giovedì 24 marzo 2022

Mostra: Ritratti di donna

 

fig.1 -Andrea Vaccaro-
Giuseppe e la moglie di Putifarre
(Collezione privata)


Da pochi giorni si è aperta una interessante mostra: Ritratti di donna, ricca di una trentina di dipinti di famosi autori del Seicento e Settecento napoletano, che può essere visitata, gratuitamente, tutti i giorni, presso il centro commerciale Jambo, sito a Trentola Ducenta (CE).
Dobbiamo essere grati a Dante Caporali, già noto ingegnere e da tempo valente fotografo, che mi ha fornito le immagini dei quadri più interessanti, che in questo articolo illustrerò a studiosi ed appassionati. 

 

fig.2 -Andrea Vaccaro-
Lucrezia (Collezione privata)

fig.3 -Andrea Vaccaro-
Marta e Maria (Collezione privata)


Partiamo da tre opere di Andrea Vaccaro, la prima: Un Giuseppe e la moglie di Putifarre (fig.1), che ci mostra una fanciulla dalle forme accattivanti, per non dire arrapanti, intenta a sollecitare l'attenzione erotica di Giuseppe, il servo del marito, incerto sulla decisione da prendere. La seconda una popputa Lucrezia (fig.2), intenta a suicidarsi, un quadro che ebbi già il piacere di pubblicare nel mio saggio: Andrea Vaccaro lo specialista del decolté (consultabile in rete digitando il titolo). La terza una casta: Marta e Maria (fig.3), a dimostrazione che Andrea era egualmente abile nel riproporre sulla tela argomenti sacri e profani.
Passiamo ora dal padre al figlio, Nicola, mostrando una Maddalena penitente (fig.4), dai colori sgargianti, che, a mio parere, potrebbe essere stata eseguita con più probabilità da Cesare Fracanzano.
Ammiriamo ora un capolavoro di Pacecco De Rosa: Una Flora (fig.5), che fu da me pubblicata nel 2006, quando uscì la mia monografia dedicata all'artista.
Dallo sguardo penetrante una Sibilla (fig.6) di Niccolò De Simone, mentre pregna di dinamismo Una cacciata di Agar ed Ismaele (fig.7) di Paolo Finoglia e concludiamo il secolo d'oro con Un Cristo e la Samaritana al pozzo (fig.8) di Gregorio Preti, fratello del più famoso Mattia. 

 

fig.4 - Nicola Vaccaro-
Maddalena penitente (Collezione privata)

 

fig.5 -Pacecco De Rosa-
Flora (Collezione privata)

fig.6 -Niccolò De Simone-
Sibilla (Collezione privata)

 

fig.7 -Paolo Finoglia-
La cacciata di Agar e Ismaele (Collezione privata)

 
fig.8 - Gregorio Preti-
Cristo e la Samaritana al pozzo (Collezione privata)


Entriamo ora nel Settecento con due opere di Francesco De Mura, dalle figure delicate e dai colori tenui: Un Cristo e l'adultera (fig.9) ed una Samaritana al Pozzo (fig.10).
Presentiamo ora un quadro del titano del panorama artistico napoletano: Un'estasi di S. Teresa (fig.11) di Francesco Solimena.
Concludiamo in bellezza con Una lettura della mano (fig.12) di Giuseppe Bonito, nella quale il personaggio gozzuto, intento a predire il futuro è un femminiello ed è lo stesso che compare in una tela di un antiquario di Parigi, per la quale, nel 2010, stilai un expertise, grazie al quale il mercante riuscì a vendere il suo quadro per un milione di euro al museo di Tokio, dove ora rappresenta una delle chicche da contemplare.


Achille della Ragione 

 

fig.9 -Francesco De Mura-
Cristo e l'adultera (Collezione privata)

  

fig.10 -Francesco De Mura-
Samaritana al pozzo (Collezione privata)

 

fig.11 -Francesco Solimena-
Estasi di S. Teresa (Collezione privata)

fig.12 -Giuseppe Bonito-
Lettura della mano (Collezione privata)





martedì 15 marzo 2022

Prossima visita guidata


Uno dei chiostri del complesso degli Incurabili

Amici ed amici degli amici esultate la prossima visita sarà gratuita e ad un luogo interessante che apre solo per noi: il museo di anatomia sito in via Armanni 5, a pochi metri dal cortile dell'ospedale degli Incurabili; poscia visiteremo due splendidi chiostri.

L'appuntamento è fissato per mercoledì 23 marzo alle ore 10:30 all'ingresso indicato, facilmente raggiungibile in pochi minuti dalle fermate di piazza Cavour delle due metropolitane. 

Vi invito a dare un cenno di adesione e di consultare in rete due miei scritti sull'argomento: 

Achille della Ragione




Gemelli siamesi


Corridoi del museo di anatomia umana

lunedì 14 marzo 2022

Nozze d'argento, festa leggendaria



fig.1 - Album fotografico  con cornice d'argento


Il 15 settembre 1998 è un giorno fatidico nella storia dell'umanità, perché si celebrarono le nozze d'argento di Achille ed Elvira con una grande festa con centinaia di invitati, che si svolse nei lussuosi saloni del circolo della stampa.
La cerimonia di riconferma del loro amore si svolse con rito indiano ed è immortalato in un prezioso album con cornice d'argento (fig.1) contenente infinite foto a colori.
Elvira aveva un abito originale quanto autentico, perché era da poco reduce da un suo viaggio in India.
Davanti al pubblico attento ed intento a sorseggiare alcolici, Achille ed Elvira (fig.2) danno inizio al rito.
Achille - Con questa breve cerimonia vogliamo rimarcare il rapporto affettivo che ci lega da 25 anni e che, già sancito dalla religione tradizionale e dalla legge, intendiamo sublimare con questo piccolo rito che, pur prendendo ispirazione da riti orientali, è una nostra creazione.
Elvira - Noi ci scambieremo vicendevolmente poesie e citazioni d'amore, tratte dalla letteratura antica e moderna e di nostra creazione. alla fine il frutto del nostro amore: i nostri figli collaboreranno donandoci dei simboli augurali. Tiziana offrirà un frutto simbolo del passato. Gian Filippo recherà un fiore auspicio del futuro. Marina con un pugno di riso sancirà lo scorrere del presente.
Senza dilungarci riporteremo brevemente solo alcune frasi scambiate dai due officianti.
Achille - Elvira è il tuo nome, sinonimo di amore, la vita è un grande mistero, ma l'amore per te ne giustifica il senso e ne fornisce il significato. 25 anni assieme, ogni anno ti voglio più bene, quanto te ne vorrò quando avremo 100 anni? Elvira sono l'uomo più fortunato del mondo perché ti ho incontrato. Elvira sono l'uomo più felice dell'universo perché ci siamo amati. Elvira, dolce, cara, amata sposa, non vi è felicità maggiore di addormentarsi vicino a te, fingendo di guardare la televisione.
Elvira - La moglie è la metà dell'anima del marito, per questo motivo l'uomo non è completo prima di avere una moglie e dei figli. Sulla terra è l'amore tra due esseri che esalta l'umanità. O Divino concedimi l'amore che penetri nel centre dell'essere e poi si diffonda come la linfa invisibile per tutti i rami della vita, facendo spuntare frutta e fiori. Concedimi l'amore che placa il cuore con la pienezza della pace. 

 

fig.2 - I coniugi si sposano con rito indiano

Mostriamo ora una serie di foto di invitati, soprattutto di parenti, perché le coppie di amici nel frattempo sono quasi tutte scoppiate, un 30% per cause naturali (morte), ma la gran parte perché da decenni va di moda separarsi, principalmente per colpa delle donne, gran puttane, che rendono i mariti cornuti, spesso appropriandosi delle proprietà che incautamente erano state a loro intestate, pur di intostare.
Partiamo dalla foto della famiglia della Ragione (fig.3), continuiamo con le mitiche zie Capuano (fig.4-4bis), con Carlo, Maria e Mario (fig.5), la famiglia Balestrieri (fig.6) ed un nutrito gruppo degli Angrisani (fig.7).
Passiamo poi ai parenti di Elvira: in primis la famiglia Pignalosa (fig.8), segue Tonino Cicalese con Valeria (fig.9), Antonio Brunetti con Emy (fig.10) e Gianni Brunetti con Susy (fig.11).
Concludiamo con le foto di alcuni amici, con la speranza di vendergli una copia del libro: Santi Corsaro con Daniela (fig.12) ed i coniugi Tarallo: Duccio e Lia.


Achille della Ragione

   

 

fig.3 - I coniugi a tavola con la prole

 

fig.4 - I coniugi con le sorelle Capuano al completo

fig.4 bis - Le sorelle Capuano al completo

fig.5 - I coniugi con Carlo, Maria e Mario


fig.6 - I coniugi con la famiglia Balestrieri

fig.7 - I coniugi con la famiglia Angrisani

  

fig.8 - I coniugi con la famiglia Pignalosa

 

fig.9 - I coniugi con Tonino Cicalese eValeria

fig.10 - I coniugi con Antonio Brunetti ed Emy

 

fig.11 - I coniugi con Gianni Brunetti e Susy


fig.12 - I coniugi con Santi Corsaro e Daniela


fig.13 - I coniugi con Duccio Tarallo e Lia


In volo sul Concorde

fig.1 - Concorde in volo


Dopo la sfarzosa cerimonia tenutasi nei saloni del Circolo della Stampa, Elvira ed io decidemmo di intraprendere un secondo viaggio di nozze e per raggiungere la meta designata: New York di utilizzare il mitico Concorde (fig.1), che, partendo da Parigi e da Londra, arrivava in America in meno di tre ore, volando a due volte e mezzo la velocità del suono, a differenza delle altre compagnie, che impiegavano più di nove ore. Unico dettaglio, non proprio trascurabile, in genere il costo per un viaggio di solo andata era di 900.000 lire, mentre per il Concorde ci volevano 14 milioni per l'andata ed altrettanti per il ritorno. Per una coppia 56 milioni in toto.
All'epoca possedevamo a Parigi un lussuoso appartamento nel quartiere latino, in via dei Gobelins, dove ci recammo il giorno precedente la partenza.
Il giorno successivo ci recammo all'aeroporto e partimmo intorno alle 13.
A bordo vi era posto solo per 100 persone ed un cameriere girava continuamente per soddisfare ogni desiderio dei passeggeri (fig.2).
L'aereo volava altissimo, migliaia di metri sopra le nuvole, a tal punto che si poteva ammirare la curvatura terrestre. Ma lo spettacolo che più ci meravigliò, mentre pasteggiavamo con caviale e champagne, era costituito dalla presenza davanti a noi di una signora elegantissima e profumata, che, al suo fianco aveva il suo cane, il quale si cibava con tranquillità di una saporita bistecca al pepe verde. Chiesi al cameriere come mai ad un cane era permesso di sedersi come un pascià, alla pari di un essere umano e mi fu spiegato che il quadrupede aveva pagato il regolare biglietto di 14 milioni, ma soprattutto la proprietaria era una delle donne più ricche del mondo e se avessero vietato l'ingresso al suo cane, avrebbe comperato la compagnia aerea e licenziato tutti.

fig.2 - Cameriere nel corridoio
Il viaggio avveniva in contrasto al fuso orario, per cui a New York arrivammo la mattina presto, in tempo per salire a bordo di un elicottero che ci portò nel cielo della metropoli, sfiorando le vette dei più maestosi grattacieli e ci permise di contemplare dall'alto la celebre Statua della Libertà (fig.3), che rappresenta il simbolo della città.
Scesi a terra prendemmo possesso della nostra suite nell'albergo più prestigioso di New York (fig.4) e riposammo alcune ore, per essere in forma la sera dove ci aspettava Madonna, non quella di Pompei, né tanto meno quella di Lourdes, bensì la diva che interpretava Evita Peron (fig.5) al teatro Metropolitan davanti ad un pubblico entusiasta e plaudente.
Il giorno successivo fu dedicato allo shopping di Elvira (fig.6) e rimasi colpito dall'elevato numero di barboni che dormiva per strada, pare che all'epoca fossero più di centomila,ma se si provava ad offrire loro del denaro si riceveva uno sdegnoso rifiuto, perché per molti di loro si trattava di una scelta di vita: un rifiuto netto della civiltà dei consumi.
Dopo due giorni di passeggiate eleganti e di visite a musei decidemmo di recarci nel famigerato Bronx, non certo per mischiarci coi negri, ma unicamente per visitare il giardino zoologico più famoso del mondo.
Prendemmo un taxi che, una volta condottoci all'ingresso dello zoo (fig.7) ci chiese se doveva aspettarci, naturalmente mentre il tassametro continuava a funzionare. Ingenuamente, poiché pensavamo che la visita durasse 4-5 ore, licenziai l'autista e cominciammo la nostra passeggiata, in parte a piedi,ma soprattutto a bordo di un trenino, che percorreva gli immensi spazi in cui erano collocati gli animali (fig.8).
Fui attirato dal gruppo dei gorilla, gli animali più fotografati dai visitatori, in particolare dal maschio dominatore, il cui sguardo minaccioso (fig.9) si incontrò con il mio per circa un minuto, fino a quando non fui costretto a calare gli occhi a terra.
Apro una breve parentesi per raccontare ai miei lettori che, da giovane, mi ero esercitato per anni a fissare gli occhi degli altri e possedevo uno sguardo talmente potente da intimidire chiunque e solo due volte in decenni mi era capitato di scontrarmi con uno più potente. La prima volta  durante uno spettacolo all'anfiteatro di Pompei, quando incrociai gli occhi di Nureyev, il più celebre ballerino di tutti i tempi e la seconda volta mi capitò a Roma, durante un congresso del partito radicale, quando, salito sul palco per un discorso, il mio sguardo si confrontò con quello di Luca Coscioni, che, costretto dalla sla, a vivere paralizzato su una sedia a rotelle, poteva muovere un solo dito collegato ad un computer vocale con il quale affascinava gli ascoltatori.

 

fig.3 -Statua della liberta tra i grattacieli

 

fig.4 - Ingresso in albergo

fig.5 - Madonna interpreta Evita Peron

 

fig.6 - Elvira fa shopping

 

fig.7 -  Elvira all'ingresso dello zoo


fig.8 - Elefanti all'aria aperta

 

fig.9 - lo sguardo di un magnifico esemplare di gorilla



All'uscita ci aspettava una sgradita sorpresa: telefonai ad infiniti radio-taxi, ma tutti si rifiutavano di venire nel Bronx. Nel frattempo, essendo gli unici bianchi in circolazione, divenimmo oggetto di sguardi bellicosi da parte di muscolosi energumeni, che forse pensavano di rapinarci. Sarei stato una preda appetibile, perché all'epoca non utilizzavo carte di credito ed in tasca avevo 30-40 milioni. Mi salvò il mio abbigliamento demodè (fig.10); mi scambiarono per un poveraccio e mi salvai. Dovetti prendere 2 autobus prima di raggiungere una zona civile, dove si poteva prendere un taxi.
Arrivati in albergo tirammo un sospiro di sollievo e ci preparammo alla partenza del giorno successivo.
La sala di attesa per gli utenti del Concorde era elegantissima ed Elvira cominciò a sorseggiare un bicchiere dopo l'altro di Nicolas Feuillatte cuvèe speciale (fig.11) che conquistò il suo palato a tal punto che decidemmo, giunti a Parigi, di acquistarne una confezione di 16 bottiglie da sorseggiare a Napoli e di offrire agli amici. La sorpresa fu il prezzo dello champagne: un milione a litro, per cui ne comperai soltanto una per ubriacarci e trascorrere, al nostro ritorno, una folle notte d'amore.


Achille della Ragione
 

 

fig.10 - Achille in abbigliamento casual

 

fig.11 - Elvira sorseggia champagne

 

 


domenica 13 marzo 2022

Una Deposizione di Cristo di Andrea Vaccaro




fig.1 - Andrea Vaccaro -
Una Deposizione di Cristo di Andrea Vaccaro - 103x157 -
Maddaloni, collezione Santangelo

L'iconografia della Deposizione di Cristo è stato trattato da molti pittori, anche di grande prestigio e tra questi Andrea Vaccaro, che più volte è ritornato sull'argomento, come nel caso del dipinto che presentiamo ora ai nostri lettori (fig.1), conservato nella raccolta Santangelo di Maddaloni, di grande qualità e che sembra parlare all'osservatore, il quale non può osservarlo a lungo senza desiderare di possederlo ed a tale proposito una buona notizia per i collezionisti: il dipinto è in vendita.
Il quadro di cui discutiamo è percorso da un brivido di luce calda e sensuale ed è impregnato da un palpitante caravaggismo , solo in parte addolcito dai preziosismi pittorici importati in area napoletana , intorno al 1635-40 dal Van Dick. Il colore sembra sciogliersi nella luce che, con estrema delicatezza, avvolge pietosamente la figura del Cristo. L'opera va posta cronologicamente dopo gli altri dipinti di medesimo soggetto eseguiti dal Vaccaro ed oggi conservati nel museo Correale di Sorrento, nel museo diocesano di Napoli e nel museo di Reggio Calabria.
Andrea Vaccaro nelle sue opere si ispira al naturalismo di Caravaggio reinterpretandolo in chiave classicistica. Assimila diverse scuole di pittura e le principali caratteristiche delle sue opere sono la regolarità delle forme, l'uso di tonalità di colore chiare che sfumano nel fondo e l'assenza quasi totale di espressioni e atteggiamenti violenti nelle figure dipinte.     
Importante nella sua vita fu l'incontro con Bernardo Cavallino, con cui Vaccaro stabilì un rapporto di amicizia. Tra il 1630 e il 1660 per le sue opere si ispirò molto al pittore Anton Van Dyck. Andrea Vaccaro lavorò principalmente su commissione ecclesiastica: il suo modo di dipingere santi e martiri in atteggiamenti di particolare devozione e particolare espressività lo rese infatti uno degli artisti più celebri e più richiesti dalla Chiesa durante il periodo della Controriforma.
Nel presente dipinto un'attenzione specifica è riservata alla resa del personaggi, il che mette in risalto  l'impegno formale profusovi.   
Per chi volesse approfondire la biografia dell'artista ed ammirare infinite foto a colori delle sue opere consigliamo di leggere in rete la mia monografia sull'artista consultabile in rete digitando: "Andrea Vaccaro, opera completa".

domenica 6 marzo 2022

Prossima visita guidata

 

certosa di San Martino

 La prossima visita guidata degli Amici delle chiese napoletane si terrà sabato 12 marzo ed interesserà il museo di San Martino con annessa Certosa.

Per noi la direzione aprirà alcune sezioni normalmente chiuse.
Appuntamento alla biglietteria alle ore 10:40.


Abituatevi ad andare periodicamente su www.dellaragione.eu
Diffondete la notizia ad amici, parenti, collaterali ed affini.

Ricordiamo Pasolini

 



Ci sono mostre, esposizioni (era anche pittore) dei suoi scritti nelle grandi città Bologna, luogo di nascita, Milano e Roma nei vari musei. Ma è a Los Angeles all'Academy del cinema che si potranno vedere tutti i suoi film. Dante Ferretti, il suo scenografo, più volte premio oscar, è lì a presenziare la cerimonia di apertura.
Pier Paolo Pasolini si è sentito solo tutta la vita.
E' stato un uomo libero, da ogni etichetta ed un critico severo.
E' stato un uomo vero, intendendo con ciò di testa e di corpo. Un cervellone  sempre impegnato nell'osservare la realtà. Dacia Maraini diceva che a Sabaudia dove Pier Paolo aveva una villa con Elsa Morante e Moravia, lo vedeva solo la mattina presto per una nuotata e dopo tutta la giornata a lavorare intensamente.
Il corpo era centrale nella sua attenzione. Non dobbiamo mortificarlo negando o nascondendo i suoi bisogni.
E' stato incompreso. Diceva: "La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non essere compresi".
Solo oggi caduti tutti i tabù se ne parla apertamente come di un GRANDE. Ci vuole sempre la distanza per vedere meglio, perché noi siamo miopi.
E' stato un profeta, sapeva che il futuro gli avrebbe dato visibilità. Robinson inserto settimanale speciale di Repubblica gli ha dedicato 40 pagine, nemmeno Dante Alighieri ne ha avute tante.
Nato a Casarsa nel Friuli. Il padre era un militare e con lui la famiglia cambiò sempre casa. Questa cosa gli resterà, perfino a Roma, dove trascorre più tempo della sua vita, dal ghetto ebraico alle borgate della Tiburtina e Tuscolana fino nei pressi di Rebibbia, dove c'è una targa che lo ricorda. L'ultima dimora è la Torre di Chia, nel viterbese. Una costruzione medievale stretta e alta, dove si nota una stanza con pareti tutte di vetro. E lui immerso nella natura con lo sguardo verso le querce. Il padre era fascista e con lui non ebbe mai un buon rapporto. La madre era un insegnante elementare e fu sempre molto amata dal figlio.
Pasolini aveva una vitalità disperata e l'urgenza di comunicare. Lo fece prima attraverso le parole: articoli, romanzi, saggi come "Scritti Corsari" e corsaro, cioè controcorrente, lo fu sempre. Ma le poesie sono state il suo punto forte dalle "Ceneri di Gramsci" in cui immagina nel cimitero degli Inglesi a Roma, di parlare al fondatore del partito comunista italiano morto in carcere dopo anni di detenzione fascista.
"La religione del mio tempo" con dedica ad Elsa Morante della quale aveva stroncato "La storia"ma restò una sua grande amica. Con lei e Moravia viaggiò in Africa e in India. Due Paesi che gli diedero molto. Un testo "L'odore dell'India" e i canti dell'Africa centrale che oltre la musica di Bach introduce nel corto "La Ricotta".Qui addirittura ricorre al suo maestro Roberto Longhi della facoltà di Lettere, quando si laureò a Bologna. E memore del suo insegnamento, la visione della Deposizione di Cristo è proprio un quadro del manierista Rosso Fiorentino. Educato allo sguardo del famoso storico dell'arte in quasi tutti i suoi film s'incontrano particolari nell'abbigliamento o scene improvvisamente a colori nelle sue trame tutte in bianco e nero, per illuminare e significare l'avvenimento.

 


 
Pasolini si diceva comunista, cattolico e omosessuale dichiarato, in un periodo in cui tutte e tre le affermazioni scottavano. Dal partito comunista fu cacciato per atti osceni quando faceva l'insegnante in Friuli e con la madre venne a Roma. Criticò in seguito il partito perché si era allontanato dal Marxismo. Nel Film "Uccellacci uccellini" con Totò e Ninetto Davoli un padre e un figlio s'incamminano per un viaggio e incontrano un corvo parlante, che da buon saggio parla della crisi delle ideologie a due persone semplici e ignoranti, che alla fine stanchi di sentirlo, lo uccidono e se lo mangiano. E' un film triste del 1966, due anni prima c'era stato il funerale di Togliatti e Pasolini non spera più.
Negli anni Sessanta, credendo insufficienti le parole, Pasolini ricorre alle immagini ed ecco che quasi ogni anno realizza un film. La sua filmografia segue la sua produzione letteraria. Il tema centrale è sempre la vita delle borgate romane dove si consuma una gioventù sfruttata senza alcuna redenzione.
Il primo film è "Accattone" poi nel '62 Anna Magnani è "Mamma Roma" una prostituta che fa di tutto per nascondere al figlio il suo lavoro, ma poi lui scopre la verità e incomincia a delinquere, viene arrestato per il furto di una radiolina e muore in carcere.
Nel '60 Fellini gira "La dolce vita" e Pasolini quasi in contrapposizione gira due film che invece gridano vendetta per le terribili condizioni di vita dei "Ragazzi di vita", il suo scritto degli anni precedenti. "Di che è la colpa?" dice mamma Roma più volte nel film. Il neocapitalismo con il boom economico ha creato dei falsi bisogni, alimentando il consumismo sfrenato, abbandonando i derelitti al loro destino.
Nel '68 esce "Teorema" con la bellissima Silvana Mangano. Una famiglia borghese riceve la visita di uno strano personaggio, un giovane (Terence Stamp) di 25 anni, che scombussola la vita dei singoli. Alla fine del suo soggiorno, quando si allontana,  i componenti si ritrovano spaesati. Il padre  cede la fabbrica, la figlia incomincia ad avere relazioni sessuali con molti uomini.
E qui entriamo in contatto per la prima volta con il perturbante presente in molte altre situazioni pasoliniane. Il perturbante, analizzato anche da Freud, è ciò di cui si è persa la familiarità e che improvvisamente ci turba perché l'abbiamo rimosso. Per Pasolini è il messianico, il sacro.
Quando Medea uccide i suoi figli, compiendo quindi un atto estremo, lo fa per vendicarsi di Giasone che l'aveva tradita con Glauce. La sua azione mira a cancellare per sempre la progenie di un uomo che aveva dissacrato il sacro vincolo del matrimonio. Nell'altro film "Edipo re",ugualmente, quando il fato avverso distrugge i sentimenti umani la tragedia sfocia nel sangue.
Un film autobiografico, una interrogazione continua sul significato dell'esistenza, l'onestà e il coraggio dell'azione umana, fallimentare in fin dei conti alla fine. Pasolini di sicuro conosceva Georges Bataille, per il quale due sono i tabù dell'essere umano: il sesso e la morte.
Un binomio che diventa più comprensibile se si considera che l'eros è semplicemente l'altra faccia di Tanathos.
Il mito è stato un tema importante per il cineasta friulano, così come il mondo arcaico, primitivo. I paesaggi sono spesso brulli, terrosi, pietrosi. E' un modo per combattere la modernità. Era contro la speculazione edilizia in un momento in cui il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale era in corso. Il mondo contadino è un bene comune universale; va tutelato come e quanto un'opera d'arte, secondo il nostro più acuto intellettuale del Novecento.
Se nello Yemen si è salvato un paesaggio lo dobbiamo a Pasolini. Egli andò in quel luogo della penisola arabica e girò un documentario con Rossellini produttore e l'inviò all'Unesco come appello di tutela e fu approvato. Nel 1982 in presenza di Romano Prodi si celebrò la ristrutturazione della città di "Sana A"con una targa di ricordo all'opera di Pasolini.
Su Napoli ha avuto parole di elogio.
"Napoli è la sola tribù che si è opposta alla modernità".
A parte Totò interprete di un suo film, nel 1971 gira il "Decamerone" tutto a Napoli ripreso da quello del Boccaccio. Le chiese sono medievali. Sceglie Santa Chiara. Non è più l'ambiente borghese di Firenze ma quello plebeo di Napoli. Si racconta la vitalità dell'amore e del sesso che non è mai peccato. Lui stesso è presente nel film come allievo di Giotto.
L'ultimo suo libro è "Petrolio"in cui rivisita tutti suoi scritti, i suoi pensieri alla luce della crisi petrolifera di quegli anni. Incompiuto, scrisse solo 700 pagine. Uscì postumo come il suo film "Salò o le 120 giornate di Sodoma" che non riuscì a vedere perché fu ucciso barbaramente.
Il film si rifa alle "120 giornate di Sodoma" del marchese De Sade che scrisse nella prigione della Bastiglia durante la rivoluzione francese. Era un libertino, sposato pure, ma dai costumi molto licenziosi. Dopo la presa della Bastiglia finì in manicomio.
I 4 nobili che scelgono un certo numero di ragazzi e ragazze e li conducono in un castello dove abusano di loro in tutti i sensi possibili, vessandoli in quanto deboli e indifesi fino a mortificarne il corpo, sono sostituiti da Pasolini con 4 gerarchi fascisti della Repubblica di Salò. E' una chiara denuncia del Potere, ripetuto in tutte le salse possibili. Sì perché il potere è anarchico, non guarda in faccia a nessuno, fa ciò che vuole, non solo; è arbitrario, non segue la logica comune. Ognuno di noi odia il potere che subisce in tutte le sue sfaccettature. La prepotenza e la prevaricazione sono suoi derivati.
Il film fu censurato e come tanti altri suoi film fu sequestrato e dissequestrato, tagliato e solo nel '78 fu liberalizzato.
Sul Corriere della sera nel 1974 uscì un suo pezzo fortissimo "IO SO"con una lungaggine di argomenti "Ma non ho le Prove". Naturalmente parliamo degli anni di piombo, quando agivano le Brigate rosse. Nel 1975 il 2 novembre era con Giuseppe Pelosi, dopo un appuntamento alla stazione Termini per un caffè, si recarono al Lido d'Ostia. Qui fu dapprima percosso in malo modo e poi qualcuno salì sulla sua stessa macchina e lo travolse finendolo brutalmente. Si chiamò Ninetto Davoli per il riconoscimento ufficiale della salma. Pelosi trascorse 9 anni in carcere, ma il mistero sulla sua morte permane irrisolto.
Non è una novità, troppe cose successe in Italia in quegli anni giacciono senza una risposta, né una spiegazione. Forse perché intervennero i servizi segreti.
Certo è che un Paese che non ha fatto i conti con il proprio passato e quel passato che ha visto anche l'uccisione di Aldo Moro, resta un Paese senza futuro.

Elvira Brunetti