lunedì 19 marzo 2012

L’indimenticabile Venere nera

8/8/2007


Sul versante internazionale una menzione speciale spetta al seno nero di Josephine Baker, il primo a rompere fragorosamente ogni argine di razzismo, assurdo quando riferito alle più perfette forme mai create.
Cantante e ballerina statunitense, naturalizzata francese, coperta unicamente da un gonnellino di banane, mentre balla pazzamente uno scatenato charleston, è una delle immagini più celebri degli anni Venti. Bella da morire, con la sua pelle ebano e con le gambe che hanno turbato il sonno a milioni di uomini, la Venere creola del varietà francese era originaria del Missouri, nel profondo sud degli States, dove i negri erano all’epoca visti col fumo negli occhi. Diverrà un’icona della bellezza universale, ironica e conturbante, travolgente e trasgressiva. Iniziò la carriera nei piccoli teatri di Saint Louis, prima di debuttare a Broadway a sedici anni e poi spiccare il volo per l’Europa, attrazione della compagnia Black Review.
Al teatro degli Champs Elysées la sua conturbante bellezza e la sua bravura mandarono in delirio Parigi. Osava ballare in maniera selvaggia e cantare con voce suadente, avvolta in una nuvola di piume e di perle e stupiva il pubblico per la nonchalance con cui esponeva all’ammirazione ed alla venerazione generale i suoi seni acuminati da affilato felino, in grado di colpire a morte il cuore a chicchessia. Seppe miscelare sapientemente il gusto piccante del varietà francese al caldo folklore della musica africana. Fu passionale sul palcoscenico, mentre cadde in un esotismo di maniera quando fece incursione anche sullo schermo.
La sua carriera fu lunghissima e negli ultimi anni, nonostante la salute precaria, continuò a girare i teatri di tutto il mondo, ammaliando il pubblico con i suoi indimenticabili refrains, pur di raccogliere fondi per la sua famiglia multicolore di dodici orfanelli adottati. Non si stancava di ripetere: ”Certamente verrà un giorno in cui il colore non sarà che una tonalità della pelle e la religione semplicemente un modo di parlare all’anima”. Fu un corpo da favola, con un cervello pensante ed uno spirito nobile, tre qualità che raramente coesistono nella stessa persona.
Tutti vollero applaudirla fino alla fine e tra i tanti riconoscimenti internazionali alla sua filantropica attività giunse anche l’ ambitissima Legion d’Onore.

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