mercoledì 28 ottobre 2020

Dalla nascita alla morte: un percorso affascinante

 



Prefazione

Da tempo meditavo, pressato dalle richieste dei miei lettori, di raccogliere in un volume le mie meditazioni su tematiche di importanza fondamentale: vita e morte, bene e male, bello e brutto, amore e odio, Dio, origine dell'universo, lavoro, denaro, consumismo, droga, follia, economia, dolore, carcere, omosessualità etc.
Finalmente mi sono deciso a  recuperare il testo di relazioni congressuali, interviste televisive,  articoli per riviste cartacee e telematiche e lettere pubblicate dai principali quotidiani italiani ed è nato questo libro, dedicato soprattutto ai posteri, che potranno meditare su questi delicati argomenti, su cui nei secoli si sono espressi i massimi pensatori dell'umanità.
Auguro a tutti buona lettura, ma soprattutto pensate a lungo su quanto ho perentoriamente affermato.


Achille della Ragione


Napoli novembre 2020
 


In prima di copertina: Embrione tratto dalla copertina del libro di Tiziana della Ragione dalla Fecondazione alla clonazione umana
In quarta di copertina: Antoine Wiertz, La bella Rosina – Bruxelles, museo di Beaux Arts


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I N D I C E

  • L’embrione tra etica e biologia
  • Storia dell’aborto dall’antichità ai nostri giorni
  • Monogamia virtù o necessità?
  • La fecondazione in vitro: vantaggi attuali e rischi futuri
  • Fecondazione eterologa: come, quando, perché
  • Fecondazione eterologa, parliamone ancora
  • La fine della vita
  • Confini della vita
  • Gli animali hanno un'anima?
  • L’oscuro tabù della morte
  • Immortalità: sogno o realtà
  • Sepoltura o cremazione, una scelta difficile
  • Funerali pomposi per una morte indimenticabile
  • Testamento biologico, riparliamone
  • Testamento biologico, riparliamone
  • Eutanasia, cosa ne pensava Ippocrate
  • Una dolce morte
  • Incoraggiamo il suicidio
  • Lo scorrere del tempo e la vecchiai
  • Il tempo impietoso
  • Il tempo
  • Lo scorrere inesorabile del tempo
  • Maledetta vecchiaia
  • Vecchi senza fine
  • Sempre più anziani ma con gli stessi servizi  
  • La solitudine flagello per gli anziani  
  • La tenacia dell’amore senile
  • Una dolce morte  
  • La malattia del secolo    
  • Le basi biologiche della felicità  
  • La cecità: la più terebrante delle maledizioni
  • Un raro connubio tra fede, arte e carità            
  • Dal palcoscenico dei sensi al teatro delle emozioni
  • Conclusioni, statistiche ed ipotesi sulla verginità
  • Frigidità addio
  • Misteri dell’amore
  • Postafazione
  • Il miglior amico dell’uomo
  • Il fascino perverso del sesso nella bibbia
  • Il grande disegno secondo Hawking
  • Le origini del mondo ed i nostri pensieri
  • Alla ricerca scientifica dell’anima
  • La perfezione del creato come prova dell’esistenza di Dio
  • Il male cosmico
  • Attenti alle religioni
  • Due anni di buddismo a Rebibbia
  • Suoni assordanti: dal mantra ai metallari
  • Se questi è una famiglia
  • I femminielli
  • La Madonna nera li protegge
  • La poligamia nel XXI secolo
  • La bellezza è necessaria?
  • Il tremendo costo sociale dell'immigrazione
  • Napoli Capitale del Mediterraneo “rispolverata”
  • L’usura un male antico
  • Meditazioni sul lavoro
  • Il lavoro precario: maledizione o necessità?  
  • Il lavoro è necssario?
  • Riciclare necesse est
  • Uno sguardo sul nostro futuro - Come finirà la crisi economica
  • La finanza vola mentre l’economia arranca
  • L’epicedio del Banco di Napoli
  • Quale mondo dopo la crisi?
  • Europa: sogno o incubo? 
  • Matrimoni internazionali          
  • Emergenza climatica e tracollo economico planetario         
  • I disperati tour della droga                
  • Liberalizziamo la droga          
  • Una battaglia di civiltà
  • Una lettera da Rebibbia, quanta malinconia
  • Una truffa ai detenuti  Vuotare le carceri necesse est  
  • Lettera al direttore  
  • Considerazioni disastrose nelle carceri
  • Ho due famiglie e me ne vanto  
  • Una memorabile partecipazione a Rischiatutto  
  • Fermare l’immigrazione clandestina? Come, quando, dove, perché
  • Non darla vinta al consumismo
  • Il medioevo prossimo venturo
  • Museo del giocattolo a San Domenico Maggiore
  • Il giocattolo nell’era del consumismo
  • Dove sta la felicità?
  • Gli ultimi tra gli ultimi: i barboni
  • Zingari quale futuro?

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sabato 24 ottobre 2020

Un Fracanzano che sembra Gemito

 

fig.1 - Francesco Fracanzano - Ritratto di vegliardo -
50 x60 - Napoli collezione privata



Il quadro che è stato posto al mio giudizio da un facoltoso collezionista napoletano, raffigurante un barbuto vegliardo (fig.1) in un primo momento mi è sembrato uno dei tanti autoritratti di Gemito, il celebre artista sulla cui opera, dopo lo straordinario successo ottenuto a Parigi, si sta attualmente svolgendo una mostra al museo di Capodimonte. Poi ho rammentato un dipinto, molto simile, firmato, appartenente ad una celebre raccolta italiana, raffigurante un filosofo in meditazione (fig.2), di cui parlo in un mio articolo reperibile nella mia monografia dedicata a Francesco Fracanzano consultabile su internet digitando il link  
http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo82/fracanzano.pdf
Ogni dubbio è scomparso ed ho attribuito il dipinto senza ombra di dubbio al famoso allievo di Ribera.
La qualità del quadro è molto alta grazie a sapienza di tagli di luci e ombre, di panni ed epidermidi, concretezza di particolari anatomici e tratti somatici, trattazione severa, ma anche intensa e umanissima, di stati d’animo e reazioni espressive.
L’attenta definizione di ogni dettaglio anatomico, la pelle rugosa e la barba incanutita, sono particolari, appresi dal Fracanzano nella bottega del Valenzano e costituiranno la cifra stilistica lungo tutto il corso della sua carriera.
La rappresentazione di mezze figure di santi e filosofi, investigati con crudo realismo, fu una moda nata nella bottega del Ribera a Napoli ed affermatasi poi anche in provincia grazie ai suoi discepoli, tra i quali, con una rilettura originale, si annovera anche il sommo Luca Giordano, che più volte ritornerà sul tema nel corso della sua lunga carriera, dilatando oltre misura la sua fase riberesca, identificata erroneamente dalla critica con un periodo unicamente giovanile. Tra i più convinti seguaci del valenzano si distingue Francesco Fracanzano, il quale nel 1622, dalla natia Monopoli, si trasferisce con la famiglia nella capitale, entrando giovanissimo nell’ambiente artistico partenopeo, grazie anche al matrimonio, celebrato nel 1632, con la sorella di Salvator Rosa. Lavorando con il Ribera ne recepì la stessa predilezione per la corposità della materia pittorica e ripropose spesso i soggetti più richiesti dalla committenza: studi di teste e mezze figure di filosofi e profeti su fondo scuro.  
Il De Dominici accenna all’attività del Fracanzano nella bottega del Ribera: ”il maestro molto lo adoperava nelle molte richieste di sue pitture... mezze figure di santi e di filosofi”.
Nessuno di questi quadri, attribuibili con un buon margine di certezza alla sua mano, è firmato o datato, probabilmente perché spesso dovevano passare per autografi del maestro e ad avvalorare questa ipotesi ci soccorrono di nuovo le parole del biografo ”il Maestro molto lo adoperava nelle molte richieste di sue pitture e massimamente per quelle che dovevano essere mandate altrove, ed in paesi stranieri... egli è così simile all’opera del Ribera che bisogna sia molto pratico di lor maniera chi vuol conoscerlo... nell’esprimere la languidezza delle membra, nella decrepita senescenza dei suoi vecchi.

 
fig. 2 - Francesco Fracanzano -
Filosofo in meditazione (particolare) Italia collezione privata



Bibliografia

Achille della Ragione – Francesco Fracanzano opera completa – Napoli 2011

Achille della Ragione – La pittura napoletana del Seicento (repertorio fotografico a colori) tomo I, pag.47-48  – Napoli 2011

mercoledì 21 ottobre 2020

Visita mostra Giordano sabato 31 ottobre ore 10:30 biglietteria





Cari amici ed amici degli amici la prossima visita sarà la più importante dell'anno e riguarderà la mostra su Luca Giordano che si tiene al museo di Capodimonte.
L'appuntamento è fissato sabato 31 ottobre alle ore 10:30 presso la biglietteria del museo, dove all'aperto vi sarà la spiegazione dell'esposizione sulla guida del mio libro sull'argomento, acquistabile al prezzo scontato di 10 euro.
Quindi si entrerà a gruppi di 15 alla volta, ogni 10 minuti, a partire dalle ore 11:30. I biglietti vanno acquistati in anticipo sul sito del museo indicando l'orario di entrata. Difficilmente chi non li compra anticipatamente li troverà in biglietteria, purtroppo sono tempi difficili e bisogna adeguarsi.
Non dimenticate di consultare periodicamente il mio blog
www.dellaragione.eu

lunedì 19 ottobre 2020

La cultura greca è viva e attuale

 

fig.1 - Alessandro di Antiochia - Venere  di Milo

Perché ricorriamo alla cultura greca nei momenti in cui stiamo meno bene? Perchè la mirabolante mitologia ci dà quel senso di sollievo? E il teatro greco che esalta i valori umani eterni? E infine perché la bellezza compiuta e perfetta di una statua greca, come la Venere di Milo, ci commuove? (Fig.1). E' un mondo lontanissimo nel tempo eppure presente.
La cultura passa necessariamente attraverso la lingua perché è in essa che si esprime.
Ma il greco antico è una lingua morta. Il grande linguista Antoine Meillet dice che tale diventa una lingua quando sono morti tutti quelli che la parlavano.
Nonostante ciò negli ultimi tempi si nota un risveglio della grecità.
 
fig. 2 - Andrea Marcolongo

La maestra di vita di tutti noi ha trovato una scolara coraggiosa e tenace in Andrea Marcolongo (Fig.2), giovane e appassionata studiosa del mondo classico, che brandisce con orgoglio il vessillo della lingua greca.
Recentemente ha scritto diversi libri sull'argomento, che continuano ad avere commenti e articoli divulgativi su tutta la stampa italiana e straniera.
Nel suo bestseller "La lingua geniale" l'autrice espone le ragioni del suo entusiasmo per l'idioma antico dall'origine indoeuropea, fino al greco moderno con qualche cenno ai cambiamenti subiti nel tempo, in quanto come cambiano gli uomini così cambia la lingua. Noi fortunati eredi di un lascito tanto importante utilizziamo ancora citazioni latine di derivazione greca.
Un passaggio interessante del libro è quello che la scrittrice livornese sintetizza con due espressioni stringenti e forti:"Quando? Mai" e "Come? Sempre". Il significato viene poi spiegato da un  punto di vista grammaticale e sintattico, più chiaro ovviamente a chi ha conoscenza della lingua greca. Ma il fine che pure giustifica il mezzo è che il Tempo non esisteva, quello che contava era l'Aspetto. I Greci antichi per capire e farsi capire si preoccupavano di come avvengono le cose, di quale effetto ha un'azione sull'ascoltatore.
"A partire da Omero, quel modo puro e antico di vedere il mondo senza tempo".
Perciò noi non possiamo capirli - ci dice ancora la deliziosa Andrea Marcolongo, un coacervo di aspetto fragile e di piglio virile. Ed è ugualmente per tale ragione, insieme ad altre difficoltà linguistiche che a scuola il greco s'impara solo a memoria.
In un'altra sua opera "Alla fonte delle parole", la stessa elenca "99 etimologie che ci parlano di noi".
Passando ad un altro saggio sullo stesso tema di un autore diverso, si ribadisce ancora il concetto che le "nostre" parole fondamentali hanno spesso una radice greca.

fig.3 - Mengs  - Le Muse nel Parnaso

E' proprio il caso di Giorgio Ieranò con il suo recente libro: "Le parole della nostra storia" a spiegarci perché "il greco ci riguarda". Un solo esempio: "Mousiké", un unico vocabolo, comprendente per i Greci tutte le arti praticate dalle Muse (Fig.3); oltre la musica in senso stretto, quel termine indicava anche la poesia, il canto, la danza. Di nuovo incontriamo il senso diverso del tempo. Per loro: qualità, durata, indugio. Per noi: quantità, velocità, semplificazione.
La Grecità tuttavia è anche cultura quindi filosofia. 
 
fig. 4  - Platone

 

fig.5 - Raffaello - La scuola di Atene

Sul primo grande pensatore dell'antichità (Fig.4) si possono menzionare almeno due libri attuali. Il primo è "La palestra di Platone" di Simone Regazzoni, che ci presenta il filosofo greco come un atleta, perchè il pensiero non deve mai separarsi dal corpo. E' il nostro "Mens sana in corpore sano" che considera la disciplina fisica necessaria all'esercizio dell'intelletto. Allora Platone era diverso da come viene raffigurato nel celebre affresco di Raffaello: "La scuola di Atene" (Fig.5) nei panni del canuto Leonardo Da Vinci. Il fondatore della prima Accademia visse inoltre nel periodo di massimo splendore delle Olimpiadi. Il secondo è "La filosofia di Platone. Verità e Ragione umana" di Franco Trabattoni, un testo che solleva dubbi interpretativi e conferma le difficoltà di comprensione della sua dottrina. Quando Platone insegnava nella sua Accademia, lo faceva attraverso la diffusione orale del suo pensiero, una nobile tradizione antica che si basava anche sulla memoria degli ascoltatori. Una capacità umana, oggi caduta in disuso.
La triade dei filosofi greci che hanno fondato e condizionato il pensiero della civiltà occidentale manca tuttavia di due figure ugualmente famose. 
 
fig. 6 -  Michel Onfray

Nel suo ultimo saggio "Il coccodrillo di Aristotele" Michel Onfray (Fig.6) fa un'operazione di combinazione tra pittura e filosofia. Partendo da dettagli contenuti in dipinti importanti che si riferiscono ad un determinato filosofo, ci fornisce un quadro critico della storia delle idee. Ma mentre il calice con la cicuta della celebre tela di Jacques-Louis David del Metropolitan di N.Y.C. (Fig.7) subito rimanda a Socrate, non altrettanto succede per "Il coccodrillo di Aristotele" (Fig.8), che si appalesa come una lampante provocazione. Poco noto è l'autore dell'opera Jean-Baptiste De Champaigne, nipote invece del più conosciuto Philippe De Champaigne, famoso per i ritratti del cardinale Richelieu. Si tratta di un affresco che si trova nella reggia di Versailles.
Solo Onfray poteva ricorrere a tale rappresentazione, apparentemente una boiata ma con il suo senso. Due sono gli aspetti che vengono esaltati nel quadro. Il primo riguarda il rapporto tra potere e sapere. Il pittore nel Seicento era al servizio del Re Sole, così come Aristotele, un tempo maestro di Alessandro Magno, ora invece compare in disparte, seduto a sinistra del protagonista, mentre riceve l'invito a scrivere sugli animali portati dagli schiavi. L'altro aspetto più importante è che colui che guarda un quadro legge in effetti quello che già sa, magari dal titolo, dal cartellino, conosce l'autore; ma non vede quello che il quadro mostra. E poichè la maggior parte delle persone ignorano i numerosi scritti di Aristotele sugli animali, secondo Onfray il filosofo era un enciclopedista, il coccodrillo diventa un pretesto ridicolo che nasconde una verità.
Conoscendo l'eccentricità di uno degli ultimi intellettuali francesi non c'è meraviglia. In una delle interviste sul libro, Onfray sostiene che non è il filosofo che si ritrae in un quadro, né la sua filosofia bensì la sua mitologia. E' un giudizio accettabile che conferma però il pensiero di un altro importante filosofo precedente, Marx, secondo il quale non ci sarebbe arte greca senza la mitologia greca. L'artista che ancora oggi attira lo sguardo dell'osservatore grazie alla scintilla di un particolare che innesca il ricordo di un mito lontano o che comunque si crea, altro non fa che stimolare il lato fanciullesco di ogni essere umano.
Infine due splendide figure femminili segnano l'inizio e la fine della "Lingua geniale" di Andrea Marcolongo. La prima è Virgina Woolf, la seconda è Marguerite Yourcenar. Quest'ultima scrive: "Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario della realtà. L'ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini hanno detto di meglio é stato detto in greco".


Elvira Brunetti

fig.7  - David - La morte di Socrate

fig.8  - De Champaigne -  Il coccodrillo di Aristotele



mercoledì 14 ottobre 2020

Mostra di Luca Giordano al museo di Capodimonte

 


 

Prefazione

 
Finalmente, dopo numerosi rinvii e nel silenzio dei mass media, la mostra su Luca Giordano, dopo il grande successo di pubblico e di critica riscosso a Parigi, è stata inaugurata a Napoli nel museo di Capodimonte e per tre mesi si potranno ammirare 90 capolavori del grande pittore, abile non solo nei dipinti di cavalletto, ma anche nel disegno e soprattutto negli affreschi, di cui ha lasciato esempi indimenticabili in Italia ed in Spagna, dove ha soggiornato per 10 anni come pittore di corte.
In questa monografia siamo partiti dalla biografia dell’artista ed abbiamo poi proposto al lettore una serie di articoli da me pubblicati negli ultimi anni su inediti di grande qualità presenti in collezione privata.
Abbiamo poi concluso in bellezza proponendo 16 tavole a colori di dipinti che si potranno ammirare visitando la mostra.
Buona e proficua lettura.


Napoli ottobre 2020


Achille della Ragione

 

Napoli 1 edizione ottobre 2020
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Terza pagina di copertina: Catalogo della mostra


I N D I C E

  • Prefazione 
  • Biografia 
  • Un bozzetto per un famoso quadro di Luca Giordano 
  • Un Martirio di San Lorenzo di Luca Giordano 
  • Un Sangirolamo di Luca Giordano 
  • Tre capolavori di Giordano di una raccolta napoletana 
  •  Luca Giordano il principe dei pittori 
  • Un sensuale capolavoro di Luca Giordano 
  • Tav. 1-16

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Il governo da i numeri

 




Il governo ha raggiunto il limite dell'illegalità nel momento in cui ha vietato che nelle case private possano riunirsi più di 6 persone. A tale proposito stamane ho inviato a mio nome e nell'interesse di tutti i cittadini ricorso alla Corte costituzionale con la speranza che non attenda anni per pronunciarsi.
Vorrei poi precisare il perché dell'apparente aumento dei contagi a fronte di un numero di morti insignificante.
Alcune ditte private hanno venduto alle regioni a prezzo di affezione centinaia di migliaia di tamponi e queste si sono scatenate a sottoporre infiniti persone all'esame, col risultato di un aumento del numero dei contagiati, la gran parte asintomatica.
Si minacciano così chiusure generalizzate con la certezza che l'economia non potrà reggere a lungo.
In attesa di un nuovo Masaniello invito la gente a ragionare, citando l'esempio della Campania, dove la settimana scorso vi è stato un solo morto per Covid.
Il futuro è nebuloso, ma non dobbiamo spaventarci oltre misura, chiudendosi in casa in preda a tristezza e malinconia.


Achille della Ragione

giovedì 8 ottobre 2020

La mostra su Luca Giordano apre nel silenzio dei mass media

 



Mentre i quotidiani sono costantemente impegnati a spaventare il pubblico con notizie sulla pandemia, a Capodimonte oggi si è inaugurata una mostra su Luca Giordano, che potrebbe costituire un'attrattiva per il turismo, che porterebbe denaro ad un'economia allo stremo.
I mass media hanno vergognosamente ignorato l'evento, ma possono parzialmente rimediare pubblicando con risalto questa mia lettera.
Correte tutti a visitare questa importante esposizione di uno dei giganti mondiali della pittura e soprattutto spargete la notizia ai quattro venti tra parenti, amici, collaterali ed affini.


Achille della Ragione

venerdì 2 ottobre 2020

Onofrio Loth pittore di pesci e fiori


 

In prima di copertina: Onofrio Loth
- Natura morta con ghirlanda di fiori e scena bacchica -
Reggio Emilia - collezione Rava




Prefazione


Nel  2010  nel  concludere  il  mio  breve  saggio  sulla  produzione  di  Onofrio Loth, affermavo: “L’auspicio è che quanto prima il reperimento di altre opere o documenti possa meglio focalizzare la personalità di questo artista che lavora, non solo nel Seicento, ma anche  nei  primi  quindici  anni  del Settecento,  fino  alla  sua  morte  improvvisa  nel  1717  (e  non  1715,  come erroneamente segnalato in molti testi)”
Finalmente la segnalazione da parte del proprietario di due splendi di dipinti firmati, raffiguranti  due  nature  morte con  ghirlanda  di  fiori  e  scena bacchica,  conservati  in  una  collezione  privata  di  Reggio  Emilia,  unita  ad alcune   interessanti   nature   morte   comparse   di   recente   sul   mercato antiquariale internazionale hanno permesso di meglio inquadrare un pittore molto  abile  ed  ancora  poco  noto  alla  critica,  per  cui  ho  deciso  di  redigere una breve monografia sull’artista    ,  arricchita  da  un  capitolo  con  splendide foto a colori.
Il Loth prediligeva un cromatismo delicato ed una precisione accurata nella rappresentazione della realtà.
Preferiva trattare tematiche marinare, derivate dalla sua ammirazione per la produzione di Giuseppe Recco o in egual misura, fiori e frutta, con sfondi di paesaggio, che lasciavano libera la fantasia di sbizzarrirsi.
Amava  rappresentare  l’orizzonte  solcato  da  una  pallida  luce  venata  da rapide  pennellate  di  color  rosso  arancio,  che  evidenziavano  nella  sua produzione  matura  un  graduale  allontanamento  dalle  forme  più  arcaiche della  tradizione  pittorica  seicentesca  ed  un  ingresso  trionfale  nel  nuovo secolo.
Un pittore che merita di essere conosciuto da studiosi ed appassionati e le cui quotazioni tenderanno a salire sempre più.


Achille della Ragione


Napoli ottobre 2020

 

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In ultima di copertina:  Onofrio Loth
- Natura morta con ghirlanda di fiori e scena bacchica -
Reggio Emilia - collezione Rava

 

INDICE
Prefazione    
La natura morta del seicento napoletano    
Natura morta napoletana nel settecento     
Biografia dell’artista    
Onofrio Loth specialista di pesci e fiori    
Due splendide nature morte inedite firmate di Onofrio Loth    
Indice delle tavole   


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giovedì 1 ottobre 2020

Due splendide nature morte inedite firmate di Onofrio Loth

Nel 2010 nel concludere il mio breve saggio sulla produzione di Onofrio Loth, che invito il lettore a consultare  digitando il link http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/04/onofrio-loth-specialista-di-pesci-e.html
affermavo: “L’auspicio è che quanto prima il reperimento di altre opere o documenti possa meglio focalizzare la personalità di questo artista che lavora, non solo nel Seicento, ma  anche nei primi quindici anni del Settecento, fino alla sua morte improvvisa nel 1717 (e non 1715, come erroneamente segnalato in molti testi)”.
Finalmente la segnalazione da parte del proprietario di due splendidi dipinti (fig.1–2) firmati, raffiguranti due nature morte con ghirlanda di fiori e scena bacchica, conservati in una collezione privata di Reggio Emilia, unita ad alcune interessanti nature morte comparse di recente sul mercato antiquariale internazionale hanno permesso di meglio inquadrare un pittore molto abile ed ancora poco noto alla critica.
Abbiamo avuto la conferma che il Loth prediligeva un cromatismo delicato ed una precisione accurata nella rappresentazione della realtà.
Preferiva trattare tematiche marinare, derivate dalla sua ammirazione per la produzione di Giuseppe Recco o in egual misura, fiori e frutta, con sfondi di paesaggio, che lasciavano libera la fantasia di sbizzarrirsi.
Amava rappresentare l’orizzonte solcato da una pallida luce venata da rapide pennellate di color rosso arancio, che evidenziavano nella sua produzione matura un graduale allontanamento dalle forme più arcaiche della tradizione pittorica seicentesca ed un ingresso trionfale nel nuovo secolo.
Un pittore che merita di essere conosciuto da studiosi ed appassionati e le cui quotazioni tenderanno a salire sempre più.



lunedì 28 settembre 2020

Con la morte di Juliette Greco si chiude un'epoca.

 


Juliette Gréco nel 2006



Juliette Greco è appena deceduta e nessuno ne parla. Come al solito in ritardo qualche giornale la ricorderà.
Aveva 93 anni, un po' dimenticata verso la fine, mentre fu un farò che illuminò la vita negli anni bui successivi alla seconda guerra mondiale. In quel tempo contribuì alla rinascita del desiderio di libertà e della gioia di vivere.
Amata e sostenuta da Jean Paul Sartre,  che scrisse il testo di alcune sue canzoni, divenne la musa ispiratrice dell'Esistenzialismo. La sua voce oscura e profonda dalle "boits de nuit" di Saint Germain des Près cantava la beat generation negli anni '60, infervorando gli animi di tanta gioventù.  Vestiva rigorosamente sempre di nero. Lanciò la moda del maglione a collo alto, che evidenziava il suo incarnato bianco. I suoi occhi neri ingranditi da un intenso trucco con l'eye liner catturavano l'attenzione in sintonia con la sua voce.
Era lo specchio dell'Esistenzialismo, che non fu solo una filosofia, bensì anche l'affermazione della libertà e del cameratismo. Sartre cantava e suonava il piano.
Io ricordo Juliette Greco perché ero a Parigi negli anni dal '57 al '63.
Mio padre lavorava alla Nato, in francese Otan, prima che poi De Gaulle annunciasse il ritiro della Francia dal comando supremo della Nato, trasferita in seguito a Bruxelles.
Abitavo all'Ecole Militaire, dove c'è la tomba di Napoleone. Non avevamo la televisione, ma alla radio ascoltavo spesso incantata le sue canzoni.
Juliette Greco ha segnato un'epoca e ce ne ha lasciato un ricordo indelebile.
Avrebbe meritato l'attenzione dei quotidiani impegnati viceversa a torturare il lettore con superflui e tendenziosi richiami al coronavirus e interminabili discussioni sui risultati elettorali.
 

Elvira Brunetti  




Juliétte Gréco nel 1963


giovedì 24 settembre 2020

Il mistero del tempo tra scienza, filosofia e letteratura.

 

tav.1  - L' equazione del tempo.Foro Carolino in piazza Dante, Napoli


Il tempo è una strana cosa, affermazione calzante, ma imprecisa perché il tempo non è una cosa bensì solo ciò che accade. Quanti scienziati, filosofi, studiosi si sono accaniti nell'analisi di quelle cinque lettere che ne formano la parola!
Il tempo è elastico vola nei momenti di gioia ed è lento nel dolore (fig.1).
Il tempo è il nostro compagno quotidiano e lo invochiamo numerose volte al giorno. Esiste un tempo per tutti e un tempo per ciascuno di noi. C'è il tempo dei giovani, quello dei vecchi. Aristotele (fig.2) pare che sia stato il primo a porsi il problema. Il tempo risponde al nostro quando, quindi è una misura del cambiamento umano. 

 


tav.2 - Aristotele


tav.3 - Newton

Diversamente da lui Newton (fig.3) si pone la domanda: "Esiste il tempo al di fuori della nostra visione limitata ?"
Così come per lo spazio, che risponde al dove? Newton aveva intuito che al di là di ciò che appare all'uomo c'è dell'altro.
Infine arriva il più grande di tutti Einstein (fig.4) che con la Relatività concilia le due teorie. É lunga la descrizione dell'intero iter scientifico che, partendo dal sano dubbio, attraversa quel genere di pensiero attivo e produttivo, per arrivare infine ad una visione più soddisfacente per gli studiosi: lo spaziotempo, la quarta dimensione, che in un modo per noi incomprensibile le relaziona tutte.
Il tempo non è altro che una curvatura dello spazio.

 


tav. 4 - Albert Einstein

  


tav. 5 - Copertina

Carlo Rovelli nel suo libro: "L'ordine del tempo" (fig.5) dice che la struttura temporale del mondo è più complessa del nostro passato, presente e futuro. Dobbiamo immaginarlo come una sovrapposizione di tele, di strati, non fissi, non uniformi, non assoluti; uno di questi, per esempio, è il campo gravitazionale che si flette di continuo.
Il mondo è una rete di eventi che si influenzano l'un l'altro."L'indeterminazione quantistica descrive un mondo discontinuo con una struttura granulare della materia come i puntini di un quadro di Seurat" dice Rovelli.
Noi non vediamo né nel più piccolo, né possiamo vedere il più lontano. Nella nostra visione del mondo esiste una sfocatura. Boltzmann è colui che ha visto dove l'occhio umano non arriva.
Mi sia concesso un piccolo inciso che ha a che fare con due o tre argomenti di cui parla l'autore nel suo libro, interessante, tra l'altro, per il riferimento al Mahabharata, che in piccola parte lessi tempo fa prima del mio viaggio in India.
I libri ci chiamano; guardiamo la copertina, leggiamo il titolo e subito avvertiamo una risonanza, c'è dentro qualcosa di noi, un riconoscimento e un desiderio di approfondimento.
Boltzmann muore a Duino, impiccandosi, mentre la moglie e la figlia nuotano tranquille nell'Adriatico. Solo qualche anno dopo Rilke nello stesso luogo compone le famose Elegie duinesi, di cui la prima inizia citando l'eterna corrente che tutto trascina. L'anno scorso di questi tempi io ero lì in vacanza con i miei amici francesi e visitai quel Castello arroccato su un precipizio di fronte al mare immenso di Trieste (fig.6). In quel giardino con aiuole dai fiori coloratissimi si svolse la lettura di un paio di quelle "melodie", la cui musa ispiratrice fu una certa principessa della celebre famiglia di antico lignaggio dei Tour e Taxis, che ospitò il poeta (fig.7).
 


tav. 6 - Castello Duino

 

tav. 7 - Sentiero di Rilke

Un altro richiamo al mio passato, anche questo ricordo avviene nel tempo, è stata l'entropia. Ancora mi vedo nella Certosa di Capri allora sede del liceo classico, mentre con tenacia ed entusiasmo cercavo di spiegare ai miei alunni del terzo anno quel concetto di disordine molecolare continuo, irreversibile, eppure necessario alla vita.
E poi nel libro c'è quel clima di incertezza onnipresente. Ci rivolgiamo alla scienza per avere certezze e scopriamo che " noi possiamo capire il mondo solo nel suo divenire, non nel suo essere".
Un altro mistero della vita è la nostra mente. Come funziona il nostro cervello?
In quella zona dell'Ippocampo sede della memoria, si depositano quelle che nel tempo diventano semplici tracce del nostro passato, perché le sinapsi tra i neuroni si formano di continuo e si cancellano in modo tale che le immagini obnubilate dalla polvere del tempo, come vecchi libri in un archivio, restituiscono piccole parti che senza senso ricompaiono a volte nel sogno (fig.8).
Nella prima decade del Novecento dalla sua cattedra al Collège de France Bergson infiammava il cuore e la mente dei suoi discepoli, tra cui Marcel Proust, dissertando sulla nuova idea del tempo.
Non esiste solo il tempo matematico, fisico, intendeva quello quantitativo, che conta i numeri, ce n'è uno qualitativo che concerne la durata. Esso alberga proprio nella zona sopra menzionata. Qui si forma il flusso di coscienza che affonda le sue radici nei territori più oscuri dell'inconscio, una struttura molto complicata, zona tabù dell'essere umano, sondata per la prima volta da Freud.
 

 


tav.8 -  Dalì, il tempo


tav.9 - Marcel Proust

Cosa fa Proust (fig.9), quando intuisce di essere pronto per iniziare la sua impresa letteraria, costituita da innumerevoli parole in ben sette volumi:"A la recherche du temps perdu"? Decide di ricoprire di sughero le pareti del suo pensatoio per immergersi completamente nel passato, cioè in quella piccola parte del suo cervello che darà vita alle centinaia di migliaia di rappresentazioni sensoriali di tutta l'opera. Tutto parte dal profumo di Combray e dal sapore della Madeleine, sensazioni talmente forti da generare il flusso di coscienza, che scorre lentamente, come il dipanarsi di una matassa.
Per Proust ci sono due tempi.Il tempo perduto è quello che se ne è andato, non c'è più e non tornerà più, ma per Marcel il tempo perduto è anche quello che, visto da lontano, è stato sprecato, buttato al vento. Il tempo ritrovato invece è quello del Narratore, che alla fine si rende conto di essere "artista" e dà inizio alla stesura dell'interminabile romanzo. Una fatica durata un periodo lungo, dieci anni, tutti concentrati sul suo obiettivo. Qui egli condensa il suo pensiero, la cui citazione è notevole: "La vita finalmente riscoperta e illuminata, la sola vita, dunque, pienamente vissuta, è la letteratura. Vita che, in un certo senso, abita in ogni istante in tutti gli uomini non meno che nell'artista. Ma essi non la vedono, perchè non cercano d'illuminarla".
Per concludere con la pittura, volgiamo uno sguardo all'ultima opera di Gauguin, che non è un semplice quadro, perché racchiude una riflessione filosofica, realizzata prima di morire nella Polinesia francese: "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (fig.10).
Con la speranza che possa vivere fuori dal tempo! 

Elvira Brunetti

 


tav.10 - Paul Gauguin

giovedì 10 settembre 2020

Ripresa delle visite guidate: calendario

 

Visita chiostro e chiesa Donnalbina 8 febbraio 2020


Amici ed amici degli amici esultate, dopo un semestre di interruzione, causa pandemia, riprendono le mie memorabili visite guidate, che avranno cadenza quindicinale e cominceranno sabato 19 settembre con la visita alla mostra di Gemito, che si terrà al museo di Capodimonte. Appuntamento alla biglietteria alle ore 10:45, spiegazione all’esterno con l’aiuto del mio libro, che contiene a colori le foto delle opere in esposizione (portate 10 euro per l’acquisto) e poi ingressi scaglionati muniti di mascherine. Consultate il link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2020/03/mostra-di-gemito-al-museo-di-capodimonte.html
Venerdì 25 settembre un evento epocale: la presentazione del mio ultimo libro: Il quartiere Avvocata tra storia ed arte, che si terrà alle ore 17:30 nell’aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero. (anche lì mascherine).
Sabato 3 ottobre visiteremo (gratuitamente) la mostra di disegni dell’ex sindaco Maurizio Valenzi, che si tiene nel chiostro della chiesa di San Domenico Maggiore, poscia visiteremo la chiesa ed il monastero. Appuntamento ore 10:45 nella piazza sotto la guglia. Consultate il link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2014/12/maurizio-valenzi-sindaco-rosso-ed.html
Sabato 17 ottobre nuova visita gratuita: un affascinante percorso nel ventre di Napoli, con appuntamento alle 10:45 in piazza Mazzini. L’evento è descritto nel primo capitolo del mio ultimo libro e si può consultare sul link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2020/07/un-affascinante-percorso-nel-ventre-di.html
Diffondente la notizia delle visite ai 4 venti informando amici, parenti, collaterali ed affini e ricordate per rimanere sempre informati di consultare il mio blog
www.dellaragione.eu

mercoledì 9 settembre 2020

Il quartiere Avvocata tra storia ed arte

In 1^ di copertina
Piazza Dante




Prefazione
Il quartiere Avvocata mi è particolarmente caro, perché vi sono nato e vi ho abitato per quasi 20 anni, prima che, divenuto ricco, mi trasferissi a Posillipo.
Esso è poco noto nei suoi confini agli stessi napoletani, ingloba il rione Materdei, una parte del corso Vittorio Emanuele ed una serie di scale e viottoli che, da Montesanto arrivano alle pendici del Vomero.
Conta importanti palazzi storici, un numero enorme di chiese, circa 70 ed un patrimonio di tradizioni popolari dalla mitica Mazzarella di San Giuseppe al rito del bacio al pesce di San Raffaele.
Mancava una pubblicazione esaustiva sul quartiere ed ho cercato, per i miei numerosi lettori, di colmare questa lacuna con l'aiuto fondamentale dell'amico fraterno Dante Caporali, che mi ha fornito immagini e consigli.
Auguro a tutti una proficua lettura.
Achille della Ragione


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Indice

  • Un affascinante percorso nel ventre di Napoli
  • Piazza Dante l'ombelico di Napoli
  • Le chiese di piazza Dante
  • Corbellerie e boiate a volontà
  • Via Pessina una strada due quartieri
  • Finalmente riapre la chiesa di San Potito
  • Le chiese sulla collina della Costigliola
  • Ieri “A Nfrascata” oggi via Salvator Rosa
  • Il Cavone, alias via Francesco Saverio Correra
  • Materdei tra tradizioni e modernità
  • Le chiese di Materdei 

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Napoli Il Quartiere Avvocata by kurosp on Scribd


martedì 8 settembre 2020

Umberto Giacometti chi era costui?



L'uscita di una sua breve biografia sulla Gazzetta antiquaria mi ha spinto a scrivere anch'io qualcosa  su Umberto Giacometti, un personaggio poco noto al grande pubblico, ma un vero mito nell'ambiente degli specialisti di storia dell'arte.
Ho avuto il piacere di conoscerlo negli anni Novanta, quando frequentava la Galleria Porcini, la più importante di Napoli, sita in piazza dei Martiri. Era alle prime armi, ma dopo lo studio attento dei dieci tomi del mio celebre libro: Il secolo d'oro della pittura napoletana, fu preso da un sacro fuoco, che lo ha condotto a diventare, da quando si è trasferito a Roma, fondando una sua galleria, il più importante antiquario italiano, mettendo a segno dei colpi formidabili, quando anni fa ha venduto allo Stato un famoso quadro di Micco Spadaro, il quale lo ha destinato al museo di San Martino, dove è rigorosamente negato alla fruizione, oppure quando di recente ha venduto ad un magnate della finanza un quadro del Lanfranco per più di un milione di euro.
La sua caratteristica più nobile è il suo occhio clinico, che gli permette immediatamente di assegnare un dipinto al suo vero autore.
I due più grandi specialisti del Seicento napoletano non sono, come molti credono Nicola Spinosa e Riccardo Lattuada, bensì lui, che divide lo scettro con Mauro Calbi, un mio caro amico, che condivide con me alcune parentele: sotto il profilo sanitario è anche lui un medico, il più efficiente pediatra di Napoli e dintorni ed inoltre possiede un'importante collezione di dipinti, che gareggia con la mia per importanza.
Concludo riportando alcuni passi dall'articolo comparso sulla Gazzetta antiquaria: Ogni volta che lo incontro, penso che con quella faccia sorridente e la sua esuberanza Umberto sarebbe riuscito bene come attore. In effetti, nasce in una famiglia di artisti e ha anche provato a campare dipingendo; e se quella passione non si è trasformata nel mestiere di una vita, ne ha cavato però molti insegnamenti sulla pittura sconosciuti a quelli che non hanno mai tenuto in mano un pennello. Crescendo all'ombra del Vesuvio non poteva non innamorarsi della scuola di pittura barocca napoletana di cui tra le sue mani sono passate molte opere,come quel celebre Luca Giordano che sfondò il mercato. Però, la scoperta che più lo ha emozionato rimane quel Ritorno del figliol prodigo del parmigiano Giovanni Lanfranco (che, certo, lavora anche a Napoli), capolavoro della collezione del Marchese Vincenzo Giustiniani, scovato in un’asta parigina. Intanto, sperando di replicare l’alchimia di quel colpo, recupera opere perdute, come il Cavallino visto al Tefaf. Ricordandoci che, senza la speranza, nessun uomo avrebbe creato opere d'arte.

Achille della Ragione

venerdì 4 settembre 2020

Uno sguardo alle nuove correnti di pensiero del Novecento

 

fig.1 - Claude Levi Strauss


Strutturalismo, Semiologia sembrano parole oscure, incomprensibili, difficili, eppure intriganti.
Tempo fa m'interessai a Claude Levi Strauss (Fig.1) perché il famoso antropologo francese intraprese lunghi viaggi di studio e di osservazione dei costumi e dei miti delle popolazioni amazzoniche (Fig.2). Alla fine di un'attenta analisi affermò che i miti hanno una loro struttura che non è diversa da quella dei miti greci. Fu allora che sorridendo mi dissi: "I miti si pensano tra loro". La forza seduttiva di questo nuovo metodo d'indagine quasi scientifico mi colpì. Non è il singolo elemento ma le relazioni tra le parti di un sistema che ci permettono una conoscenza migliore. 

 

fig. 2 - Copertina libro

 

fig.3 - Michel Foucault con Jean Paul Sartre

Poi venne l'attrazione per Michel Foucault (Fig.3), omosessuale deceduto per l'Aids, grande figura di intellettuale ed eminente filosofo. Ha indagato e studiato le origini del Sapere e del Potere, spingendo sulla scia di Nietzsche a riconoscere la fine dell'Umanesimo; l'uomo non è più soggetto, né oggetto di studio (Fig.4). E' l'analisi delle forze che agiscono sul singolo individuo a determinarne la vita futura, vedi le strutture di controllo della società fino ai sistemi di coercizione dei manicomi, delle carceri. Una delle ultime lezioni di Foucault dalla cattedra del College de France prima di morire riguardò ancora Socrate e il sollecito dell'invito di quest'ultimo al Sapere di noi stessi. Socrate disse:"Conosci te stesso". Nietzsche scrisse: "Diventa quello che sei".Foucault reitera con veemenza: "La cura di sè".
Avanzando poi nella ricerca degli attori importanti del Novecento, solidali con questa nuova "filosofia"  m'imbattei su Jacques Lacan (Fig.5). Pietra miliare della psicanalisi freudiana. Studioso della mente umana, mutuando dallo svizzero Fernand de Saussure, la teoria che la lingua é l'insieme di un significante e un significato, affermò che l'inconscio pure è un linguaggio strutturale. La parola è il solo strumento che con la sua rete di significanti può restituire alla coscienza  la mancanza di quello che la nostra mente per proteggerci illo tempore ha severamente censurato.
Negli anni cinquanta e sessanta questa nuova corrente di pensiero, che produceva una reinterpretazione delle vecchie discipline imperversava in Francia, dove fece diversi accoliti, mentre in Italia arrivavano solo i riflessi. 

 

fig.4 - Copertina libro


fig.5 - Jacques Lacan


fig.6 - Umberto Eco

Ma qui da noi, grazie ad un solo nome Umberto Eco (Fig.6), venuto a mancare solo da poco, la Semiologia, come disciplina a sè stante, ha avuto la sua nomea.
Ricordo, quando Umberto Eco venne a Napoli con il gruppo dei Bibliofili per una conferenza. Fu accolto da Mauro Giancaspro, allora direttore della Biblioteca Nazionale con grandi onori nell'aula magna, presenti mille persone. Incominciò a parlare veloce e con quel suo accento tipicamente piemontese, non capii granché del suo intervento. Ma una cosa ripeteva spesso: " Tutto é segno".
Allora non ero particolarmente  interessata al fenomeno, come sarà successivamente.
Per tornare a Umberto Eco nel suo capolavoro "Il Nome della Rosa ", si notano accanto agli indizi del romanzo thriller tutta una serie di rinvii continui  cioè di segni. Interessante la postilla finale con riferimento al titolo del libro, dal significato non proprio intelligibile, in italiano dal latino suona così :"La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo solo nudi nomi".
E' stato un grande intellettuale, uno straordinario uomo di pensiero italiano, contraltare ostico di quelli francesi suoi contemporanei e ce n'erano all'epoca!
Basti pensare a Roland Barthes (Fig.7), vera star della cultura europea, critico attento della società di oggi, dei mezzi di comunicazione, ridicolizzò i miti borghesi. Il semiologo d'oltralpe era alla ricerca continua e affannosa dell'errore nel linguaggio e come Eco quindi ne denunciava la crisi. Di Eco si ricordi il duro attacco alla mediocrità della televisione con la sua "Fenomenologia di Mike Bongiorno" (Fig. 8).
Forse tuttavia dovrei fare un distinguo fra gli esponenti strutturalisti francesi da me menzionati. Io credo che la fama di Claude Levi Strauss sia stata un poco trascurata rispetto al riverbero di Jacques Lacan e Roland Barthes. L'importanza e la moda della psicoanalisi negli ultimi decenni del Novecento, specialmente negli States, dove tutti avevano e forse hanno ancora un "coach", così come il protagonismo a livello mediatico del Deus ex machina della attualissima semiologia del secondo, hanno fatto sì che entrambi fossero favoriti dalla notorietà. Mentre l'antropologia come scienza non ha mai goduto della stessa fortuna divulgativa. Eppure il lavoro intenso di Claude Levi Strauss, sottolineo, quasi certosino sui numerosi appunti di viaggio catalogati per poi giungere alle notevoli conclusioni attribuibili solo alla differenza tra Natura e Civiltà ("Il crudo e Il cotto"), poiché in fin dei conti la struttura umana è sempre una sola. Le credenze dell'indigeno brasiliano di oggi sono le stesse di altre civiltà. Si tratta solo di decifrarne il linguaggio.
Lacan ha approfondito l'opera mastodontica di Freud semplificando il lavoro successivo di tutta la clinica psicoanalitica. E non è poco. Oggi molti psicoanalisti sono lacaniani.

 

fig.7 - Roland Barthes e Umberto Eco
 

fig.8 - Mike Bongiorno

fig.9 - Italo Calvino a fumetti


L'ultimo sguardo è alla letteratura.
Tra gli scrittori italiani che sono stati influenzati dal "segno", vorrei ricordare Italo Calvino (Fig.9), una vita avventurosa. Nasce all'Avana e la mamma lo chiama Italo in memoria della sua origine; sposa un'argentina. Trascorre più di dieci anni a Parigi negli anni Settanta e viene in contatto con gli intellettuali dell'epoca. Scrive la sua opera emblematica: "Le città invisibili", tradotta in una trentina di lingue, l'ultima nel 2010 in bengalese. E' il racconto di un dialogo tra Marco Polo e l'imperatore dei Tartari Kublai Kan. Il veneziano narra di aver visitato tutte le città del suo vasto impero. Esse sono 55 dai nomi tutti femminili, descritte in modo fiabesco con grande dovizia di particolari. Sono città fantasiose, città del passato ricordate e città del futuro immaginate. Un poco labirinto, un poco piacere edonistico dei sensi. Un viaggio affascinante attraverso l'incertezza. Il libro è strutturato come un gioco di parole tra il lettore e l'autore.
Dopo un simile excursus vorrei motivare la ragione di questo mio articolo.
E' vero che a livello di lettura mi sono spesso interessata degli autori menzionati. Ma l'input è stata la mia visita guidata alla mostra su Joan Mirò (Fig.10), avvenuta ultimamente a Napoli. Il titolo era "Mirò il linguaggio dei segni". In tanti anni di amore per la sua arte, dato il legame con i Surrealisti, miei compagni di pensiero intriganti, non avevo mai fatto tale associazione mentale. Scattò la molla dell'interesse per la linguistica e verificai che il segno sviluppa immagini successive del tutto personali. Noi non sappiamo cosa significassero quei segni per Mirò, ma il pittore catalano ha voluto comunicare con noi attraverso le sue opere. Quindi quei significanti per ognuno di noi avranno il loro significato. Questa è la svolta dell'arte moderna: il coinvolgimento personale. È L'osservatore che  crea l'arte. L'artista sollecita solo. L'arte è vita, ma soprattutto libertà, perciò affascina. Sulle pareti delle antiche grotte rupestri nasce il segno, come origine del processo di comunicazione fino ad oggi.

 
Elvira Brunetti
elvirabrunetti@yahoo.it
 

fig.10 - Il linguaggio dei segni