sabato 25 gennaio 2020

Prossime visite guidate di febbraio 2020



Citta della Scienza  - 20 aprile 2008

Carissimi amici ed amici degli amici rattristatevi, negli ultimi mesi la frequentazione delle mie interessanti visite guidate ha manifestato un costante calo di presenze dovuto a svariati motivi: l’innalzamento dell’età media dei partecipanti con relativo aumento degli acciacchi, la forzata ripetizione di alcuni appuntamenti (purtroppo a Napoli  un tempo vi era un record di case chiuse, ora a chiudere sono le chiese) ed infine un costante dilagare dell’ignoranza che colpisce ogni fascia di età.
Poiché la preparazione di ogni visita mi sottrae tempo (prezioso) e forze (in diminuzione) ho deciso da febbraio una cadenza quindicinale dei nostri incontri.
Cominceremo sabato 8 febbraio con la visita di tre importanti chiese: Donnalbina (appuntamento all’ingresso ore 10:45), S. Maria dell’Aiuto e San Giovanni Maggiore. Vi sarà un’offerta obbligatoria di 5 euro. 
Successivo appuntamento al museo diocesano, sabato 22 febbraio ore 10:45, dove visiteremo la mostra su Poussin e poscia ci dedicheremo alla collezione permanente del 1° piano, ricca di oltre 100 dipinti. Per il nostro gruppo sarà praticato un prezzo speciale di 4 euro.

Diffondete la notizia  ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere le visite successive andando sul mio blog

www.dellaragione.eu

http://achillecontedilavian.blogspot.com/

venerdì 24 gennaio 2020

La collezione Guglielmo Pepe e tanti altri capolavori

In 1^ di copertina
Scuola veneta dell’Ottocento, Venere e Cupido
Acerra, collezione Guglielmo Pepe


In questo volume voglio far conoscere a studiosi ed appassionati una collezione napoletana, ricca di 30 quadri, spesso conservati in cornici sfarzose e quasi sempre coeve all’esecuzione del dipinto.
Sono opere di varie scuole, che coprono alcuni secoli e per una corretta attribuzione mi sono servito dell’aiuto di noti studiosi, che voglio pubblicamente ringraziare: il professor Pietro Di Loreto, l’antiquario Michele Gargiulo, l’archivista Vincenzo Rizzo ed il mio amico Vittorio, del quale è inutile citare il cognome perché è a tutti noto. 
Per rendere il libro più corposo ed appetibile ho poi aggiunto una serie di articoli da me pubblicati negli ultimi mesi su riviste cartacee e telematiche. 
Non mi resta che augurare a tutti buona lettura ed appuntamento alla mia prossima, quanto imminente, fatica letteraria.

Achille della Ragione

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INDICE

La collezione Guglielmo Pepe e tanti altri capolavori
Un’asta memorabile alla Dorotheum di Vienna
Tre interessanti inediti del Settecento napoletano...
Un nuovo pittore del Seicento napoletano
Posillipo il paradiso terrestre
Un capolavoro di Onofrio Palumbo
Un’opera d’arte su cui meditare
Un gioiello poco noto: il Castello di Limatola
Un Maestro che esce dall'anonimato
Due interessanti dipinti del Seicento napoletano
Un interessante libro sulla pittura del Seicento napoletano
Una superba mostra di Lampronti alla Reggia di Caserta
Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano
In ricordo di Mario Alberto Pavone


In 4^ di copertina
Francesco Solimena (bottega), Assunzione al cielo di Maria
Acerra, collezione Guglielmo Pepe


Le foto della collezione Pepe sono state eseguite dallo studio Punto focale di Acerra

giovedì 23 gennaio 2020

Attenti alle religioni






Le religioni nascono tutte, nessuna esclusa, dalla fertile fantasia dell’uomo, per esorcizzare la sua paura nei confronti della morte, creando ipotetici quanto improbabili paradisi, ove trascorrere in pace e letizia un tempo infinito in confronto al breve percorso terreno.
Esse impongono delle regole di comportamento di alto valore morale, estremamente utili alla formazione della vita comunitaria prima ed alla nascita dello Stato in epoca successiva.
“Onora il padre e la madre” è il fondamento su cui si basa la famiglia, “Non uccidere” se rispettato avrebbe evitato le guerre, “Non rubare” se osservato avrebbe precluso la nascita dei partiti politici. E potremmo continuare a lungo.
Le religioni orientali ci hanno insegnato il rispetto per gli animali e per le piante che ci circondano. L’Islam ha predicato e predica una posizione subalterna della donna, che l’Occidente da tempo ha dimenticato.
A fronte di questi vantaggi la competizione tra le religioni è stata sempre spietata. Possiamo ricordare le Crociate, ma tra gli stessi Cristiani la guerra dei 30 anni ed oggi, in area islamica, la spietata competizione tra Sciti e Sunniti, che mette in serio pericolo la pace mondiale.
Le religioni sono dure a morire e nonostante il processo di secolarizzazione da tempo in atto in Occidente continueranno a lungo ad ingannare e ad illudere l’uomo, schiavo delle sue paure.
E voglio concludere chiedendo scusa alle donne ed al Pontefice per quanto ho dichiarato.

Achille della Ragione

mercoledì 22 gennaio 2020

Quei fantasmi a Piazza Mercato

Il Mattino, pag. 38 - 22 gennaio 2020


Piazza Mercato ha rappresentato per secoli il cuore pulsante di Napoli, dove si svolgevano freneticamente le attività commerciali e  la vita civile e religiosa della città. Nel 1647 vi scoppiò la rivolta di Masaniello, l’anno successivo vi è la resa di Napoli a Don Giovanni d'Austria. Prima di raggiungere piazza Mercato si osservano ad ogni angolo torme di scugnizzi che giocano a pallone, utilizzando come porte degli scalcinati cassonetti della spazzatura, le mura afflitte sono costellate di graffiti sconclusionati, opera di quel moderno flagello ubiquitario costituito dai writers, alternati a manifesti cadenti, alcuni vecchi di anni. Le lancette dell’orologio, uno dei pochi funzionanti in città, ci ammoniscono dello scorrere inesorabile del tempo, ben manifesto nelle minacciose crepe presenti nella maggior parte degli edifici della zona. Nella piazza, a dovuta distanza, si fronteggiano due fontane, eseguite nel Settecento, formate da un obelisco piramidale poggiante su un robusto basamento con quattro leoni e sfingi agli angoli. Le fontane non avevano solo funzione decorativa, bensì fungevano principalmente da abbeveratoio per le bestie da tiro che trasportavano le merci. Oggi queste superbe fontane, come tutti i monumenti della città, versano in un pietoso stato di abbandono, oltre ad essere a secco, appaiono deturpate da sanguinose scritte in vernice rossa, mentre le teste di donna delle sfingi hanno subito la stessa misera sorte di Corradino e di Fra Diavolo:decapitate. La folla di oggi, equamente composta da indigeni ed extra comunitari, ci rammenta il furore dei moti scatenati da Masaniello e quasi rimpiangiamo l’assenza del boia e le centinaia di teste mozzate, non solo di incauti rivoluzionari, ma soprattutto di tanti criminali. Questi flash back che ci compaiono continuamente agli occhi della mente vengono puntualmente e fragorosamente interrotti dalle urla sguaiate dei venditori ambulanti, dagli appiccichi tra vajasse affacciate ai balconi, dagli stereo a pieno volume delle bancarelle, dalla musica neomelodica che straripa dagli appartamenti, ma su tutto domina il rombo dei motori delle infinite auto alla spasmodica ricerca di un parcheggio. Il colmo del degrado è costituito dalla trasformazione della piazza in stabile campo di calcio con l’istallazione di due porte regolamentari in pianta stabile. La sera la piazza diventa terra di nessuno, con bande di teppisti che si impadroniscono dei luoghi sotto i fumi dell’alcol e della droga, mentre i radi lampioni proiettano una sinistra ombra a forma di falce. Sembrano impauriti gli stessi obelischi alla vista di tanti ceffi, nonostante ne hanno visti nella loro lunga storia di volti patibolari.
Di notte poi, andati finalmente a dormire balordi e rompiballe, gli unici a girovagare per la piazza sono i fantasmi degli impiccati, molti dei quali morti con l’illusione di migliorare la città, per cui dannati a vederla andare irrimediabilmente verso il baratro.

Achille Della Ragione



martedì 21 gennaio 2020

In ricordo di Mario Alberto Pavone

fig. 1 - Il professor Pavone con 2 delle sue allieve più belle


Da alcuni mesi è improvvisamente scomparso il professore Mario Alberto Pavone (fig.1), docente ordinario di storia dell’arte moderna nell’Università di Salerno.
Pavone era uno dei più apprezzati studiosi di storia dell’arte italiana, con particolare riguardo al Mezzogiorno. Conseguì la laurea in Lettere Moderne nel 1970 presso l’Università degli Studi di Napoli. Dal 1981 ricoprì il ruolo di ricercatore  presso l’Istituto di Storia dell’Arte, diretto da Ferdinando Bologna, anche lui scomparso all’inizio di aprile. Mario Alberto Pavone, nell’anno accademico 1993/94, vinse il concorso di professore associato di Storia dell’arte moderna. Fu chiamato a insegnare la storia dell’arte presso l’Università di Trieste e successivamente, per trasferimento, nell’ Università di Salerno, dal 1994/1995. Divenuto poi docente ordinario, era titolare nell’Ateneo salernitano dei corsi di Storia dell’arte moderna nel circuito mediterraneo e di Iconografia e Iconologia nel Corso di Laurea Magistrale in Storia e Critica d’Arte.
Intensa è stata la sua attività di ricercatore. A Salerno, dove viveva, dal 1998 al 2002 ha diretto il Corso di Perfezionamento annuale in Storia dell’Arte Moderna presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’università degli Studi e, nell’anno accademico. 2006-2007, il Master di I livello in “Esperto dei processi di conoscenza e inventariazione del patrimonio storico-artistico per la valorizzazione delle aree interne”. Si è sempre interessato dell’arte nel Mezzogiorno e soprattutto ricordiamo i suoi contributi alla storia della pittura a Napoli e nel meridione tra il Seicento e il Settecento, con ricerche su momenti e autori dell’arte in età moderna di grande rilievo, non solo in Italia, ma anche all’estero. Ha partecipato attivamente a numerosi cataloghi d’arte, da lui stesso curati o con schede su opere e artisti e ha curato diverse mostre d’arte di valenza nazionale. Ha scritto importanti studi sui rapporti tra Napoli, Genova e Venezia e le presenze della pittura del barocco napoletano in altre zone d’Italia.
Il professor Pavone, tra il 2015 e il 2017 aveva coordinato il progetto universitario su “Analisi della produzione artistica nel Cilento tra il Sei e il Settecento”, con grande attenzione alla provincia di Salerno e alle zone più “periferiche” di essa, con la ricerca archivistica e documentaria e di opere d’arte sparse nelle chiese o anche di proprietà privata. Dunque, grande attenzione al rapporto tra centro e periferia, considerando come, “a fronte degli arrivi di opere d’arte dal centro partenopeo, si sia sviluppato nei diversi territori un fenomeno di adeguamento all’interno della produzione locale”. Sarebbe lungo enumerare i meriti di Pavone, come docente e come ricercatore. Ma va ricordato che ricopriva la carica di vice presidente del Centro Studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia Meridionale “Giovanni Previtali”, presieduta e fondata dal professore Francesco Abbate, attraverso una costante collaborazione alla pubblicazione dei diversi volumi del Centro, oltre a un’intensa opera di promozione di iniziative culturali in favore della valorizzazione del patrimonio artistico.
La sua scomparsa lascerà un vuoto enorme per la ricerca storico-artistica nell’Italia meridionale. Ai giovani ricercatori toccherà saper raccogliere i frutti della lezione che Mario Alberto Pavone ha lasciato in eredità.
Ricordiamo alcuni dei libri più noti da lui scritti, da uno studio approfondito sui “Pittori napoletani del ‘700” (fig.2), ad una corposa monografia sul pittore solofrano Francesco Guarini  (fig.3), per concludere con un prezioso volume: “Napoli scomparsa nei dipinti dell’Ottocento” (fig.4), che ancora si reperisce a prezzo vile sulle bancarelle di Port’Alba e che consiglio a tutti di acquistare per poter ammirare una parte cospicua della Napoli antica, in primis 50 chiese, prima che cadesse sotto la furia devastante del piccone manovrato dai fautori del famigerato Risanamento.
Dopo il ricordo ufficiale di sapore accademico vorrei ora rimembrare la lunga amicizia e stima reciproca che ci ha legato per circa 30 anni. Ci conoscemmo nel corso di una visita da me guidata al Duomo di Salerno ed egli rimase talmente colpito dall’ardore delle mie spiegazioni e dal livello dei miei ascoltatori, che volle organizzare il mese successivo una visita alla Pinacoteca provinciale, che costituiva il suo regno incontrastato. In seguito per anni nel programma delle mie visite erano obbligatorie un paio di puntate alle chiese di Salerno e dintorni.
Nel 1997 nel corso della stesura del catalogo della mia collezione fu prodigo di pareri e l’anno successivo, quando ebbi l’incarico di redigere il catalogo della collezione Pellegrini di Cosenza, fece parte di una equipe di studiosi(lautamente pagata dal proprietario della raccolta), assieme a Spinosa, Pacelli e Leone de Castris, che mi aiutò nelle attribuzioni più complesse.
Per chi volesse consultare le due prestigiose collezioni basta digitare i link:
http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo48/articolo.htm
http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo59/articolo.htm 
Dal 1998 al 2001, in occasione dell’uscita dei 10 tomi della mia opera: Il secolo d’oro della pittura napoletana, mi invitava periodicamente nell’università dove insegnava (fig.5) per tenere delle lezioni nell’aula magna a centinaia di studenti, ai quali regalavo poi una copia del mio libro.
Nel 2012, mentre mi trovavo, a sua insaputa, gradito ospite dello Stato, contattò mio figlio per rendermi noto che aveva convinto il Rettore a conferirmi una laurea ad honorem in Storia dell’arte, privilegio che dovetti a malincuore rifiutare, adducendo motivi di salute, per non mettere in difficoltà il Senato accademico presentandomi con la scorta.
L’ultimo incontro lo abbiamo avuto nel 2017, quando in occasione dell’uscita del mio libro “Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori” volle trascorrere un intero pomeriggio, con successiva cena, nella mia villa per discutere sull’argomento.
Addio Mario Alberto, anzi per meglio dire arrivederci, capiterà presto che ci rivedremo.

Achille della Ragione


fig. 2 - copertina


fig. 3 - copertina


fig. 4 - copertina


fig. 5 - Università di Salerno

sabato 18 gennaio 2020

Le origini del mondo e i nostri pensieri



Il Mattino pag.50 - 18 gennaio 2020




Possiamo essere atei o credenti, ma non possiamo rimanere indifferenti alle diverse ipotesi sull'origine del mondo.
Da un lato un pauroso Big Bang che dà origine ad una materia densa di energia, la quale si espande senza fine, dando luogo agli elementi. Un universo privo di anima e di finalità. poi un giorno, da acque melmose, per pura combinazione molecole di carbonio, sorge il primo essere unicellulare, in grado di riprodursi. E' nata la vita, che nel tempo si differenzierà sempre di più fino alla comparsa dell'uomo, dotato di intelligenza e coscienza, capace di contemplare un universo ostile o quanto meno indifferente al suo destino.
Se viceversa leggiamo i primi capitoli della Genesi, osserviamo uno spettacolo grandioso con in Dio che, con inesausto ardore, organizza il tempo e lo spazio, crea la luce, separa le acque dalle terre, brulicanti di vita, popola i cieli di nuvole foriere di pioggia, fa salire i monti e distendere le valli, genera sorgenti e torrenti impetuosi, suscita venti e inneva le cime. Crea il sole, la luna e gli astri del firmamento, produce erbe, germogli, fiori, alberi colmi di frutta e tutti gli esseri viventi che affollano mari e terre, dai pesci che nuotano, ai serpenti che strisciano, agli uccelli che dominano il cielo, dalle lepri paurose ai leoni coraggiosi ed alla fine plasma l'uomo dalla polvere, come dal suolo fa germogliare alberi ed animali.

venerdì 10 gennaio 2020

Un capolavoro di Onofrio Palumbo

tav. 1 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 - Parma mercato antiquariale

Raramente capita di scoprire casualmente un capolavoro del Seicento napoletano e di identificarne l’autore dopo un attento studio dei particolari. Una simile esperienza ho provato la settimana scorsa a Parma, dove mi ero recato per presiedere un convegno sul delicato problema dell’eutanasia; la mattina ho curiosato tra i negozi di antiquariato in uno dei quali, in vetrina, era esposta, senza indicarne l’autore, una stupenda tela (fig.1) raffigurante un tema caro a molti pittori: Loth e le figlie.
Immediatamente ho percepito un afrore inconfondibile di napoletanità ed ho cominciato a confrontarmi con il quadro. Il primo intuito è stato di trovarmi al cospetto di uno stanzionesco, dalla pennellata pregna di cromatismo, sul tipo di Pacecco De Rosa, poi con un pizzico di audacia, ho pensato alla divina, quanto quotatissima Artemisia Gentileschi, per concludere alla fine, con certezza assoluta, dopo l’esame accurato di alcuni dettagli (fig.2–3–4–5) sul nome di Onofrio Palumbo, a lungo collaboratore della somma pittrice.
Un artista, mescolante elementi battistelliani e stanzioneschi, che viceversa negli ultimi decenni ha ricevuto da parte della critica più di un riconoscimento e che grazie ai contributi del Bologna, del Pacelli, della Pasculli Ferrara e di Stefano Causa è riemerso dal buio come una personalità interessante è Onofrio Palumbo, attivo prevalentemente intorno agli anni Quaranta.
Dopo una prima formazione avvenuta secondo la tradizione presso la bottega di Battistello Caracciolo, il pittore aderì in seguito alle novità introdotte da Artemisia Gentileschi e fu influenzato dalla pittura di Massimo Stanzione, come testimonia la sua opera più importante: il San Gennaro che intercede per la città di Napoli (fig.6), eseguita intorno al 1652 per la chiesa della Trinità dei Pellegrini, nella quale il Palumbo aderisce in pieno all’insegnamento del grande Massimo con convinta ed intima partecipazione sentimentale. Due importanti pale d’altare nella chiesa di Santa Maria della Salute, una Annunciazione ed una Adorazione dei pastori (fig.7–8), fanno oramai parte del suo non ampio catalogo, grazie ad una intuizione del Bologna confermata nel 1990 dal ritrovamento di carte d’archivio che datano le due opere al 1641.
Queste due tele, contrassegnate entrambe dai due angioletti volanti, caratteristica sigla del pittore, erano state in passato attribuite al Finoglia dal D’Orsi ed ad Antiveduto Gramatica dal Longhi: artisti che in ogni caso fanno parte del bagaglio culturale del Palumbo.
I putti svolazzanti avevano indotto viceversa in errore la critica che assegnava al Palumbo un’altra Adorazione dei pastori nella chiesa di San Sepolcro a Potenza, presentata come autografa anche alla mostra sulla Civiltà del Seicento, la quale ad un restauro ha rivelato la firma di Ricca.
Poche altre opere possono assegnarsi al Palumbo con sufficiente sicurezza, sulla guida del riconoscimento di quell’accoglimento dei modi stanzioneschi che costituirà la sua scelta definitiva.
Tra queste una seconda pala d’altare nella chiesa della Trinità dei Pellegrini, confermata dai documenti, rappresentante San Filippo Neri che raccomanda alcuni confratelli (fig.9) ed una Immacolata con San Giorgio e Santi nella chiesa di San Giorgio a Pianura, assegnatagli da Spinosa.
Molto convincente è la proposta del Loire di attribuire al Palumbo una Venere ed Adone del Museo Granet di Aix-en-Provance, in precedenza ritenuta del Vaccaro, per le spiccate similitudini nella disposizione spaziale dei personaggi e per le corpose assonanze tra la Venere e l’angelo dell’Annunciazione, che presentano identici: drappeggio, modellato del viso ed atteggiamento.
Altre proposte, autorevoli, anche se meno lampanti, sono state avanzate dal Bologna che cita in particolare un Sant’Andrea condotto al martirio della Galleria d’arte antica di Roma ed una Cleopatra abbandonata della Nasjonal Galleriet di Oslo, oltre ad altri quadri di santi e sante in collezioni private. Per il momento un catalogo esiguo, quasi a confermare il racconto del De Dominici il quale riferiva che l’artista non potette lavorare a lungo perché impegnato in una lunghissima lite giudiziaria con alcuni parenti, una controversia penosissima che pare abbia provocato all’artista una malattia mentale.
Una storia probabilmente fantasiosa, come ci ha abituato il De Dominici, si associa ad un recente rinvenimento documentario: un contratto di discepolato del 1631 tra il Palumbo ed il Trombatore, un atto notarile che ci fornisce dei nuovi dati biografici precisi sui quali ricostruire lentamente l’attività dei due ancora così sconosciuti pittori. Un piccolo tassello nella gloriosa storia del secolo d’oro della pittura napoletana.

Bibliografia
A. della Ragione - Il secolo d'oro della pittura napoletana- tomo IV, pag. 249 - 250 - Napoli 1998 – 2001
A. della Ragione - Repertorio fotografico a colori del Seicento napoletano, tomo II, pag. 84 - Napoli 2011

Achille della Ragione
tav. 2 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare) - Parma mercato antiquariale

tav. 3 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare) - Parma mercato antiquariale
 
  
tav. 4 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare) - Parma mercato antiquariale
 
 
tav. 4 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare) - Parma mercato antiquariale

 
tav. 6 - Onofrio Palumbo (con Didier Barra)
San Gennaro che intercede presso la Trinitá per la cittá di Napoli
- documentato 1652 - 331 x220 -
Napoli chiesa della Trinitá dei Pellegrini
 
  
 
tav. 7- Onofrio Palumbo - Annunciazione
- documentato 1641 - 254 x200 -
Napoli chiesa di S. Maria della Salute
 


tav. 8 - Onofrio Palumbo - Adorazione dei pastori
- documentato 1641 - 254 x200 -
Napoli chiesa di S. Maria della Salute

tav. 9 - Onofrio Palumbo - San Filippo Neri raccomanda i confratelli alla Trinitá
- documentato 1652 - 400 x230 -
Napoli chiesa della Trinitá dei Pellegrini