghi medici, il tempo a mio disposizione si è prolungato e sono ormai vent'anni che mi sono messo al servizio della cultura. Soprattutto dell'arte 600 e della storia di Napoli>>
-Uno studioso è prima di tutto un uomo. Può a questo punto la storia personale, la prospettiva dell'individuo determinare il resto di una storia più ampia?
<< Credo proprio di sì. Tutto il mio percorso personale è certamente autobiografico. E quindi anche lo sguardo sulla storia circostante. Gli ultimi anni della mia vita sono stati molto avventurosi e questo ha inciso molto sui miei gusti letterari, artistici. Vivendo la città   profondamente   e   conoscendo   poi   grandi   napoletanisti   come  Aurelio   De   Rosa, Vittorio Paliotti, Pietro Gargano, mi hanno supportato sia nell'amicizia che nei rapporti di studio>>
- Nel suo libro '' Errori sulla storia di Napoli'' Lei mette in discussione alcuni passaggi ormai consolidati nella memoria collettiva: come la data di nascita della sfogliatella, l'origine del nome della pizza Margherita, e la costruzione della prima Università laica a Napoli, la Federico II. Ne parli :
<< Consultando i testi diretti, in giro per le biblioteche ho avuto modo di appurare molti errori che ci sono stati tramandati storicamente. Per quanto riguarda la sfogliatella, mi imbattei   tempo   fa   in   un   testo   latino   di   Strabone   il   quale   parlava   che   nella   crypta neapolitana, c'era il culto della fertilità dove vi si recavano giovani spose per cercare di restare incinte. Il testo parla poi della creazione di un dolce che richiamava proprio la forma del pube femminile che avrebbe poi aiutato la fertilità. Comparve la ricetta per poi sparire per un po' di anni, risorgendo in epoca seicentesca nei monasteri. Per quel che riguarda la pizza Margherita, i testi sono molto chiari, i quali con decenni di anticipo al 1889 parlano di una pizza a forma di margherita. L'errore d'attribuzione alla Regina Margherita è dovuta ai Savoia che si sono appropriati di questa specialità e richiamando i colori della bandiera italiana. Sull'Università io ho sempre nutrito dubbi: perché quando incontravo grandi studiosi chiedevo sempre della sede originaria della Federico II e nessuno sapeva rispondermi, poiché c'è un vuoto enorme che dura quasi un secolo nel quale non si sapeva dove avesse sede prima. Un giorno posi il quesito all'Emerito professor Galasso, durante un convegno, lui gentilmente dopo una settimana di  ricerche confermò l'assenza di dati, lungo un secolo>>
- Tutte queste ricerche, questo sfatare molti miti sulla storia di Napoli, che impatto hanno avuto su coloro che invece hanno portato avanti idee diverse?
<< Queste verità hanno certamente avuto un impatto. Ma essendo lontano dal '' clan '' dei giornalisti, queste verità non hanno avuto la diffusione capillare che meritano per divenire per così dire incontrovertibili. Sulla questione della pizza, ormai la vera storia è acclarata. Il resto è racchiuso nei miei libri che ho reso consultabili tranquillamente in rete >>
-Quanto è importante per Lei a questo punto la ricerca storica?
<< E' alla pari di altre ricerche, come quella sul seicento napoletano. Offro consultazioni e pubblico su varie riviste di interesse storico-artistico, le ricerche mosse dalla scoperta di quadri di pittori del seicento confrontandomi continuamente con colleghi studiosi.>>
-  Quest'anno nell'ambito del Maggio dei Monumenti, come intellettuale è stato scelto Gaetano Filangieri, come si pongono i suoi studi rispetto a questa figura?
<<La cosa che più mi ha colpito storicamente di Filangieri, sono state le sue parole, citate quando fu   stilata   la   Costituzione  Americana.   Dedicare   il   Maggio   dei   Monumenti   a Filangieri è certamente un tocco di intellettualismo>>
-   Può essere la storia una disciplina che vanta il merito di indagare la verità?
<< Lo scopo dello storico è ricercare la verità. La storia dovrebbe costantemente, salvo nei regimi dittatoriali, ricercare la verità. La storia in mano al potere ci mette del tempo per   arrivare   alla   verità,   soprattutto   quando   si   vengono   a   perdere   importanti documentazioni. Come è accaduto con la tesoreria angioina, fu trasferita per sicurezza in una villa dell'entroterra, ma i tedeschi la rasero al suolo, per cui oggi quando entriamo in Donnaregina Vecchia e ammiriamo quegli immensi affreschi non sappiamo chi sono gli autori. I documenti che ci permettono di attribuire l'autorialità, sono andati perduti. Abbiamo un buco che non possiamo colmare.>>
- Che cos'è per Lei il concetto di vero storico?
<< Il vero storico è incarnato da chi con passione, dedizione scopre documenti, indaga per amore del vero e nei limiti del possibile la divulga mettendola a disposizione di tutti. A tal proposito mi viene in mente Vincenzo Rizzo e  Eduardo Nappi, che trascorrono intere giornate nell'archivio del banco di Napoli, e continuamente scoprono documenti come per esempio la storia di Nella De Rosa. La pittrice che stando ai racconti divulgati in molti libri fu uccisa dal marito Agostino Beltrano, poiché geloso dei suoi rapporti con Massimo Stanzione . Un altro studioso Prota  Giurleo, negli anni 50 scoprì l'atto di morte di tale Nella De Rosa, in cui c'è scritto che la donna sia morta a 47 anni dopo aver dato alla luce sette figli e presa anche l'estrema unzione, sfatando così il mito della uccisione della donna per mano del marito.
L'altra storia che merita verità è sullo pseudo miracolo di Championnet: si racconta che   i   conquistatori   di   Napolinel   1799,   volevano   il   favore   della   città   attraverso   la manifestazione del miracolo di San Gennaro, poiché ciò non avveniva Championnet entrò nel Duomo armato, minacciò il cardinale dandogli un ultimatum di 24h. In tutti i libri di storia, includendo anche lo scrittore Dumas citano l'avvenuto miracolo fatto dal Santo.
Quando ho voluto indagare sull'accaduto ho ricevuto una cesura netta. L'archivio della Deputazione   del   tesoro   di   San   Gennaro   non   è   aperto   al   pubblico,   ma   si   possono comunque porre delle questioni per ricevere responsi e io chiesi proprio al Presidente della Deputazione la verità sul miracolo e lui mi rispose che effettivamente non c'era mai stato. L'unica cosa avvenuta è che il Santo sotto minaccia delle armi ovviamente cedette al '' miracolo'' per salvarsi. Tanto che alcuni napoletani lo declassarono imputandolo come ''Santo giacobino''. Questa è una di quelle scoperte che vanno a toccare i nervi pulsanti della storia di Napoli. Come pure la storia delle macchine anatomiche della Cappella San Severo, nel libro cito i nomi degli studiosi che a livello scientifico hanno dimostrato in modo inoppugnabili che sono degli artefatti, che il Principe di San Severo acquistò da un anatomista palermitano, ci sono i documenti di pagamento. Nel libro ho cercato di mettere in risalto la verità seppur in alcuni casi scioccante ,ma anche i record positivi della storia di Napoli che vanta la nascita del futurismo , la pennicillina, fu scoperta a Napoli da uno studioso che sperimentò il farmaco tramite le muffe del pozzo di casa sua, poi il premio Nobel andò a Fleming. Ecco la verità va detta e ricercata. In una città sempre a metà strada tra luci e ombre. >>

Per conoscere l'autore:    
http://www.achilledellaragione.it/
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2017/04/i-miei-primi-70-anni.html
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/03/errori-e-bugie-sulla-storia-di-napoli.html





XXI secolo - maggio 2019- pag. 12-13
Numero speciale stampato in 20.000 copie distribuite gratuitamente a Napoli e provincia

venerdì 24 maggio 2019

Nostalgia del favoloso Giro d’Italia



L’altra sera mentre vedevo per l’ennesima volta Toto al Giro d’Italia ho fatto un’amara considerazione: una gara che per decenni ha costituito un appuntamento sportivo memorabile, al quale assistevano lungo il suo percorso centinaia di migliaia di tifosi o di semplici cittadini, mentre la televisione dedicava ore alle riprese dei momenti più esaltanti è stato completamente dimenticato dai mass media e campioni come Coppi e Bartali sono sconosciuti alle nuove generazioni. I giornali nelle pagine sportive si dilungano su partite di serie D o si disperdono in interminabili interviste ad allenatori e giocatori in procinto di cambiare casacca, ma non dedicano un rigo!, dico un rigo allo svolgimento del Giro d’Italia, giunto a metà del suo svolgimento. Che vergogna, ma si potrebbe ancora rimediare.

Achille della Ragione


La Repubblica - 1° giugno 2019,  pag. 31
Il Mattino 14 giugno 2019, pag. 38

mercoledì 22 maggio 2019

Dipinti del Seicento napoletano in asta a Vienna




fig.1 - Artemisia-Gentileschi - Maria Maddalena in estasi - 129 x180

Da pochi giorni si è tenuta a Vienna presso la Dorotheum una importante seduta d’asta, nel corso della quale sono stati presentati numerosi dipinti del Seicento napoletano, degni di essere commentati per i nostri affezionati lettori.  
Partiamo la nostra carrellata da una sensuale Maria Maddalena in estasi (fig.1), capolavoro di Artemisia Gentileschi, specialista del nudo femminile, che è stata aggiudicata per oltre mezzo milione di euro ad un collezionista dai gusti raffinati, che potrà contemplare nel suo salotto il volto smarrito della fanciulla, ma soprattutto il suo seno, piccolo ma accattivante. 
Il dipinto va collocato tra il 1630 ed il 1640 e come sostiene Riccardo Lattuada si può ipotizzare una collaborazione di Micco Spadaro per il paesaggio.  
Rimanendo tra i capolavori  esaminiamo ora una inedita pala d’altare, raffigurante la Sacra famiglia con S. Anna e San Gioacchino (fig.2) che va ad incrementare il già cospicuo catalogo di Luca Giordano. Il dipinto va collocato al periodo della piena maturità dell’artista, intorno al 1680, quando le sue composizioni, di classica eleganza formale, sono animate da un vivo cromatismo dai colori brillanti, mentre le figure conservano e trasmettono all’osservatore una calma serafica.  
Passiamo ora ad uno struggente paesaggio di Salvator Rosa, una Marina con barche (fig.3), che ebbe l’onore di essere esposto alla memorabile mostra Civiltà del Seicento a Napoli, tenutasi nel 1984. Come già sottolineò il Salerno nella scheda del catalogo il dipinto rappresenta un saggio notevole della sua originaria formazione naturalistica, per cui la sua datazione va posta prima delle sue spettacolari Marine eseguite durante il soggiorno a Firenze.
Vi è poi un Ribera raffigurante S.Onofrio (fig.4) che costituisce l’antitesi del dipinto della Gentileschi, dove vi è un trionfo della bellezza, mentre nella tela dello Spagnoletto si esaltano rughe e vecchiaia, flaccidità della pelle e trascorrere inesorabile del tempo, con un teschio che sembra rammentarci: polvere sei e polvere ritornerai ad essere. Aveva ragione Lord Byron quando affermava che il valenzano non usava i colori degli altri pittori, ma intingeva orgoglioso il pennello nel sangue di tutti i santi 
Molto bello è il quadro di Nicola Vaccaro, raffigurante Adamo ed Eva con Abele e Caino pargoletti (fig.5). Le epidermidi dei personaggi, realizzate con grande dolcezza, risaltano sul paesaggio retrostante dominato da colori scuri, mentre dai volti si irradia gioia di vivere e voglia di pace e serenità. 
Passando ad autori meno noti, segnaliamo una Basilica di Costantino con l’adorazione dei Magi (fig.6) di Niccolo Codazzi con figure eseguita da Michelangelo Cerquozzi. Un dipinto già pubblicato nel 1993 da Marshall nella sua monografia dedicata all’artista. 
Vi è poi da ammirare un Tributo della moneta (fig.7) di Giovan Battista Beinaschi, nel quale il timbro scuro risulta vivacizzato attraverso l’inserimento di  alcune figure ben definite nelle fisionomie, così che la composizione evidenzia una corretta definizione delle forme ed una equilibrata disciplina formale.
Un dipinto che mette in evidenza il tentativo di raggiungere in diversa maniera la levità di tocco del barocco, ottenuta in genere per mezzo della luce e del colore.  Modesta e di attribuzione border line è la Predica di San Giovanni (fig.8) assegnata ad Andrea De Lione, artista in grado di esprimersi a livelli ben più alti.
Esaminiamo ora tre nature morte, partendo da uno straordinario lavoro di Giovan Battista Recco, un Agnello legato come allegoria della Pasqua (fig.9), dall’emozionante impatto visivo, presentato nella esaustiva scheda come inedito, nonostante figurasse nella mia monografia: La natura morta napoletana dei Recco e dei Ruoppolo (tav.30), pubblicata nel 2009, nella quale commentavo il dipinto, transitato presso Semenzato a Roma nell’ottobre del 1989.    
Passiamo poi ad uno smagliante Vaso di fiori (fig.10) di Abraham Brueghel, ispirato alla lezione di Mario Nuzzi ed eseguito durante il soggiorno romano dell’artista, per concludere con un Vaso ornamentale di fiori (fig.11) assegnato senza ragionevoli motivi a Giacomo Recco.   

fig.2 - Luca Giordano- La Sacra famiglia con S. Anna e San Gioacchino - 209 x147

fig.3 - Salvator Rosa- Marina con barche - 73x163
fig.4 - Jusepe de Ribera - S. Onofrio - 120 x91
fig 5 - Nicola Vaccaro - Adamo ed Eva con Abele e Caino pargoletti - 133x178

fig 6 - Niccolo Codazzi - La Basilica di costantino con l'adorazione dei Magi - 96 x73
fig.7 - Giovanni Battista Beinaschi - Pagamento del tributo
fig.8 - Andrea De Lione - Predica di San Giovanni - tondo diametro 58

fig.9- Giovan-Battista-Recco- Agnello legato come allegoria della Pasqua -  50 x 63
fig.10 - Abraham Brueghel- Vaso di fiori - 98 x74
fig. 11 - Giacomo Recco- Vaso ornamentale con fiori -  72x 51



lunedì 20 maggio 2019

Visita sabato 25 maggio: Pozzuoli







Visita gratuita sabato 25 maggio ore 10:45
Cattedrale Pozzuoli e museo diocesano


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 36^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 25 maggio, ed interesserà la Cattedrale di Pozzuoli, con appuntamento alle ore 10:45 nello slargo all’ingresso del rione Terra, poscia vedremo il museo diocesano e percorreremo decumani e cardini sotterranei.

Nelle more vi invito a consultare i capitoli relativi alla visita guidata, presenti nel mio libro Da Puteoli a Pozzuoli, una storia gloriosa, consultabile sul link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/11/il-best-seller-di-natale.html

Spargete la lieta notizia ai 4 venti

sabato 18 maggio 2019

Un inedito di Beinaschi di argomento biblico

fig.1 - Beinaschi - David che placa Saul con il suono dell'arpa -
102 x127  - Torino, collezione privata



Il dipinto in esame (fig.1), raffigurante David che placa Saul con il suono dell’arpa, appartenente ad una collezione torinese, è stato in passato attribuito da parte della critica a Solimena; viceversa è opera certa del pennello del Beinaschi, piemontese di nascita (Fossano 1636 - Napoli 1688), uno dei protagonisti nella temperie artistica napoletana della seconda metà del secolo, che trascorre due lunghi soggiorni all’ombra del Vesuvio, intento soprattutto ad affrescare le cupole delle chiese dei più importanti ordini religiosi. Egli a Napoli riveste una certa importanza per la formazione di Francesco Solimena, che per suo tramite risale al neocorregismo di Lanfranco ed ai fondamenti della pittura classicistica del secolo.  
 Da alcuni studiosi è ritenuto modesto come pittore di cavalletto, ove pure dimostra di aver appreso la lezione di Mattia Preti, dei cui motivi più specificamente barocchi si appropria, per cui le sue tele sono abbastanza rare ed è perciò particolarmente importante questo dipinto di notevole qualità che viene ad accrescere il suo catalogoDei paragoni stilistici e cromatici particolarmente significativi si possono instaurare tra il dipinto in esame ed altre sue opere di sicura attribuzione, quali l’Allegoria della Fortezza (fig.2) della collezione Pellegrini di Cosenza, da me pubblicata nel 1998, in occasione della stesura della monografia sulla importante raccolta calabrese ed Il pagamento del tributo (fig.3), transitato di recente in asta a Vienna. Sono opere sicuramente realizzate nella fase matura del Beinaschi relativa al secondo soggiorno napoletano, nel quale si avvale spesso della collaborazione di aiuti, quali Giovanni della Torre, Orazio Frezza e Giuseppe Fattorusso. 
Fa sicuramente parte di un ciclo di tele raffiguranti episodi biblici, che dovettero ispirarsi a quelle realizzate per la chiesa di Santa Maria di Loreto (detta delle Grazie) dei padri Teatini, nella strada Toledo, ricordate dal De Dominici” in quanto di scurcio si bello che furono molto lodate dal nostro celebre Luca Giordano, il quale non saziavasi di mirare adattata in si picciol sito una figura al naturale con tanta proprietà; e quest’opera è dipinta con bellezza di colore operato con dolcezza”. Pur conservando in questo dipinto il timbro scuro (valutato negativamente dal De Dominici) vivacizzato attraverso l’inserimento di alcune figure ben definite nelle fisionomie, la composizione evidenzia una corretta definizione delle forme ed una equilibrata disciplina formale.
Sono opere che mettono in evidenza il tentativo di raggiungere in diversa maniera la levità di tocco del barocco, ottenuta in genere per mezzo della luce e del colore.
Al pittore piemontese spetta il merito di aver introdotto in area napoletana le soluzioni del Correggio, che precedono le aperture barocche viste alla luce delle più moderne soluzioni cromatiche lanfranchiane. 
«I toni schiariti e i colori più caldi, la composizione aperta e mossa, le forme di respiro monumentale, la luce dorata che irrompe dal fondo unendo più intimamente cielo e terra» (Navarro) dimostrano in ogni caso gli sforzi di aggiornamento compiuti dal pittore. 
Il suo ultimo lavoro è nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, ove è impegnato dal 1681 al 1686 nell’affrescare l’abside con una Madonna delle Grazie in gloria e nel transetto con Storie della vita di Maria. 
Oramai è stanco e malato: il 28 settembre 1688 muore ed è sepolto nello stesso convento dei padri Gerolomitani.
 La sua opera, nella quale risale vorticosamente fino al neocorreggismo del Lanfranco, avrà grande importanza nel panorama artistico napoletano di fine secolo e su di essa si forgerà in parte lo stesso Francesco Solimena.


Achille della Ragione




fig.2 - Beinaschi-Allegoria della fortezza - Cosenza collezione Pellegrini

fig.3 - Beinaschi - Pagamento del tributo - Vienna mercato antiquariale

Bibliografia
A.della Ragione – Collezione Pellegrini, pag. 58 – 59 – Cosenza 1998
A. della Ragione – Il secolo d’oro della pittura napoletana, tomo X, pag. 510 – 511 – 512 – Napoli 2001

martedì 14 maggio 2019

Il futuro di Napoli si decide a Bagnoli



Gran parte del futuro di Napoli si gioca sulla destinazione che la classe politica, nazionale e locale, prima o poi, più poi che prima, deciderà di assegnare all’area di Bagnoli, all’isolotto di Nisida ed alla spiaggia di Coroglio, attualmente in uno stato di abbandono che grida vendetta, con gli scheletri dell’Italsider e della Cementir, ai quali si sono aggiunti di recente le ceneri della Città della Scienza, che una mano blasfema, attuando un piano criminale, ha dato alle fiamme, distruggendo i sogni di tanti bambini e le speranze di riscatto di una città capace di ferirsi a morte nell’indifferenza generale. 
Sembra lontana anni luce, ma all’inizio dell’Ottocento la zona era un Eden, tutta immersa nel verde, mentre la spiaggia si affacciava su di un mare invitante ed era frequentata dalle famiglie della buona borghesia, che possedevano a breve distanza le loro ville. Trascorrevano un tempo felice e mai avrebbero immaginato che un mostro d’acciaio, che produceva acciaio, si sarebbe impossessato di luoghi destinati, per vocazione spontanea, al godimento delle bellezze naturali poi invece venne l’ILVA ed all’inizio degli anni Sessanta, quando era folle opporsi alle chimere della produzione di massa e del progresso, l’Eternit e la Cementir, che per decenni hanno significato riscatto sociale e stipendio per migliaia di famiglie della zona. L’Italsider era la punta di diamante della siderurgia italiana e fu l’artefice della creazione di una classe operaia consapevole dei propri diritti, per trasformarsi, crollato il mercato, in una rocca forte comunista, che, mentre la flotta di Achille Lauro affondava, nell’indifferenza delle banche, ha divorato migliaia di miliardi dallo Stato, ha inquinato terra, mare e cielo, per divenire poi quel mostro ecologico inamovibile, per il disaccordo della classe dirigente, precludendo ogni progetto di rinascita della città, mentre potrebbe sorgere il più grande porto turistico del Mediterraneo, con alle spalle alberghi di lusso, mentre Nisida potrebbe ospitare un casinò, attirando così una ricca clientela internazionale e producendo a pioggia benessere e migliaia di posti di lavoro.    
Questa è l’unica soluzione attuabile, perché eliminare l’inquinamento è troppo costoso, mentre un porto turistico troverebbe subito investitori disposti a costruirlo in tempi brevi ed un fiume di denaro pulito ripulirebbe i luoghi e darebbe lavoro a migliaia di napoletani.

Achille della Ragione



risposta del 18/5/2019 direttore quotidiano Avvenire





Gentile signor della Ragione,

la sua ricostruzione della parabola di Bagnoli è drammatica e un po’ sommaria, ma efficace. Il ragionamento su un possibile grande porto turistico è rapido, ma suggestivo e incrocia progetti che sono stati sviluppati negli ultimi anni, pur senza ancora produrre risultati. È arrivato però l’impegno della ministra per il Sud, Barbara Lezzi, a stanziare 388 milioni di euro in tre anni per le opere di bonifica nell’area. Vedremo.
L’idea di mettere al centro di tutto un “tempio dell’azzardo”, un casinò, mi fa pensare però a un inquinamento altrettanto grave di quello prodotto da decenni e decenni di attività industriale via via, in tanti sensi, più insostenibile. Si possono guastare terra, aria e acqua, e si può guastare il clima civile di una comunità: il risultato è comunque un disastro.
Perciò, la metterei così: il futuro di Napoli si fa 'anche' a Bagnoli, ma non ripetendo vecchi, vecchissimi errori.

MarcoTarquinio



La Repubblica N
9 giugno 2019 - pag. 22

sabato 11 maggio 2019

Su e giù da Posillipo tra funicolari e funivie

tav. 1 - Funicolare di Mergellina


Quella di Mergellina (tav.1) è la più "giovane" delle funicolari di Napoli essendo entrata in esercizio il 24 maggio 1931 per agevolare l'accessibilità ai nuovi quartieri che andavano sorgendo sulla collina di Posillipo; in principio, era di proprietà privata, poi è stata rilevata dal Comune. Il percorso, che attraversa giardini e parchi privati (tav.2) e da cui si gode un bel panorama, è molto suggestivo. La linea è lunga 550 metri, con 5 fermate e un tratto inferiore caratterizzato da fortissima pendenza (46%), ciò comporta che in quelle stazioni e in quella parte del percorso le vetture siano leggermente inclinate, comportando ai passeggeri la sensazione di trovarsi su una superficie non orizzontale, sebbene perfettamente stabile. L'esercizio è espletato da due treni, ciascuno (tav.3) costituito da una sola vettura, e dalla capacità massima di 60 passeggeri. L'impianto ha conservato le corse "dirette" e "miste": le corse dirette avvengono ogni 30 minuti circa, e collegano i capolinea di Manzoni e Mergellina senza fermarsi nelle stazioni intermedie di Parco Angelina, San Gioacchino e Sant'Antonio. La frequenza media delle corse è di circa 10 minuti. Esse si svolgono su un solo binario, che si sdoppia nella parte centrale (tav.4) del percorso per consentire l’incrocio delle due vetture.  
L’edificio della stazione inferiore (tav.5) fu costruito demolendo un fabbricato di proprietà della Speme, che fino ad allora era stato utilizzato come sede centrale della società.   
 In precedenza per andare da via Manzoni a Mergellina si utilizzava un ascensore (tav.6), che partiva all’altezza del numero civico 90 ed arrivava all’altezza della galleria tra Mergellina e Fuorigrotta (tav.7).
 L'impianto fu costruito nel 1895 dalla società Tramways de Naples da Du Mesnil e Treize Dreyes collegava i quartieri di Posillipo e Piedigrotta per un dislivello di 127 metri. Il funzionamento era garantito da due vetture ciascuna capace di trasportare fino a otto persone di cui quattro a sedere. Dall'iniziale motrice a vapore si passò a quella elettrica nel 1925 capace di raggiungere la velocità di 1,5 metri al secondo con corse ogni 5 minuti. Lo stesso anno l'impianto fu sospeso e mai più riaperto. Nel 1939 era previsto nel Piano Regolatore Generale la riapertura ma tutto fu accantonato a causa del sopraggiungere degli eventi bellici. Nel 1943 intervenne poi la demolizione a causa dei tedeschi per prevenire le mosse dei partigiani. 
Nel 2003 i periti Giuseppe Ierace e Antonio Angiolillo presentarono un progetto di recupero dell'ascensore che prevedeva l'interscambio con la nuova linea 6 (ex LTR). I favorevoli ritengono che l'impianto darebbe respiro alla zona, già di per sé isolata anche in concomitanza con la riapertura dell'area archeologica della Crypta Neapolitana. I critici, d'altro canto, ritengono dubbia la contestualizzazione nel sistema di trasporto urbano attuale oltre a delle riserve sul rapporto costi/profitti. 
Chi vivrà vedrà.    



tav. 2 - Tra parchi e giardini


tav. 3 - Una delle due  funiciolari


tav. 4 - Parte centrale del percorso

tav. 5 - Stazione di Mergellina


tav. 6 -  Ascensore tra Posillipo e Piedigrotta


tav. 7 - La scritta Lift indica dove arrivava la funicolare

La funivia di Posillipo (tav.8) collegava Fuorigrotta con via Manzoni dal 1940, giorno della sua inaugurazione e apertura al pubblico, fino al 1961 giorno della chiusura definitiva dell’impianto. I resti della struttura tra cui i piloni di sostegno e le due stazioni sono ancora ben visibili e parte integrante del tessuto urbanistico- architettonico della città di Napoli. Un gioiello all’epoca della sua costruzione per la sua funzione di collegamento con l’area espositiva della Mostra delle Terre, ma di cui se ne è usufruito per poco tempo a causa di problematiche di varia natura. 
 Il 9 maggio del 1940 fu inaugurata solennemente a Fuorigrotta la Mostra delle Terre d'Oltremare. Intervennero il Re, da poco anche Imperatore, alte Autorità nazionali e locali, nonché molti turisti.   
L’evento sanciva il ruolo della città, soprattutto del suo porto, come punto di riferimento delle allora recenti conquiste coloniali dell’Italia in Africa. A margine di questa occasione, fu inaugurata la funivia Posillipo - Mostra. La stazione superiore fu costruita nei pressi di Capo Posillipo (tav.9), nell’ultimo tratto di Via Manzoni, a circa 400 metri dal Ponte della Vittoria, dove si apre il Parco delle Rimembranze. La stazione inferiore si trovava nell'attuale via Kennedy, che allora si chiamava via Domitiana, a metà strada fra Piazzale Tecchio e l’ingresso di Edenlandia, dalle parti della zona denominata Cavalleggeri Aosta.
Progettata nel 1938 dall’architetto Giulio De Luca e costruita nel 1939, all’epoca la funivia fu considerata un impianto avveniristico. Era lunga 1.630 metri e superava, in otto minuti un dislivello di 104 metri. Nella sua parte bassa, si sviluppava pressoché in orizzontale, per poi inerpicarsi con una campata di 945 metri, verso la collina. Ognuna delle due cabine poteva trasportare 20 viaggiatori, oltre il conduttore.
La cronaca dell’epoca salutò l’apertura della funivia con entusiasmo: “Le cabine della funivia costituiscono come un aereo belvedere: dall’altezza man mano crescente il panorama si svela in tutta la sua mirabile ampiezza e raggiunge orizzonti non visibili da altre posti”. La funivia funzionò solo un mese, perché il 10 giugno, un mese dopo la sua inaugurazione, ci fu un’altra inaugurazione: quella della guerra.
Nel dopoguerra, la funivia ha funzionato per un breve periodo, giusto il tempo di avere l’onore di trasportare alcune volte il sottoscritto, ma poi l’impianto fu lasciato andare in rovina. Nel contempo la costruzione di grossi fabbricati troppo adiacenti alla fascia di agibilità dell’impianto ne ha reso di fatto impossibile la riapertura. La stazione di Via Manzoni ha ospitato per alcuni anni un’accorsata gelateria, il bar Rosiello. Chiuso il bar, l’Ente proprietario, cioè la Mostra d’Oltremare, nel 2006 ha messo all’asta la ex stazione, ma fino ad ora nessuno si è mostrato interessato, salvo un barbone che per anni ha trasformato i locali nella sua abitazione (tav.10), che da poco ha lasciato, essendo passato a miglior vita nell’alto dei cieli.  
Smontate le funi, sono rimasti ancora in piedi, nonostante la carenza di manutenzione, due piloni visibili fra le case a ridosso della stazione della metropolitana di Cavalleggeri Aosta (tav.11). I due piloni appaiono come due giganti surreali con le braccia elevate al cielo. Alzano le braccia per invocare il miracolo di un riuso dei “pezzi” rimasti della ex funivia, un riuso rispettoso dell’architettura e della storia dell’impianto, oppure in segno di disperazione o di riprovazione per come essa è stata lasciata andare?  
L’ipotetica riattivazione del servizio con le opportune modifiche, secondo i più esperti, consentirebbe di trarre grandi vantaggi sul traffico veicolare, di sfruttare una struttura già esistente e di potenziare il patrimonio locale di collegamento data la vicinanza all’area archeologica (Grotta di Seiano) e alle spiagge della Gaiola e di Marechiaro.

Achille della Ragione


tav. 8 - La mitica funivia tra Fuorigrotta e Posillipo


tav. 9 - Stazione superiore funivia

tav. 10 - Casa del barbone

tav. 11 -  Pilone di via Cavalleggeri




venerdì 10 maggio 2019

Intervista ad Achille della Ragione



Questa intervista di Gianfranco Tirelli ad Achille della Ragione nella sua veste di maestro di scacchi è stata pubblicata sul sito dell'Associazione scacchistica partenopea ed è stata inviata ad una mail list di oltre 1000 giocatori campani


Achille della Ragione



Intervista ad Achille della Ragione




5 maggio 2019. Come consuetudine domenicale alla Scacchistica Partenopea, il torneo Semilampo mattutino intrattiene piacevolmente gli habitué del circolo. Il francesismo non è casuale poiché, stavolta, è stato un giocatore d’oltralpe di passaggio a Napoli ad unirsi alla brigata degli iscritti; così nel precedente torneo pomeridiano un Maestro berlinese aveva donato un tocco di prestigio internazionale al circolo munificamente presieduto dal Professor Francesco Roviello. Nell’occasione abbiamo incontrato Achille della Ragione, personalità di spicco, non solo scacchistica, nel novero dei partecipanti al mattinale. Le pause tra una tenzone e l’altra hanno costituito dunque imperdibile occasione per rivolgergli alcune domande…



Sappiamo dei tuoi multiformi interessi: dalla medicina alla letteratura e all’arte, e del tuo incontro un po’ tardivo con gli scacchi. Ecco, cosa ti ha spinto ad approfondire questo gioco in età – scacchisticamente parlando – non proprio verdissima ?

Intorno ai 33-34 anni, completati i miei studi accademici coronati da quattro lauree, decisi di dedicarmi agli scacchi, di cui conoscevo solo le mosse. Così decisi di prendere lezioni dal Maestro Giacomo Vallifuoco, figura di spicco nel panorama scacchistico internazionale. Ricordo che all’epoca lavoravo 10-12 ore al giorno, anche il sabato,perciò chiesi al Maestro di venire a darmi lezioni.E così andai avanti per un anno, integrando le sue lezioni con studi sui testi compiuti di sera, per diverse ore, dopo il lavoro.

E la spinta a dedicarsi tanto intensamente al gioco?

Gli scacchi mi affascinavano, e così più andavo avanti e più desideravo saperne. Come ora mi affascina il bridge, gioco di cui al momento non conosco le regole ma che, se avrò tempo,mi piacerebbe imparare.

Nella tua biografia si legge che nel 1998 hai giocato contro Boris Spassky, vuoi raccontarci qualcosa circa l’incontro, non solo alla scacchiera, con il russo campione del mondo ?

Lo incontrai in occasione di una grande simultanea organizzata con i fondi di un noto scacchista imparentato col Dottor Marco Salvatore. Il proposito, vorrei cogliere l’occasione per dichiarare che ho espressamente chiesto ai miei eredi di organizzare a Napoli, quando non ci sarò più, un Memorial Scacchistico Internazionale a mio nome. Tornando a Spassky, devo dire che la sfida fu un’esperienza unica, molto emozionante, per l’aura emanata da questo scacchista leggendario, sfidante dell’ancor più mitico Fischer. Devo dire però che leggendari erano anche quei tempi, in cui ancora non dominava l’intelligenza artificiale, che presso le ultime generazioni ha instillato, a mio parere, una concezione del gioco eccessivamente “tecnologica”, dove prevalgono formule combinatorie, rispetto alle quali l’intelligenza umana non può che soccombere.

Avesti anche occasione di dialogare con il campione russo ?
No, non ci fu occasione. Ma con personaggi del genere si stabilisce ugualmente una comunicazione del tutto particolare, come una sorta di tranfert…

Come è noto, sei anche divulgatore ed esperto d’arte pittorica, specialmente in riferimento alla Scuola Napoletana. Quali i punti di contatto trovi tra l’arte e il gioco degli scacchi ?

Nel gioco degli scacchi sono coinvolte diverse capacità, sulle quali a mio modo di vederene prevalgono tre: creatività, memoria e aggressività. Per questo ritengo che non ci siano state finora grandissime giocatrici donne, poiché l’aggressività è una caratteristica più che altro maschile. Venendo all’arte, è dunque senz’altro la creatività, data la possibilità di inventare sempre nuove varianti, ciò che accomuna scacchi e arte.

Ho letto della tua partecipazione al famoso Rischiatutto televisivo. Un ricordo di Mike Bongiorno ? La più celebre icona della TV italiana per più di mezzo secolo…

Al Rischiatutto approdai nel 1972 dopo aver sostenuto due durissime selezioni, rispondevo a domande sui Premi Nobel: modalità ben diverse da quanto avviene oggi per comparire in video. Di Mike ricordo la grandissima professionalità. In merito devo confermare, come più d’uno ha osservato, che le sue gaffe erano spesso studiate ad arte per stuzzicare il pubblico e fare dell’ospite del quiz un “personaggio”.

[NDR, questo il link YouTube per vedere un frammento della trasmissione televisiva]https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s

Secondo te, gli scacchi possono andare oltre il raffinato esercizio teorico e di palestra mentale fino a diventare “maestri di vita” ?

Sì, e per questo gli scacchi dovrebbero essere insegnati nelle scuole. Nel gioco delle carte ci può sempre essere il classico “imbroglione”, ma quando ci si siede alla scacchiera non può che esserci lealtà. Dopo l’incontro, quando si porge la mano all’avversario, si dà la mano a un amico, anche se non lo si conosce. Tornando alle scuole, nel corso dei dieci anni in cui fui Presidente della Lega Scacchistica Campana mi impegnai per rendere gli scacchi materia obbligatoria nelle scuole, per la capacità del gioco di accrescere l’intelligenza e la fantasia.

E a te ? In cosa ti hanno cambiato gli scacchi ?

Gli scacchi mi hanno instillato una passione “sana”. Vedi, da giovane passavo per essere «bello» ed avevo una grande passione per le donne. A quel tempo, mi capitava di dire: “Andrò a Milano per un festival”, mentre i miei festival erano di tutt’altro genere…ma da quando gli scacchi sono entrati nella mia vita non mi è più passato per la testa di mentire; se dicevo di andare a giocare, andavo a giocare. Gli scacchi mi hanno attirato più del gentil sesso.

Sei credente?

No. Almeno non nelle religioni tradizionali. Sono certo che esiste una mente suprema che ha creato il mondo. Se osserviamo l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, come gli aminoacidi che costituiscono una proteina, ci accorgiamo che il tutto non può essere avvenuto per caso; è opera di una mente suprema, ma questa intelligenza non si interessa al nostro destino, ha cose ben più serie a cui dedicarsi poiché è al di fuori del tempo e dello spazio.


Il torneo riprende, e Achille fa ritorno in sala con fare guascone. L’Achille scacchista non è troppo diverso dall’Achille persona: un misto di fanciullesco entusiasmo e di profonda vivacità intellettuale, condite da ambizione e temerarietà;temperate entrambe sulla via di una conquistata saggezza.



Gianfranco Tirelli

A.D. Scacchistica Partenopea
Via Gioacchino Rossini, 6
80128 Napoli


mercoledì 8 maggio 2019

Visita sabato 18 maggio: chiesa S. Maria del Parto


Visita gratuita sabato 18 maggio ore 10:45 chiesa S. Maria del Parto
poscia altre chiese


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 35^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 18 maggio, ed interesserà la chiesa di S. Maria del Parto a Mergellina, con appuntamento alle ore 10:45 ingresso della chiesa, poscia vedremo la chiesa di Piedigrotta, il Parco Vergiliano con le tombe di Leopardi e Virgilio ed infine l’edicola con immagine virile.

Nei giorni precedenti vi sono altri importanti eventi culturali che vi segnalo:
mercoledì 15 maggio presso il teatro sito nella biblioteca comunale di Piano di Sorrento alle ore 17 presenterò il mio libro Achille Lauro superstar (consultabile in rete digitando il titolo) e regalerò una copia a tutti gli intervenuti, mentre giovedì 16 maggio alle 17:30, nell'aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero, ci sarà, con l'ausilio di decine di foto a colori, la illustrazione delle fontane di Napoli con l’intervento del celebre napoletanista Aurelio De Rose.

Nelle more vi invito a consultare alcuni miei articoli sulla visita guidata.

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=fattura+e+diavolo+mergellina

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=la+collina+dei+poeti

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=edicola+immagine+virile

Spargete la lieta notizia ai 4 venti

martedì 7 maggio 2019

Il nostro triste futuro



Come cittadini europei il nostro futuro si presenta denso di nuvole minacciose: calo demografico, diminuzione della produzione, aumento della disoccupazione e soprattutto dei vecchi.
Ci avviamo ad un tracollo epocale, ma non ci arriveremo tutti assieme. Ogni Stato seguirà una via indipendente, legata all’ammontare del debito pubblico.
Vi sarà un giorno, molto vicino, in cui la periodica collocazione sul mercato dei buoni del tesoro incontrerà difficoltà e non tutta l’offerta troverà acquirenti, nonostante i tassi di interesse incoraggianti. L’asta successiva sarà un disastro e lo Stato dovrà dichiarare la non redimibilità dei titoli da lui emessi. (cosa significhi la parola chiedetelo ai vostri nonni, la conoscono molto bene).
Seguirà nelle ore successive il blocco dei depositi bancari ed il crollo del mercato azionario. Vi saranno rivolte, ma sarà tutto inutile: la bancarotta travolgerà tutti i cittadini.   
Quale sarà questo Stato gravato da un debito pubblico terrificante? Lascio al lettore la risposta e buona fortuna, ne avremo bisogno.


Achille della Ragione



pubblicato da 
La Repubblica
8 maggio 2019, pag. 23

domenica 28 aprile 2019

Sempre meno figli: fine di una civiltà





Gentile signora Aspesi,
Sono anni che non Le scrivo, quanta malinconia. Ricordo le sue acute risposte alle mie lettere, spedite durante il lungo periodo in cui sono stato gradito ospite di Rebibbia. Ogni volta che veniva pubblicato un mio intervento, il Venerdì di Repubblica girava vorticosamente tra le tristi mura ed era letto con eguale attenzione da galeotti e personale penitenziario. Ricordo, tra le tante, con particolare emozione le missive pubblicate il 23/12/2011, il 7/12/2012 ed il 12/7/2013.
Le scrivo perché mi ha affascinato la sua risposta alla donna che non vuole avere figli e vorrei far conoscere la mia opinione in merito.

Sempre meno figli: fine di una civiltà

Uno dei motivi principali che condurranno al declino della nostra civiltà è costituito dalla scarsa quanto nulla volontà delle donne di fare figli. A tutto anelano: studiare, lavorare, passare da un rapporto libero ad uno ancora meno impegnativo e dimenticano che l’unico motivo che giustifica la loro presenza sulla Terra è uno soltanto: fare figli.
I governi possono e debbono cercare di invertire questa deleteria situazione, creando cospicui incentivi economici alle coppie che decidono di avere figli, oltre a potenziare i servizi di assistenza per l’infanzia per agevolare le madri che si ostinano a lavorare.
Ma bisogna fare presto, perchè entro 10 – 15 anni non si potrà più fare nulla ed il declino demografico sarà irreversibile.

Achille della Ragione

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 Venerdì di Repubblica 10 maggio 2019
- Rubrica Questioni di cuore - pag.10-11
Lei mi ha scritto altre volte della sua vita tribolata, e per questo pubblico la sua lettera, anche per richiamarla alla realtà. Ma cosa le hanno fatto le donne perché lei pensi , e scriva, che il loro compito sulla Terra è solo quello di fare figli?
Sono sulla Terra per vivere, contribuire al miglioramento del mondo e alla sua difesa, e anche per essere madri: se lo desiderano, se sono nelle condizioni non solo economiche per crescere dei figli, possibilmente con la collaborazione di un padre.
Poi essere madri, come padri, non assicura che si sia in grado di farlo, di essere ottimi e non pessimi madri e pari. Lo direi soprattutto per i padri, che spesso abdicano a questa funzione affidandone tutta la responsabilità alle madri.
E poi,sempre seguendo il suo ragionamento, secondo lei o si è madri o si studia, o si è madri o si lavora, o si è madri o si hanno rapporti liberi?
Rifletta anche su questa sua brutta frase: le madri che "si ostinano" a lavorare.
Magari lo fanno per mantenere i figli e talvolta il marito, o perché amano la loro professione o la loro arte o perché vogliono fare carriera, o essere indipendenti o addirittura per consolarsi di un compagno difficile come forse è stato lei.
Quanto alla nostra famosa civiltà, se ci guardiamo attorno possiamo dire che è già in caduta libera e non certo per colpa delle donne.
Per favore allarghi la sua visione oltre ai labili confini di questo nostro piccolo Paese: fuori c'è un mondo da capire e accettare, soprattutto con cui collaborare perché non i popoli più poveri, ma i più ricchi, i più avanzati, i più forti, possono invaderci e assaltare la nostra economia.
Natalia Aspesi

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Il Mattino 11 maggio 2019, pag. 42
Caro Achille, il calo demografico del nostro Paese è allo stesso tempo l'origine e l'effetto di tutti i mali italiani. Il numero medio di figli per donna nel 2018 (fonti Istat) è stato 1,34. Abbiamo però avuto momenti peggiori. Il punto più basso in termini di fecondità è stato toccato nel 1995: le donne avevano 1,19 figli di media.
Colpa degli scarsi investimenti per conciliare lavoro e famiglia per le donne? Verissimo.
Certo ci vorrebbero più asili, orari flessibili, servizi di sostegno e permessi speciali. Ma anche nei paesi europei dove si spendono più denari per la famiglia non si assiste certo a un boom della natalità,
C'è allora un aspetto culturale che spesso viene sottovalutato: l'egoismo strisciante nella società moderna e appagata della Vecchia Europa.
Le donne, come gli uomini, si dedicano più a loro stessi. Al lavoro, al tempo libero, ai social.
Fare figli è un atto di generosità, un impegno che dà gioia ma che richiede anche tanto impegno e tempo da dedicare. E oggi abbiamo fatto di tutto per averne sempre meno.


Federico Monga 

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