lunedì 14 ottobre 2019

Un interessante libro sulla pittura del Seicento napoletano

  
fig.1 - Copertina

Rosaria Di Girolamo è una giovane quanto brava studiosa, la quale ha da poco pubblicato un libro sulla pittura del Seicento napoletano dal titolo intrigante: Gli anonimi ritrovati (fig.1), nel quale, tra i tanti pittori sviscerati e documentati con foto a colori, dedica una particolare attenzione a Caravaggio ed ai numerosi artisti attivi nella Cattedrale di Castellammare di Stabia. 
Ogni pittore è accompagnato da un’esaustiva bibliografia di riferimento e da interessanti foto a colori.
Un capitolo è dedicato al Maestro dell’Annuncio ai pastori (fig.2), un autore al quale ho dedicato una  e finalmente, dopo tante diatribe, ho dato nome e cognome precisi: Bartolomeo Passante (e non Bassante).  
La studiosa ha riportato un lungo passo da me scritto anni fa, che venne pubblicato, oltre che in testi specializzati, anche su alcuni quotidiani, che riporto per la gioia dei lettori e per soddisfare la mia vanità:
“Il Maestro degli Annunci ai pastori va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne. Una sorta di introspezione sociologica ante litteram della questione meridionale, indagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti negli sterminati latifondi come servi della gleba; immagine di un mondo contadino e pastorale arcaico ma innocente e la cui speranza è legata ad un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato dall’annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.
L’attività del Maestro degli Annunci copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più disperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.”
Non mi resta che augurarvi buona lettura.

Achille della Ragione 


fig.2 - Bartolomeo Passante - Annuncio ai pastori

venerdì 11 ottobre 2019

Ammalarsi a Posillipo: pubblico o privato? Meglio curarsi altrove

 Fig. 1 - Ospedale Fatebenefratelli, facciata

Prima di partire con la descrizione degli ospedali e delle cliniche collocati nel quartiere chic della città, voglio giustificare il perché di un titolo apparentemente severo: meglio curarsi altrove,  che si riferisce a tutte le strutture sanitarie napoletane e non solo a quelle localizzate a Posillipo, rimembrando una mia lettera sull’argomento, pubblicata da numerosi quotidiani, che scatenò le ire dell’allora (siamo nel 2006) presidente dell’ordine dei medici, che mi convocò davanti ad una commissione disciplinare per giustificare il motivo per cui consigliavo di evitare Napoli e recarsi altrove, quando si era affetti da patologie serie. Mi difesi con energia con un’arringa degna di Cicerone e convinsi i colleghi che avevo espresso un’opinione ampiamente condivisibile. In seguito pubblicai una nuova lettera che propongo all’attenzione dei lettori:

Curarsi qui è pericoloso
Sono l' amico medico che ha consigliato al giornalista Goffredo Locatelli di recarsi al San Raffaele di Milano per sottoporsi a intervento di by-pass; anzi poiché ero affetto da eguale patologia mi sono ricoverato anche io. Essendo meno coraggioso ho preferito sottopormi ad angioplastica, una tecnica meno invasiva, che a Napoli i colleghi ritenevano non applicabile. Non mi resta che fare mio il perentorio invito di Eduardo: fuitevenne. Almeno per curarsi non esiste luogo più pericoloso di Napoli, parola di medico ammalato.
La Repubblica N – 6 marzo 2006

Fig. 2 - Ospedale Fatebenefratelli, facciata

E partiamo ora con la nostra carrellata sanitaria parlando dell’ospedale Fatebenefratelli (fig.1–2), che sfrutta la dimora gentilizia di un celebre quanto ricco napoletano e dal 1937 è a disposizione della popolazione che necessita di cure. Nel tempo è aumentata la recettività, che sarebbe potuta crescere a dismisura se una struttura contigua, che negli anni Sessanta ospitava la sede della Forrest Scherman School, donata all’ospedale, fosse stata ristrutturata. Viceversa sono passati decenni, per un breve periodo ha ospitato la sede dell’Istituto alberghiero, per scomparire in pochi giorni, pochi giorni fa, in maniera rapida quanto sospetta, sperando che non si trasformi in una serie di palazzoni per civili abitazioni.  
Il grande vantaggio che offre l’ospedale ai suoi utenti è la relativa rapidità di ricezione del pronto soccorso (fig.3), che nell’arco di poco tempo (ore se non minuti) è in grado di ricevere i pazienti, a differenza del gettonatissimo Cardarelli, dove, se sei in fin di vita col codice rosso, devi attendere all’infinito, perché ti trovi almeno 50 pazienti più gravi di te.
In passato hanno lavorato medici famosi come primari; un nome solo voglio ricordare Chiantera, celebre ginecologo, ma trovandomi cito anche un valido pediatra: Donato Zappulli, che ha avuto l’onore di essere mio compagno di liceo. E poiché siamo passati ai ricordi personali voglio illustrare le mie due esperienze dirette come paziente, la prima nel 2006, quando accusai un acuto dolore al petto ed essendo un plurinfartuato, sospettai che si trattasse di una recidiva. Era un sabato sera intorno alle 20, quando il traffico diventa a croce uncinata, per cui dissi a mio figlio Gian Filippo che mi accompagnava in auto: “ Inutile tentare di raggiungere il Monaldi, ci vorrebbe un’eternità, (mentre in questi casi è opportuno raggiungere l’ospedale entro un’ora dai primi  sintomi), dirigiamoci verso il Fatebenefratelli (che dista circa un chilometro dalla mia villa). Fui visitato immediatamente, per fortuna si trattava di una crisi ipertensiva, anche se grave, 220/130, una endovena di Lasix, ripetuta dopo un’ora, abbondanti scariche di urina, la notte trascorsa in rianimazione e la mattina successiva la dimissione. La seconda esperienza è recente, risale allo scorso aprile, quando, dopo aver trascorso una notte infernale tra tosse, sputi corposi e difficoltà respiratorie, mi reco al pronto soccorso e dopo esami di laboratorio ed una radiografia del torace in meno di un’ora si arriva alla diagnosi: bronco polmonite, che mi tormenterà per alcune settimane.
Imbarazzante alcuni anni fa (nel 2014) fu viceversa l’esperienza di una mia domestica, alla quale tenevo moltissimo, dopo oltre dieci anni di onorato servizio presso la mia famiglia. Era affetta da un cancro all’utero, che aveva già invaso gli organi limitrofi. Quando parlai col primario egli mi disse che era inoperabile e le rimanevano pochi mesi di vita. Non mi diedi per vinto e la feci ricoverare al Pascale, dove fu sottoposta ad un intervento di 6 ore, ma da allora sta benissimo ed i controlli periodici escludono qualsiasi recidiva. 

 Fig. 3 - Ospedale Fatebenefratelli, ingresso pronto soccorso
  

Fig. 4 - Ospedale Pausillipon, ingresso
 Fig. 5 - Ospedale Pausillipon, corridoio


Passando in età pediatrica dobbiamo segnalare la benemerita attività del Pausillipon (fig.4), gemellato con il Santobono, che ha sede al Vomero, che oltre a fornire ai bambini un’assistenza qualificata, grazie a benemerite associazioni di volontariato, cerca di far dimenticare ai pargoletti la sfortuna che li ha colpiti (fig.5).
Esaminiamo ora le strutture private, partendo da quella che per decenni è stata considerata la meta preferita dei pazienti danarosi: Villa del sole (fig.6–7) e che negli ultimi anni, travolta dalla crisi economica e dagli scandali di medici truffaldini, che cercavano di indirizzare verso la struttura pazienti che si erano rivolti all’assistenza pubblica ed erano spaventati dalle attese estenuanti, si è trasformata in una serie di mega ambulatori (fig.8) dove si eseguono sofisticati accertamenti diagnostici.
Proseguiamo con la clinica Posillipo, della quale troneggia ancora l’insegna (fig.9) sulla via omonima, mentre le lussuose stanze di degenza, che hanno avuto l’altissimo onore di ricoverare nel lontano 1962 un illustre paziente: me medesimo, per un delicato intervento di turbinectomia bilaterale, sono ora utilizzate per accertamenti diagnostici di altissimo livello.
L’ultima arrivata nel campo delle strutture private è Villa Angela (fig.10), posta sulla discesa del Parco Cafiero e dotata di un accogliente parcheggio e soprattutto di un impagabile panorama (fig.11). Essa ha usufruito, rendendole lussuose ed accoglienti, delle antiche camere di un convento di monache, costretto a chiudere per crisi di vocazioni; le religiose scompaiono mentre gli anziani bisognosi di assistenza aumentano giorno dopo giorno e la vera specialità di Villa Angela è la cura affettuosa e scrupolosa che presta a questi nostri antenati (fig.12), senza dimenticare una serie di indagini diagnostiche e dei pacchetti mutuabili di check up senologici e cardiologici di altissimo livello con la consulenza di validi specialisti.
E concludiamo in bellezza parlando della più importante clinica della città: la Mediterranea (fig.13), posta all’inizio di via Orazio e dalla quale si può ammirare un panorama da favola (fig.14). Oltre a reparti specializzati ed attrezzature d’avanguardia, vi è una sala per riunioni, dove periodicamente si svolgono convegni internazionali (fig.15) con la partecipazione di scienziati di grande prestigio. Due dei miei tre figli hanno visto la luce in questa splendida clinica, mentre mio figlio Gian Filippo venne operato al piede dal mitico chirurgo Giuseppe Zannini ed il sottoscritto subì quindicenne la resezione sottomucosa del setto nasale. Anche ora sono in attesa da mesi e mesi di essere operato di cataratta e pare che dovrò attendere ancora a lungo, perché la Mediterranea, a differenza di tutti gli ospedali del mondo, non prevede una via preferenziale per i medici(prevista dal codice deontologico dell’ordine professionale) e si attiene scrupolosamente alle estenuanti prenotazioni allestite dalla Asl di appartenenza.

Achille della Ragione

Fig. 6 - Clinica Villa del sole, tra struttura e panorama
Fig. 7 - Clinica Villa del sole, ingresso

 Fig. 8 - Clinica Villa del sole, reparto radiologia
 Fig. 9 - Clinica Posillipo,insegna

 Fig. 10 - Clinica Villa Angela, ingresso
 Fig. 11 - Clinica Villa Angela, panorama

 Fig. 12 - Clinica Villa Angela, ospiti over 80

 Fig. 13 - Clinica Mediterranea, facciata

Fig. 14 - Clinica Mediterranea, panorama
Fig. 15 - Clinica Mediterranea, congresso cardiologia clinica

sabato 5 ottobre 2019

Prossime visite guidate e presentazione libri


o pesce e san Rafele

Carissimi amici ed amici degli amici esultate, dopo lo straordinario successo delle prime 4 visite guidate, 
sabato 12 ottobre visiteremo alcune chiese di Materdei, abitualmente chiuse, tra cui anche quella famosa per il bacio al pesce di San Raffaele, poscia l’archivio Bonelli, ricco di testimonianze sulla storia di Napoli.Appuntamento ore 10:45 stazione metropolitana Materdei.

Sabato 19 ottobre visiteremo una straordinaria mostra con oltre 120 dipinti dell’antiquario Lampronti, che si tiene alla Reggia di Caserta e sulla quale vi invito a leggere la mia recensione consultando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/09/una-superba-mostra-di-lampronti-alla.html
Appuntamento ore 11:15 biglietteria della Reggia.

Ma l'appuntamento più importante del 2019 sarà venerdì 18 ottobre, quando alle 17:30, nell'aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero, ci sarà, con l'ausilio di decine di foto a colori, la presentazione del mio ultimo libro: "Le ragioni di Achille della Ragione" e sarà possibile acquistarne una copia per soli 15 euro.

Diffondete la notizia ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere la visita successiva andando sul mio blog
www.delleragione.eu
Achille

mercoledì 2 ottobre 2019

Schiavi e disorientati dalle fake news



Cominciamo col precisare il significato del termine di cui intendiamo discutere: per fake news si indica una notizia falsa, una bufala o per meglio dire una castroneria, che la potenza dei mass media, cartacei o telematici, fa passare per vera; a volte per inconfessabili motivi commerciali, altre volte per inguaribile ignoranza, una malattia diffusa quanto contagiosa.
Le scempiaggini che potremmo citare sono infinite, partiamo dalle più comuni, come ad esempio che lo zucchero di canna sia preferibile a quello bianco, quando si tratta della stessa sostanza, ad una delle quali è stato aggiunto un colorante; oppure rimanendo in campo alimentare, che bere vino bianco è preferibile rispetto al rosso, perché contiene meno tannino, senza parlare dei vegani a cui è proibito baciare gli onnivori (il 99% della popolazione), perché il contatto tra le due salive avrebbe effetti nefasti. 
Un capitolo scabroso è costituito dagli integratori alimentari, in grado secondo i social di contrastare quasi tutte le patologie, mentre nella totalità dei casi si tratta di semplici placebo.
E per concludere in bellezza, rimanendo nel campo della salute, parliamo della medicina omeopatica, la più antica delle fake news, che ha molti seguaci, che si illudono di curarsi, senza sapere che gli pseudo farmaci che assumono, dopo infinite diluizioni, non contengono una sola grammo molecola della sostanza originaria.
O tempora, o mores, potremmo esclamare, ma ben pochi capirebbero.

Achille della Ragione