giovedì 12 ottobre 2017

Ammore e malavita, un film superstar



Finalmente un film su Napoli in testa agli incassi al botteghino in tutta Italia: Ammore e malavita, una panoramica sulla camorra filtrata con un’ottica di garbata ironia, che ci permette di osservare sorridendo omicidi e violenza, ma soprattutto un finale istruttivo e moraleggiante, nel quale l’amore e l’amicizia risultano vincitori.
Non più le scene cruente del filone derivato da Gomorra, che tanto successo ha incontrato anche all’estero, ma una storia di malavita, intervallata da canzoni in vernacolo, sparatorie a iosa, ma alla fine trionfano la giustizia e l’amore.
Un film da non perdere e da consigliare agli amici.

Achille della Ragione                        

mercoledì 11 ottobre 2017

Capri: una piccola isola dalla grande storia

fig. 1 - Villa Jovis

Capri, perla del golfo di Napoli, dalle coste in molti punti inaccessibili, forate di grotte incantevoli e cinta da fantastici scogli, dal clima vivificante e dai panorami stupendi, non è solo località di soggiorno tra le più famose del mondo, bensì luogo dalla lunga storia, che comincia nella notte dei tempi, tra la fine dell'età della pietra e l'inizio dell'età del bronzo. In seguito è stata fortemente influenzata dalla colonizzazione prima greca e poi romana. Gli imperatori Augusto e Tiberio la scelsero come dimora, vi realizzarono grandi opere e ne determinarono il destino di luogo "eletto".
Per molti anni diviene da scoglio periferico"centro del mondo", perché il divino Tiberio governa da Capri il suo impero sterminato inviando una serie di segnali visivi fino a Roma. I suoi ordini camminavano di picco in picco, di promontorio in promontorio da Capri a Napoli, da Baia a Capo Miseno, da Formia a Sperlonga, e così fino a Roma. Un'incessante volontà di isolamento e di dominio portò Tiberio ad insediarsi su sommità irraggiungibili ed in cavità sotterranee e sottomarine. Nacquero così le dodici ville che la tradizione gli assegnava come residenze. Oggi ne possiamo ammirare la grandezza attraverso i resti archeologici da Villa Jovis (fig.1) a Damecuta (fig.2).
Anche in epoche successive Capri si è arricchita di edifici di grande importanza storica, dal castello del mitico pirata Barbarossa (fig.3) che domina dall'alto il lembo meridionale dell'isola, alla Certosa di S. Giacomo (fig.4), dall'amplissimo chiostro, fondata nel 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario della regina Giovanna I d'Angiò, che subì nei secoli movimentate vicende, quali il saccheggio e l'incendio da parte del corsaro Dragut nel 1553 ed infine la parrocchiale di Capri, contigua alla piazzetta, la quale, benché rifatta nel 1683, serba spiccate caratteristiche di architettura locale e contiene un pavimento di marmo e delle colonne provenienti dalla Villa Jovis sul monte Tiberio.
E possiamo mai dimenticare la celebre "piazzetta" (fig.5), oggi palcoscenico e teatro internazionale, frequentata da vip, giovani rampanti, turisti, isolani, curiosi, in passato centro del quartiere medievale e nel Settecento luogo del mercato della città. Capri nei secoli, ha costituito una galleria di personaggi di varia umanità dall'imperatore Tiberio al mitico pescatore Spadaro, dal tedesco re dei cannoni Krupp al medico scrittore svedese Axel Munthe, fino a giunge ai giorni nostri alla figura dell'estroso, battagliero. ed inesauribile sindaco Federico, vessillifero di una Capri nuovamente capitale mondiale del "jet-set".
È dalla "piazzetta", cuore pulsante dell'isola, che comincia la nostra visita percorrendo via Roma, ove dopo pochi passi si incontra "La Fiorente" (fig.6), casa degli smeraldi e del corallo, una vera e propria boutique delle pietre preziose. Ad accoglierci sull'ingresso due severe statue di giada, l'una nefritica, l'altra spinacea, rappresentanti il dio della lunga vita con al collo la caratteristica borraccia contenente un'acqua miracolosa e nella mano il frutto dell'eterna giovinezza. In vetrina un altro pezzo da museo, un gigantesco corallo scolpito con i volti di numerose divinità orientali.


fig. 2 - Damecuta
fig. 3 - Castello del pirata Barbarossa

fig. 4 - Certosa di San Giacomo
fig. 5 - Piazzetta
fig. 6 - La Fiorente

Proseguendo per via Roma si incontra dopo pochi passi l'elegante esercizio commerciale della signora Canale, che vende una delle specialità locali più famose nel mondo, "Il limoncello" (fig.7), fabbricato con agrumi capresi e dotato di un marchio "doc", che non ha nulla da invidiare alla produzione dei cugini sorrentini. Venduto in bottiglie dalle fogge più disparate e dai colori più accesi, il limoncello, oltre a completare le cene in tutti i ristoranti isolani, raggiunge tutto il mondo attraverso i numerosi turisti che lo considerano tra i souvenirs più preziosi.
Oltre ai liquori sono in vendita anche ceramiche di un cromatismo allegro e sgargiante, frutto di un artigianato campano abile e dalle antiche tradizioni.
Tra gli artisti attivi a Capri negli ultimi cinquant'anni un posto speciale è occupato da Carmelina (fig.8), pittrice di stile naïf, sulla breccia da decenni, le cui tele raggiungono quotazioni altissime, a fronte di un linguaggio espressivo apparentemente elementare ma estremamente accattivante.
Il nome di Carmelina di Capri ha una risonanza internazionale; lo si può ascoltare pronunciato benissimo all'italiana a Los Angeles come a Philadelfia, a Londra come a Stoccolma, a Rio come a Berlino. Per non dire poi, di Parigi dove si ricorda ancora il grande successo della mostra con cui esplose fuori d'Italia il fenomeno della pittrice caprese nel 1964 alla famosa galleria Benezit. Nel 1958 Clark Gable e Sofia Loren le chiesero di preparare le scene di fondo per i sottotitoli del celebre film "La baia di Napoli". Oggi in alcune delle maggiori gallerie di Parigi, di Hollywood, di New York, di Berlino se trovate qualche quadro di Carmelina siete fortunati, perché appena giungono trovano subito un acquirente, tant'è la gioia mediterranea e la semplice canorità che si espande da quelle opere ricche di sole, di calore, di felicità. Scompaiono, raggiungono le pareti di case fortunate, dove sono oggetto di ammirazione e di invidia.
Il suo soggetto preferito è costituito dalla funicolare che conduce alla piazzetta dove all'ombra del campanile tanti piccoli personaggi sembrano rincorrersi senza meta, solitari, e nello stesso tempo partecipi di una folla senza volto. La stesura del colore per Carmelina avviene per sovrapposizione. "È sulla tela che si mescolano i colori e non sulla tavolozza" ci confida con enfasi la nostra interlocutrice, alla quale il colossale successo di stampa e di critica non ha montato la testa.
Ammirando i suoi quadri ho provato una commozione ed un senso di solitudine profonda non dissimile da quello che promana potente dalle "Piazze d'Italia" di Giorgio De Chirico, per cui acquistai a peso d’oro una sua tela (fig.9), che arricchisce la mia raccolta.
Ritornati in piazzetta e dirigendoci verso il Quisisana, incontriamo un altro sfarzoso gioiello di Capri, l'hotel La Palma che ospita la galleria d'arte moderna del signor Antonio Miniaci, uno dei tanti settentrionali innamoratisi del sole e del mare di Capri. Tra gli autori in mostra, spiccano prepotentemente le tele di Antonio Di Viccaro, un artista laziale, che pratica una tecnica particolare, a colpi di spatola, con la quale i colori fondono e diventano cremosi e materici, quasi palpabili e la gamma cromatica è una tempesta vivace e squillante: gli azzurri lievi, liliali, si associano ai verdi tenui pastellati, i rossi caldi, addolciti, ben si sposano alla vicinanza dei rosa delicati. La sua pittura ha una presa immediata sullo spettatore, che rimane ammaliato dal messaggio di gioia che sottende ad ogni sua opera, come nel dipinto (fig. 10) in collezione De Bellis a Roma.
Con negli occhi ancora i colori delle tele del Di Viccaro ci troviamo davanti alla vetrina di "Chantecler" (fig.11), una delle più antiche gioiellerie dell'isola, dove troneggia maestosa una portentosa portantina (fig.12), capolavoro di ebanisteria del Settecento napoletano, degna di grande antiquario e colma di ogni ben di Dio, dagli smeraldi ai rubini, brillanti ai bracciali ed orecchini d'oro lavorati in tutte le fogge. E senza dubbio il paradiso delle donne, come pure l'inferno degli uomini...
A riceverci è la gentil signora Califano che ci mostra un'icona bizantina valore inestimabile.
Capri con il suo sole dà luogo a splendide fioriture spontanee, che sembra rinnovandosi dissimulano l'aspetto delle rocce; al centro dell'isola nella sella dolce tra le due marine gli orti i giardini traboccano di profumi.
La leggenda ricorda che nel 1380 il padre priore della Certosa di S. Giacomo, colto alla sprovvista dalla notizia della venuta a Capri della sovrana Giovanna I d'Angiò, preparò una raccolta dei fiori più belli dell'isola.
la; quei fiori rimasero per tre giorni nella stessa acqua ed al momento di gettarli via il priore si accorse che l'acqua aveva acquistato una fragranza per lui misteriosa, cosicché si rivolse al religioso erudito in alchimia che individuò la provenienza di quel profumo nel "Carofilum silvestre capreense". Quell'acqua fu il primo profumo di Capri.
La storia, invece, racconta che nel 1948 il priore della Certosa, ritrovate le vecchie formule dei profumi, su licenza del Papa le svelò ad un chimico piemontese che così creò il più piccolo laboratorio del mondo denominato "Carthusia" cioè "Certosa".
Oggi la tradizione si perpetua, per la limitata produzione i metodi sono gli stessi utilizzati dai frati certosini, tutti i preparati sono a base di materie prime di alta qualità e persino il prodotto finito è incartato a mano. Le essenze provenienti dal rosmarino colto sul monte Solaro si addicono all'uomo, mentre il garofano selvatico di Capri sta alla base dei prodotti femminili.
Accattivanti i nomi dei profumi: Caprissimo, Aria di Capri, Carthusia lady, Mediterraneo. Il negozio "Carthusia" (fig.13) della signora Ruocco di via Camerelle a stento riesce a soddisfare le richieste della sua clientela.   
A Capri oltre al divertimento ed all'ozio un posto importante spetta alla cultura, perché l'isola è stata sempre ritrovo di intellettuali ed artisti. Negli anni Venti vi erano già due librerie: L'Arcadia e Trama che erano anche studi d'arte e piccoli editori locali. Per decenni dissidenti vittoriani, esteti dannunziani, facoltosi nullafacenti e dilettanti supremi hanno costituito un palcoscenico attorno al quale ha ruotato gran parte della vita intellettuale e politica dal 1905 al 1935. A mantenere alto il dibattito tra persone di elevata cultura hanno provveduto due benemeriti isolani: Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, proprietari delle tre librerie "La conchiglia" e dell'omonima casa editrice fondata nel 1989. La prima libreria "La conchiglia" apre nel 1982 in uno spazio di appena tredici metri quadrati ubicato in un vicoletto poco frequentato del centro storico. Diventa ben presto punto d'incontro di persone colte e pittori ed è utilizzata per piccole mostre di grafica, fotografia e pittura. Inizia a programmare una serie di presentazioni di libri ed incontri con autori che continuano ancora oggi. Tra i tanti nomi famosi si ricordano:Fernanda Pivano, AldoBusi, Raffaele La Capria, Luciano De Crescenzo, Fabrizia Ramondino, Isabel Allende. Nel 1989 le edizioni"La conchiglia"divengono un laboratorio di idee e di cultura da contrapporre all'idea di un'isola"da consumare". Attualmente le edizioni "La conchiglia" (fig.14)hanno un catalogo di centinaia di titoli con autori del passato come Norman Douglas e Rainer Maria Rilke e scrittori e studiosi contemporanei come Vittorio Strada e Sergio Lambiase. Nel 1996"La conchiglia" aprì un nuovo spazio in via Camerelle andando così contro tendenza rispetto alla progressiva occupazione degli spazi commerciali importanti da parte di griffes internazionali, gioiellerie, banche ed altro. In questo spazio che è divenuto immediatamente punto di riferimento per tutti gli intellettuali che soggiornano a Capri, vengono privilegiate mostre di grafica e fotografia mentre le pareti offrono una ricca varietà di stampe d'epoca, gouaches e dipinti dell'Ottocento. La scelta di aprire più librerie, l'ultima nata ad Anacapri (fig.15), e fondare una piccola casa editrice su di un'isola è basata, comunque, sulla convinzione del ruolo che ha svolto e può svolgere Capri: luogo di incontro e di tolleranza, da cui si può scrutare oltre i confini dei nostri mondi e delle nostre culture. In tal modo un soggiorno a Capri, oltre a rinfrancare il corpo, può essere utilizzato ben più proficuamente per ritemprare la mente e rafforzare la cultura.

di Achille della Ragione                         foto di Mario della Ragione

fig. 7 -  Limoncello
fig. 8 - Carmelina
fig. 9 - Carmelina - Funicolare di Capri - Napoli collezione della Ragione
fig. 10  - Di Viccaro - Panorama caprese - Roma collezione De Bellis
fig. 11 - Chantecler
fig. 12 - Portantina
fig. 13 - Carthusia
fig. 14 - La Conchiglia
fig. 15 - La Conchiglia ad Anacapri

martedì 10 ottobre 2017

S. Stefano, la più bella chiesa di Capri

tav. 1 - S. Stefano

La chiesa di Santo Stefano (tav.1) sorge sullo stesso luogo di un'altra chiesa dedicata a santa Sofia con in prossimità un vecchio convento benedettino, risalente al 580, di cui rimane solo il campanile sulla Piazzetta: la nuova chiesa fu costruita nel 1688 su progetto dell'architetto Francesco Antonio Picchiatti e completata, grazie alla realizzazione da parte di Marziale Desiderio, nel 1697; fu consacrata dal vescovo Michele Vandeneyndel  il 17 maggio 1723, diventando cattedrale di Capri. Tuttavia i lavori di completamento definitivo si protrassero fino al 1751, quando fu sistemato il coro e alcuni accorgimenti all'interno; nel 1818, con la soppressione della diocesi di Capri, perse la sua funzione di sede vescovile.
La facciata della chiesa si presenta divisa in due da una trabeazione: la parte inferiore è caratterizzata da un portale principale, decorato con finti riquadri in marmo e due laterali, sormontati da nicchie nelle quali sono contenute statue di santi (tav.2) ed una serie di lesene, mentre la parte superiore, più piccola rispetto a quella sottostante, presente una ampio finestrone centrale e termina alle estremità con delle volute; su tutta la facciata sono riconoscibili diverse decorazioni in stucco.
La facciata della chiesa di Santo Stefano a Capri svetta al di sopra delle scale di piazza Umberto I. È racchiusa tra le abitazioni tutt’intorno ma colpisce subito lo sguardo per le decorazioni in stucco e il meraviglioso contrasto che la struttura crea con il cielo. La parte inferiore presenta il portone principale ornato con finti riquadri in marmo e due laterali sormontati da due nicchie che ospitano le statue dei santi. Mentre la parte inferiore è interrotta da un finestrone con delle volute.
Una volta entrati in questo luogo tranquillo (tav.3) si ha l’impressione di essere lontani chilometri dall’atmosfera movimentata della Piazzetta. La serie di cupole che si susseguono lungo le navate laterali, ben visibili dall’esterno, riempie la chiesa della calda luce del sole di Capri. La semplicità e la bellezza dell’ambiente interno sono tipiche del Barocco raffinato che è possibile ritrovare in molte chiese dell’isola. Camminando per le navate laterali (tav.4–5) è possibile ammirare le varie cappelle adornate con eleganti decorazioni.
Sugli archi della navata principale sono collocati graziosi candelabri di vetro che catturano la luce che filtra dalla nobile cupola centrale.
Una volta entrati il chiacchiericcio tipico della Piazzetta scompare. Ci si lascia accarezzare dal quel tipo di silenzio che si lega alla spiritualità. All’interno la chiesa è a croce latina divisa in tre navate, quella centrale è coperta da una volta a botte mentre quelle laterali sono percorse da quattro cappelle sovrastate da cupole. L’area dell’altare maggiore è a forma di abside rettangolare. Questo elemento è stato realizzato con una colonna in marmo giallo trasportato dalla chiesa di San Costanzo a Marina Grande. Il pavimento in marmo (tav.6), poi, è stato costruito con frammenti provenienti da una delle dodici Ville dell’imperatore Tiberio.
All'interno la chiesa si presenta a croce latina, divisa in tre navate, dove quella principale è coperta da una volta a botte, mentre le due laterali, dove si aprono quattro cappelle su ogni lato, sono coperte da una serie di cupole: all'esterno, tali cupole, sono caratterizzate da tamburi con solchi verticali e contrafforti ad arco; la cupola principale, estradossata, si trova all'incrocio tra la navata centrale e il transetto.
La zona dell'altare maggiore è a forma di abside rettangolare: la mensa è stata realizzata tramite una colonna in marmo giallo proveniente dalla chiesa di San Costanzo, alle spalle dell'altare si trova l'organo. Nella navata di destra la prima cappella è dedicata a San Michele Arcangelo, con dipinto (tav.7) di Paolo De Matteis, la seconda è intitolata alla Vergine Maria e reca sull'altare una tela del XIX secolo raffigurante la Madonna tra gli angeli; segue la cappella della Madonna del Carmine, con dipinto della Vergine del Carmelo tra le anime del Purgatorio (tav.8), sempre di fattura del De Matteis e la cappella del Sacro Cuore di Gesù, la quale, sulle pareti laterali, contiene dei reliquiari in legno risalenti al XVII secolo ed altri reliquiari, sempre in legno, a forma di statue di santi, tra cui quello del Sacro Cuore, opera di Giacomo Colombo, in origine raffigurante il Salvatore e poi riadattato. La prima cappella della navata di sinistra ospita una tavola del XV secolo effigiante Sant'Antonio e San Michele con in mezzo la Madonna col Bambino (tav.9), la cui leggenda narra sia tornata miracolosamente al suo posto dopo essere stata gettata dai corsari in una rupe, nella seconda cappella è presente il fonte battesimale ed è adornata con un dipinto che riproduce il battesimo di Gesù, opera della scuola del Solimena, la terza cappella è dedicata a san Nicola di Bari e la quarta è dedicata a san Giuseppe, con raffigurazioni della Sacra Famiglia sull'altare, di Maria ed il Bambino tra san Giuseppe e san Francesco sul lato (tav.10) e il Transito di san Giuseppe (tav.11) sulla parete sinistra.
La parte destra del transetto è impreziosita da una tela di Andrea Malinconico, raffigurante Sant'Andrea (tav.12) ed una (tav.13) di Giacomo Farelli, rappresentate il Martirio di santo Stefano, oltre ad un'epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa; sullo stesso lato del transetto si apre la cappella del Santissimo Crocifisso: sull'altare è posta una pala del XVII secolo (tav.14-15) che ritrae Maria, Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce, un crocifisso in legno del 1691 realizzato da Giacomo Colombo e, sulle pareti, le tombe di Giacomo e Vincenzo Arcucci, realizzate nel 1612 da Michelangelo Naccherino e trasferiti dalla certosa di San Giacomo nel 1891; interessante la prima tomba dove è una riproduzione della certosa posta nelle mani del suo fondatore (tav.16) Nella parte sinistra del transetto si trova l'altare contenente le reliquie di san Costanzo, ornato con una tela di Giacomo Farelli che raffigura il santo mentre scaccia i Saraceni (tav.17) e con la statua in argento impreziosita di zaffiri e granati; anche in questo lato del transetto si apre una cappella, dedicata al Santissimo Sacramento: sull'altare è un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario (tav.18), mentre ai lati uno rappresentante Gesù fanciullo, uno Maria Immacolata ed uno San Gioacchino e Sant'Anna, della scuola di Luca Giordano.
La chiesa di Santo Stefano custodisce la storia dell’isola ed è ricca di opere d’arte, merita una visita accurata.

Achille della Ragione                  foto di Dante Caporali


tav. 2 - Busto di S. Stefano
tav. 3 - Interno di S. Stefano
tav. 4 - Navata destra
tav. 5 - Navata sinistra
tav. 6 - Pavimento dalla villa romana di Tragara
tav. 7 - Paolo De Matteis-S. Michele che calpesta Satana
tav. 8 - Paolo De Matteis-Madonna del Carmelo e le anime del Purgatorio - datata 1727
tav. 9 - Autore ignoto-Madonna col Bambino tra i Ss. Michele e Antonio da Padova
tav. 10 - Autore ignoto-Madonna col Bambino tra i Ss. Giuseppe e Francesco d'Assisi
tav. 11 - Autore ignoto-Transito di S. Giuseppe
tav. 12 - Andrea Malinconico-S. Andrea
tav. 13 - Giacomo Farelli-Martirio di S. Stefano
tav. 14 - Cappella del crocifisso
tav. 15 -Giacomo Colombo-Crocifisso
tav. 16 - Michelangelo Naccherino-Monumento funerario di Giacomo Arcucci
tav. 17 - Giacomo Farelli-S. Costanzo salva l'isola dai Saraceni
tav. 18 - Nicola Malinconico (attr.)-Madonna del Rosario

giovedì 28 settembre 2017

L’antica origine della “Margherita”



IL MATTINO 28 settembre 2017

La pizza Margherita deve il suo nome alla regina Margherita di Savoia. Fu Raffaele Esposito pizzaiolo della pizzeria Brandi, tuttora in attività, a crearla nel 1889 in onore della regina.
Condita con pomodoro, mozzarella e basilico, che rappresentavano la bandiera italiana, delle tre pizze create per l’evento, la Margherita fu la più apprezzata dalla regina. la legenda, perché di questo si tratta, la troviamo dovunque. Ma Raffaele Esposito non inventò la pizza tricolore, la fece semplicemente conoscere alla sovrana piemontese, Già nel 1849, infatti, il filologo Emmanuele Rocco, nel capitolo “Il pizzaiolo” di “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti”, coordinato da Francesco de Bourcard, parlò di combinazioni di ingredienti vari, tra i quali basilico, “pomidoro” e “sottili fette di mozzarella”. E le fette disegnavano verosimilmente il celebre fiore di campo caro agli innamorati su una pizza che Raffaele Esposito avrebbe proposto 40 anni dopo alla regina sabauda

Achille della Ragione

La pizza tutto merita tranne che una baruffa dinastica, I neoborbonici hanno dedicato all’ultima sovrana del Regno delle Sicilie, Maria Sofia, moglie di Francesco II, una pizza tricolore con mozzarella casertana, pomodorini del Vesuvio, olive di Gaeta e alici. Altri nostalgici dicono che la prima margherita fu preparata a fine Settecento per Maria Carolina d’Austria, consorte di Ferdinando IV, che fece costruire un forno a Capodimonte, di recente ripristinato.
Poiché non si parla a bocca piena, stop alle chiacchiere e magari stabiliamo che la pizza borbonica aveva sì tre colori, ma come un fiore non come una bandiera, E’ una fesseria, ma spero di accontentare qualcuno.
Pietro Gargano

lunedì 25 settembre 2017

2^ visita guidata e presentazione libro



Carissimi amici ed amici degli amici, esultate! La prossima visita guidata è  fissata per  sabato  30 settembre, quando visiteremo  una bella mostra  su 5 artisti contemporanei: Napoli incontra New York, che si tiene a Palazzo Zevallos (via Toledo), del quale racconteremo la storia. Poscia visiteremo le collezioni permanenti. Appuntamento ore 10:30 alla biglietteria, 3 euro, gratuito per correntisti gruppo Banca Intesa.

Ma l’appuntamento più importante, al quale non potete mancare, è martedì 3 ottobre alle ore 18:00, presso l’aula magna della chiesa di S. Maria della Libera, sita in via Belvedere al Vomero, quando si presenterà il mio ultimo libro: Posillipo e Mergellina  tra arte e storia, ricco di oltre 200 foto a colori (15 euro).

Se volete darvi uno sguardo preventivo digitate

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

Achille

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

giovedì 21 settembre 2017

Posillipo e Mergellina tra arte e storia



1^ di copertina - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
Prefazione

Amo Posillipo da sempre e vi abito da 40 anni, per cui ho accettato con gioia l'invito dell'editore di raccogliere una mia serie di articoli pubblicati in passato su riviste cartacee e telematiche.
Questi articoli coprono un arco temporale molto ampio, il più antico: Posillipo il paradiso terrestre, con foto di mio nipote Mario, fu pubblicato nel 1998 dalla rivista mensile Casa Mia. Il più recente: Il degrado di Posillipo, è stato pubblicato da Il Mattino e da La Repubblica pochi giorni fa.
Il corredo fotografico che accompagna gli scritti è composto da oltre 200 foto, la gran parte dell'amico Dante Caporali e per goderle a colori basta andare in rete, digitando il titolo del libro.
Ho ritenuto poi di includere una serie di contributi su Mergellina, che costituisce una appendice indissolubile di Posillipo.
Appositamente per questo volume ho approntato il primo e l'ultimo capitolo, entrambi illustrati da oltre 50 foto a colori cadauno.
Il primo sulle ville costiere di Posillipo è una sorta di amarcord, che copre sei km e 60 anni di vita; racconto i rapporti personali intercorsi tra me medesimo ed i proprietari delle dimore più prestigiose, compresa villa Rosebery e villa Barracco. Penso che non esista nessuno altro  a Napoli che abbia intrecciato rapporti più o meno confidenziali con tutti i proprietari, nessuno escluso.
Nell'ultimo capitolo ho raccolto le variopinte immagini dei numerosi dipinti che a partire dal Seicento, artisti più o meno famosi, hanno dedicato a questi luoghi da favola. Una vera gioia per gli occhi ma anche per lo spirito.
Bando alle chiacchiere, non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura ed appuntamento al prossimo libro, che sarà il centesimo da me scritto.
 Napoli ottobre 2017

Achille della Ragione


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4^ di copertina -Salotto villa della Ragione a Posillipo

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mercoledì 20 settembre 2017

Posillipo e Mergellina nella pittura

tav. 1 - Didier Barra-Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo  - Napoli, museo di San Martino
Diamo ora la parola ai pennelli dei tanti pittori che hanno voluto immortalare paesaggi da favola.
Cominciamo con Didier Barra, autore di una Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo (tav.1)  conservata a Napoli nel museo di San Martino.
Presentiamo ora un topos come Marechiaro affidato a due Carneadi: Giuseppe Acierno (tav.2) ed Andrea Patrisi (tav.3).

tav. 2 -Giuseppe Acierno - Marechiaro
tav. 3 - Andrea Patrisi  - Marechiaro
Ci inoltriamo nella costa e ci imbattiamo in un capolavoro, una spiaggetta distrutta dal progresso, che possiamo rimembrare grazie a Thomas Miles Richardson, autore di Costiera di Posillipo (tav.4) conservato a Napoli nella celebre collezione della Ragione, raccolta ove sono esposti i due prossimi dipinti, il primo (tav.5), spettacolare, Veduta di Napoli da Posillipo di Consalvo Carelli, il secondo (tav.6) Uno scorcio di paesaggio di Giuseppe Carelli. Sempre di Consalvo proponiamo poi al lettore un Panorama di Napoli col Vesuvio (tav.7) di notevole qualità.

tav. 4  - Thomas Miles Richardson - Costiera di Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 5  - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 6  -  Giuseppe Carelli - Scorcio di paesaggio - Napoli collezione della Ragione

Un artista straniero, Carl Goetzloff,  è poi l’autore di un’altra Veduta di Napoli da Posillipo (tav.8) in cui risaltano i pini mediterranei.
Un altro scorcio di panorama (tav.9) molto bello ce lo regala Achille Vianelli in una tela firmata.
Vediamo poi all’opera due Salvatore, il primo famoso: Fergola, che si esibisce in una Veduta della collina di Posillipo da Coroglio (tav.10), esposta nel museo di Capodimonte; il secondo sconosciuto: Gentile, che fa quel che può (tav.11).

tav. 8 - Carl Goetzloff-Napoli da Posillipo - Italia, collezione privata
tav. 9 -  Achille Vianelli -Posillipo- Italia, collezione privata
tav. 10 - Salvatore Fergola-Veduta della collina di Posillipo da Coroglio - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 11 - Salvatore Gentile -  Veduta di Posillipo

Ammiriamo ora Teodoro Duclère nella Baia di San Pietro a Posillipo (tav.12)   conservata a Napoli, nella pinacoteca della provincia;  Frans Vervloet che ritrae La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri (tav. 13),  Gaspar Van Wittel in un disegno raffigurante la chiesa di Sant'Antonio a Posillipo (tav.14), esposto nel museo di San Martino,  Attilio Pratella con Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio (tav.15) di una raccolta privata, Alessandro D'Anna con Locanda a Posillipo (tav.16)  conservato a Roma in collezione privata. 

tav. 12  - Teodoro Duclère-La baia di San Pietro a Posillipo - Napoli, pinacoteca della provincia
tav. 13 - Frans Vervloet-La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri - Napoli, collezione privata
tav. 14 - Gaspar Van Wittel-Sant'Antonio a Posillipo - Napoli, museo di San Martino
tav. 15 - Attilio Pratella-Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio -  Italia, collezione privata
tav. 16 -Alessandro D'Anna-Locanda a Posillipo  - Roma, collezione privata

A Posillipo vi erano numerose taverne, alcune famose, come lo Scoglio di Frisio, rappresentato fedelmente da Vincenzo Migliaro (tav.17) in un dipinto esposto nelle Gallerie di Palazzo Zevallos di Stigliano.
Mangiare sul mare ascoltando le canzoni era un rito, fissato sulla tela da  Giuseppe De Nittis nel  Pranzo a Posillipo (tav.18)  conservato a Milano, presso la Galleria d'Arte Moderna.
Pietro Fabris in Popolani a Posillipo (tav.19) del museo di San Martino ci mostra come trascorreva il tempo la plebe.

tav. 17 - Vincenzo Migliaro-Taverna a Posillipo -Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos di Stigliano
tav. 18 - Giuseppe De Nittis-Il pranzo a Posillipo -Milano, Galleria d'Arte Moderna
tav. 19 - Pietro Fabris-Popolani a Posillipo  - Napoli, museo di San Martino

La mole maestosa di Palazzo Donn’Anna è la protagonista dei prossimi 4 dipinti (tav.20–21–22–23) che presentiamo, prima di passare ad esaminare quadri dedicati a Mergellina: da Giacinto Gigante (tav.24) a Vincenzo Migliaro (tav.25), da Attilio Pratella (tav.26) a Federico Rossano (tav.27).



tav. 20 -   Sminck van Pitloo - Palazzo Donn'Anna - Napoli, collezione privata
tav. 21 -Gaspare van Wittel-Posillipo con Palazzo Donn'Anna - Napoli collezione privata
tav. 22 -Gaetano Esposito - Palazzo Donn'Anna a Posillipo - Napoli collezione privata
tav. 23 -Giacinto Gigante-Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 24 -  Giacinto Gigante -Marina di Posillipo - Napoli, collezione privata
tav. 25 -  Vincenzo Migliaro-A Mergellina - Napoli, collezione privata
tav. 26 - Attilio Pratella-Il porto di Mergellina -Napoli, collezione privata
tav. 27 - Federico Rossano-I vecchi bagni a Mergellina - Montecatini, collezione privata

Gaspar Van Wittel ci regala una Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina (tav. 28)  conservata a Firenze nella Galleria Palatina, mentre Silvestr Feodosievic Scedrin si esibisce in una Veduta di Mergellina (tav. 29).
Presso il museo Correale di Sorrento sono esposte le due tele raffiguranti la splendida spiaggia di Mergellina, oggi scomparsa. Sono di Teodoro Duclère (tav. 30) e di  Sminck van Pitloo (tav. 31).
E concludiamo allegramente con tarantelle e feste popolari, grazie ad Alessandro  D’Anna (tav. 32), a Filippo Falciatore (tav. 33) e Pietro Fabris (tav. 34).

tav. 28 - Gaspar Van Wittel-Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina -Firenze, Galleria Palatina
tav. 29 - Silvestr Feodosievic Scedrin-Veduta di Mergellina - Italia, collezione privata
tav. 30 - Teodoro Duclère -Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 31 - Sminck van Pitloo-Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 32  - Alessandro D'Anna-Tarantella a Mergellina - Roma, collezione privata
tav. 33 - Filippo Falciatore-Tarantella a Mergellina - Detroit, The Institute of Arts
tav. 34 - Pietro Fabris-Scena di vita popolare in una grotta a Posillipo  - Napoli, collezione privata