sabato 16 marzo 2019

Visita domenica 24 marzo: museo diocesano

 

Tableaux vivants e museo diocesano di Napoli ore 10:30 (8 euro)   


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, la 28^ del nuovo anno accademico, sarà domenica 24 marzo  ed interesserà prima lo spettacolo dei Tableaux vivants e poscia il museo diocesano, con particolare attenzione alla chiesa di Donnaregina vecchia con appuntamento alla biglietteria alle ore 10:30  e con un biglietto di 8 euro se dichiarate di appartenere al gruppo capitanato da un tale di nome (e di fatto) della Ragione..Nelle more vi invio un mio articolo sull’argomento e vi segnalo che in futuro potrete sapere dove si svolgono le visite consultando il mio blog digitando il link  www.dellaragione.eu 
Spargete la lieta notizia ai 4 venti

Achille

 articolo sul "Museo diocesano di Napoli"



giovedì 14 marzo 2019

Lotta al rumore molesto, bisogna impegnarsi







Il disturbo della quiete pubblica, in qualunque ora del giorno e della notte, costituisce un reato punito dal codice penale (art. 659) che, oltre ad un’ammenda, l’arresto fino a tre mesi. Non lo è per la polizia municipale di Napoli, la quale, al telefono, candidamente risponde che bisogna inoltrare una segnalazione scritta ed attendere i rilievi audiometrici. Peggio ancora se si telefona a polizia o carabinieri, che, sdegnati, rispondono di avere reati ben più gravi da perseguire. Solo se si minaccia che la telefonata è registrata e che ci sono auto disponibili e non ci si attiva, l’indomani sarà presentata denuncia alla magistratura per omissione di intervento, si ottengono vaghe promesse, ma mai un sequestro delle attrezzature che emettono i rumori molesti, che oramai rendono la vita insopportabile in interi quartieri della città, non solo a Napoli, ma in tutti i centri urbani italiani.

È necessario che le autorità intervengano e che i cittadini, coraggiosamente facciano fioccare denunce e richiedano risarcimento del danno ai locali che, spesso senza autorizzazione, rompono i timpani e non solo quelli

Achille della Ragione

sabato 9 marzo 2019

Visita sabato 16 marzo: mostra su Chagall

Sabato 16 marzo ore 10:30 (15 euro), nel centro storico di Napoli, nella bella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, si terrà un’interessante visita alla mostra su Marc Chagall, il grande pittore russo.



Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, la 27^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 16 marzo ed interesserà la mostra su Marc Chagall che si tiene presso la basilica della Pietrasanta con appuntamento alla biglietteria della stessa alle ore 10:30  e con un biglietto (attenzione) di 14 euro. Essa sarà guidata dalla professoressa Elvira Brunetti, alias mia moglie.
Nelle more vi invio un suo articolo sull’argomento e vi segnalo che in futuro potrete sapere dove si svolgono le visite consultando il mio blog digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/

Spargete la lieta notizia ai 4 venti

Achille


fig. 1 - Il corvo e la volpe


Chagall, il pennello di un poeta
(articolo di Elvira Brunetti)


Chagall piace.
Tra tutti i pittori del Novecento è quello cui si dedicano  più mostre, perché il successo è garantito, anche se il numero dei disegni o delle incisioni in bianco e nero supera quello dei dipinti.
Attualmente e fino al 30 giugno nella basilica della Pietrasanta di Napoli si possono vedere varie sue opere, che permettono di allargare la visione classica del pittore dei fidanzatini che si librano romanticamente in cielo.
I primi ambienti della sede espositiva accolgono le litografie, che illustrano le famose favole di Jean de la Fontaine, realizzate su incarico del celebre mercante parigino Ambroise Vollard tra il '28 e il '35. E' il poeta dell'immagine, che penetra il mondo di un bestiario fantastico per raccontare, attraverso gli animali, i vizi degli esseri umani, tuttavia sempre col sorriso dell'ingenuità. Vedi "Il corvo e la volpe" (Fig.1).
Il quadro più importante della mostra è :"Le coq violet" (Fig.2). In un'atmosfera tipicamente circense gli spettatori felici acclamano l'esibizione di quattro attori. C'è Bella con gli abiti da sposa in groppa ad un cavallo verde, che accoglie sorridente i fiori offerti dal cavaliere in maschera in primo piano nell'eterno gesto del grande amore; ci sono poi un clown che suona una tromba ed un gallo capovolto con la testa all'ingiù, di vaga reminiscenza surrealista. Quest'ultimo indica il mondo sotto sopra di Chagall. Come in un sogno il quadro è tutto blu, di memoria picassiana. Eseguito negli anni '60, Bella la moglie tanto amata è ormai deceduta da tempo. Ma il ricordo del passato è sempre vivo nella mente dell'autore, che vede con gli occhi dell'immaginazione una realtà che fa diventare fantastica.
Quello più piccolo sempre sullo sfondo blu è il ritratto dei due fidanzatini (Fig.3), teneramente avvinghiati, anche se una mano reca il solito bouquin di fiori. E'un'opera degli anni '30, pervasa da una profonda malinconia. In basso si notano le vecchie case di Vitebsk, il loro villaggio natale. Degna di nota è la sapiente scelta coloristica in grado di evidenziare i due corpi in primo piano, chiaro riferimento al fauvisme di Matisse, sebbene Chagall sia stato solo tangente, ha semplicemente sfiorato tutti i movimenti avanguardisti d'inizio secolo, perché in sostanza è rimasto un indipendente dallo stile e dalla poetica completamente inconfondibili e personali.
Del '55 è il ritratto di Vava (Fig.4), sua seconda moglie con la quale sembra aver ritrovato di nuovo l'amore attraverso i fiori, che ne sono il migliore linguaggio. Anche qui la pittura è fiabesca, dalle case ai personaggi, i colori estremamente vivaci, le dimensioni del tutto arbitrarie, come eseguite dalla mano di un fanciullo. Chagall guarda il mondo con l'innocenza di un bambino.
Molto bello è "Il villaggio russo" del 1929 (Fig.5) per l'efficacia dell'aria invernale coinvolgente l'intera rappresentazione. Non è solo la presenza della neve, è il cielo plumbeo, la slitta da favola, elementi che riempiono di solitudine e di nostalgia le case di legno degli umili contadini. Forse è Vitebsk alla fine dell'Ottocento. Oggi è in Bielorussia, ma durante l'impero russo c'erano i pogrom e gli Ebrei non potevano vivere nelle grandi città, dove vigevano persecuzioni maggiori. Chagall attraversa i momenti storici più terribili del secolo breve dalla rivoluzione russa alla Shoah.  Più di tanti altri ha incarnato il mito dell'ebreo errante, spesso presente nelle sue opere, insieme a molti simboli della sua appartenenza all'Ebraismo Chassidico, che valorizza il mondo contadino. Conosce e vive l'esilio, per questo riesce a rendere molto bene l'Esodo dall'Egitto nelle litografie che sempre Ambroise Vollard gli commissiona (Fig.6 Davide e Golia). La Bibbia era per lui la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Racconta tutto il dolore del popolo ebraico, ma sempre come in un sogno. Viaggia per anni in Palestina, a Gerusalemme, in Egitto e senza foto, né documenti, solo con l'immaginazione dal '35 al '56 realizza centinaia di opere.
André Malraux nel 1969 le ha raccolte nel museo di Nizza. L'artista le ha donate alla Francia, sua patria adottiva, perché costituissero un monito di fratellanza e di pace per le generazioni future.
La mostra s'intitola "Sogno d'amore", perché Chagall (1887–1985) credeva veramente che nell'arte come nella vita tutto è possibile se si comincia dall'amore.

Elvira Brunetti 
fig. 2 - Le coq violet

fig. 3 - I due sposi
fig. 4 - Il ritratto di Vava
 fig. 5 - Villaggio russo
fig. 6 - David e Golia






Chagall, il pennello di un poeta

  
 
fig. 1 - Il corvo e la volpe



Chagall piace.
Tra tutti i pittori del Novecento è quello cui si dedicano  più mostre, perché il successo è garantito, anche se il numero dei disegni o delle incisioni in bianco e nero supera quello dei dipinti.
Attualmente e fino al 30 giugno nella basilica della Pietrasanta di Napoli si possono vedere varie sue opere, che permettono di allargare la visione classica del pittore dei fidanzatini che si librano romanticamente in cielo.
I primi ambienti della sede espositiva accolgono le litografie, che illustrano le famose favole di Jean de la Fontaine, realizzate su incarico del celebre mercante parigino Ambroise Vollard tra il '28 e il '35. E' il poeta dell'immagine, che penetra il mondo di un bestiario fantastico per raccontare, attraverso gli animali, i vizi degli esseri umani, tuttavia sempre col sorriso dell'ingenuità. Vedi "Il corvo e la volpe" (Fig.1).
Il quadro più importante della mostra è :"Le coq violet" (Fig.2). In un'atmosfera tipicamente circense gli spettatori felici acclamano l'esibizione di quattro attori. C'è Bella con gli abiti da sposa in groppa ad un cavallo verde, che accoglie sorridente i fiori offerti dal cavaliere in maschera in primo piano nell'eterno gesto del grande amore; ci sono poi un clown che suona una tromba ed un gallo capovolto con la testa all'ingiù, di vaga reminiscenza surrealista. Quest'ultimo indica il mondo sotto sopra di Chagall. Come in un sogno il quadro è tutto blu, di memoria picassiana. Eseguito negli anni '60, Bella la moglie tanto amata è ormai deceduta da tempo. Ma il ricordo del passato è sempre vivo nella mente dell'autore, che vede con gli occhi dell'immaginazione una realtà che fa diventare fantastica.
Quello più piccolo sempre sullo sfondo blu è il ritratto dei due fidanzatini (Fig.3), teneramente avvinghiati, anche se una mano reca il solito bouquin di fiori. E'un'opera degli anni '30, pervasa da una profonda malinconia. In basso si notano le vecchie case di Vitebsk, il loro villaggio natale. Degna di nota è la sapiente scelta coloristica in grado di evidenziare i due corpi in primo piano, chiaro riferimento al fauvisme di Matisse, sebbene Chagall sia stato solo tangente, ha semplicemente sfiorato tutti i movimenti avanguardisti d'inizio secolo, perché in sostanza è rimasto un indipendente dallo stile e dalla poetica completamente inconfondibili e personali.
Del '55 è il ritratto di Vava (Fig.4), sua seconda moglie con la quale sembra aver ritrovato di nuovo l'amore attraverso i fiori, che ne sono il migliore linguaggio. Anche qui la pittura è fiabesca, dalle case ai personaggi, i colori estremamente vivaci, le dimensioni del tutto arbitrarie, come eseguite dalla mano di un fanciullo. Chagall guarda il mondo con l'innocenza di un bambino.
Molto bello è "Il villaggio russo" del 1929 (Fig.5) per l'efficacia dell'aria invernale coinvolgente l'intera rappresentazione. Non è solo la presenza della neve, è il cielo plumbeo, la slitta da favola, elementi che riempiono di solitudine e di nostalgia le case di legno degli umili contadini. Forse è Vitebsk alla fine dell'Ottocento. Oggi è in Bielorussia, ma durante l'impero russo c'erano i pogrom e gli Ebrei non potevano vivere nelle grandi città, dove vigevano persecuzioni maggiori. Chagall attraversa i momenti storici più terribili del secolo breve dalla rivoluzione russa alla Shoah.  Più di tanti altri ha incarnato il mito dell'ebreo errante, spesso presente nelle sue opere, insieme a molti simboli della sua appartenenza all'Ebraismo Chassidico, che valorizza il mondo contadino. Conosce e vive l'esilio, per questo riesce a rendere molto bene l'Esodo dall'Egitto nelle litografie che sempre Ambroise Vollard gli commissiona (Fig.6 Davide e Golia). La Bibbia era per lui la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Racconta tutto il dolore del popolo ebraico, ma sempre come in un sogno. Viaggia per anni in Palestina, a Gerusalemme, in Egitto e senza foto, né documenti, solo con l'immaginazione dal '35 al '56 realizza centinaia di opere.
André Malraux nel 1969 le ha raccolte nel museo di Nizza. L'artista le ha donate alla Francia, sua patria adottiva, perché costituissero un monito di fratellanza e di pace per le generazioni future.
La mostra s'intitola "Sogno d'amore", perché Chagall (1887–1985) credeva veramente che nell'arte come nella vita tutto è possibile se si comincia dall'amore.

Elvira Brunetti 
fig. 2 - Le coq violet

fig. 3 - I due sposi
fig. 4 - Il ritratto di Vava
 fig. 5 - Villaggio russo
fig. 6 - David e Golia

Risarcita finalmente una truffa ai detenuti (ed agli ex)



Questo breve scritto, oltre che all’opinione pubblica, interessa a tutti coloro che attualmente o in passato hanno goduto dell’onore e dell’onere di essere ospitati dalle patrie galere.
Partiamo dal principio: siamo nel 2014, l’Italia sta per ricevere una multa enorme da parte dell’Europa, perché la Corte dei diritti dell’uomo ha sancito che lo Stato tratta i detenuti peggio delle bestie, concedendo loro uno spazio di gran lunga inferiore a quello che le normative comunitarie assegnano, con minaccia di gravi sanzioni, ad un maiale da allevamento: 10 mq, mentre un galeotto è costretto in uno spazio di gran lunga inferiore.
Per evitare le sanzioni viene emanato un decreto legge che prevede uno sconto di pena di 1 giorno ogni 10 per i detenuti, mentre per coloro che hanno già saldato il loro debito un risarcimento di 8 euro per ogni giorno trascorso in condizioni sub umane.
All’epoca, per quanto innocente, mi trovavo in detenzione domiciliare per gravi motivi di salute. Il primo giorno che fu emanato il decreto richiesi al mio giudice di sorveglianza lo sconto di pena relativo al mio non breve soggiorno in quel di Rebibbia. Attesi svariati mesi e poi mi giunse laconica la risposta: non “sono competente” a decidere; sarebbe stato più corretto forse il termine “incompetente”, nel senso letterale della parola.
Non mi scoraggiai, presi penna, inchiostro e calamaio e senza assistenza legale proposi ricorso in Cassazione. Anche qui i tempi furono lunghi e defatiganti, ma infine, nel 2017, le mie ragioni furono accolte (non per niente mi chiamo della Ragione), con una decisione di 7 pagine che prende il mio nome e che chiunque può consultare in rete sul sito della Cassazione (Penale Sent. Sez. 1 Num. 9664 Anno 2017).
Nel frattempo ero da tempo ritornato un libero cittadino, non interessato ad un risarcimento in vile moneta, ma decine di migliaia di ex colleghi potranno usufruire di questa decisione, rigorosamente tenuta all’oscuro dagli organi di informazione.
Coraggio fategliela pagare.

Achille della Ragione


mercoledì 6 marzo 2019

Chiude il Denza, quanti ricordi che tristezza


 Ingresso Istituto Denza

Napoli muore ogni giorno lentamente ma inesorabilmente. Una tappa dolorosa di questo declino è costituita dall’annuncio ufficiale che l’Istituto Denza chiuderà i battenti perché da tempo è in passivo. La denatalità sempre più accentuata e la mancanza cronica di denaro, che avvilisce anche le famiglie una volta facoltose, ha provocato una diminuzione drastica delle iscrizioni. Una volta bisognava prenotarsi con anni di anticipo e vi era una scrupolosa selezione del ceto sociale; oggi non si riesce a radunare in una classe che pochi studenti.
Quanti ricordi mi legano allo storico Istituto, frequentato dai miei figli Tiziana, Gian Filippo e Marina, assurti nella società a posizioni di rilievo: commissaria europea, celebre avvocato, insigne commercialista; in un tempo lontano che bastava studiare con impegno per trovare poi un lavoro prestigioso. Personalmente ho tenuto per anni nello splendido teatro numerose conferenze davanti ad un pubblico interessato alla cultura.
Grande delusione tra ex studenti e genitori legati ad uno degli istituti più famosi della città, intitolato a padre Francesco Denza, barnabita napoletano, celebre metereologo e fondatore dell’Osservatorio astronomico del Vaticano.
L’Istituto a partire dal 1943 ha educato ed istruito generazioni di studenti ed inoltre da alcuni anni ospitava il primo museo etrusco della città, con oltre 800 reperti dall’età del bronzo all’epoca imperiale dichiarato dalla Sovrintendenza di “eccezionale interesse archeologico e storico- artistico” e che potete consultare in un capitolo del mio libro su Posillipo digitando il link
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2015/04/un-museo-etrusco-presso-listituto-denza.html
Oggi la struttura, che ha una superficie di alcune decine di migliaia di metri quadrati, tra costruzioni e giardini lussureggianti, è in vendita, si aspetta il cinese che voglia speculare sulla nostra storia: che tristezza, quanta malinconia.

Achille della Ragione

Corriere della sera - 10 marzo 2019
pag. 27

Il Roma  - 7 marzo 2019
pag. 12

domenica 3 marzo 2019

Visita sabato 9 marzo: Pozzuoli


Anfiteatro di  Pozzuoli, veduta aerea

Visita sabato 9 marzo ore 10:30 Anfiteatro Flavio poscia Villa Avellino Pozzuoli (na)

Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, la 26^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 9 marzo ed interesserà l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli con appuntamento alla biglietteria dello stesso alle ore 10:30  e poscia ci recheremo nella limitrofa Villa Avellino.
Nelle more vi invio 2 articoli sull’argomento e vi segnalo che in futuro potrete sapere dove si svolgono le visite consultando il mio blog digitando il link 
http://achillecontedilavian.blogspot.com/
Spargete la lieta notizia ai 4 venti

Achille





Panorama da villa Avellino