mercoledì 14 agosto 2019

Un Calvario peggiore della via Crucis



L'altro giorno ho cominciato la faticosa procedura per ottenere il passaporto, recandomi alle poste e facendo 2 ore di fila per eseguire un conto corrente di 42 euro, poscia per procurarmi una marca da bollo di 73 euro ho dovuto girare per 20 tabaccai, fino a quando non è trovato uno ​ che me la ha procurata per via telematica. Il giorno successivo mi reco in questura, dopo una defatigante ricerca di un posto per parcheggiare l'auto nei paraggi, coronata da una multa di 100 euro perché una ruota protrudeva leggermente sul marciapiedi.
Arrivato nell'ufficio vi sono 32 persone prima di me, l'attesa confortata dalla lettura di due giornali dura circa tre ore. Finalmente arrivo davanti alla funzionaria che mi contesta che le foto che ho portato con me (già utilizzate per un altro documento) non riprendono completamente il volto e mi invita a ripeterle, cosa che mi richiede un chilometro sotto il sole per raggiungere una macchinetta automatica sita nella Galleria Umberto.
Ritorno sudato e tachicardico e credo che finalmente sono vicino alla meta, ma nonostante sottolineò che ho urgenza assoluta del documento, perché un mio collega, celebre cardiochirurgo, mi ha assicurato di potermi operare alla fine di agosto, appena riceve la rinuncia da qualche paziente prenotato, ​ mi viene fissato un nuovo appuntamento a settembre per aggiornare la situazione.
Lascio il commento ai lettori ed invito le autorità, dopo un esame di coscienza, ad intervenire.

Achille della Ragione

: Il Mattino 17 agosto 2019, pag. 42




: Il Mattino 18 agosto 2018, pag. 42





martedì 13 agosto 2019

La scuola di Posillipo, una mostra da non perdere

 
01 - Anton Sminck van Pitloo, Tramonto a Castellammare,
1828, collezione privata



Nella Cappella Palatina del Maschio Angioino fino al 2 ottobre si potrà ammirare, gratuitamente, La scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, la più grande mostra sull’argomento del III millennio. Per ritrovare una mostra di analoga importanza bisognerebbe tornare nel 1936 o nel 1945.
Oltre settanta sono le opere pittoriche provenienti da raccolte private che offrono allo spettatore un viaggio nel tempo e nello spazio, oggi trasformato e quasi irriconoscibile, se non per quell’atmosfera che dal paesaggio naturale, che ancora offre la città di Napoli e l’intera Campania, è trasmigrata nell’opera pittorica.
Pitloo, Gigante, Fergola, Scedrin, Vervloet, Dahl, sono solo alcuni dei nomi riuniti in questa operazione straordinaria che da sola basterebbe a caratterizzare l'estate a Napoli.
Siamo grati alla dott.ssa Fedela Procaccini per averci fornito informazioni e foto del memorabile evento.
La pittura di paesaggio conosce, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, un importante sviluppo, imponendosi come genere autonomo e superando la precedente idea di mera pittura di svago e di decorazione.
A Napoli, a partire dalla metà degli anni Dieci dell'Ottocento, grazie alla presenza dei pittori stranieri e a una forte scuola locale, si genera una vera e propria rivoluzione. Il paesaggio viene, infatti, dipinto esclusivamente dal vero, superando i confini del solo studio. Il plein air, consapevole e totale,non è più destinato alla fase di mezzo per giungere ai grandi quadri di composizione, ma diviene la vera chiave di svolta, che infine avrebbe condotto al più maturo realismo. Anche l'impegnativo "paesaggio di composizione", inclusivo di un episodio narrativo, storico o d'invenzione, si trasforma fondandosi sulla ripresa dal vero.
Con la Scuola di Posillipo si superano il genere vedutistico e la conseguente riproduzione minuziosa della natura,secondo un’idea ancora illuminista di documentazione che pervade il paesaggio europeo del Grand Tour,a favore del sentimento della natura che avrebbe presto condotto alla "macchia".
Ad avviare tale rinnovamento fu il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, che si stabilisce a Napoli nel 1816. I supporti privilegiati, per costo e maneggevolezza,sono ora i fogli di carta, in genere applicati in un secondo momento su tavolette e tele, mentre fra le tecniche praticate, oltre all'olio su tela, s'impongono la grafite, il lapis, la china, l'olio su carta, l’acquerello e la tempera, per giungere al completamento del dipinto en plein aire senza ripensamenti, in modo da carpire la mutevolezza della luce.
Accanto ai soggetti riprodotti innumerevoli volte, per gli artisti è motivo di studio, e di orgoglio, fissare l’impressione d'inconsueti paesaggi, mostrando una nuova sensibilità e una modernità di visione fuori dal comune.
Il 1824 rappresenta l’anno di consacrazione di Pitloo che vince la cattedra di paesaggio alla Reale Accademia di Belle Arti. È questo il periodo in cui gli artisti collaborano alle illustrazioni delle numerose guide che fioriscono in città, comeilViaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, dato alle stampe fra il 1829 e il 1832.I sovrani non restano indifferenti al fascino di questa rinnovata visione, stringendo legami con alcuni di tali artisti, tra i quali don Giacinto Gigante e Salvatore Fergola. Quest'ultimo creò addirittura un genere nuovo, una sorta di "paesaggio di cronaca", 'fotografando' sulla tela le grandi imprese borboniche, come l'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici, la prima d'Italia.
Ma, il più importante interprete della Scuola di Posillipo è stato Giacinto Gigante, che con poche libere macchie d'acquerello o di olio riusciva a fermare l'impressione luminosa della natura. Napoli, Sorrento, le isole del golfo, i Campi Flegrei, divengono attraverso il pennello di Gigante i luoghi della nuova narrazione.
I pittori stranieri giunti a Napoli per il Grand Tour - il viaggio intellettuale, quasi iniziatico, alla ricerca della luce, della natura e dell'antico - furono molti. Non si può non menzionare il gallese Thomas Jones, che ha lasciato di Napoli un'immagine fantastica in piccole inquadrature oggi a Londra e a Cardiff, i norvegesi Johan Christian Clausen Dahl e Thomas Fearnley, l’inglese William Collins, il belga Frans Vervloet, i francesi Karl Girardet e Jean-Charles-Joseph Rémond, il russo Sil'vestr Feodosievič Ščedrine tanti altri.
Dopo la grande esperienza della Scuola di Posillipo, la riforma della pittura di paesaggio approdò al verismo sostenuto da Filippo Palizzi e infine alla Scuola di Resina, nata all'inizio degli anni Sessanta dal simposio di una cerchia di artisti riuniti nella casa-studio di Marco de Gregorio nella Reggia di Portici. Con lui, lavorarono Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Adriano Cecioni e lo scultore Raffaele Belliazzi, creando un nuovo prototipo pittorico che contemplava la pittura di "macchia". La presenza del catalano Mariano Fortuny a Portici nel 1874 condusse, infine, i napoletani a una pittura luminosissima, fatta di bagliori e di piccoli tocchi di luce, di cui è un esempio il delizioso olio di Rubens Santoro.
Dei 74 dipinti esposti, un piccolo nucleo mostra come si sia evoluta la ricerca della pittura di paesaggio dopo l'esperienza di Posillipo, con una nuova generazione di artisti che fu protagonista della seconda metà del secolo e del mercato italiano ed europeo.
Vi proponiamo ora le foto di alcuni dipinti (figg.da1a7)
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere il mio breve saggio:
La scuola di Posillipo ed il mito dell’armonia perduta digitando il link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/04/la-scuola-di-posillipo-ed-il-mito.html
Ma soprattutto correte tutti a visionare la mostra, che vi ricordo è gratuita!

Achille della Ragione


02 - Federico Rossano, Ischia, spiaggia di Lacco Ameno,
collezione privata
03 - Gabriele Smargiassi, Veduta di Monte Nuovo a Pozzuoli,
collezione privata
04 - Giacinto Gigante, Napoli dalla Conocchia, 1844,
Collezione privata

05 - Giacinto Gigante, Sorrento, 1845, Pescara,
collezione Venceslao Di Persio

06 - Quintilio Michetti, Mergellina,
colleizone privata

 

06 - Quintilio Michetti, Mergellina,
colleizone privata






mercoledì 31 luglio 2019

Percorsi divini




Alla scoperta del sacro fuoco dell’Arte, le visite del Prof.​ Achille Della Ragione tra le chiese del centro di Forio.

A grande richiesta sarà ripetuta sabato 3 agosto alle ore 10.30 con partenza dalla Basilica di Santa Maria di Loreto, al centro di Forio il percorso culturale tra le opere sacre custodite nelle chiese di Forio. Il Prof. Achille Della Ragione, luminare nel campo della medicina, critico d’arte, scrittore e maestro di scacchi, ripeterà sempre gratuitamente, il percorso iniziato sabato 6 luglio, a beneficio dei tanti instanti che non sono riusciti ad essere presenti la prima volta. L’esplorazione attraverso le tantissime opere d’arte custodite nelle chiese foriane, è tesa ad espandere la conoscenza del prodotto “Ischia” non solo come acque termali, spiagge ecc. ma anche come bene del patrimonio culturale da valorizzare e preservare. Le opere di affermati artisti come Caesar Calensis pingebat, come si firmava Cesare Calise, o di Alfonso Di Spigna sono spesso sconosciute al grande pubblico, o addirittura celate, come ci racconta Achille: “la chicca più preziosa della chiesa di San Francesco è custodita in sacrestia, visitabile a richiesta, grazie alla gentile disponibilità di padre Armando, un colto francescano, che sogna di allestire alle spalle dell'altare maggiore una piccola pinacoteca. Parliamo di una spettacolare Pietà dai colori lividi e cianotici, da assegnare senza ombra di dubbio alla mano virtuosa di un gigante del secolo d'oro della pittura napoletana: Mattia Preti”
Si partirà quindi dalla basilica di S. Maria di Loreto, poi l'Arciconfraternita di Visitapoveri, dove si rifletterà su una splendida bara intarsiata, adoperata dai soci per l'ultimo viaggio, quindi la chiesa di San Francesco, dove grazie all'intervento della avvocatessa Marianna Verde, si è potrà finalmente ammirare lo splendido quanto ignoto Mattia Preti, per concludere con la chiesa del Soccorso, dalla quale si può ammirare uno spettacolare panorama.

Il Prof Achille Della Ragione consiglia inoltre di consultare il suo libro Ischia sacra guida alle chiese anche su google, oppure seguire la ripresa televisiva della edizione del percorso avvenuto lo scorso 6 luglio al link https://www.ischiareporter.it/?p=18412​

Per i gentili ospiti delle strutture turistiche e ancora più caldamente per gli isolani, il consiglio è quello di raggiungere Forio centro sabato prossimo, per godere, gratuitamente, una giornata indimenticabile.

Luigi Castaldi

 Il Dispari ​ 2 agosto 2019 pag.13


Il Golfo 1° agosto 2019 pag.10​



Mattia Preti - figliuol prodigo

Serena Autieri ed Achille della Ragione

venerdì 26 luglio 2019

Un sensuale capolavoro di Luca Giordano

 
fig.1 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134x185 - Scafati , collezione privata
Continuamente antiquari e collezionisti  mi inviano foto di dipinti di scuola napoletana, chiedendomi un parere sull’attribuzione e questa circostanza mi permette di visionare una cospicua mole di inediti, alcuni di notevole qualità, ma raramente capita di poter ammirare un vero e proprio capolavoro, come nel caso di questo superbo dipinto di Luca Giordano (fig.1) per anni  appartenente ad una famosa collezione straniera e da poco ritornato all’ombra del Vesuvio.
Nel caso in questione si tratta di un evento eccezionale, infatti da decenni, quasi al soffio di un’incontenibile tempesta, centinaia di quadri, già in importanti collezioni napoletane,  sono volati via all’estero nel patrimonio di musei europei ed americani e di collezionisti stranieri. Una diaspora rovinosa che ha rappresentato inequivocabilmente il triste destino della città.
Ritorniamo al dipinto in esame, dotato di una spettacolare cornice (fig.2), nella quale troneggia uno stemma nobiliare (fig.3), oggetto attualmente di studio e ricerche da parte di un famoso esperto di araldica. Alcuni dettagli sono particolarmente maliziosi, come la zona pubica della fanciulla (fig.4), mentre altri mettono in risalto l’elegante inserto di natura morta (fig.5–6).
Se paragoniamo l’esemplare in questione con quello conservato nel Palazzo reale di Napoli (fig.7), notiamo che sono identici, a parte le misure, maggiori per il quadro di proprietà pubblica e possiamo fare alcune acute osservazioni, riportando il parere degli studiosi più importanti che nel tempo si sono espressi sui due dipinti.
Premettiamo che nel quadro in esame si tratta di Venere in persona, ma l’iconografia si rifà al racconto della ninfa dormiente, che viene risvegliata al piacere dei sensi da un voglioso satiro, un tema che ha incontrato grande successo in pittura a partire dalla sua redazione xilografica presente nella Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, che vide la luce a Venezia nel 1499. In seguito numerosi pittori si sono impadroniti dell’iconografia, che permette di dipingere una giovane donna completamente nuda, senza tenere alcun conto del simbolismo neoplatonico, che ha interpretato l’incontro ravvicinato come metafora della rivelazione divina di fronte alla potenza dell’amore.
La ninfa dormiente è un prelievo letterale dalla figura posta sulla destra degli Andrii di Tiziano, Arianna, ebbra di vino, dormiente nella sua nudità spudoratamente offerta all’ammirazione, che intende trasmettere la eccitante sensazione dell’attesa, immagine radiosa alla quale si ispirarono molteplici artisti napoletani da Luca Giordano a Pacecco De Rosa.
Riferendosi alle due versioni Ferrari e Scavizzi, nella loro monumentale monografia, sottolineavano l’impasto cromatico chiaro e sgranato e ritenevano che l’originale era quello di cui parliamo in questo articolo, mentre la copia oggi a Pallazzo reale fosse una derivazione autografa. Raffaello Causa invece invertiva il rapporto cronologico tra le due versioni, ritenendo quella oggi nel museo più “arcaica e giovanile”. Anche un altro studioso, Milkovich, ha rilevato le strette affinità tra i due dipinti, che datava ad un momento immediatamente precedente il soggiorno in Spagna.
Concludiamo affermando che, a nostro parere, la modella è la stessa utilizzata nel celebre Venere dormiente e satiro (fig.8) che si può ammirare nel museo di Capodimonte. In tal caso potremmo apprezzare le splendide fattezze della moglie del pittore, Margherita Dardi, che posò più volte nuda per il marito. La tela, a lungo esposta nella solenne aula di Montecitorio, promana tangibilmente una vigorosa “voluptas”, che scatenò le ire della neo presidentessa del sacro consesso Irene Pivetti, la quale fece allontanare il quadro scandaloso, per non turbare le caste menti dei deputati.
In seguito l’opera del Giordano non è piaciuta, “ la butterei” ha esclamato stizzita, anche una nostra first Lady, in visita ufficiale col marito a Capodimonte, facendoci intuire quante difficoltà poteva incontrare un quadro del genere nel Seicento, un’epoca che forse però era meno bacchettona della nostra.


Achille della Ragione


fig.2 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134 x185 (cornice) Scafati , collezione privata

fig.3 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134 x185 (Stemma nobiliare) - Scafati , collezione privata

fig.4 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134 x185 particolare del pube) -  Scafati , collezione privata

fig.5  - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134 x185 - (particolare fiori) - Scafati , collezione privata

fig. 6 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
134 x185 - (particolare piede e fiori) -Scafati , collezione privata

fig. 7 - Luca Giordano - Venere Cupido e satiro -
163 x211 - Napoli, Palazzo reale


fig. 8 - Luca Giordano -  Venere dormiente e satiro -
136 x190 - firmato Jordanus F 1663 - Napoli, museo Capodimonte

Bibliografia

Oreste Ferrari – Giuseppe Scavizzi – Luca Giordano,
I tomo, pag.276, A163 – A164, II tomo pag.550, fig.242 - Napoli 1992

martedì 23 luglio 2019

L’ultimo libro di Achille della Ragione

In copertina Achille della Ragione
relatore nel 2003 al Rotary di Sorrento


Dopo una sosta di alcuni mesi esce finalmente un nuovo libro di Achille della Ragione, il 121° per la precisione, che da settembre sarà in commercio e potrete, anzi dovrete, acquistarlo per soli 15 euro.
Nelle more vi presentiamo copertina e prefazione e la possibilità di consultarlo in rete gratuitamente.





 Le ragioni di Achille della Ragione

Prefazione


Questo libro segue le precedenti raccolte di lettere pubblicate dai giornali: la prima nel 2005, contenente 80 lettere a partire dal 2002 ed una ventina di relazioni congressuali e la seconda, pomposamente intitolata: Lettere al direttore un genere letterario, uscita nel 2015 con oltre 300 missive su cui meditare.
Questo volume, oltre ad un centinaio di lettere, che coprono un intervallo di 5 anni, espone una serie di interviste a me medesimo, pubblicate su giornali cartacei e telematici.
Le missive sono tutte mie ad eccezione di una di mio nipote Leonardo, che mi ha battuto come precocità, perché si è visto pubblicare un suo scritto quando aveva solo 12 anni, due di mio figlio Gian Filippo di argomento giuridico, una di mia figlia Marina sul delicato problema della depressione ed infine compare anche mio genero Soufiane, che ebbe l’onore di vedere una sua meditazione comparire come editoriale sulle prestigiose pagine del Corriere del Mezzogiorno.
Tutte le epistole sono corredate da immagini, spesso la pagina dei giornali che hanno dato risalto alla comunicazione.
Non mi resta che augurarvi buona lettura e soprattutto spargete la notizia ai quattro venti.
Napoli luglio 2019

Achille della Ragione

Una prorompente battaglia di Aniello Falcone

fig. 1 - Aniello Falcone - Scontro all'arma bianca - 111x142 - Brescia, collezione privata

Un genere che incontrò larga affermazione nella pittura napoletana e lusinghiero successo tra i collezionisti fu la battaglia.
La nobiltà amava molto adornare le pareti dei propri saloni con scene raffiguranti singoli atti di eroismo o complessi combattimenti che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù nelle quali gli stessi nobili amavano identificarsi.
A Napoli fu molto diffuso il sottile piacere della contemplazione della battaglia presso masochistici voyeurs, che prediligevano circondarsi, non di procaci nudi femminili dalle forme aggraziate ed accattivanti o di tranquilli paesaggi, né di severi ritratti o di languide nature morte, bensì di gente che si azzuffava a piedi o a cavallo, usando spade sguainate ed appuntiti pugnali, dando a destra e manca terribili fendenti in ariosi o fumosi, sereni o temporaleschi, pianeggianti o collinari scenari, ideali comunque per tali bisogne.
Anche la Chiesa fu in prima fila nelle committenze, incaricando gli artisti di raffigurare gli spettacolari trionfi della Cristianità sugli infedeli, come la memorabile battaglia navale di Lepanto del 1571, che segnò una svolta storica con la grande vittoria sui musulmani, divenendo ripetuto motivo iconografico pregno di valenza devozionale, replicato più volte per interessamento dell’ordine domenicano, legatissimo alla Madonna del Rosario, la quale seguiva benevolmente le vicende terrene dall’alto dei cieli.
Altri temi cari alla Chiesa nell’ambito del genere furono ricavati dall’Antico e dal Nuovo Testamento, quali la Vittoria di Costantino a ponte Milvio o il San Giacomo alla battaglia di Clavijo, argomenti trattati magistralmente e più volte dal Falcone, che fu il più preclaro interprete dell’argomento. Sulle sue battaglie ha scritto pagine insuperate il Saxl nella sua celebre opera Battle scene without a hero, un’acuta ricerca che non ha trovato l’eguale nell’analisi di altri grandi battaglisti del Seicento quali Salvator Rosa e Jacques Courtois, detto il Borgognone.    
Nel Seicento le guerre erano purtroppo molto frequenti ed i pittori le potevano osservare da vicino, vedendo sfilare soldati di molti paesi con le loro uniformi e spesso lo stesso svolgersi degli scontri.
Le battaglie dei pittori napoletani sono esaltate spesso da un cromatismo virile con una pennellata vivida e marcata, con dei rossi e degli azzurri molto forti, che danno la sensazione che si sia voluta ricalcare l’asprezza dei combattimenti e l’animosità dei contendenti.
I combattimenti vengono rappresentati con grande accanimento, con le urla di dolore e di rabbia dei contendenti che sembrano travalicare dalla superficie della tela, per farci sentire il gemito dei feriti e dei moribondi.
Mischie furiose con l’odio che sgorga dai volti corrucciati, cavalieri che si inseguono, bardati guerrieri in groppa a focosi destrieri, morti e feriti, bestemmie e gemiti e spesso anche le nuvole grigio scure e cariche di pioggia, che annunciano tempesta e sembrano partecipare dell’aria funesta che ovunque si respira.
Il dipinto che poniamo all’attenzione dei lettori è un interessante inedito, che rappresenta uno Scontro all’arma bianca (fig.1) che richiama altri quadri eseguiti dall’Oracolo delle battaglie, in particolare una tela (fig.2) conservata alla Bayer Staatsgemäldesammlungen di Schleissheim a Monaco di Baviera, con la quale condivide la parte sinistra della composizione, come sottolineò già nel 1976 il professor Ferdinando Arisi, in un expertise rilasciato alla famiglia che da decenni è proprietaria dell’opera. Palpabili somiglianze, come lo stesso cavallo rampante, possono apprezzarsi in un quadro eseguito dall’artista nel 1646: Il re Gustavo Adolfo di Svezia alla battaglia di Lutzen (fig.3), di collezione privata milanese, pubblicato dal De Vito ed infine lo stesso cavallo lo incontriamo anche nella Battaglia di fanti e cavalieri (fig.4), conservato nella pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. 
Questi dipinti sono una galleria di stati d’animo e di espressioni: “Un mondo di guerrieri e cavalli, spade e scudi, elmi e turbanti. Lo scopo della pittura falconiana è quello di rappresentare il corpo umano e quello dei cavalli in azione, evidenziare aspetti violenti della vita ed insieme l’agonia e la morte di uomini e cavalli contorti nella sconfitta. Egli dedica particolare attenzione alla distorsione dei muscoli della faccia causati dal terrore, dalla rabbia e dal terrore e studia la faccia dell’aggressore che spara al proprio nemico” (Saxl). Tutte  le composizioni sono caratterizzate da una cura meticolosa nella definizione delle fisionomie dei protagonisti principali della pugna e dall’elegante cavallo bianco impennato in primo piano, presente costantemente.  
Possiamo concludere questo breve articolo affermando che ci troviamo di fronte ad una importante aggiunta al catalogo del celebre battaglista napoletano

Achille della Ragione


fig.2 -  Aniello Falcone - Scontro tra cavalieri - Monaco di Baviera, museo
fig.3 - Aniello Falcone - Battaglia di Lutzen - Milano, collezione privata
fig. 4 - Aniello Falcone - Battaglia di fanti e cavalieri - Brescia, pinacoteca Tosio Martinengo



Bibliografia

Achille della Ragione - Aniello Falcone opera completa - pag.33 - 37 - 38 - fig. 94 - 95 - 96 - Napoli 2008




domenica 21 luglio 2019

Mostra sul Vesuvio al museo di San Martino


tav.1 - Warhol - Vesuvius


Fino a settembre a Napoli, al museo di San Martino, sarà possibile visionare, ammirare sarebbe eccessivo, una intrigante mostra, dotata di oltre cento dipinti, sul Vesuvio, il più famoso vulcano del mondo, per conoscere il quale rinvio il lettore al capitolo “Il mito del Vesuvio”, contenuto nel IV tomo del mio libro Napoletanità, arte, miti e riti a Napoli, consultabile digitando il link:


Ritornando alla mostra possiamo affermare trattarsi di un felice connubio tra sacro e profano, tra antico e moderno, anche se al fianco di capolavori di Warhol (fig.1) e Micco Spadaro (fig.2), bisogna tollerare la vista di opere di artisti contemporanei, in grado di far mettere le mani tra i capelli anche ad un calvo. Tra i comprimari segnaliamo interessanti quadri di Tommaso Ruiz (fig.3) e di Paolo De Matteis (fig.4).
La mostra è allestita in ambienti chiusi da tempo immemorabile al pubblico ed è una vera gioia per il visitatore poter finalmente rivedere alcuni sommi capolavori del Gargiulo, quali la celebre Peste del 1656 (fig.5) e la non meno nota Rendimento di Grazie (fig.6), oltre ad altri eccezionali dipinti del sommo artista.
A questo si aggiungono i continui scorci di panorama mozzafiato, che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso e che giustificano i 6 euro spesi per il biglietto.
Poiché l’esposizione è ospitata nel museo di San Martino non possiamo concludere senza sottolineare per l’ennesima volta lo scandalo di una Certosa visitabile in minima parte, della chiusura sine die della sezione grafica, del Seicento, del Settecento e dell’Ottocento, della collezione Alisio e dei sotterranei gotici. Una vergogna che grida vendetta e richiederebbe un interessamento del ministro dei Beni culturali, ma in Italia ​ la cultura oramai è una parola morta e priva di senso.


Achille della Ragione



tav. 2 - Domenico Gargiulo - Eruzione del 1631

tav. 3 - Tommaso Ruiz - Veduta con il Vesuvio

 
tav. 4- Paolo De Matteis - Allegoria della prosperità e delle arti


tav.5 - Micco Spadaro - Largo Mercatello durante la peste a Napoli del 1656

tav.6 - Micco Spadaro -Rendimento di Grazie dopo la peste[