lunedì 14 ottobre 2019

Un interessante libro sulla pittura del Seicento napoletano

  
fig.1 - Copertina

Rosaria Di Girolamo è una giovane quanto brava studiosa, la quale ha da poco pubblicato un libro sulla pittura del Seicento napoletano dal titolo intrigante: Gli anonimi ritrovati (fig.1), nel quale, tra i tanti pittori sviscerati e documentati con foto a colori, dedica una particolare attenzione a Caravaggio ed ai numerosi artisti attivi nella Cattedrale di Castellammare di Stabia. 
Ogni pittore è accompagnato da un’esaustiva bibliografia di riferimento e da interessanti foto a colori.
Un capitolo è dedicato al Maestro dell’Annuncio ai pastori (fig.2), un autore al quale ho dedicato una  e finalmente, dopo tante diatribe, ho dato nome e cognome precisi: Bartolomeo Passante (e non Bassante).  
La studiosa ha riportato un lungo passo da me scritto anni fa, che venne pubblicato, oltre che in testi specializzati, anche su alcuni quotidiani, che riporto per la gioia dei lettori e per soddisfare la mia vanità:
“Il Maestro degli Annunci ai pastori va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne. Una sorta di introspezione sociologica ante litteram della questione meridionale, indagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti negli sterminati latifondi come servi della gleba; immagine di un mondo contadino e pastorale arcaico ma innocente e la cui speranza è legata ad un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato dall’annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.
L’attività del Maestro degli Annunci copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più disperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.”
Non mi resta che augurarvi buona lettura.

Achille della Ragione 


fig.2 - Bartolomeo Passante - Annuncio ai pastori

venerdì 11 ottobre 2019

Ammalarsi a Posillipo: pubblico o privato? Meglio curarsi altrove

 Fig. 1 - Ospedale Fatebenefratelli, facciata

Prima di partire con la descrizione degli ospedali e delle cliniche collocati nel quartiere chic della città, voglio giustificare il perché di un titolo apparentemente severo: meglio curarsi altrove,  che si riferisce a tutte le strutture sanitarie napoletane e non solo a quelle localizzate a Posillipo, rimembrando una mia lettera sull’argomento, pubblicata da numerosi quotidiani, che scatenò le ire dell’allora (siamo nel 2006) presidente dell’ordine dei medici, che mi convocò davanti ad una commissione disciplinare per giustificare il motivo per cui consigliavo di evitare Napoli e recarsi altrove, quando si era affetti da patologie serie. Mi difesi con energia con un’arringa degna di Cicerone e convinsi i colleghi che avevo espresso un’opinione ampiamente condivisibile. In seguito pubblicai una nuova lettera che propongo all’attenzione dei lettori:

Curarsi qui è pericoloso
Sono l' amico medico che ha consigliato al giornalista Goffredo Locatelli di recarsi al San Raffaele di Milano per sottoporsi a intervento di by-pass; anzi poiché ero affetto da eguale patologia mi sono ricoverato anche io. Essendo meno coraggioso ho preferito sottopormi ad angioplastica, una tecnica meno invasiva, che a Napoli i colleghi ritenevano non applicabile. Non mi resta che fare mio il perentorio invito di Eduardo: fuitevenne. Almeno per curarsi non esiste luogo più pericoloso di Napoli, parola di medico ammalato.
La Repubblica N – 6 marzo 2006

Fig. 2 - Ospedale Fatebenefratelli, facciata

E partiamo ora con la nostra carrellata sanitaria parlando dell’ospedale Fatebenefratelli (fig.1–2), che sfrutta la dimora gentilizia di un celebre quanto ricco napoletano e dal 1937 è a disposizione della popolazione che necessita di cure. Nel tempo è aumentata la recettività, che sarebbe potuta crescere a dismisura se una struttura contigua, che negli anni Sessanta ospitava la sede della Forrest Scherman School, donata all’ospedale, fosse stata ristrutturata. Viceversa sono passati decenni, per un breve periodo ha ospitato la sede dell’Istituto alberghiero, per scomparire in pochi giorni, pochi giorni fa, in maniera rapida quanto sospetta, sperando che non si trasformi in una serie di palazzoni per civili abitazioni.  
Il grande vantaggio che offre l’ospedale ai suoi utenti è la relativa rapidità di ricezione del pronto soccorso (fig.3), che nell’arco di poco tempo (ore se non minuti) è in grado di ricevere i pazienti, a differenza del gettonatissimo Cardarelli, dove, se sei in fin di vita col codice rosso, devi attendere all’infinito, perché ti trovi almeno 50 pazienti più gravi di te.
In passato hanno lavorato medici famosi come primari; un nome solo voglio ricordare Chiantera, celebre ginecologo, ma trovandomi cito anche un valido pediatra: Donato Zappulli, che ha avuto l’onore di essere mio compagno di liceo. E poiché siamo passati ai ricordi personali voglio illustrare le mie due esperienze dirette come paziente, la prima nel 2006, quando accusai un acuto dolore al petto ed essendo un plurinfartuato, sospettai che si trattasse di una recidiva. Era un sabato sera intorno alle 20, quando il traffico diventa a croce uncinata, per cui dissi a mio figlio Gian Filippo che mi accompagnava in auto: “ Inutile tentare di raggiungere il Monaldi, ci vorrebbe un’eternità, (mentre in questi casi è opportuno raggiungere l’ospedale entro un’ora dai primi  sintomi), dirigiamoci verso il Fatebenefratelli (che dista circa un chilometro dalla mia villa). Fui visitato immediatamente, per fortuna si trattava di una crisi ipertensiva, anche se grave, 220/130, una endovena di Lasix, ripetuta dopo un’ora, abbondanti scariche di urina, la notte trascorsa in rianimazione e la mattina successiva la dimissione. La seconda esperienza è recente, risale allo scorso aprile, quando, dopo aver trascorso una notte infernale tra tosse, sputi corposi e difficoltà respiratorie, mi reco al pronto soccorso e dopo esami di laboratorio ed una radiografia del torace in meno di un’ora si arriva alla diagnosi: bronco polmonite, che mi tormenterà per alcune settimane.
Imbarazzante alcuni anni fa (nel 2014) fu viceversa l’esperienza di una mia domestica, alla quale tenevo moltissimo, dopo oltre dieci anni di onorato servizio presso la mia famiglia. Era affetta da un cancro all’utero, che aveva già invaso gli organi limitrofi. Quando parlai col primario egli mi disse che era inoperabile e le rimanevano pochi mesi di vita. Non mi diedi per vinto e la feci ricoverare al Pascale, dove fu sottoposta ad un intervento di 6 ore, ma da allora sta benissimo ed i controlli periodici escludono qualsiasi recidiva. 

 Fig. 3 - Ospedale Fatebenefratelli, ingresso pronto soccorso
  

Fig. 4 - Ospedale Pausillipon, ingresso
 Fig. 5 - Ospedale Pausillipon, corridoio


Passando in età pediatrica dobbiamo segnalare la benemerita attività del Pausillipon (fig.4), gemellato con il Santobono, che ha sede al Vomero, che oltre a fornire ai bambini un’assistenza qualificata, grazie a benemerite associazioni di volontariato, cerca di far dimenticare ai pargoletti la sfortuna che li ha colpiti (fig.5).
Esaminiamo ora le strutture private, partendo da quella che per decenni è stata considerata la meta preferita dei pazienti danarosi: Villa del sole (fig.6–7) e che negli ultimi anni, travolta dalla crisi economica e dagli scandali di medici truffaldini, che cercavano di indirizzare verso la struttura pazienti che si erano rivolti all’assistenza pubblica ed erano spaventati dalle attese estenuanti, si è trasformata in una serie di mega ambulatori (fig.8) dove si eseguono sofisticati accertamenti diagnostici.
Proseguiamo con la clinica Posillipo, della quale troneggia ancora l’insegna (fig.9) sulla via omonima, mentre le lussuose stanze di degenza, che hanno avuto l’altissimo onore di ricoverare nel lontano 1962 un illustre paziente: me medesimo, per un delicato intervento di turbinectomia bilaterale, sono ora utilizzate per accertamenti diagnostici di altissimo livello.
L’ultima arrivata nel campo delle strutture private è Villa Angela (fig.10), posta sulla discesa del Parco Cafiero e dotata di un accogliente parcheggio e soprattutto di un impagabile panorama (fig.11). Essa ha usufruito, rendendole lussuose ed accoglienti, delle antiche camere di un convento di monache, costretto a chiudere per crisi di vocazioni; le religiose scompaiono mentre gli anziani bisognosi di assistenza aumentano giorno dopo giorno e la vera specialità di Villa Angela è la cura affettuosa e scrupolosa che presta a questi nostri antenati (fig.12), senza dimenticare una serie di indagini diagnostiche e dei pacchetti mutuabili di check up senologici e cardiologici di altissimo livello con la consulenza di validi specialisti.
E concludiamo in bellezza parlando della più importante clinica della città: la Mediterranea (fig.13), posta all’inizio di via Orazio e dalla quale si può ammirare un panorama da favola (fig.14). Oltre a reparti specializzati ed attrezzature d’avanguardia, vi è una sala per riunioni, dove periodicamente si svolgono convegni internazionali (fig.15) con la partecipazione di scienziati di grande prestigio. Due dei miei tre figli hanno visto la luce in questa splendida clinica, mentre mio figlio Gian Filippo venne operato al piede dal mitico chirurgo Giuseppe Zannini ed il sottoscritto subì quindicenne la resezione sottomucosa del setto nasale. Anche ora sono in attesa da mesi e mesi di essere operato di cataratta e pare che dovrò attendere ancora a lungo, perché la Mediterranea, a differenza di tutti gli ospedali del mondo, non prevede una via preferenziale per i medici(prevista dal codice deontologico dell’ordine professionale) e si attiene scrupolosamente alle estenuanti prenotazioni allestite dalla Asl di appartenenza.

Achille della Ragione

Fig. 6 - Clinica Villa del sole, tra struttura e panorama
Fig. 7 - Clinica Villa del sole, ingresso

 Fig. 8 - Clinica Villa del sole, reparto radiologia
 Fig. 9 - Clinica Posillipo,insegna

 Fig. 10 - Clinica Villa Angela, ingresso
 Fig. 11 - Clinica Villa Angela, panorama

 Fig. 12 - Clinica Villa Angela, ospiti over 80

 Fig. 13 - Clinica Mediterranea, facciata

Fig. 14 - Clinica Mediterranea, panorama
Fig. 15 - Clinica Mediterranea, congresso cardiologia clinica

sabato 5 ottobre 2019

Prossime visite guidate e presentazione libri


o pesce e san Rafele

Carissimi amici ed amici degli amici esultate, dopo lo straordinario successo delle prime 4 visite guidate, 
sabato 12 ottobre visiteremo alcune chiese di Materdei, abitualmente chiuse, tra cui anche quella famosa per il bacio al pesce di San Raffaele, poscia l’archivio Bonelli, ricco di testimonianze sulla storia di Napoli.Appuntamento ore 10:45 stazione metropolitana Materdei.

Sabato 19 ottobre visiteremo una straordinaria mostra con oltre 120 dipinti dell’antiquario Lampronti, che si tiene alla Reggia di Caserta e sulla quale vi invito a leggere la mia recensione consultando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/09/una-superba-mostra-di-lampronti-alla.html
Appuntamento ore 11:15 biglietteria della Reggia.

Ma l'appuntamento più importante del 2019 sarà venerdì 18 ottobre, quando alle 17:30, nell'aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero, ci sarà, con l'ausilio di decine di foto a colori, la presentazione del mio ultimo libro: "Le ragioni di Achille della Ragione" e sarà possibile acquistarne una copia per soli 15 euro.

Diffondete la notizia ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere la visita successiva andando sul mio blog
www.delleragione.eu
Achille

mercoledì 2 ottobre 2019

Schiavi e disorientati dalle fake news



Cominciamo col precisare il significato del termine di cui intendiamo discutere: per fake news si indica una notizia falsa, una bufala o per meglio dire una castroneria, che la potenza dei mass media, cartacei o telematici, fa passare per vera; a volte per inconfessabili motivi commerciali, altre volte per inguaribile ignoranza, una malattia diffusa quanto contagiosa.
Le scempiaggini che potremmo citare sono infinite, partiamo dalle più comuni, come ad esempio che lo zucchero di canna sia preferibile a quello bianco, quando si tratta della stessa sostanza, ad una delle quali è stato aggiunto un colorante; oppure rimanendo in campo alimentare, che bere vino bianco è preferibile rispetto al rosso, perché contiene meno tannino, senza parlare dei vegani a cui è proibito baciare gli onnivori (il 99% della popolazione), perché il contatto tra le due salive avrebbe effetti nefasti. 
Un capitolo scabroso è costituito dagli integratori alimentari, in grado secondo i social di contrastare quasi tutte le patologie, mentre nella totalità dei casi si tratta di semplici placebo.
E per concludere in bellezza, rimanendo nel campo della salute, parliamo della medicina omeopatica, la più antica delle fake news, che ha molti seguaci, che si illudono di curarsi, senza sapere che gli pseudo farmaci che assumono, dopo infinite diluizioni, non contengono una sola grammo molecola della sostanza originaria.
O tempora, o mores, potremmo esclamare, ma ben pochi capirebbero.

Achille della Ragione

venerdì 27 settembre 2019

Una superba mostra di Lampronti alla Reggia di Caserta


01 -Artemisia Gentileschi - Betsabea al bagno
CATALOGO IN PDF [7Mb]

Per oltre tre mesi si potrà ammirare nella Reggia di Caserta una mostra di oltre 100 dipinti appartenenti ad uno dei più importanti antiquari presenti sul mercato internazionale: Cesare Lampronti. L’esposizione comprende quadri appartenenti a varie scuole pittoriche sia del Seicento che del Settecento, come fa presagire il titolo: Da Artemisia ad Hackert, ma noi nel nostro modesto contributo illustreremo, salvo rare eccezioni, unicamente opere del secolo d’oro della pittura napoletana.
Cominciamo la nostra entusiasmante carrellata con il quadro di copertina: Betsabea al bagno (fig.1), che mette in risalto la nota abilità della pittrice ad eseguire sensuali nudi femminili. Rappresenta una replica con varianti della celebre tela conservata a Columbus nel Museum of fine arts ed appartiene al periodo del soggiorno napoletano dell’artista. Una bellezza solare si irradia dalle nudità di Betsabea con una prodigalità intensa nel dispensare i più golosi piaceri all’occhio dell’osservatore; una scena da raffinato voyeur, che avrà fatto la gioia di qualche ricco collezionato dai gusti raffinati.
Per rimanere nel campo della delicatezza proponiamo due opere di Bernardo Cavallino: una Allegoria della pittura (fig.2) ed una Adorazione dei pastori (fig.3), entrambe appartenenti agli anni giovani dell’attività dell’artista, un vero poeta per delicatezza di tocco ed eleganza nella composizione.
Passiamo ora ad un gigante indiscusso del secolo d’oro: Luca Giordano presente con tre esibizioni di bravura, partendo da un Diogene alla ricerca della verit(fig.4), già del famoso antiquario Marco Datrino, che ebbe l’onore di andare in copertina del mio libro Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano III tomo(consultabile in rete digitando il titolo). La tela, eseguita negli anni in cui Luca era influenzato da Jusepe Ribera, si fa apprezzare per una fluente e vividissima condotta pittorica, che a tratti si rischiara nel roseo inatteso degli incarnati e della mano, in altri si ricarica di una lucidissima verità, come sul metallo della lanterna. Per le altre due realizzazioni del Giordano, una coppia di raffinati olii su vetro, raffiguranti Ercole ed Onfale ed Aurora e Cefalo (fig.5–6) rimaniamo muti e facciamo parlare la lucentezza abbagliante delle figure.
Rimanendo nel campo dei pendant proponiamo ora al lettore due Vanitas (fig.7–8), che se non fossero attribuite a Francesco Solimena da Nicola Spinosa, massimo esperto dell’artista ed autore di una recente ponderosa monografia sull’autore, avrebbero fatto sorgere qualche dubbio a “semplici dilettanti” come me medesimo.


02 - Bernardo Cavallino - Allegoria della pittura

03 - Bernardo Cavallino - Adorazione dei pastori
04 - Luca Giordano - Diogene alla ricerca della veritá


05 - Luca Giordano - Ercole ed Onfale
06 Luca Giordano - Aurora e Cefalo
07 - Francesco Solimena - Vanitas  con libro
09 - Micco Spadaro - Martirio di S. Andrea
010 - Micco Spadaro - Martirio di San Bartolomeo

Superbi viceversa i due martiri di Micco Spadaro (fig.9–10), repliche con varianti di opere note dell’artista, che incutono nell’osservatore un senso di smarrimento e nello stesso tempo di ammirazione per la pennellata sciolta e garbata dell’esecutore.
Anche di Andrea Vaccaro sono esposti due quadri, anche se di soggetto diverso, un Salomè con la testa del Battista (fig.11), ritenuto nella scheda del catalogo eseguito in collaborazione con il figlio Nicola ed uno splendido Matrimonio mistico di S. Caterina (fig.12), siglato, già da me pubblicato nella mia monografia sul pittore (fig.110).
Pure Massimo Stanzione è presente con due tele, un capolavoro rappresentato dall’Annuncio a Zaccaria (fig.13), consevato in una raccolta spagnola ed un Ritratto di dama con breviario (fig.14), già di proprietà della nobile famiglia Sanseverino, come si arguisce dallo stemma araldico presente nella composizione, che a nostro modesto parere non è autografo.
Sempre in tema di coppia presentiamo ora due interessanti nature morte, già illustrate nella mia monografia sull’argomento: una sontuosa Ghirlanda di fiori (fig.15) eseguita da Paolo Porpora ed una appetitosa Composizione di frutta (fig.16) prodotta dal virtuoso pennello di Giuseppe Ruoppolo.
Tra gli allievi di Ribera vi è una splendida Incredulità di San Tommaso (fig.17), opera di Francesco Fracanzano e da me pubblicata a pag.10 della mia monografia sull’artista ed un’inedita composizione (fig.18) del Maestro dell’annuncio ai pastori, che finalmente, dopo i documenti da me resi noti, possiamo chiamare col suo vero nome: Bartolomeo Passante (con la P e non la B come indicato da altri studiosi).
Dal volto sofferto dal quale trapela amarezza e dolore un Ecce Homo (fig.19) eseguito da Mattia Preti durante il soggiorno all’ombra del Vesuvio.
Passiamo ora a Salvator Rosa presente con tre capolavori ed un quadro con attribuzione sbagliata, che grida vendetta e di cui parleremo in seguito. Partiamo da un Carnefice con la testa del Battista (fig.20) di rara potenza espressiva, seguito da due romantici paesaggi (fig.21–22), una specialità prediletta dal poliedrico artista. Ed esaminiamo ora il dipinto incriminato  (fig.23) erroneamente indicato come martirio di S. Agata, mentre viceversa raffigura il supplizio di S. Apollonia, come capirebbe anche una bizoca o un parroco di campagna; infatti alla prima furono amputati i seni, mentre alla seconda asportati i denti e poscia, se non avesse bestemmiato, a piacere  Dio o la Madonna, sarebbe stata bruciata viva (come si evince dal cavadenti e dal legname posti in basso nella composizione). Il dipinto è stato donato alla Reggia e notificato dallo Stato come opera di Salvator Rosa, mentre è stato eseguito da Agostino Beltrano. Per chi volesse approfondire l’argomento basta digitare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=martirio+beltrano+
I lettori ci permetteranno una escursione nella pittura bolognese, ma l’Allegoria della vita (fig.24) di Guido Cagnacci possiede attributi anatomici di tale potenza, che non ammettono repliche.
Ci portiamo ora nel Settecento per un omaggio a Corrado Giaquinto in mostra con un superbo dipinto (fig.25),  ringraziamo il Vanvitelli per un’immagine della Riviera di Chiaia (fig.26) che pochi ricordano e concludiamo in bellezza con Il porto di Salerno visto da Vietri sul mare (fig.27) del sommo Hachert, che fa crepare di invidia le altre vedute dell’artista incluse nella collezione permanente della Reggia di Caserta.
Per chi volesse dare uno sguardo al catalogo della mostra deve semplicemente digitare il link:

Achille della Ragione
011 - Andrea Vaccaro - Salomè con la testa del Battista
  

012 - Andrea Vaccaro -Matrimonio mistico di  S. Caterina - siglato


013 - Massimo Stanzione - Annuncio a Zaccaria
  
014 - Massimo Stanzione - Ritratto di dama con breviario

015 - Paolo Porpora - Ghirlanda di fiori

016 - Giuseppe Ruoppolo - Natura morta di frutta

017 - Francesco Fracanzano - Incredulitá di San Tommaso


018 - Maestro dell'annuncio ai pastrori - Annuncio ai pastori - Bologna, collezione privata

019 - Mattia Preti - Ecce Homo
020 - Salvator Rosa - Carnefice con la testa del Battista


021 - Salvator Rosa - Paesaggio marino

022 - Salvator Rosa - Paesaggio con figure


023 - Agostino Beltrano - Martirio di S. Apollonia

 024 - Guido Cagnacci - Allegoria della morte

025 - Corrado Giaquinto -  Trinitá e sacro dittico -

026 -  Gaspare Vanvitelli -  Veduta della Riviera di Chiaia - Inghilterra. collezione privata

027 - Jakob Philipp Hackert - Il porto di Salerno visto da Vietri sul mare

CATALOGO IN PDF [7Mb]


mercoledì 25 settembre 2019

“Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano” V tomo


in 1^ di copertina
Adriaen Van Utrecht, Scena di cucina
Tel Aviv, collezione Carignani di Novoli


L'ultima opera di Achille della Ragione “Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano” V tomo, raccoglie una serie di articoli pubblicati dall’autore nel 2019 su riviste cartace e telematiche. Si tratta in prevalenza di contributi alla storia della pittura napoletana del Seicento e del Settecento, ma non è trascurato il mercato e soprattutto l’invito a scoprire, in egual misura, capolavori inediti ed autori poco noti.
Vi sono anche alcuni contributi cronologicamente fuori tema, ma meglio “abbundare quam deficere”.

L’ipogeo della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi
Un Recco ed un Vaccaro da ammirare
Una replica autografa del Giacobbe del Ribera
Una sensuale Lucrezia di Andrea Vaccaro
Bozzetti del barocco napoletano
Domenico Gargiulo sponsor della convivialità
Due interessanti dipinti del ‘600 napoletano
Uno spettacolare pendant di Adriaen Van Utrech
Due pregevoli dipinti del Seicento napoletano
Un inedito pendant di Giacinto Diano
Dipinti del Seicento napoletano in asta a Vienna
Un inedito di Beinaschi di argomento biblico
Percorsi divini
Un sensuale capolavoro di Luca Giordano
L’ultimo libro di Achille della Ragione
Una prorompente battaglia di Aniello Falcone
Mostra sul Vesuvio al museo di San Martino
Memorabile visita guidata delle chiese di Forio d'Ischia
Mostra su Paolo De Matteis a Castellabate
La scuola di Posillipo, una mostra da non perdere
Un inedito del Seicento napoletano
Capolavori di una nobile famiglia napoletana

     

in 4^ di copertina
Aniello Falcone, Scontro all'arma bianca
Brescia, collezione privata

scarica il testo in PDF [14Mb]




giovedì 19 settembre 2019

Capolavori di una nobile famiglia napoletana

fig.1  - Caracciolo G.B. -  S.M.Egiziaca - 100x127


Abbiamo avuto l’onore di visitare un’antica dimora di una nobile famiglia napoletana e soprattutto abbiamo avuto il raro privilegio di poter esprimere un parere sulla paternità dei numerosi quadri ivi conservati.  
Vogliamo cominciare la nostra carrellata da una splendida quanto languida S. Maria Egiziaca (fig.1), che nel corso delle operazioni di rifodero e pulitura, eseguite nel 2001, fece emergere la firma dell’autore sul fronte del poggio che sostiene il braccio destro della santa: Caracciolo. Abbiamo chiesto un parere sull’autografia della tela al massimo esperto del settore, autore di una monografia sull’artista ed è stato positivo.
Passiamo ora ad esaminare una Beata Vergine dei sette dolori (fig.2), che in passato, da autorevoli studiosi è stata assegnata sia a Guido Reni che ad Andrea Vaccaro, mentre il dipinto, di notevole qualità, è a nostro parere opera del virtuoso pennello di Paolo De Matteis.
Riportiamo una puntuale descrizione dell’opera da parte di uno studioso che la  assegnava a Guido Reni:”La Madonna e seduta con le mani incrociate sulle ginocchia. Ha il manto azzurro e la veste rosa gialliccio. Dalla scollatura sporge l’accenno bianco di una sottoveste. Il capo aureolato e coperto da un velo giallo scuro. Una spada le e confitta nel petto. Il volto atteggiato a profonda mestizia piange senza lacrime. Lo sguardo di chi la mira e involontariamente attratto dalle mani con le dita intrecciate e contratte. L’artista ha voluto con questa contrazione straziante esprimere l’ineffabile dolore che pervade l’anima di una madre orbata del figlio. Tutte queste considerazioni avvalorano la tesi dell’attribuzione del quadro alla scuola reniana e finche non verranno alla luce testimonianze più attendibili la questione rimarrà sub-iudice. La cornice di legno dorato svolge una modanatura baroccamente arcuata agli angoli, ma l’arco leggermente ribassato nella parte superiore farebbe pensare a un adattamento del quadro alla preesistente modanatura marmorea o viceversa, per dare maggiore spicco alla delicata composizione della tela.”
Vi è stato poi chi ha attribuito il quadro al pennello di Andrea Vaccaro, che subì molto l’influsso del Caravaggio, ma le sue “Maddalene penitenti” e le sue “Madonne” sanno più della dolcezza e della soavità che caratterizzano lo stile dei pittori partenopei di quel tempo.
Opera certa, anche se modesta, del Vaccaro è viceversa Un putto dormiente (fig.3), siglato con il classico monogramma “AV”.
Rimanendo nell’ambito della bottega di Massimo Stanzione descriviamo ora Una Madonna con Bambino e S. Anna (fig.4), eseguita da Pacecco De Rosa, della quale riportiamo una acuta descrizione del 1968 da parte del prof. Angelo Santaniello: “La Madonna, che nel viso si richiama ai moduli del Sarnelli e del Diano, e seduta. Ha in grembo il Bambino che le circonda il collo col braccino destro, mentre appoggia la mano sinistra alla mammella della madre, come se avesse or ora smesso di succhiare. Il Bambino e avvolto in un velo biancastro. La mano destra della Madonna stringe amorevolmente il piede destro del Bambino. Sotto i piedi del Bambino e spiegazzato il velo che in parte lo avvolge. La Madonna e in manto bluastro e veste rossa con largo movimento di pieghe che ne accentua la luce tangente dei bordi. Dietro la Madonna una vecchia, Sant’Anna, dal volto pieno, un po’ volgare nelle linee somatiche. Ha la mano destra dietro le spalle della Madonna e la sinistra dietro le spalle del Bambino. Ha il capo velato dal manto sotto il quale dalla tempia sinistra sporge il bordo di un velo bianco: L’ombra avvolge tutta la scena e fa pensare alla scuola del Mattia Preti che ne praticava la consuetudine, nella seconda meta del seicento. Il volto della Madonna tuttavia e bello, di un ovale virginale e perfetto.”   
Nel 2003 il compianto prof. Vincenzo Pacelli scrive: “La Sant’Anna e quasi totalmente rifatta, cosi pure la figura del bambino. La rimozione delle vaste ridipinture per tentare un’operazione di recupero delle parti originali e operazione economica di costo elevato, specie in previsione della successiva fase che prevede un’integrazione pittorica per la quale occorre un notevole tempo (omissis). Si comprende senza fraintendimenti che si tratta di un dipinto napoletano di grande presa naturalistica eseguito tra gli allievi di Massimo Stanzione. L’artista che più degli altri mostra di possedere quei requisiti stilistici che ancora si riescono a leggere nella tela in questione, nonostante tutto quanto si e detto, e Francesco De Rosa, detto Pacecco De Rosa (Napoli 1607-1656). I rossi delle vesti e l’incarnato della Madonna, la dolcezza del modellato e l’impostazione della figura all’interno della composizione sono elementi del tutto tipici della produzione del Pacecco, quale si venne affermando nel decennio tra il 1640 e il 1650”. 

fig.2 - De Matteis Paolo -   La beata Vergine dei sette dolori -  117x176

fig.3 - Andrea Vaccaro-  Putto dormiente - siglato AV - 91x70

 
 fig.4 - Pacecco De Rosa  - Madonna con Bambino e S. Anna - 90x120

Rimaniamo sempre nella bottega del celebre cavaliere Massimo con il prossimo quadro: Un San Francesco in estasi (fig.5) da attribuire a Giuseppe Marullo e della quale riportiamo descrizioni di precedenti studiosi.
La tela, che versava in un cattivo stato di conservazione, venne visionata nel 2002 dal prof. Vincenzo Pacelli: “L’opera e di difficile attribuzione soprattutto a causa del cattivo stato di conservazione in cui attualmente versa. A parte il fondo del tutto illeggibile, anche parte della figura ha perduto rilievo plastico ed emergono solo le parti chiare (omissis). La parte visibile lascia, però, comprendere che si tratta di un’opera di buona qualità artistica. Particolarmente ispirato il volto del Santo colto nel suo intimo colloquio con il Cristo. Le mani sono eleganti nella posa, ben definite nella resa, naturalisticamente efficaci sotto l’aspetto stilistico. L’umiltà e il forte sentimento religioso che precede l’estasi conferiscono alla figura una dolcezza spirituale che si comunica al riguardante. (omissis). Allo stato attuale si può affermare che l’autore vada cercato tra quei pittori attivi nel corso della prima meta del Seicento e sicuramente in ambito naturalistico, quale si venne affermando a Napoli e in Italia meridionale dopo la venuta del Caravaggio sul finire del primo decennio del ‘600.”
Il prof. Angelo Santaniello ne da una interessante descrizione: “L’ombra nella quale il Santo è avvolto e l’espressione del volto dai lineamenti artisticamente distinti e perfetti, ne fa supporre l’appartenenza alla scuola di Mattia Preti. Il Santo e in ginocchio; i piedi e le mani, schiuse in atteggiamento di fervida preghiera, evidenziano le sanguinanti stimmate. Il viso bellissimo, lo sguardo rivolto al cielo nuvoloso e scuro, il capo, disegnato con meditata arte e precisione, leggermente riverso.”
E concludiamo proponendo al lettore, senza dilungarci, un dipinto di scuola napoletana, raffigurante La Madonna del divino amore (fig.6), che si ispira ad archetipi classici precedenti e che ci lascia con l’animo sereno e con la gioia per aver potuto ammirare tanti capolavori.

Achille della Ragione
 
fig.5 - Giuseppe Marullo -  Estasi di San Francesco d'Assisi 128x181

 fig.6 - La Madonna del Divino Amore, tela   XVIII sec. - 128x100