venerdì 23 marzo 2012

Il nudo maschile nell’arte

19/12/2008

Il nudo maschile nell’arte comincia ad affermarsi in Grecia attorno all’VIII secolo a.C., quando viene a idealizzarsi un pantheon dominato da figure maschili, che soppiantano le divinità femminili, dai grandi seni e dai glutei poderosi, simbolo di fecondità, frequenti nelle civiltà più antiche.
Nell’olimpo greco si viene creare un contrasto tra la rappresentazione degli dei completamente nudi, mentre le dee sono rigorosamente vestite.
In precedenza la fantasia di artisti ignoti  aveva realizzato piccoli bronzetti con figure virili dagli attributi sessuali ipertrofici, precursori del superdotato dio Priapo dal membro smisurato(01 - 02) e dei satiri(03), sempre a caccia di giovani fanciulle da deflorare.



Grande risalto fu dedicato alla personalizzazione delle divinità, nello splendore di esaltanti nudità, non solo in statue di grosse dimensioni come i Tirannicidi Armonio ed Aristogene o i celeberrimi Bronzi di Riace(04), ma anche a decorazione di grosse architetture come l’Apollo del frontone occidentale del tempio di Zeus ad Olimpia o l’Eracle sulle metope dello stesso monumento o lo Zeusbronzeo di Capo Artemision. 

Dopo maestri come Mirone, famoso per il suo Discobolo e Policleto, autore del Doriforo, saranno Prassitele e Lisippo ad infondere ai loro nudi quella carica di corporea sensualità da indurre nell'osservatore uno sguardo carico di desiderio; paradigmatiche le nudità esplicite del Fauno Barberini(05) o la potenza drammatica del Laoconte o del Torso del Belvedere(06).




Il mito della bellezza di questi atletici corpi nudi ha goduto nei secoli successivi di un lusinghiero successo, non solo nel rinascimento, ma anche in epoche recenti come testimoniano le opere della fotografa e cineasta Leni Riefenstahl(07) e dello scultore Arno Brecker.

Il mondo romano replicherà con minore energia gli esemplari greci e fornirà un contributo originale al tema nelle enfatiche esaltazioni del mito fallico, come si può ammirare visitando Pompei o quel raffinato gioiello di sottile erotismo costituito dal Gabinetto segreto del museo Archeologico di Napoli, meta di visitatori da tutto il mondo. Intorno al II secolo è collocabile l’esecuzione dell’Ermafrodito, del quale possiamo ammirare due versioni(08 – 09 - 010), entrambe con un posteriore da sogno, mentre rimane all’osservatore il dubbio sull’ambiguità del lato anteriore.



Con la caduta dell'impero romano si afferma nell'arte un’idea del corpo agli antipodi di quella che era stata la gioiosa visione dei greci, creatori di statue che venivano considerate una glorificazione della vita, della bellezza e della perfezione, nelle quali il nudo era la regola, come per gli atleti che partecipavano ai giochi olimpici liberi dall’impaccio degli indumenti.
Durante il medioevo il Cristianesimo si attenne rigorosamente al divieto di raffigurare il corpo nudo sia dell'uomo che della donna, con l'unica eccezione del racconto della Genesi, che vede i nostri progenitori ignudi cacciati dal Paradiso terrestre. Sarà per secoli il trionfo della foglia di fico, posta a ricoprire con verecondia gli attributi sessuali. Una morale sessuofobica che sarà comicamente riproposta nel dopoguerra, quando le autorità bacchettone di genuina matrice democristiana, imbriglieranno le vergogne... delle statue degli atleti che decorano nella capitale lo stadio dei Marmi al Foro italico, voluto da Mussolini per esaltare i fasti della nuova Roma, in castigate cazzarolette, una sorta di parapalle, come furono ironicamente appellate dall'allora giovanissimo sottosegretario Giulio Andreotti.
Una rara immagine di uomo nudo, per quanto con gli attributi virili non evidenziati possiamo reperirlo in una miniatura (011) che illustra una delle visioni della badessa Ildegarda di Bingen, una religiosa tedesca vissuta all’inizio del XII secolo e che raccolse le sue esperienze mistiche in una serie di volumetti riccamente illustrati. Nel Liber divinorum operum, nel raffigurarci quell’uomo nudo, che sembra precorrere l’Uomo vitruviano (012) di Leonardo da Vinci, la santa monaca vuole ammonirci che quel corpo è un piccolo cosmo ben proporzionato che riflette l’armonia dell’Universo.  


Tra le poche espressioni artistiche che riuscirono a superare il filtro censorio delle autorità ecclesiastiche durante i secoli bui un posto di rilievo è occupato dalle scene raffiguranti Adamo ed Eva(013) scolpite per il Duomo di Modena da Wiligelmo. 

Sarà poi Giotto, il padre della nostra pittura, nel suo Giudizio universale (014) nella Cappella degli Scrovegni di Padova, a mostrarci le anime e soprattutto i corpi dei dannati esporsi drammaticamente in tutta la loro nudità, perché, persa ogni speranza di salvezza, sono relegati al rango di pura bestialità.

Nel campo della rappresentazione del Cristo nudo possiamo segnalare solo due esempi: un mosaico nella cupola del Battistero della Cattedrale di Ravenna risalente al V-VI secolo (015), nel quale il Salvatore, giovane e nudo completamente, è immerso nelle acque del Giordano, mentre una colomba lo irrora con un effluvio di acqua ed un ciclo di affreschi quattrocenteschi a Lauro di Nola, a lungo rimasti sepolti tra le fondamenta di una chiesa più moderna, tra i quali spicca una scena del Battesimo di Cristo con un’iconografia assolutamente rara: una ostentatio genitalium in piena regola, che lascia esterrefatti, perché la raffigurazione di nostro Signore completamente nudo, in età adulta è  eccezionale. 

Per vedere un altro caso così eclatante bisognerà attendere il genio rivoluzionario di Michelangelo con il suo crocifisso ligneo scolpito nel convento di Santo Spirito in Firenze.
L’affresco che raffigura il Battesimo del Gesù nudo nelle acque del Giordano è di una miracolosa semplicità, frutto della ingenua spontaneità di un ignoto autore che ha lavorato probabilmente nei decenni centrali del XV secolo. Un artista impegnato a ritrarre l’episodio del battesimo del Redentore ha sempre avuto problemi nel coniugare la genuinità della rappresentazione con i dettami della morale e con le severe regole previste dall’iconografia ortodossa. Spesso egli utilizza alcuni artifizi tecnici quali l'intorbidimento delle acque del Giordano, la presenza di un perizoma, la cancellazione sic et simpliciter dei genitali, oppure una pudica mano calata a ricoprire le“vergogne”. 
Tutte soluzioni che cozzano contro la spontaneità e la purificazione che emana vigorosamente dalla funzione del battesimo. Nessuna delle quali fortunatamente è stata adottata dal nostro misterioso artista, che ci ha così regalato questo antico precursore, prorompente quanto inconsapevole, di Jesus Christ Superstar.
Il Cristo ignudo di Santa Maria della Pietà di Lauro si è salvato dalle ire puritane della Chiesa grazie all’edificazione delle strutture sovrastanti, che hanno costituito felicemente una sorta di enorme perizoma architettonico.
Bisognerà attendere il David(016) di Donatello, eseguito intorno al 1430, per intravedere nuovamente un nudo maschile integrale, non più muscoloso e possente come nella statuaria ellenistica, bensì nelle forme rarefatte di un attraente adolescente.

Umanissimo nella sua candida nudità è il Crocefisso(017) del Brunelleschi  in S. Maria Novella, mentre i corpi del Masaccio(018) della Cappella Brancacci, sempre in Firenze, risplenderanno solenni nelle loro splendide fattezze, fino a quando un pudico velo, solo da pochi anni rimosso, coprirà i genitali, onde evitare che le fedeli, in estasi davanti a tale splendore di carni, potessero mettere in pericolo le loro anime, dilettandosi in sensuali ed inconfessabili divagazioni erotiche.


Il Quattrocento vedrà alcuni nudi maschili di raffinata bellezza formale e di ridondante esuberanza plastica grazie al Pollaiolo(019) , al Signorelli ed allo stesso Perugino, artista dalle delicatezze estenuanti, autore sul finire del secolo di un conturbante Apollo e Marsia.

Il suggello ad un ritorno della precisione anatomica, dopo che a lungo il corpo maschile era stato trattato in maniera convenzionale, si ha con il celebre Uomo vitruviano(012) di Leonardo, un esempio di proporzioni accurate al quale corrisponde una descrizione linguistica che non lascia margini al dubbio:”Il membro virile nasscie nel mezo dell’omo”.
Sarà poi Michelangelo il capostipite indiscusso di un ritorno alle sirene incantatrici del nudo classico esposto senza falsi pudori, con un’aura di allegra felicità fisica e di ardore carnale. Ce ne darà prova sia come pittore che come scultore e saranno gli apici, mai più superati dell’arte occidentale.
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di consultare su internet due miei articoli sull’argomento:
Il nudo nell’arte medioevale
Un Cristo nudo del 1400 rivede la luce a Lauro

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