domenica 9 gennaio 2022

Visite guidate 2022

 

S. Maria la Nova




Cari amici ed amici degli amici vi fornisco l’elenco delle visite guidate a Napoli del mese di gennaio e febbraio:

cominceremo sabato 15 gennaio con la chiesa di S. Maria la Nova, con appuntamento all’ingresso alle ore 10:45.  Per giungere preparati vi consiglio di consultare in rete un mio scritto
http://www.infosibari.it/index.php/21-sibari/arte/3854-il-soffitto-cassettonato-piu-bello-d-italia

Proseguiremo con cadenza quindicinale sabato 29 quando visiteremo la chiesa di Monteoliveto, conosciuta anche come S. Anna dei Lombardi, con appuntamento all’ingresso sempre alle 10:45.
Anche in questo caso vi invito a consultare un mio scritto
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/01/l-ipogeo-della-chiesa-di-santanna-dei.html
  

Sabato 12 febbraio visiteremo l'Arciconfraternita dei Pellegrini e la chiesa di S. Maria Materdomini.
L'appuntamento è alle 10:45 davanti allo scalone d'ingresso e vi è un ticket di 8 euro, che debbo personalmente raccogliere dai partecipanti, per cui venite con i soldi contati, altrimenti chi mi da 10 euro non avrà il resto.
Per venire preparati leggete un mio articolo sull'argomento digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/03/lospedale-dei-pellegrini-un-connubio.html

Diffondete la notizia ai 4 venti avvertendo amici, parenti, collaterali ed affini.


Sant Anna dei Lombardi

Arciconfraternita-SS. Trinita dei Pellegrini


sabato 8 gennaio 2022

Cronistoria di una figura di m....escrementizia

 




La storia che racconteremo ha inizio nella primavera del 2021, quando, in previsione delle elezioni amministrative, di cui non si conosce la data, Bassolino mi contatta per avere il mio appoggio nel suo sogno di ritornare sindaco e mi assicura che io sarò il prossimo assessore alla cultura: "Non vi è persona più degna di te per ricoprire questo incarico".
Io accetto la proposta, perché in quel momento egli sembrava il favorito ed attendo che parta la campagna elettorale, sicuro dell'appoggio dei miei infiniti amici e pronto a spendere un patrimonio per invadere la città di manifesti, acquistare pagine di pubblicità sui giornali e martellare i cittadini con auto munite di altoparlanti che ripetono ad alto volume: "Vota Achille, vota Achille, vota Achille".
Da maggio le elezioni vengono spostate in autunno e la segreteria di Bassolino mi comunica che per i primi giorni di settembre bisogna preparare una serie di documenti: dal firmare l'accettazione della candidatura in un ufficio sito in via Roma, al procurarsi il certificato elettorale presso la municipalità di Chiaia e recarsi due volte in tribunale per chiedere prima, allegando 70 euro di marche da bollo, e ritirare dopo alcuni giorni copia del casellario penale. Incombenze che richiedono giorni e giorni di impegno.
Io dichiaro perentoriamente che fino alla fine di agosto sarò ad Ischia e che al ritorno non ho intenzione di dedicare il mio tempo prezioso a tali procedure, per cui se vogliono avere l'altissimo onore di avermi in lista debbono occuparsi loro di procurare la documentazione richiesta, altrimenti rinuncio alla candidatura.
Il comitato organizzativo di Bassolino si assume l'onere di preparare tutta la documentazione necessaria, ma nel frattempo i sondaggi elettorali indicano perentoriamente che al ballottaggio sono favoriti Manfredi e Maresca, ma oramai il dado è tratto: l'importante è essere nominato consigliere comunale. 

 


 


 


Prima di cominciare la campagna elettorale attendo di leggere il mio nome sul giornale tra i candidati e subito dopo faccio stampare 15000 manifestini e 15000 bigliettini propagandistici che pongo sui tergicristalli di infinite auto e nelle cassette postali di centinaia di condomini, oltre naturalmente a distribuirli ad amici, parenti, collaterali ed affini.
In particolare ne fornisco un cospicuo quantitativo ad amici apparentemente fidati, in primis Wanda Imbimbo che invia a sue spese un corriere a ritirarli e per via postale a colleghi con una vasta clientela: Santi Corsaro, Concetta D'Angelo e le sorelle Russo, ma nessuno di loro mi ha neppure telefonato confermandomi di averli ricevuti.
Un evento che mi avrebbe assicurato l'elezione è costituito dalla pubblicazione sui principali quotidiani nazionali di una mia lettera: "Pietà per i bambini" nella quale sottolineavo che a causa della pandemia da oltre un anno erano sospesi i colloqui tra i detenuti ed i familiari con grave danno soprattutto per i fanciulli.
Lo stesso giorno in cui la lettera fu pubblicata da Il Mattino ricevetti a distanza di un'ora 2 telefonate dall'identico contenuto da parte di due delinquenti, uno di Secondigliano, l'altro di Ponticelli,che nel complimentarsi mi assicuravano un migliaio di voti a testa: "Abbiamo saputo che vi presentate alle prossime elezioni, noi in genere i voti li vendiamo, ma nel vostro caso, per voi, che da anni vi battete per i diritti dei detenuti, saranno gratuiti".
Comincio a fare 30-40 telefonate al giorno agli amici e cominciano le prime delusioni, come con Filippa Santoro, vecchia compagna di liceo e dirigente di un'associazione con centinaia di iscritti, la quale dichiara di avere già un suo candidato o con Gaetano Bonelli, proprietario di un museo e di infinite mail, il quale, anche lui afferma di aver già preso impegno con un suo conoscente.
L'unica nota positiva è di aver definitivamente rotto un'antica amicizia con Corrado Tagliafierro, che mi voterebbe solo se io scrivessi un libro su di un suo fantomatico castello, che era  di proprietà della moglie (defunta) e che ora lui crede sia suo.
Ma le vere grandi delusioni vengono dal mondo degli scacchi, dove io sono conosciuto da tutti, avendo ricoperto per oltre dieci anni la carica di presidente della lega campana, sarebbe bastato che la notizia della mia candidatura fosse apparsa sul periodico on line dell'Associazione scacchistica campana, oltre ad inviare una mail alle migliaia di soci e la mia elezione sarebbe stata certa, perché si sarebbero messi in moto tutti gli scacchisti, in cambio avevo promesso, che divenuto assessore alla cultura avrei garantito al circolo la sede gratuita, mentre ora pagano quasi 10000 euro all'anno di fitto per usufruire di locali di proprietà del comune. Viceversa il depositario delle mail e la dirigenza del circolo mi hanno negato stupidamente il loro appoggio.
Un altro depositario di voti poteva essere mio fratello, presidente nazionale dell'associazione dirigenti bancari, che pubblica un mensile e possiede migliaia di mail, ma forse per non essere tacciato di nepotismo, egli si è limitato ad una timida distribuzione di bigliettini a pochissime persone con risultati nulli.
Chi voleva darmi la preferenza, pur desiderando dare il voto ad un candidato sindaco diverso da Bassolino, poteva farlo tranquillamente, usufruendo del voto disgiunto, ma l'intelligenza non è molto diffusa, per cui centinaia di persone hanno sbagliato ed il loro voto è stato annullato.
Nelle ultime 2 settimane, poiché nelle varie liste erano presenti migliaia  di candidati, ad ogni telefonata l'amico o il conoscente dichiarava di aver già promesso il suo voto ad un altra persona, mi sono scocciato, ho interrotto ogni propaganda, ho telefonato ai due delinquenti, liberandoli dall'impegno preso e di vendere sul mercato i voti da loro controllati ed ho atteso l'esito degli scrutini sicuro di una delusione scottante, che puntualmente si è verificata: meno di 100 preferenze, un risultato in netto contrasto con le mie precedenti esperienze elettorali; infatti nel 1985 (quando esisteva la preferenza multipla) presi diecimila voti alle elezioni regionali e nel 2002, risultai il candidato più votato in Campania e non diventai senatore unicamente perché il Partito radicale per un'inezia non raggiunse il quorum.

 Achille della Ragione





 

 

 



sabato 1 gennaio 2022

Il soffitto cassettonato più bello d'Italia

fig.1 - Chiesa di Santa Maria la Nova (Napoli) -
Soffitto cassettonato


Il soffitto cassettonato più bello d'Italia è senza ombra di dubbio quello che domina la chiesa di S. Maria la Nova a Napoli.
Per descriverlo utilizzeremo l'incipit del primo dei dieci tomi de "Il secolo d'oro della pittura napoletana", l'opera immortale (consultabile in rete digitandone il titolo) scritta dal massimo tra i napoletanisti: Achille della Ragione.
"Chi volesse conoscere i massimi esempi della pittura napoletana sul far del Seicento dovrebbe, entrando nella grandiosa chiesa di S. Maria la Nova, alzare gli occhi ed ammirare lo splendido soffitto cassettonato, che da solo costituisce una meravigliosa pinacoteca di quasi cinquanta dipinti, nel quale furono impegnati i più importanti artisti napoletani del periodo, che avevano raggiunto la piena maturità ed avevano già dato prova esauriente della loro capacità nelle altre chiese napoletane, da Francesco Curia a Girolamo Imparato, da Fabrizio Santafede a Belisario Corenzio e Luigi Rodriguez. Questo straordinario soffitto costituisce una esaustiva antologia delle correnti pittoriche che dominavano in città ad inizio secolo, dalla maniera dolce e pastosa del Curia alla cosiddetta riforma toscana importata dal Santafede, in tutte le possibili declinazioni.
Il secolo d’oro della pittura napoletana, che tanto riverbero avrà sull’intera civiltà artistica europea, nasce così sotto il segno di artisti che seguono la maniera più ritardataria e provinciale, con una stanca parlata comune, quasi del tutto priva di voci dominanti, quando, come per incanto, nel primo decennio con un’apparizione improvvisa compare e scompare due volte dalla scena Michelangelo Merisi da Caravaggio. La sua presenza farà da catalizzatore delle energie locali impegnate già con gran fervore nell’ammodernamento di tutta la “Napoli sacra”, costituita da innumerevoli chiese e conventi, che si allargano e si innovano senza sosta alla ricerca di sempre maggiori fasti e onori.
Napoli è città di popolo e di vita, dove la folla stessa è paesaggio e personaggio, tutta presa tra l'immediatezza della emotività e l'astrazione del pensiero, tra l'amore e l'odio, tra la vita e la morte.
Napoli che aveva in passato accolto la contemplazione creatrice di San Tommaso d'Aquino e la grassa carnalità del Boccaccio, trovò nel Seicento l'espressione della sua fama e della sua bellezza, che divennero il suo linguaggio nella pittura.
Morte, rumore, confusione e furore formano il carattere distintivo della pittura napoletana del Seicento; una turbolenza d'animo, una violenza emotiva che lasciano appena il tempo di scegliere i colori dalle tonalità accese ed asciugare i pennelli: pittura d'azione, partecipazione viva e solidarietà con la miseria del popolo, un impegno sociale oltre che artistico.. Quanta differenza nei riguardi della tranquilla pittura toscana ed umbra, che permette di meditare sulle leggi della prospettiva e di esprimere sulle tele la dolcezza delle colline e l'armonia dei paesaggi; che abisso verso i pittori di Venezia attenti e risoluti a cogliere e trasmettere sulla tela i più sottili giochi della luce!
La pittura napoletana, libera da una tradizione figurativa ingombrante, fu pabulum fertile per il luminismo caravaggesco, che esaltava la realtà sensuale e turbata dell'animo umano.
Le regole formali, altrove sacre, qui vennero meno, cedendo all'estro, al gusto ed alle fantasie sfrenate del pittore e ciò accadeva mentre Venezia era come esausta dalla sua geniale fecondità., Roma chiusa nel suo sogno plastico e monumentale, Bologna stretta nel conservatorismo di rigorosa osservanza ai canoni romani.
Da noi Caravaggio, al culmine della sua forma, è subito amato e compreso, qui nascerà il paesaggio romantico, qui la materia vegetale e vivente salirà alla idealità della lirica più pura, qui si rinnoverà con più linfa il dramma visionario degli ultimi veneziani ed il fermento pittorico troverà la sua più alta espressione nelle tele e negli affreschi.
La pittura napoletana del Seicento regalerà all' Europa la dissoluzione pittorica del manierismo nella formula decorativa del "rococò" ed al tempo stesso glorificherà il principio luminista del dualismo chiaroscurale, che sarà la sintesi spaziale di colore e di luce, con la sua visione immanentista del reale trasfigurato in ardente poesia.
Generalmente il  Seicento napoletano in pittura viene preso in considerazione a partire dal 1606, anno del primo soggiorno in città del Caravaggio e lo si fa terminare nel 1705 con la morte di Luca Giordano. Noi viceversa ci atterremo strettamente agli anni di inizio e fine secolo dal 1600 al 1699. Questo severo criterio cronologico ci induce a trattare, anche se brevemente, di tutti quegli artisti e non sono pochi, che, figli del Cinquecento ed insensibili alla nuova cultura caravaggesca, pur continuarono a lavorare, alcuni intensamente, fino alla metà del secolo.
La grande mostra, tenutasi a Napoli nel 1984 sulla civiltà del Seicento, trascurò completamente questa generazione di artisti e così fanno anche molti testi pur autorevoli di storia dell’arte; ma non si può certo lasciare senza attenzione l’opera di tanti artisti che, richiesti da una folta committenza pubblica e privata, a carattere devozionale, continuarono, tra il decorativo e l’illustrativo, la loro opera talune volte inscurendo unicamente la tavolozza per adeguarsi, anche se superficialmente, alla nuova moda.
Fra le correnti artistiche cinquecentesche che protrudono nel secolo successivo sono da annoverare la linea della pittura dolce che, ispirata dalla maniera di Zuccari e Barocci ha tra i suoi protagonisti Francesco Curia e Girolamo Imparato, scomparsi contemporaneamente alla venuta del Caravaggio ed il fiammingo napoletanizzato Dirk Hendricksz, il quale, poco concedendo in variazione al suo stile, lavora fino a circa il 1615. Con questi autori dobbiamo ricordare anche Giovan Antonio D’Amato, figlio di Giovan Angelo che proseguirà la bottega paterna fino al 1643.


Achille della Ragione 

  

fig.2 - Fabrizio Santafede -
Gloria della Vergine

 

fig.3 - Francesco Curia -
L'Arcangelo Gabriele con la corona raggiante

 

fig.4 - Girolamo Imparato -
La Vergine Assunta


 

  



venerdì 24 dicembre 2021

Scipione Compagno finalmente ritrova il "compagno"

 

fig.1 - Scipione Compagno -
Entrata di Cristo in Gerusalemme - 64x103 - firmato Compagno e datato 164 -
Napoli, collezione della Ragione


Da anni uno dei più bei quadri di Scipione Compagno raffigurante l'Entrata di Gesù a Gerusalemme (fig.1) costituiva una delle punte di diamante della celebre collezione del noto professionista Achille della Ragione e nel 1998 aveva avuto l'onore di comparire in copertina (fig.2) di un importante libro sulle più importanti raccolte napoletane, ma l'altro giorno ha raggiunto il colmo della gioia quando ha potuto ritrovare il suo pendant (103 - 66), rappresentante Il Trasporto dell'arca dell'alleanza contenente le tavole della legge (fig.3), che, aggiudicato in una accanita asta internazionale, da oggi gli fa compagnia e possono guardarsi a vicenda.
In entrambe le tele è singolare l'identica maniera di costruire la folla dei personaggi, le cui teste, tutte alla stessa altezza, sembrano costituire una linea infinita: ciò crea un significativo carattere distintivo nei confronti di altri lavori del Compagno, nei quali le figure sono disposte nello spazio in maniera confusionaria senza alcun criterio prestabilito.
Entrambi i dipinti furono senza dubbio oggetto di una committenza privata. Erano infatti molto richiesti dai collezionisti episodi evangelici o biblici, che fornivano uno spunto per la creazione di un paesaggio, specialità in cui Scipione era molto abile, ispirato a visioni nordiche, che si rifacevano all'opera di Elsheimer.
Le figurine sono slanciate ed eleganti, con una varietà di atteggiamenti e con una spiccata gestualità che tradiscono una serie di emozioni. Tangibili sono le influenze reciproche con i lavori di Micco Spadaro che, negli stessi anni raggiunse una maggiore notorietà.
Questo nuovo dipinto, inedito, accresce il già ampio catalogo dell'artista che negli ultimi tempi è stato inquadrato, dopo  le classificazioni del Longhi e del Salerno, in maniera moderna dalla Nappi, che ha distinto la sua personalità da Cornelio Brusco.

 

fig.2 - Copertina del libro

 
Diamo ora qualche notizia sulla biografia dell'artista rinviando chi vuole approfondire l'argomento a consultare un mio saggio  digitandone in rete il titolo: " Scipione Compagno un elegante petit maitre" e potrete godere di decine di foto a colori.
Scipione Compagno nasce secondo lo Zani nel 1624 e muore dopo il 1680, è documentato tra il 1638 ed il 1664. Il De Dominici lo cita come pittore di paesaggi e di marine, una veste nella quale ci è ancora sconosciuto. Egli è influenzato dai modi del Corenzio e di Filippo D’Angeli e mostra inoltre il marchio delle architetture fantastiche del De Nomè, oltre a risentire dell’impronta del Brill e di pittori olandesi come Breenbergh e Polenburgh. Il Causa, dal carattere arcaico delle sue scenografie, aveva ipotizzato che egli appartenesse alla generazione precedente a Micco Spadaro, ma i documenti ed i dati anagrafici scoperti di recente hanno dimostrato che trattasi di pittori coevi.
Ignazio Compagno lavorava nella bottega del fratello Scipione ed era specializzato nelle repliche di soggetti richiesti dalla committenza e, secondo il De Dominici, era particolarmente versato nell’esecuzione delle figure grandi.
Il Salerno ha ipotizzato una sua partecipazione nei quadri del fratello, perché nel catalogo di questi sono presenti quadri di impostazione ed esecuzione diversa, che, se non dipendono da un’evoluzione stilistica dell’artista, possono presupporre l’intervento di un collaboratore.
Anche per il Compagno la massa anonima diventa la protagonista dei suoi quadri nei quali è abile a collocare gran popolo in poco spazio e ad immergere gli avvenimenti in un’atmosfera fantastica e surreale.
Fino agli anni Settanta gli erano riconosciute poche opere, poi il Salerno ritenne di aggiungere al suo corpus tutto il gruppo di dipinti che il Longhi, riconoscendone la stessa mano, aveva attribuito a Filippo Napoletano, di cui allora poco si conosceva. Il folto gruppo di tele fu raccolto intorno ad un grande dipinto firmato e datato”Compagno 1658”.
Nel suo catalogo così ampliato, con l’aggiunta di varie tele firmate, si possono distinguere chiaramente due tendenze, che come abbiamo detto in precedenza hanno fatto ipotizzare la mano di due diversi pittori, una caratterizzata dai colori chiari e dall’esecuzione più accurata, l’altra da un fare sciolto e compendiarlo, con impasti cromatici più sostanziosi e con una tavolozza di colori più scuri, dominata dai toni bruni e terrosi.
Di recente qualche sua tela è stata trasferita nel corpus di Cornelio Brusco, un artista risorto da un oblio secolare grazie alle ricerche della Nappi.
Pochi i documenti di pagamento, pubblicati dal D’Addosio e riferiti al 1641, rare le citazioni inventariali.
Le sue opere di maggior successo furono più volte replicate, spesso su rame ed alcune sono molto suggestive come l’Eruzione del Vesuvio del 1631 del Kunsthistoriches di Vienna, firmata, nella quale oltre all’interesse documentario per un luogo famoso della città di Napoli oggi scomparso, molto ben rappresentata è la folla formicolante in preda al panico, espressa con una vivacità di tocco rara a vedersi negli altri specialisti del genere, come possiamo osservare anche in una replica su tela con numerose varianti, di maggiori dimensioni, conservata nella collezione Costantini a Roma, imperniata sulla famosa processione con in testa San Gennaro per intercedere sulla fine dell’eruzione del 1631 ed eseguita con una pennellata sciolta e sommaria e colori più cupi, al punto che qualche studioso ha ipotizzato il pennello del fratello Ignazio.
La sua produzione anche se inferiore qualitativamente e quantitativamente a quella del Gargiulo, a cui può essere paragonato, esercitò ad ogni modo un influsso su altri pittori tra cui Nicola Viso ed il tedesco Franz Joachim Beich, presente a Napoli all’inizio del Settecento.

 

fig.3 - Scipione Compagno -
Il trasporto dell'arca dell'allenza contenente le tavole della legge - 66 x103 -
Napoli, collezione della Ragione


martedì 21 dicembre 2021

Villa Bisignano, la procura apre un fascicolo su occupazioni abusive e affreschi di Aniello Falcone.

 

Il Mattino 21 dicembre 2021

Lo scorso novembre ho scritto degli affreschi di Aniello Falcone di villa Bisignano storica dimora un tempo appartenuta ai Roomer, famiglia di ricchi banchieri fiamminghi.
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/11/salviamo-villa-bisignano-e-gli.html
Questa villa, decorata con affreschi di Aniello Falcone, è di propietà del comune di Napoli versa in cattive condizioni ed è da tempo occupata da inquilini abusivi. 

Pare che questa triste vicenda abbia suscitato l'interesse della Procura di Napoli, guidata da Gianni Melillo e del pool coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli che si occupa del contrasto dei reati che offendono i nostri beni culturali. Attendiamo sviluppi!


Uno degli affreschi di Aniello Falcone
che si trovano all'interno di Villa Bisignano a Barra

 Il Mattino 21 dicembre 2021

Qualche tapparella aperta, un portone rigorosamente chiuso. «É così da tempo, inutile che state ad spettare, tanto non vi aprono…», dice un passante incuriosito per il via vai di fotografi. Corso Sirena, Barra, Miglio d’oro. Nessuno si affaccia da Villa Bisignano, imponente nella sua facciata esterna, decrepita all’interno.
«Cade a pezzi – dicono i passanti - ma è inutile provare ad entrare, è così da almeno venticinque anni. Fine Novecento, qualcuno lo ricorda ancora: arrivarono dei fondi – parliamo di finanziamenti europei – ma non è chiaro come vennero utilizzati».
Da allora, chiusura completa della struttura, con continue incursioni da parte degli abusivi che occupano in modo saltuario, alcune stanze della villa creata dal banchiere fiammingo del Cinquecento Gaspare Roomer. Abusi, finanziamenti fantasma, degrado di opere di indiscutibile valore storico: sono questi i punti su cui la Procura di Napoli potrebbe svolgere degli accertamenti a stretto giro.  É una svolta possibile, dopo decenni di stasi, alla luce dell’esigenza degli inquirenti di verificare quanto pubblicato sabato mattina da questo giornale. Un caso che riconduce l’attenzione alla mancanza di tutela di pezzi del patrimonio pubblico e, nel caso di specie, al rischio, che opere di valore inestimabile possano venire deturpate in modo irrimediabile. Parliamo degli affreschi di Aniello Falcone, pittore che operò nel seicento all’interno di Villa Bisignano, su commissione dei discendenti del banchiere fiammingo, che aveva stabilito in questa residenza la sede dei suoi affari e delle sue fortune. 

Come è noto, a sollevare il caso delle opere di Falcone è stato il medico Achille della Ragione, che – tramite il suo blog – ha lanciato l’allarme sulla storia degli affreschi firmati da Aniello Falcone. Scene della vita di Mosè rimaste da decenni nel chiuso di una villa non accessibile, in gran parte in possesso del Comune di Napoli, solo per alcuni appartamenti gestiti da una famiglia di privati. Uno scenario che ha messo in moto l’intervento delle istituzioni, anche grazie all’interrogazione parlamentare di quattro senatori, che hanno formalmente interessato il ministro Franceschini (alla cultura) e Lamorgese (interno). 

E non è tutto. Sul caso di Villa Bisignano, si muove la procura di Napoli, che ha acquisito gli articoli del Mattino e le interpellanze istituzionali sulla necessità di tutelare la villa del Miglio d’oro e gli affreschi di Falcone. In che condizioni si trovano? Perché non sono fruibili? C’è il rischio di deterioramento di beni che risalgono addirittura a quattro secoli fa?
Come è noto, da quattro anni la Procura guidata da Gianni Melillo ha creato una sezione di lavoro ad hoc che punta ad intervenire nel contrasto dei reati che offendono i nostri beni culturali (un pool coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli).  Corso Sirena, a pochi passi dal parlamentino locale, dalla sede dell’ufficio tecnico della municipalità di Barra, il vento freddo di abbatte sul portone della villa. Non c’è citofono, c’è solo un allestimento di Natale che augura buone feste a tutti, sono in pochi a credere nel restauro di Villa Bisignano. «Un tempo – spiega al Mattino un commerciante – all’interno di questa dimora ci andavamo a scuola. Ospitava la “Rodinò”, dove si sono, certo che ci sono, anche se nessuno li ricorda. Forse nessuno li ha visti. Bisognerebbe metterli al servizio del rione, per il rilancio di questo pezzo di periferia abbandonata».
Inchiesta al via, si lavora anche su possibili occupazioni abusive. Un caso seguito dal prefetto Claudio Palomba, in una mappa di assalti al patrimonio pubblico che ora investe anche un pezzo di miglio d’oro.

Leandro Del Gaudio

 

corso Sirena 67 - Napoli quartiere Barra

 

 

sabato 18 dicembre 2021

Villa Roomer a Barra

Il Mattino, 18 dicembre 2021 - prima pagina e pag.32


Lo scorso novembre vi parali degli affreschi di Aniello Falcone presenti in villa Bisignano storica dimora un tempo appartenuta ai Roomer, famiglia di ricchi banchieri fiamminghi.
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/11/salviamo-villa-bisignano-e-gli.html
 

La villa è da tempo occupata da inquilini abusivi; la storia ha sucitato l'interesse della senatrice Margherita Corrado che si è attivata interrogando il ministro Franceschini
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/12/interrogazione-sugli-affreschi-di.html


Il Mattino, con un pezzo di Alessandro Bottone, si era interessato al caso
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/12/aniello-falcone-affreschi-dimenticati.html


Oggi siamo addirittura in prima pagina!
Gerardo Ausiello e Leonardo Del Gaudio sulle pagine del quotidiano scrivono: 

«Cosa accade a Barra? Cosa fa gridare allo scandalo? Partiamo dalla denuncia del medico e blogger Achille della Ragione, che ha messo in moto verifiche da parte di quattro senatori (i grillini Corrado, Angrisani e Granato e Lanutti per il gruppo misto). In sintesi, a muovere le interrogazioni parlamentari il rischio che occupazioni abusive tuttora in corso possano deturpare gli affreschi di Aniello Falcone, otre a devastare saloni e arredi che meriterebbero di finire al centro di una esposizione museale».

 

Abusivi nella villa del '500, ​affreschi di Aniello Falcone a rischio. Intervengono i ministri Franceschini e Lamorgese

Un caso che ha sollevato l’attenzione di due ministri (Beni culturali e Interno), che è al centro della strategia da mettere in campo nei prossimi mesi, a proposito di occupazioni abusive del nostro patrimonio immobiliare. Non parliamo di scantinati, né di semplici abitazioni che vengono vendute sottobanco dalla camorra. No questa volta parliamo dell’assalto a ex uffici demaniali (come avvenuto in questi anni a Pizzofalcone), ma qualcosa che riguarda edifici monumentali, opere del nostro patrimonio artistico, quadri e affreschi inestimabili. Parliamo di Villa Roomer (poi chiamata Villa Bisignano), siamo al civico 67 di corso Sirena a Barra – una delle perle del Miglio d’oro. Una villa vesuviana, nel Cinquecento appartenuta al ricco banchiere fiammingo Gaspare Roomer, impreziosita da affreschi del pittore napoletano Aniello Falcone (1607-1667), che oggi finisce al centro di inchieste giornalistiche, interrogazioni parlamentari, tanto da sollevare l’indignazione dei ministri Franceschini (Beni culturali)  e Lamorgese (Interni).
Cosa accade a Barra? Cosa fa gridare allo scandalo? Partiamo dalla denuncia del medico e blogger Achille della Ragione, che ha messo in moto verifiche da parte di quattro senatori (i grillini Corrado, Angrisani e Granato e Lanutti per il gruppo misto). In sintesi, a muovere le interrogazioni parlamentari il rischio che occupazioni abusive tuttora in corso possano deturpare gli affreschi di Aniello Falcone, otre a devastare saloni e arredi che meriterebbero di finire al centro di una esposizione museale.
Affreschi a rischio, opere abbandonate (parliamo, tra l’altro, di scene di vita di Mosè commissionate dal banchiere fiammingo al pittore partenopeo), via vai di soggetti che animano il presente dello splendore vesuviano. Già, perché – secondo quanto emerge da una recente ricognizione, la villa risulta chiusa, serrata, off limits: ma solo da un punto di vista formale, dal momento che sono ancora segnalate alcune occupazioni abusive. Uno scenario che viene ribadito anche nel corso dell’interrogazione presentata dai quattro senatori, che chiedono «quali azioni ispettive e quando la Sovrintendenza abbia posto in essere e quali richieste abbia eventualmente formulato al Comune per concorrere alla corretta gestione del patrimonio storico-artistico rappresentato dalla villa vesuviana e dai beni culturali in essa contenuti».
Fin qui la denuncia, fin qui l’allarme lanciato in una sede istituzionale come il Senato, che – secondo quanto raccolto in questi giorni dal Mattino – non è passato inosservato. Stando infatti al ministro della cultura Dario Franceschini, il caso va affrontato con determinazione, per fare chiarezza su quanto denunciato fino a questo momento; mentre dal Viminale questa nuova storia di occupazioni abusive si impone con prepotenza bell’agenda del ministro Lamorgese.
Le prefetture allertate, le grandi aree metropolitane sono al centro di un’attenzione per tanti – troppi – casi di assalti ai beni pubblici. Ricordate la storia avvenuta a Roma qualche mese fa? Un caso emblematico, drammaticamente simile a quello di tanti altri che si verificano in centro e nelle periferie delle principali conurbazioni cittadine. È la storia di un uomo che viene espropriato della propria abitazione, costretto a rincorrere i propri beni, a sollevare l’allarme e a chiedere l’intervento della forza pubblica. Casi simili anche a Napoli, raccontati in queste settimane dal Mattino.
Ponticell, Pizzofalcone, rione Traiano (ma ne parliamo più diffusamente nella pagina accanto). Scenario di ordinaria arroganza, che ora fa i conti anche con l’allarme lanciato su un pezzo del nostro tesoro artistico e monumentale. È la storia di denuncie inascoltate, di allarmi lasciati cadere nel vuoto, di annunci rimasti a mezz’aria. Fatto sta che agli atti del lavoro parlamentare ci sono alcune inchieste pubblicate da questo quotidiano sulle condizioni di degrado della Villa del Miglio d’oro.
Ora però c’è l’incubo che l’incursione degli abusivi possa creare dalli indelebili. Quanto basta a immaginare un’azione incrociata da parte dei due ministri in campo, facendo leva su Sovrintendenza e Prefetture.. Un’azione che verrà condotta nel rispetto della dignità delle persone che attualmente sono entrate all’interno di Villa Bisignano, ma con la determinazione di chi ha il dovere di salvare un pezzo del nostro patrimonio.
Strano destino quello di Barra, che da sempre viene segnalato come un quartiere a rischio in materia di occupazioni abusive, Ricordate il caso dei Bipiani? L’allarme per la mancanza di una graduatoria aggiornata degli abusivi, l’emergenza sociale che – almeno dagli anni del post terremoto – ha riguardato il diritto alla casa. Poi la storia delle Ville, Il caso della dimora dell’ex banchiere fiammingo non è l’unica nel quartiere che cuce periferia orientale e zona vesuviana.
Un motivo in più per fare qualcosa per liberare un bene tanto illustre dalle occupazioni abusive e costruire un percorso di valorizzazione, capace di restituire a turisti e cittadini la vita di mosè immaginata dal genio seicentesco. 

 Il Mattino, 18 dicembre 2021
Gerardo Ausiello e Leonardo Del Gaudio


affreschi di Aniello Falcone a villa Roomer



Riscopriamo insieme il valore del presepe

  

Il Mattino pag. 46 - 18 dicembre 2021

 

Da tempo è in atto una guerra silenziosa verso la tradizione millenaria del presepe, in nome di un multiculturalismo abietto e fuori luogo. Va sempre più di moda l’albero di Natale, un’usanza nordica che incontra sempre più adesioni. Le due espressioni sono lo specchio di due diverse concezioni religiose: quella monoteista e quella animista. Infatti mentre il Bambinello ci ricorda il messaggio di pace e la buona novella, l’albero ci rammenta il periodo nel quale tutti noi vivevamo nelle grandi foreste. Mettere insieme i due simboli è un modo corretto per conciliare tradizioni religiose differenti. Nel presepe si rappresenta il momento culminante dell’amore di Giuseppe e Maria verso il loro fragile figlioletto, destinato in breve tempo a cambiare il mondo ed è triste constatare come, drogati dal consumismo, abbiamo trasformato questo magico momento in un rito di massa, con grandi mangiate e smodate libagioni, acquisti frenetici ed una idolatrica prostrazione al moloch dell’euro. Anche il rito dell’albero, che vuole rammentarci il nostro passato nei boschi, quando le piante ci fornivano riparo dalle intemperie e grandi messe di frutti deliziosi, è stato trasformato in feticcio colmo di doni inutili e costosi. Cerchiamo di comprendere  le ragioni degli altri. Il presepe diventerà il simbolo dell’amore familiare e della concordia sociale, lo struggente ricordo di un mondo felice perduto da riconquistare.