martedì 24 novembre 2020

Pietro Malinconico un pittore da conoscere

 

fig.1 - Pietro Malinconico Crocefissione -firmata e datata 1776-
Napoli chiesa di S. Maria di Gerusalemme



I Malinconico rappresentano una dinastia di pittori napoletani che lavora a partire dalla seconda metà del Seicento per quasi un secolo e di questa alacre famiglia conosciamo Andrea, il capostipite (Napoli 1635–1698), i suoi figli Nicola (Napoli 1663-1727) ed Oronzo (Napoli 1664?–1709) ed un nipote, Carlo, figlio di Nicola e nato a Napoli nel 1705, il quale ha realizzato uno splendido Trionfo dell’Immacolata, firmato e datato 1734, per la chiesa di S. Donato ad Orta di Atella.
Per avere dettagli sui pittori ora citati basta consultare il mio blog www.dellaragione.eu e digitare il nome dell’artista di cui si vuole approfondire la conoscenza.
 
 
fig.2 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma  -
Affresco - firmato e datato 1783 -
Frattamaggiore, palazzo Iadicicco

 
fig.3 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma -
Affresco - firmato e datato 1783 - (particolare) Frattamaggiore, palazzo Iadicicco



Il pittore che vogliamo presentare ai lettori in questo nostro articolo: Pietro Malinconico è documentato nel 1776 e nel 1783, per cui potrebbe essere un discendente della nota famiglia, oppure un semplice caso di omonimia, ma la sua pennellata richiama a viva voce l'imprinting stilistico dei suoi ipotetici antenati, per cui, in attesa di elementi documentari, lasciamo la questione in sospeso.
Se cerchiamo il suo nome nel catalogo della memorabile mostra Civiltà del Settecento non ne troveremo traccia e lo stesso se consultiamo la Bibbia della pittura del secolo dei lumi, costituita dai tre volumi pubblicati da Nicola Spinosa. Viceversa sfogliando il ponderoso volume del Galante sulla Napoli Sacra, rivisitato dagli specialisti della Sovrintendenza nel 1985, troveremo notizie imprecise, confusione con Andrea e notizie di affreschi non più esistenti. Unica eccezione il terzo fascicolo della serie sulle chiese napoletane, che finalmente cita un'opera dell'artista (senza riprodurre la foto), conservata nella mitica chiesa di S. Maria di Gerusalemme più nota come Trentatrè, dal numero delle monache che venivano ammesse.
Cominciamo a colmare questa lacuna mostrando ai lettori la foto (fig.1) dell’affresco, firmato e datato 1776, recuperata nel nostro archivio di immagini.
Ma la vera chicca la possiamo far ammirare grazie alla cortesia di una nobildonna, Bianca Iadicicco, che ci ha fornito alcune foto del salone (fig.2) del palazzo della sua famiglia, sito in Frattamaggiore, una cittadina alle porte di Napoli, nel quale giganteggia un superbo affresco (fig.3–4) eseguito da Pietro Malinconico nel 1783, mentre sulle pareti laterali sono presenti altri affreschi (fig.5–6) di qualità eccelsa da attribuire ad un altro pittore da identificare.
Una visione da favola ed un nuovo pittore che si presenta sull’affollato palcoscenico del Settecento napoletano.

Achille della Ragione  

  

fig. 4 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma -
Affresco - firmato e datato 1783 - (particolare firma e data) Frattamaggiore, palazzo Iadicicco

 

fig. 5 -  Dettagli del salone -
Frattamaggiore palazzo Iadicicco

  

fig. 6 - Affreschi sulle pareti -
Frattamaggiore palazzo Iadicicco



 


mercoledì 18 novembre 2020

Paolo De Majo opera completa

 

In copertina: PaoloDe Majo - Addolorata -
Acerra collezione Pepe





Prefazione


Paolo De Majo è tra gli allievi più validi del Solimena e nonostante la sua notevole produzione, sia per le chiese, che per committenti privati è poco noto al grande pubblico, perché si è persa nell’oblio una valida monografia che gli dedicò nel 1977 il compianto Mario Alberto Pavone. In seguito poco spazio gli è stato riservato, sia nel catalogo della grande mostra Civiltà del Settecento, sia nei volumi che Nicola Spinosa ha licenziato sul secolo dei ”lumi”.
Ho ritenuto perciò opportuno far conoscere a studiosi ed  appassionati questo pittore, partendo dai dati biografici, per passare poi ad un corposo capitolo sui suoi dipinti presenti nelle chiese napoletano e poi dei brevi contributi su quadri dislocati fuori della ex capitale.
Concludo in bellezza con una copiosa serie di tavole a colori, per realizzare la quale fondamentale è stato il contributo di Dante Caporali, che possiede un archivio immenso e di Maddalena Pucino che si è recata personalmente nella chiesa di S. Nicola alla Carità e mi ha fornito delle splendide foto delle tele conservate nella cappella dedicata a Carlo Carafa di recente restaurate così come avvenuto per tutti gli altri dipinti grazie all’amore che il parroco Don Mario Rega ha per la sua splendida Chiesa, sicuramente una delle più belle di Napoli.
Non mi resta che augurare a tutti una piacevole quanto proficua lettura.
Achille della Ragione

Napoli novembre 2020

scarica il PDF

 

 

 

3^ di copertina: 
Achille pontifica ai suoi discepoli ex cattedra
a Donnaregina Nuova



INDICE

  • Prefazione
  • Biografia dell’artista
  • Paolo De Majo nelle chiese napoletane
  • Un dipinto di Paolo De Maio a Latiano   
  • La Madonna Addolorata nella cattedrale di Rossano (Cosenza)
  • Indice delle tavole



1^ edizione Napoli novembre 2020


scarica il PDF


4^ di copertina:  Ignoto pittore del Seicento napoletano
- Carlo Carafa -Napoli collezione della Ragione


scarica il PDF

Paolo De Majo.pdf by kurosp on Scribd





venerdì 13 novembre 2020

Paolo De Majo nelle chiese napoletane

fig.1  Chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (facciata)


Paolo De Majo ci ha lasciato le sue opere più importanti fuori della capitale, ma anche le chiese napoletane possono vantare un patrimonio cospicuo di dipinti, che illustreremo in questo nostro articolo, partendo da due spettacolari quadri che adornano l’interno della chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova e che stranamente non vengono citati nè da Mario Alberto Pavone nella sua fondamentale monografia sull’artista, né, addirittura, nella rivisitazione esaustiva della Guida sacra della città di Napoli del Galante eseguita nel 1985 dalla equipe della Sovrintendenza coordinata da Nicola Spinosa, vera e propria Bibbia, da cui sono poi nati i 15 fascicoli della Napoli sacra, che sono presenti nelle biblioteche di studiosi ed appassionati.                      
Nel casale di Villanova vi è la chiesa di Santa Maria della Consolazione (fig.1) dalla spettacolare pianta esagonale, realizzata nel 1737 da Ferdinando Sanfelice, regno incontrastato per oltre cinquanta anni del leggendario parroco Giuseppe Capuano, morto in odore di santità.
Una chiesa di grande interesse, fuori dagli itinerari turistici e sconosciuta anche ai cultori del nostro patrimonio artistico, frequentata solo dai fedeli, tra i quali le mie zie centenarie: Giuseppina, Elena e Adele ed alla quale sono particolarmente affezionato, perché il parroco di cui sopra era un mio pro zio e fra cento anni o poco più mi piacerebbe si celebrasse il mio funerale.      
Al momento della ricostruzione sanfeliciana risalgono i due spettacolari pendant eseguiti da Paolo Di Majo, che accolgono gioiosamente il visitatore. Essi raffigurano la Natività (fig.2) e la Madonna col Bambino con i santi Agostino, Monica, Gennaro ed Antonio (fig.3). Sono due autentici capolavori, eseguiti negli anni in cui l’artista lavorava presso la bottega del Solimena, quando questi era intento ad approfondire la sua esperienza in senso classicista. Essi sono la testimonianza della predilezione del Di Majo per formule geometrizzanti e la ripresa di elementi culturali neocinquecenteschi, in opposizione alle contemporanee proposte di Domenico Antonio Vaccaro. L’adesione del pittore alle direttive ecclesiastiche, volte a depurare le immagini sacre da ogni pur minimo carattere di laicità e interessate alla diffusione del culto mariano, si manifesta pienamente nei due dipinti in esame.    

 

fig.2 - Paolo De Majo - Nativitá -
Napoli chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova
 
fig.3 - Paolo De Maio - Madonna col Bambino ed i SS Agostino, Monica, Gennaro ed Antonio -
Napoli chiesa di S. Maria della consolazione a Villanova.
 

Ci trasferiamo ora dalla zona chic della città in un quartiere plebeo e periferico: Barra, dove nella chiesa di San Domenico si può ammirare un’imponente pala d’altare, firmata e datata 1772, raffigurante la Circoncisione di nostro Signore (fig.4) Passiamo ora ad esaminare tre dipinti conservati nella chiesa di San Nicola alla Carità,  di recente restaurati e restituiti all’antico splendore, trasferiti dalla precedente collocazione nella prima cappella entrando a destra (fig.5) dedicata a Carlo Carafa (fig.6), un illustre personaggio della Napoli seicentesca, fondatore della Congregazione dei Padri Pii Operari. Essi rappresentano lo Sposalizio della Vergine (fig.7), che funge da pala d’altare, una delle prime opere dell’artista, eseguita sotto l’influsso della didattica accademica solimenesca e sui lati due ovali raffiguranti San Carlo Borromeo e San Filippo Neri (fig.8–9) attribuiti in passato dal Galante ad Alessio D’Elia, ma giustamente attribuiti al De Majo da Mario Alberto Pavone.     

 

fig.4 - Paolo De Majo - Circoncisione di Gesù - firmata e datata 1772 -
Napoli chiesa di S. Domenico a Barra

fig.5 - Chiesa di San Nicola alla Caritá - cappella a destra

 

fig.6 - Ignoto pittore napoletano del Seicento - Carlo Carafa - 100x75 -
Napoli collezione della Ragione

fig.7 - Paolo De Majo - Sposalizio della Vergine - 220 x130 -
Napoli chiesa di San Nicola alla Caritá

 

fig.8 - Paolo De Majo - San Carlo  Borromeo - 120x60 -
Napoli chiesa di San Nicola alla Caritá

fig.9 - Paolo De Majo - San Filippo Neri - 120x60 -
Napoli chiesa di S. nicola alla Caritá

Un’altra chiesa particolarmente ricca di quadri del De Majo e la SS. Trinità dei Pellegrini, che, nel coro, conserva quattro grosse tele, eseguite nel 1766, raffiguranti gli evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni (fig.10–11–12–13).   
Il Pavone cita poi una S. Barbara, eseguita a suo parere nell’ultimo decennio di attività dell’artista ed una S. Maria della Purità, firmata e datata 1769.  
Ci portiamo ora nella chiesa del Carmine situata nei pressi di piazza Mercato e ci confrontiamo con altri due capolavori: una Madonna con Bambino e S. Teresa e S. Maria Maddalena dei pazzi (fig.14), eseguita prima del 1770 e che presenta tangenti analogie con una tela eseguita nel 1772 per la chiesa di Donnaromita e poi una Trinità che appare a San Gennaro e S. Irene (fig.15), firmata e datata 1734.     
Il Pavone cita poi due quadri raffiguranti l’uno la beata Giovanna Scopelli e l’altro il beato Angelo Mazzinghi, rammentando che nel manoscritto del Moscarella, intitolato Cronistoria del Real Convento del Carmine Maggiore, si trova scritto che i due ritratti furono eseguiti nel 1775 dietro il pagamento di 24 ducati. A due passi, sempre nella piazza Mercato, nella chiesa della Croce al Mercato, chiusa al pubblico da decenni, dovrebbe trovarsi, ladri permettendo, una S. Maria della Purità eseguita per la cappella serotina istituita da S. Alfonso nel vicolo dei berrettari, quando era cappellano Gaspare Russo, tra il 1772 ed il 1773. Dopo la distruzione della cappella nel 1943 passò nella cappella della Croce.          

 

fig.10 - Paolo De Majo - Evangelista Marco - 220x170 -
Napoli chiesa Arciconfraternita dei Pellegrini

fig.11 - Paolo De Majo - Evangelista Matteo - 220x170 -
Napoli chiesa dell'Arciconfratrnita dei Pellegrini

fig.12 - Paolo De Majo - Evangelista Luca - 220 x170 -
Napoli chiesa dell'Arciconfraternita dei Pellegrini

fig.13 - Paolo De Majo - Evangelista Giovanni - 220x170 -
Napoli chiesa dell'Arciconfratrnita dei Pellegrini

 

fig.14 - Paolo De Majo -Madonna con Bambino e sante - 250 x180 - firmato -
Napoli chiesa del Carmine
  

 

fig.15 - Paolo De Majo -  Madonna che appare a San Gennaro e S. Antonio -350x220 -
firmato e datato - Napoli chiesa del Carmine


E rimanendo nel campo vastissimo delle chiese chiuse vogliamo rammentare un gigantesco dipinto di 7 metri per 3 raffigurante Il miracolo di San Vincenzo Ferreri (fig.16), ancora presente, disdegnato dai ladri, nella chiesa di Gesù e Maria. Una altro edificio religioso ricco di capolavori e negato alla fruizione da decenni è  Donnaromita, dove si conserva una Madonna del Rosario (fig.17) dai colori rutilanti ed un più modesto San Francesco di Paola (fig.18).

 

fig.16 - Paolo De Majo - Miracolo di S. Vincezo Ferreri - 330x730 -
Napoli chiesa Gesù e Maria

fig.17 - Paolo De Majo - Madonna del Rosario - firmata e datata 1772 -
Napoli chiesa di Donnaromita

 

fig.18 - Paolo De Majo - San Francesco di Paola -
Napoli chiesa di Donnaromita

  
Passiamo ora ad esaminare un vero capolavoro: una Sacra Famiglia (fig.19–20), conservata nella chiesa dei Padri della Missione ai Vergini, in un apposito vasto ambiente (fig.21).  
La nostra carrellata volge al termine, presentiamo prima due ritratti di Evangelisti (fig.22–23) presenti nella chiesa di Santa Maria Egiziaca, dove si possono ammirare anche quattro tele raffiguranti delle Virtù, posizionati al di sotto della cupola ai lati delle due finestre, eseguiti in contemporaneità con gli Evangelisti.   

 

fig. 19 - Paolo De Majo - Sacra Famiglia - 400x300 firmata e datata 1740 -
Napoli chiesa dei Padri della missione ai Vergini

 

fig. 20 - Paolo De Majo - Sacra Famiglia - 400x300 - firmata e atata 1740 - (particolare)
Napoli chiesa dei Padri della Missione a Vergini

 

fig.21 - Paolo De Majo - Sacra Famiglia - 400x300 - firmata e datata 1740 - 
Napoli chiesa dei Padri della Missione a Vergini
 

fig.22 - Paolo De Majo -  Evangelisti - firmato e datato 1739 -
Napoli chiesa S, Maria Egiziaca

 

fig.23 - Paolo de Majo - Evangelisti - firmato e datato 1739 -
Napoli chiesa S. Maria Egiziaca



Ci portiamo poi nel Duomo, dove nella sacrestia, vi sono due ovati (fig.24–25), raffiguranti lì Annunciazione e la Trinità, tra le primissime opere eseguite dal pittore.      
E concludiamo in bruttezza, maledicendo i nostri finti alleati, che durante l’ultima guerra ci sottoposero ad oltre cento bombardamenti, distruggendo infiniti monumenti, tra cui S. Chiara, dove si trovava l’Ezechiele ed il S. Agostino, che possiamo solo vedere in foto.

Achille della Ragione

 

 

fig.24 - Paolo De Majo - Annunciazione - 30x20 -
Napoli Duomo sacrestia

 

fig.25 - Paolo de Majo -  SS Trinitá - 30x20 -
Napoli Duomo sacrestia


 

fig.26 -Ezechiele e S. Agostino (distrutti) -Napoli chiesa di S. Chiara


giovedì 12 novembre 2020

L'immagine del suono e il suono dell'immagine

tav.1 - Riccardo Muti


Riccardo Muti e Massimo Cacciari si confrontano in un dialogo


Due opere importanti di due grandi artisti lontani nel tempo e distanti tra loro sul piano espressivo possono interfacciarsi per generare un unico pensiero emotivo? Parliamo della ”Crocifissione” di Masaccio (1426) e delle “Ultime sette parole di Cristo” (1786) di Franz Joseph Haydn.
Siamo a Napoli nel museo di Capodimonte e il maestro Riccardo Muti (Fig.1) si ferma davanti alla famosa tavola lignea del pittore toscano (Fig.2). Guarda subito l'anomalia dell'assenza del collo tra il petto e la testa e intuisce che il Cristo è visto dal basso, quasi ad accogliere il grido di sofferenza della Maddalena ai suoi piedi. Due soli colori esaltano quella disperazione: il rosso della veste e il giallo dei capelli, che non esauriscono il dolore. Esso continua ad esprimersi attraverso lo slancio delle braccia in alto e lo sforzo di allungamento delle dita delle mani. Com'è moderna quella Maddalena!
Cosa è successo al Nostro? Forse è volato col pensiero sulla tomba di Haydn, quando con un gruppo dei Wiener Philarmoniker eseguì emozionatissimo quella partitura musicale? Oppure al Festival di Ravenna, quando presente Massimo Cacciari (Fig.3), si esibì nella stessa composizione?
Ebbene come avviene una simile relazione?

 

tav.2 - Masaccio - Crocifissione

 

 

 tav. 3 - Massimo-Cacciari

La vista nel momento in cui diventa visione può suscitare davvero una sensazione talmente profonda da evocare il suono di una musica lontana che improvvisamente esce dal silenzio per entrare in completa sintonia con l'immagine visiva.
Quando gli occhi guardano e vedono, così anche l'orecchio sente e ascolta.
Possiamo allora ascoltare un colore o vedere un suono? Sembra impossibile. Eppure nel 1905 Matisse e i Fauves operano una rivoluzione del colore, dando pieno valore oggettivo a qualcosa che prima era legato strettamente alla forma. Essi irrompono letteralmente sulla scena artistica del momento con colori sgargianti, aggressivi fino a minimizzare la forma per dire finalmente molto di più del semplice piacere visivo. Nel Marocco dipinto da Matisse si sente tutto il calore di quel Paese. E' una sensazione tattile. Con Kandinsky poi c'è una sublimazione spirituale del colore. Il pittore russo, precursore dell'Astrattismo,   scrive tanto sull'argomento fino ad elaborare una vera e propria "teoria del colore". Per Vassily i tre colori primari giallo, rosso e blu (Fig.4) sono note musicali perché possono vibrare e trasmettere armonia all'anima. E' l'affettività del pensiero, di cui parla il noto filosofo veneziano a proposito di Leopardi. Se il pensiero ha cuore come dice Pascal, molte forme d'arte, dalla poesia alla musica, alla pittura ci coinvolgono interamente con la partecipazione di tutti i sensi.
Ecco perché c'è bisogno di pensiero.
Cacciari inoltre ci aiuta a capire perché un contadino senza conoscere Mozart può essere sensibile, per esempio, alla sinfonia n°40. Sempre nel libro scritto a quattro mani (Fig.5) egli riprende un concetto di Vico per riaffermare l'idea che dentro di noi ci sia un arché, a cui tutti facciamo riferimento, una specie di memoria ancestrale di quando il suono precedeva la parola, che ci permette di godere di un suono anche senza conoscerlo.
Franz Joseph Haydn era Maestro di Cappella presso la famiglia del Principe di Esterhazy, una dinastia importante che possedeva un castello favoloso in mezzo al verde, soprannominato "La Versailles ungherese" (Fig.6).
Maria Teresa d'Austria era solita dire che vi si recava ogni volta che desiderava ascoltare della buona musica. 

 

tav. 4 - Kandinskiy - Giallo, rosso e blu

 

tav. 5 - Libro

tav. 6 - Versailles ungherese

Durante il mio ultimo viaggio a Vienna, andai a visitarlo. Era solo a 7 km dal confine con l'Austria. Grande fu la mia emozione quando ebbi l'accesso al Salone, ricco di specchi e porcellane, in cui Haydn si era esibito chissà quante volte per quella corte (Fig.7). Nella sontuosa residenza sono conservate opere d'arte importanti, tra cui alcune statue di Antonio Canova, da quella del principe Nicola Esterhazy a quella raffigurante "Letizia", la madre di Napoleone a tutti gli effetti italiana. L'imperatore dei Francesi ebbe contatti con il principe ungherese, proprio prima di sposare Maria Luisa d'Austria. Il nome di quella nobile famiglia tutt'oggi è famoso perché ha legato il suo nome ad un dolce delizioso: la torta Esterhazy, vera delizia del palato, che si può gustare per esempio alla Tea room del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Joseph Haydn compose "Le sette parole di Cristo", attingendo al suo pathos creativo più profondo. Si tratta di una partitura musicale toccante e complessa. C'è una introduzione, che risuona come un lamento funebre. Muti usa il paragone con il buco nero per la potenza della forza, che trattiene la luce senza farla uscire, perché la musica è luminosa, quando vibrano alcune note in un certo modo e buia con altre note. Seguono poi ben sette sonate, che scandiscono il tempo sulla croce; ognuna è espressione sonora delle ultime frasi o parole mormorate da Gesù.
Singolare è la descrizione sempre di Muti dei pizzicati del violino per indicare le gocce d'acqua nella quinta sonata "Sitio" (Ho sete). Essi rappresentano la suggestiva visione che il grande Haydn trasforma in suoni.
La tragica musica della Crocifissione si conclude con il terremoto finale, breve ma terribile per la violenza del suono.
In ultima analisi vorrei perorare l'importanza dell'educazione musicale, una disciplina che insegna l'ascolto. E' il "Conosci te stesso"di frequente reminiscenza greca. L'ascolto è memoria di ciò che abbiamo trattenuto nella nostra mente. Qualcosa che si sta perdendo nella società della spettacolarizzazione.


Elvira Brunetti

 

tav.7 - Elvira nel salone del castello

 

martedì 10 novembre 2020

Lorenzo De Caro opera completa

 

  
in 1^ di copertina:  Lorenzo De Caro
- Crocifissione - Acerra Collezione Pepe


 

Prefazione

 
Da tempo Lorenzo De Caro ha cominciato ad occupare un posto di rilievo nel panorama del Settecento napoletano con dipinti che sul mercato antiquario raggiungono quotazioni sempre più alte, per cui, su richiesta di alcuni collezionisti, ho deciso di stilare una breve monografia sull’artista, dotandola anche di una cospicua appendice di tavole a colori.
In passato mi ero già occupato del pittore a cui avevo dedicato un corposo contributo, pubblicato nel mio libro Pittori napoletani del Settecento aggiornamenti ed inediti (consultabile in rete digitandone il titolo) e sono partito da quel capitolo, per poi passare ad alcuni miei articoli comparsi in occasione di expertise rilasciati ad antiquari che mi avevano invitato a studiare e commentare dipinti di loro proprietà.
Lorenzo de Caro è un artista legato al tardo barocco dell'ultimo Solimena e con attinenze d’influenza del Traversi per quel che riguarda  la caratterizzazione tipologica dei personaggi raffigurati, ma in essenza è un artista solimenesco a tutti gli effetti, che riesaminò in maniera personalissima il linguaggio del maestro, impiegando l'accentuazione della macchia pittorica in opposizione all'accademismo da lui dettato e alle delicate atmosfere arcadiche proposte dal De Mura.
La sua arte è caratterizzata da un inconfondibile chiarore timbrico che divenne nella maturità un esibito virtuosismo  tecnico che gli consentì una partecipazione singolare al  gusto rocaille partenopeo. L'artista mostra altresì una capacità di presa diretta del reale, ma trasfigurato da una cromia personalissima e un adeguarsi al quel naturalismo a passo ridotto che possiamo cogliere nella coeva statuaria presepiale.
La consultazione del libro penso possa essere interessante per studiosi ed appassionati per cui non mi resta che augurare a tutti buona lettura.


Achille della Ragione


Napoli novembre 2020

scarica il PDF

in 3° di copertina: 
L'autore in abiti da lavoro mentre compila il libro


Indice 

  • Prefazione
  • Lorenzo De Caro un pittore “disubbidiente” del 700 napoletano
  • Una serie di inediti di Lorenzo De Caro
  • Un superbo capolavoro di Lorenzo De Caro
  • Indice delle tavole

scarica il PDF

in 4° di copertina:  Lorenzo De Caro
-Scena di Martirio- Napoli collezione della Ragione

Lorenzo de Caro by kurosp

scarica il PDF

sabato 7 novembre 2020

Un superbo capolavoro di Lorenzo De Caro

 

tav.1 - Lorenzo De Caro - Scena di martirio - 98x74  -
Napoli collezione della Ragione


Il dipinto che presentiamo ai lettori, raffigurante una Scena di martirio (tav.1) rappresenta il vertice nella produzione del pittore e compare, come prima figura, nel volume dedicato alla Pittura napoletana del Settecento, dal Rococò al Classicismo, da Nicola Spinosa, pontefice assoluto sull’argomento.          
La tela in oggetto negli ultimi decenni ha cambiato più volte autore e proprietario, prima di approdare nella celebre collezione della Ragione ed ha trovato in questa gran congerie di ipotesi attribuzionistiche soltanto grazie a Spinosa una definitiva collocazione nella produzione di Lorenzo De Caro. Nel catalogo della mostra sulla Civiltà del Settecento a Napoli, il sommo studioso, nel redigere la biografia dell’autore, segnala il dipinto tra i più significativi del pittore avendo avuto notizia della sua presenza sul mercato antiquario londinese. Il quadro ricompare presso la Koetser Gallery di Zurigo nella vendita di luglio 1969 con un’attribuzione dubbia a Solimena, per riapparire presso Semenzato nell’asta del 16 marzo 1986 (n.9) come opera di Giaquinto. Il dipinto dopo una passaggio nella collezione Santulli di Milano, passa poi a Napoli in quella di Angelo Russo, per trovare poi nel 1989 una definitiva collocazione nel superbo salone della villa posillipina del famoso collezionista napoletano.                 
Spinosa colloca l’opera nei primi anni dell’attività del pittore, mentre a nostro parere è stata eseguita nel periodo maturo dell’artista e non nella fase giovanile, per le tangibili affinità con la Decollazione di San Gennaro (tav.2)  conservata nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo (documentata ad agosto 1758) con la quale condivide l’impaginazione e stringenti analogie tra il guerriero con l’elmo sulla sinistra (tav.3), l’impeto dinamico del carnefice e l’insieme degli angioletti che guardano la scena dall’alto; tutti elementi che concorrono a determinare un senso di vivace dinamicità e movimento all’episodio, rappresentato su uno sfondo appena dorato con cromie e colori fluidi, timbrici e pieni di luce, posticipandone la datazione.   
Nella composizione è presente una palpabile discrepanza temporale tra il martirio da parte di soldati romani, persecuzioni che cessarono con il 312, quando il Cristianesimo divenne religione di Stato e l'immagine di un minareto sullo sfondo (tav.4), un'architettura che comparve dopo almeno tre secoli.
La tela, una delle opere più significative del pittore, merita di essere prima ammirata e poi studiata nei particolari.
 

    

tav.2 - Decollazione di San Gennaro - 1758 -
Napoli chiesa dei S. Filippo e Giacomo
 

tav. 3 - Lorenzo De Caro - Scena di martirio -
particolare dei guerrieri a cavallo - Napoli collezione della Ragione



Bibliografia
Nicola Spinosa – Civiltà del Settecento a Napoli 1734 – 1799 (catalogo), pag. 431 – Napoli 1980
Nicola Spinosa – Pittura napoletana del Settecento – Dal Rococò al Classicismo – pag.68–169– Napoli 1987
Mario Alberto Pavone – Pittori napoletani del ‘700 – pag. 50 – Napoli 1994
Mario Alberto Pavone – Pittori napoletani del primo Settecento – tav. 31 – Napoli 1997
Achille della Ragione – Collezione della Ragione – pag. 46 – 47 – Napoli 1997
Gustavo De Caro – Mirella Marini – Rosario Pinto – Lorenzo De Caro Pittore del Settecento napoletano – fig.25 – pag. 95 - 107 – 108 – Napoli 2005

 

tav.4 - Lorenzo De Caro - Scena di martirio - particolare del minareto -
Napoli collezione della Ragione




venerdì 6 novembre 2020

Una serie di inediti di Lorenzo De Caro

 

 fig.1-  Lorenzo De Caro - Crocifissione - 78 x51
- Acerra collezione Pepe -



Presentiamo ora una serie di inediti di Lorenzo De Caro, che vanno ad incrementare il catalogo dell’artista.  
Partiamo da un dipinto di altissima qualità: una Crocefissione (fig.1)  appartenente alla nota collezione Pepe di Acerra, di cui tempo fa avemmo l’onore di stilare il catalogo, consultabile in rete digitando il link  http://achillecontedilavian.blogspot.com/2020/01/la-collezione-guglielmo-pepe-e-tanti.html
Il quadro va collocato verso la fine degli anni Cinquanta nel momento migliore della  produzione del De Caro, quando, pur partendo dagli esempi del Solimena, ne scompagina la monumentalità attraverso l’uso di macchie cromatiche di spiccata luminosità e, rifacendosi ai raffinati modelli di grazia del De Mura, perviene ad esiti di intensa espressività, preludendo l’eleganza del Rocaille. Gli aspetti qui elencati si possono cogliere nella tela in esame, in cui a dispetto delle contenute dimensioni si coglie la volontà monumentale e classicheggiante del Solimena maturo, ma contaminata da quella immediatezza espressiva che gli fu suggerita,  dal Traversi e dal modulato realismo arcadico dei presepi napoletani. I protagonisti sembrano che parlino tra di loro esprimendo: dolore, sopportazione e volontà di superare ogni prova, anche la più difficile.       
Il Cristo soccorso da un angelo (fig.2) di rara potenza espressiva, da taluni studiosi attribuito ipoteticamente a Sebastiano Conca, è a mio parere assegnabile con certezza al pennello di Lorenzo De Caro, per cogenti affinità stilistiche e per il prelievo letterale di alcune figure da altri dipinti documentati dell'artista.
Nella tela sono da sottolineare dei “suggerimenti” da altri quadri: nella parte sinistra con l’angelo in volo un’opera perduta eseguita intorno al 1752 in Spagna dall’Amigoni e nota attraverso un'incisione, mentre sulla destra evidenti sono i legami con la lezione pittorica del Traversi, a dimostrazione della capacità del De Caro di recepire la lezione del grande collega e di innestare nel suo stile quegli effetti di grande espressività, pervenendo a composizioni dall’originale taglio compositivo, caratterizzate da eleganti virtuosismi tecnici ed intense interpretazioni della realtà psicologica. Siamo davanti ad una tela marcata da una spiritosa ed anticonvenzionale vena rococò, spogliata da ogni sacralità ed intrisa di grazia civettuola.     
Il martirio di S. Stefano (fig.3) di notevole qualità, da taluni studiosi attribuito ipoteticamente a Corrado Giaquinto, è viceversa attribuibile al  De Caro, per il suo stile inconfondibile.
Lorenzo De Caro fu insigne pittore del glorioso Settecento napoletano, anche se fino ad oggi conosciuto solo dagli specialisti e dagli appassionati più attenti. Una serie di dipinti presentati sempre più di frequente nelle aste internazionali, una recente piccola monografia ed alcune fondamentali scoperte biografiche costituiranno un viatico per una sua più completa conoscenza da parte della critica ed una maggiore notorietà tra antiquari e collezionisti. Verso la fine degli anni Cinquanta si manifesta il momento migliore nella sua produzione, quando, possiamo collocare il dipinto in esame.
Abbiamo avuto infine il raro privilegio di visitare una importante collezione beneventana, ricca di dipinti napoletani, prevalentemente settecenteschi. Cominciamo la nostra entusiasmante carrellata illustrando una Madonna col Bambino (fig.4) di rara potenza espressiva, che sembra prendere l'avvio dal fare macchiato e mosso dell'ultimo Solimena e poi da brillante e arguto scompaginature d’ogni decoro, quale sovente appare, giungere persino ad inserire nel ritmo guizzante del suo barocchetto, tutto all’opposto della squisita ed elegante Arcadia demuriana, note i pungente caratterizzazione popolaresca.       
Nella stessa raccolta sono poi presenti due superbi pendant (fig.5–6) raffiguranti con varianti la medesima iconografia, impregnata da una palpabile impronta solimenesca e da una sostenuta intensità luministica, che accentua il modellato dei corpi ed il carattere “neo seicentesco” della composizione. Non siamo ancora alle raffinate ed impreziosite soluzioni del tardo Rococò della fine degli anni Cinquanta o degli inizi del decennio successivo, per cui va proposta una datazione di poco successiva al 1750.

Achille della Ragione


fig.2 - Lorenzo De Caro - Cristo soccorso da un angelo -
olio su legno - 25 x19 - Gorizia collezione Domenico Calì

 

fig.3 - Lorenzo De Caro - Martirio di S. Stefano -
Napoli collezione Scarnecchia

 

 fig.4  - Lorenzo De Caro - Madonna col Bambino -  49 x63 -
Benevento, collezione privata


fig.5 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo -
Benevento collezione privata

fig.6 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo -
Benevento collezione privata