domenica 13 maggio 2018

Napoletanità arte miti e riti a Napoli 4°volume


Prefazione

Correva l'anno 2012 quando vide la luce il I tomo di Napoletanità arte miti e riti a Napoli, seguito a distanza di un anno dal II tomo (entrambi a cura dell'editore Clean), più volte ristampati e disponibili ancora oggi in tutte le librerie italiane.
Nel 2015 comparve il III tomo, da tempo esaurito e consultabile (come lo sono anche gli altri due) soltanto sul web.
Da tempo volevo concludere degnamente questo affascinante percorso nel ventre della napoletanità, esplorata in ogni angolo, anche il più recondito, attraverso 200 capitoli, illustrati da oltre 2000 foto, per cui ho partorito l'ultimo volume di questa tetralogia e ritengo che questa mia entusiasmante fatica letteraria possa dirsi conclusa.
In questo volume il primo e l'ultimo capitolo hanno un sapore autobiografico: il 1° descrive la mia ultra decennale attività di indefesso illustratore delle bellezze artistiche della città, attraverso una serie infinita di visite guidate a chiese, palazzi, musei e mostre, oltre a ripercorrere la storia del leggendario cenacolo culturale, che si è tenuto ogni settimana nei saloni della mia villa posillipina, i primi 10 anni sotto la regia della mia adorata moglie Elvira, poscia di me medesimo.
L'ultimo capitolo è una sorta di amarcord avventuroso nelle ville prestigiose che si affacciano su Posillipo, nessuna esclusa.
In questi anni ha guidato costantemente la mia penna l'amore sviscerato che nutro verso la città che ha avuto l'onore di darmi i natali e che in un futuro, il più lontano possibile, conserverà la mia misera carcassa, mentre per il mio spirito è giustamente prevista l'immortalità

Napoli maggio 2018 
Achille della Ragione

Indice
  • Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale
  • La Tavola Strozzi e la vera storia del sacco edilizio
  • Lo splendore del Grand Tour
  • Il mito del Vesuvio
  • La Civiltà del Caffè
  • Il popolo delle scale
  • Lasagne, vino e chiacchiere
  • 300.000 Fujentes festeggiano la Madonna dell'Arco
  • La città degli immigrati e della trasgressione
  • Tutti i volti della povertà a Napoli
  • Ingiurie bonarie: Babbasoni, Scualarci e Curnutoni 
  • Una vendita all’asta memorabile
  • Tradizioni culinarie pasquali: pastiera e casatiello
  • Il dramma delle due guerre
  • La furia di un popolo incazzato
  • In un mare di storia e di bellezza
  • I vicoli di Caravaggio e di Ribera
  • La Madonna Nera li protegge
  • Un editto da salvare
  • Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti
  • Elogio del ragù
  • I Luciani un popolo a parte
  • Segni misteriosi sulla pietra
  • Sanremo impazza. I neomelodici stravincono
  • Mergellina ed il lungomare più bello del mondo
  • Elogio del Pomodoro: L’oro rosso del Sud
  • Arte nascosta, arte disprezzata
  • I Quartieri Spagnoli tra tradizione e tentazione
  • Tradizioni per la festa di Sant Antonio Abate
  • L’epopea de Il Mattino
  • Fattura e malocchio, non è vero ma ci credo
  • Napoli capitale delle arti sanitarie
  • Il mito romantico dei briganti
  • Voglio sposarmi da Don Raffaè
  • Un decumano dimenticato
  • Il mitico Canalone
  • La collina dei poeti
  • A lezione di vernacolo
  • Bagni di mare, ma si parliamone sotto la pioggia
  • Come era bello il Lido Napoli
  • Come era bella Villa Beck
  • Una grande squadra per una città appassionata
  • Anna Maria Cirillo la regina delle lettere
  • Raffaele Pisani, strenuo difensore della lingua napoletana
  • Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia




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    venerdì 11 maggio 2018

    Maggio dei monumenti 2018

    XXI secolo - Maggio dei monumenti, pag.21

    Lorena Campovisano per la testata giornalista "Il XXI secolo" intervista: Achille della Ragione napoletanista, esperto conoscitore dell'arte e della cultura partenopea.



    Da esperto di Napoli e profondo conoscitore dell'arte, della storia e della cultura partenopee, ci illustri un po' questa manifestazione ormai diventata celebre in tutto il mondo e che è il fiore all'occhiello della città.
    Preferirei partire da quello che era il vero Maggio dei Monumenti. cioè quello creato da Mirella Barracco 25 anni fa circa. lo in una sua biografia, la definisco "l'ultima regina di Napoli". Da molti anni ormai, l'organizzazione è passata al Comune e mi lasci dire che la sua efficienza lascia molto a desiderare. Mentre in passato si aprivano al pubblico monumenti chiusi da decenni, quest'anno la manifestazione degli eventi non offre nulla di veramente culturale.
    A suo avviso quali monumenti sarebbe irrinunciabile visitare in un evento del genere?
    A Napoli c'è un'infinità di monumenti che meriterebbero di essere valorizzati e posti all’attenzione dei visitatori: la Chiesa dei Girolamini, Castel Capuano, la Chiesa della Santissima Trinità. Dico soltanto che quest'ultima la si vorrebbe trasformare in un Bed&Breakfast. Per quanto riguarda Castel Capuano, basti pensare che due luoghi straordinari come il salone dei Busti e la cappella della Sommaria sono chiusi alle visite. La Chiesa dei Girolamini, dopo un'apertura in pompa, magna, fu chiusa quasi immediatamente. Le faccio un altro esempio eclatante: nella Certosa di San Martino, forse il monumento più importante di Napoli insieme alla Cappella del Tesoro, da oltre un anno non si può entrare perché teoricamente il pavimento sarebbe pericolante. Ma la verità è che non c'è un numero sufficiente di custodi. Da diversi anni sono guida turistica e, sfruttando il potere dei social network, lanciai una protesta su Facebook che arrivò al Ministro della Difesa. Infatti a marzo dell'anno scorso, riuscii a far aprire per i miei visitatori la Chiesa della Nunziatella, la quale è regolarmente inaccessibile al pubblico. Apre solo la domenica mattina per la funzione dei Cadetti. Pochissimi turisti vanno a visitare Capodimonte perché è mal collegata, manca un efficiente sistema di trasporti.
    Un punto forza di questo Maggio dei Monumenti, invece?
    Un'iniziativa lodevole della manifestazione, che si ripercorre anche quest'anno, è che in questi giorni gli studenti si "appropriano" di un monumento, nel senso che si dedicano ai visitatori guidandoli nelle visite, illustrando loro le opere d'arte. Questo è un modo per sottolineare cheNapoli è proprietà nostra, i suoi tesori artistici sono la nostra ricchezza. Dobbiamo riappropriarci della nostra storia. Napoli non è la capitale della spazzatura, ha un glorioso passato e potrebbe avere un futuro. Per ritornare quella di un tempo, la città deve ri-solvere tanti problemi, tra cui ad esempio quello dei trasporti che non sono sufficienti ed efficienti.
    Secondo lei, quale potrebbe essere una spinta valida per mettere in moto questa rinascita?
    Attualmente a Napoli mancano ormai gli intellettuali. I pochi viventi, al massimo tre o quattro, non vivono più qui, stanno a Roma: Napolitano, Peppino De Filippo, Paolo Sorrentino, Raffaele La Capria. Manca un ceto culturale che possa fare da traino a certe iniziative. I giovani di valore sono portati ad allontanarsi in cerca di futuro.
    Quest'ondata di turismo, merito in verità di tante associazioni culturali che si danno da fare, potrebbe invece rappresentare un'opportunità molto significativa per la città, se venisse ben sfruttata.
    Lei avrebbe qualche idea su come sfruttare al meglio questa opportunità?
    In questo periodo a Napoli arrivano delle navi enormi piene di turisti, la metà dei quali non scende a terra. Un po' per timori privi di fondamento, un po' per mancanza di addetti che li vadano a prelevare.
    La mia idea sarebbe di organizzare dei percorsi pedonali, con dei giovani laureati in architettura. in beni culturali. in lingue. ecc. che accompagnino. anche a piedi, i visitatori dal Molo Beverello al Maschio Angioino a via Toledo, alla Galleria Umberto I, al Teatro San Carlo.
    Tutto ciò senza dover neanche ricorrere ai mezzi di trasporto. Sarebbe anche una possibilità di lavoro per centinaia di giovani e quindi di futuro per questa meravigliosa  città

    domenica 6 maggio 2018

    Più rispetto per le badanti

    IL MATTINO 6 maggio  2018, pag. 54

    Mentre imperversa la furia xenofoba verso gli immigrati, più o meno clandestini, un esercito silenzioso composto da due milioni di unità permette all'Italia di potrer continuare a camminare nel suo egoismo, figlio della civiltà dei consumi.
    Le donne ambiscono solo a un lavoro fuori casa e scaricano sul personale domestico, quasi tutto straniero, incombenze alle quali fino a una generazione fa attendevano volentieri, la gestione della casa, l'educazione della prole, e l'impegno più gravoso, l'assistenza agli anziani.
    L'arrivo di un fiume di badanti di razze e culture diverse è accettato di buon grado dalle famiglie. Nei casi più gravi prestano la loro preziosa assistenza a casa, ma spesso escono a fare quattro passi con la persona a loro affidata e sono immagini di grande tenerezza.
    Sognano la famiglia lontana e soffrono di un'inguaribile solitudine: lo straniero ha i suoi cari a migliaia di chilometri, anziano ancora più distanti, anche se la figlia o la nuora abitano a pochi isolati. Tutte le piazze d'Italia dovrebbero dedicare un monumento alla badante.
    Possiamo immaginare una donna chiana su un vecchio col sorriso sulle labbra.
    Tutti dovremmo sostare a meditare, come noi non siamo da tempo più abituati e possiamo essere certi che il monumento non attirerebbe lo spray del vandalo, che umilia le statue dei personaggi celebri e dei padri della patria e farebbe tentennare la mano del politico pronto a firmare una legge restrittiva o un obbligo di rimpatrio.
    Achille della Ragione

     
    Questa riflessione fa da controaltare alle malignità sulle badanti spacca famiglie. Nel 2015, per Longanesi, Matteo Collura - scrittore siciliano, giornalista nel Mattino di Roberto Ciuni e del Corriere della Sera - ha pubblicato li romanzo  «La badante». É una riflessione sulla vecchiaia, val la pena di leggerla.
    Pietro Gargano


    venerdì 27 aprile 2018

    Botta e risposta




    L'uscita di una mia recensione sulla mostra Artemisia e i pittori del conte, pubblicata da una ventina di riviste cartacee e telematiche, ha scatenato l'invidia dei cosiddetti addetti al settore, i quali mi hanno inviato un commento velenoso, che avevo deciso di lasciare senza risposta, ma l'incoraggiamento fornitomi dai tanti studiosi ed appassionati al settore, che mi hanno inviato mail di congratulazione, mi ha indotto a rispondere pubblicamente ai curatori della mostra, che premetto non ho ancora visitato, basandomi sul materiale fornitomi dagli stessi organizzatori dell'evento.
    Nel riportare il loro commento, invito il lettore preliminarmente a consultare la mia recensione, ricca di foto a colori, digitando il link
    http://achillecontedilavian.blogspot.it/2018/04/una-mostra-da-non-perdere.html

    Prof. Viviana Farina ha lasciato un nuovo commento sul tuo post 
    "Una mostra da non perdere: Artemisia e i pittori del conte..."
    Gentile Signore, Alla società responsabile dell'organizzazione della Mostra, la Società Coperativa Armida di Conversano, e a noi curatori, Viviana Farina e Giacomo Lanzilotta con la collaborazione di Nicola Cleopazzo, fa piacere poter riscontrare un immediato suo interesse nel nostro rigoroso progetto scientifico. Sebbene lei avrebbe dovuto specificare a chi spetta la responsabilità dell'evento, tanto più che il nostro comunicato stampa è riportato ALLA LETTERA alla fine del suo intervento senza farne chiara menzione. La preghiamo ad ogni modo di riferire con maggiore precisione le notizie sopra elencate. Non vi è innanzitutto alcun quadro di Caravaggio in Mostra, ma un dipinto proveniente dal museo della cattedrale di Mdina che la prof.sa Lapucci ha in corso di studio da anni, come già John Gash e Catherine Puglisi. Se lei avesse visitato la mostra avrebbe potuto constatare che il dipinto è allo stato presentato quale anonimo e che è accompagnato da ben tre pannelli didattici e da un testo di 7 cartelle in catalogo (in corso di stampa). Così come avrebbe potuto constatare che il San Girolamo che lei riproduce non è attribuito a De Somer, ma a Jusepe de Ribera, che il dipinto di Matera è presentato come opera di Massimo Stanzione e Aniello Falcone, che il quadro con la bella Maddalena penitente, che lei non specifica provenire dal Muza di Malta, è già attribuito ad Onofrio Palumbo. Aggiungo che non è certo lei l'autore della scoperta della relazione tra il Maestro degli Annunci e Bartolomeo Passante, visto che l'argomento era già oggetto di discussione a partire dai tempi di Prota Giurleo. E ad ogni modo in mostra non si fa riferimento né all'uno né all'altro (e così intendiamo ancora una volta che lei non abbia visitato personalmente la mostra), ma ad un altro pittore autore di un piccolo gruppo di quadri che non corrispondono con quelli del Maestro degli Annunci. Ma, naturalmente, possiamo attribuire tutte queste inesattezze alla passione di un dilettante, che per l'appunto non è uno studioso di professione.
    Con i migliori saluti
    Dott. Carlo Mansueto, Presidente Cooperativa Armida
    Prof. Viviana Farina, Accademia di Belle Arti di Napoli
    Dott. Giacomo Lanzilotta, Pinacoteca Metropolitana di Bari
    Dott. Nicola Cleopazzo, Università del Salento

    Postato da Prof. Viviana Farina in Achille della Ragione alle 16 aprile 2018 20:59
    Partiamo dall'incipit, dove vengo definito in maniera dispregiativa "Signore", un titolo che all'estero è accettato volentieri, ma che in Italia è considerato poco meno di un'offesa.
    Avrebbero potuto chiamarmi dottore, in omaggio alle mie 4, tra lauree e specializzazioni, conseguite dopo 19 anni di corsi universitari.
    Oppure professore, avendo insegnato per alcuni anni all'università, anche se in una branca diversa dalla storia dell'arte.
    Avrebbero potuto utilizzare il titolo di maestro, anche se lo sono di scacchi, o infine mi avrebbero potuto appellare conte (di Laviano), anche se la nobiltà non va più di moda.
    E rimanendo agli appellativi definirmi "dilettante", dopo che ho pubblicato oltre 60 libri sulla pittura napoletana, alcuni giunti alla 3^- 4^ edizione e tra il 1998 ed il 2001 Il secolo d'oro della pittura napoletana, opera in 10 tomi, che all'epoca aveva una tiratura di 10.000 copie per ogni fascicolo, risulta una vera e propria offesa.
    Entrando nel merito delle contestazioni: sottolineare che l'Anonimo caravaggesco (fig.1), esposto in mostra, è stato attribuito da ben tre studiosi al pennello del Merisi è quanto meno risibile.
    Attribuire a Massimo Stanzione il Giacobbe contempla la tunica insanguinata di Giuseppe (fig.11) è poco meno che un abbaglio. Il dipinto ha una lunga storia attributiva alle spalle da van Baburen, a De Bellis, fino ad Aniello Falcone, ma a mio parere deve rimanere nel limbo delle opere senza autore, alla pari degli autori senza opere, titolo suggestivo del mio saggio sull’argomento consultabile in rete digitando il link  http://achillecontedilavian.blogspot.it/search?q=autori+senza+opere
    Passando poi alla Crocefissione (fig.8) del Maestro di Bovino, il collegamento con il Maestro dell’Annuncio ai pastori è di Giuseppe Porzio, massimo studioso dell’artista, al quale spetta anche il merito della scoperta dei documenti di archivio per cui oggi conosciamo la vera identità del mitico Maestro dell’Annuncio ai pastori.
    Io nella mia monografia sull’artista mi sono limitato a sottolineare che, il nome di Bartolomeo Passante, di cui non conosciamo dati anagrafici, non va confuso con Bartolomeo Bassante, di cui conosciamo data di nascita e di morte, incompatibili con il periodo di attività del maestro, che copre circa 30 anni, partendo dalla fine del secondo decennio del secolo.
    E credo di aver detto tutto. 

    01 - Anonimo caravaggesco 1608 Fortitudine Pares
    011 - Massimo Stanzione - Giacobbe contempla la tunica insanguinata di  Giuseppe -Matera, Museo Nazionale
    08 - Maestro di Bovino  - Crocefissione di San Pietro - Bovino Museo diocesano

    martedì 24 aprile 2018

    VIKTOR und VIKTORIA, una commedia da non perdere


    Achille con Veronica Pivetti
    Veronica Pivetti interpreta alla grande una divertente commedia  musicale liberamente ispirata all’omonimo film del 1933 di Reinhold Schünzel.
    Il mondo dello spettacolo non è sempre scintillante e quando la crisi colpisce anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria, talentuosa cantante disoccupata, si finge Viktor e conquista le platee… ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. Tra battute di spirito e divertenti equivoci si legge la critica ad una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze.   
    La Berlino degli Anni Trenta fa da sfondo ad una vicenda che, con leggerezza, arriva in profondità.
    Veronica Pivetti si cimenta nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale.   
     In una Berlino stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della repubblica di Weimar un’attrice di provincia, Susanne Weber (Veronica Pivetti), approda in città spinta dalla fame e in cerca di scrittura. Il freddo e la miseria le hanno congelato le membra, e anche il cuore non è rimasto illeso.  
    L’incontro con un collega attore, Vito Esposito (Yari Gugliucci) immigrato italiano, sembra cambiarle la vita. E mentre la città subisce gli umori delle nascenti forze nazionalsocialiste di Hitler in lotta con gli spartachisti dell’estrema sinistra, Susanne e Vito s’immergono negli eccessi della vita notturna weimeriana. La coppia condivide fame, scene e battute e, alla fine, anche sesso ed identità.       
    Ed è per proprio per l’affamata ditta che Susanne si sacrifica e diventa… Viktor und Viktoria, cioè un acclamato ed affascinante en travesti, anche grazie all’aggiunta di un colorato, buffo e stravagante fallo di cotone che diventa l’emblema del loro piccolo grande segreto.    
    Viktor und Viktoria viene acclamato in tutti i palcoscenici d’Europa.     
    Una brillante compagnia capitanata dalla caustica Baronessa Ellinor Von Punkertin (Pia Engleberth) in cui spiccano Lilli Shultz, buffa e biondissima ballerina di fila di cui Vito è innamorato (Roberta Cartocci) e un attrezzista dai modi bruschi e obliqui, Gerhardt (Nicola Sorrenti) miete successi ovunque.
    Ma, tornati a casa per l’ultima recita, un incontro fatale con il fascinoso conte Frederich Von Stein (Giorgio Lupano) sfiorerà il cuore gelato di Susanne.
    Purtroppo, anche il conte ha un segreto e la liaison si complica.       
    E, mentre a Berlino la situazione politica degenera precipitosamente, la nostra protagonista sarà costretta a fare le sue scelte: sentimentali e di vita, stando attenta a non tradire mai Vito, l’amico inseparabile, ne il conte, ormai padrone del suo cuore.    
    Riuscirà Susanne/Viktor ad abbandonarsi fra le braccia del suo inaspettato amore senza che la scelta le risulti fatale?
    Sullo sfondo di una Berlino anni Trenta, una spassosa Veronica Pivetti ci racconta una storia piena di qui pro quo, cambi di sesso, di persona e di intrecci sentimentali senza esclusione di colpi.

    venerdì 20 aprile 2018

    Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale


    fig. 1 - Portici, museo ferroviario 20 gennaio 2008

    Sono circa 30 anni che nel fine settimana organizzo delle visite guidate a chiese, monumenti, mostre, palazzi storici etc, quale presidente a vita e ad honorem della famigerata associazione Amici delle chiese napoletane.
    In passato dividevo il vasto pubblico in due tronconi con una visita alle 10 e 30 ed un'altra alle 12, dopo la quale ci recavamo in una bettola per consumare un lauto pasto, nel quale si distingueva per la sua famelica voracità un personaggio dalle dimensioni debordanti: Giorgio Pollio.
    Spesso ci recavamo fuori Napoli, non solo in località della Campania; Caserta, Portici (fig.1) Salerno, Sorrento, etc, ma spesso ci siamo recati a Roma ed anche a Firenze e Milano per visitare importanti mostre. Erano altri tempi, oggi gran parte del mio pubblico, per quanto costituito da professori, professionisti e imprenditori non sgancia un becco di un quattrino neanche sotto minaccia.
    Spesso ho fatto aprire luoghi negati alla fruizione, tra cui voglio ricordare Villa Rosebery, la celebre residenza del Presidente della Repubblica, che potemmo visitare grazie a un mio amico: Emanuele Leone, nipote dell'omonimo Presidente. Ciò avveniva molti anni prima che il Fai organizzasse sporadicamente visite a cui per accedere bisogna iscriversi all'organizzazione, sganciando 50 euro.
    Anche questo anno ho fatto intervenire il ministro per poter visitare la chiesa della Nunziatella, un tesoro d'arte negato alla fruizione di turisti e napoletani.
    Tra le visite del passato che meritano di essere ricordate vi è quella nella quale feci da Cicerone a big della cultura italiana dell'epoca: Giulio Andreotti, Umberto Eco, Marcello Dell’ Utri, Oliviero Diliberto e tanti altri vip che ebbero l'onore di visitare Capodimonte sotto la guida del sottoscritto e conservo gelosamente i libri che mi dedicarono Andreotti e lo stesso Eco.
    Nel 2006 in occasione della mostra: Caravaggio, l'ultimo tempo, che si tenne sempre a Capodimonte, dovetti organizzare ben 12 puntate, perché tra i visitatori vi era sempre una preside, premurosa della cultura dei suoi sottomessi, che mi pregava di tenere una visita per i suoi studenti poi, immancabile, la presidentessa del Soroptimist o un presidente di un Rotary o di un Lions, che mi imploravano di ammaestrare i loro iscritti.
    Nel corso di una di queste visite partimmo in 80 - 90 persone, ma dopo poche decine di minuti eravamo divenuti centinaia, per cui la direzione del museo, invidiosa del mio straordinario successo, fingendo di temere per l'incolumità dei dipinti esposti, inviò due carabinieri per sciogliere l'assembramento. I due militari quando giunsero al mio cospetto si accorsero con grande meraviglia che, alla mia destra vi era il procuratore generale della Repubblica ed alla mia destra il Questore, per cui non osarono fiatare. Io li affrontai baldanzoso: "Ecco altri due visitatori, mettetevi in fila e cercate di imparare qualcosa".
    Un altro episodio che merita di essere ricordato è quando con un passaparola organizzai nel museo di San Martino una visita guidata per i tassisti napoletani, che accorsero a frotte clacsonanti ed entusiasti.
    Tra gli episodi più recenti voglio ricordare uno avvenuto l'anno scorso al museo archeologico, quando le guide autorizzate chiamarono i vigili urbani per mettere fine alla mia visita, scambiandomi per un abusivo.  Io spiegai loro con santa pazienza che ero in un luogo pubblico con i miei amici, i quali avevano pagato il biglietto di ingresso, ma non versavano niente nelle mie tasche per le mie spiegazioni, che tra l'altro sono impagabili. Spiegai loro che nessuno mi poteva impedire in un luogo pubblico di parlare e che se avessero insistito ad importunarmi avrei chiamato i carabinieri per identificarli e li avrei denunciati per stalking. Appena estrassi il mio cellulare d'antiquariato dalla tasca e accennai a comporre le prime cifre se la diedero a gambe, mormorando perdonateci.  
    Viceversa in una visita l'anno scorso nella chiesa di San Giovanni a Carbonara una pattuglia della benemerita dovette realmente intervenire. Mi ero recato nella chiesa in avanscoperta alcuni giorni prima e avevo notato che i pochi custodi, invece di controllare i tesori d'arte a loro affidati, prendevano comodamente il sole sfogliando stupide riviste come Novella Duemila ed Eva Tremila. Nel cominciare il percorso accennai a queste insane abitudini e uno dei custodi dalle dimensioni erculee cominciò ad urlare minaccioso facendo accorrere i suoi colleghi. Non mi persi d'animo e chiamai immediatamente il 112, chiedendo un intervento immediato, altrimenti avrei chiamato il 113. Ma loro mi assicurarono: "Non preoccupatevi abbiamo una volante a pochi metri interverrà immediatamente". Ed infatti pochi minuti e sul posto vi erano quattro esponenti delle forze dell'ordine di cui uno alto due metri. Nel frattempo era intervenuto anche il parroco ed alcuni delinquenti chiamati dai custodi. Chiesi perentorio di identificare quei volti patibolari che cercavano di intimidirmi, li avrei denunciati alla magistratura e soprattutto li avrei fatti licenziare dal sindaco, del quale sono amico. Il custode arrossì per lo spavento ed il parroco prese le sue difese affermando: "Illustre professore, se questo delinquente vi chiede scusa e vi bacia la mano siete disposto a perdonarlo?". "Certamente e ci faremo assieme anche una pizza". A questo punto uno dei carabinieri chiese: "Maestro facciamo da anni servizio nella zona e non abbiamo mai visitato la chiesa, possiamo unirci alla vostra visita?" "Accomodatevi" risposi tanto nella zona i criminali non esistono.
    Questo anno siamo alla trentunesima visita, abbiamo avuto il record di presenze quando abbiamo visitato la caserma Salvo D'Acquisto, già monastero della chiesa di San Potito. Eravamo 151, conosco il numero preciso perché abbiamo dovuto fornire alla porta l'elenco delle generalità dei partecipanti.
    Le visite proseguiranno fino a giugno inoltrato, per riprendere a settembre, almeno per coloro che saranno ancora in vita.
    Prima di cambiare argomento  vi propongo una serie di foto di visite del passato e del presente, in attesa del futuro (fig. da 2 ad 12).

    fig. 2  - Achille con due allieve
    fig. 3 visita chiesa Monteoliveto
    fig. 4 -Citta della Scienza  - 20aprile 2008
    fig. 5 - Achille e signora sotto terra
    fig. 6 -Achille ed Elvira a San Potito, fuori palazzo spuntatore - 16 aprile 2007
    fig. 7 -Achille della Ragione all'Osservatorio astronomico -  14 gennaio 2005
    fig. 8 - All'uscita del Canalone
    fig. 9 - Achille con le sue followers
    fig. 10 - Achille con due seguaci
    fig.11 - In piazza Sannazzaro 14 aprile 2018
    fig. 12 - Nel chiostro dei Girolamini
    fig. 12a -Achille con miss zizze bone
    fig. 12b -Chiesa di San Potito 10 marzo 2018
    fig. 12c -Museo di San Martino 4 maggio 2018
    Passiamo alla storia del salotto letterario artistico di Elvira Brunetti della Ragione, il quale per oltre dieci anni ha costituito un vero e proprio cenacolo, un faro nel deserto culturale napoletano. Ogni mercoledì alle 17 una cinquantina di amici si riunivano negli eleganti saloni (fig.13) della villa posillipina di donna Elvira e dopo aver consumato al piano superiore il fatidico the con annessi pasticcini (fig.14), accoglievano l’ospite di turno, il quale avrebbe discusso per un paio d’ore su un argomento di cui era esperto, dalla letteratura all’arte, dalla storia di Napoli alla filosofia ed al cinema, per rispondere poi alle domande degli ascoltatori. 
    Nel corso degli anni si sono alternati oltre 150 relatori: scrittori, giornalisti, registi, docenti universitari. Possiamo affermare senza tema di esagerare che la migliore intellighenzia napoletana è passata per il salotto, spesso rimanendovi poi come frequentatore. 
    Alle riunioni settimanali ogni tanto si aggiungevano delle conferenza a più voci su argomenti di ampio respiro, dalla letteratura francese alla filosofia tedesca, ospitate da celebri istituzioni come il Grenoble, il Goethe Institut o l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici.
    Il sabato e la domenica si passava poi, sotto la guida del sottoscritto, a visitare mostre, chiese, monumenti, privilegiando luoghi negati alla fruizione che venivano aperti per l’occasione, spesso dopo un oblio di decenni e non mancavano spedizioni lontano da Napoli, a Roma, Firenze, Milano, Salerno, Ischia, Capri, in occasione di importanti rassegne artistiche. 
    Dopo una sosta forzata nel 2008 la sua riapertura era attesa con spasmodica fibrillazione dai tanti amici del mercoledì, ansiosi di poter partecipare alle cerimonie del tempio del sapere e finalmente nel 2014 ha ripreso a funzionare a pieno ritmo di venerdì, abolendo le inutili abboffate, ora l’unico cibo è la cultura che elargisco personalmente con generosità e dovizia di particolari.

    fig. 13 - Salotto della Ragione
    fig. 14 - Pasticcini preliminari

    giovedì 19 aprile 2018

    Nuove luci sul passato

    IL LIBRO “Errori e bugie  sulla storia di Napoli” di Achille della Ragione
    articolo di MARIA NICOLINA BALDASCINO 16 aprile 2018 IL ROMA pag.41
    16 aprile 2018 ILROMA pag.41


    “La storia di Napoli è piena di errori madornali”, scrive Achille Della Ragione (nella foto) nella prefazione di “Errori e bugie sulla storia di Napoli”. È questo il punto di partenza del suo ultimo libro, pubblicato nel marzo 2018 da Edizioni Napoli Arte: un lavoro iniziato nel lontano 2015 che ha trovato compimento in una raccolta di ricerche, saggi e articoli, alcuni dei quali già pubblicati su diversi quotidiani nazionali. L’intento è nobile, l’obiettivo ben preciso: ricostruire e stabilire la verità, attraverso un rigoroso lavoro su fonti dirette e indirette, circa le numerose leggende e i falsi miti che interessano Napoli. Della Ragione indaga e abbatte errori ritenuti certezze, distrugge meriti e ne riconosce di nuovi allo stesso tempo.
    Napoli non sarà stata sede della prima università laica del mondo, come comunemente si crede, ma sorprendente, spesso ignorato e dimenticato, fu il suo contributo per il cinema e la televisione. Diverse fonti e testimonianze dell’epoca intervengono a togliere l’alone di mistero che circonda le opere della Cappella Sansevero, a far chiarezza sulle storie legate alla nascita della pizza o della sfogliatella. È il materiale recuperato negli Archivi ad offrire una visione nuova, aderente al vero, su fenomeni ed eventi storici  riferiti in maniera imprecisa anche dalla cronaca e dalla storiografia ufficiale: il Risorgimento, il brigantaggio, la “grande emigra zione” verso l’America, il Risanamento che seguì l’epidemia di colera del 1884, il sacco edilizio della città durante il mandato di Achille Lauro, la Terra dei Fuochi. Non è soltanto ad onor del vero che viene intrapresa quest’opera: “L’unica possibilità di riscatto e di ripresa per Napoli ed i napoletani – scrive, infatti, Della Ragione – è oggi legata alla volontà di riappropriarsi del suo passato glorioso e della loro identità perduta”. Coscienza dunque, legata ad un forte senso di responsabilità che va oltre la sterile autocommiserazione: “Inutile abbandonarsi alla retorica a rovescio del meridionale sempre e comunque migliore degli altri”.
    È un libro che diventa così il racconto di un amore verso la città e il suo popolo, con il pregio di mantenere lucido lo sguardo che li osserva. A farlo, è un autore che non solo vive a Napoli, ma la conosce profondamente  attra verso le fonti che ne hanno documento la storia, unuomo che ha vissuto la città stessa in alcuni dei suoi momenti destinati a diventare simbolici. Sono esperienze e ricordi che diventano parte della documentazione per tracciare un ritratto che sia, comunque, vivo. La scrittura stessa riflette questa dinamicità, in due modi: in alcune forme adottate, ovvero lettere inviate da Della Ragione a diversi quotidiani e che qui ripropone, spesso corredate di risposte; nella mancanza di sistematicità nel passare da un argomento all’altro, accostando vicende tra loro lontane, anche all’interno di uno stesso capitolo. In alcuni casi ne risente la compattezza interna, incidendo anche sull’immediatezza di successive consultazioni. Si muove, dunque, rapido e risoluto attraverso i soggetti trattati: è una solida conoscenza del passato, una sua attenta analisi, a diventare la base su cui costruire una completa e corretta comprensione di alcuni aspetti del presente. Ed è proprio  “partendo dalla rilettura più onesta di storie e culture del passato – scrive, l’orgoglio meridionale deve diventare coscienza che, oggi più che mai, è necessario l’impegno e la serietà di tutti.”
    MARIA NICOLINA BALDASCINO