lunedì 31 luglio 2023

Evento epocale



 
 
Sabato 5 agosto alle ore 21:30 presso il chiostro della chiesa d S. Maria Visitapoveri, sita nel centro di Forio d'Ischia, vicino al municipio, evento epocale: la presentazione dell'ultimo best seller di Achille della Ragione: 


A dialogare con l'autore ci sarà Carlo Spagna, Presidente della Corte d'Assisi di Napoli, mentre alcuni passi del libro saranno letti dalla professoressa Elvira Brunetti.

Seguirà la visita della chiesa e per alcuni presenti un rinfresco.

Non mancate e diffondete la notizia ai 4 venti ad amici, parenti collaterali ed affini. 



Alcune foto dell'evento del 5 agosto a Forio d'Ischia, fornite da Loretta Schiano.

 




Achille con alcune ammiratrici

giovedì 27 luglio 2023

Rabdomanzia una facoltà in declino

 


Oggi se abbiamo sete apriamo il frigorifero e beviamo un bicchiere di Ferrarelle o Vitasnella, a seconda se vogliamo acqua gassata o liscia. I più poveri vanno in cucina e dal rubinetto si accontentano di acqua naturale. I morti di fame, come i contadini, immergono un secchio nel pozzo e si accontentano di acqua piovana.

Ma gli uomini primitivi, massimo ogni 2-3 giorni dovevano bere, identificando una sorgente naturale per cui la natura, o Dio se più vi piace, aveva previsto che possedessero la capacità di identificare dove sgorga dell'acqua, una facoltà che può identificarsi come una specie di rabdomanzia, della quale ora spiegheremo ai nostri lettori il suo percorso storico.

Voglio raccontare un incontro che ho avuto in Lombardia negli anni Sessanta, quando viaggiavo in autostop ed alloggiavo in un campeggio contiguo all'autodromo di Monza. Ebbi modo di conoscere e vedere in azione un rabdomante particolarmente dotato, il quale riusciva ad identificare giacimenti di metano e ne localizzò varie decine, collaborando a diminuire le nostre importazioni dall'estero con beneficio per la nostra bilancia commerciale.

Secondo l'etimo (dal gr. ῥάβδος "verga" e μαντεία "divinazione"), la parola rabdomanzia indica la divinazione compiuta a mezzo di un bastoncello, nella forma cioè tradizionale e antichissima che trae la sua origine dai culti arcaici degli alberi e delle piante. In tempi più vicini a noi, il vocabolo (talora sostituito da quelli di radiomanzia, radioestesia e simili) è stato assunto a indicare la ricerca e il ritrovamento di cose nascoste nel sottosuolo (per lo più acqua o metalli), da parte di persone specialmente sensibili (rabdomanti), che adoperano spesso bacchette speciali, o loro equivalenti. 

 

Gli antecedenti storici della rabdomanzia, intesa in questo più preciso significato, non pare si possano considerare come molto lontani dall'epoca nostra. Non si potrebbe infatti ricondurre sotto l'anzidetta definizione il noto episodio biblico di Mosè che fa sgorgare l'acqua dalla roccia di Ḥoreb, percuotendola con la verga (Esodo, XVII, 3 segg.); e tanto meno altri episodî di divinazione a mezzo di verghe, tanto biblici, quanto di scrittori dell'epoca classica (Cicerone e Livio). Sappiamo invece con certezza che in Germania, nel sec. XVI, la bacchetta divinatoria  era usata largamente nelle miniere, per trovare filoni di carbone o falde metalliche. I mercanti inglesi girovaghi dell'epoca elisabettiana introdussero queste pratiche nelle miniere della Cornovaglia, e tanto nella Gran Bretagna quanto in Francia la rabdomanzia venne applicata alla ricerca dell'acqua sino dal sec. XVII. Gli studi moderni intorno al fenomeno s'iniziano peraltro solo con la pubblicazione, rimasta classica, dell'abate L. di Vallemont, La physique occulte ou Traité de la baguette divinatoire (Parigi 1693). Contro la tesi, sostenuta da varie autorità dell'epoca, secondo cui il fenomeno della rabdomanzia si doveva ricondurre a influenza diabolica, il Vallemont sostenne ch'esso si doveva attribuire a cause prettamente naturali, e ne descrisse minuziosamente le varie modalità.


Tradizionalmente, il rabdomante opera come segue: si munisce di una bacchetta foggiata per lo più a Y rovesciato, la impugna con le due mani, lasciando in avanti la parte terminale, parallela o lievemente obliqua rispetto al suolo, e procede sul terreno da esplorare: in prossimità di falde acquee o di filoni metallici, la bacchetta, guidata da moti muscolari automatici, si alza, si abbassa, gira, indicando il luogo dove occorre scavare. 

La forma della bacchetta varia alquanto nelle diverse epoche e secondo le singole abitudini dei rabdomanti, e viene talvolta sostituita da pendoli o da altri apparecchi, tal'altra manca del tutto. Quasi ogni rabdomante ha le sue abitudini e le sue concezioni intorno al significato dei moti della bacchetta o del pendolo, e alla relativa profondità ed estensione dell'acqua o del minerale cercati.


Dopo il Vallemont, gli studiosi che si sono occupati di rabdomanzia hanno seguito due vie divergenti: dagli uni si tende a considerarla come un fenomeno di ordine fisico, ammettendo cioè che dall'acqua o dai metalli o dagli oggetti imprigionati nel suolo partano speciali radiazioni capaci di svegliare la specifica sensibilità dell'apparato neurovegetativo dei rabdomanti, e di provocare in essi scariche motorie; dagli altri si tende a fare della rabdomanzia un caso particolare di quella facoltà di conoscenza extranormale che Ch. Richet ha definito col termine generico di criptestesia, e a considerare il fenomeno come propriamente e squisitamente "metapsichico". Molteplici argomenti sono stati arrecati a sostegno dell'una come dell'altra tesi; il fatto che alcuni rabdomanti sembrano poter esercitare la loro facoltà anche avvalendosi di carte topografiche e di piani catastali starebbe peraltro a per lo meno dimostrare che, a un certo punto, è necessario abbandonare la prima a favore della seconda. 

 



Le ricerche intorno al meccanismo del fenomeno rabdomantico (che come tale è ormai fuori discussione) proseguono anche attualmente e con grande alacrità in ogni paese: congressi, esperienze compiute su larga scala, applicazione alle manifestazioni dei più sottili metodi d'investigazione, anche strumentale, permettono di considerare non lontano il giorno in cui la rabdomanzia sarà definitivamente strappata alla superstizione, e acquisita alla scienza. 

 



mercoledì 26 luglio 2023

Miracolo o prodigio?


fig.1 - La più antica immagine di San Gennaro


Parlare di miracoli per un ateo inveterato come il sottoscritto è alquanto imbarazzante, ma prometto ai miei lettori che sarò rigorosamente neutrale e mi farò assistere nella stesura del testo da un caro amico Luciano P. bizzoco doc che, per quanto ottantenne e gravemente malato, ogni mattina esce di casa per ricevere la comunione, recita ogni sera il rosario e crede fermamente che  nel corso della sua vita ha avuto più volte delle visioni celesti.

Cominciamo la nostra disquisizione partendo da un evento famoso in tutto il mondo riguardante San Gennaro (fig.1) e che unisce miracolo e prodigio nello stesso tempo. Miracolo per i fedeli, per fortuna sempre meno numerosi, prodigio per la Chiesa che non ha ritenuto mai lo scioglimento del sangue dalle ampolle (fig.2) come miracolo.

All'argomento ho dedicato un best seller: "San Gennaro ora basta" il cui scopo è quello di sfatare definitivamente una serie di boiate e corbellerie, che circolano in letteratura, ma soprattutto ha avanzato una proposta per demolire in maniera inoppugnabile il "prodigio" dello scioglimento del suo sangue in date prestabilite.

fig.2- L'ampolla nelle mani del cardinale Sepe alla presenza di papa Francesco


Per scoprire uno degli errori più abusati: Napoli città dei sangui, basta aver frequentato con profitto le elementari, apprendendo che la parola sangue non possiede il plurale; per accertarsi che la decapitazione del santo, avvenuta secondo la leggenda il 19 settembre del 305, regnante l'imperatore Diocleziano, bisogna aver frequentato le scuole medie ed appreso durante le ore dedicate alla storia che a quella data l'imperatore era diverso; infine per intendere l'errore di liquefazione del grumo di sangue, bisogna aver frequentato le lezioni di fisica al liceo, acquisendo la nozione precisa di liquefazione, che consta nel passaggio di un corpo dallo stato gassoso allo stato liquido.

Ho più volte messo in risalto con lettere ai giornali che  nelle ultime decine di date il sangue prelevato dalla cassaforte è già sciolto, cosa che probabilmente avviene durante l'anno decine di volte e basterebbe posizionare una micro telecamera a raggi infrarossi nella cassaforte per accorgersi del ripetersi a catena dell'evento. Per il prestigio di San Gennaro sarebbe un brutto colpo, ma finalmente la nostra città potrebbe entrare a testa alta nel mondo contemporaneo.

Fig.3 Simone Martini,
Miracolo del beato Novello, Siena, Pinacoteca Nazionale

Un miracolo in teologia, è un evento straordinario, al di sopra delle leggi naturali, che si considera operato da Dio direttamente o tramite una sua creatura. Nel linguaggio comune, per estensione, il termine miracolo indica anche un fatto eccezionale, che desta meraviglia. 

Sui fatti ritenuti miracolosi si è sviluppato storicamente un dibattito tra i sostenitori della loro natura divina e i sostenitori di un approccio razionalista al fenomeno che negano spesso sia la veridicità che la natura soprannaturale di tali eventi.

Il miracolo nelle religioni

Nell'ebraismo, così come nell'Islam, i miracoli sono considerati segni dell'onnipotenza di Dio.

Nella Bibbia svariati eventi vengono presentati come miracolosi. Si deve tuttavia fare una differenza tra l'interpretazione ebraica, ovviamente limitata all'Antico Testamento, e l'interpretazione cristiana, che abbraccia soprattutto il Nuovo Testamento, del quale l'Antico è letto come prefigurazione.

I miracoli nell'Induismo

I testi sacri propri dell'Induismo contengono vari esempi di miracoli, tra cui la comparsa di un ponte sull'oceano per lasciare che gli eserciti di Rāma lo attraversino, il salvataggio divino di Prahlada alla cui vita si era attentato con molti mezzi (fuoco, calpestamento ad opera di elefanti, ecc), la scomparsa del corpo fisico di Mīrābāī e Andal mentre entrano nel santuario di un tempio, Krishna che risuscita dai morti Parikshit. In epoca recente si sarebbero verificati miracoli da parte del dio Ganesha; tra i più rilevanti quello del 21 settembre 1995, quando in diverse parti del mondo - dall'Asia alle comunità induiste europee ed americane - le statue della divinità avrebbero bevuto del latte

I miracoli nel Cristianesimo

Nel Nuovo Testamento i principali miracoli sono opera di Gesù, e sono accompagnati da un valore simbolico; spesso capita che lo stesso Gesù si rifiuti di fare miracoli per fare proseliti. Da ricordare, come momento topico, la tentazione di Satana che nel deserto propone a Gesù di cambiare i sassi in pane; Gesù rifiuta, con questo e altri segni, di far diventare i miracoli segni per convincere i testimoni. Da ricordare, dopo la moltiplicazione dei pani, come Gesù si nasconda per fuggire alla gente che voleva farlo re. Gesù evita che i miracoli da lui operati possano venir equivocati dalla folla. Numerose sono le volte che Gesù chiede ai miracolati di rimanere in silenzio e di non dirlo, è sempre fatto divieto a chi riceve un miracolo di seguirlo (in una certa visione del messaggio evangelico, l'unico segno attorno a cui ci si può convertire è infatti quello della croce). Il Nuovo Testamento riferisce anche di miracoli operati dagli Apostoli, attribuendoli esplicitamente al potere concesso loro da Gesù, perché potessero testimoniare la loro fede e annunciare il regno di Dio. Essi vengono presentati dagli evangelisti come opere di Gesù, il Cristo, termine greco che traduce l'ebraico Messia, e sono considerati come parte della proclamazione del regno divino, a solo scopo di sollecitare il pentimento e la conversione a Dio. Nel Nuovo Testamento è presente anche la figura di Simone Mago che compie prodigi considerati veri miracoli dai testimoni.

I miracoli secondo la Chiesa Cattolica

Il miracolo viene spesso inteso come un'opera di Dio, anche se può avvenire tramite l'intercessione dei Santi. La Chiesa cattolica romana richiede due distinti eventi miracolosi, avvenuti dopo la morte e riferibili alla sua intercessione, come presupposto per la causa di canonizzazione dei santi, uno per la Beatificazione, più un secondo per la Canonizzazione.

Secondo la procedura attuale, definita nel 1983, l'inchiesta compiuta dalla Chiesa per accertare la verità del miracolo si basa, nei casi di guarigione inspiegabile, su un'attenta analisi dei fatti da parte di una consulta medica nominata dalla Congregazione per le cause dei santi composta da specialisti sia credenti sia non credenti, la quale verifica se il caso in esame soddisfi i sette criteri definiti dal cardinale Prospero Lambertini, poi papa Benedetto XIV, nel De servorum beatificatione et beatorum canonizatione (1734). Fondamentale il 7º e ultimo punto: la guarigione deve dimostrarsi permanente, e ciò richiede un periodo di osservazione notevole, convenzionalmente sui 20-25 anni. 

In caso di responso positivo, si valuta se le circostanze dell'evento sono compatibili con un intervento divino, ad esempio se la persona guarita miracolosamente stava pregando o era in pellegrinaggio in un santuario, o se qualcuno aveva fatto una di queste cose per lei, altrimenti la guarigione, anche se avente tutte le caratteristiche oggettive per esser dichiarata miracolosa è archiviata come remissione spontanea.

In senso lato, parte della Chiesa cattolica considera come miracoli anche eventi non prettamente fisici come le guarigioni corporali ma vi include anche i cosiddetti "miracoli spirituali" o "interiori", come per esempio l'improvvisa e completa conversione alla fede di persone fino a un istante prima incredule, atee, fortemente e dichiaratamente ostili e nemiche della fede. Il caso più famoso è, nella Bibbia, la Conversione di Saulo sulla via di Damasco. 

Un'altra categoria particolare di miracoli è rappresentata dai miracoli di moltiplicazione degli alimenti (cibo e bevande). Vengono citati a questo proposito dalla tradizione cattolica numerosi santi e beati, come sant'Andrea Uberto Fournet, san Gaspare del Bufalo, san Giovanni Bosco, santa Germana Cousin, santa Chiara d'Assisi, san Riccardo di Chichester, santa Teresa d'Avila, santa Francesca Romana, santa Maria Maddalena de' Pazzi, san Pio V, san Tommaso da Villanova, san Luigi Bertrando, santa Rosa da Lima, san Luigi Gonzaga, san Francesco Saverio, santa Cunegonda, sant'Elisabetta del Portogallo, beato Andrea Hibernón, san Crispino da Viterbo, venerabile Giovanna Maria della Croce, santa Veronica Giuliani, san Paolo della Croce, santa Liduina di Schiedam. Esistono spesso testimonianza giurate, citate anche nei processi di beatificazione e canonizzazione. Fra i casi riconosciuti dalla Chiesa cattolica, ci sono il miracolo del riso di Olivenza (Spagna, 1949) e il miracolo dell'acqua di Nipepe (Mozambico, 1989).

Ad eccezione dei miracoli di Gesù contenuti nei Vangeli canonici, la Chiesa cattolica non impone nessun miracolo come obbligatorio da credersi. Per la dottrina cattolica, i miracoli sono segni di Dio e sono orientati alla Fede, non alla soluzione di problemi materiali. Il miracolo non genera automaticamente la Fede in Dio, che può essere aiutata, ma non sostituita, da un evento materiale ancorché miracoloso; pertanto i miracoli non possono costituire la strada ordinaria dell'annuncio della Fede.

Ebraismo

Maimonide asserisce che il miracolo attesta l'avvenuta creazione del Mondo.

Egli afferma anche che il miracolo, spesso, potrebbe suscitare perplessità qualora sia perpetuo, anche se ciò possibile, infatti l'evento della terra, aperta e poi richiusa, sotto Core ed i suoi seguaci e l'apertura delle acque del Mar Rosso che poi si riversarono su alcuni degli egizi furono non perpetui.

Così Nachmanide, come per la Chassidut, molti spiegano ancora che la stessa esistenza del Creato è un miracolo "continuo" infatti essa potrebbe essere riportata al nulla qualora Dio volesse, anche in un istante, concludendo però con l'espressione "...che Dio non voglia".

Nel testo "Be'ur" di Bahya ben Asher è scritto che esistono "miracoli nascosti" e "miracoli manifesti": del primo caso ve ne furono anche per i patriarchi ebrei, in merito a quelli del secondo è descritto che avvengono ...modificando le "leggi" Naturali della Creazione.

I miracoli secondo la filosofia e la scienza

I filosofi razionalisti, in particolare David Hume, identificando il Creatore con le sue leggi, hanno opposto obiezioni alla possibilità di eventi miracolosi. La tesi razionalista indica che un evento si può considerare miracoloso solamente perché l'uomo in quel momento non possiede una conoscenza piena ed esaustiva delle leggi della natura che lo regolano. Rifacendosi a Baruch Spinoza, che afferma che il richiamo alla volontà divina non sarebbe altro che una scusa per i limiti della nostra conoscenza[25], il razionalismo afferma che appellarsi a un miracolo è semplicemente un'ammissione di ignoranza.

Tale punto di vista è condiviso da una larga parte degli scienziati contemporanei, per i quali non è possibile parlare di miracolo. I miracoli avvengono infatti nel mondo fisico, che è governato dalle leggi naturali che gli scienziati cercano di scoprire mediante osservazioni e indagini empiriche. Ciò che alcuni considerano un miracolo è semplicemente un fatto per cui ancora non sono note le leggi naturali ordinarie che lo regolano, oppure un fatto la cui spiegazione con leggi naturali ordinarie è ben nota alla comunità scientifica, ma questa spiegazione è ignorata dalle persone che credono a quel miracolo, oppure una leggenda non avvenuta realmente. La scienza cerca le spiegazioni dei fenomeni del mondo fisico nell'ambito delle leggi naturali, rifiutando di considerare qualsiasi ipotesi di intervento soprannaturale o trascendente; il concetto di miracolo inteso come intervento diretto divino sarebbe in contraddizione con il metodo scientifico e l'approccio razionalista, che per i fenomeni fisici non contempla la possibilità di una causalità non materiale. 

Anche taluni teologi (come Hans Küng) sposano la tesi dell'inviolabilità delle leggi naturali e quindi dell'impossibilità dei miracoli. Il biblista Xavier Léon-Dufour sostiene che il miracolo non può essere una violazione delle leggi naturali o una deroga ad esse, perché se Dio agisse in questo modo andrebbe contro se stesso, dato che è all'origine del mondo e non in contraddizione ad esso. Secondo il filosofo e teologo protestante James A. Keller, i miracoli intesi come interventi diretti di Dio pongono anche problemi di carattere morale: se Dio, violando le leggi naturali, intervenisse a favore di qualcuno senza fare nulla per le tante altre persone che si trovano nella stessa situazione, farebbe una discriminazione e il miracolo finirebbe per risultare immorale. Altri teologi ritengono invece che i miracoli siano eventi naturali inconsueti, di cui Dio si serve per inviare segnali all'uomo.

Alcuni scienziati credenti sono tuttavia possibilisti sui miracoli, ritenendo che la natura sia più complessa di ciò che immaginiamo e abbia delle potenzialità sconosciute. Essi pensano che le leggi naturali non sarebbero rigide ed immutabili, ma avrebbero un ampio spazio di indeterminazione, per cui non sarebbe possibile conoscerle fino in fondo; in questo quadro si potrebbe inserire un'azione molto sottile del Creatore, che non sarebbe "contro natura" o "in deroga alla natura", ma "secondo natura" in base a regole sconosciute.


Fig.4 santuario di Lourdes 

Tra i miracoli più famosi sono quelli che avvengono a Lourdes, in Francia, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, la giovane Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, riferì di aver assistito a diciotto apparizioni della Madonna, in una grotta poco distante dal piccolo sobborgo di Massabielle. Tali apparizioni, che dopo 4 anni furono riconosciute formalmente come autentiche dalla Chiesa cattolica, sono tra le più celebri, anche perché fin dall'inizio di esse si verificarono molti fatti che i fedeli e la Chiesa interpretarono come guarigioni miracolose di patologie gravi o gravissime. Tra tutti questi episodi la Chiesa, al 2018, ha dichiarato formalmente di ritenere miracolose 70 guarigioni di ammalati recatisi a Lourdes in pellegrinaggio.

Presso il santuario di Lourdes si trova il Bureau des constatations médicales (Ufficio delle constatazioni mediche), costituito nel 1905 da papa Pio X, che opera secondo i criteri definiti nel XVIII secolo dal cardinale Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, per i processi di beatificazione.

Tale ufficio, cui sono invitati a partecipare medici di "qualsiasi convinzione religiosa" esamina i casi di presunte guarigioni miracolose che, successivamente, il Comitato Medico Internazionale di Lourdes (CMIL), organismo con sede a Parigi e composto da circa 40 medici specialisti provenienti da tutto il mondo può in autonomia eventualmente definire inspiegabili secondo le attuali conoscenze scientifiche; in seguito, dopo altre valutazioni, la Chiesa cattolica può affermare il carattere "miracoloso" di una guarigione. Attualmente i casi riconosciuti ufficialmente come tali sono 70. 

Secondo la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche, affinché una guarigione sia definita inspiegabile dal punto di vista medico devono essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • La diagnosi originale deve essere verificata e confermata senza alcun dubbio.
  • La malattia deve essere considerata incurabile secondo le attuali conoscenze mediche.
  • La guarigione deve essere immediata, con rapida remissione dei sintomi o dei segni della malattia.
  • La guarigione deve essere completa, senza disturbi residui.
  • La guarigione deve essere definitiva, senza ricadute.

Sandro De Franciscis, dal 2009 presidente del Bureau des constatations médicales di Lourdes, ha affermato che in 150 anni sono state dichiarate circa 7.500 guarigioni, anche se solo 70 di queste sono state riconosciute dalla Chiesa cattolica come miracoli.

Elenco delle guarigioni di Lourdes riconosciute come miracolose dalla Chiesa cattolica

Su circa settemila guarigioni dichiarate a Lourdes dal tempo delle apparizioni oltre duemila sono state giudicate inspiegabili. di queste ultime, fino a oggi, settanta sono state riconosciute come miracolose dalla Chiesa cattolica; l'ultima, riguardante suor Bernadette Moriau, è avvenuta nel 2008

L'80% dei malati che la Chiesa considera guariti miracolosamente è costituito da donne. L'ammalato più giovane aveva 2 anni al momento della guarigione. I Paesi d'origine sono: Francia (55), Italia (8), Belgio (3), Algeria (1), Germania (1), Austria (1) e Svizzera (1). Sei malati affermarono di essere guariti per intercessione della Madonna di Lourdes, sebbene non si fossero recati a Lourdes. I più numerosi (49) sarebbero guariti a contatto con l'acqua di Lourdes, e di essi 39 nelle piscine.

L'acqua della grotta di Massabielle

Nella grotta di Massabielle si trova la sorgente che la Madonna avrebbe indicato a Bernadette il 25 febbraio 1858, durante la nona apparizione.

Le analisi dell'acqua, la prima delle quali eseguita il 7 agosto 1858, hanno dimostrato che si tratta di comune acqua potabile «né antisettica né antibiotica» e priva di sostanze che potrebbero conferirle un valore terapeutico, come confermato dagli esami dell'8 ottobre 1964. L'acqua sgorga alla temperatura di 12°C con un flusso compreso tra 17.000 e 72.000 litri al giorno, a seconda delle stagioni. Viene cambiata due volte al giorno, dunque non dopo ogni singola immersione, nelle piscine dove si immergono i malati, affetti dalle patologie più diverse, anche contagiose, comprese svariate affezioni dermatologiche (circa duemila persone al giorno si immergono nelle vasche).

Opinioni sui miracoli

Luc Montagnier, direttore dell'Istituto Pasteur, scopritore del virus dell'HIV e vincitore del Premio Nobel per la medicina 2008 ha scritto:

«Riguardo ai miracoli di Lourdes che ho studiato, credo effettivamente che si tratti di qualcosa non spiegabile. […] Io non mi spiego questi miracoli, ma riconosco che vi sono guarigioni non comprese allo stato attuale della scienza.»

Critiche

Le critiche maggiori vertono sulla percentuale di successo delle guarigioni avutesi a Lourdes che sarebbe di gran lunga minore della percentuale di remissione spontanea di molte malattie. Si cita il matematico italiano Piergiorgio Odifreddi:

«Ci illudiamo di ottenere un miracolo a Lourdes, benché in centocinquant'anni la Madonna ne abbia ufficialmente concessi solo sessantacinque, a cento milioni di pellegrini. Una media, inferiore a uno su un milione, di gran lunga più bassa della percentuale delle remissioni spontanee dei tumori, che è dell'ordine di uno su diecimila. Senza contare che, come osservava Émile Zola, fra gli ex voto si vedono molte stampelle ma nessuna gamba di legno.»

(Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso, Einaudi, 2001)


lunedì 24 luglio 2023

Ipnosi

 

fig.1 - Lo sguardo di un magnifico
esemplare di gorilla

Apro una breve parentesi per raccontare ai miei lettori che, da giovane, mi ero esercitato per anni a fissare gli occhi degli altri e possedevo uno sguardo talmente potente da intimidire chiunque e solo tre volte in decenni mi era capitato di scontrarmi con uno più potente. La prima volta durante uno spettacolo all'anfiteatro di Pompei, quando incrociai gli occhi di Nureyev, il più celebre ballerino di tutti i tempi, la seconda volta mi capitò a Roma, durante un congresso del partito radicale, quando, salito sul palco per un discorso, il mio sguardo si confrontò con quello di Luca Coscioni, che, costretto dalla sla, a vivere paralizzato su una sedia a rotelle, poteva muovere un solo dito collegato ad un computer vocale con il quale affascinava gli ascoltatori.

La terza volta nello zoo di New York, il più importante del mondo, situato nel Bronx, dove fui attirato dal gruppo dei gorilla, gli animali più fotografati dai visitatori, in particolare dal maschio dominatore, il cui sguardo minaccioso (fig.1) si incontrò con il mio per circa un minuto, fino a quando non fui costretto a calare gli occhi a terra.

In seguito ho sfruttato per anni questo mio potere per far cadere in una sorta di catalessi le pazienti (fig.2) del mio studio che dovevano sottoporsi ad un'aspirazione col metodo Karman e che in tal modo risparmiavano un'endovena di Valium.


 

Fig.2 - paziente ipnotizzata 

L'ipnosi può essere indotta da un operatore esterno tramite una suggestione dovuta ad un'immagine o un suono che il soggetto percepisce intensamente;

L'ipnosi è una condizione molto simile al sonno, provocata artificialmente da un operatore o dal soggetto stesso (autoipnosi). Trovandosi in questo stato, il soggetto sembrerebbe privo di coscienza e di volontà. La differenza sostanziale tra ipnosi e sonno è che il sonno è una condizione di concentrazione ridotta (nel soggetto si ha un obnubilamento della coscienza), mentre nell'ipnosi la concentrazione è aumentata e ciò permette di norma al soggetto di essere ricettivo alle suggestioni. La disciplina che utilizza l'ipnosi in ambito terapeutico si chiama ipnoterapia. 

Storia

L'ipnosi, intesa come potenzialità della mente umana, pare essere stata impiegata fin dall'antichità; Charles Arthur Musès (1972) scrive di aver trovato un'antica registrazione di una seduta ipnotica nella incisione di una stele egizia risalente al regno di Ramesse XI della XX dinastia egizia, circa 3.000 anni fa

Nel papiro di Ebers (circa 1.500 a.c.) si descrivono rituali magici che inducono la persona in uno stato alterato con il fine di guarirla. Il papiro di Leida, risalente al regno di Ramsete XII, descrive una tecnica di induzione ottenuta facendo dondolare una lampada davanti agli occhi della persona. Caldei, Medi, Persiani, Egizi, Aztechi, Maya, Zapotechi, praticavano rituali simili. Tra gli indiani l'ipnosi e l'autoipnosi (dei fachiri) sono praticate da almeno duemila anni, gli Ebrei si avvalevano di pratiche ipnotiche per indurre la divinazione. Tra nativi americani Chippewa la trance ipnotica indotta attraverso la ripetizione del canto dello sciamano aveva funzione analgesica e di preparazione all'insegnamento dei costumi tribali nei riti di iniziazione dei giovani alla pubertà.

Il primo tentativo di considerare scientificamente l'ipnosi si ebbe nel 1772 con Franz Anton Mesmer, che ne diede una spiegazione scientifico-naturalistica ritenendo che i fenomeni organici fossero influenzati dal magnetismo gravitazionale e che la malattia fosse causata dall'alterazione nel corpo di un fluido necessario a connettere gli uomini ai corpi celesti: la guarigione poteva essere ottenuta applicando al corpo dei magneti che riequilibrassero il fluido bio-cosmico. Mesmer comprese il valore del legame terapeutico e ridusse l'uso dei magneti a favore delle relazione, ma pochi ne capirono l'importanza e l'ipnosi venne delegata ai teatranti di strada che ne favorirono l'uso popolare.

Secondo Gualtiero Guantieri (1927-1994) l’ipnosi, al pari di ogni altra disciplina, presenta due fasi che trapassano gradualmente una nell'altra: da una fase empirica, prescientifica, fondata esclusivamente sull'osservazione dei fenomeni, si passa a una fase scientifica, caratterizzata soprattutto dalla descrizione e classificazione dei fenomeni rilevati, nonché dalla ricerca del come e del perché essi possano prodursi.

La fase prescientifica dell’ipnosi inizia nella preistoria, della quale non si hanno testimonianze scritte, ma lo studio dei reperti archeologici rinvenuti e dei costumi degli attuali popoli primitivi, testimoniano la possibilità che fossero già allora presenti fenomeni di ipnosi e manifestazioni affini, indotti con varie modalità con scopi divinatori o terapeutici. Ad esempio i fenomeni studiati da Pierre Dominique Gaisseau sui primitivi neoguineani e da Francis James Gillen e Walter Baldwin Spencer sui primitivi australiani, tra i quali si registrano manifestazioni di analgesia, ad esempio in occasione di estrazione di denti. Compaiono poi cenni in opere letterarie o testimonianze scritte o raffigurate relative a complicati cerimoniali: ad esempio il rito del fuoco in uso nella medicina iranica agli inizi del VI secolo a.C. e pratiche mediche indiane posteriori al VI secolo, influenzate dal Brahmanesimo e dal Buddhismo, oppure alcune tecniche rituali appartenenti ai Maya, Aztechi e Incas, con finalità terapeutiche. Secondo Guantieri anche alcuni fenomeni che si accompagnano ai misteri bacchici della Magna Mater e della Terra Madre menzionati nell'Attis di Gaio Valerio Catullo, oltre alla cerimonia di iniziazione ai misteri di Sileno, dipinta nella pompeiana Villa dei Misteri, che prevedeva la fissazione protratta di una maschera raffigurante Sileno stesso riflessa in una coppa illuminata, implicavano fenomeni ipnotici.

Il termine deriva dal greco "hypnos", sonno, e fu introdotto da James Braid nella prima metà del XIX secolo per le analogie che a quel tempo sembravano esserci fra le manifestazioni del sonno fisiologico e quelle che si avevano in quella condizione particolare che si pensava creata dai magnetizzatori. Prima delle ricerche di Franz Anton Mesmer (1734-1815) tutti i fenomeni che oggi possono essere fatti rientrare in specifiche potenzialità dell'immaginazione erano considerati isolatamente come manifestazioni divine o diaboliche, oppure il risultato di pratiche magiche. Mesmer formulò nel 1779 la teoria del magnetismo animale, secondo la quale un fluido magnetico permeava l’universo e costituiva la base dell’interconnessione tra le creature, e la salute dipendeva da una sua corretta circolazione, mentre la malattia era causata da una sua alterazione. Le sue terapie ebbero all’inizio un misto di successo e di critiche, ma le sue teorie furono condannate dall'Accademia delle Scienze e dalla Facoltà di Medicina di Parigi nel 1784. Mesmer si trasferì quindi in Germania dove condusse vita appartata fino alla morte nel 1815

Gli sviluppi successivi di interpretazione dell'ipnosi si devono ai lavori di Ambroise-Auguste Liébeault (1823-1904), un medico di Nancy, e di Hippolyte Bernheim (1837-1919), famoso neurologo parigino. Insieme fondarono la Scuola di Nancy. La scuola di Nancy si trovò a dover opporre studi e teorie sull'ipnosi alla scuola di Jean-Martin Charcot (1825-1893) che operava all'Ospedale della Salpêtrière di Parigi. Mentre per la scuola di Nancy l'ipnosi era un fenomeno psicologico normale e tutti i suoi fenomeni potevano essere spiegati con la suggestione, Jean-Martin Charcot considerava l'ipnosi un fenomeno patologico, una nevrosi isterica artificiale. 


Fig.3 -Una seduta ipnotica
 raffigurata in un quadro del tardo XIX secolo


L’ipnosi conobbe applicazioni anche in chirurgia: i primi ad aver sperimentato l’ipnosi per l’analgesia chirurgica furono John Elliotson e John Forbes in Inghilterra. Il 12 aprile 1829, Jules Germain Cloquet effettuò il primo intervento con anestesia ipnotica in Francia, asportando una mammella a una paziente ipnotizzata, che non sentì dolore e non ricordò l'operazione subita al risveglio. Nel 1830 Jean Victor Dudet estrasse il primo dente in anestesia ipnotica. Nel 1880 Ambroise-Auguste Liébeault produsse analgesia totale in un travaglio di parto della durata di 22 ore.

Di ipnosi si occupò anche Sigmund Freud (1856-1939), ma la transitorietà dei risultati terapeutici, la laboriosità dei procedimenti ipnotici, la limitazione delle applicazioni terapeutiche e, forse non ultima, l'individuazione da parte sua di “un misterioso elemento” di natura sessuale, spinsero Freud ad abbandonare l'ipnosi e a creare un nuovo metodo: la psicoanalisi. Con la morte di Jean-Martin Charcot (1893) e l'inizio della psicoanalisi cominciò per l'ipnosi un periodo di decadenza.

L'interesse per l'ipnosi si risvegliò durante la prima guerra mondiale, quando con tale metodo si iniziarono a trattare le nevrosi traumatiche di guerra.

Grazie a Milton Erickson (fig.4) negli USA e ad altre importanti figure di livello internazionale, come Franco Granone e Gualtiero Guantieri in Italia, l'ipnosi ha subito un progressivo sviluppo nella seconda metà del XX secolo, acquisendo finalmente lo status di disciplina scientifica, medica e psicologica

In Italia la prima Associazione scientifica per lo studio e l'applicazione dell'ipnosi, l'A.M.I.S.I. (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell'Ipnosi), fu costituita nell'aprile del 1960. Nel 1965 fu costituito il Centro di Ipnosi Clinica e Sperimentale divenuto, nel 1979, Centro Italiano di Ipnosi Clinico-Sperimentale (CIICS) ad opera di Franco Granone, autore di importanti lavori sull’ipnosi, come il Trattato di ipnosi Nel 1985 fu fondata a Bologna la Società Medica Italiana di Psicoterapia e Ipnosi (SMIPI) da Riccardo Arone di Bertolino e in seguito a Roma la Società Italiana di Ipnosi (SII). Altri importanti esponenti e ricercatori con pubblicazioni in Italia e all'estero sull'Ipnosi moderna risultano essere Francesco Rossani, Rinaldo Livio Perri, Vilfredo De Pascalis, Francesco Di Russo.

Dopo la seconda metà del XX secolo si è registrato un crescente interesse per l’ipnosi, in particolare negli anni più recenti sono state create nuove opportunità di studio grazie allo sviluppo delle tecniche di imaging cerebrale, che permettono di visualizzare le variazioni dell’attività cerebrale durante lo stato di ipnosi 


Fig.4 - Ipnosi ericksoniana
Milton a lavoro

Attualmente l'ipnosi è definita negli ambienti universitari come "la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata in una precisa rappresentazione mentale, sia autonomamente (autoipnosi), sia con l'aiuto di un operatore con il quale si è in relazione".

È inoltre opportuno differenziare i termini: ipnosi e ipnotismo, intendendo con "ipnosi" lo stato particolare, neuro-psicofisiologico (trance) del soggetto e con "ipnotismo" la metodica e le tecniche impiegate dall'ipnotizzatore per realizzare l'ipnosi.

Diverse sono ancora oggi le teorie e le interpretazioni del fenomeno che si confrontano. In termini neurofisiologici l'ipnosi viene interpretata come condizionamento, apprendimento, inibizione ed eccitazione corticale e in termini psicologici è interpretata come rapporto interpersonale, come suggestione, come gioco di ruoli, come regressione e come transfert; alcuni addirittura sostengono che l'ipnosi non esista in quanto per spiegare i fenomeni osservati non è necessario ricorrere al concetto di ipnosi. Tutti punti di vista plausibili e tutti rientranti in ciò che oggi sappiamo essere l'ipnosi. L'ipnosi non è altro che "la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata". Quest'ultima è la definizione fatta propria dal CIICS (Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale).

In ipnosi è possibile modificare il vissuto sensoriale; il vissuto di schema corporeo e in particolare è possibile un controllo del dolore. Il soggetto in ipnosi può orientare con facilità la propria introspezione nei diversi settori del suo organismo, può ampliare o ridurre le sensazioni che provengono dall'interno del suo corpo, può alterare i parametri fisiologici avvertibili come il battito cardiaco, il ritmo respiratorio, la temperatura cutanea. Ad esempio, suggerimenti di freddo e di caldo possono portare rispettivamente a vasocostrizione e a vasodilatazione. Semplici suggerimenti di maggior o minor frequenza del battito cardiaco e del respiro, di aumento o diminuzione della tensione arteriosa oppure di fatica muscolare e ansia o di tranquillità, sono altresì in grado di determinare effettivamente un aumento o una diminuzione della frequenza del polso, del respiro o della tensione arteriosa. Bernard Boris Raginsky, in un paziente al quale era stato asportato il seno carotideo a causa di episodi sincopali riferiti ad arresto cardiaco, ha riprodotto temporaneamente tale arresto, registrato su elettrocardiogramma, suggerendo al soggetto di rivivere uno dei suoi precedenti attacchi più gravi. Inoltre nell'ambito delle funzioni gastrointestinali è stata notata la tendenza all'aumentata produzione di succo gastrico e di pepsina inducendo soddisfazione, nonché la diminuita produzione, suscitando invece collera o paura.

Con l'ipnosi è possibile entrare nella propria storia e variare i criteri di elaborazione dell'informazione in ingresso; è possibile modificare i significati che il soggetto ha dato in passato alle sue esperienze fruendo delle alternative che possedeva. Si possono ottenere dei cambiamenti nella continuità della memoria (amnesie parziali o totali).

È stato invece provato che la possibilità di ricordare eventi passati di cui non si ha memoria è pressoché nulla: le indagini hanno dimostrato che terapie simili sono spesso causa di falsi ricordi o ricordi non esatti, dettati dalla fantasia del paziente o da un'interpretazione errata. 

 

Fig.5 - Il soggetto in ipnosi può modificare
la percezione del mondo esterno 

Attraverso l'ipnosi il soggetto può apprendere a rivedere la sua risonanza emotiva. Il senso dell'Io può essere distaccato da un'ampia varietà di tipo di informazioni e situazioni ai quali è normalmente applicato. In un soggetto in regressione d'età l'emergere di un ricordo con tonalità affettiva particolarmente coinvolgente può essere vissuto non come esperienza propria ma semplicemente come informazione neutra attinta dalla memoria. Il senso dell'Io può anche essere distaccato dal proprio corpo come avviene per la non percezione del dolore.

In ipnosi esiste la possibilità di alterare la qualità e la quantità del controllo della muscolatura volontaria, della motilità e in particolare di modificare alcune modalità di funzionare del nostro organismo, credute al di fuori di ogni controllo volontario, quali quelle del sistema neurovegetativo, del sistema neuroendocrino e del sistema immunitario. Tutte le possibilità di comportamento elencate non possono essere ovviamente pensate come realizzabili allo stesso livello da tutti i soggetti, almeno immediatamente, in quanto sono coinvolti predisposizione genetica e tempi di apprendimento.

Le tecniche di gestione dell'ipnosi, specialmente in ambito terapeutico, sono cambiate nel tempo in relazione alla maggior conoscenza e ai diversi criteri di interpretazione del fenomeno. Si è transitati dai "passi" di Franz Anton Mesmer, dalle tecniche che cercavano di indurre rilassamento e sonno, dalle suggestioni dirette all'eliminazione dei sintomi, per giungere con Milton Erickson e altri studiosi alle elaborate tecniche di visualizzazioni guidate e di regressioni di età orientate alla definizione e rielaborazione delle dinamiche inconsce per finalità psicoterapeutiche.

Le tecniche elaborate nel tempo sono state verbali, gestuali, attive, passive, di tensione, di rilassamento, dirette, indirette, mascherate, esplicite, accompagnate da comunicazioni visive, tattili, sonore e posturali.

Applicazioni

Le fonti più remote nelle diverse culture che fanno pensare all'uso dell'ipnosi in ambito terapeutico illustrano tale impiego prevalentemente rivolto al controllo del dolore, quindi come metodica analgesica. Da quando l'ipnosi è maggiormente conosciuta come modalità particolare del funzionare umano, che può essere tecnicamente controllata da esperti professionisti, è utilizzata in ambito extraterapeutico nello spettacolo, nello sport e nella ricerca, e in ambito terapeutico nelle diverse specializzazioni della medicina, della psicologia clinica e dell'odontoiatria.

Viene sempre più utilizzata con buoni risultati nel controllo delle emozioni (disturbi d'ansia, attacchi di panico, rabbie, tristezze) e delle dipendenze (alcol, fumo, droghe), attraverso le varie forme di psicoterapia e ipnositerapia. È impiegata in ostetricia nella preparazione e nella conduzione del parto, in odontoiatria nelle varie fobie da studio dentistico e come analgesico, in dermatologia nelle diverse forme di malattie psicosomatiche, e negli ultimi anni anche in oncologia come strumento del sostegno psicologico, impiegata come tecnica di rilassamento, e nella eliminazione degli effetti collaterali alle diverse terapie quali la nausea, il vomito, l'eccessiva stanchezza e ovviamente nella gestione delle diverse emozioni negative.

L'utilizzo dell'ipnosi nella terapia è detta ipnoterapia, (o, per evitare confusioni con la terapia del sonno, "ipnositerapia") ed è un lavoro clinico, ossia si tratta di impiegare lo stato e le dinamiche dell'ipnosi in una strategia terapeutica. Essa, poiché viene discutibilmente considerata una tecnica psicoterapeutica, in Italia può essere applicata solo da professionisti abilitati (medici, psicologi e odontoiatri).

L'ipnoterapia, attraverso le sue svariate metodiche, che spaziano dall'intervento diretto sul sintomo a sofisticate strategie di ristrutturazione di credenze e di personalità, può essere utilizzata da molti specialisti nel contesto delle loro specifiche competenze.

Psicoterapeuti, psicologi e psichiatri possono impiegare l'ipnoterapia per intervenire nelle diverse forme di nevrosi, nei disturbi somatoformi, nelle diverse dipendenze (alcol, tabacco, droga), nei disturbi sessuali di origine psicogena, nei disturbi alimentari. Gli anestesisti nel controllo del dolore, nella preparazione agli interventi chirurgici e nel post operatorio. Gli ostetrici e i ginecologi nella preparazione e nella conduzione del parto e nei disturbi ginecologici psicosomatici. Gli odontoiatri nel controllo delle fobie, delle ansie e del dolore (ipnodontria). Gli oncologi possono impiegare l'ipnoterapia nelle diverse fasi della malattia, in alcuni momenti sarà ipnoterapia di chiarificazione e di ristrutturazione psicologica di credenze false, in altri momenti sarà ipnoterapia orientata alla gestione delle emozioni, alla realizzazione della calma e al potenziamento del sistema immunitario, in altri momenti ancora sarà ipnoterapia di incoraggiamento e orientata al controllo del dolore fisico.

Gli studi in psicobiologia ed in psiconeuroendocrinoimmunologia hanno dimostrato che è possibile stimolare la risposta immunitaria per la cura di patologie della pelle e di allergie respiratorie. Ricerche scientifiche dimostrano una risposta immunologica anche nei tumori, con l'aumento dei linfociti T e NK, però solo in via del tutto temporanea, pertanto inutile ai fini terapeutici. 

L'ipnosi regressiva è considerata dalla comunità scientifica una procedura metodologica pseudoscientifica che crea dei falsi ricordi: la fonte dei ricordi, presentati come frutto di vite passate, è costituita da racconti creati dal subconscio sotto l'influenza delle informazioni e dei suggerimenti forniti dal terapeuta.I ricordi creati sotto ipnosi non sarebbero inoltre distinguibili dai reali ricordi e potrebbero apparire più vivi di quelli reali.

 

Fig.6 - moderna seduta di ipnosi


Critiche all'ipnosi

Piero Angela, avvalendosi di un'indagine del suo collaboratore Marco Visalberghi, ha messo in dubbio, nel libro Viaggi nella scienza, la reale efficacia dell'ipnosi nel recuperare ricordi del passato o addirittura di vite precedenti, sostenendo che essa sia sovente una forma di suggestione in cui il soggetto ipnotizzato non riporta alla memoria ricordi attendibili, ma accoglie fantasie suscitategli al momento, che poi, tornato lucido, qualifica come reali. In un altro libro (Nel cosmo alla ricerca della vita) Piero Angela ha mostrato che sotto ipnosi possono essere ricordate come reali delle esperienze che in passato si sono intensamente immaginate ma che non sono state vissute nella realtà.

False opinioni e pregiudizi comuni

Fra i pregiudizi diffusi sull'ipnosi (da cui derivano le riserve di alcuni pazienti) vi è quello secondo cui essa consentirebbe il controllo della mente e la perdita di coscienza. Questa idea, che corrisponde all'immagine dell'ipnosi riportata più frequentemente nella narrativa, nel cinema, nella fiction, e soprattutto in televisione, è fuorviante. Più corretto è dire che l'ipnosi fa vivere al soggetto un'esperienza di trance, senza tuttavia modificarne la personalità (e quindi, per esempio, la volontà o i principi morali).

Giuridicamente sono contemplati i reati con l'ipnosi, intendendo con ciò quei casi in cui si induca con la suggestione un soggetto a compiere un illecito. Esempio: un ipnotista suggestiona un individuo in modo da fargli credere che egli è nel proprio letto armato di un coltello, e che la persona che ha di fronte è un malvivente che ha appena ucciso la sua famiglia e ora vuole uccidere anche lui. La responsabilità di un'azione simile è di chi ha indotto la suggestione.

Oggi, grazie a tecniche di indagine sofisticate (risonanza magnetica funzionale, tomografia a emissione di positroni) sappiamo che il funzionamento ipnotico per sua natura ha poco o nulla di psicologico, in quanto l'ipnosi produce evidenti alterazioni neurofisiologiche, e questo avviene in modo non farmacologico, naturale, e sovente anche spontaneo. Per questo motivo non ha alcun senso confinare l'ipnosi al solo ambito clinico. Molti parlano di ipnoterapia, ma ad esempio Erickson ha affermato che una cosa come l'ipnoterapia non esiste (Seminars, Workshops, and Lectures of MHE, vol. IV), perché l'eventuale processo terapeutico non dipende affatto dalle parole o dalle azioni del terapeuta, come comunemente si crede, ma deriva interamente da una riorganizzazione interna che solo il paziente medesimo può portare a termine in un ambiente favorevole (Erickson, 1948). In pratica il presunto ipnoterapeuta è soltanto un mezzo.

Un altro pregiudizio è che l'ipnosi sia meramente suggestione. Per quanto appena detto è abbastanza ovvio che l'esperienza ipnotica è straordinariamente più importante e riabilitante di qualsiasi ingiunzione o suggerimento (Erickson, 1944). Infine, ciò che si sviluppa in trance deriva dalle attività del soggetto ipnotico e non dalle suggestioni (Erickson, 1948), e inoltre il terapeuta non può controllare né la trance né i fenomeni ipnotici (Erickson, 1962 e 1967), per cui i vari test che tentano di misurare oggettivamente la fenomenologia ipnotica perdono validità, dato che l'ipnosi è per sua natura una delle espressioni più soggettive e variabili della personalità. Nell'approccio ericksoniano il terapeuta non conta quasi nulla se non come mezzo di collaborazione, mentre il paziente acquista un valore enorme e quasi assoluto. Lo scopo della relazione ipnotica è dunque quello di facilitare un lavoro personale del quale spesso sanno ben poco sia l'operatore sia lo stesso soggetto ipnotico. Ma forse è proprio qui che troviamo l'aspetto più affascinante, profondo, e ricco dell'ipnosi come esperienza personale molto forte e significativa.

Infine, si tenga conto che il principio di autorità è finito con il Medioevo. A quel tempo per dimostrare qualcosa si diceva: "ipse dixit", l'ha detto lui (Aristotele). Oggi sembra che stia accadendo la stessa cosa con Erickson, il cui nome viene citato per dare credibilità a certe affermazioni. Di questo fenomeno Erickson si era già lamentato nel 1964 in un suo editoriale.

Sebbene non sia molto conosciuto e praticato in Italia, trova piena legittimazione nel principio della libertà terapeutica e nel riconoscimento da parte della comunità scientifica.L'ipnosi come intervento sanitario (cioè come intervento clinico e/o come terapia di affezioni con componente organica o come terapia del dolore) può essere praticata solamente da chi sia abilitato all'esercizio di una professione sanitaria. La legge 14 gennaio 2013, n.4, prevede in ambito non sanitario, di riconoscere quali professionisti abilitati all'ipnosi, anche tutti coloro che non esercitano una professione sanitaria, ma che sono qualificati e inquadrati in uno dei rami delle ''discipline analogiche'' e/o delle ''discipline olistiche''.

In altra parole: solo in un contesto clinico l'operatore deve avere la qualità di medico o psicologo, o anche, in relazione all'impiego nella terapia del dolore, odontoiatra. Ogni altro impiego per finalità sanitarie cliniche o diagnostiche da parte di persona non abilitata integra il reato di esercizio abusivo di professione, previsto e punito all'art. 348 del codice penale.

È ovvio che il terapeuta dovrà conoscere adeguatamente l'ipnosi, come deve conoscere bene tutti i metodi terapeutici pertinenti alla sua specializzazione, e dovrà valutare in scienza e coscienza i possibili vantaggi e rischi dell'eventuale terapia. È altrettanto ovvio che non potrà procedere alla terapia senza il consenso informato del paziente ovvero di chi ne ha la legale rappresentanza, genitore, tutore o curatore speciale.

Il vigente codice penale, promulgato nel 1930, menziona espressamente l'ipnosi in due punti. L'art. 613 del codice penale punisce chiunque mediante suggestione ipnotica o in veglia, sostanze alcooliche o stupefacenti ponga una persona, senza il di Lei assenso, in stato d'incapacità d'intendere o volere. La punibilità non è esclusa se chi presta il consenso è minore di anni diciotto, infermo di mente, ovvero in stato di deficienza psichica per altra infermità ovvero abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti, ovvero il consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o suggestione ovvero carpito con l'inganno.

La pena è la reclusione fino ad un anno. La pena è la reclusione fino a cinque anni se il colpevole ha agito col fine di far commettere un reato ovvero se la persona resa incapace commette, in tale stato, un fatto previsto dalla legge come reato. L'art. 728 del codice penale prevede un'ipotesi contravvenzionale. Chiunque ponga taluno, col suo consenso, in stato di narcosi o ipnotismo ovvero esegua sul medesimo un trattamento che ne sopprima la coscienza o la volontà è punito, se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità della persona, con l'arresto da uno a sei mesi ovvero con l'ammenda da Euro 30,00 a 516,00. È ammessa l'estinzione del reato mediante oblazione. La predetta norma non si applica se il fatto è posto in essere, per finalità scientifiche o di cura, da persona che esercita una professione sanitaria.


venerdì 21 luglio 2023

Poltergeist realtà o fantasia


Un turbinio di sedie volanti, attribuito a un fenomeno di poltergeist

Il termine poltergeist  deriva dal tedesco e significa spirito rumoroso. Esso si manifesterebbe sostanzialmente con il presunto movimento improvviso di oggetti: quadri che cadono, mobili che si spostano, elettrodomestici che si accendono e si spengono, pietre e sassi che volano con traiettorie insolite. Gli episodi di poltergeist, secondo i sostenitori di tale teoria, tendono inoltre ad essere accompagnati da altre manifestazioni soprannaturali come l'autocombustione, levitazione di persone, comparsa di pozze d'acqua e di scritte sui muri fino alla produzione di voci. L'esistenza di questo fenomeno, mai accertata, veniva ipotizzata già ai tempi dell'antica Roma e se ne fa menzione in documenti del Medioevo in Germania, Galles e Cina. Sono, altresì, frequenti presunti casi di poltergeist in epoca moderna.

Non esistono prove scientifiche dei casi di presunti poltergeist, le cui manifestazioni sono ricondotte al fenomeno auto suggestivo dell'effetto placebo.

In genere, i racconti e le testimonianze sui poltergeist sono accomunati da quattro caratteristiche costanti:

  • gli oggetti in movimento raramente colpiscono le persone presenti o danneggiano gravemente la casa;
  • le manifestazioni durerebbero alcune settimane o alcuni mesi al massimo;
  • si verificherebbe quasi sempre in presenza di una particolare persona, detta persona focale, che, nella maggior parte dei casi, sarebbe in età adolescenziale;
  • oggetti che prendono fuoco inspiegabilmente.

Ipotesi razionalista

Gli scettici sono rappresentati principalmente dai movimenti razionalisti e zetetici, fautori dello scetticismo scientifico, che ritengono che questo tipo di manifestazione, che sfida le basi della fisica e della ragione, abbia necessariamente una spiegazione razionale e che non è stata rilevata e/o si basa solo su testimonianze prive di attendibilità o obiettività. Basano le loro dimostrazioni sui molti casi in cui presunti i poltergeist hanno trovato, prima o poi, una spiegazione ordinaria soddisfacente, siano esse cause naturali, fantasie o inganni comprovati. Questo punto di vista, applicato a tutti i fenomeni paranormali, è condiviso da gran parte della comunità scientifica. È, tra l'altro, sintetizzato nelle opere co-scritte dal premio Nobel Georges Charpak e dal fisico Henri Broch


Sigmund Freud


Carl Gustav Jung


Ipotesi psicoanalitica

Per gli psicoanalisti, i poltergeist sono di natura allucinatoria. Sono la proiezione esterna di conflitti psicologici interni agli individui interessati, a cui deve essere trovato un significato. Secondo Sigmund Freud:

«La fase di agitazione allucinatoria ci appare anche qui come denotante una lotta tra la rimozione e un tentativo di guarigione che cerca di riportare la libido ai suoi oggetti. Jung, con straordinaria acutezza analitica, riconobbe, nelle "delusioni" e nelle stereotipie motorie di questi pazienti, i residui degli investimenti oggettivi del passato a cui si aggrappano convulsamente.»

Freud non credeva ai fenomeni di psicocinesi, l'esatto contrario di Jung, il quale racconta così quanto accadde durante uno dei loro incontri in cui affrontarono questo argomento, il 25 marzo 1909 a Vienna:

«Mentre Freud continuava con la sua idea, ebbi una strana sensazione. Ho avuto l'impressione che il mio diaframma fosse diventato bianco, come una volta incandescente. E proprio in quel momento ci fu nella biblioteca, proprio alla nostra destra, un botto così forte che ci alzammo in piedi, spaventati, temendo che ci crollasse addosso. Ho detto a Freud: “Questo è un esempio di quello che viene chiamato un fenomeno catalitico. - Andiamo, ha gridato, è uno scherzo. - Non lo è, ho risposto. Ti sbagli, professore. E per dimostrarlo, prevedo che tra un po' ci sarà un altro colpo così violento." Naturalmente, avevo appena pronunciato queste parole quando si è sentito di nuovo lo stesso botto. Ancora non so cosa mi abbia dato quella certezza. Ma sapevo senza dubbio che il rumore si sarebbe ripetuto. Freud si accontentò di guardarmi senza parole. Non so cosa stesse succedendo nella sua mente o cosa significasse il suo sguardo.»


Un esorcismo visto da Goya

Ipotesi religiosa

La possibilità di contagio di luoghi o persone da parte di demoni e la loro espulsione mediante specifiche operazioni religiose o magiche, è presente nella maggior parte delle religioni e culture.

Con molte varianti, le Chiese cristiane hanno, in generale, a lungo considerato i fenomeni di inquietudine e poltergeist come casi di possessione diabolica causa della presenza di entità demoniache che potrebbero essere ritualizzate secondo appropriati esorcismi. Questa pratica si è sviluppata contemporaneamente l'onnipresenza del demone nella religione, dalla fine del Medioevo fino al XIX secolo. Attualmente, l'esorcismo viene generalmente utilizzato solo come ultima risorsa, con successo variabile, dopo il fallimento di soluzioni psicologiche o psichiatriche:

«In una forma semplice, l'esorcismo viene eseguito durante la celebrazione del Battesimo. Il solenne esorcismo, chiamato "grande esorcismo", può essere eseguito solo da un sacerdote e con il permesso del vescovo. Dovrebbe essere fatto con cautela, osservando rigorosamente le regole stabilite dalla Chiesa. L'esorcismo mira ad espellere i demoni o a liberarsi dall'influenza demoniaca e questo attraverso l'autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso delle malattie, soprattutto psichiche, il cui trattamento rientra nella scienza medica. È importante, quindi, assicurarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno, e non di una malattia.»

 

Napoli: Piazza San Domenico maggiore

 

Napoli: Maschio Angioino

Dell'argomento mi sono interessato stilando un capitolo: "Palazzi e fantasmi" nel 3° tomo di "Napoletanità, arte, miti e riti", che ora ripropongo ai miei lettori.

Il Napoletano nel suo complesso rapporto tra la vita e la morte crede all'esistenza dei fantasmi e sono numerosi i palazzi dove secondo la leggenda dimorano indisturbati. Un luogo magico per eccellenza attraversato da mille leggende è il sottosuolo di piazza San Domenico, il vero epicentro della città dei misteri. Qui, nell'antichità sorgeva il tempio dedicato a Iside e probabilmente scorreva un fiume, il Taglina, caro ai sacerdoti Egiziani che scelsero quest'area, a pochi passi dalla statua del dio Nilo, per svolgere le loro cerimonie. È in questo luogo, carico di energia che il Principe alchimista Raimondo di Sangro decise di aprire il suo laboratorio. Era il sangue versato da Hiram Abif, l'architetto del Tempio di Salomone che ossessionava il celebre Principe. Egli, tra le tante mirabilie che gli vengono attribuite, quando sentì non lontana la morte si lasciò tagliare a pezzi e si fece porre in una cassa, da cui sarebbe balzato fuori vivo e sano in un momento prefissato del futuro. Purtroppo i suoi familiari che nulla sapevano aprirono la cassa prima del tempo, per cui il Principe, dopo essere risorto, si sollevò ma ricadde per sempre, gettando un urlo disperato.

In piazza San Domenico nel 1590 i corpi di due giovani amanti Fabrizio e Maria, colti sul fatto dal marito geloso e straziati da decine di pugnalate e colpi di archibugio, vengono esposti al balcone del civico 9. Da allora un'ombra viene vista spesso aggirarsi per la piazza; è il fantasma di Carlo Gesualdo, l'assassino, madrigalista e Principe, amico di Torquato Tasso. Davanti al palazzo della morte Carlo ritorna con il pensiero al terribile fatto di sangue che spezzò due giovani vita e sconvolse per sempre la sua. 

Un castello stregato pare sia Castel Sant'elmo, abitato da una folta colonia di fantasmi. Molto spesso infatti durante le notti di tempesta, dalla sagoma della fortezza si ascoltano sonore lamentazioni ed agghiaccianti rumori di catene. Le testimonianze del fenomeno sono state nel tempo tanto numerose, che la stampa cittadina se ne è occupata più volte con approfondite inchieste. 

Un altro luogo frequentato da anime inquiete è costituito da alcuni ambienti dello sterminato Albergo dei Poveri, che per molti anni hanno racchiuso a guisa di malefico serraglio, centinaia di poveri pazzi. Ampi finestroni, posti troppo in alto perché una persona da sola riuscisse ad aprirli, erano attraversati da sbarre di ferro raddoppiate ed intersecate tra loro. Il sole filtrava a stento attraverso vetri sporchi da sempre. Un sole sbiadito, opaco, malato, quasi avesse voluto condividere la sorte di coloro che sostavano lungo il camerone gelido. Anime con capelli radi o addirittura calve, con denti radi e marci, a piedi nudi, con addosso, d'estate e d'inverno gli stessi camicioni sporchi di urina, di sangue e di feci. Corpi afflitti dalla povertà e dalla malattia che una volta disfatti hanno liberato anime dolenti, che vogliono testimoniare, attraverso la loro presenza, un'eterna protesta per il dolore ed il totale abbandono in cui sono state costrette a pascolare, più simili alle bestie che agli uomini. 

Il nostro corpo è fatto di materia che dopo la morte non scompare, bensì si trasforma, restituendo alla terra gli elementi della sua materialità; a differenza dei nostri pensieri, emozioni, fantasie, desideri, non vogliamo dire la nostra anima, che sembrano annichilirsi. Da queste semplici constatazioni la cultura popolare nella sua immaginosa sapienza, si è creata l'idea dei fantasmi e la loro presenza nei palazzi una volta da loro abitati, con i loro vissuti più intensi e separati dal corpo, brancolano disperati senza dimora, rifiutando di annullarsi del tutto. 

Per questo palazzo Donn' Anna dove tanti giovani, dopo aver saziato l'incontenibile fame sessuale della regina Giovanna, scomparvero, ingoiati da botole e pozzi, non si arrendono e quando il vento soffia forte sembra di ascoltare i loro lamenti. Così come, Nella grande villa all'inizio di via Tasso, dove durante l'ultima guerra furono sterminate intere famiglie,  è quasi normale che tante coppiette in cerca di intimità tra le stanze disabitate, siano scappate, spesso in abiti succinti alla comparsa di anime in pena. 

A Napoli vi sono addirittura anche i fantasmi di animali, come il grasso maiale che periodicamente fa la sua comparsa sull'enorme cupola della chiesa della Pietrasanta terrorizzando i pazienti del vecchio policlinico e di passanti di via del Sole e di piazza Miraglia. 


Napoli: Albergo dei Poveri
  

Napoli: Palazzo Donn'Anna a Posillipo


Vorrei concludere accennando ad un edificio posto in via Manzoni, una strada dove io abito da circa cinquanta anni, mentre la famiglia di mia madre da oltre un secolo. Esso è posto, partendo dal Vomero dopo circa un chilometro sulla destra. Si tratta di un palazzo rosso da decenni pericolante ed in stato di abbandono, mentre prima della guerra era una meta ambita da famiglie benestanti. Ma (come mi raccontava mia madre) tutti coloro che ci andavano ad abitare, dopo la prima notte scappavano via, perché erano stati perseguitati per ore da suoni assordanti, mobili che si muovevano ed altre diavolerie.

giovedì 20 luglio 2023

I luoghi di forza

  

Fig.1 - tempio che trovasi al sedile del Nilo

Campi magnetici, correnti magmatiche e telluriche sotterranee, ioni liberati dalle acque, componenti ferrose nelle rocce. Tutta la terra è percorsa da linee naturali che, incontrandosi, creano concentrazioni di energia. Sono "i luoghi di forza" basta avvicinarsi per avvertire un'atmosfera diversa, che può cambiare radicalmente il nostro stato fisico e mentale.

A Napoli, in epoca pagana, i luoghi di forza venivano identificati da membri della comunità egizia, che per secoli ha abitato in quella zona della città che veniva denominata il Sedile del Nilo ed a partire dalla metà del Settecento venne chiamata "O Cuorpo 'e Napule" in riferimento alla bella statua del dio fiume ancora interrata fino al Quattrocento. Riportata alla luce, fu prima ritenuta una donna, perchè acefala e mollemente sdraiata tra vivaci puttini (gli affluenti del Nilo umanizzati), poi fu rinvenuta e restaurata nel 1657 la testa barbuta classicheggiante che ancora oggi si può ammirare (fig.1).

In ambito egiziano è a tutti noto il "mistero" delle piramidi che ancora oggi, dopo millenni, rivelano sempre nuove affascinanti conoscenze che solo la scienza attuale, con l'ausilio dei più sofisticati strumenti d'analisi, può in parte rivelare.

A Napoli il sacerdote rabdomante, con l'ausilio della forcella, ricavata dalla biforcazione di un albero sacro, cercava a lungo il "luogo delle forze" e solo quando, attraverso la piccola verga biforcuta, avvertiva le vibrazioni magnetiche del suolo indicava il posto preciso sul quale erigere l'ara o il tempio.

Oggi sappiamo  -perché abbiamo gli strumenti adatti a misurarlo- che in alcune parti della Terra si sommano più che in altre zone, delle componenti magnetiche naturali -dovute alla composizione stessa delle rocce e del terreno- che permettono l'avverarsi di fenomeni particolari che gli antichi attribuivano alla volontà divina.

In epoca cristiana nessuno sapeva identificare questi luoghi di forza, per cui si cercava di costruire una chiesa dove in passato di trovava un tempio pagano. 

  

Fig.2 - facciata della chiesa di San Paolo Maggiore

Ricordo ancora con nostalgia quando con il mio amico Fabio, speleologo, munito di un contatore Geiger, ci recammo davanti alla chiesa di San Paolo Maggiore (fig.2), costruita sulle rovine del Tempio dei Dioscuri, che ha utilizzato nella facciata due colonne d'ordine corinzio con i relativi architrave; ed il contatore misurò valori notevolmente elevati. Poscia percorremmo il decumano e ci portammo nei pressi della Cappella Sansevero (fig.3), e lì il misuratore sembrava impazzito.

Achille della Ragione


Fig.3 - Cappella Sansevero