sabato 21 marzo 2020

Ricordi dimenticati ed aggiunte autobiografiche

fig.1 - Ospiti a tavola


Nel mese di giugno del 2017, al compimento dei miei primi 70 anni, oltre ad una serie di feste in cui invitai amici e parenti (fig.1–2) l'uscita della mia autobiografia, fu coronata da un grande successo con l'esaurimento in poche settimane di tutti i libri stampati. Oltre alle presentazioni ufficiali, vi furono, nei saloni della mia villa posillipina, una serie di incontri "per categoria", in primis con i vecchi compagni di scuola, a cui seguirono gli scacchisti, i medici ed infine gli antichi frequentatori de Il Fico, il leggendario night, da me fondato nel lontano 1966.
Tutti i partecipanti avevano già letto con attenzione il libro che narrava le mie gesta, alcuni nel formato cartaceo, gli altri, la maggioranza (amante del risparmio, per non dire i morti di fame) sul web, ove è a disposizione di tutti digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.it/p/prolegomeni-per-una-futura.html
Molti mi segnalarono delle omissioni e mi invitarono a provvedere, rammentando episodi più o meno importanti del mio percorso terreno.
Per accontentarli e soprattutto per amore della verità, ho aggiunto nel tempo una serie di capitoli con relative foto, ma da mesi non avevo inserito altre avventure, di cui scriverò ora  per la gioia dei lettori e per permettere ai posteri di giudicarmi con cognizione di causa.
Parto da un ricordo partorito da un messaggio inviatomi da un vecchio compagno di liceo, illustre architetto, da tempo residente a Roma
Ciao Achille,
leggo con interesse e ammirazione le tue documentatissime "schede" riguardanti le mete delle tue visite guidate.
Nutro anche una certa invidia per l'evidente quantità di tempo che hai a disposizione per prepararle.
Se vado indietro nel tempo di circa mezzo secolo, devo constatare che sei passato da un interesse scientifico - anzi missilistico; vedi la fondazione dell' ICARM (Istituto Centrale Autonomo per le Ricerche Missilistiche) - ad uno storico/ artistico, che coltivi con passione.
Mi piacerebbe partecipare a una visita, magari a un monumento studiato ai tempi della facoltà di architettura e chissà se non riuscirò un giorno a sorprenderti.
Oltretutto, con questo tuo impegno hai eretto un solido baluardo contro... l'Alzheimer!
Ad majora. 
Julian Vertefeuille (fig.3)

fig. 2 - Foto con parenti più stretti


fig. 3 - Julien Vertefeuille


Lentamente cominciano ad affiorare i ricordi: erano gli anni dello Sputnik (fig.4), di Laika (fig.5), il primo essere vivente a fare una passeggiata nello spazio, di Yuri Gagarin, il primo astronauta.
Volevo anche io lanciare il mio missile. Fondai un'associazione di simpatizzanti, quella ricordata dall'amico Juliaen, e cominciai a lavorare approntando l'ogiva di legno compensato che, con un paziente lavoro con la carta vetrata, assunse una forma slanciata in grado di perforare il cielo.
Il corpo del missile era un tubo di metallo, dal diametro di 10 centimetri, lungo circa un metro, alla base del quale feci approntare da un fabbro una filettatura per agganciare la parte contenente il propellente a base di nitroglicerina, che faticai non poco a procurarmi.
Come base di lancio sfruttammo la spiaggia di Licola adiacente alla zona militare all'epoca controllata dalla Nato. Ci ponemmo in un cespuglio posto a 50 metri dalla rampa di lancio e dopo un'emozionante conta alla rovescia diedi il contatto ad un pulsante collegato ad un lungo filo che terminava con una filettatura elettrica ricavata da una vecchia stufa che, riscaldandosi, diede l'incipit al propellente di mettere in moto il missile, il quale partì vigoroso tra lo scrosciare degli applausi dei miei compagni di avventura e dopo aver raggiunto un'altitudine di circa un chilometro, ridiscese verso il basso e cadde a mare a pochi metri dalla spiaggia, circostanza che ci permise di recuperarlo. Eravamo tutti felici e molti di noi affermammo che il nostro futuro era non sulla terra, ma nel cielo.
Passiamo ora, rimanendo in età giovanile, ad eventi sportivi, ricordando che nel 1964 ho vinto il campionato regionale studentesco a squadre di corsa campestre, che si svolse nella splendida cornice del bosco di Capodimonte.
In contemporanea praticavo lotta libera nella Virtus Partenope e pallacanestro nell'Oriens Napoli, che giocava in serie B e nella squadra del mio liceo, il glorioso Mercalli, che per anni ha dominato nel campionato studentesco. Nonostante fossimo i più forti con 2 giocatori che erano stati convocati alcune volte, anche se come riserve, in nazionale, quando incontrammo la squadra della Forrest Scherman School, il liceo americano, che all'epoca aveva sede vicino all'ospedale Fatebenefratelli, fummo sonoramente sconfitti tra i fischi ed i pernacchi del folto pubblico.
Rimanendo in campo sportivo voglio precisare che per 2 anni ho praticato lotta libera in una palestra sita al 2° piano dell'università in via Mezzocannone ed in seguito ho utilizzato per anni quanto imparato unicamente per dirimere questioni, come candidamente confessai a Mike durante la mia partecipazione a Rischiatutto (fig.6), che consiglio a tutti di rivedere (vi scompiscerete dalle risate) digitando il link
https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s

fig. 4 - Sputnik

fig. 5 - Laika

fig. 6 - Partecipazione Rischiatutto

Sempre in tema di sport, gli scacchi per quanto sono il re dei giochi ed il gioco dei re, fanno parte del Coni, passiamo ora ad un ricordo a 64 caselle, che mi fu acceso l'anno scorso in occasione dell'uscita trionfale del mio libro Achille maestro di scacchi (fig.7), consultabile in rete digitandone il titolo, di cui ne stampai 400 copie a colori, che ho generosamente regalato soprattutto alle vecchie glorie del nobile cimento. Più di un giocatore mi ha contattato dopo aver letto avidamente il volume, chiedendomi come mai avessi dedicato un esaustivo capitolo al celebre festival internazionale svoltosi nella mia villa di Ischia dal 2000 al 2006 (fig.8), ma non avessi nemmeno accennato al torneo giocato nella mia villa posillipina nel 1984.
 Un'altra grave  dimenticanza che voglio colmare è costituita dal non aver citato le 2 volte che mia moglie Elvira, prima che nascesse l'astro invincibile di Maria De Rosa, ha conquistato il titolo di campionessa regionale di scacchi, acquisendo il diritto a partecipare al campionato nazionale individuale, dove ottenne un lusinghiero piazzamento (fig.9).
Per la descrizione del Gran Prinx che si svolse nel 1984 nei vasti quanto accoglienti saloni della mia villa posillipina mi sono servito della ferrea memoria di mio nipote Mario che, a 17 anni, gareggiò nella categoria esordienti, ottenendo il 1° posto.
Diresse la competizione il compianto arbitro internazionale Pappaianni, tra i concorrenti gli illustri maestri Mario Cocozza e Giacomo Vallifuoco, che da poco si erano classificati 2° e 4° al campionato nazionale, la buon'anima di Renato Miale ed altri 20 sfidanti che alternarono battaglie sulla scacchiera a gustare prelibatezze del palato offerte con generosità dalla padrona di casa e servite dalla mia efficiente servitù. Tra i partecipanti più scarsi voglio ricordare i fratelli Angelo e Duccio Tarallo, all'epoca ricchi imprenditori e con i quali ci vedevamo spesso, organizzando gite favolose, come quella a Pila nel villaggio Valtur (fig.10), che costituirà il fulcro della prossima ricordanza. 

fig. 7 -  Copertina

fig. 8 - Torneo Ischia

fig. 9 - Elvira durante il campionato nazionale

fig. 10 - Villaggio  Valtur d Pilai

Siamo sul finire degli anni Ottanta, prendiamo l'aereo per Milano, dove ci attende un pullman che ci porterà fino al villaggio.21 i passeggeri  a bordo, la famiglia della Ragione, 5 membri, la famiglia Tarallo al completo: 2 padri, 2 madri, 4 figli ed una nonna ed altri 7 amici. Durante il viaggio con un autista spericolato ricordo che Angelo Tarallo mormorò: se cadiamo in un burrone i nostri averi andranno allo Stato, perché non abbiamo lasciato parenti entro il 6° grado.
A Pila ci attendevano, dopo un estenuante viaggio di 14 ore in auto, la dinastia dei Letticino, Rino all'epoca re dei catenacci, la consorte, nobildonna Gabriella Marino, sovrana delle Puglie e la discendenza.
Del soggiorno montanaro ricordo distintamente 2 cose, la prima spiacevole, la seconda eccitante.
Decidemmo che anche Marina, la nostra amata terzogenita, imparasse a sciare come i fratelli, che avevano appreso in simultanea a camminare ed a sfidare le nevi, per cui la iscrivemmo ad una scuola per principianti e mi associai anche io per farle compagnia. Ma già da 1° giorno le cadute di entrambi non si contavano, fino a quando un mio "sciuliamazzo" contro un albero, dopo aver bestemmiato le principali divinità delle tre religioni monoteiste, mi convinse ad interrompere le lezioni.
Poiché durante il giorno tutti sciavano, io occupavo il tempo proficuamente, trascorrendo alcune ore nella sauna, non certo per eliminare tossine o per rilassarmi, bensì per eccitarmi, ogni volta che entrava a farmi compagnia una fanciulla dai seni debordanti e dal lato B invitante, completamente nuda, la quale dopo aver sudato abbondantemente, mentre alcune mie dimensioni anatomiche crescevano a dismisura, si buttava poscia nella neve dove si rotolava felice per alcune decine di metri.
Ci trasferiamo ora con il racconto a Parigi, dove mi recai con i fratelli Tarallo e rispettive signore, i quali in quegli anni potevano spendere e spandere. Dopo aver assistito allo spettacolo al Moulin Rouge, decidemmo di cenare da Maxime (fig.11). Dissi agli amici di consultare con attenzione la lista dei vini, perché per un primo ed un secondo potevano bastare 150.000 - 200.000 lire, ma se si sbagliava nell'ordinare gli alcolici si poteva avere un conto di milioni. Scegliemmo di brindare con un Moet Chandon di un'annata economica. Il cameriere portò lo champagne in un cestello colmo di ghiaccio, da cui protrudeva solo la punta della bottiglia. controllai attentamente marca ed annata prima di permettere la cerimonia dell'apertura con relativo botto, che fu accolto da un fragoroso applauso, seguito da uno spavento collettivo quando ci accorgemmo che la confezione stappata era una maxi da tre litri  e costava 5 volte quanto avevamo previsto (fig.12).
L'ultimo episodio è ai limiti della farsa e mi è stato rammentato da Guglielmo Pepe, affermato ginecologo, in piena attività, il quale mi ha ricordato di quando mi recai a Roma per sostenere il concorso per l'idoneità a primario di Ostetricia e nonostante fosse giugno inoltrato io indossavo un corposo cappotto, reso ancor più debordante perché nelle fodere avevo nascosto numerosi libri di testo da consultare furtivamente. Infatti trascorse due ore si poteva chiedere di recarsi alla toilette per soddisfare improcrastinabili bisogni fisiologici, lì vi era una guardia che invitava a non chiudere la porta del gabinetto durante le funzioni corporali. Io candidamente mi calai i pantaloni, ma feci precedere le operazioni di evacuazioni da una rumorosa flautolenza, scusandomi con il controllore ed avvertendo che a breve ne sarebbero seguite altre, particolarmente puteolenti, perché avevo una diarrea. Mi fu detto chiuda pure la porta e questa circostanza mi permise in pochi minuti di estrarre dal cappotto alcuni libri, consultarli avidamente e ritornare in aula, dove, grazie alla mia memoria, all'epoca prodigiosa, riportai sul foglio quanto letto pochi minuti prima.
Inutile dire che superai brillantemente l'esame, che per molti era uno scoglio sul quale avevano infranto più volte le loro speranze.
Un episodio simile mi era capitato anni prima durante la prova di disegno all'esame di maturità, quando un professore girava fra i banchi ed invitava gli studenti a scegliere tra tante foto capovolte quella da riprodurre su carta. Le foto rappresentavano scenari impervi dal Duomo di Milano al Colosseo, ma io prudentemente, ne avevo sottratto una con tanto di timbro del liceo, nascosta sotto la camicia, che raffigurava un semplice capitello corinzio, sul quale mi ero preparato a casa, che sostituii a quella capitatami durante la prova d'esame

Achille della Ragione

fig. 11 - Ristorante Maxime
  
fig. 12 - A cena da Maxime

fig. 13 - Tutti assieme da Maxime



venerdì 20 marzo 2020

Divieto di uscire da casa, anche per i barboni?




In questi giorni si susseguono i divieti e tutti siamo obbligati a trascorrere giorno e notte a casa. Ma chi una casa non la possiede come ad esempio i barboni? Nessuno pensa a loro anche se il loro numero cresce ogni giorno e da tempo sono diverse migliaia. Sarebbe fuori luogo, in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo, pensare di allestire delle tende con letti rudimentali in un luogo dove al limite possano anche usufruire di un pasto caldo?
Rappresentano un residuo di arcaiche povertà, un imprevedibile esito della modernità. Un brutto giorno precipitati nella solitudine e nella miseria, diventano invisibili per gli amici, per i conoscenti, per gli stessi parenti, bastano pochi mesi e la strada come casa si trasforma in una voragine senza ritorno.
Sonnecchiano sulle panchine dei giardini pubblici o stesi sui cartoni per difendersi dall’umido che penetra nelle ossa; di notte, tutti assieme, pigiati spalla contro spalla, nelle sale d’attesa delle stazioni non tanto per dormire, quanto per difendersi dalle aggressioni gratuite divenute frequentissime.
Anche a guardarli sembrano tutti eguali: radi capelli precocemente incanutiti, pochi denti malfermi, la pelle incartapecorita ed un corpo devastato dall’età indefinibile, vestiti a brandelli ed un puzzo devastante che si sente a distanza.
Da tempo sono divenuti gli ultimi tra gli ultimi, disperatamente in coda ai più disperati, più dimenticati degli zingari, dei drogati, degli alcolizzati o degli extra comunitari clandestini, divenuti, soprattutto se islamici, i preferiti dei parroci e delle decrepite signore d’annata delle associazioni benefiche.
Nei dormitori vi è una lista d’attesa chilometrica e si può soggiornare solo per tre giorni durante le ore notturne, mentre fuori imperversa implacabile un freddo omicida. La strada diventa così una soluzione obbligata per decine di migliaia di barboni, costretti a sopravvivere in condizioni da incubo.
Come potremo continuare a dormire beati nei nostri letti con il pensiero che tanti nostri simili, solo più sfortunati di noi, devono arrangiarsi, avendo come tetto il cielo e come giaciglio la pubblica strada.


Achille della Ragione

giovedì 19 marzo 2020

Svuotare le carceri necesse est


Nei giorni scorsi, a seguito del divieto dei colloqui con i parenti (un conforto inderogabile) vi sono state rivolte in tutti i penitenziari italiani, domate con difficoltà e con un corteo di morti, mentre alcune decine di detenuti sono riusciti ad evadere.
Il governo per arginare i disordini e diminuire il vergognoso super affollamento ha deciso di varare un decreto che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di pena ai domiciliari, scatenando l'ira funesta di Salvini, il quale naturalmente ignora che già attualmente la legge prevede che gli ultimi 12 mesi si possano scontare a casa. La norma purtroppo è inattuata, perché bisogna sottoporre ogni singolo caso al parere del tribunale di sorveglianza, che, vero modello di inefficienza e malagiustizia, fissa l'udienza a distanza di mesi e mesi, quando la pena è già estinta.
Per cui invito il governo, se deciderà di varare l'ordinanza, di prevedere un meccanismo automatico di scarcerazione, altrimenti sarà tutto inutile.

Achille della Ragione

Il Mattino pag. 38 -  23 marzo 2020


Caro Achille, ben ritrovato. La tragedia, perchè di tragedia si tratta, del Coronavirus, ha fotografato in una enorme istantanea tutti i ritardi, i difetti, i limiti del Paese.
Tra questi è esplosa con tutta evidenza la questione dell'affollamento e delle condizioni nelle carceri, non sempre all'altezza di una nazione avanzata e democratica.
Quanto successo dieci giorni fa, quando, nel giro di due ore, la maggior parte degli istituti penitenziari era in mano ai detenuti in rivolta deve farci riflettere.
Solo il buon esito di alcune trattative hanno fatto sì che non si ripetessero le fughe di massa avvenute a Foggia.
I detenuti sui tetti nel breve periodo devono farci riflettere sulla pericolosità della bomba sociale all'interno del nostro sistema penitenziario.
Nel lungo periodo, tra le tante lezioni che ci lascerà il Covid, ci sarà di certo la necessità di un sistema di detenzione più efficiente, più dignitoso, insomma più aderente alla nostra Costituzione che all'articolo 27 ricorda: <<Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato>>.


    Ps. Caro Achille stia a casa il più possibile e lo raccomandi anche ai suoi cari.



    Federico Monga

domenica 1 marzo 2020

Prossime visite guidate di marzo 2020

Visita chiostro e chiesa Donnalbina 8 febbraio 2020


Carissimi amici ed amici degli amici, coronavirus permettendo, cominceremo
sabato 7 marzo con la visita della chiesa di S. Anna dei Lombardi (o Monteoliveto se preferite) con appuntamento all’ingresso alle ore 10:45. Vi sarà un biglietto di 5 euro, che ci permetterà di visitare anche l’ipogeo, riaperto di recente dopo 100 anni e sul quale vi consiglio di consultare un mio scritto digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/01/l-ipogeo-della-chiesa-di-santanna-dei.html

Per il successivo appuntamento dovremo pazientare per attendere l’inaugurazione della importante mostra su Vincenzo Gemito, che dopo il successo di Parigi, approderà al museo di Capodimonte.
Per l’occasione ho preparato un libro sull’artista, che presenterò
venerdì 3 aprile alle ore 17:30 presso l’aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero e che potrete acquistare al prezzo scontato di 10 euro.

Mentre la prima visita alla mostra, per evitare file chilometriche è prevista per
martedì 24 marzo alle ore 10:45, quando vedremo la mostra a Capodimonte e poscia ci dedicheremo alla collezione permanente del 1° piano, dedicata alla pittura del Seicento napoletana, ricca di oltre 300 dipinti. Per il nostro gruppo sarà praticato un prezzo speciale.

Diffondete la notizia  ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere le visite successive andando sul mio blog

www.dellaragione.eu

http://achillecontedilavian.blogspot.com/

MOSTRA DI GEMITO AL MUSEO DI CAPODIMONTE


In 1^ di copertina
Vincenzo Gemito - Pescatorello
Napoli collezione della Ragione



Prefazione

Questo libro nasce in occasione della mostra su Vincenzo Gemito, che dopo il successo riscontrato al Petit Palais di Parigi, approda a Napoli al museo di Capodimonte, dove si potrà visitare per 3 mesi a partire dal 19 marzo.
Il volume comprende un corposo capitolo sulla vita e le opere del grande scultore, ricco di ben 40 figure. Segue un articolo pubblicato nel 2009 in occasione dell’ultima mostra tenutasi sull’artista a Villa Pignatelli, a cui seguirono interessanti commenti da parte di illustri personaggi del mondo culturale.
Vi è poi un articolo sul capolavoro di Gemito: il Pescatorello, conservato in una celebre collezione napoletana. Si conclude in bellezza proponendo al lettore 16 foto a colori di sculture e disegni dell’artista.
Debbo pubblicamente ringraziare l’amico fraterno Dante Caporali, che mi ha fornito immagini e preziosa assistenza nella preparazione del pdf, senza il suo aiuto questo libro non avrebbe mai visto la luce. Non mi resta che augurare a tutti buona lettura.

Achille della Ragione

 Napoli febbraio 2020

 Scarica il file in PDF


In 3^ di copertina
Foto di Vincenzo Gemito in abiti adamitici


INDICE
  • Prefazione
  • Vincenzo Gemito, la vita e le opere
  • Gli ultimi anni e la morte
  • Bibliografia
  • L’ultima mostra su Gemito a Napoli
  • Il Pescatorello, il capolavoro di Vincenzo Gemito
  • Tavole a colori


In 4a di copertina
Salotto di villa della Ragione







Il posto al sole ignora il coronavirus



Il posto al sole è una trasmissione che da decenni è seguita da milioni di telespettatori, perché fotografa con precisione la realtà della società odierna con pregi e difetti, soprattutto questi ultimi: coppie separate, delinquenza, disoccupazione e tante altre amenità.
Io da sempre non perdo una puntata ed anche se sono impegnato in una conferenza come relatore abbandono tutto e corro davanti al video.
Le puntate spesso sono registrate con largo anticipo, altrimenti come si spiega che non si parli della psicosi che da settimane ha contagiato l'opinione pubblica e le autorità, generando una pandemia cartacea e telematica, che produrrà danni irreparabili all'economia.

Achille della Ragione

Il Pescatorello, il capolavoro di Vincenzo Gemito

 
fig. 01 - Pescatore- gesso - Napoli -
museo di Capodimonte
 

Il bronzo del Pescatorello ottenne un grande successo di pubblico e di critica quando fu presentato nel 1877 al Saloon di Parigi nel 1877 ove fu effigiato dalla menzione d’onore. Della scultura esistono alcune repliche, le più belle sono tre: una conservata nel museo del Bargello a Firenze, una, ufficialmente nella stanza del sindaco di Napoli, ma spesso errante tra mostre e musei e la terza, di cui parleremo in questo articolo, conservata nella collezione della Ragione a Posillipo.
Le tre repliche autografe derivano da un gesso preliminare (fig.1), conservato nel museo di Capodimonte, che fece da guida all’artista per realizzare le repliche in bronzo, alle quali egli lavorava a lungo di cesello sulla superficie per realizzare una continua vibrazione della luce.
L’opera (fig.2) di cui intendiamo parlare in questo breve contributo, alta cm. 135 e firmata sulla base V. Gemito, venne acquistata dal noto professionista nel  corso di un’asta Semenzato tenutasi a Roma il 25 novembre 1991; in precedenza apparteneva al famoso imprenditore Eugenio Buontempo.
In questa scultura è molto curata la pelle increspata, naturalisticamente ottenuta con un paziente lavoro di scalpello, mentre risaltano i tratti del volto (fig.3) ed è molto curata la vivace correlazione delle membra di questo scugnizzo in equilibrio precario sullo scoglio e nell’atto di trattenere i pesciolini  appena staccati dall’amo. Si sa che Gemito allo scopo di ottenere la migliore ispirazione possibile teneva a lungo il modello in piedi su un sasso cosparso di sapone per cogliere meglio l’energia potenziale e poterla poi immortalare nel bronzo.
Gemito per meglio rendere le opere che creava dal bronzo predisponeva numerosi disegni preparatori per studiare l’evoluzione della forma. La gran parte di questi disegni erano nella collezione Minozzi (fig.4) ed oggi si possono ammirare nelle sale del museo di Capodimonte. Attraverso il loro esame è possibile verificare la ricerca formale eseguita dall’autore per stabilire la posizione definitiva del pescatore sullo scoglio: in alcuni disegni lo scugnizzo ha i piedi ben piantati sul sasso con il busto flesso in avanti; in altri la figura vista di prospetto o di spalle si sposta verso la definitiva posa accovacciata sugli scogli, in altri ancora si osservano altre posizioni, segno evidente di una accuratissima ricerca spaziale eseguita dall’artista.
Il soggetto iconografico, per via del grande successo di critica e pubblico, è stato replicato più volte in formato ridotto e con significative varianti dallo stesso Gemito, come nel caso del Piccolo pescatorello (fig.5) che qui rendiamo noto.
E concludiamo in bellezza l’articolo fornendo ai lettori la visione di una parte del salotto (fig.06) che ospita l’opera di cui abbiamo parlato e l’autore con il catalogo della sua raccolta in compagnia dell’adorata moglie Elvira (fig.07)

Achille della Ragione


fig. 02  - Pescatorello - bronzo cm. 135 - firmato -
Napoli collezione della Ragione
fig. 03  - Pescatorello - bronzo cm. 135 - firmato - (particolare del volto) -
Napoli collezione della Ragione

 
fig. 04 -  Minozzi in un disegno di Gemito


 
fig. 05 -Piccolo pescatore - Roma collezione privata


fig. 06 - Salotto villa della Ragione



fig. 07 - L'autore con libro della sua collezione e consorte