lunedì 12 novembre 2018

Io dico: una piazza per Achille Lauro


 Il Roma - 10 novembre 2018, prima pagina




A Napoli vi è via Kagoshima e via Jan Palach, vico Scassacocchi e vico Fico, via dei Chiavettieri al Porto e via dei Chiavettieri  al Pendino, ma nessuna piazza, largo, via, viale, vico, fondaco, cupa, strettoia che ricordi ai napoletani Achille Lauro.
Chi era costui? Uno sconosciuto Carneade: oppure il sindaco plebiscitario, l'abilissimo imprenditore, il presidente a vita del calcio Napoli, il più grande armatore nel mondo, o, come amava definirlo Antonio Ghirelli: l'ultimo re borbone.
Ad oltre 30 anni dalla morte è giunto, secondo me, il momento di sdoganarlo, ristabilendo la verità storica, cancellando pregiudizi politici. Doveva rimanere in carica solo tre mesi regnò per oltre 30 mesi. 


Achille della Ragione


Il Mattino - 12 novembre 2018, pag.50

Una piazza per Achille Lauro, è una battaglia che va avanti


Il Roma - 10 novembre 2018, prima pagina

Una piazza per Achille Lauro, è una battaglia che va avanti

sabato 10 novembre 2018

Una piazza per Achille Lauro, è una battaglia che va avanti


Il Roma - 10 novembre 2018, prima pagina

 «Entro un mese un'importante piazza di Napoli sarà intestata ad Achille Lauro». È la provocazione lanciata da Achille della Ragione all’Amministrazione comunale, indifferente alle sue continue iniziative  da anni  tese a ottenere un toponimo per l'ex sindaco di Napoli, ex presidente del Calcio Napoli e grande armatore europeo.
La questione è stata oggetto di un convegno che si è tenuto nell'aula magna dell'Università Ter nella chiesa di Santa Maria della Libera in via Belvedere a Napoli. Sono intervenuti Achilleugenio Lauro nipote del Comandante e il suo storico collaboratore Paolo Manfellotto.
Achille della Ragione ha subito sottolineato che «il personaggio Lauro è ancora fastidioso perché è male interpretato dagli storici pagati dal partiti. Questo nonostante il grosso lavoro che ho fatto nel 2003. Apprezzato da numerosi intellettuali, per tutti il politologo Percy Allum ed il giornalista Marco Demarco. Nel mio libro "Achille Lauro Superstar" descrivo  questo grande uomo. Continuerò questa battaglia  affinché il toponimo gli venga dato in maniera ufficiale».
Achilleugenio Lauro ha poi tracciato il profilo del nonno «Per descrivere l'avventurosa ed inimitabile vita di Achille Lauro si potrebbe cominciare come in un film di Orson Welles, dalla fine "Tutta la sua vita Onora la sua morte". Questo è l’epitaffio che si legge sulla tomba nella cappella di famiglia a Piano di Sorrento, cittadina che gli diede i natali. Lauro è stato tante cose: editore, produttore cinematografico, presidente e proprietario del Napoli Calcio,  sindaco plebiscitario della nostra città ma principalmente deve essere ricordato come il più grande armatore che l'Italia abbia avuto. È proprio dalla penisola sorrentina che parte la sua ascesa. Sin da giovanissimo capisce che il suo destino è legato al mare e in pochi anni costruisce un piccolo impero. Ma sono anni di sacrificio. Achille perde prima due fratelli vittime di altrettanti naufragi e subito dopo anche il padre. Per sopravvivere ed onorare gli impegni è costretto a vendere i gioielli  della moglie Angelina. Sono gli anni a cavallo della prima guerra mondiale. Gli anni Venti sono anni di grande cambiamenti e soprattutto anni di crisi dei mercati marittimi. Grandi  armatori hanno le navi in banchina, in disarmo e senza lavoro. Ma le navi di lauro sembrano non patire la crisi. Grazie ad una geniale intuizione: la compartecipazione agli utili dell'equipaggio, egli risolve a proprio vantaggio lo situazione e la sua crescita diventa esponenziale. Dopo lo guerra si avvicina alla politica attraverso Gugliemo Giannini, il segretario del partito "Il Fronte dell'Uomo qualunque".  Alla politica attiva arriva nel 1952 con la sua elezione a sindaco di Napoli. Eredita una Città povera, distrutta, dove era tutto da rifare. Attraverso un periodo di ricostruzione cerca di far diventare Napoli nuovamente una capitale secondo le sue aspirazioni. Dalla ricostruzione nasce anche una delle tante dicerie poi sfatate, cioè il sacco urbanistico della città. L'artefice fu il prefetto governativo Correra che diede circa l'80% delle licenze edilizie, non mio nonno. Ho scritto "Il Navigatore. Achille Lauro una vita per il mare" per tre obiettivi: dare una testimonianza personale e familiare di questo personaggio, liberarlo da tante dicerie e chiarire qual è la sua vera natura, fare diventare questa storia, che ho raccontato in forma romanzata fonte di una sceneggiatura per un film o una fiction. Mi piacerebbe moltissimo Achille Lauro merita che una strada di Napoli porti Il suo nome».
Paolo Manfetotto storico segretario, ha infine ricordato il Comandante come «uomo molto generoso, buono, di capacità estrema che ha dedicato tutta lo sua vita al lavoro. Ero il punto di collegamento tra lui e le sue navi. Napoli  lo ha trattato male e continua farlo».


 Il Roma - 10 novembre 2018
 Mimmo Sica


Il Roma - 10 novembre 2018, pag. 13

giovedì 8 novembre 2018

Il best seller di Natale


Rione terra

La strenna più ambita per le prossime festività natalizie si preannuncia il prossimo libro di Achille della Ragione (il 113°) “Da Puteoli a Pozzuoli, una storia gloriosa”, dotato di centinaia di foto, quasi tutte a colori ed in gran parte inedite, che sarà pubblicato da una importante editore: Clean, il quale conta di distribuirlo in tutte le librerie italiane. L’attesa è spasmodica ed in attesa di poterlo leggere ne anticipiamo la prefazione ed alcune foto.

Elvira Brunetti






Prefazione


Questo libro vuole essere un doveroso omaggio ad una piccola grande città dal glorioso passato e da un futuro potenzialmente esaltante, se si punterà ad incrementare il turismo, avido di monumenti e bellezze naturali ed in grado di apportare cospicui benefici economici.
Sin dal titolo: “Da Puteoli a Pozzuoli, una storia gloriosa” si intuisce lo spirito del volume, che vuole raccontare lo svolgersi degli avvenimenti lungo un percorso temporale di 2000 anni, da quando la città possedeva uno dei porti più importanti del Mediterraneo, per il quale transitavano le merci destinate a rifornire l’impero romano al culmine della sua potenza, fino al periodo in cui lungo la costa si insediarono industrie di importanza europea, senza mai dimenticare una vocazione locale ancora in essere: la pesca.
Alcuni capitoli sono stati dedicati ad illustrare i collegamenti terrestri con Napoli, tra cui la mitica via Antiniana e naturalmente una parte rilevante è stata dedicata ad importanti attrazioni turistiche dall’Anfiteatro Flavio al Serapeo, dalla Solfatara al Rione Terra, dove è dislocata la celebre Cattedrale, nella quale si possono ammirare i più celebri pittori del Seicento napoletano: Artemisia Gentileschi, Lanfranco, Finoglio, i fratelli Fracanzano, Stanzione e tanti altri.
Tra i puteolani illustri abbiamo scelto un artista del pennello: Giacinto Diano ed una star internazionale del cinema Sofia Loren.
In conclusione un accenno alle tradizioni popolari ed al dialetto, che costituisce un interessante fossile antropologico parlato oramai solo dagli anziani e dai pescatori.

Napoli novembre 2018


Achille della Ragione










 Domenico Gargiulo - Decapitazione di San Gennaro nella Solfatara - Napoli, collezione della Ragione
Mercato ittico
Sofia Loren nature
Solfatara vista dall'alto
Spiaggie deliziose



mercoledì 7 novembre 2018

Convegno su Achille Lauro

Il Roma - 7 novembre 2018, pag. 11
Domani giovedì 8 novembre 2018  alle ore 17:30,
un incontro per intitolare una piazza ad Achille Lauro.
aula magna dell'università ter, sita nella chiesa di S. Maria della Libera, via Belvedere Napoli.
Relatori:  Achille della Ragione, Achilleugenio Lauro, Paolo Manfetotto.

Una piazza per Achille Lauro, è una battaglia che va avanti

Il Roma - 10 novembre 2018, prima pagina

Il Roma - 10 novembre 2018, pag. 13

Una piazza per Achille Lauro, è una battaglia che va avanti






domenica 4 novembre 2018

Monumenti minori tra i maggiori

tav. 01 -  Terme di Nettuno

Le terme di Nettuno (fig.1) costituiscono un monumentale complesso termale che a lungo impressionò per la sua grandiosa scenografia gli antichi viaggiatori, che dal mare approdavano a Puteoli, non meno colpì in tempi più recenti gli eruditi che lo credevano un tempi (fig.2), come il Capaccio che, nel 1607, affermava: “Fornici, teche archi, nei quali ponevano le statue, edere ricche di corimbi, la vicinanza di sotterranei ed accessi, ci spingevano a sperare di ritrovare scavando, qualcosa di interessante”. Non è facile oggi di fronte ai pur imponenti ruderi di questo impianto riprovare le medesime suggestioni, anche perché le terme appaiono in gran parte interrate.     Probabilmente collegato al complesso termale di Nettuno doveva essere il Ninfeo detto di Diana (fig.3) per una statua di una dea che vi fu rinvenuta. La sua costruzione in opera laterizia si colloca tra la fine del II secolo e gli inizi del III d.C.
Il minore e più antico anfiteatro puteolano è stato individuato durante i lavori per la costruzione del tronco della direttissima Roma Napoli(1915) che lo ha rovinato, attraversandolo  centralmente (fig.4)
L'anfiteatro minore di Pozzuoli (fig.5) era un teatro di costruzione romana antica, di cui rimangono poche rovine; un classico anfiteatro romano di epoca augustea o pre-augustea. Gli assi dell'ellisse misuravano rispettivamente 130 e 95 metri. Le principali rovine arrivate a noi sono una decina di arcate che avevano funzione di appoggio della curva della cavea (fig.6).
In età flavia venne costruito il grande anfiteatro perché l'anfiteatro minore non era adeguato alle necessità dei ludi gladiatori.
Tra le testimonianze dell’epoca vi è il vaso in vetro di Odemira (fig.7), in cui, insieme con altri edifici puteolani, sono raffigurati due anfiteatri: l'uno inferiore contrassegnato dall'emblema del flagello, come se fosse destinato alle venationes; l'altro superiore contrassegnato da una palma, come se fosse più propriamente adatto a combattimenti fra gladiatori. Infatti l'anfiteatro minore era stato costruito secondo il tipo dell'anfiteatro pompeiano senza i sotterranei e i servizi organizzati per le venationes di cui furono dotati gli anfiteatri costruiti successivamente.  
Svetonio riporta che in un'occasione a causa della calca un senatore fu impedito all'accesso e Augusto per rimediare all'offesa stabili nuove regole per l'ingresso agli spettacoli.  
 Dione Cassio narra che nel 66 d.C., sotto il regno di Nerone, il liberto Petronio organizzò a sue spese nell'anfiteatro più antico di Pozzuoli, dei ludi con venationes in onore di Tiridate, nominato re di Armenia da Nerone, alla presenza di spettatori etiopici e stranieri presenti per portare tributo e onore al re. Tiridate volle partecipare allo spettacolo anche per dare prova delle sue capacità, uccidendo due tori con un sola freccia scoccata dalla tribuna d'onore.

  
tav. 02 -  Tempio di Nettuno

tav. 03 -  Ninfeo di Diana negli anni Trenta

tav. 04 - Linea Napoli Roma
tav. 05 - Anfiteatro minore

tav. 6 - Esiti archeologici

tav. 07 -  Fiaschetta di Odemira

Lungo l’attuale via Campana è possibile individuare in successione fino alla piana di Quarto mausolei e colombari appartenenti alla necropoli di via Celle (fig.8–9) che, secondo la tradizione romana venivano posti lungo le vie antiche, in questo caso la Via Consularis Puteolis Capuam.    
 Al quadrivio di S. Stefano dalla via Celle si accede al primo complesso di cui restano solo sul lato destro 14 edifici costruiti tra la metà del I sec. a.C. e la metà del II sec. d.C., realizzati in opera reticolata e laterizia. Si tratta per lo più di colombari, val
e a dire di edifici funerari a due piani di cui uno per lo più ipogeo con nicchie sulle pareti per contenere le urne cinerarie (in questi secoli il rito di incinerazione era il più diffuso).  
Interessante fra questi edifici un mausoleo a due piani in parte scavato nella roccia tanto da poter ammirare esternamente solo la facciata centrale, il cui livello inferiore è a pianta quadrata con esedra ornata da sei colonne, il secondo con tamburo cilindrico arricchito da cinque nicchie alle pareti. Queste ultime formano un ottagono incompleto per la particolarità della costruzione.  
 Non mancano edifici con funzioni diverse; è il caso di un’aula rettangolare, sede di collegium, inserita in un cortile dove è presente anche un mausoleo ed è riferibile ad una costruzione a tre piani. (Proprio agli associati dei Collegia Funeraticia erano destinati i loculi colombari).a necropoli di via Celle
In questi ultimi anni nuovi scavi hanno evidenziato una continuità tra la necropoli di via Celle e  quella di San Vito (fig.10–11), mettendo in luce tombe che fiancheggiano la via consolare da Puteoli fino a Quarto. Per questo si auspica la realizazione di un parco archeologico che comprenda necropoli e zone attigue alla via Campana, per un patrimonio archeologico dalle pecularietà straordinarie.
 
tav. 08 - Necropoli di  via Celle
tav. 09 - Necropoli di  via Celle
tav. 010 -  Necropoli di San Vito mausoleo
      
tav. 011 -Necropoli di San Vito-








mercoledì 31 ottobre 2018

Tradizioni popolari e dialetto puteolano

tav. 1 - Palo di sapone


Oltre ai festeggiamenti nella importante ricorrenza di San Gennaro il 19 settembre, il 15 agosto viene festeggiata l'Assunta con la competizione del cosiddetto palo di sapone (tav.1). Un pennone in legno viene tenuto in posizione quasi orizzontale su un molo del porto e cosparso di sapone. I concorrenti locali provano a turno a raccogliere delle bandierine poste all'estremità del palo, cadendo, nella maggior parte dei casi, a mare. La sera la ricorrenza viene festeggiata con una processione e con un bellissimo spettacolo di fuochi d'artificio.
Il Santo Patrono di Pozzuoli, San Procolo (tav.2), co-martire insieme a San Gennaro, viene festeggiato il 16 novembre; i festeggiamenti in suo onore, però, si svolgono la seconda domenica di maggio.
Il dialetto puteolano è una variante della lingua napoletana con delle connotazioni proprie singolari, in particolare nella fonetica, che risulta talvolta molto diversa dal napoletano e con analogie con quella di Torre Annunziata, situata specularmente sul mare rispetto a Napoli. Il dialetto puteolano è considerato di difficile comprensione perfino dagli stessi Napoletani.
Pozzuoli era un movimentato porto commerciale, ed il suo dialetto è un misto di più idiomi, da gente proveniente da tutte le parti del mondo. La prerogativa della cadenza prolungata sembra sia dovuta, ai venti che battono la costa. Infatti si dice che, dalle barche in mezzo al mare, i pescatori gridassero magari: "Mammaaaaaaaaaaaaa", ed a terra giungesse la forma contratta "Mamma". Altri dialetti, molto simili al puteolano si ritrovano a Torre del Greco, a Paternò, nella bella ma lontana Sicilia, ed anche a Furore, nella costiera amalfitana. Il dialetto puteolano, ha una enorme varietà di vocaboli strani che lo formano, per esempio, il blu jeans, è chiamato "degheris" o "tegheris", a seconda delle zone di provenienza di chi lo pronuncia; infatti la caratteristica più singolare di questo dialetto è la particolare inflessione che variando da posto a posto, riesce a volte, a rendere quasi incomprensibile qualche parola. Sono in pochi ormai, coloro i quali sanno parlare il puteolano vero.
La sensazione che si prova a sentire il dialetto di una volta, ed il puteolano moderno, è la stessa sensazione che si prova bevendo in buon bicchiere di vino genuino, e poi se ne beve un altro bicchiere aggiungendo al vino dell’acqua. Indubbiamente il gusto e la qualità sono sempre quelli, ma il vino se è stato diluito, non lascia più in bocca un gusto pieno, ma solo un vago ricordo di una bontà sbiadita!
E’ veramente un peccato che oggi non si ricordi più il dialetto di una volta, perché comunque aveva delle caratteristiche molto belle e varie, infatti le molte persone, provenienti da vari parti del mondo, che qui giungevano per affari, avvertivano l’importanza di comprendersi reciprocamente per poter concludere affari vantaggiosi per tutti. Da ciò probabilmente, nacque la necessità di usare un linguaggio che fosse frammisto di vocaboli vari e comprensibili a tutti, insomma, in sintesi una specie di primordiale "esperanto" di casa nostra. Altra nota simpatica, è il dialetto dei suonatori, che era usato dai gruppi di musicanti, che si proponevano per matrimoni e feste varie; anche se questo linguaggio pare fosse adottato proprio dai suonatori in genere, anche in altre zone limitrofe.
Di recente sull’argomento si è pronunciato, dalle pagine de Il Mattino, Roberto De Simone (tav.3), il quale ha solennemente dichiarato: ”La lingua di Pozzuoli sfugge all’italianizzazione forzata della televisione e agli imput dell’era global. I vocianti pescatori e gli eredi del Rione Terra si intendevano foneticamente con muti tronacamenti sillabici e frasi idiomatiche, che conferivano ai dittonghi puteolani un tono unico e uno stile di nobili ascendenze. Mentre l’italiano di matrice televisiva a partire dagli anni Cinquanta si modellava su un realismo dialettico manierato e falso, che lo rendeva meccanicamente retorico e ipocritamente unitario, il granitico dialetto puteolano è sempre vivo, forse spinto da endogeno bradisismo linguistico quasi Serapeo millenario, quasi isola di Pasqua nell’oceano della dimenticanza massificata, quasi misteriosa e gigantesca scultura in pietra della stessa isola, icona di un’abissale divinità, tuttora indistruttibile: la facoltà di esprimersi e comunicare con i suoni tradizionali della propria storia”.
Nel dibattito ha fatto sentire il suo parere anche l’assessore alla cultura di Pozzuoli, Maria Teresa Moccia Di Fraia (tav.4), la quale ha sottolineato che al dialetto servono cure: “La diaspora degli abitanti a seguito delle crisi bradisismiche del 1970 e del 1983, l’estensione delle new towns di Rione Toiano e Monteruscello rispetto al centro storico, l’aumento della popolazione a favore di immigrati napoletani hanno spezzato coesione e valori identitari, mettendo in discussione anche il dialetto, che oramai resta appannaggio dei pescatori e degli anziani”.

tav. 2 - Festeggiamenti per San Procolo
tav. 3 - Roberto De Simone
tav. 4 - Assessore alla cultura

domenica 28 ottobre 2018

Il parco archeologico del Pausilypon e la grotta di Seiano


fig. 1 - Luca Giordano-Jezabel divorata dai cani


Il parco archeologico del Pausilypon è una spettacolare area archeologica sita nel quartiere Posillipo aperta al pubblico dal 2009. L'accesso al parco ai visitatori è da discesa Coroglio 36, attraverso l'imponente Grotta di Seiano.
Ho avuto l’onore di visitare il parco quando era proprietà privata circa 30 anni fa.   
Il racconto comincia lì dove sorgeva la villa di Vedio Pollione, divenuto ricco col commercio del grano ed amico dell’imperatore Augusto ed in epoca moderna la dimora di Ambrosio, anche lui re del grano e sodale del potente ministro Cirino Pomicino. E fu proprio il braccio destro di Andreotti a favorire il nostro incontro per visionare uno spettacolare quadro di Luca Giordano (fig.1) e preparare il relativo expertise.
Dopo aver ammirato il dipinto e sorbito un eccellente caffè, il padrone di casa candidamente chiese: “Vogliamo andare a teatro?”.
“Vi è qualche spettacolo interessante da vedere all'Augusteo o al Diana?”
"Intendevo farle visitare il mio teatro personale".
Con grande meraviglia ci recammo in un'area contigua alla sua villa dove potemmo ammirare, ben conservato, uno splendido teatro in grado di contenere 2.000 spettatori (fig.2), un Odeion e altre strutture di sommo interesse archeologico, da un ninfeo a delle antiche terme.
Negli anni, per fortuna dei napoletani e per sfortuna del nostro anfitrione, il monarca del grano incappò in una serie di disavventure giudiziarie, che si conclusero con l'esproprio delle sue proprietà, le quali, passate allo Stato, sono ora di godimento pubblico e sono visitabili ogni giorno, basta percorrere da via Coroglio, l’imponente Grotta di Seiano realizzata in epoca romana dall’architetto Lucio Cocceio, che fu riportata alla luce, riaperta e riadattata nel 1840 da Ferdinando II di Borbone. Il traforo, della lunghezza di circa 780 metri, attraversa la collina tufacea di Posillipo, collegando l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il Parco sommerso della Gaiola.  Il colpo di grazia al percorso terreno del nostro ospite fu la sua morte violenta: ucciso dalla servitù, che voleva rubare i gioielli di famiglia.
Accenniamo ora alla storia gloriosa della struttura, che sorge quando Napoli era una dependance di Roma.
Dopo la battaglia di Azio (31 a.C.), l'equite e liberto Publio Vedio Pollione decise di trascorrere gli ultimi suoi giorni in quello splendido scorcio situato tra la Gaiola e la baia di Trentaremi, in una località denominata Pausilypon cioè “sollievo dal dolore”. Accanto alla villa, fece costruire anche un teatro di 2000 posti (fig.3), un odeon per piccoli spettacoli, un ninfeo e un complesso termale (fig.4).
Le strutture dell'imponente Villa si estendono fin sotto la superficie del mare e sono dal 2002 tutelate dall'istituzione della limitrofa Area marina protetta Parco Sommerso della Gaiola, che interessa tutto lo specchio acqueo ai piedi del promontorio di Trentaremi ed intorno all’isolotto della Gaiola.
I resti di altre domus romane si possono scorgere a Marechiaro, lungo la spiaggia, oppure alla Calata Ponticello, risalendo il borgo, dove si possono scorgere una colonna a base ionica ed una nicchia in laterizio. Sulla scogliera, invece, si può ammirare ciò che rimane della Villa degli spiriti (fig.5). Il palazzo degli Spiriti (o villa degli Spiriti) è un complesso archeologico che insiste lungo la costa di Posillipo, nei pressi di Marechiaro. Fu costruito nel I secolo a.C. ed era appartenuto ad un ninfeo alle dipendenze della villa del ricco liberto romano Publio Vedio Pollione (ovvero la villa imperiale di Pausilypon). Per alcuni, si tratta dei resti di un "murenaio", cioè una struttura adibita all'allevamento di murene, serpenti marini considerati prelibati, che ancora a fine anni degli anni 80 erano presenti. Le vasche sono sommerse perché il livello del mare nei secoli si è alzato, ma è possibile vederle ancora oggi chiaramente. Il palazzo degli spiriti viene usato quotidianamente da audaci scugnizzi per i loro tuffi pericolosi in mare, anche lanciandosi dal secondo livello della struttura. Proseguendo lungo la costa, verso occidente, è possibile notare il perimetro della “Scuola di Virgilio” dove si riteneva che il "vate" praticasse arti magiche. 


 fig. 2 - Parco Pausilypon

 fig. 3 -  Teatro

fig. 4  - Parco archeologico visto dall'alto
 fig. 5 - Palazzo degli spiriti a Marechiaro

Il parco è stato riaperto al pubblico dopo i lavori di restauro nel 2009 per la kermesse Maggio dei monumenti. Oggi il parco sta venendo pian piano riscoperto dai cittadini napoletani, ma anche dai turisti stranieri grazie alla strutturazione di diversi itinerari di visite guidate, organizzati da benemerite associazioni, oltre ad una serie di concerti serali, che si tengono da giugno a settembre (fig.6) Il parco offre numerose testimonianze archeologiche nonché naturalistiche e paesaggistiche trovandosi in uno dei luoghi più belli della città, ovvero lungo la costa di Posillipo (fig.7-8).
Tra i reperti più importanti vi sono la grotta di Seiano, il parco sommerso di Gaiola, la villa imperiale di Pausilypon, il teatro dell'Odeon ed il palazzo degli Spiriti.
La grotta di Seiano (fig.9–10-11) è un traforo lungo 770m, scavato in epoca romana nella pietra tufacea della collina di Posillipo, che congiunge la piana di Bagnoli, via Coroglio, con il vallone della Gaiola, passando per la baia di Trentaremi.
Deve il nome a Lucio Elio Seiano, prefetto di Tiberio, che secondo la tradizione nel I secolo d.C ne commissionò l'allargamento e la sistemazione; il primo traforo era stato realizzato una cinquantina di anni prima dall'architetto Lucio Cocceio Aucto per volere di Marco Vipsanio Agrippa, per collegare la villa di Publio Vedio Pollione e le altre ville patrizie di Pausilypon ai porti di Puteoli e Cumae. La galleria, orientata in direzione est-ovest, si estende per circa 770 metri, con un tracciato rettilineo ma una sezione variabile sia in altezza che in larghezza; dalla parete sud si dipartono tre cunicoli secondari, terminanti con aperture a strapiombo sulla baia, che forniscono luce ed aerazione.
Caduta in disuso e dimenticata nel corso dei secoli, fu rinvenuta casualmente durante i lavori per una nuova strada nel 1841 e subito riportata alla luce e resa percorribile per volontà di Ferdinando II di Borbone, diventando meta di turisti. Nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzata come rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli; gli eventi bellici ed alcune frane nel corso degli anni Cinquanta la riportarono in uno stato di abbandono.
Attraverso l'imponente grotta di Seiano si accede al complesso archeologico-ambientale che racchiude parte delle antiche vestigia della villa del Pausilypon.
Qui, nell'incanto di uno dei paesaggi più affascinanti del golfo, è possibile ammirare i resti dell'imponente teatro capace di 2000 posti, dell'Odeion e di alcune sale di rappresentanza della villa (visibili ancora tracce dei decori murali), le cui strutture marittime fanno oggi parte del limitrofo Parco sommerso di Gaiola, su cui si affacciano i belvedere a picco sul mare del Pausilypon. La Villa Imperiale, detta anche Villa di Pollione, fu fatta erigere nel I secolo a.C. dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione e alla sua morte, avvenuta nel 15 a.C., la villa, grazie alla sua posizione molto ambita (a metà sul mare e panoramica con vista sulla parte restante di Napoli, sulla penisola sorrentina, sul Vesuvio e Capri) divenne dunque residenza imperiale di Augusto, e di tutti i suoi successori. Molto interessanti, in vari punti delle vestigia, sono le presenze delle condutture dell'acquedotto (rivestite in malta idraulica), segno di ulteriore opulenza di chi vi soggiornava.
L'ultimo ad abitarla fu Publio Elio Traiano Adriano
Le escursioni in mare consentono di ammirare i resti della villa imperiale sommersi nonché l'ambiente naturale marino-costiero ricco e variegato. Il parco sommerso della Gaiola è stato dichiarato area marina protetta con decreto interministeriale del 2002.


fig. 6  - Concerti serali
 fig. 7  - Parco archeologico del Pausilypon dall'alto

fig. 8  - Parco archeologico del Pausilypon

 fig. 9  - Grotta di Seiano, ingresso
 fig. 10  - Grotta-di Seiano, percorso

fig. 11  - Grotta di Seiano, uscita