venerdì 25 ottobre 2013

L’esperto di Maioliche e Terraglie.

Guido Donatone

Guido Donatone, presidente della sezione napoletana di Italia Nostra, è il massimo esperto di maioliche, ceramiche e terraglie di manifattura campana, una tradizione secolare poco nota al di fuori degli addetti al settore.
Polemista nato, difende l’ambiente con la furia di un anticrociato e prima di passare ad esaminare la sua fertile attività di studioso vogliamo segnalare alcuni suoi articoli pubblicati di recente sulla stampa cittadina:
Italia Nostra è solidale con l’assessore Narducci (La Repubblica, Napoli 16-2-2012)
Regate sul lungomare no al disfattismo (Il Mattino, 4-2-2012)
Scorziata una chiesa dimenticata dalla regione (Repubblica, Napoli 29-1-2012)
Come proteggere il centro storico e per saggiare il suo stile tagliente riportiamo due suoi brevi articoli:

Gli intellettuali tacciono Italia Nostra denuncia.
Non posso non condividere l’accusa lanciata dall’efficiente procuratore Giovanni Melillo (Repubblica del 25 maggio scorso) di inerzia degli intellettuali napoletani, i quali, in maggioranza-aggiungo-hanno spesso dimostrato conformismo, acquiescenza e omologazione al potere costituito. Tuttavia se egli avesse la compiacenza di controllare la collezione di Repubblica, costaterebbe che i pertinenti interventi di Italia Nostra sono così numerosi e costanti da mettere a dura prova la disponibilità del direttore del giornale. Non si può quindi parlare di generale “disattenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale e disinteresse per i beni artistici in decadenza”, E a riprova sulla vicenda Girolamini colgo ora l’occasione per segnalare un ulteriore episodio. Questa associazione ha firmato la denuncia Cagliotti-Montanari contro il bibliotecario De Caro, ora arrestato. Ma la nostra attenzione per la Biblioteca è allertata almeno dall’11 novembre 2009, data in cui ho presentato in prima persona una formale denuncia alla Procura della Repubblica. Ecco i fatti. Alla fine di ottobre del 2009 avevamo organizzato una visita dei soci di Italia Nostra alla famosa Biblioteca. Aveva ottenuto il permesso l’ex soprintendente Mario De Cunzo che ci guidava. Invece la trovammo chiusa. Il responsabile tal padre Bianco si era reso uccel di bosco. La cosa era sospetta. Visitammo allora altri ambienti del convento e purtroppo costatammo che nella grande cappella della “Visitazione” erano in corso lavori in dispregio dello splendido pavimento maiolicato, datato 1757, che nel 1981 avevo attribuito (“Pavimenti e rivestimenti maiolicati in Campania”, Cava de’ Tirreni) al grande ceramista Giuseppe Massa, principale autore del chiostro di Santa Chiara. Scrissi allora a Repubblica, che pubblicò la lettera ( 30 ottobre 2009) con il significativo titolo: “Girolamini, biblioteca assediata dal degrado”. Nella predetta denuncia alla Procura segnalavo in particolare che il prezioso pavimento maiolicato era stato oggetto del continuo calpestio degli operai e presentava vistosi segni di degrado, danneggiamenti e rotture per cui andava verificato se avesse subito danni irreparabili (si tratta di un bene di interesse storico-artistico, peraltro facente parte del convento assoggettato a vincolo monumentale). La denuncia venne assegnata al pubblico ministero Giancarlo Novelli, che dopo circa due anni di indagini ne richiedeva l’archiviazione avendo accertato, tramite sopralluoghi ordinati ai tecnici della soprintendenza, che i lavori non avevano arrecato danni irreparabili o comunque molto gravi al pavimento. Colgo infine l’occasione per fare presente che condivido il contenuto dell’articolo di Cesare De Seta (Repubblica del 25 maggio 2012), e mi preme aggiungere che a suo tempo venne segnalato al nucleo antiabusivismo dei vigili urbani anche il caso della “Piccola Copacabana” sul tratto dell’arenile di Posillipo, trasformato in giardino tropicale al privato servizio della villa di proprietà della moglie dell’imprenditore Romeo.

Italia Nostra e gli architetti
Replica articolata all’intervento apocalittico dell’amico Francesco Bruno (Repubblica 17-11-2012). La compianta Alda Croce sostenne, molti anni orsono, la mia candidatura alla presidenza di Italia Nostra a Napoli. Motivò cosi’ la sua decisione: “Perché non siete un architetto!”. Conosceva gli umori ondivaghi di tale qualificata e colta categoria, che si diletta del gioco al massacro per le rivalità professionali nella pur legittima ansia di incarichi. L’architetto Bruno chiedeva a suo tempo la demolizione degli assurdi chioschi di Mendini nella villa Comunale, ma la denuncia alla magistratura dovetti farla da solo. Né venni difeso quando i seguaci di Mendini  mi definirono “talebano” per avere chiesto la demolizione di quelle che reputavano opere d’arte contemporanea. Gli architetti sono spesso molto critici nei confronti dei progetti che non escono dal loro studio o da quello dei loro amici. Perciò’ stavolta sono incappato nel fuoco amico: “ più dell’amicizia potè… la corporazione”. Ho osato polemizzare con un collega docente universitario dello stesso Bruno. Egli tuttavia dovrebbe: 1) leggere con maggiore attenzione. Non ho scritto affatto che Giulio Pane “ non deve esercitare critiche a commento dei programmi urbanistici portati avanti dall’amministrazione comunale”. Ho invece osservato che non puo’-chiamando in causa Italia Nostra-criticare l’operato dell’assessore all’urbanistica che per la location della Coppa America ha appoggiato un altro progetto e non quello che lo stesso Pane gli aveva personalmente presentato qualche mese prima. 2) Bruno deve seguire più assiduamente Repubblica prima di parlare di “silenzio fragoroso di Italia Nostra”. Nell’ultima decade di aprile abbiamo avuto un cortese scambio di vedute con Nicola Pagliara, che è ancora brillante e spiritoso, sui problemi della tutela ambientale e paesaggistica del lungomare di Napoli. Devo rammentare che Italia Nostra chiese (Repubblica 22-12-2011) la pedonalizzazione di via Caracciolo per riguadagnare il rapporto che la Villa Comunale aveva un tempo con il mare precisando tuttavia che consideriamo la bellissima via Caracciolo (di cui abbiamo evitato l’inconsulto raddoppio negli anni Ottanta) un ambiente storicizzato e ineliminabile (c’è invece chi al Comune ipotizzava di trasformarla in prato); quindi nessun “ammutolimento” nei confronti dell’amministrazione attuale. 3) Bruno è disinformato perché da circa dieci giorni è stato pubblicato il bando di gara per il restauro della Cassa armonica. 4) E’ sfuggito inoltre a Bruno che su Repubblica (30-9-2012) ho avuto l’”arditezza” di chiedere per tutelare un prezioso spazio pubblico-e i residenti nel quartiere lo richiedono a gran voce-la sostanziale modifica del progetto di un altro suo collega per la stazione Metro di piazza Santa Maria degli Angeli, che stravolge e smantella la storica configurazione della stessa: un valore urbano storicizzato e che costituiva il sagrato dell’omonima chiesa monumentale. Tale progetto prevede la realizzazione di un’invasiva cupola di vetro al centro della piazza, che in tal modo non sarebbe più fruibile. Inoltre con la nuova sistemazione viene modificata l’attuale pendenza del piano di calpestio portandolo in piano orizzontale partendo dalla quota più alta ai piedi della chiesa. Di conseguenza salendo dalle vie Gennaro Serra e Santo Spirito di Palazzo; ci si troverebbe innanzi agli occhi il forte ingombro visivo e fisico di un muro! per il rilevante salto di quota. Sono invece sufficienti due normali ingressi laterali a raso: uno per l’ascensore e l’altro per le scale, ripristinando il totale calpestio, lo spazio pedonale a verde, nonché la storica, pregevole unità architettonica e ambientale di Santa Maria degli Angeli. Anche per tale iniziativa ho già avuto altri attacchi. Resto nella consapevolezza di difendere l’interesse collettivo e l’integrità del centro storico di Napoli tutelato dall’Unesco ( è stata Italia Nostra a richiedere e ottenere nel 1994 tale riconoscimento). Non siamo peraltro isolati: in un documento congiunto con il WWF (27-4-2012) quella delle Ztl è stata definita “una scelta irrinunciabile in quanto la cittadinanza ha il diritto all’aria pulita e alla salubrità dell’ambiente. E’ necessario discutere con i cittadini sulla loro realizzazione, ma è fuorviante la richiesta dell’uso dell’auto in contrasto con il diritto alla salute.

Di questa vis polemica ne feci anch’io le spese quando, dopo essere intervenuto come relatore nel salotto di mia moglie, scoprì che io ero l’autore del libro Achille Lauro Superstar, un personaggio che lui vedeva come il diavolo.
Ricordiamo ora i suoi libri più importanti:
Cerreto Sannita. Testimonianze d’arte tra Sette e Ottocento (1990) ( con Fiengo e Pacelli).
Il chiostro maiolicato di Santa Chiara (1990) 
Maiolica decorativa e popolare di Campania e di Puglia (2001).
Maioliche meridionali da collezione (2003).
La Farmacia degli Incurabili e la maiolica napoletana della prima metà del Settecento (2004).
Maioliche napoletane del Settecento: da Carlo a Ferdinando IV di Borbone (2009).
Maiolica napoletana degli Aragonesi (2011).
Tratteremo ora diffusamente del suo ultimo libro: La maiolica napoletana dagli Aragonesi al Cinquecento per avvicinarsi alla sua metodica di lavoro.
Studiare la maiolica meridionale è un lavoro arduo: bisogna incrociare informazioni desunte da fonti letterarie e magari da pavimenti spesso frammentari, ubicati in monumenti e musei, ma anche scavi archeologici, fondi di museo e altro ancora. Era già accertata una produzione di maiolica di Corte nella Fabbrica di Castelnuovo, ritrovata verso il 1930 da Riccardo Filangieri di Candida sotto la grande Sala dei Baroni, ma in oltre trent’anni Donatone ha unito con pazienza le tessere superstiti di un mosaico oggi molto meno frammentario.
Quando nel 1447 Alfonso il Magnanimo chiama a Napoli Johan Al Murci’, famoso azulejero arabo-valenziano proveniente dalla città di Manises presso Valencia, la moda di arredare le residenze reali della Corona è agli albori, ma per capire la rapidità e la portata della diffusione del fenomeno basta ricordare che tra il 1446 ed il 1457 giungeranno dalla Spagna oltre 200 mila azulejos per pavimentare ma Gran Sala e altri appartamenti in Castel Nuovo, decorati con stemmi aragonesi e imprese araldiche. Nel 1458 altri impianti ad azulejos sono documentati anche a Castel dell’Ovo e a Castel Capuano, nel Castello di Gaeta e nel Castello di Ischia.
Le manifatture reali non produssero o importarono solo pavimenti, ma si videro richiedere anche Albarelli (recipienti per erbe, unguenti e preparati medici), piatti, vasi, anfore e suppellettili d’arredo e da libagione e perfino minuscole fiasche da viaggio a forma di libro. Nelle tavole a colori del libro di Donatone scorrono le immagini di un Rinascimento colorato, fantasioso nella decorazione animalistica e fitomorfa, poco attento alle norme della prospettiva, e che non di rado sconfina nella traslitterazione di forme colte in chiave popolaresca ma sempre sostenuta e piena di vitalità.
Si dimentica spesso che i grandi servizi di porcellana prodotti nel Settecento per la Corte borbonica sono eredi di una visione della vita di palazzo che prende corpo proprio con gli Aragonesi, e che dal Castel Nuovo si diffonde negli stili di vita dell’aristocrazia meridionale. E quanto fosse diffuso il culto del ritratto rinascimentale si vede nelle centinaia di effigi di profilo dipinte sulle superfici curve degli Albarelli; attraverso queste opere e mediante le medaglie, il volto di personalità eminenti dell’epoca diviene di dominio per così dire pubblico. I confronti che Donatone propone tra i ritratti sugli Albarelli e le famose medaglie di Pisanello, giunto a Napoli dal febbraio del 1449 come artista della Corte Aragonese, prendono le mosse dalla famosa prima medaglia di Alfonso, e dalle altre due con l’effigie del sovrano e di Inigo D’Avalos, cortigiano e feudatario del Regno.
I moderni strumenti di analisi sulle argille impiegate per le maioliche aiutano ad individuare la localizzazione delle fornaci e dunque dei centri di produzione, ma è ancora l’occhio del conoscitore ad essere la principale guida per l’inquadramento critico di questi oggetti splendidi e ancora oggi pieni di vita: l’esperienza di Guido Donatone lo dimostra appieno.



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