lunedì 21 giugno 2021

L’eterna lotta tra il bene e il male

 

Il Mattino, pag. 38 - 21 giugno 2021



Tutti noi abbiamo cognizione di cosa sia il bene e cosa rappresenti il male nella vita di ogni giorno; pochi si pongono il problema se il male si annidi nell’universo dal momento della creazione e sia in eterna lotta col principio contrario.
Mentre un intelligente architetto, che tutte le religioni indicano come Dio, creava le rose, un suo avversario gli poneva accanto le spine; mentre nel cielo svolazzavano nugoli  di variopinte farfalle, nello stesso tempo nascevano virus e batteri. A mio parere bene e male sono collegati all’ordine ed al disordine che regnano nell’universo.
Basta lo spostamento di un solo aminoacido, tra le centinaia che compongono una proteina, come la mioglobina, presente in numerose specie animali, per creare una grave malattia, come pure il tanto decantato libero arbitrio, è influenzato da una tale quantità di fattori, dall’equilibrio ormonale e psichico alla casualità degli avvenimenti, da costituire una pura chimera.
Il bene e il male si fronteggiano ad armi pari e non esistono solo come categorie del pensiero umano, destinate a scomparire con l’estinzione dell’uomo; costituiscono una realtà frutto di un’intelligenza suprema costretta a destreggiarsi tra il caso e la necessità. 


Achille della Ragione


venerdì 11 giugno 2021

Un patrimonio male amministrato

 

Napoli ha il doppio delle chiese di Roma, capitale della Cristianità, ma l'80% sono chiuse da tempo infinito e sine die, mentre le poche aperte sono quasi tutte affidate ad associazioni, ufficialmente senza fini di lucro, che ne permettono la visita solo dietro il pagamento di un biglietto.
Un abuso che va denunciato, perché i cittadini devono essere liberi di entrare quando vogliono, per pregare o per ammirare le opere d'arte ivi conservate, che sono patrimonio di tutti.
Una famiglia che, passeggiando per il centro storico, volesse visitare 4-5 chiese dovrebbe sborsare non meno di 100 euro, un vero scandalo!

Achille della Ragione

 

Il Mattino pag.42 - 15 giugno 2021


 

lunedì 7 giugno 2021

intervista: "Caravaggio, ma quale Caravaggio"

video intervista

“PROGETTO CULTURA 2021” a cura dell'Associazione ONLUS “ALLA FOCE DEL SEBETO”,
Per il capitolo dedicato all'arte e alla conservazione dei beni culturali in Campania per lo sviluppo del turismo nella nostra regione. 

 La presidente prof.ssa Silvana Geirola, intervista il prof. Achille della Ragione.

CARAVAGGIO, ma quale Caravaggio


Registrazione delle interviste a cura di Franco Capasso per Club Economy Comunication su “tlc telelibera campania”, canale 174.

 



https://www.allafocedelsebeto.com/arte-e-comunicazione?wix-vod-comp-id=comp-kpmanr1p&wix-vod-video-id=d49c83960da546bea6971c9864ad9eed

Il premio Matilde Serao 2021 a Igiaba Scego

fig.1 -Igiaba  Scego


Non trova pace la Somalia, tra povertà e attacchi terroristici, violenze gratuite in assenza di un governo che si rispetti. Ogni volta, che si cercano notizie, ci s'intristisce per le condizioni sempre uguali di una terra sofferente e desolata.
Per fortuna pochi giorni fa una giovane donna dal sorriso dolce, radiosa e determinata, Igiaba Scego (fig.1), ha vinto il prestigioso premio Matilde Serao edizione 2021. Si tratta di un riconoscimento al valore letterario della scrittura femminile.
Il premio merita un breve approfondimento per il suo nome importante.
Donna Matilde (fig.2) nasce a Patrasso da una nobildonna greca e da un padre avvocato e giornalista, esule dall'Italia perché antiborbonico. Colta e piena di passione per la scrittura, al rientro della famiglia in patria dopo il 1861, si stabilisce a Napoli dove compie e dà ampio spazio alla sua attività letteraria. Ci sarà poi un soggiorno a Roma durante il quale incontra e sposa Edoardo Scarfoglio (fig.3). Darà la nascita a 4 figli maschi, ma neppure tale impegno la distoglierà dalla meta del destino intrapreso, premiato alla fine da un ricordo imperituro. Dopo la chiusura del "Corriere di Roma" per indebitamento, gli Scarfoglio si trasferiscono a Napoli e con l'aiuto finanziario del banchiere Matteo Schilizzi, di cui a Posillipo c'è un monumento grandioso (fig.4) i coniugi (fig.5) fondano nel 1892 "Il Mattino" (fig.6). La sua collaborazione al quotidiano sarà fondamentale. Autrice di articoli, novelle e romanzi, famoso è: "Il ventre di Napoli", dopo aver assaporato la soddisfazione della candidatura al premio Nobel per la letteratura, si spegne un anno dopo nel 1927 all'età di 71 anni. 

Igiaba è una donna coraggiosa non meno della co-redattrice del giornale partenopeo. Grazie alla sua scrittura, che si svolge come un racconto interessante per il lettore, finisce per risultare anche una forte denuncia del malessere della sua terra.
Chissà che la consegna del premio non sia stata anche una forma di riscatto del colonialismo italiano. Per chi scrive invece è un ritorno laddove ha trascorso qualche anno felice della sua prima infanzia.
I genitori di Igiaba fuggono dalla Somalia per venire in Italia in seguito al colpo di stato di Siad Barre. Il padre, segnato dal grande amore per il suolo natio, aveva seguito gli avvenimenti politici con partecipazione e competenza fino ad assumere incarichi importanti prima dell'avvento del dittatore. La madre Kadija, un nome poetico, era una nomade. Da lei Igiaba eredita il piacere del racconto, una caratteristica che probabilmente condivideva con i suoi numerosi fratelli, dodici figli, dieci sopravvissuti. Nella storia dei Paesi africani la cultura è prevalentemente orale. Manca una tradizione scritta per la difficoltà dei molteplici gruppi etnici con lingue tutte diverse.
Oltre a sporadici rientri, a 10 anni Igiaba trascorre a Mogadiscio un periodo di un anno e mezzo. Ma è a Roma che compie gli studi, laureandosi in Letterature straniere alla Sapienza. E incomincia a scrivere tanto, anzi tantissimo quasi con rabbia, per mettere nero su bianco e ricordare così la voce materna. Diventa sempre più sensibile a quel disagio legato a culture diverse, le quali si arricchiscono.
Tuttavia vivere nel Paese colonizzatore del proprio Paese colonizzato, se non crea smarrimento, può generare finanche un conflitto d'identità.
Chi sono io? Qual'è la mia terra? Le vere radici sono quelle dei suoi genitori, impiantate da generazioni, non le sue.
Eppure scrive con coraggio: "La mia casa è dove sono". É lucida nella denuncia delle sofferenze del colonialismo e della decolonizzazione. E passa tutto sul suo corpo finanche la minima offesa viene abbracciata da Ibagia per diventare la sua. Cionondimeno il suo sguardo è capace di spaziare ben oltre il proprio orticello e guardare i rifugiati e gli immigrati di altri Paesi con uno sguardo post-coloniale, alle seconde o alle terze generazioni. Il suo interesse non riguarda soltanto la migrazione somala. Lo si evidenzia nel tentativo letterario di dare forma e sostanza ad un appello corale verso forme di rivisitazione del fenomeno. Igiaba cerca di riaffermare quel difficile rapporto di reciprocità con la cultura italiana, auspicato anche da tanti studiosi dell'argomento.
La necessità, ad esempio, del riconoscimento dello "Ius Soli". Una delle sue domande:
"Perché l'Italia disconosce i suoi figli?" L'Italia potrebbe essere quel ponte tra l'Africa e l'Europa proprio per la sua posizione geografica. Un'affermazione che potremmo accettare quale esortazione ad un impegno maggiore, mentre sembra un po' provocatorio riprendere un interrogativo di Jennifer Guglielmo e S. Salerno: "Gli Italiani sono bianchi?" La risposta di Igiaba è negativa.
"Gli Italiani non sono bianchi. Oserei dire, per fortuna. Gli Italiani sono in mezzo. Sono mediterranei. Sono creoli. E l'Italia ha avuto una immensa paura di finire in serie B chiamata sud global."
Un altra lettura un po' cattivella della nostra storia, anche se non è solo sua:
"La Cenerentola d'Europa... per sedere al tavolo principale e partecipare alla spartizione dell'Africa, in modo d'avere un pedigree di nazione europea... l'Italia post-unitaria usò il colonialismo per essere accettata... e dopo... poiché non poteva più sfruttare i suoi ex possedimenti ha voltato le spalle ...".
Tutto ciò è scritto nella introduzione del suo ultimo libro: "Africana", pubblicato e uscito a inizio giugno dell'anno in corso.
Un testo interessante perché dà voce a tanti autori africani dai racconti vari, drammatici e giocosi. Giustamente ribadisce Igiaba, sottolineandolo anche se ovvio, che l'Africa è un continente.
"É immenso, sono tante le Afriche dentro l'Africa. É un continente moderno, giovane e straordinariamente creativo. Un continente dove la letteratura scorre come un fiume in piena...? E riporto con piacere il passaggio che mi è piaciuto di più: "Ho sempre questa immagine in mente: l'Africa come una grande coperta che le potenze europee, Italia compresa, tiravano da una parte e dall'altra a seconda dei propri interessi. Un'Africa strattonata e umiliata..."
"É questa immagine dell'Africa paradiso dei sensi e terra di eterni safari noi vogliamo combattere".
Infine durante l'intervista in occasione del premio ricevuto, la riflessione di Igiaba Scego si allarga all'attualità italiana deplorando il ruolo spesso subalterno delle tante autrici dimenticate nel firmamento letterario ancora troppo maschile. Perché non si studiano a scuola Grazia Deledda (fig.7) Ada Negri, Sibilla Aleramo, tra le più note e tantissime altre oscurate completamente? Il premio Matilde Serao alla sua quarta edizione è importante proprio per il valore che può dare all'universo femminile.

Elvira Brunetti 

 

fig.2- Matilde Serao

 

fig.3 - Scarfoglio


fig.4 - Mausoleo Schilizzi

 

fig.5 - Serao e Scarfoglio

fig.6 - Il Mattino


fig.7 - Grazia Deledda


sabato 5 giugno 2021

Chiude per sempre il complesso dei Damiani, quanti ricordi, quanta malinconia

 


Dopo oltre 50 anni di attività, prima per la pandemia, poi per la morte dell’ultimo dei fratelli proprietari che lo dirigeva, il complesso dei Damiani chiude per sempre, privando napoletani e turisti di un’oasi di rara bellezza, situata nello splendido golfo di Pozzuoli, alle pendici del Monte Nuovo, a pochi minuti da Napoli, e dai terminal per le isole di Procida, Ischia e Capri.   
Il Complesso era dotato di un raffinato ristorante, di piscine alimentate da una sorgente naturale di acqua termale, pista di pattinaggio, campo per pallavolo, pallacanestro e calcetto, quattro campi da tennis, palestra, discoteca, pianobar e parco giochi. Gli energici quanto delicati idromassaggi erano in grado di trasferirti in una dimensione onirica, un misto di fantasia e realtà difficile da descrivere per chi non lo prova.
Potendo ospitare nelle sue camere e nei suoi miniappartamenti intere famiglie, rappresentava il luogo ideale per chi voleva trascorrere dei giorni speciali tra natura, cultura e divertimento, con attrazioni per adulti e bambini.
Alle attività turistiche e ricreative si sono via via affiancate numerosissime altre iniziative sia culturali (creazione di una sezione teatrale) che sportive (organizzazione di tornei di tennis internazionali). Oggi è tutto finito, gli eredi sono sparpagliati per il mondo e disinteressati alla sorte di un paradiso terrestre senza eguali: quanta tristezza, quanta malinconia.

Achille della Ragione

 

Corriere del Mezzogiorno, pag.9 - 12 giugno 2021

domenica 30 maggio 2021

Un'asta memorabile alla Dorotheum di Vienna

fig.1  - Carlo Coppola - Cavalieri con armatura a cavallo  - 53x76


A breve a Vienna, 8 e 9 giugno, si terrà presso la Dorotheum un'asta ricca di oltre 300 lotti, tra i quali una quindicina di autori del Seicento napoletano, che descriveremo in questo nostro articolo per la gioia di studiosi ed appassionati.
Prima di passare ai tanti capolavori di artisti famosi dedicheremo la nostra attenzione a smascherare un madornale errore attributivo da parte dei due massimi pontefici della pittura napoletana, i quali hanno entrambi assegnato ad Aniello Falcone un dipinto raffigurante Cavalieri in armatura a cavallo (fig.1), già transitato presso Semenzato nel 2003 come opera di Andrea De Lione. Il quadro viceversa è stato eseguito da Carlo Coppola, il quale è riconoscibile facilmente osservando le terga  e la coda dei suoi cavalli, presenti non solo nelle battaglie, ma anche nelle scene di martirio. Le prime sono sempre imponenti, poderose e di evidenza scultorea, mentre la coda è costantemente vaporosa e ricchissima di crini, che arrivano fino a terra.
Dopo aver chiarito questo equivoco cominciamo con i tanti capolavori in vendita a partire da due Ribera, già noti alla critica, un San Francesco di Paola (fig.2), di cui esistono più versioni autografe ed un Ecce Homo (fig.3) dal volto triste che sembra voler parlare all'osservatore.
Per rimanere in ambito religioso proponiamo ora un Sermone di San Giovanni Battista (fig.4), di Salvator Rosa, presente nella fototeca di Federico Zeri e  pubblicato nella celebre monografia di Caterina Volpi ed un Apostolo (fig.5) di Mattia Preti, che fu esposto come autografo nel 2019 a Roma a Palazzo Barberini nella mostra: Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti. 

 

fig.2 - Jusepe de Ribera - San Francesco di Paola - 77x63 - firmato e datato 1640

 

fig.3 -  Jusepe de Ribera - Ecce Homo - 127x90

 

fig.4 - Salvator Rosa - Il sermone di San Giovanni Battista - 115 x150 - siglato S.R.


fig.5 - Mattia Preti - Un Apostolo - 97x73

 

fig.6 -  Luca Giordano - Il ratto di Proserpina - 130x180
 

Dal buio delle tenebre passiamo alla luce sfolgorante della tavolozza di Luca Giordano, il quale nel suo Ratto di Proserpina (fig.6) ci regala un diluvio cromatico che porta allegria, anche se invita alla meditazione. L'autografia del quadro non lascia dubbi  perché è stata confermata da Scavizzi, il mitico studioso autore, con Oreste Ferrari, di una monografia sul pittore in 2 volumi, ristampata infinite volte.
Il più napoletano dei napoletani è senza dubbio San Gennaro, celebre in tutto il mondo per il suo prodigio e Francesco Solimena ce lo raffigura (fig.7) nel momento più eclatante dello scioglimento con un angelo che gli porge l'ampolla con il suo sangue.
Cesare Fracanzano è l'autore, a nostro parere in collaborazione col fratello Francesco, di un San Pietro (fig.8), impegnato a pregare con gli occhi rivolti al cielo.
Un autore a me particolarmente caro è Pacecco De Rosa, presente in asta con una Santa Caterina (fig.9), dall'epidermide levigata, che ho pubblicata in una delle ristampe della mia monografia sul pittore. Lo sguardo è malizioso, il seno debordante, mentre il cielo affollato di nuvole fa presagire una tempesta.
Tra i minori particolarmente interessante è un quadro, raffigurante la vittoria degli Ebrei sulle fiamme (fig.10) del Maestro di Fontanarosa, di cui ora, grazie alla recente scoperta di documenti di pagamento ed agli studi di Giuseppe Prozio e Viviana Farina, conosciamo nome e cognome: Giuseppe di Guido.
Sono presenti poi due interessanti dipinti (fig.11-12) di Francois de Nome, più conosciuto come Monsù Desiderio, offerti ad un prezzo veramente allettante e dalla autografia certa, perché pubblicati nella monografia di Maria Rosaria Nappi.
Un dipinto che ci permette di osservare due splendidi nudi: una donna corposa ed un maschio poco dotato (fig.13) appartiene al catalogo del Cavalier d'Arpino ed è databile intorno al 1630.
Facciamo ora una breve incursione nel Settecento per consigliare ai lettori di prendere in considerazione l'acquisto di una spettacolare Natura morta di vegetali e fiori (fig.14) di Francesco Della Questa, offerta ad un prezzo stracciato. L'autore ha collaborato con Luca Giordano  sul finire del Seicento nell'allestimento dei giganteschi dipinti che sfilavano nelle vie della città in occasione della festa del Corpus Domini ed ha proseguito poi la sua attività fino al 1723.
Per conoscere più a fondo il pittore consiglio al lettore di andare sul mio blog www.dellaragione.eu e di leggere un saggio che gli ho dedicato.
E concludiamo in bellezza con la Giuditta ed Oloferne (fig.15) assegnata ad Artemisia Gentileschi e di autografia border line, che parte da una base d'asta di 300.000 - 400.000 euro. La pittrice nelle ultime aste ha sempre raggiunto aggiudicazioni da record e siamo certi che avverrà così anche questa volta, per cui se siete ricchi sfondati vi invito a prenotare un volo per Vienna per partecipare alla gara, altrimenti se siete solo sfondati, vi consiglio di contentarvi della lettura del mio articolo e di ammirare più volte le splendide foto che lo accompagnano.

Achille della Ragione 

 

fig.7 - Francesco Solimena - San Gennaro - 121x102

 

fig.8 - Cesare Fracanzano - San Pietro - 84x83

  

fig.9 - Pacecco De Rosa  - Santa Caterina - 105x78

 

fig.10 -  Giuseppe di Guido, detto Maestro di Fontanarosa - Vittoria degli Ebrei sulle fiamme -  183x242

 

fig.11 - Francois de Nome - Cristo entra in Gerusalemme - 51x41

 

fig.12 - Francois de Nome - Benedizione di un santo davanti alla cattedrale - 60x71


fig.13 -  Giuseppe Cesari, detto Cavalier d'Arpino - Il tempo svela la veritá - 120 x91

 

fig.14 - Francesco Della Questa - Natura morta di vegetali e fiori - 75 x102

 

fig.15 -  Artemisia Gentileschi - Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne - 115x116

 


sabato 15 maggio 2021

UNA STORIA OSPEDALIERA GLORIOSA

 
 

1^ copertina - Ospedale Cardarelli, facciata

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PREFAZIONE

Molti credono che Napoli sia unicamente la capitale della monnezza e della  malavita ed ignorano che per secoli è stata la capitale delle arti sanitarie con  ospedali  celebri  in  tutta  Europa  dove  affluivano  malati  e  studiosi  dall'estero.
Strutture  come  gli  Incurabili  o  i  Pellegrini,  costruite  nel  Cinquecento  ed  ancora funzionanti sono un vanto per la città, ma pochi lo sanno.  Napoli  aspettava  da  decenni  uno  studioso  che  volesse,  compulsando  gli  archivi, scrivere la storia gloriosa degli ospedali napoletani e finalmente lo  ha trovato nel sottoscritto che ha redatto un libro di 200 pagine illustrato  da oltre 300 foto. Una  ventina  di  capitoli  che,  partendo  dalla  celebre  Scuola  medica salernitana, arrivasse agli ospedali costruiti negli ultimi decenni. Strutture in cui spesso la scienza si coniuga non solo con la carità, ma anche e spesso con l'arte.
Gli ultimi 4 capitoli trattano argomenti atipici, partendo da un raffronto tra sanità pubblica e privata in un quartiere chic come Posillipo, segue poi una  descrizione  dell'Istituto  Colosimo  dove,  purtroppo  in  attesa  di  una terapia si ospitano i malati affetti dalla più terebrante  delle affezioni: la cecità,  vi  è  poi  una  capitolo  autobiografico  in  cui  accenno  alla  mia invenzione di un apparecchio per la cura della frigidità ed infine si parla dell'ospedale delle bambole, unico al mondo, dove si cura un morbo crudele ed inesorabile  che  produce  dei  rigonfiamenti   tali  da  mutare  l’espressione  dei volti  che  diventavano  tristi.  Grazie  a  questa  originale  terapia  le  bambole guariscono  come  d’incanto  e  torna  loro  il  sorriso.  Se  far  gioire  un  essere umano è impresa difficile, far ridere un oggetto inanimato non è forse un miracolo?

Achille della Ragione  

Napoli, giugno 2021

 
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3^ copertina - Ospedale della Pace, sala del lazzaretto

 INDICE

  • Prefazione    
  • La scuola medica salernitana       
  • Una storia ospedaliera gloriosa, ma poco conosciuta               
  • Due antichi ospedali: San Gennaro dei poveri ed Ascalesi               
  • L’ospedale dei Pellegrini: un connubio tra storia, arte ed assistenza      
  • Dalla peste al Covid, passando per il colera               
  • Una triste storia di lazzaretti             
  • Dalla ruota dell’Annunziata al signore delle nascite      
  • La vergogna dell'ex ospedale militare          
  • Un connubio tra arte e scienza: il museo di anatomia       
  • Lo storico ospedale degli Incurabili     
  • La Farmacia degli Incurabili ed il museo di arti sanitari       
  • Arte ed architettura nel complesso degli Incurabili        
  • Due splendidi chiostri nel complesso degli Incurabili       
  • Introduzione alla storia della follia         
  • Dalla nascita dei manicomi alla loro chiusura         
  • Il tempio del sapere: i due policlinici           
  • L’ospedale Cardarelli tra storia ed attualità          
  • Per ogni malattia un ospedale              
  • Dal San Paolo ai due Loreto       
  • Storia dell’aborto a Napoli e in Italia          
  • L'istituto per non vedenti Paolo Colosimo        
  • Ammalarsi a Posillipo: pubblico o privato? Meglio curarsi altrove            
  • L'ospedale delle bambole e la fantasia degli artigiani 


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4^ copertina - L'autore nel suo studio mostra il vaginometro
mostra l’apparecchio di sua ideazione per la diagnosi e la terapia della frigidità:
il vaginometro di della Ragione


 

Una Storia Ospedaliera Gloriosa by kurosp on Scribd

 

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