venerdì 8 dicembre 2017

Achille Della Ragione racconta la vita e le opere di Caravaggio

di Cristiano Luchini
7 dicembre 2017 TGCOM24
http://tgcomnews24.com/achille-della-ragione-racconta-caravaggio/



Qualche giorno fa siamo stati in compagnia di Achille Della Ragione, valente e istrionico critico d’arte, assistendo ad una interessante conferenza su Caravaggio; evento che ha avuto luogo in una sala del Complesso di Santa Maria della Libera, sita nel quartiere Vomero, Napoli.
Un viaggio nella vita dello straordinario autore lombardo.
Ripercorrendo la gloria, lo stile, oltre che le alterne fortune del tanto geniale quanto fumantino artista lombardo, Achille Della Ragione ci ha condotto in un bellissimo viaggio all’interno della vita dello straordinario autore. Innumerevoli le curiosità della accorata narrazione propostaci dal nostro simpaticissimo affabulatore Della Ragione; dall’utilizzo reiterato di Caravaggio, in almeno 5-6 opere, di uno dei particolari soggetti maschili da lui richiesti, passando per le fasi cruciali della sua vita collegate all’omicidio di Ranuccio Tomassoni, sino a giungere a pregnanti curiosità, quali ad esempio, la cifra esorbitante di ben 400 scudi, percepita dall’artista per la realizzazione del dipinto “Sette opere di Misericordia”, conservato a Napoli.
Mirabili i risultati ottenuti da Caravaggio attraverso le scene di grande impatto emotivo, l’espressività e talvolta la ferocia dei personaggi proposti, e l’utilizzo incredibile del chiaroscuro. Luminismo caravaggesco che Della Ragione c’ha aiutato a comprendere, con parole semplici e di grande chiarezza, nonostante la complessità insita nel realismo drammatico del pittore lombardo. Stile di grande drammaticità, unico ed inconfondibile, che influenzò notevolmente la pittura dei secoli successivi, costituendo la tanto fortunata quanto apprezzata, corrente del caravaggismo.
Nel video allegato a questo articolo, troverete la sintesi del racconto di Achille Della Ragione, di ben 4 opere di Caravaggio. Un video da vedere ed ascoltare con grande attenzione, per comprendere alcune delle innumerevoli sfumature dei dipinti di uno dei più grandi pittori della storia, raccontate mirabilmente da uno dei massimi esperti in materia. Le opere, in ordine di apparizione, sono le seguenti: “Ragazzo morso da un ramarro”, “Riposo durante la fuga in Egitto”, “Giuditta e Oloferne” e “La flagellazione”.










Le figure di filosofi nel Maestro dell'Annuncio ai pastori

tav. 1 -Vecchio che legge- tavola  - Lecce, museo provinciale Sigismondo Castromediano


Una parte importante della produzione del Maestro dell'Annuncio ai pastori è costituita da una serie di ritratti di sapienti, anche se in molti casi l'autografia dei dipinti è border line.
Le figure di filosofi sono rappresentate dal pittore a mezzo busto, pensierose ed impegnate a meditare sulla caducità della vita umana. Spesso sono in compagnia di un teschio e non mostrano fierezza come nelle tele del Ribera, non incutono rispetto, né vogliono richiamare l'attenzione dell'osservatore, non si aspettano nulla, intente unicamente a guardare dentro se stesse. Nel guardarle si percepisce il tragico incombere della morte.
Cominciamo la nostra carrellata mostrando una tavola conservata nel museo Castromediano di Lecce, raffigurante Un vecchio che legge (tav.1), in passato attribuita da Bologna a Francesco Fracanzano e che viceversa è un notevole esempio del Nostro artista eseguito intorno al 1630 per stringenti affinità con tele collocabili nello stesso periodo, come le due versioni del Figluol prodigo e le due redazioni del Gesù tra i Dottori. Passiamo ora ad esaminare una serie di quadri raffiguranti filosofi o quanto meno sapienti intenti a leggere o scrivere, nei quali compare uno strano monogramma, che in passato, con una cospicua dose di fantasia, ha spinto alcuni studiosi ad intravedere le iniziali di Juan Do. Partiamo da un potente dipinto (tav.2) della collezione Koelliker di Milano, per mostrare poi Un vecchio in meditazione su un cartiglio (tav.3) ed un Uomo che scrive (tav.4) entrambi in raccolte private italiane.

tav. 2 - Filosofo in lettura  - Milano collezione Koelliker
tav. 3 - Vecchio in meditazione con cartiglio - Milano collezione privata
tav. 4 - Ritratto di uomo che scrive (siglato) - Milano mercato antiquariale
Studiamo ora, partendo dalla parte centrale del celebre Studio del pittore, (tav.5) una figura di vecchio, che ove mai fosse, come è probabile, l'autoritratto del pittore, lo mostrerebbe più vecchio dello stesso Ribera, il suo potenziale maestro. L'opera in esame, in passato attribuita per la sua qualità molto alta, al Velazquez, come ha dimostrato magistralmente Spinosa, va collocata cronologicamente tra il 1632 ed il 1639, che costituisce di conseguenza il periodo d'oro del maestro. L'identica figura di vecchio compare nella Lezione di greco (tav.6), nella Morte di S. Alessio (tav.7), conservata nel castello di Opocno e nel S. Andrea (fig.8) della collezione Resca di Roma.
Esaminiamo ora una serie di dipinti appartenenti alla fase più antica del pittore, che seguendo la moda lanciata dal Ribera, dovrebbero rappresentare i cinque sensi. Il più famoso tra questi quadri è certamente La ragazza con la rosa (tav.9) della collezione De Vito di Milano, nel quale la giovane donna viene ripresa con alto rigore formale emanando l'energia di un vero e proprio ritratto. Meno noto, ma sempre simboleggiando l'odorato, Il personaggio che annusa un fiore (tav.10) di una privata raccolta milanese; mentre l'udito è simboleggiato dal Suonatore di liuto (fig.1) e la vista dalla Ragazza con lo specchio (fig.2) del Metropolitan di New York.

tav. 5 - L'atelier del pittore ( particolare) - giá Montecarlo Sotheby's giugno 1988 - Oviedo collezione Masaveu
tav. 6 - La lezione del maestro  - Spagna collezione privata
tav. 7 - Morte di S. Alessio - Opocno castello

tav. 8 - Maestro dell'Annuncio-Sant'Andrea - Roma, Collezione Resca

Anche i santi sono ampiamente rappresentati nel catalogo del Maestro dell'annuncio, che ribadiamo trattarsi di Bartolomeo Passante. Cominciamo a mostrare un San Domenico penitente (tav.11) di una collezione di Bolzano, segnaliamo poi uno splendido inedito, un San Pedro de Alcantara (tav.12), in collezione Bottoni Cercena a Bergamo, un pensoso San Girolamo in meditazione (tav.13), transitato presso l'antiquario Marco Datrino di Torre Canavese, per concludere con un San Simeon (fig.3) conservato nel museo di Città del Messico.

tav. 9 - Olfatto (ragazza con la rosa) - Milano collezione De Vito
tav. 10 - Personaggio che odora un fiore -  Milano collezione privata
tav. 11 - San Domenico penitente - Bolzano collezione privata
tav. 12 -San Pedro de Alcantara - Bergamo, collezione Bottoni Cercena
tav. 13 - San Girolamo in meditazione  - Londra Whitfield Fine Art
fig. 1 - Suonatore di liuto - (l'udito) - 110 - 77 - Giá New York, collezione Mont
fig. 2 - Ragazza con lo specchio (la vista)  - New York Metropolitan museum
fig. 3 - San Simeone - Cittá del Messico, museo de San Carlos
I due Filosofi in meditazione su un teschio (tav.15-16), presentano profonde analogie, non solo iconografiche, ma anche nella pennellata, per cui la datazione più probabile per entrambi è verso la fine del quarto decennio del secolo,come sostenuto da Spinosa.
Il filosofo in meditazione allo specchio (tav.14) in collezione De Vito a Milano è uno dei più belli della serie dedicata ai sapienti dell’antichità, alla pari del Filosofo stoico (tav.17) del Kunsthistoriches museum di Vienna.
Interessanti anche altri dipinti (fig.4–5), il secondo dei quali è stato identificato come Duns Scoto.


tav. 14 - Filosofo in meditazione allo specchio - Milano collezione De Vito
tav. 15 - Filosofo in meditazione sul teschio - Italia collezione privata
fig. 4 - Filosofo in meditazione - Monaco di Baviera, Bayerische Staatmaldesammlungen Alte Pinakothek
fig. 5 - Filosofo nello studio (Duns Scoto)  - Italia collezione privata
Passiamo ora a matematici e geografi, con un infreddolito Eraclito (tav.18), un super impegnato Archimede (fig.6), per concludere con un Geografo (fig.7) ed un Profeta che legge (fig.8) conservato a Bordeaux, musee des beaux arts. Gli ultimi due dipinti sono stati variamente attribuiti, il Geografo a Ribera, il secondo a Cesare Fracanzano, prima di essere correttamente assegnati al Maestro dell’Annuncio.

tav. 16 - Filosofo in meditazione su un teschio  - Baton rouge collezione Hays TownItalia collezione privata
tav. 17 - Filosofo stoico - Vienna Kunsthistoriches museum
tav. 18 - Eraclito o Pitagora  - Vienna Kunsthistoriches museum
fig. 6 - Archimede - Tomov Galleria regionale
fig. 7 - Geografo (Anassagora o Democrito) - Italia collezione privata
fig. 8 - Profeta che legge  - Bordeaux, musee des beaux arts

Particolarmente affascinante è L'astronoma (tav.19) dell'antiquario Sarti di Parigi, in un primo momento attribuita ad Artemisia Gentileschi ed in seguito assegnata da Spinosa al pennello del nostro pittore, con una collocazione cronologica dopo il 1640, per cogenti raffronti cromatici con la Natività di Maria della chiesa di S. Maria della Pace a Castellammare di Stabia e con Il Lot e le figlie di collezione privata.
Concludiamo presentando due dipinti di autografia dubbia, assegnati al Maestro dell’Annuncio dal Bologna, ma che a nostro parere andrebbero espunti dal catalogo del pittore.
Il primo Ritratto di un uomo con un teschio (fig.9) fu collocato dal celebre studioso nella fase più antica e si ritenne di scorgere nella pennellata il tremendo impasto, tanto lodato dal De Dominici. Il secondo, indicato genericamente come L'avaro  (fig.10) fu identificato nel 1970 nei depositi di Capodimonte e pare porti sul retro della tela delle iniziali "IC". Esposto in numerose mostre come autografo, va trattato con cautela, come ha sottolineato Spinosa nel redigerne la scheda dell'inventario dei dipinti di scuola napoletana del XVII secolo.



tav. 19 - Astronoma - Parigi - Galerie Sarti
fig. 9 - Riratto di un uomo con un teschio in mano - Italia collezione privata
fig. 10 - L'avaro  - Napoli museo di Capodimonte

venerdì 1 dicembre 2017

CAPRI TRA ARTE, BELLEZZA E MONDANITÀ

CAPRI TRA ARTE, BELLEZZA E MONDANITÀ di Achille della Ragione

In copertina: Festa nella villa del principe Pupetto di Sirignano
In 4^ di copertina: Carmelina, Funicolare di Capri, Napoli - collezione della Ragione


INDICE
  • Prefazione
  • Capri: una piccola isola dalla grande storia
  • Capri e la dolce vita
  • Quando la vacanza a Capri era mito
  • La dolce vita caprese del “pelide” Achille
  • Una estate da favola
  • Estate a Capri
  • Il saccheggio di Villa Malaparte
  • Peppino, facci sognare!
  • La signora della piazzetta di Capri
  • Lembo, il menestrello di star e vip
  • La storia di un uomo inutile
  • S. Stefano, la più bella chiesa di Capri
  • San Michele Arcangelo, la più bella chiesa di Anacapri
  • Dalla Grotta Azzurra al monte Solaro
  • Villa Fersen e lo svarione di Vittorio Sgarbi
  • A Capri in mostra 100 foto di von Gloeden a villa Fersen
  • La leggendaria Canzone del Mare
  • La Certosa di San Giacomo e la professoressa Elvira Brunetti
  • I Faraglioni di Capri e Luigi ai Faraglioni
  • Villa San Michele, un luogo magico tra cielo e mare
  • In un mare di storia e di bellezza
  • Capri nella pittura


Prefazione

Amo Capri da sempre e per oltre 30 anni ho posseduto una splendida casa a pochi passi dalla Piazzetta, per cui ho accettato con gioia l’invito dell’editore di raccogliere una serie di miei articoli pubblicati in passato su riviste cartacee e telematiche, integrandoli con nuovi contributi per farne un potenziale best seller.
Questi articoli coprono un arco temporale molto ampio, il più antico: Capri: una piccola isola dalla grande storia, con foto di mio nipote Mario, fu pubblicato nel 1998 dalla rivista mensile Casa Mia. Il più recente, su Villa Fersen è stato pubblicato da numerosi quotidiani pochi giorni fa. Il corredo fotografico che accompagna gli scritti è composto da oltre 200 foto, la gran parte dell’amico Dante Caporali e per goderle a colori basta andare in rete, digitando il titolo del libro. Ho riciclato 4 biografie di capresi doc: Guido Lembo ed il principe Giuseppe Caravita di Sirignano dal I tomo del mio libro sui Napoletani da ricordare, Peppino di Capri dal II, e la signora della piazzetta di Capri dal III. Inoltre dalla mia autobiografia (I miei primi 70 anni) i divertenti capitoli sul Saccheggio di villa Malaparte ed Estate Capri.
Ho ritenuto poi di includere una serie di contributi su Anacapri, che costituisce una appendice indissolubile del comune più noto.
Appositamente per questo volume ho approntato numerosi capitoli, tutti arricchiti da decine di foto a colori cadauno.
Ho illustrato con numerose immagini le due chiese più famose dell’isola, pregne di notevoli opere d’arte.
Nell’ultimo capitolo ho raccolto le variopinte immagini dei numerosi dipinti che a partire dal Seicento, artisti più o meno famosi, hanno dedicato a questi luoghi da favola. Una vera gioia per gli occhi ma anche per lo spirito. Poscia un articolo sulle altre isole del golfo.
Bando alle chiacchiere, non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura ed appuntamento al prossimo libro, che sarà il centesimo da me scritto.

Napoli novembre 2017

Achille della Ragione

mercoledì 29 novembre 2017

Giustizia lumaca, giustizia negata

European Court of  Human Rights

Tutti si lamentano che in Italia giustizia è una parola priva di significato, con processi civili ed amministrativi che durano decenni, mentre i procedimenti penali che si estinguono per prescrizione sono oramai la maggioranza. Una situazione vergognosa che grida vendetta e che da decenni attende invano una soluzione.
Ma se ci spostiamo in Europa la mala giustizia è ancora più radicata e la dimostrazione più lampante è costituita dal comportamento assurdo della Corte dei diritti dell'uomo che, chiamata a pronunciarsi sulla vicenda Berlusconi e la sua presunta ineleggibilità, nonostante la notorietà del personaggio e l'importanza della questione, si è riunita dopo oltre 4 anni dalla richiesta e sono previsti almeno 12 mesi per conoscere la sua decisione, che, vogliamo sottolinearlo, avrebbe effetto immediato in Italia con esiti dirompenti sul clima politico, ora che in previsione delle prossime elezioni i sondaggi collocano il rampante cavaliere in pole position.
Ma il record dei ritardi spetta al sottoscritto, il quale attende una pronuncia della Corte europea dal 2009, dopo che il suo ricorso era stato dichiarato ricevibile (capita in meno del 3% dei casi). Nel frattempo ho espiato interamente una pena degna di un boss e se prima o poi arriverà l'attesa decisione allo Stato questo ritardo costerà circa un milione di euro di risarcimento, che saranno naturalmente devoluti in beneficenza

mercoledì 22 novembre 2017

Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori


fig. 1 - Annuncio ai pastori - Birmingham, City museum and Art Gallery
Da tempo avevo raccolto sul Maestro dell’Annuncio ai pastori un centinaio di foto ed una corposa bibliografia, oltre ad aver pubblicato 4–5 articoli (consultabili su internet link1, link2, link3) sugli aspetti più salienti della sua attività, per cui con difficoltà resistevo al pressante invito del mio editore di far uscire una monografia sull’artista.
Volevo però essere certo di poter svelare la sua vera identità, dopo decenni in cui si è creduto potesse trattarsi di Juan Do.
Il dibattito sul Maestro dell’Annuncio ai pastori nasce ufficialmente nel 1923, quando August L. Mayer – intervenendo a proposito della tela raffigurante l’Annuncio ai pastori (fig.1), passata in quegli anni al museo di Birmingham – respinse l’attribuzione a Velázquez, rapportandola piuttosto all’ambito della bottega del Ribera. Ricordando quindi gli allievi del maestro individuati dal De Dominici nel 1743, quali Antonio Giordano, padre di Luca, Juan Do e Bartolomeo Passante, indica implicitamente che il nome del pittore vada circoscritto a questa rosa di artisti. Il dibattito venne ripreso poi da Roberto Longhi nel 1935, che, definendo il pittore superiore a Ribera, propose di identificarlo con il brindisino Bassante. Il numero di opere attribuibili per la classica iconografia (fig.2–3–4–5) al Maestro dell’Annuncio ai pastori aumentò nel corso degli anni, così come la discussione sulla sua identificazione. Giuseppe De Vito, dopo un incauto accostamento al nome di Nunzio Rossi, è stato il maggior sostenitore di Juan Do come possibile artefice di tali opere. A partire da un Filosofo (fig.6), venduto da Christie’s nel 1999, ha creduto di riconosce la firma del pittore in un monogramma presente nella tela e, alla luce di ciò, ha ricondotto al pittore anche altre scritte di difficile lettura: così nel da lui citato Vecchio in meditazione con cartiglio in mano (fig.7) e nel Filosofo stoico (fig.8) del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

fig. 2 - Annuncio ai pastori  - Napoli museo di Capodimonte
fig. 3 - Annuncio ai pastori - Venezia Semenzato ottobre 1999

fig. 4 - Annuncio ai pastori  - Besancon musee des beaux arts et archeologie
fig. 5 - Annuncio ai pastori - Bari pinacoteca provinciale
fig. 6 - Filosofo in lettura  - Milano collezione Koelliker
fig. 7 - Vecchio in meditazione con cartiglio - Milano collezione privata
fig. 8 - Filosofo stoico - Vienna Kunsthistoriches museum

Oggi sappiamo con certezza che Juan Do è un semplice copista delle opere di Ribera, dopo la scoperta nel corso di un restauro eseguito nel 2008 su un grande retablo della Cattedrale di Granada, della sua firma, a caratteri cubitali, “Juan Do” e la data 1639, su di un Martirio di San Lorenzo (fig.9), replica di un celebre dipinto del Ribera (fig.10), il cui nome compare in corsivo accanto alla firma del copista, a dimostrazione che il pittore era un semplice duplicatore di creazioni del maestro e non il poderoso esecutore dei numerosi dipinti che gli verrebbero attribuiti.
Oggi l’unico dipinto che possiamo ragionevolmente assegnare all’artista è la Adorazione dei pastori (fig.11), conservata a Napoli nella chiesa della Pietà dei Turchini.
Ritorniamo al problema di dare un nome all’anonimo quanto grande maestro.
Nel 2014 Giuseppe Porzio, nella sua magistrale opera sulla scuola di Ribera, ha ipotizzato che Bartolomeo Passante (fig.12), di cui ci parla vagamente il De Dominici e Bartolomeo Bassante (fig.13), di cui sappiamo luogo e data di nascita e di morte, siano la stessa persona, parere accolto, anche se con cautela, da Erich Schleier e Stefano Causa e che noi viceversa respingiamo per motivi cronologici.

fig. 9 - Giovanni Do - Martirio di San Lorenzo - Granada. cattedrale retablo de Jesus Nazareno

fig. 10 - Jusepe de Ribera, Martirio di S. Lorenzo, 1620-24, National Gallery of Victoria, Melbourne

fig. 11 - Juan Do - Adorazione dei pastori - Napoli chiesa della Piet+á dei Turchini

fig. 12 - Firma diocesano

fig. 13 - Firma

Cominciamo riportando le parole del De Dominici:
“Bartolomeo Passante fu discepolo del Ribera, e sotto la sua direzione riuscì valentuomo, e tanto che il maestro molto l’adoperava nelle molte richieste di sue pitture e massimamente per quelle che dovevano essere mandate altrove, ed in paesi stranieri. E questa è la cagione che poche opere sue si veggono esposte in pubblico,  ma solamente in casa di alcuni particolari si ammirano varie istorie sacre da lui dipinte, e mezze figure di santi e filosofi, perciocché egli di età ancor fresca morì di peste. Egli è così simile alle opere del Ribera che bisogna sia molto pratico di lor maniera chi vuol conoscerlo, conciossiacchè nel componimento e mossa delle figure, è simile al suo maestro, e più nel tremendo impasto del colore, come si puol vedere dal bel quadro della Natività del Signore, situato sopra la porta della chiesa di S. Giacomo de’ Spagnuoli, il quale è così eccellente che sembra di mano del suo egregio maestro, e massimamente a’ forestieri, da’ quali viene creduto di mano del Ribera, nel quale, però, da chi è intelligente dell’arte vi si vede un carattere superiore, nel ricercato disegno, e nell’espressione degli affetti, e più nell’esprimere la languidezza delle membra nella decrepità de’ suoi vecchi, nella quale si può dire che fu inarrivabile. Laonde di Bartolomeo sol diremo che fu valente scolaro di Giuseppe di Ribera, e che l’opere sue son stimate da’ professori quasi al pari del suo ammirabil maestro”.
Parole vaghe, ma che potrebbero riferirsi al Maestro degli Annunci ai pastori, che va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne. Una sorta di introspezione sociologica ante litteram della questione meridionale, indagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti negli sterminati latifondi come servi della gleba; immagine di un mondo contadino e pastorale arcaico, ma innocente e la cui speranza è legata ad un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato dall’Annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.
Le condizioni di vita e di lavoro di contadini e pastori sono state per millenni dure dovunque, ma nel profondo sud, sia sotto gli Spagnoli che sotto i Borbone, sono state ulteriormente aggravate dall’abbandono al suo destino del latifondo, utilizzato unicamente per ricavare un reddito da parte di una classe sociale ottusa e rapace.
Il pittore è rimasto a lungo anonimo, perché l’iconografia dei suoi dipinti era rivoluzionaria e di conseguenza nessuna committenza pubblica gli è stata mai assegnata né dalla Chiesa, né dalla nobiltà, da cui la mancanza di documenti di pagamento negli archivi cittadini. La sua attività copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più disperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.

fig. 14 - Adorazione dei pastori -  Firenze Fondazione Roberto Longhi
fig. 15  - Adorazione dei magi - 127 - 180 - Napoli collezione Banco di Napoli, palazzo Zevallos

fig. 16 - Ritratto di uomo che scrive(siglato) - Milano mercato antiquariale

fig. 17 - Olfatto (ragazza con la rosa) - 103 - 78 - Milano collezione De Vito

Altre iconografie care al nostro pittore sono l’Adorazione dei pastori (fig.14) e dei Magi (fig.15), i ritratti di sapienti (fig.16), le allegorie dei 5 sensi (fig.17) ed il Gesù tra i dottori (fig.18).
Un personaggio che compare in numerosi quadri e che da parte della critica è stato identificato come l’autoritratto del pittore è un vecchio dai capelli bianchi e dalla barba fluente preso di profilo intento ora a dipingere ora a leggere.
Naturalmente se si trattasse di un autoritratto il Nostro pittore sarebbe più anziano dello stesso Ribera.
La tela capostipite della serie è il celebre Studio del pittore (fig.19) conservato a Oviedo nella collezione Masaveu, uno dei capolavori dell’artista sul quale compare una lettera B, intorno alla quale si sono sprecate le ipotesi versando fiumi di inchiostro  e che sappiamo eseguita con certezza tra il 1632 ed il 1638.
Vi sono poi la Lezione di greco (fig.20) della raccolta Neapolis di Ginevra, la Morte di S. Alessio (fig.21) del castello di Opocno, che aveva sul retro un’attribuzione settecentesca a Bartolomeo Bassante o Passante, il Filosofo che legge (fig.6) della collezione Koelliker di Milano ed ancora altri.
Un dipinto certamente autografo è la Fucina di Vulcano (fig.22), già a Weimar, nel museo del castello, descritto in un inventario del 1694 nella collezione di Alvaro della Quadra.
Ma l’inventario più importante è quello della raccolta dei principi Caracciolo di Avellino, da cui proviene il dipinto capostipite dell’artista (fig.2), oggi nel museo di Capodimonte e la sua corretta lettura è merito di Giuseppe Porzio.
Concludiamo proponendo ai lettori l’ultima opera del pittore (fig.23) la Natività di Maria, conservata a Castellammare di Stabia, nella chiesa di S. Maria della Pace, pregna di un cromatismo influenzato dalla lezione pittoricistica, che ebbe successo a Napoli dopo il 1635.
Ci diamo appuntamento a breve per l’uscita della monografia e ribadiamo Bartolomeo Passante, con la P, non la B.

Achille della Ragione


fig. 18 - Gesù tra i dottori  - Nantes museé des beaux arts
fig. 19 - L'atelier del pittore - giá Montecarlo Sotheby's giugno 1988 - Oviedo collezione Masaveu
fig. 20 - La lezione del maestro  - Spagna collezione privata
fig. 21 - Morte di S. Alessio - Opocno castello
fig. 22 - Officina di Vulcano - Weimar, museo del castello

fig. 23 - Nativitá di Maria (particolare)  - Castellammare di Stabia, chiesa di S. Maria della Pace