lunedì 17 luglio 2017

Intervista con i PROTAGONISTI di Giuliana Gargiulo

domenica 16 luglio 2017
quotidiano IL ROMA pag.33


ACHILLE DELLA RAGIONE L’uomo che conosce ogni vicolo di Napoli

Con una doppia laurea in Lettere e in Medicina, organizza visite guidate in città


Si definisce “ uno spaccone”e notando la mia sorpresa aggiunge “al massimo”.
Nonostante la sua dichiarazione, che si traduce in una singolare comunicativa, Achille della Ragione è anche altro. Per oltre tre decenni ha esercitato la professione di medico ginecologo, in seguito, dopo aver dato alla stampa oltre cinquanta volumi e oltre mille articoli, si è dedicato con grande sapienza alla pittura e all’arte in generale, argomento prediletto di molti dei suoi scritti. Generoso e versatile, con un esordio appena poco più che ventenne al “Rischiatutto” di Mike Bongiorno che per poco non vinse, è l’organizzatore di visite guidate nella città tanto amata della quale si vanta - e tutti dicono sia vero – di conoscere ogni strada, ogni vicolo, ogni quartiere, ogni piazza. Ed è tra un’iperbole e una narrazione, un ricordo e una battuta, che ha luogo l’intervista.

Vuole cominciare dal principio e raccontarmi come è cominciata la sua storia?
«Sono nato a Napoli in una famiglia unita e dai ruoli ben definiti, secondogenito di un fratello. Ero un bambino curioso che voleva apprendere e per questo già a dieci anni girava per tutte le strade della città, socievole, studioso e abbastanza sportivo, talmente intraprendente da fittare, a soli cinque anni, i “Topolino” così come alle Scuole medie organizzavo il Calcio-scommesse».
Perché tutta questa intraprendenza?
«Il denaro mi ha sempre attirato anche se poi l’ho saputo tenere a debita distanza».
Come e perché scelse di studia studiare Medicina?
«Perché in quegli anni i medici facevano tanti soldi ed io volevo diventare miliardario pur decidendo a cinquanta anni di lasciare tutto per fare il filosofo…  Cosa che ho fatto. Nonostante due specializzazioni e anche una Laurea in Lettere».
Chi l’ha aiutata di più?
«Ho perso mio padre quando avevo solo quindici anni perciò ho dovuto fare tutto da solo. Il dolore ha inciso non poco nella mia vita, solo mia madre mi ha aiutato. Lei ha contato più di tutti. Per la professione poi mi sono fatto tutto da solo. In Medicina nessuno vuole insegnare niente, il mestiere l’ho rubato».
Se ha fatto la gavetta quanto ha contato?
«Ho fatto una carriera velocissima perché mi sono specializzato in un tema molto discusso come l’aborto, per il quale ho introdotto il metodo Karma che, all’epoca non era permesso e sconvolse tutti. Ne ho fatti sessantamila, oggi è consentito in Ospedale!».
Non si è mai sentito ai margini?
«Sì qualche volta».
Non ha mai vissuto il senso della paura?
«Non dei risvolti legali ma alcune volte di avere problemi legati allo svolgimento del lavoro».
È ambizioso?
«Certo, ambiziosissimo, e ritengo che l’ambizione sia il motore del mondo così come la vanità. Sono molto vanitoso per l’intelligenza e la cultura, non certo per l’aspetto fisico».
Quanto ha contato per lei la cultura?
«Senza cultura non si va avanti ed è basilare per chi deve essere la guida. Nel 1968 il crollo della scuola ha segnato la caduta della nostra società. La cultura, più dell’intelligenza, ha fatto la differenza perché fa affrontare le problematiche indirizzando al futuro».
Un suo progetto qual è?
«Sono gravemente malato al cuore e con il cuore in pochi attimi ma, se avessi un tumore sarei molto afflitto… Non sono credente anche se molto affezionato alla Chiesa di Villanova».
In che cosa crede?
«L’unica cosa che funziona è il cervello».
L’ironia c’entra in tutto quanto mi sta dicendo?
«È la mia forza ma faccio le battute sulle cose vere. So che non scoccio e non sono pedante».
Non facendo più il medico che cosa fa?
«Da quindici anni faccio lo scrittore e ogni anno organizzo ogni sabato quaranta visite guidate in musei, chiese e monumenti. Dall’età di tredici anni ho contratto la malattia-mania di scrivere ai giornali. Ho visto pubblicate duemila mie lettere e trecento “ al Direttore”. Ho anche centoquarantamila indirizzi mail!».
Un rimpianto ce l’ha?
«No. Spero di poter vivere ancora quel tanto per fare qualcosa per Napoli».
In linea di massima è soddisfatto di quanto ha fatto e di quanto fa?
«Ho vissuto i miei primi settant’anni e allora? Vorrei un bel funerale…ho già la nicchia pronta. Sono uno spaccone, anche una cosa piccola la faccio diventare grande».
Ha più amici o più nemici?
«Nemici ne avrò ma ho un numero sconfinato di amici. Per i miei settanta anni ho dovuto fare tre feste per poterli invitare tutti».
Com’è… vuole dirmelo?
«Moralista per la famiglia, sono contro le separazioni e i divorzi, penso che lo sfascio sia dovuto a questo. Sono sentimentale e non accetto il crollo della famiglia».
 In che cosa crede?
«Credo in una mente suprema».
Un ricordo bello qual è?
«La mia partecipazione al Rischiatutto. Avevo 24 anni, ero un capellone con la barba e rispondevo sui “PremiNobel”. Raddoppiai ma finii secondo! Ho il ricordo di Mike Bongiorn, grande professionista, e delle gambe di Sabina Ciuffini».
Cosa le piace fare?
«Camminare per le strade di Napoli e anche leggere su Napoli e le sue storie in compagnia degli amici».
Napoli cos’è per lei? È una città grandiosa e fortunata: dal futuro incerto Una bella forza non le è mancata, e da dove la prende?
«La prendo dentro di me anche se lentamente si sta esaurendo. Il mio coraggio è stato quello di infischiarmene sempre delle istituzioni e dire sempre la verità».
Verità espressa come?
«Dall’età di redici anni ho contratto la malattia-mania di scrivere lettere a chiunque tant’è che poi ho scritto un libro “Trecento lettere al Direttore” In pratica ho creato un genere letterario».

venerdì 7 luglio 2017

Rompi timpano itineranti



Per definirli sarebbe più opportuno un termine urologico, ma, per rispetto dei lettori li definiamo così. Intendiamo parlare di quei giovinastri, senza passato e senza futuro, che, vivono un presente inutile e soprattutto nelle ore notturne si dilettano a percorrere le strade cittadine a bordo di auto con la radio ad altissimo volume, arrecando un fastidio intollerabile agli abitanti di quartieri tranquilli ed amanti del silenzio. Il tutto mentre impazza la movida,  senza che le autorità si attivino a contrastarla.
Sarebbe opportuno varare una legge che preveda multe salatissime ed il sequestro dell’auto, ma tutto sarebbe inutile se manca la volontà politica di opporsi ad una degenerazione del vivere civile, che sembra voglia superare ogni limite.

Achille della Ragione

martedì 4 luglio 2017

Quattro dipinti inediti di Fedele Fischetti

fig. 1 -  Fischetti



Il 6 luglio saranno messi in vendita quattro dipinti del famoso pittore napoletano del ‘700 Fedele Fischetti presso la casa d’aste di Barcellona La Suite Subasta. Una vera occasione perché la quotazione è poco meno di un regalo.
Si tratta di quattro dipinti, inediti, (58 x 127) che, raffigurano Ercole e Onfale, Giove, Giunone e Io, Bacco e Arianna, Atalanta e Ippomene (fig.1).
Essi dovevano far parte in origine dell’arredo, con funzione di ‘soprapporte’ o ‘sovraspecchiere’, di un salone o ‘galleria’ di un palazzo aristocratico.
L’autore di questi quattro dipinti, con soggetti mitologici che, per tradizione, erano tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, poeta romano attivo tra 1° secolo a. Cristo e 1° secolo dopo Cristo, al tempo dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, è Fedele Fischetti, (Napoli 1732 – 1792) che si formò in ambito solimenesco nella bottega del Borrello ed aderì al classicismo romano di indirizzo batoniano. Lavorò tra il 1759 ed il 1766 nelle chiese napoletane eseguendo tele di qualità non eccelsa. Questo interessante esponente del barocco napoletano si fa notare con le sue opere giovanili dal Vanvitellì, di cui rimarrà per tutta la vita un protègè impegnato come decoratore in numerosi palazzì nobiliarì della città e delle principali residenze reali fuori della capitale del Regno. In queste vaste decorazionì a fresco, la tendenza a contemperare ì caratterì della locale tradizione figurativa, legata agli esempi del Solimena, del De Matteis, e del De Mura, con le nuove istanze classiciste e accademizzanti trovò gli esiti più brillanti.Tra le  moltissime commissioni ricevute grazie al Vanvitelli spicca nel 1770  l'incarico della decorazione a fresco di vari ambienti del palazzo napoletano della famiglia dei duchi di Casacalenda, al tempo in ristrutturazione dallo stesso Vanvitelli.Qui il Fischetti raffigurò, su precise indicazioni dello stesso architetto, alcune Storie di Alessandro Magno; gli affreschi staccati nel 1922 e nel 1956 dai saloni originari sono ora esposti nel Museo di Capodimonte. Nel 1771 lo stesso Vanvitelli aveva espresso parere favorevole alla sua ammissione tra i pittori che avrebbero decorato il palazzo reale di Caserta, e qui, tra il 1777-78 e il 1781, il Fischetti fu uno dei maggiori artefici accanto all'anziano Bonito.La ricerca di un linguaggio artistico più aderente alle nuove esigenze neoclassiche, libero dai legami con la tradizione, è presente con la stessa intensità così nella pittura come nella grafica.
Ritornando ai 4 dipinti in esame, bisogna sottolineare che essi  presentano le stesse eleganti soluzioni formali e compositive, come le stesse scelte cromatiche, di altri noti dipinti realizzati da Fischetti a partire dal 1770 circa: affreschi e tele in Palazzo Carafa di Maddaloni e in Palazzo Casacalenda a Napoli 1770-1772); nella Villa Campolieto a Ercolano, presso Napoli (1772-1773); nella Reggia di Caserta (1778-1781); nel Palazzo Doria d’Angri, ancora a Napoli (1784); nei Casini Reali di San Leucio e di Carditello, nei pressi di Caserta (1790-1791).
Le tele in esame si collocano soprattutto in vicinanza di altri dipinti di Fischetti con soggetti mitologici: tra questi è significativa la concordanza stilistica con le quattro Allegorie dell’Amore e della Sapienza, della Scienza e della Musica, della Pace e della Prosperità, che furono inviate da Napoli, per volontà di Ferdinando IV di Borbone, nel 1783-1784 per decorare la Camera da Letto nel Palazzo Reale a Madrid del fratello Carlo, quando era ancora Principe delle Asturie, prima di salire sul trono di Spagna come Carlo IV. Le affinità tra le tele in argomento e queste Allegorie per Carlo di Borbone, Principe delle Asturie, sono così accentuate ed evidenti da lasciar ipotizzare che possano essere state anch’esse dipinte per essere destinate alla Corte di Madrid per decorare un ambiente non lontano dalla Camera da Letto del Principe, per poi essere alienate e trasferite, forse anche per donativo reale, alla collezione di appartenenza successiva.
Ne consegue, che anche per la serie in oggetto è da indicare una datazione introno al 1783-1784.

Bibliografia
·         Fiengo G. – Documenti per la storia dell’architettura e dell’urbanistica napoletana del Settecento – Napoli 1977
·         Pisani M. – I Fischetti, in Napoli nobilissima, XXVII, pag. 112 -121 – Napoli 1988
·         Spinosa N. – La pittura napoletana del Settecento. Dal rococò al classicismo, fig. 271, scheda 206 – Napoli 1993
·         della Ragione A. – Collezione della Ragione, pag. 44 – 45 – Napoli 1997

Achille della Ragione

mercoledì 28 giugno 2017

Francesco De Mura eccellentissimo pittore

In 1^ di copertina
Francesco De Mura - Testa di fanciulla
Napoli collezione privata


La produzione letteraria di Achille della Ragione è indefessa, anche in piena estate sforna libri, l’ultimo la monografia su Francesco De Mura, uno dei più  importanti pittori del Settecento.
Vi proponiamo la prefazione e vi auguriamo buona lettura, possibilmente sotto l’ombrellone.

Prefazione
Francesco De Mura è uno dei più importanti pittori del Settecento, non solo napoletano, ma italiano.
Condusse vasti cicli di affreschi a Napoli, a Montecassino ed a Torino e diede prova di un decorativismo tipicamente settecentesco di grande nobiltà e scioltezza discorsiva, espresso con un colorito delicato e gentile.
Nonostante tanti contributi parziali, che coprono una vasta bibliografia, da decenni si sentiva la necessità di una monografia completa e ricca di immagini, che contribuisse a far conoscere ed apprezzare a studiosi ed appassionati un così importante artista.
Ci siamo avvalsi della collaborazione del massimo esperto del De Mura: Vincenzo Rizzo, autore della voce relativa all’artista nel Dizionario Biografico degli Italiani edito dalla Treccani ed abbiamo riportato integralmente alcuni suoi esaustivi contribuiti, ricchi di note e documenti, pubblicati tempo fa sulle pagine della gloriosa rivista Napoli nobilissima.
Abbiamo poi dato la parola alle immagini, più eloquenti della frase più ricercata, oltre cento, tutte a colori, attinte dall’archivio di Dante Caporali.
Il risultato finale è stato un viaggio entusiasmante tra musei, chiese e collezioni  private alla ricerca del bello e finalmente De Mura, siamo certi, sarà contento.

Napoli luglio 2017

Achille della Ragione



giovedì 22 giugno 2017

Una mostra superstar: Da Caravaggio a Bernini


Il trionfo del Seicento napoletano


E’ dedicata alle relazioni artistiche tra Spagna e Italia nel XVII secolo la mostra che, alle Scuderie del Quirinale, si potrà ammirare fino al 30 luglio. Relazioni che nacquero nel corso del dominio spagnolo su diversi territori della nostra penisola, durato oltre un secolo e mezzo, a partire dalla pace di Cateau Cambrésis, datata 1559. In questo lunghissimo lasso di tempo le due culture, quella iberica e quella italiana, ebbero modo di influenzarsi considerevolmente a vicenda. Il barocco italiano era molto apprezzato da viceré, principi, ambasciatori e dignitari di corte, che acquistavano o commissionavano opere per inviarle ai sovrani di Spagna, su loro diretta richiesta o, come dono, per riceverne in cambio appoggio e favori, considerato che gli Asburgo erano grandi appassionati d’arte. Queste acquisizioni contribuirono alla nascita, nel 1821, del Museo del Prado, mentre le opere rimaste nelle residenze reali, prima annoverate nel “Patrimonio de la Corona de España”, sono poi divenute, “Patrimonio  Nacional”.
La mostra, intitolata “Da Caravaggio a Bernini - Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna” , curata da Gonzalo Redín Michaus, attinge proprio dalle importanti collezioni di questo patrimonio, con sessanta opere seicentesche di pittura e scultura che provengono dal Palazzo reale di Madrid e dagli altri siti reali: per esempio, l’Escorial, El Pardo, che, dal 1940 al ’75, fu anche la residenza ufficiale di Francisco Franco, e il Palazzo reale della Granja di San Ildefonso.  
 In esposizione ci sono pezzi molto noti accanto a opere conservate in luoghi non aperti al pubblico e rimaste inedite fino allo scorso anno, quando furono esposte in una mostra presso la reggia madrilena, che ha fatto da fondamentale prologo a quella romana.
Sono molti, infatti, i capolavori che tornano, per l’occasione, nella terra in cui furono concepiti. Tra questi, La tunica di Giuseppe, (fig.1) olio su tela di grandi dimensioni realizzato da Diego Velázquez, presumibilmente subito dopo il suo primo viaggio in Italia, tra il 1629 e  il 1631, quando aveva ancora negli occhi le immagini dell’arte classica ma anche delle opere caravaggesche e dei maestri della scuola bolognese. Il dipinto, tra i più belli e interessanti della rassegna e perciò collocato in posizione centrale nell’allestimento, illustra con grande chiarezza e compostezza compositiva, come se si trattasse della scena di una rappresentazione teatrale, il momento in cui i fratelli di Giuseppe, dopo averlo venduto come schiavo, raccontano al padre Giacobbe la menzogna della sua morte, mostrandogli una tunica insanguinata. Solo il cane in primo piano, fiutandola, riconosce che il sangue è quello di un capretto e abbaia inutilmente, ignorato da tutti.
   
fig.1 -Velazquez - La Tunica di Giuseppe

Altro capolavoro ben noto è la Salomè con la testa del Battista (fig.2) di Caravaggio, proveniente dal Palazzo reale di Madrid e databile intorno al 1607,  quindi un po’ prima rispetto all’altro quadro caravaggesco a medesimo tema conservato presso la National Gallery di Londra. Nel dipinto, che faceva parte della collezione di García de Avellaneda y Haro, conte di Castrillo, viceré di Napoli tra il 1653 e il 1659, da uno sfondo verde scuro, riscoperto da un recente restauro, emergono i busti della principessa giudaica che ha tra le mani il vassoio con il capo mozzo del Battista, della madre di lei, Erodiade, e del giovane giustiziere che regge la spada, rappresentati con tutto il contrasto luministico e la drammaticità caratteristici del linguaggio dell’autore.
   
fig.2 - Caravaggio - Salomè con la testa del Battista

E a Napoli hanno la loro prima origine anche molte altre opere presenti in questa mostra, dal momento che la città dette un contributo veramente significativo al Patrimonio Nacional spagnolo. Basti pensare a tutti i nomi di artisti attivissimi in terra partenopea che troviamo tra le sale dell’esposizione, quali Jusepe de Ribera, noto anche come “lo Spagnoletto”, molto intenso il suo San Gerolamo penitente, (fig.3) del 1638 ed il San Francesco si getta in un rovo di spine (fig.4), Andrea Vaccaro, con un Riposo durante la fuga in Egitto (fig.5), siglato, di un erotismo estenuante con un seno in bella evidenza che più sensuale non si può.
   
fig.3 - Ribera - San Gerolamo penitente

fig.4 - Ribera - San Francesco si getta in un rovo di spine
fig.5 - Vaccaro - Riposo durante la fuga in Egitto

Vi è poi un dipinto I sette Arcangeli (fig.6), una rara iconografia, a lungo assegnato al Guarino e finalmente correttamente attribuito a Massimo Stanzione.
Di Luca Giordano sono esposti vari quadri, tra i quali proponiamo una eccitante Cattura di Cristo (fig.7), immersa in un’atmosfera luminescente.
Nella sezione dedicata alla scultura risaltano due opere in bronzo del Bernini: un modello della Fontana dei Quattro Fiumi e un Cristo crocifisso (fig.8), inizialmente molto sottovalutato in Spagna e per motivi ancora ignoti sostituito poco dopo il suo arrivo al Pantheon reale dell’Escorial da un crocifisso di minor valore di Domenico Guidi, allievo di Alessandro Algardi, uno dei principali antagonisti di Bernini. Eppure il grande crocifisso berniniano è ritenuto dalla critica un manufatto di eccezionale qualità, anche perché, come scrive Tomaso Montanari nel catalogo della mostra, è l’unico esemplare di figura completa in metallo, autonoma e mobile, di Bernini che ci sia pervenuta, vale a dire l’unica non legata, fisicamente o anche solo concettualmente, a una architettura o a un complesso monumentale.
  
fig. 6  - Stanzione - I sette arcangeli
fig. 7  - Giordano - La cattura di Cristo
fig. 8 - Bernini - Crocifisso

Interessantissima, infine, la storia di una delle due opere di Guido Reni presenti in mostra. Oltre a una Santa Caterina, c’è la Conversione di Saulo (fig.9), realizzata intorno al 1620. L’episodio, tratto dagli Atti degli Apostoli, è ben noto: mentre cavalca sulla via di Damasco, Saulo, fino ad allora feroce persecutore dei cristiani, viene disarcionato dal cavallo da una luce folgorante accompagnata dal rimprovero di Cristo. Il dipinto, finora quasi sconosciuto, è stato attribuito al suo autore proprio dal curatore della mostra, Redín Michaus, che ne ha ricostruito anche la complicata, prestigiosa e a tratti sfortunata vicenda collezionistica, che ha origine tra le ricche raccolte del cardinale Ludovico Ludovisi e tra le sale della sua villa situata sulle colline del Pincio, a Roma. Guido Reni riprende un tema già affrontato per ben due volte, circa vent’anni prima, da Caravaggio. Tra i due non correva buon sangue e, anche se quando Reni dipinge la sua opera, il rivale è già morto, il linguaggio che adopera, teso alla ricerca del bello ideale, vuole rappresentare una sorta di contrapposizione e di critica al linguaggio, fortemente realistico, dell’altro, e forse un tentativo di oscurarne la fama. E’ l’emblema stesso, in questo senso, di un inquieto passaggio di consegne e del tramonto di un’epoca.
La mostra permette di conoscere una serie di importanti inediti del Seicento napoletano, fino ad oggi relegati in luoghi inaccessibili e ignoti agli stessi specialisti.
Partiamo da una tela del De Matteis, un San Francesco spogliato davanti al vescovo (fig.10), di rara potenza, collocabile cronologicamente intorno al 1690.
Proseguiamo con un San Paolo (fig.11) di Fracanzano Francesco, che rimembra pienamente la lezione del Ribera e la stessa iconografia (fig.12) interpretata dal Beinaschi.
  
fig.9  - Reni - Conversione di Saulo
fig.10  - De Matteis - San Francesco spogliato davanti al vescovo
fig.11 - Fracanzano Francesco - San Paolo
fig.12 - Beinaschi - San Paolo eremita

Rimanendo nel campo dei santi abbiamo poi un San Girolamo ascolta la tromba del Giudizio universale (fig.13) eseguito dal Preti, dopo il trasferimento a Malta.
Interessante un Trionfo di un imperatore romano (fig.14) correttamente assegnato da Porzio a Beltrano, un pittore a me caro ed a cui ho dedicato una monografia consultabile in rete.
La natura morta è degnamente rappresentata da un imponente Vaso di fiori (fig.15) del Belvedere e da una coppia  di Abraham Brueghel  raffigurante Giardino con figura femminile e con fiori e frutti (fig.16).

fig.13 - Preti - San Girolamo ascolta la tromba del Giudizio universale
fig.14  - Beltrano - Trionfo di un imperatore romano
fig.15  - Belvedere - Vaso di fiori

fig.16 - Brueghel - Giardino con figura femminile e con fiori e frutti

Un vero e proprio capolavoro è costituito dal Lot con la famiglia in fuga da Sodoma (fig.17), un trionfo di colori squillanti, in passato attribuito al Vaccaro e che oggi possiamo con certezza assegnare a Pietro Novelli, più conosciuto come il Monrealese.
Concludiamo la nostra carrellata con due pendant, il primo del Solimena: un Ecce Homo ed una Mater dolorosa (fig.18), da collocare al 4° decennio del Settecento, il secondo del Gargiulo: Strage degli innocenti e Ratto delle Sabine (fig.19).
I due quadri sono straordinari e presentano tutti i caratteri distintivi del celebre pittore, noto anche come Micco Spadaro, fa meraviglia che in passato qualche studioso poco attento li abbia assegnati a Salvator Rosa e che non siano citati nella esaustiva monografia sull’artista compilata da Sestieri e Daprà.

Achille della Ragione

fig.17  - Novelli - Lot con la famiglia in fuga da Sodoma

fig.18  - Solimena - Ecce Homo e Mater dolorosa

fig.19 - Gargiulo - Strage degli innocenti e Ratto delle Sabine

martedì 20 giugno 2017

Grande prestazione del maestro Achille della Ragione al torneo Rari Nantes

fig. 1 - Premiazione


Domenica 18 giugno si è svolto, presso gli splendidi saloni vista mare del circolo Rari Nantes Napoli, un combattuto torneo di scacchi, dotato di ricchi premi, al quale hanno partecipato oltre 50 giocatori, molti di categoria magistrale.
Un folto pubblico ha assistito alle partite, alcune molto combattute e decise all’ultima mossa.
Alle spalle del vincitore, il maestro internazionale ucraino Grigory Seletsky, grande favorito della vigilia, si è classificata una vecchia gloria dello scacchismo campano: il maestro Achille della Ragione, che ha inanellato una serie stupefacente di vittorie, demolendo letteralmente quotati giocatori come Corrado Ficco e Michele Lombardo.
Alla premiazione (fig.1) solenne hanno partecipato l’arbitro internazionale Antonio Altieri, il presidente del circolo Scacchistica Partenopea Francesco Roviello, il responsabile per la Rari Nantes Napoli Pino Esposito.
Poscia Achille ha tenuto un discorso (fig.2) al pubblico, mostrando orgoglioso la busta con il cospicuo premio in denaro (fig.3), che gli ha permesso di trattenersi a pranzo nei saloni del sodalizio con l’adorata moglie Elvira, consumando un banchetto degno di Lucullo.

fig. 2 - Discorso

fig. 3 - Premio in denaro

giovedì 1 giugno 2017

Una nuova piazza



Stamattina, uscendo dalla mia villa, ho notato con somma meraviglia che la piazza dove abito da 40 anni, alla fine di via Manzoni, prima di imboccare il viale Virgiliano, portava il mio nome. Non so se debbo ringraziare la squisita sensibilità del nostro amato sindaco De Magistris,  che ha deciso di riconoscere pubblicamente i miei meriti o qualche buontempone che ha inteso farmi gli auguri per i miei primi 70 anni in maniera originale.

Achille della Ragione