lunedì 10 gennaio 2022

Visite guidate gennaio-febbraio 2022

 

S. Maria la Nova




Cari amici ed amici degli amici vi fornisco l’elenco delle visite guidate a Napoli del mese di gennaio e febbraio:

cominceremo sabato 15 gennaio con la chiesa di S. Maria la Nova, con appuntamento all’ingresso alle ore 10:45.  Per giungere preparati vi consiglio di consultare in rete un mio scritto
http://www.infosibari.it/index.php/21-sibari/arte/3854-il-soffitto-cassettonato-piu-bello-d-italia

Proseguiremo con cadenza quindicinale sabato 29 quando visiteremo la chiesa di Monteoliveto, conosciuta anche come S. Anna dei Lombardi, con appuntamento all’ingresso sempre alle 10:45.
Anche in questo caso vi invito a consultare un mio scritto
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/01/l-ipogeo-della-chiesa-di-santanna-dei.html
  

Sabato 12 febbraio visiteremo l'Arciconfraternita dei Pellegrini e la chiesa di S. Maria Materdomini.
L'appuntamento è alle 10:45 davanti allo scalone d'ingresso e vi è un ticket di 8 euro, che debbo personalmente raccogliere dai partecipanti, per cui venite con i soldi contati, altrimenti chi mi da 10 euro non avrà il resto.
Per venire preparati leggete un mio articolo sull'argomento digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2021/03/lospedale-dei-pellegrini-un-connubio.html

 

Giovedì 24 febbraio vi sarà una spettacolare visita al Suor Orsola Benincasa, di cui visiteremo il chiostro, la chiesa, la sala degli angeli, la pinacoteca Pagliara ed il museo dell'opera. L'appuntamento è previsto in via S. Orsola 10 alle ore 10:30 ed alle ore 11:45 (consigliato) ed è gradito prenotarsi (poiché è a numero chiuso) con una telefonata ai numeri 081 7692364 - 329 3233706.
Nel frattempo consultate il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/03/la-pinacoteca-della-collezione-pagliara_16.html

Diffondete la notizia ai 4 venti avvertendo amici, parenti, collaterali ed affini.


Sant Anna dei Lombardi

Arciconfraternita-SS. Trinita dei Pellegrini

Suor Orsola Benincasa


domenica 9 gennaio 2022

Castel Capuano è negato ai visitatori


Corriere della sera, pag.25 - 27 gennaio 2022


Nei giorni scorsi la stampa ha dato risalto alla riapertura al pubblico, dopo decenni di chiusura, di Castel Capuano, con la sfarzosa Cappella della Sommaria, il Salone dei busti e tanti altri gioielli d'arte da poter ammirare. Visite gratuite tutti i giorni dalle 9 alle 18,30 e ciò che mi ha insospettito, ingresso gratuito senza alcuna prenotazione. Prima di inserirlo nel calendario delle visite che organizzo da trenta anni ogni settimana ho pensato di fare un sopralluogo. 35 euro di taxi all'andata e 35 al ritorno, per rimanere deluso quando all'ingresso mi hanno bloccato ed hanno esclamato: "Dove ha letto che è possibile visitarlo?" Inutile rispondere di aver letto la notizia su numerosi quotidiani, mentre in rete decine di siti pubblicizzano l'evento. Ogni commento è inutile: vergogna! 

Achille della Ragione


Castel Capuano. Facciata su via dei Tribunali


Castel Capuano. L'ingresso alla sala dei Busti

 

 

 


Un capolavoro di Leonardo Coccorante

 

Leonardo Coccorante - Paesaggio tra rovine antiche
Collezione Terragno Lecce


Il dipinto (70x151) di Leonardo Coccorante di cui parleremo in questo articolo, raffigurante un Paesaggio tra rovine antiche, appartiene alla collezione Terragno di Lecce ed è uno dei più belli dell'artista. Tra le antiche colonne si intravede un panorama particolarmente caro al pittore: Posillipo, mentre alcuni personaggi sono posti alla base del monumento.
Allievo di Viviano Codazzi e Angelo Maria Costa, Leonardo Coccorante è uno dei migliori paesaggisti del primo Settecento napoletano, sovente coadiuvato nelle parti di figura da Giovanni Marziale, Giuseppe Tomajoli e Giacomo del Po, come testimonia il De Dominici. L'artista è autore di paesaggi e vedute fantastiche, caratterizzate da sfondi marini in burrasca e capricci d'intonazione preromantica. Le prime rivalutazioni della sua personalità si devono agli studi d'Oreste Ferrari (1954) e Sergio Ortolani (1970), dove la figura del Coccorante emerge per qualità esecutiva ed invenzione. Le ricerche affrontate in previsione della mostra sul Settecento napoletano del 1979 e i conseguenti approfondimenti condotti da Nicola Spinosa e Leonardo di Mauro, concedono un'adeguata lettura critica della sua produzione.
Leonardo Coccorante nacque a Napoli nel 1680 da Matteo e Antonia Pianese. Egli ha studiato con Jan Frans van Blomen, Angelo Maria Costa e infine Gabriele Ricciardelli.Nel 1714 si sposò con Giovanna Golino. Dal 1737 al 1739, ha lavorato alle decorazioni il palazzo reale di Napoli per Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie. Morì a Napoli nel 1750.
Egli è conosciuto per i suoi paesaggi di grandi dimensioni altamente dettagliate con rovine architettoniche classiche immaginarie.
Le collezioni pubbliche che detengono dei dipinti di Leonardo Coccorante sono Mykolas Žilinskas Galleria d'Arte (Kaunas, Lituania), il Museo d'Arte di Honolulu, il Louvre, il Museo d'Arte di Lowe (Coral Gables, in Florida.), Musée Départemental de l'Oise (Beauvais, Francia), Museo di Grenoble, Museo Regionale Agostino Pepoli (Trapani, Italia), e la Pinacoteca del Castello Sforzesco (Milano, Italia).
Il dipinto in esame è da riferire alla maturità dell'artista, quando le originarie influenze codazziane e d'Angelo Maria Costa, lasciano spazio a rivisitazioni rosiane rievocate con sensibilità rococò, in analogia con le tele di Gennaro Greco.




Leonardo Coccorante
Paesaggio tra rovine antiche (particolare)
Collezione Terragno Lecce




Andrea Vaccaro tra sacro e profano

 
tav.1 - Andrea Vaccaro -
Donna in preghiera -  92x72 -
Lecce, collezione Terragno



Andrea Vaccaro è uno dei pittori più importanti del Seicento napoletano e la sua produzione gareggia con quella di Luca Giordano in quanto a numero di dipinti; infatti lui oltre a soddisfare una clientela ecclesiastica, che gli richiedeva pale d'altare, era molto richiesto anche da una committenza laica,sia napoletana sia spagnola ,che il Vaccaro, soddisfaceva utilizzando una tavolozza monotona con facili accordi di bruni e di rossicci, con i quali creava  scene bibliche e mitologiche e le sue celebri mezze figure di donne nelle quali persegue un’ideale femminile di sensualità latente.  
Diviene così il pittore della "quotidianità appagante, tranquilla, a volte accattivante, in grado di soddisfare le esigenze di una classe paga della propria condizione, attenta al decoro, poco incline a lasciarsi coinvolgere in stilemi, filosofici letterari, o mode repentine, misurato nel disegno, consolante nell’illustrazione; Andrea ottenne il suo  indice di gradimento in quella fascia della società spagnola più austera e di consolidate opinioni e per converso in quelle napoletane di pari stato ed inclinazione" (De Vito).
Tra i suoi dipinti "laici", alcuni, di elevata qualità, sembrano animati da un’agitazione barocca che raggiunge talune volte un coro da melodramma.  Le sue sante, martiri o non, in sofferenza o in estasi che siano, sono donne vive, senza odore di sacrestia, a volte perfino provocanti nel turgore delle forme e nell’espressione di attesa non solo di sposalizio mistico, «col bel girare degli occhi al cielo» (De Dominici) e con le splendide mani dalle dita affusolate a ricoprire i ridondanti seni. Il Vaccaro fu artista abile nel dipingere donne, sante che fossero, pervase da una vena di sottile erotismo, d’epidermide dorata, dai capelli bruni o biondi, di una carnalità desiderabile sulle cui forme egli indugiò spesso compiaciuto col suo pennello, a stuzzicare e lusingare il gusto dei committenti, più sensibili a piacevolezze di soggetto, che a recepire il messaggio devozionale che ne era alla base. Egli si ripeté spesso su due o tre modelli femminili ben scelti, di lusinghiere nudità, che gli servirono a fornire mezze figure di sante martiri a dovizia tutte piacevoli da guardare, percepite con un’affettuosa partecipazione terrena, velata da una punta di erotismo, con i loro capelli d’oro luccicanti, con le morbide mani carnose e affusolate nelle dita, con le loro vesti blu scollate, tanto da mostrare le grazie di una spalla pallida, ma desiderabile. I volti velati da una sottile malinconia e con un caldo languore nei grandi occhi umidi e bruni, che aggiungono qualcosa di più acuto alla sensazione visiva delle carni plasmate con amore e compiacimento. Le sue sante, tutte espressioni di una terrena beatitudine. L’idea del martirio e della penitenza è sottintesa ad un malizioso compiacimento e venata da una appena percettibile punta di erotismo. Queste eterne bellezze mediterranee dal volto sensuale ed accattivante fanno mostra del loro martirio con indifferenza e con lo sguardo trasognato, incuranti degli affanni terreni e con gli occhi che, pur fissando lo spettatore, sembrano proiettati fuori dal tempo e dallo spazio. Dalle tele promana una dolcezza languida, serena, rassicurante, che ci fa comprendere con quanta calma queste sante, avvolte nelle sete rare delle loro vesti acconciatissime, abbiano affrontato il martirio, sicure della bontà delle loro decisioni, placando e spegnendo ogni sentimento e sensazione negativa quali il dolore, la sofferenza, lo sdegno ed esaltando la calma serafica, la serenità dell’animo, la certezza di una scelta adamantina. La pittura in queste immagini dolcissime e sdolcinate cede il passo alla poesia, che si fa canto soave ed incanta l’osservatore.
Per chi volesse approfondire la vasta produzione del pittore consiglio di digitare in rete "Andrea Vaccaro opera completa" e potrà consultare la mia esaustiva monografia sull'artista ed ammirare centinaia di foto di dipinti. 
 
 
tav.2 - Andrea Vaccaro -
Donna in preghiera -  92x72 - (particolare)
Lecce, collezione Terragno


Dopo questa lunga prefazione vogliamo ora presentare ai nostri lettori due quadri nei quali si esprimono i due aspetti complementari della sua produzione: il sacro ed il profano.
Il primo (tav.1) appartenente alla collezione Terragno di Lecce rappresenta il culmine della beatitudine, che si esprime degnamente con le mani congiunte dalle dita ben tornite (tav.2), un prelievo letterale dallo stile di Guido Reni. Mentre il secondo (tav.3) raffigurante un Maddalena dal seno prorompente, della collezione Pepe di Acerra entra a pieno titolo in quella serie di quadri erotici, che avevano permesso al Vaccaro di fregiarsi meritatamente del titolo di specialista del decoltè, un argomento a cui ho dedicato un capitolo della mia monografia.
Concludo augurando una buona e proficua lettura a tutti e meditate su questi due capolavori.

Achille della Ragione 
 
 
tav.3 - Andrea Vaccaro -
Maddalena dal seno prorompente - 99 x74 -
Acerra, collezione Pepe

 
 
 

sabato 8 gennaio 2022

Cronistoria di una figura di m....escrementizia

 




La storia che racconteremo ha inizio nella primavera del 2021, quando, in previsione delle elezioni amministrative, di cui non si conosce la data, Bassolino mi contatta per avere il mio appoggio nel suo sogno di ritornare sindaco e mi assicura che io sarò il prossimo assessore alla cultura: "Non vi è persona più degna di te per ricoprire questo incarico".
Io accetto la proposta, perché in quel momento egli sembrava il favorito ed attendo che parta la campagna elettorale, sicuro dell'appoggio dei miei infiniti amici e pronto a spendere un patrimonio per invadere la città di manifesti, acquistare pagine di pubblicità sui giornali e martellare i cittadini con auto munite di altoparlanti che ripetono ad alto volume: "Vota Achille, vota Achille, vota Achille".
Da maggio le elezioni vengono spostate in autunno e la segreteria di Bassolino mi comunica che per i primi giorni di settembre bisogna preparare una serie di documenti: dal firmare l'accettazione della candidatura in un ufficio sito in via Roma, al procurarsi il certificato elettorale presso la municipalità di Chiaia e recarsi due volte in tribunale per chiedere prima, allegando 70 euro di marche da bollo, e ritirare dopo alcuni giorni copia del casellario penale. Incombenze che richiedono giorni e giorni di impegno.
Io dichiaro perentoriamente che fino alla fine di agosto sarò ad Ischia e che al ritorno non ho intenzione di dedicare il mio tempo prezioso a tali procedure, per cui se vogliono avere l'altissimo onore di avermi in lista debbono occuparsi loro di procurare la documentazione richiesta, altrimenti rinuncio alla candidatura.
Il comitato organizzativo di Bassolino si assume l'onere di preparare tutta la documentazione necessaria, ma nel frattempo i sondaggi elettorali indicano perentoriamente che al ballottaggio sono favoriti Manfredi e Maresca, ma oramai il dado è tratto: l'importante è essere nominato consigliere comunale. 

 


 


 


Prima di cominciare la campagna elettorale attendo di leggere il mio nome sul giornale tra i candidati e subito dopo faccio stampare 15000 manifestini e 15000 bigliettini propagandistici che pongo sui tergicristalli di infinite auto e nelle cassette postali di centinaia di condomini, oltre naturalmente a distribuirli ad amici, parenti, collaterali ed affini.
In particolare ne fornisco un cospicuo quantitativo ad amici apparentemente fidati, in primis Wanda Imbimbo che invia a sue spese un corriere a ritirarli e per via postale a colleghi con una vasta clientela: Santi Corsaro, Concetta D'Angelo e le sorelle Russo, ma nessuno di loro mi ha neppure telefonato confermandomi di averli ricevuti.
Un evento che mi avrebbe assicurato l'elezione è costituito dalla pubblicazione sui principali quotidiani nazionali di una mia lettera: "Pietà per i bambini" nella quale sottolineavo che a causa della pandemia da oltre un anno erano sospesi i colloqui tra i detenuti ed i familiari con grave danno soprattutto per i fanciulli.
Lo stesso giorno in cui la lettera fu pubblicata da Il Mattino ricevetti a distanza di un'ora 2 telefonate dall'identico contenuto da parte di due delinquenti, uno di Secondigliano, l'altro di Ponticelli,che nel complimentarsi mi assicuravano un migliaio di voti a testa: "Abbiamo saputo che vi presentate alle prossime elezioni, noi in genere i voti li vendiamo, ma nel vostro caso, per voi, che da anni vi battete per i diritti dei detenuti, saranno gratuiti".
Comincio a fare 30-40 telefonate al giorno agli amici e cominciano le prime delusioni, come con Filippa Santoro, vecchia compagna di liceo e dirigente di un'associazione con centinaia di iscritti, la quale dichiara di avere già un suo candidato o con Gaetano Bonelli, proprietario di un museo e di infinite mail, il quale, anche lui afferma di aver già preso impegno con un suo conoscente.
L'unica nota positiva è di aver definitivamente rotto un'antica amicizia con Corrado Tagliafierro, che mi voterebbe solo se io scrivessi un libro su di un suo fantomatico castello, che era  di proprietà della moglie (defunta) e che ora lui crede sia suo.
Ma le vere grandi delusioni vengono dal mondo degli scacchi, dove io sono conosciuto da tutti, avendo ricoperto per oltre dieci anni la carica di presidente della lega campana, sarebbe bastato che la notizia della mia candidatura fosse apparsa sul periodico on line dell'Associazione scacchistica campana, oltre ad inviare una mail alle migliaia di soci e la mia elezione sarebbe stata certa, perché si sarebbero messi in moto tutti gli scacchisti, in cambio avevo promesso, che divenuto assessore alla cultura avrei garantito al circolo la sede gratuita, mentre ora pagano quasi 10000 euro all'anno di fitto per usufruire di locali di proprietà del comune. Viceversa il depositario delle mail e la dirigenza del circolo mi hanno negato stupidamente il loro appoggio.
Un altro depositario di voti poteva essere mio fratello, presidente nazionale dell'associazione dirigenti bancari, che pubblica un mensile e possiede migliaia di mail, ma forse per non essere tacciato di nepotismo, egli si è limitato ad una timida distribuzione di bigliettini a pochissime persone con risultati nulli.
Chi voleva darmi la preferenza, pur desiderando dare il voto ad un candidato sindaco diverso da Bassolino, poteva farlo tranquillamente, usufruendo del voto disgiunto, ma l'intelligenza non è molto diffusa, per cui centinaia di persone hanno sbagliato ed il loro voto è stato annullato.
Nelle ultime 2 settimane, poiché nelle varie liste erano presenti migliaia  di candidati, ad ogni telefonata l'amico o il conoscente dichiarava di aver già promesso il suo voto ad un altra persona, mi sono scocciato, ho interrotto ogni propaganda, ho telefonato ai due delinquenti, liberandoli dall'impegno preso e di vendere sul mercato i voti da loro controllati ed ho atteso l'esito degli scrutini sicuro di una delusione scottante, che puntualmente si è verificata: meno di 100 preferenze, un risultato in netto contrasto con le mie precedenti esperienze elettorali; infatti nel 1985 (quando esisteva la preferenza multipla) presi diecimila voti alle elezioni regionali e nel 2002, risultai il candidato più votato in Campania e non diventai senatore unicamente perché il Partito radicale per un'inezia non raggiunse il quorum.

 Achille della Ragione





 

 

 



sabato 1 gennaio 2022

Il soffitto cassettonato più bello d'Italia

fig.1 - Chiesa di Santa Maria la Nova (Napoli) -
Soffitto cassettonato


Il soffitto cassettonato più bello d'Italia è senza ombra di dubbio quello che domina la chiesa di S. Maria la Nova a Napoli.
Per descriverlo utilizzeremo l'incipit del primo dei dieci tomi de "Il secolo d'oro della pittura napoletana", l'opera immortale (consultabile in rete digitandone il titolo) scritta dal massimo tra i napoletanisti: Achille della Ragione.
"Chi volesse conoscere i massimi esempi della pittura napoletana sul far del Seicento dovrebbe, entrando nella grandiosa chiesa di S. Maria la Nova, alzare gli occhi ed ammirare lo splendido soffitto cassettonato, che da solo costituisce una meravigliosa pinacoteca di quasi cinquanta dipinti, nel quale furono impegnati i più importanti artisti napoletani del periodo, che avevano raggiunto la piena maturità ed avevano già dato prova esauriente della loro capacità nelle altre chiese napoletane, da Francesco Curia a Girolamo Imparato, da Fabrizio Santafede a Belisario Corenzio e Luigi Rodriguez. Questo straordinario soffitto costituisce una esaustiva antologia delle correnti pittoriche che dominavano in città ad inizio secolo, dalla maniera dolce e pastosa del Curia alla cosiddetta riforma toscana importata dal Santafede, in tutte le possibili declinazioni.
Il secolo d’oro della pittura napoletana, che tanto riverbero avrà sull’intera civiltà artistica europea, nasce così sotto il segno di artisti che seguono la maniera più ritardataria e provinciale, con una stanca parlata comune, quasi del tutto priva di voci dominanti, quando, come per incanto, nel primo decennio con un’apparizione improvvisa compare e scompare due volte dalla scena Michelangelo Merisi da Caravaggio. La sua presenza farà da catalizzatore delle energie locali impegnate già con gran fervore nell’ammodernamento di tutta la “Napoli sacra”, costituita da innumerevoli chiese e conventi, che si allargano e si innovano senza sosta alla ricerca di sempre maggiori fasti e onori.
Napoli è città di popolo e di vita, dove la folla stessa è paesaggio e personaggio, tutta presa tra l'immediatezza della emotività e l'astrazione del pensiero, tra l'amore e l'odio, tra la vita e la morte.
Napoli che aveva in passato accolto la contemplazione creatrice di San Tommaso d'Aquino e la grassa carnalità del Boccaccio, trovò nel Seicento l'espressione della sua fama e della sua bellezza, che divennero il suo linguaggio nella pittura.
Morte, rumore, confusione e furore formano il carattere distintivo della pittura napoletana del Seicento; una turbolenza d'animo, una violenza emotiva che lasciano appena il tempo di scegliere i colori dalle tonalità accese ed asciugare i pennelli: pittura d'azione, partecipazione viva e solidarietà con la miseria del popolo, un impegno sociale oltre che artistico.. Quanta differenza nei riguardi della tranquilla pittura toscana ed umbra, che permette di meditare sulle leggi della prospettiva e di esprimere sulle tele la dolcezza delle colline e l'armonia dei paesaggi; che abisso verso i pittori di Venezia attenti e risoluti a cogliere e trasmettere sulla tela i più sottili giochi della luce!
La pittura napoletana, libera da una tradizione figurativa ingombrante, fu pabulum fertile per il luminismo caravaggesco, che esaltava la realtà sensuale e turbata dell'animo umano.
Le regole formali, altrove sacre, qui vennero meno, cedendo all'estro, al gusto ed alle fantasie sfrenate del pittore e ciò accadeva mentre Venezia era come esausta dalla sua geniale fecondità., Roma chiusa nel suo sogno plastico e monumentale, Bologna stretta nel conservatorismo di rigorosa osservanza ai canoni romani.
Da noi Caravaggio, al culmine della sua forma, è subito amato e compreso, qui nascerà il paesaggio romantico, qui la materia vegetale e vivente salirà alla idealità della lirica più pura, qui si rinnoverà con più linfa il dramma visionario degli ultimi veneziani ed il fermento pittorico troverà la sua più alta espressione nelle tele e negli affreschi.
La pittura napoletana del Seicento regalerà all' Europa la dissoluzione pittorica del manierismo nella formula decorativa del "rococò" ed al tempo stesso glorificherà il principio luminista del dualismo chiaroscurale, che sarà la sintesi spaziale di colore e di luce, con la sua visione immanentista del reale trasfigurato in ardente poesia.
Generalmente il  Seicento napoletano in pittura viene preso in considerazione a partire dal 1606, anno del primo soggiorno in città del Caravaggio e lo si fa terminare nel 1705 con la morte di Luca Giordano. Noi viceversa ci atterremo strettamente agli anni di inizio e fine secolo dal 1600 al 1699. Questo severo criterio cronologico ci induce a trattare, anche se brevemente, di tutti quegli artisti e non sono pochi, che, figli del Cinquecento ed insensibili alla nuova cultura caravaggesca, pur continuarono a lavorare, alcuni intensamente, fino alla metà del secolo.
La grande mostra, tenutasi a Napoli nel 1984 sulla civiltà del Seicento, trascurò completamente questa generazione di artisti e così fanno anche molti testi pur autorevoli di storia dell’arte; ma non si può certo lasciare senza attenzione l’opera di tanti artisti che, richiesti da una folta committenza pubblica e privata, a carattere devozionale, continuarono, tra il decorativo e l’illustrativo, la loro opera talune volte inscurendo unicamente la tavolozza per adeguarsi, anche se superficialmente, alla nuova moda.
Fra le correnti artistiche cinquecentesche che protrudono nel secolo successivo sono da annoverare la linea della pittura dolce che, ispirata dalla maniera di Zuccari e Barocci ha tra i suoi protagonisti Francesco Curia e Girolamo Imparato, scomparsi contemporaneamente alla venuta del Caravaggio ed il fiammingo napoletanizzato Dirk Hendricksz, il quale, poco concedendo in variazione al suo stile, lavora fino a circa il 1615. Con questi autori dobbiamo ricordare anche Giovan Antonio D’Amato, figlio di Giovan Angelo che proseguirà la bottega paterna fino al 1643.


Achille della Ragione 

  

fig.2 - Fabrizio Santafede -
Gloria della Vergine

 

fig.3 - Francesco Curia -
L'Arcangelo Gabriele con la corona raggiante

 

fig.4 - Girolamo Imparato -
La Vergine Assunta