giovedì 25 febbraio 2021

Procida capitale della cultura, e della bellezza


in 1^ di copertina
Procida la Corricella dal mare


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Finalmente a giorni sarà disponibile in libreria e si potrà ordinare su Amazon il libro di Achille della Ragione su Procida, scritto in occasione della nomina dell'isola a Capitale della cultura per il 2022.
Ai nostri lettori proponiamo la copertina, la prefazione, l'indice e la possibilità di leggere in anteprima il libro, ricco di oltre 200 foto a colori scaricando il PDF.

Prefazione

Dopo aver scritto un libro su Capri, uno su Pozzuoli, due su Ischia e due su Posillipo, con questo volume su Procida credo di poter dire concluso il mio debito di riconoscenza verso il golfo più bello del mondo. L'occasione per far uscire questo libro su Procida, ricco di oltre 200 foto a colori, è stata la proclamazione dell'isola quale Capitale della cultura per il 2022. Nella mia esposizione sono partito dalla storia gloriosa di Procida, per esporre poi alcuni tra i tanti tesori di arte a disposizione del visitatore: dall'Abbazia di San Michele Arcangelo al Castello d'Avalos, dalle chiese ai tanti esempi di architettura mediterranea. Ho discettato poi sui numerosi libri e film ambientati in questi splendidi luoghi, per chiudere in bellezza con tante spiagge invitanti. Non mi resta che augurare a tutti buona lettura con la preghiera di diffondere la mia opera ai quattro venti ad amici parenti, collaterali ed affini.

Napoli, febbraio 2021

Achille della Ragione

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In 3^ di copertina
Una foto su cui meditare

Indice

  • Prefazione
  • Procida Capitale della cultura e della bellezza
  • In un mare di storia e di bellezza
  • Le origini di Procida tra storia e leggenda
  • Vivara il paradiso terrestre  
  • Procida nella pittura
  • L’Abbazia di San Michele Arcangelo   
  • Il museo, la biblioteca e l’ossario
  • Da Palazzo Reale a Bagno penale    
  • Procida tra storia, tradizioni e superstizioni
  • Procida mangia e stupisci
  • Le chiese di Procida
  • Feste religiose e processioni in costume
  • Procida nel cinema
  • Architettura ed urbanistica popolare
  • Procida nella letteratura       
  • Le spiagge di Procida

 I Edizione – Napoli marzo 2021

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In 4^ di copertina - Martinu Rørbye
Loggia con figure - Napoli collezione della Ragione


Procida by kurosp on Scribd




martedì 23 febbraio 2021

Le spiagge di Procida

 

fig.1 -Spiaggia di Silurenza

La prima spiaggia che si incontra appena sbarcati dal traghetto è quella conosciuta come Silurenza (fig.1), comoda ed affascinante è situata sul lato di ponente della scogliera del porto di Marina Grande
Affascinante e, soprattutto, comoda in quanto la spiaggia si raggiunge davvero facilmente a piedi con pochissimi passi dal porto, punto nevralgico dell’isola, dove si trovano molte attività commerciali, tra cui negozi e numerosi bar e ristoranti; proprio per questo motivo questa spiaggia è scelta molto volentieri dalle famiglie con bambini al seguito.
Sulla spiaggia della Silurenza è presente un stabilimento balneare, munito di ogni accessorio da spiaggia (lettini, sdraio e ombrelloni), nonché di un bar-ristorante e alcune camere da letto per poter pernottare. Un particolare di questa spiaggia è senza dubbio lo “Scoglio del cannone”, dove è usanza e tradizione far fare i tuffi ai bimbi nelle splendide acque del mare procidano (lo scoglio è comunque basso e lo consente). Situato a circa 50mt. dalla spiaggia, proprio al centro della baia, è chiamato così perché ha un cannone impiantato all’interno; a volte oggi è utilizzato come punto di ormeggio dalle barche che si rifugiano in questa piccola baia quando il classico vento di ponente pomeridiano rende difficile la navigazione. Vi è un gioco di contrasti tra i più suggestivi: le sue spiagge scure situate alla base del verde della macchia mediterranea e bagnate da un mare intensamente azzurro, recano un colpo d’occhio davvero indimenticabile.  
Al lato opposto della Silurenza c'è la spiaggia della Lingua o dell’Asino (fig.2), famosa anche perché descritta da Elsa Morante nell' Isola di Arturo:”Attraverso una lunga frana si arriva a una spiaggetta in forma di triangolo, dalla sabbia nera. Non esiste nessun sentiero che porti a quella spiaggia; ma, a piedi nudi, è facile scendere a precipizio fra i sassi”. Nonostante sia vicinissima al porto non ha perso il suo fascino naturalistico e un po’ “selvaggio”, grazie al costone di roccia ricoperto dalla vegetazione che la racchiude. Il mare che bagna la spiaggia, costituita interamente da ciottoli, è molto pulito, anche se leggermente più mosso e di un blu intenso dovuto a fondali più alti. La spiaggia della Lingua, infatti, affaccia sul canale di Procida, proprio di fronte al promontorio di Monte di Procida, punto di transito del traffico marittimo proveniente dalla terraferma. Per raggiungere la spiaggia o si percorre tutta via Roma, la via principale di Marina Grande, oppure si accede da una scalinata che scende lungo il costone di roccia partendo dalla fine di via Bartolomeo Pagano, una delle traverse che si incontrano sulla sinistra salendo per Terra Murata.    
Lungo lo stesso versante, oltrepassata la stradina, si giunge poi alla spiaggia della Croce, così chiamata per la presenza di un grosso scoglio di pietra lavica nera, su cui è posta una croce che ricorda un antico naufragio. Un tratto di costa molto amato dai sub.

 

fig.2  - Spiaggia della Lingua o dell'Asino

fig.3 - Spiaggia della Chiaia

            
Situata sulla costa orientale dell’isola, la Chiaia (fig.3) è la più centrale delle spiagge di Procida, ma allo stesso tempo anche la più “isolata”. Caratterizzata da una suggestiva spiaggia di sabbia dorata e bagnata da un mare cristallino con fondali sabbiosi, la Chiaia è chiusa in una piccola Baia che la ripara e protegge. La spiaggia è quasi interamente libera con due stabilimenti balneari ed è dominata dal famoso Castello di Procida. Per raggiungere questo piccolo paradiso ci sono solo due modi: a piedi o via mare. A piedi si arriva attraverso una discesa di 186 scalini situati in un vicolo che parte da piazza Olmo, o prendendo via dei Bagni da piazza San Giacomo, imboccando una discesa che termina anch'essa con una scalinata. Numerose sono le meraviglie che circondano la spiaggia: su di un lato si può ammirare il costone di roccia su cui sorgono alcune case dall’architettura tipica isolana; sul lato opposto troviamo l’altura su cui sorge Terra Murata, il nucleo più antico di Procida; antistante l'arenile si trova, invece, il borgo marinaro della Corricella, da cui si scende alla spiaggia grazie ad una lunga scalinata in pietra.         
Passiamo ora a descrivere una delle spiagge più belle di Procida: Il Pozzo Vecchio (fig.4), conosciuto anche come la spiaggia del Postino: qui infatti fu girata una delle scene più famose del celebre film del 1994, quella in cui Mario (Massimo Troisi) e la bella Beatrice (Mariagrazia Cucinotta) si incontrano e si innamorano per la prima volta. La spiaggia del Pozzo Vecchio si trova sul versante occidentale dell’isola, proprio sotto il cimitero, a 20 minuti dal porto di Procida. Per raggiungerla bisogna scendere la strada che costeggia il cimitero, caratterizzato da una serie di piccole costruzioni e cupole che richiamano l’architettura tipica isolana. La Baia, in gran parte spiaggia libera, è caratterizzata da una sabbia scura che ricorda l’origine vulcanica dell’isola: il colore scuro della sabbia contrasta con l’azzurro del mare regalando ai visitatori un paesaggio davvero suggestivo. Poco lontana, separata da una scogliera di roccia lavica scura, vi è la Spiaggetta degli innamorati, difficilmente raggiungibile (come è giusto che sia) garantisce intimità e romanticismo alle coppiette più sportive.               
Vi è poi una piccola spiaggetta di sabbia dorata situata accanto al pittoresco borgo marinaro della Corricella (fig.5), il vecchio porto dell’isola. Per raggiungerla bisogna percorrere una lunga rampa di scale scavata nel tufo. Il litorale sabbioso è protetto da alcune scogliere che preservano questo incantevole angolo di paradiso. Il mare è molto bello, azzurro e cristallino, ideale per fare il bagno e nuotare. Alle spalle della Corricella si trova un alto costone circolare in tufo che originariamente era il cratere di un vulcano spentosi in epoca preistorica. Per ammirare la bellezza dell'intero borgo della Corricella bisogna salire sul promontorio di Terra Murata, un luogo di estrema bellezza edificato sul punto più alto dell’isola.        
Tra le tante spiagge da sogno va sicuramente citata quella di Ciraccio che oltre ad essere la più lunga e anche quella maggiormente frequentata dai turisti grazie alla vicinanza di campeggi e per il panorama che offre. Infatti a pochi metri nell’acqua si ergono imponenti due stupendi faraglioni di formazione tufacea nati a seguito di una frana staccatasi dal vicino costone roccioso e che la separano dall’altra spiaggia del Ciracciello comunemente nota come della Chiaiolella. Se non fosse per i suddetti faraglioni, la spiaggia del Ciraccio è piuttosto soleggiata, anche se verso il tardo pomeriggio soffia il maestrale che è piacevole specie nelle giornate più calde dell’estate. La bellezza di questo anfratto dell’isola è che vi è un tratto di spiaggia appartata dove c’è soltanto un lido con annesso un servizio bar.     
Il prolungamento naturale della spiaggia del Ciraccio e che si trova tra Punta Serra e la collina di Santa Margherita Vecchia è la Chiaiolella (fig.6) la cui costa si presenta con fondali bassi adatti quindi per i bambini, e con aree rocciose miste a zone verdeggianti che contribuiscono a rendere il paesaggio una sorta di quadro vivente da immortalare in una foto ricordo. Da questo ampio tratto di spiaggia è infatti, possibile ammirare l’isolotto di Vivara che rappresenta una riserva naturale e la vicina isola d’Ischia. Proprio dietro la spiaggia della Chiaiolella ci sono anche numerose strutture ricettive tra cui bar e ristoranti che rendono la zona ideale per stupende passeggiate serali, dove la luna fa capolino con la sua caratteristica luce che illumina lo scenario circostante rendendolo suggestivo anche senza sole.      
Se alla spiaggia preferite le scogliere, le possibilità sono tante: ci sono quelle denominate del Carbonchio (particolarmente impervie e non facilissime da raggiungere, ideali per la pesca e per le immersioni), le rocce del Faro, le scogliere di Marina Grande e le rocce di Punta Pizzaco.
 
fig.4 - Spiaggia del Pozzo Vecchio

fig.5 - Marina della Corricella
 
fig.6 - Spiaggia della  Chiaiolella


lunedì 22 febbraio 2021

Procida nella letteratura

 

fig.1 -  Andrea del Castagno - Giovanni Boccaccio

L'isola fu già descritta, in epoca classica, tra gli altri da Giovenale, da Stazio e da Virgilio. Nella letteratura volgare, Procida diviene la scena della sesta novella della quinta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio (fig.1), in cui, sullo sfondo della guerra del Vespro, il celebre conflitto duecentesco tra Angioini e Svevi, si narra l'amore di Gian da Procida, nipote di Giovanni da Procida, per la giovane Restituta:  “Trovato con una giovane amata da lui, è stata data al re Federigo, per dover essere arso con lei è legato ad un palo; riconosciuto da Ruggero d’Oria, campa e diviene marito di lei”   

 

fig.2 - Copertina romanzo

Ancora più recente è il romanzo Graziella (fig.2) scritto da Alphonse de Lamartine (fig.3), (dal quale è stato tratto l'omonimo film nel 1955), venuto a Procida dalla Borgogna nella prima metà del XIX secolo. Graziella è diventata un mito, tanto che la sua immagine di donna procidana solare, semplice e bella( fig.4), dà il nome a un concorso di bellezza a Procida durante la festa della sagra estiva, dove viene eletta una "Graziella", vestita con costume tipico procidano, dal 1939 ogni estate, mentre da tempo vi è un interessante museo dedicato al suo mito (fig.5).   

 

fig.3 - Ritratto di Alphonse de Lamartine

 fig.4 -   Graziella, bella e solare

fig.5 - Museo di Graziella

Nel XX secolo è invece celebre L'isola di Arturo (fig.6), partorito nel 1957, una delle maggiori opere di Elsa Morante (fig.7), scrittrice alla quale è inoltre dedicato un premio letterario, assegnato nell'isola da diversi anni. Esso, realizzato durante una vacanza con il marito Alberto Moravia,  parla della scoperta dell’amore da parte di un giovane, che qualcuno ha voluto identificare col poeta Dario Bellezza. 


Spendiamo ora qualche parola per parlare degli autori e della trama dei romanzi.
Alphonse Marie Prat de Lamartine nasce a Mâcon nel 1790.
Studia presso i padri Gesuiti e, a compimento dei suoi studi, intraprende un viaggio in Italia. Un amore infelice nel 1820 dà vita alle sue prime raccolte liriche: Méditationes poétiques (1820). Seguono Nouvelles méditationes (1823), Harmonies poétiques et religieuses (1830), Recueillements poétiques (1839). Entra in diplomazia e dal 1833 al 1851 è eletto deputato come indipendente all'opposizione e nel 1848 dirige il Ministero degli Esteri del governo provvisorio.
Nel 1835 compie un viaggio in oriente con la moglie e la figlia da cui nasce Voyage en Orient.
Le sue esperienze politiche sono espresse negli scritti Jocelyn (1836), La chute d'un ange (1838), Histoire des Girondins (1847).
Graziella e Cours familier de Littérature (1859-69) sono le ultime opere dello scrittore, ormai rovinato e pieno di debiti fin quando il governo imperiale, nel 1867, gli assegna un vitalizio. Muore a Parigi nel 1869.
 

 

fig. 6 - Copertina libro
 
fig.7 - La scrittrice Elsa Morante con i suoi gatti


Il romanzo "Graziella": la trama
Il giovane scrittore francese Alphonse de Lamartine durante un viaggio in Italia, resta colpito dalle belle terre del golfo di Napoli ed, in particolare, dell'isola di Procida.
Alphonse ne ammira la particolarità, la semplicità della sua gente e s'innamora di una giovane fanciulla dagli occhi neri e dalle lunghe trecce: Graziella.
Graziella, figlia di pescatori procidani, corrisponde quel tenero amore che ben presto viene interrotto dalla partenza improvvisa di lui per la Francia.
Alphonse lascia la sua amata Graziella con una promessa: sarebbe ritornato presto da lei.  Non mantiene la promessa e Graziella, nella vana attesa, si ammala.
Prima di morire, la giovane spedisce ad Alfonso una lettera contenente una treccia dei suoi capelli.
Alphonse conserverà per tutta la vita quella lettera, quella treccia insieme col ricordo di quell'amore che non riuscirà più a trovare in nessun'altra donna.
Procida e Graziella
Graziella è divenuta un mito, l'immagine della tipica donna procidana: mediterranea, solare, semplice e bella.
Da circa 50 anni, nell'ambito di una grande festa popolare che si svolge in estate, la Sagra del Mare, viene eletta "Graziella" ossia la ragazza procidana, vestita con il tipico costume procidano, che più rappresenta Lei, la Graziella lamartiniana.
Elsa Morante nasce a Roma il 12 agosto 1912.
Nel 1941 sposa il noto scrittore Alberto Moravia, con cui scopre l’isola di Procida. Nel 1948, pubblica Menzogne e Sortilegio, il libro che la impone al pubblico e alla critica.
Nel 1957 pubblica il capolavoro L’Isola di Arturo, nato e scritto totalmente a Procida, con cui vince il Premio Strega.
Tra il 1961 e 1963 finisce il matrimonio con Moravia, seguito da anni difficili durante i quali pubblica Lo scialle andaluso, La Storia e, nel 1982, Aracoeli.
Muore nel 1985 e le sue ceneri vengono disperse nelle acque dell’amata isola di Procida.


L'Isola di Arturo: la trama
Arturo Gerace, rimasto orfano di madre, vive a Procida la sua infanzia e adolescenza. Riveste di carattere mitico la figura del padre, al quale lega i cicli vitali, aspettando le stagioni e i suoi ritorni.
Il padre è scontroso ed inarrivabile, ma per Arturo rappresenta l’ideale dell’eroe bello, invincibile.
Un giorno il padre conduce a Procida la sua nuova moglie: Nunziatina. In un primo tempo, Arturo sente per Nunziatina un'avversione profonda, ma poi se ne innamora. Questo amore lo fa soffrire e si intensifica grandemente quando scopre che suo padre è omosessuale. Arturo decide di lasciare Procida.
Procida e il premio letterario "Procida, isola di Arturo e di Elsa Morante"
Procida dal 1986 è sede di un importantissima manifestazione a carattere nazionale: il premio letterario "Procida, isola di Arturo e di Elsa Morante".
La manifestazione letteraria consiste nella scelta e premiazione dei libri partecipanti e si articola per circa una settimana: giorni dedicati a mostre pittura, di fotografia, a dibattiti di giornalisti, studiosi, artisti e uomini di cultura per poi concludere con la premiazione vera e propria.
La manifestazione è patrocinata dal comune di Procida ed annovera tra i suoi giurati, nomi prestigiosi nell'ambito letterario e presenze di spicco internazionale.
La settimana della Cultura si svolge solitamente nel mese di settembre.


Procida ed il Parco Letterario

Il Parco Letterario è un'importante iniziativa promossa da qualche anno in Italia. La Campania possiede ben cinque luoghi designati, tra i quali spicca anche quello di Procida, che è ispirato alla storia ed all'opera di Elsa Morante.
Il Parco Letterario tende a far conoscere Procida attraverso le parole e le suggestioni create da Elsa Morante.
Infine, in tempi recenti, il regista Micheal Radford, ha ambientato a Procida il romanzo di Skarmenta “Il Postino”, interpretato da un impareggiabile Massimo Troisi, il quale ha contribuito al rilancio turistico dell’isola e dato luogo ad un premio annuale per il tema migliore tra gli studenti procidani (fig. 8).

fig.8 -Locanda Il Postino

 

Citiamo ora le parole che celebri scrittori hanno dedicato a Procida
Cesare Brandi  
"Un allineamento di case alte, di tutti i colori, strette come una barricata con tante arcate chiuse a mezzo, come strizzassero un occhio. E sopra un verde intenso prepotente, quasi selvaggio, tanta è la forza dei tralci: viti e limoni. Questa prima immagine di Pocida si estende a tutta l’isola che è piccola, ma tutta diramata in tentacoli, come i polpi che ancora abbondano nei suoi mari"
Carlo Collodi
“Un’isoletta piccolina e carina, che a girarla intorno, sarebbe una passeggiata di quattro chilometri appena. I suoi abitanti non arrivano forse a quindicimila; in gran parte pescatori; il resto coltivatori….Un’altra particolarità, e poi ho finito le donne procidesi, nei giorni di festa, vestono in maniera graziosa, cioè con abiti rossi orlati d’oro, come quelle contadine che a volte si trovano dipinte nei quadri. E se tu vedessi come ballano bene la tarantella!"
Giuseppe Marotta
“Vorrei possedere una casetta sul mare di Procida, che ci stessimo senza urtarci, i pochi libri che amo, il mio tabacco, i miei pensieri ed io. Vedrei gli ulivi inargentarsi e fremere; vedrei dibattersi i raggi del sole quando sta per tuffarsi; vedrei i palpiti dell’acqua riflessi sul muro, con il curioso effetto di farlo respirare; ma soprattutto vedrei il tempo e il silenzio come se fossero persone, uomini, amici"
Toti Scialoja
"Cinque crateri fratturati dal mare (…)
Procida è spazzata dai venti, dai venti di tutti i punti cardinali (chiamati per nome e ben conosciuti dai procidani). Perché Procida è piatta come una scodella rovesciata, una dolcezza ondulata che si prolunga e si scioglie nel mare. Anche le coste un poco più rilevate sono ammorbidite e addolcite, modellate dal pollice del mare e del vento.
(…) l’essenza di Procida è una tenerezza filtrata dal rosa segreto della luce. Procida. Frammenti di un’ormai leggendaria Procida. Frammenti che affiorano e non ritornano subito nell’indistinto.
Altri appaiono e scompaiono, si perdono per sempre”.
Concludiamo riportando una frase di Elsa Morante nell’Isola di Arturo:
«Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua.»

Architettura ed urbanistica popolare

 

tav.1 - Corricella vista da Torre murata


La mancanza di spazio rispetto alla popolazione ha da sempre condizionato l’edilizia abitativa di Procida, che ha trovato adeguate soluzioni intrecciando gli spazi a disposizione e favorendo così la socialità degli abitanti (fig.1).
Fra l'alto medioevo e il XVIII secolo si sviluppa, nell'isola, un particolare esempio di architettura generalmente definita spontanea, ma più correttamente dal carattere popolare, legata cioè alla comunità del luogo, che si sviluppa secondo codici costruttivi ben codificati.
Tra gli elementi più caratteristici ci sono sicuramente l'arco e la scala rampante (o a dorso d'asino). L'arco ha funzione di ingresso (o meglio, di passaggio tra la strada e l'abitazione), mentre ai piani superiori delimita un particolare terrazzo, chiamato localmente vèfio (da un antico tedesco waif), vero simbolo dell'abitazione tipica dell'isola (fig.2). La scala rampante, appoggiata sull'arco stesso, risulta la soluzione più comune per raggiungere i piani superiori (fig.3). Le volte sono sempre a vela o, più frequentemente nelle zone rurali, a botte. 

 

 tav.2 - Casa con vefio

tav.3 - Scale interne ed esterne

tav.4 - Case di colore diverso

Altro elemento caratteristico è rappresentato dal colore: le costruzioni sono generalmente dipinte con un certo gruppo di tonalità pastello ben definite, assortite in maniera che due case vicine molto difficilmente abbiano colori simili, con il risultato di una policromia caratteristica (fig.4). Secondo la tradizione, tale particolarità deriva dal desiderio dei pescatori di voler riconoscere la propria casa anche lontano dal mare. Tale ipotesi tuttavia non ha mai avuto alcuna conferma.
L'architettura popolare si radica sul territorio con uno schema urbanistico particolare ed originale che, riprendendo modelli di sviluppo dell'epoca (dall'impianto svevo di Terra Murata al sistema delle grancìe rurali di matrice benedettina fino all'edilizia di strada settecentesca) li miscela in una sintesi legata all'ambiente naturale locale e alla cultura materiale.
Il Casale Vascello, antico borgo fortificato ubicato ai piedi di Terra Murata, è il primo nucleo abitativo formatosi nel momento in cui il diradarsi delle invasioni saracene favorì il dislocamento della popolazione verso nuove zone dell’isola.   
Un complesso secentesco molto ben conservato dotato di due ingressi (fig.5–6), uno in via Principe Margherita e l’altro in via Salita Castello, caratteristica da cui presumibilmente deriverebbe il suo nome originario “vascello sfondato”. Altra ipotesi sull’origine del toponimo è che venga dall’espressione dialettale “vescieddo” o “re vescio” che significa “di giù”, proprio ad indicare decentramento abitativo verso il basso. Il complesso si sviluppa attorno ad un grande cortile centrale, spesso in estate utilizzato come piccolo teatro di eventi culturali, su cui affacciano numerose abitazioni e verso cui confluisce un sistema di stretti vicoli.  

 

tav.5 - Ingresso al  Casale Vascello

tav.6  -Ingresso al Casale Vascello

tav.7 - Scorcio di Casale Vascello
 
Il Casale Vascello conserva oggi tutto il fascino dell’epoca per l’architettura delle sue colorate case, addossate l’una all’altra, proprio per impedire il passaggio dei nemici e contraddistinte dalla presenza del vefio, piccolo balcone coperto da una volta ad arco che ricorda il mondo arabo, tipico di Procida (fig.7–8–9).
Per chi fa il proprio ingresso qui, la sensazione è quella di trovarsi un piccolo mondo a parte, sospeso nel tempo, in cui il silenzio, interrotto a volte dalle voci dei bambini o di un motorino, contribuisce a creare un’atmosfera unica, che evoca luoghi lontani, negli anni e nello spazio.
Possiamo ritenere conclusa la nostra breve dissertazione sull’argomento; per chi volesse approfondire quanto brevemente abbiamo descritto, consigliamo di consultare il libro redatto (fig.10) da Giancarlo Cosenza, massimo esperto vivente di architettura mediterranea, illustrato dalle splendide foto di Mimmo Jodice, stampato dal mitico Clean Edizioni.

 
tav.8 - Area di Casale Vascello con le tradizionali abitazioni

tav.9 - Casale Vascello, scale, balconi, finestre


tav. 10 - Copertina libro

venerdì 19 febbraio 2021

Procida nel cinema

 

fig.1 - Locandina del Festival
 

Per via degli splendidi paesaggi e della tipica architettura mediterranea, Procida è stata la sede di numerosi set cinematografici italiani e stranieri. Il legame indissolubile tra l’isola  e il cinema è dimostrato non solo dalle 34 pellicole girate tra i suoi scenari mozzafiato, ma anche dal Procida Film Festival (fig.1), un evento di recente formazione che si pone come obiettivo primario l’incontro di numerosi autori e cinefili in una cornice veramente magica.   
La pellicola più famosa realizzata in questo set a cielo aperto è indubbiamente “Il Postino” (fig.2), interpretato dall’indimenticato Massimo Troisi (fig.3) e girato, nello specifico, tra il borgo di Marina Corricella e Terra Murata, così come “Detenuto in attesa di giudizio” (fig.4) con l’intramontabile Alberto Sordi, “Francesca e Nunziata” (fig.5) con Sofia Loren e “L’Isola di Arturo” (fig.6) dall’omonimo romanzo di Elsa Morante.        

 

fig. 2  - Locandina film

fig.3 - In attesa di una piazza

 

fig. 4 - Locandina film

fig. 5 - Locandina film
 
fig.6 - Locandina film


fig.7 -  Locandina film

L’isola di Procida e Piazza Marina Grande in particolare hanno fatto da sfondo anche alla pellicola di Anthony Minghella “Il talento di Mr. Ripley” (fig.7) con attori hollywoodiani del calibro di Matt Damon, Gwyneth Paltrow e Jude Law affiancati da altrettante eccellenze nostrane come Sergio Rubino, i fratelli Fiorello e Stefania Rocca.                 
Sicuramente tra i più noti ed importanti c'è "Il postino "liberamente tratto da Il postino di Neruda di Antonio Skàrmeta , che valse a Troisi la nomination come miglior attore.
Siamo in una piccola isola del Sud negli anni '50, dove arriva, in esilio il poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret). L'enorme quantità di posta che riceve, costringe il direttore dell’ufficio postale dell'isola ad assumere un nuovo postino. Si presenta per il posto Mario Ruoppolo (Massimo Troisi), giovane isolano, uno dei pochi alfabetizzati, che non vuole fare il pescatore (fig.8). Il giovane postino ogni giorno si reca a casa del poeta con il quale si ferma sempre più tempo a parlare (fig.9). Tra i due nasce un'amicizia: Mario è affascinato dalle poesie del nuovo amico, poesie con le quali - pensa il giovane postino - potrebbe conquistare il cuore di Beatrice (Maria Grazia Cucinotta), la donna di cui era perdutamente innamorato. Il desiderio di Mario presto si realizza: riesce, infatti, con l'aiuto della poesia, a conquistare e a sposare la ragazza amata. Durante il banchetto delle nozze, il poeta riceve la notizia che può rientrare in Cile; saluta, così, Mario promettendogli che gli scriverà.
In quei coincisi istanti Beatrice scopre di aspettare un bambino.
Mario opterà subito per Pablo, quale nome del futuro figlio, chiaramente in onore di Neruda, nonostante la resistenza di Beatrice. Solo dopo molto tempo arriva una lettera dal Cile: è del segretario di Neruda che chiede a Mario di spedire alcune cose lasciate dal poeta nella casa dell'esilio. Mario riscopre così il magnetofono del poeta e ricordandosi del nastro inviato precedentemente in Cile con su registrato le bellezze dell’isola, decide di continuare la sua opera e si prodiga insieme al suo ex datore di lavoro, il direttore dell’ufficio postale, a registrare i suoni dell’isola per il vate lontano.
Registrano tutti i suoni naturali: le onde piccole e grosse, il vento tra i cespugli.
Anche le assordanti campane della chiesa troveranno posto sul prezioso nastro assieme al battito del cuore del figlio in arrivo e alle reti tristi del padre. Poi scrive una poesia che intitola "Canto a Pablo Neruda". Mario morirà, però, senza poter completare la sua iniziativa. Il nastro verrà consegnato a Neruda, al suo ritorno nell'isola dopo cinque anni, da Beatrice.
Beatrice, oramai vedova, racconta ai due ospiti lo svolgimento delle cose.
Mario fu invitato ad un congresso comunista per leggere una poesia che aveva scritto in onore del ben più famoso amico poeta. Nel mezzo della manifestazione avvengono violenti scontri tra la polizia e la sezione "calda" del partito. Mario fu preso nel mezzo e ucciso, mentre la sua poesia lentamente planava a terra.
Neruda, affranto dalla notizia cammina solo, sulla spiaggia…. Mario è morto. 

 

fig. 8  - Il postino

 

fig.9 - Nasce un'amicizia

fig.10 - Alberto Sordi in cella

 

fig. 11 - L'isola di Arturo

Detenuto in attesa di giudizio è un film del 1971 diretto da Nanni Loy ed interpretato da Alberto Sordi (fig.10), in una delle sue rare interpretazioni drammatiche e solo alcune scene sono state girate nel penitenziario di Procida, all’epoca in piena funzione.         
Il secondo film in ordine di importanza girato a Procida è L'isola di Arturo (fig.11) prodotto nel 1962, diretto da Damiano Damiani e tratto dall'omonimo romanzo di Elsa Morante. Il film ottenne la Concha de Oro per il miglior film al Festival internazionale del cinema di San Sebastián del 1962.      
Arturo è un ragazzo di quindici anni. Non conosce nulla del mondo all'infuori di Procida, la piccola isola del golfo di Napoli in cui è nato e vive. Dalla nascita vive solo: è orfano di madre e il padre Wilhelm gli fa solo rare visite. Un giorno Wilhelm torna a casa, accompagnato dalla dolce Nunziata, sposata poche ore prima a Napoli. Da queste seconde nozze nasce un bambino. Frattanto Arturo s'innamora di Nunziata (fig.12). Wilhelm, d'altro canto, si rivela legato da un torbido sentimento ad un certo Tonino Stella, che è detenuto nel locale penitenziario. All'atto della scarcerazione, Tonino Stella è ospite di Wilhelm, che è picchiato e derubato dal suo protetto prima della definitiva separazione. A questo punto Nunziata riprende in pugno la situazione per ricostruire attorno al marito ed al bambino un avvenire sereno. Arturo, fatto uomo da queste esperienze così crude, lascia l'isola per la prima volta.  
Francesca e Nunziata è un film per la televisione del 2002 diretto da Lina Wertmüller (fig.13), basato sul romanzo omonimo di Maria Orsini Natale. La regista aveva letto il libro ancora prima che venisse pubblicato ed è riuscita a far recitare Sophia Loren (fig.14) in Italia dopo diversi anni di assenza. Tra l'altro la Loren canta anche una canzone nei titoli.     
All'inizio del XX secolo Francesca, nipote di un umile pastaio, divenuta nobile dopo aver sposato il principe Giordano Montorsi, adotta l'orfanella Nunziata che va ad aggiungersi ai molti figli che ha. La bambina è l'unica tra i figli di Francesca a interessarsi alla fabbricazione della pasta, così la madre la porta con sé al pastificio e le tramanda i segreti del mestiere. Dopo diversi anni Nunziata si innamora di Federico, primogenito tra i figli naturali di Francesca, appena tornato dagli studi londinesi.   
Il Principe Giordano Montorsi, marito di Francesca (fig.15), schiacciato dalla bellezza, dalla personalità e dalle capacità imprenditoriali della moglie, non sentendosi stimato, convince Francesca a garantire ed avallare la sua nuova attività di banchiere. Nel frattempo Nunziata è cresciuta ed aspetta un figlio da Federico, il quale, convinto dalla madre, allo scopo di salvare il pastificio, sposa Gelsomina Ruotolo, figlia di Don Giacomo, un armatore che potrebbe salvare l'azienda Montorsi comprando un bastimento transoceanico e facendo così raddoppiare le spedizioni di pasta verso l'America del sud e l'America del Nord. Le iniziali resistenze di Don Giacomo sono superate in quanto i costi dell'armatore saranno finanziati dal Banco di Napoli, dove Giordano è banchiere e quindi il principe Montorsi diventa anche garante dello stesso armatore. Intanto Francesca scoprendo che Nunziata è incinta di Federico, costringe la ragazza ad abbandonare Villa Montorsi e l'azienda di famiglia e a rinunciare all'amore per Federico, facendola sposare con Angelo Limieri un operaio del pastificio Montorsi. In cambio Francesca ricompensa Nunziata per il suo grande lavoro svolto fino ad allora nel pastificio con tre regali: del denaro, un palazzo in cui andrà a vivere con il suo futuro marito e uno a scelta di Nunziata, la quale decide di chiedere due ingegni per fare i maccheroni. Nel frattempo la situazione economica della famiglia precipita e Giordano, schiacciato dai debiti e dal senso di colpa, tenta il suicidio sparandosi un colpo di pistola in testa. Sfumato l'affare con Don Giacomo, Francesca è costretta a dichiarare il fallimento della ditta Montorsi e vende i macchinari della stessa azienda proprio a Nunziata, che nel frattempo ha aperto con il marito un pastificio. L'ultimo colloquio tra le due donne è intenso e struggente. Francesca Montorsi confessa all'unica figlia che la può comprendere i suoi tanti errori, commessi in nome del profondo amore per il marito e per il pastificio.  
Infine accenniamo al Talento di Mr. Ripley, nel quale alcune scene sono girate sia ad Ischia che a Procida, scelte dal regista premio Oscar Anthony Minghella, per creare la località di fantasia Mongibello, suggestiva cornice di buona parte del giallo psicologico, ambientato negli anni Cinquanta e che come interpreti alcune star internazionali del livello di Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow (fig.16–17).   
fig. 12 - Nasce l'amore

fig.13 -  Lina Wertmuller

fig. 14 - Sophia Loren

fig.15 - Sophia Loren con Giancarlo Giannini

fig.16 - Star internazionali di Il talento di Mr. Ripley


fig.17 - Star internazionali di Il talento di Mr. Ripley

mercoledì 17 febbraio 2021

Le chiese di Procida

  

fig.1 -Santa Maria della Pietá e San Giovanni Battista


Oltre alla Abbazia di San Michele, vero gioiello di storia ed arte, alla quale abbiamo dedicato un capitolo specifico, a Procida vi sono numerose altre chiese, aperte al culto e ricche di tradizioni e, nonostante l’incombente processo di secolarizzazione, ancora frequentate da una moltitudine i fedeli.
Descriveremo le più importanti, collocate soprattutto nella parte storica dell’isola.
Santa Maria della Pietà e San Giovanni Battista
La Chiesa di Santa Maria della Pietà e San Giovanni Battista (fig.1) è situata in Piazza Marina Grande (marina di sbarco) lungo via Roma.
Nel 1616 i marinai fondarono una piccola cappella titolata a Santa Maria della Pietà.
La cappella ed alcuni locali adiacenti, nel 1760, vengono trasformati dando luogo all'attuale chiesa.
La Chiesa presenta un'unica navata (fig.2) con cappelle laterali ed altari laterali in marmi policromi.
Stucchi e decorazioni settecentesche pervadono l'intera navata ed è possibile ammirare la grande cupola e gli stucchi sui pennacchi raffiguranti i 4 Evangelisti.
Sull'altare principale è collocata la bellissima statua lignea (fig.3), mentre sugli altari laterali si possono ammirare interessanti dipinti (fig.4).
Caratteristico è il campanile in stile barocco con un orologio a quattro quadranti. 

 

fig.2  - Chiesa S. Maria della Pietá, interno

 

fig. 3 - Altare maggiore
 

fig.4 - Madonna delle Grazie con le anime purganti

fig.5 - Chiesa di San Leonardo


San Leonardo
La Chiesa di San Leonardo (fig.5) è situata in via Vittorio Emanuele, presso il porto di Marina Grande.
La chiesa sorge su una cappella fondata nel XVI secolo dai marinai di Sancio Cattolico a devozione di San Leonardo l'Orlèans protettore e liberatore, insieme con la Madonna della Pietà e San Giovanni Battista, degli schiavi imprigionati dai turchi. Nei secoli successivi fu ampliata ed impreziosita notevolmente. Attualmente è sede della confraternita dei Rossi o dell'Addolorata.
La Chiesa presenta un'unica navata con cappelle laterali ed altari laterali. La pianta è a croce latina con abside e transetto.
Sull'altare maggiore si trova la statua di San Leonardo (fig.6–7) risalente al XIX secolo ed ai suoi piedi è riposto un vangelo ed un piccolo schiavo. La facciata è in stile barocco ed il campanile è del XIX secolo. 

 

fig.6  - Statua di San Leonardo

fig.7 - Immagine di San Leonardo

 

fig.8 - Santuario S. Maria delle Grazie

Santa Maria delle Grazie
La Chiesa della Madonna delle Grazie (fig.8) è situata in Piazza dei Martiri, alle pendici di Terra Murata. La chiesa sorse nel 1679 per volere dell'arcivescovo Innico Caracciolo, anche se, come testimonia l'inventario Abbaziale del 1521, esisteva di già, presso tale luogo, una piccola cappella di culto alla Madonna delle Grazie (la gente chiamava la piazza Semmarezìo, Santa Maria).
La Chiesa è un edificio tipico dell'età barocca, con pianta a croce greca con un braccio trasversale più ampio (fig.9). Sull'ingresso vi è il coro ed a sinistra la sagrestia ricca di armadi intarsiati in noce ed è possibile trovare una preziosa tela del XVIII secolo di scuola napoletana raffigurante l'Immacolata con Santa Lucia e San Gaetano da Tiene. L'interno è scandito da disegni floreali e stucchi di gusto settecentesco e i 4 altari, oltre quello maggiore, sono titolati a San Giuseppe, Santa Maria Goretti, San Francesco d'Assisi e all'Addolorata. Sull'altare maggiore impera una mirabile tela di incerta datazione della Madonna delle Grazie. 

 

fig.9 - S. Maria delle Grazie, interno

 

fig.10 - Ingresso chiesa San Tommaso d'Aquino

San Tommaso D'Aquino
La chiesa (fig.10–11) fu costruita nel 1885 su committenza di Angiolino Scotti. All'interno è conservata la statua lignea (fig.12) del Cristo morto velato che, insieme alla statua dell'Addolorata, viene portata in processione il Venerdì Santo. All'interno della chiesa è conservato anche un bel presepe (fig.13) di gusto settecentesco. La chiesa è detta anche Congrega dei Turchini, perché è sede di questa arciconfraternita. L'edificio è a croce greca sormontato da una cupola. Caratteristica è la facciata su via Marcello Scotti; infatti l'ingresso è preceduto da un pronao a quattro colonne, che si conclude in alto con un timpano.
Chiesa di San Vincenzo
Poco oltre la chiesa di San Giacomo (sconsacrata) vi è la chiesetta di San Vincenzo (fig.14) edificata nel 1571,attuale sede dell'Arciconfraternita dei Bianchi (cosiddetti per la mozzetta di seta bianca). La chiesa è ad un'unica navata e su un altare laterale vi sono  due statue policrome di San Pietro e di San Paolo (fig.15). 

 

fig.11 - Scritta all'ingresso della chiesa

 

fig.12 - Statua lignea del Cristo velato

 

 fig.13 - Presepe settecentesco

fig.14 - Chiesa di San Vincenzo

fig.15 - Statue policromo di S. Pietro e S. Paolo

 

fig.16 - Chiesa della SS. Annunziata

Santissima Annunziata o della Madonna della Libera
La Chiesa della SS. Annunziata (fig.16) o della Madonna della Libera è situata in via SS. Annunziata, poco distante da piazza San Giacomo. Le origini della chiesa sono di incerta datazione. Le prime testimonianze sono rapportate nell'inventario abbaziale del 1521.
Molto probabilmente fu fondata dai padri benedettini una cappella che poi divenne sede di un convento di monache che titolarono Monastile.
L'edificio, dapprima cappella, venne poi ampliato e trasformato in chiesa nel XVII secolo.
La Chiesa è a croce latina con tre navate e altarini laterali. Sull'altare maggiore si trova un'edicola in marmo nella quale è posto il dipinto della Madonna e dell'Angelo del XVIII secolo. La tela raffigura l'Annunciazione, ove la Madonna in ginocchio riceve il messaggio dell'Angelo porgendole un giglio (fig.17).
Nel 1833 viene realizzata la cappella della Madonna della Libera nella quale impera una splendida statua lignea del XIX secolo. 

 

fig.17 - Altare maggiore

fig.18 - Chiesa di S. Antonio Abate

 
Sant'Antonio Abate
La Chiesa di Sant'Antonio Abate (fig.18) è situata in via Vittorio Emanuele all' incrocio con via Cavour.
La chiesa venne costruita nel XVI secolo ed ampliata nello stesso secolo.
Presenta una navata unica con cappelle laterali (fig.19).
L'altare maggiore è finemente intarsiato da marmi policromi (secolo XVIII) e pregevole è anche la balaustra antistante cesellata da lesene decorate a rilievo.
La statua di Sant'Antonio Abate è posta alla sinistra dell'altare maggiore ed è accompagnata dal caratteristico porcellino.
Nella chiesa è possibile trovare quadri (fig.20) appartenenti alla scuola del Solimena. 

 

 fig.19 - Chiesa S. Antonio Abate, interno

fig.20 - Dipinto scuola del Solimena

 

fig.21 - Chiesa S. Antonio da Padova

Sant' Antonio da Padova
La Chiesa di Sant'Antonio di Padova (fig.21) è situata in via Giovanni da Procida e fincheggiata da via Lavadera.
La chiesa venne costruita nel 1636 dalla famiglia Cacciuttolo in luogo di un'antica cappella, descritta dall'inventario abbaziale del 1521. Della benefattrice famiglia è possibile ritrovare lo stemma del casato sulla facciata della chiesa. Essa presenta un'unica navata con cappelle laterali (fig.22).
Sull'altare maggiore impera la bellissima tela di Sant'Antonio del XVII secolo. In un altarino laterale, invece, è possibile ammirare la statua lignea di Sant'Antonio realizzata da maestranze napoletane nel XVIII secolo.
Ricche di pregio sono altre tele raffiguranti insieme San Gennaro e San Biagio (fig.23), San Giuseppe e Gesù. 

 

fig.22 - Chiesa S. Antonio da Padova, interno

 

fig.23 - San Gennaro e San Biagio

fig.24 - Santuario di San Giuseppe


Santuario di San Giuseppe
La Chiesa di San Giuseppe (fig.24) è situata in via Giovanni da Procida, a Marina Chiaiolella.
La chiesa venne costruita nel XIX secolo e vari interventi di rifacimento la ampliarono e sistemarono. Essa è a croce latina con unica navata e piccole cappelle laterali (fig.25).
Sull'altare maggiore si trova un'edicola in marmo nella quale è posta la statua del santo protettore San Giuseppe del XVIII secolo alla sommità della quale è posta una conchiglia con l'iscrizione ITE AD JOSEPH .
La cupola e il campanile risalgono al XIX secolo e spiccano tra l'abitato di Marina Chiaiolella.
 

fig.25 - Santuario di San Giuseppe, interno

fig.26 - Convento di-Santa Margherita Nuova

 

Santa Margherita Nuova
Concludiamo in bellezza con la Chiesa di Santa Margherita Nuova (fig.26). Il complesso risale al XVI secolo circa, eretto per ospitare i monaci domenicani, che si trasferirono dall’antico Cenobio di S. Margherita Vecchia alla Chiaiolella, per via delle incursioni dei saraceni e per la posizione estremamente decentrata della loro sede rispetto all’abitato.       
Secondo le testimonianze la Chiesa fu eretta dopo un accordo stretto tra i rappresentanti dell’Ordine Domenicano e il Cardinale D’Avalos, allora feudatario di Procida. Quest’ultimo era particolarmente interessato ai terreni boschivi annessi al vecchio convento dei domenicani e mirava a farne una propria riserva di caccia. Da qui l’idea di proporre ai monaci domenicani di trasferirsi in un’area più vicina al centro cittadino e allo stesso tempo meglio difendibile.     
Fu così che la Chiesa e il convento furono costruiti sul promontorio in località “La taglia”. L’opera fu conclusa nel 1586, anno in cui i monaci si trasferirono nella struttura. Da quel momento e ancora oggi il promontorio è chiamato “Punta dei monaci” proprio per la presenza del complesso religioso guidato dai Domenicani.      
La Chiesa di Santa Margherita si contraddistingue per gli interni in stile Barocco e per l’elaborato altare in marmo. Proprio alle spalle di quest’ultimo si apre un porticina che conduce a un ampio terrazzo, che faceva da tetto al convento sottostante.       
Purtroppo, la chiesa e il convento subirono danni per via di crolli che si verificarono nell’inverno del 1956. Si salvarono, tuttavia, alcuni ambienti collocati sui livelli inferiori, e che si sviluppavano intorno un sistema di cisterne costruito per la raccolta dell’acqua piovana. Lavori di restauro hanno restituito da qualche anno la chiesa ai procidani e ai turisti ed è oggi un luogo destinato per l’organizzazione di mostre ed eventi culturali.           
La suggestione del posto è data non soltanto dalla sua storia affascinante, ma soprattutto dal fatto che si trova in un’area da cui si gode di un panorama davvero unico sull’isola. Se questa estate pensate di concedervi qualche giorno a Procida non dimenticate di visitare questo luogo ricco di storia e bellezza.