mercoledì 13 ottobre 2021

Un posto al sole



Patrizio Rispo, Achille della Ragione e Riccardo Polizzy Carbonelli


Achille con 2 noti personaggi di "Un posto al sole", che a breve saranno ospiti nel suo salotto culturale.

lunedì 4 ottobre 2021

Visite guidate di ottobre e novembre 2021

 

Parco Pausilypon


Amici ed amici degli amici esultate le visite da me guidate proseguono con cadenza quindicinale e vi fornisco l'elenco delle prime 4 ricordandovi il consiglio di andare periodicamente sul mio blog www.dellaragione.eu, perché spesso le mail non arrivano.
Vi rammento che per partecipare a queste visite è necessario mostrare il green pass, per cui i no vax sono categoricamente esclusi.
 

Partiamo SABATO 9 OTTOBRE con la visita alla mostra su Monet che si tiene presso la chiesa di San Potito, posta vicino alla fermata della metropolitana di piazza Cavour, appuntamento alle 10:45 nel cortile antistante l'ingresso della chiesa per ascoltare l'introduzione tenuta dalla prof. Elvira Brunetti (alias mia moglie). Vi consiglio di documentarvi consultando il link
http://www.napoli.com/sport/viewarticolo.php?articolo=28770
 

La successiva visita sarà gratuita ed avverrà di giorno feriale GIOVEDÌ 21 OTTOBRE ed interesserà la grotta di Seiano e l'annesso parco archeologico, con appuntamento all'ingresso posto sulla discesa Cordoglio alle 10:30. Vi consiglio di consultare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/10/il-parco-archeologico-del-pausilypon-e.html
 

SABATO 6 NOVEMBRE visiteremo la chiesa di San Lorenzo Maggiore e poscia l'annesso museo con discesa nelle visceri della città antica; appuntamento ore 10:45 ingresso chiesa, consultare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/03/lagora-da-2500-anni.html
 

La successiva visita, SABATO 20 NOVEMBRE, ore 10:45, interesserà la mostra su Aniello Falcone che si terrà negli ambienti del museo diocesano posto nella chiesa di Donnaregina, consultate il link
http://www.guidecampania.com/aniellofalcone/cap1.htm
Spargete la notizia ai quattro venti e diffondetela ad amici, parenti, collaterali ed affini.
 

Achille della Ragione


L' enigma del voto disgiunto


Ieri ho provato ad interrogare 5 presidenti in diversi seggi elettorali su come dovesse comportarsi l'elettore che volesse usufruire del voto disgiunto ed ho ottenuto 5 risposte diverse a dimostrazione che infinite schede saranno erroneamente annullate con grave danno per quei candidati che, pur avendo centinaia se non migliaia di voti potenziali, si presentavano con candidati sindaci minori, per cui gli amici che volevano dargli la preferenza, ma votare per un altro sindaco, in gran parte sbaglieranno.
O tempora, o mores.

domenica 3 ottobre 2021

Mostra di Aniello Falcone al museo diocesano di Napoli

  

 

fig.1 - Aniello Falcone - Riposo nella Fuga in Egitto
Napoli, museo diocesano

 
Una delle mostre d'arte più importanti d'Italia è quella che si è aperta nel museo diocesano di Napoli nei locali del coro delle monache, ricca di 23 dipinti, provenienti da musei e prestigiose collezioni private.
L'esposizione permette di conoscere uno dei più celebri pittori attivi a Napoli nel Seicento, partendo da un quadro di argomento sacro: Un Riposo nella fuga d'Egitto (fig.1), firmato e datato 1641, il quale nel corso di un recente restauro, ha messo in mostra un prorompente seno da far invidia a Sophia Loren, per secoli ricoperto castamente da una camicetta. Il Falcone, sul quale ho scritto una esauriente monografia (fig.2) nel 2008, consultabile gratuitamente in rete digitando il link http://www.guidecampania.com/aniellofalcone/ è stato definito l'Oracolo delle battaglie, perché la sua specialità preferita era ritrarre combattimenti (fig.3-4) nei quali erano costantemente presenti caratteri patognomonici, che permettono di riconoscere le sue opere: dal caratteristico polverone sullo sfondo, al morto in primo piano, dalle figure di grande formato, che sembrano uscire dalla tela e contrastano con la folla anonima di guerrieri all'orizzonte.
La pittura di battaglia a Napoli nel Seicento fu un genere che incontrò larga affermazione e lusinghiero successo tra i collezionisti. La nobiltà amava adornare le pareti dei propri saloni con delle battaglie raffiguranti singoli  atti  di  eroismo  o  complessi combattimenti che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù nelle quali i nobili amavano identificarsi.  
Anche la Chiesa fu in prima fila nelle committenze, incaricando gli artisti di raffigurare gli spettacolari trionfi della Cristianità sugli infedeli, come la memorabile battaglia navale di Lepanto del 1571, che segnò una svolta storica con la grande vittoria sui Turchi, divenendo ripetuto motivo iconografico pregno di valenza devozionale.
Altri temi cari alla Chiesa nell’ambito del genere furono ricavati dall’Antico e dal Nuovo Testamento, quali la Vittoria di Costantino a ponte Milvio o il San Giacomo alla battaglia di Clodio, argomenti trattati magistralmente da Aniello Falcone, che fu il più preclaro interprete della specialità, “Oracolo” riconosciuto ed apprezzato.  
A Napoli fu molto diffuso il sottile piacere della contemplazione delle battaglie presso masochistici voyeurs, che prediligevano circondarsi, non di procaci nudi femminili dalle forme aggraziate ed  accattivanti o di tranquilli paesaggi, né di severi ritratti o di languide nature morte, bensì di gente che si azzuffava a piedi o a cavallo, usando spade sguainate ed appuntiti pugnali.  
Ma oltre a battaglie senza eroi egli ci ha lasciato anche quadri di altro argomento, tra i quali spicca la Maestra di scuola (fig.5), uno dei gioielli del museo di Capodimonte.
Oltre ad ammirare la mostra il visitatore percepisce lo stimolo a visitare alcune chiese di Napoli, dove sono conservati alcuni suoi affreschi, da San Paolo Maggiore alla sacrestia del Gesù Nuovo, per concludere in bellezza a San Giorgio Maggiore dove, a lungo ricoperto da un dipinto settecentesco, si può ammirare un San Giorgio ed il drago (fig.6) di prorompente bellezza.


Achille della Ragione
 

 

fig.2 - Copertina monografia Aniello Falcone

 

fig.3 - Aniello Falcone - Battaglia  tra Ebrei ed  Amaleciti -
Napoli museo di Capodimonte

 

fig.4 - Battaglia - Battaglia con cavalieri -
Vaglia, collezione De Vito

 

 

fig.5 - Aniello Falcone - La Maestra di scuola -
Napoli, museo di Capodimonte

 

 

fig.6 - Aniello Falcone - San Giorgio combatte contro il drago -
Napoli, chiesa di San Giorgio Maggiore


 

Compleanno: 25 anni per " Un posto al sole"

Patrizio Rispo, Achille della Ragione e Riccardo Polizzy Carbonelli


Il 21 ottobre "Un Posto al sole" festeggia il compleanno: 25 anni. La prima puntata andò in onda il 21 ottobre 1996, da allora ne sono andate in onda 5799; 125 registi si sono avvicendati al comando, un numero che testimonia l'imponente struttura produttiva che fa della soap opera realizzata nel centro Rai di Fuorigrotta la trasmissione più longeva della televisione italiana, seguita da circa 2 milioni di spettatori.
La serie intreccia amori, intrighi, vendette, gelosie ed amicizia al vissuto quotidiano e sociale. Criminalità organizzata, tossicodipendenza, violenza sulle donne e stalking, bullismo, ludopatia, adozione e infanzia, ecologia e difesa dei diritti degli animali sono solo alcune delle tante tematiche affrontate in questi 25 anni.
L’archetipo del napoletano comprende una miriade di caratteristiche che possono essere giudicate pregi o difetti a secondo dell’osservatore: simpatico, furbo, creativo, sentimentale, disperato, maestro nell’arte di arrangiarsi ed esemplare protagonista di un’eterna recita costantemente in bilico tra commedia e tragedia.
Un’immagine che ha riempito le pagine ammirate o disgustaste dei tanti scrittori, indigeni o forestieri, i quali unanimemente hanno considerato la città un posto unico.
Cercare di penetrare lo spirito del Napoletano è un’impresa improba ai limiti della vertigine: ci riesce con semplicità una soap opera: “Un posto al sole”, che ogni sera per 30 minuti, ci mostra il vero volto dei protagonisti di questa storia infinita, che cercheremo di indagare attraverso le confessioni degli attori, i cui volti ci sono familiari e di chi lavora dietro le quinte, produzione, regista, scenografo. Migliaia di episodi prodotti, tantissimi fan illustri ed insospettabili con una media di 2 milioni e mezzo di spettatori equamente divisi tra nord e sud.
Questo per mantenere l'equilibrio tra gli ingredienti della soap opera - amore, tradimenti, gelosie, vendette - e quelli che caratterizzano «Un posto al sole», ovvero l'adesione con la realtà e le tematiche sociali. Quando si lavora per tanto tempo a un progetto c'è il rischio di attraversare momenti di stanca, «ma come gli attori crescono con i loro personaggi, anche noi che lavoriamo alla scrittura dei copioni siamo cresciuti negli anni: abbiamo stimoli diversi. Un antidoto alla noia è che "Un posto al sole" tocca tutti i generi: commedia, dramma, thriller, melò ... ». Quando però vengono approfondite tematiche sociali (si è spesso parlato di camorra, ma anche di rifiuti tossici e di traffico d'organi) «ci inorgogliamo. Per noi più che di soap sarebbe corretto parlare di real drama».
Marina Tagliaferri - che interpreta un'assistente sociale - è nel cast dalla prima puntata. Il set di «Un posto al sole» è orami una casa per lei che divide il camerino con la sua cagnolina, Bricca: «All'inizio dovevo recitare qui per nove mesi: sono passati 25 anni. I personaggi che interpretiamo sono parte di noi». Tanto che la gente ormai, quando incontra gli attori li chiama con il nome della soap: «L'affetto fa piacere. Ed è motivo di orgoglio sapere che ci seguono nelle carceri, negli ospedali ... ». Ma un impegno simile comporta rinunce: «Nel mio caso il teatro, che mi manca tantissimo. Ora, dopo anni, siamo in grado di ottimizzare i tempi delle riprese: spero arrivi la proposta giusta», sospira Michelangelo Tommaso in «Un Posto al sole» è arrivato da ragazzo. Ora e un uomo, con l'onere di incarnare tutte le virtù del «buono»: «Da una parte lavorare qui ti dà la possibilità di una crescita infinita. Negli anni mi sono trovato a vivere in scena cose poi capitate nella vita vera: a 20 anni, per esempio, ho attraversato fregature sentimentali simili a quelle del mio personaggio».
Ma essere un modello positivo può diventare faticoso. L'attore per questo si era preso una pausa (recitando nel frattempo anche per Ozpetek): «Ho avuto una fase bad boy: ero stanco di fare il buono. Diciamo che ho avuto un momento alla Miley Cyrus», ride. Poi però la turbolenza è passata «e ho avuto l'opportunità di ritrovare il mio personaggio che aveva perso la via».
Riccardo Polizzy Carbonelli in scena invece è il cattivissimo Roberto Ferri. L'adesione con la realtà è nulla: amato da tutti, il giorno del suo compleanno (il 17 ottobre) ha offerto cappuccini e brioches all'intera produzione. Lui su questo aspetto ci scherza su: «La gente che mi incontra ormai mi dice: perché sei così cattivo? Oppure, direttamente: Chiedi perdono a tua moglie ... ». I numeri sono da industria: in 25 anni ci sono stati 5.849 baci, 72.996 comparse 39 matrimoni girati e mancati), 30 funerali, 641 schiaffi, 28 personaggi arrestati e 4.052.940 caffè bevuti.  Quando parliamo di mafia, di camorra, abbiamo sempre scelto di non mitizzare il racconto, come spesso invece si vede fare in tv». TI bilancio di questi primi 25 anni è dunque positivo. Se ne possono ipotizzare altri 25? «Il format australiano a cui facciamo riferimento, "Neighbours'', è arrivato a 28 anni. Siamo pronti per arrivarci ed a battere ogni record».
 

Achille della Ragione

 

Il Corriere della sera, pag. 39 - 23 ottobre 2021


Repubblica, pag. 21, 20 ottobre 2021


 



giovedì 16 settembre 2021

Visite guidate ed elezioni comunali

  

 

fig.1 - Foto lista scheda elettorale

 

Amici ed amici degli amici esultate, riprendono le memorabili visite guidate dal celebre condottiero Achille della Ragione, ma prima di segnalarvi le date e cosa ammireremo (consigliandovi dei link per approfondire l’argomento) vi invitiamo a votare alle prossime elezioni comunali il nostro duce, al quale è stata promessa la carica di assessore alla cultura. State attenti al simbolo della scheda (fig.1) nel quale dovete scrivere il  cognome fatidico e non vi confondete con altre liste (fig.2) che appoggiano Bassolino, tenete inoltre presente le opportunità del voto disgiunto: se volete votare per un altro sindaco potete farlo, l’importante che come consigliere comunale votate della Ragione nella lista indicata nella fig.1. Diffondete la notizia ai 4 venti e coinvolgete nel voto amici, parenti, collaterali ed affini.

 

   

fig.2 - Attenzione a non confondersi con altre liste


E passiamo alle visite guidate: cominceremo 


sabato 11 settembre con la chiesa di Piedigrotta (appuntamento alle 10:30) per portarci poi alla chiesa di S. Maria del Parto.
Consultare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/04/la-fattura-ed-il-diavolo-di-mergellina.html

 
Il 18 settembre andremo per chiese, partendo alle 10:30 con S. Pasquale a Chiaia, poscia ci recheremo in S. Maria in Portico, da lì a S. Giuseppe a Chiaia per concludere nel verde, entrando gratuitamente nei giardini di Villa Pignatelli.


Il 25 settembre una lunga passeggiata in discesa lungo il Petraio con sosta per visitare la chiesa di S. Maria Apparente; appuntamento alle 10:30 al Vomero all’ingresso della funicolare centrale.
Consultare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2014/03/il-popolo-delle-scale.html



LA PITTURA DI BATTAGLIA A NAPOLI NEL SEICENTO

 

in copertina
- Carlo Coppola - Scena di Battaglia -
Italia, antiquario Maggio

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PREFAZIONE

Questo  libro  vuole  colmare  una  grave  lacuna  proponendo  ai  lettori  un  argomento interessante:  La  pittura  di  battaglia  a  Napoli nel  Seicento,  un  genere  che  incontrò larga affermazione e lusinghiero successo tra i collezionisti.  
La nobiltà amava adornare le pareti dei propri saloni con delle battaglie raffiguranti singoli  atti  di  eroismo  o  complessi  combattimenti  che  esaltavano  il  patriottismo  e l’abilità bellica, virtù nelle quali i nobili amavano identificarsi.  
Anche  la  Chiesa  fu  in  prima  fila  nelle  committenze,  incaricando  gli  artisti  di raffigurare gli spettacolari trionfi della Cristianità sugli infedeli, come la memorabile battaglia  navale  di  Lepanto  del  1571,  che  segnò  una  svolta  storica  con  la  grande vittoria  sui  Turchi,  divenendo  ripetuto  motivo  iconografico  pregno  di  valenza devozionale.
Altri  temi  cari  alla  Chiesa  nell’ambito  del  genere  furono  ricavati  dall’Antico  e  dal Nuovo Testamento, quali la Vittoria di Costantino a ponte Milvio o il San Giacomo alla battaglia di Clodio, argomenti trattati magistralmente da Aniello Falcone, che fu il più preclaro interprete della specialità, “Oracolo” riconosciuto ed apprezzato.  
A Napoli fu molto diffuso il sottile piacere della contemplazione delle battaglie presso masochistici voyeurs, che prediligevano circondarsi, non di procaci nudi femminili dalle forme  aggraziate  ed  accattivanti  o  di  tranquilli  paesaggi,  né  di  severi  ritratti  o  di languide nature morte, bensì di gente che si azzuffava a piedi o  a cavallo, usando spade sguainate ed appuntiti pugnali.  
Non  mi  resta  che  augurare  a  studiosi  ed  appassionati  buona  lettura  dando appuntamento al prossimo libro.

 Achille della Ragione


Napoli ottobre 2021

 
 

in 3° di copertina
- Monogrammista S. R. -
Napoli, collezione della Ragione


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INDICE
 

  • Prefazione     
  • La pittura di battaglia a Napoli nel Seicento     
  • Battaglisti napoletani in trincea       
  • Pugnae: una memorabile rassegna di battaglisti      
  • Aniello Falcone l'indiscusso oracolo delle battaglie     
  • Una prorompente battaglia di Aniello Falcone        
  • Un Aniello Falcone curiosamente firmato         
  • Andrea De Lione in Mostra a Napoli           
  • I Graziani una dinastia di battaglisti napoletani    
  • Indice delle 48 tavole a colore   

 


1^ edizione - Napoli ottobre 2021



in 4° di copertina
- Salvator Rosa - Battaglia eroica -
Parigi, Louvre
 

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La Pittura Di Battaglia by kurosp on Scribd


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Achille della Ragione narra la storia delle scuole mediche di Napoli e Salerno con il primato femminista di Trotula

 
 

 

Il Mattino 16-9-2021


Sifilide, il «il mal napolitain» dei Francesi portato a Parigi dai mercenari di Carlo VIII

Si può dire che la spinta al progresso della medicina nelle scuole salernitana e napoletana, che annoverano primati storici in ambito occidentale, abbia ricevuto un’accelerata quando sono state studiate le malattie sessuali e le pratiche legate al rapporto tra uomo e donna. È una delle conclusioni suggerite dalla lettura di “Una storia ospedaliera gloriosa” di Achille della Ragione.
La prima epidemia conosciuta di lue, la sifilide, scoppiò a Napoli nel 1495, quando la città fu attaccata e assediata dal re francese Carlo VIII, il cui esercito era composto per la maggior parte da mercenari fiamminghi, svizzeri, italiani e spagnoli, spesso puttanieri, se non stupratori.
Un medico Veneziano, che raccontò di malti che perdevano occhi, mani, naso e piedi, così descrisse i sintomi: «Al momento in cui pubblico la mia opera, tramite un contatto venereo è giunta a noi dall’Occidente una malattia nuova… Tutto il corpo acquista un aspetto così ripugnante, e le sofferenze sono così atroci, soprattutto la notte, che questa malattia sorpassa in orrore la lebbra, generalmente incurabile, o l’elefantiasi, e la vita è in pericolo». Salendo verso Nord l’esercito portò la malattia in tutt’Italia e poi tutta Europa, dove prese il nome di mal francese, mentre in Francia fu battezzata «mal napolitain», I medici napoletani studieranno la lue facendo ampi progressi, più che nel suo trattamento, nell’intuire che si trattava di una infezione trasmissibile per contatto.
La scuola medica salernitana, nata nel IX secolo, ha messo al centro delle proprie ricerche la salute femminile, grazie agli studi di Trotula de Ruggiero. la prima donna gi si preoccupava di aiutare quelle donne che soffrivano perché avrebbero desiderato avere rapporti sessuali, ma non potevano, avendo magari fatto voto di castità. Oppure, i medici tenevano in conto che una donna non volesse avere più figli. Accanto a questi rimedi le donne del tempo potevano avvantaggiarsi di tanti piccoli accorgimenti per la loro bellezza: per rinfrescare l’alito cattivo, per migliorare il colorito o per colorare i capelli».
Pur non essendo così avanti con questa «impostazione femminista», la scuola medica napoletana è nata prima di quella salernitana. Fin dai primi secoli dopo Cristo Napoli fu «»un centro medico di rilevanza straordinaria. Nelle sue scuole cenobitiche esistevano chierici eruditi che, favoriti dal fatto di aver conservata la lingua greca, traducevano Ippocrate, trascrivendo in quei mirabili Codici che, se non fecero progredire la scienza medica, furono certamente utili a conservarla».
C’erano case di cura vere e proprie scuole in cui il monaco medico insegnava i segreti della cura a decine di allievi. Intorno all’ anno Mille in città si contavano 75 ospedali, per lo più vicino alle chiese e di carità. Di questi solo alcuni sono rimasti attivi. Tra i più grandi d'Europa c’è quello degli incurabili, Fondato nel 15533, era tra i più grandi d’Europa con oltre 1500 posti letto suddivisi in specifici reparti, ed era dotato di tutti i servizi necessari a farne una struttura autonoma e avanzata. Della Ragione sottolinea che nella storia medica napoletana molti sono stati gli scienziati illuminati che spesso hanno anche lottato per la libertà del popolo, come Cirillo, Cotugno, Sarcone, Amantea, Chiari, Santoro, Boccanegra, Scotti e deHoratiis.

Ugo Cundari


Achille della Ragione
Una gloriosa storia ospedaliera
edizioni Napoli arte
pagine 211 euro 14


mercoledì 1 settembre 2021

Una guizzante natura morta di Giuseppe Recco

  

    

fig.1 - Giuseppe Recco
- Natura morta di pesci - 45x33 -
Berlino, collezione Thomas Gonzales


Il dipinto (fig.1) di cui ci interesseremo in questo articolo è stato eseguito da Giuseppe Recco e rappresenta il delicato momento del trapasso tra la  vita e la morte, una specialità nella quale il Nostro pittore era particolarmente abile.
Il 1656, l’anno fatidico della peste, fu fatale a Napoli per  un’interagenerazione di artisti, che venne falcidiata dal morbo; stranamente gli specialisti di natura morta superarono quasi tutti indenni  questo evento luttuoso e continuarono a lavorare con identica lena senza particolari sussulti. È dopo la metà del secolo che compare prepotentemente alla ribalta Giuseppe Recco (Napoli 1634 – Alicante 1695) la personalità più importante nel panorama della natura morta napoletana. Egli fa parte di una grande dinastia di specialisti: suo padre Giacomo, tra i fondatori del genere, suo zio Giovan Battista, ineguagliabile nei suoi caratteristici soggetti di cucina e selvaggina, i figli Elena e Nicola Maria, che seguiranno degnamente le orme paterne.      
A differenza degli artisti del settore, Giuseppe Recco spazia con abilità e padronanza tutti i soggetti, dai fiori ai pesci, dagli interni di cucina alla frutta senza contare un lungo periodo della sua attività in cui ritrae senza problemi squisiti dolciumi e preziosi broccati, vetri e tappeti, strumenti musicali e vasi antichi, maioliche e preziosi ricami, con una tale abilità da provocare, secondo lo spiritoso racconto del De Dominici un aborto per la «voglia» ad una donna gravida incantata alla vista dei suoi dolciumi su una tela, riprodotti con tale perfezione da parer veri; né più né meno che un moderno caso di «ekphrasis», cioè di frutta dipinta così bene, che gli uccelli si mettono a svolazzare sul quadro tentando di beccarla.
Il suo spessore culturale è poderoso ed i suoi riferimenti spaziano dalla pittura romana alla lombarda, dalla spagnola alla nordica. «Tutto il repertorio sperimentato dai maestri che lo hanno preceduto ritorna nella sfera ombrosa e scintillante della qualità visiva di Giuseppe: i fiori del padre Giacomo e la frutta di Luca Forte e del Maestro del Palazzo San Gervasio, ma forse soprattutto la luce cruda e macilenta  elo spessore vitale della verità di Giovan Battista Recco rifioriscono con un furore tumultuoso ed incessante nell’immaginazione di Giuseppe» (Volpe).
A lungo la critica ha contrapposto la sua figura a quella di Giovan Battista Ruoppolo, ritenendo l’uno specialista di pesci, l’altro di frutta, ma il progredire degli studi ha mostrato tutti i limiti di questa sterile dicotomia  e ci ha restituito un artista parimenti abile in tutti i settori della natura  morta. Ai due pittori ho dedicato una poderosa monografia (fig.2), più volte ristampata e consultabile in rete, digitandone il titolo e sulla copertina compare un dipinto (fig.3) della mia collezione, presentato in varie mostre ed al quale sono particolarmente affezionato.
La culla come apprendista di Giuseppe è presumibilmente nell’alveo della tradizione familiare, ove gli era agevole ammirare il gran bouquet luminoso di vaga ascendenza nordica del padre Giacomo, respirare aria di sughi prelibati cotti in antichi tegami di coccio nelle cucine dello zio Giovan Battista, senza però trascurare di osservare attentamente le grandi esplosioni luminose ed incontrollate di Paolo Porpora.
Il De Dominici gli assegna giovanissimo un viaggio in Lombardia al seguito del padre, ove avrebbe fatto la conoscenza della originale pittura del Baschenis, direttamente o tramite il Bettera.
Una serie d’elementi sui quali ritorneremo, quando parleremo del suo titolo di cavaliere e della sua pittura di sapore lombardo, fanno escludere l’ipotesi di questo viaggio. I suoi esordi sono viceversa nel segno di un rispetto assoluto del dato naturale di ascendenza caravaggesca, pur in un contesto culturale come quello napoletano che si avviava a cedere completamente alle novità del Barocco, portate al trionfo dal genio travolgente di Luca Giordano. Egli combatterà quasi da solo con grande dignità, novello  don Chisciotte contro i mulini a vento. Egli «respinge l’addolcimento del tonalismo, lo sgranarsi dorato delle superfici, il giuoco della vibrazione cromatica dell’insieme, vorrà farsi l’araldo di un richiamo all’ordine, contro questa dissoluzione dei tempi moderni, questa pittura che gli appariva facile, rapida, sciatta, così distante dagli eroici modelli di tanti illustri predecessori» (Causa).


Achille della Ragione 

 

fig,2 - Copertina monografia

 

 

fig3 - Giuseppe Recco -
Natura morta di pesci con gatto - 73x100 - siglato G. R -
Napoli, collezione della Ragione

 

 

 

Un capolavoro di Sebastiano Conca

  

fig.1 - Sebastiano Conca
- Tomiri riceve la testa di Ciro - 123x95 -
Italia antiquario Maggio

 

Il dipinto (fig.1) di cui tratteremo in questo articolo rappresentaTomiri, vissuta   nel sesto secolo a.C., una  regina dei Massageti, un popolo iranico stanziato in Asia centrale, ad est del mar Caspio con al suo fianco la testa dell’imperatore persiano   Ciro il grande, che invase il suo paese per cercare di conquistarlo, ma fu catturato e decapitato. Il quadro è stato a lungo di proprietà di una nobile famiglia di Avellino e da poco è passato nella collezione del celebre antiquario Andrea Maggio.
In relazione a questo soggetto, esiste un'altra versione assegnata a Sebastiano Conca, conservata all'Aquila presso la Cassa di Risparmio, della quale esiste una foto nell’ Archivio fotografico Fondazione Federico Zeri (fig.2).La versione dell'Aquila differisce dal dipinto qui trattato per inscritto all'interno del riquadro ovale e per le più ridotte dimensioni.
La struttura disegnativa di chiara derivazione classicista, lo schema compositivo svolto secondo la normativa accademica del ritmo centrale, l'elegante finitezza dei particolari pongono questa tela quale testimonianza emblematica della sua produzione di più elevata qualità.
Vogliamo ora fornire al lettore alcuni dati biografici di Sebastiano Conca, un pittore a cui fu dedicata alcuni decenni fa una esaustiva mostra nella natia Gaeta.  
Sebastiano Conca nacque a Gaeta nel 1680 e morì nella stessa città nel 1764. Chiamato anche "Il cavaliere" era il maggiore di dieci fratelli. Il papà Erasmo era dedito al commercio e il secondogenito Don Nicolò fu arcidiacono della cattedrale di Gaeta. Sebastiano frequentò per oltre 15 anni la scuola napoletana di  Francesco Solimena. Dal 1706 si trasferì a Roma col fratello Giovanni dove si affiancò a Carlo Maratta e svolse una proficua attività di affrescatore e di artista di altari fin oltre il 1750. A contatto con quest'ultimo, il suo stile artistico esuberante si moderò parzialmente. A Roma, patrocinato dal cardinale Ottoboni venne presentato a papa Clemente XI che gli assegnò l'affresco raffigurante Geremia nella basilica di San Giovanni in Laterano. Per il dipinto fu ricompensato dal papa col titolo di cavaliere e dal cardinale con una croce di diamanti.
Nel 1710 aprì una sua accademia, la cosiddetta Accademia del Nudo che attrasse molti allievi da tutta Europa, tra cui Pompeo Batoni, i siciliani Olivio Sozzi e Giuseppe Tresca e Carlo Maratta, e che servì per diffondere il suo stile in tutto il continente. Nel 1729 entrò a far parte dell'Accademia di San Luca e ne divenne direttore dal 1729 al '31 e dal 1739 al '41.
Nell'agosto 1731 il pittore fu chiamato a Siena per affrescare l'abside della Chiesa della Santissima Annunziata, per volontà testamentaria del rettore del Santa Maria della Scala, Ugolino Billò. Il lavoro venne terminato nell'aprile del 1732. Con la "Probatica Piscina" (o "Piscina di Siloan"), Conca si guadagnò la diffusa ammirazione dei contemporanei. In particolare, furono apprezzati l'ampio respiro dell'opera e la sapiente composizione, fedele al racconto evangelico e ricca di scrupolosi dettagli. Fu in seguito tra l'altro al servizio della corte sabauda, e lavorò all'oratorio di San Filippo e alla chiesa di Santa Teresa a Torino. Nel 1739 scrisse un libro dal titolo Ammonimenti, contenente precetti morali e artistici e dedicato a tutti i giovani che avessero voluto diventare pittori.
Dopo il suo ritorno a Napoli nel 1752, Conca passò, dalle esperienze classicheggiante, ai canoni, più grandiosi, del tardo barocco e del rococò e si ispirò soprattutto alle opere di Luca Giordano. Grazie all'aiuto del Vanvitelli, ricevette onori e incarichi da Carlo III di Borbone e dai più potenti ordini religiosi partenopei. Le sue opere più impegnative di questi ultimi anni sono andate distrutte, mentre sono rimaste numerose pale per altare di Napoli, tele inviate in Sicilia, i dipinti eseguiti per i benedettini di Aversa (1761) e le Storie di San Francesco da Paola, eseguite tra il 1762 e il 1763 per i Frati Minori del Santuario di Santa Maria di Pozzano a Castellammare. Con decreto regio fu elevato al rango di nobile nel 1757. Le ragioni del suo clamoroso successo si possono riconoscere nelle sue grandi capacità di mediare le diverse componenti artistiche del secolo: quella scenografia, magniloquente e grandiosa, appresa negli anni col Solimena, e quella più misuratamente composta del classicismo riformatore del Maratta. L'abilità del Conca fu dunque di sapersi misurare tanto con la tradizione quanto con le caute novità del momento, dosando e potenziando di volta in volta le diverse e molteplici componenti del linguaggio tardobarocco. Tra i suoi migliori allievi figura Gaetano Lapis, detto anche il Carraccetto. Una discreta celebrità ebbe anche il nipote di Sebastiano, il romano Tommaso Conca. Sebastiano Conca ha lasciato innumerevoli opere, che si stimano in circa 1200 pezzi.

Achille della Ragione

fig.2 - Sebastiano Conca
- Tomiri riceve la testa di Ciro - 24 x17 -
Bologna fondazione Federico Zeri





Un sensuale Rapimento di una fanciulla di Giacomo Del Po

 

tav. 1 - Giacomo Del Po
- Rapimento di una fanciulla - 60x73 -
Italia antiquario Maggio

Un sensuale Rapimento di una fanciulla di Giacomo Del Po Il dipinto di cui parleremo, raffigurante il Rapimento di una fanciulla (fig.1), di proprietà dell’antiquario Maggio, ha creato molto imbarazzo a diversi studiosi per una corretta attribuzione, fino a quando non è stato visionato dal sottoscritto, che ha subito riconosciuto la pennellata di Giacomo Del Po, un artista a me particolarmente caro a cui ho dedicato nel 2011 una corposa monografia (fig.2) più volte ristampata e consultabile in rete digitando il link http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo83/articolo.htm
Alcuni particolari (fig.3–4) sono ripresi da altri quadri dell’artista, il quale nei dipinti di cavalletto, più che nelle numerose decorazioni per le dimore patrizie napoletane mostra una variazione nello stile e nella cromia delle immagini, che diventano oniriche ed evanescenti, a dir poco sconvolgente. Il Del Po, attraverso una ripresa mediata delle più antiche fonti rubensiane e del Seicento genovese, poteva così dar vita ad un nuovo linguaggio, impostato su di un’ardita esperienza di capricciose levità cromatiche, inedite, rarefatte, ora asprigne ora preziosamente schiarite, volte alla dissoluzione del vincolo costruttivo in un processo che era, nello stesso tempo, di smaterializzazione delle immagini e di fantasiosa solidificazione di fluttuanti visioni di luce. Veramente un’immissione originale di grande portata per il rinnovamento della scuola napoletana ed il determinarsi dell’infinita serie delle divagazioni rococò. Il pittore modifica poi sensibilmente la sua maniera fondendo gli elementi seicenteschi romani del Gaulli con la lezione del Giordano e le sue formulazioni si svolgono con un gusto tutto personale parallelamente alle nuove sperimentazioni del Solimena, ma completamente distaccate da lui. La tavolozza degrada nei toni più fluidi con tinte grigio argentee, verdi tenui, violacei e amaranto nei toni bassi ed altre miscele di colori ardite ed originali.

 

tav. 2 - Giacomo Del Po - Copertina monografia

Forniamo ora al lettore alcuni cenni sulla sua vita: figlio del pittore e incisore palermitano Pietro del Po (tradizionalmente considerato allievo del Domenichino), si formò presso la bottega del padre e nel 1674 divenne membro dell’Accademia di San Luca. Durante gli anni romani Giacomo dipinse la Madonna col Bambino e i Santi Agostino e Monica della chiesa dei Santi Quattro Coronati e il Riposo durante la fuga in Egitto (1670-75), ora al Museo Civico di Pistoia. Nel 1683 lasciò Roma per trasferirsi a Napoli. Tra il 1685 e il 1688 dipinse le tele per la chiesa di Sant’Antonino a Sorrento (la Madonna col Bambino e San Gaetano, il Riposo durante la fuga in Egitto, la Peste di Sorrento e l’Assedio di Sorrento per mano di Giovanni Grillo). Nei primi anni a Napoli subì l’influsso dell’arte di Luca Giordano, che fu fondamentale per la formazione del suo stile maturo. Fu considerato una personalità di spicco della pittura tardo-barocca napoletana, grazie soprattutto alla fama ottenuta con i suoi dipinti a soggetto sacro (gli affreschi con Storie dell’Antico Testamento nella Cappella Palatina di Palazzo Reale, 1707) e profano (le tele per il soffitto del Palazzo del Belvedere di Vienna, 1722-23) e con le sue pale d’altare (l’Assunzione di San Pietro a Maiella, 1705).
Fu apprezzato anche per i piccoli dipinti a soggetto letterario, come Il paradiso perduto, ispirato all’omonimo poema epico di John Milton.

Achille della Ragione 

 

tav. 3 - Giacomo Del Po - Rapimento di una fanciulla
- 60x73 - (zona centrale) - Italia antiquario Maggio

tav. 3 - Giacomo Del Po - Rapimento di una fanciulla
- 60x73 - (zona centrale) - Italia antiquario Maggio

 

 


Una inedita cacciagione di Baldassarre De Caro

fig.1 - Baldassarre De Caro
- Cacciagione - 60x 93 -
Italia antiquario Maggio

Il dipinto di cui parleremo, di proprietà dell’antiquario Maggio, costituisce una importante aggiunta al catalogo di Baldassarre De Caro e rappresenta una Cacciagione (fig.1) che sembra parlare, soprattutto in alcuni particolari (fig.2) di notevole qualità.
La sua tavolozza a partire dal terzo decennio, in ossequio al magistero che Francesco Solimena imprimeva a tutta la pittura napoletana, si distinse per un cromatismo più greve e cupo, caricandosi di ombre dense e forti contrasti chiaroscurali, in contrasto con i colori vivaci e brillanti adoperati dai tanti fioranti attivi sul mercato all’ombra del Vesuvio nei primi anni del secolo XVIII.
Osservando con attenzione il dipinto in esame possiamo fare nostro il giudizio della Lorenzetti, che definì il De Caro: “un vivo temperamento di pittore, un pungente realista che, con la tecnica di un denso impasto di colore, rappresenta cacciagione, animali, fiori, e, sebbene alquanto ineguale, ebbe grande fama per il suo fervore di naturalista esasperato”.
Le fonti ci hanno tramandato poche notizie sull’artista (1689-Napoli 1750), ma l’abitudine di siglare o firmare le sue opere ha permesso alla critica di formulare un catalogo abbastanza corposo della sua produzione, soprattutto negli ultimi anni grazie alla frequente comparsa di tele nelle aste internazionali e sul mercato. Purtroppo è difficile stabilire una precisa cronologia, per la rarità di date (tra le poche eccezioni la tavola del Banco di Napoli eseguita nel 1715 ed una Natura morta con animali e fiori, firmata e datata 1740, in collezione privata a Barcellona, segnalata da Urrea Fernandez) e per uno stile sempre eguale, nel quale non si riesce ad evidenziare una coerente evoluzione.
Abbiamo anche un documento di pagamento reperito da Rizzo, una rarità per quanto riguarda i generisti napoletani; la polizza si riferisce alla cifra di 38 ducati incassata dal pittore per due quadri il 16 settembre 1720. Secondo il De Dominici: “dal quale apprese primieramente a dipingere fiori, de’quali molti quadri naturalissimi con freschezza e maestria ha dipinto” ed il Giannone, egli nasce nel 1689 e fu tra i più bravi allievi di Andrea Belvedere, per cui, almeno inizialmente pittore di fiori, una veste nella quale non abbiamo molti esempi ad eccezione della celebre serie di quattro vasi divisa tra il museo del Banco di Napoli e la pinacoteca di Bari ed un dipinto comparso nel 2000 presso l’antiquario Lampronti a Roma. Si dedicò in seguito alla rappresentazione di animali e selvaggina morta con uno stile, per quanto venato da ambizioni innovative, piuttosto anodino e monocorde.
Con i suoi dipinti incontrò il favore dell’aristocrazia locale e della nascente corte borbonica, come ci racconta il De Dominici: “Baldassar di Caro anch’egli ha l’onore di servire sua Maestà nei suoi bei quadri di cacce, di uccelli e di fiere, come altresì di altri animali, nei quali si è reso singolare, come si vede dalle sue belle opere in casa di molti signori, e massimamente in quella del duca di Mataloni, ove molti quadri di caccia egli ha dipinto… divenendo uno de’ virtuosi professori che fanno onore alla Patria”.


Achille della Ragione

fig.2 - Baldassarre De Caro
- Cacciagione - 60 x 93 - (particolare) -
Italia antiquario Maggio





 

martedì 31 agosto 2021

Josephine Baker, la venere nera entra nel Pantheon degli Illustri di Francia


Josephine Baker

Ieri l'editoriale di "Le Monde" ha annunciato che dal 30 novembre prossimo la star dello spettacolo, Josephine Baker, sarà ammessa per volere di Emmanuel Macron nel fatidico mausoleo francese.
Probabilmente è un gesto elettorale data la prossima campagna presidenziale, ma lo scalpore della notizia resta. Durante tutta la sua vita la danzatrice di colore ha brandito il vessillo della libertà. Da quando a 19 anni nel 1925 lascia Saint Louis nel Missouri, dove imperava la segregazione razziale per venire a Parigi. Con determinazione e tenacia s'impone all'opinione pubblica facendo l'escalation da ballerina con la cintura di banane dal teatro degli Champs Elysées alle Folies Bergères.
Incantava con la sua voce e le movenze del suo corpo nero completamente disinibito. Tuttavia non fu solo la regina dello spettacolo. Divenuta francese nel 1937, si prodigò durante la Resistenza del suo nuovo Paese con impegno patriottico dal '40 fino alla Francia libera. Abbracciò perfino la causa della maternità universale, adottando 12 bambini da tutto il mondo.
Senza contare la marcia a fianco di Martin Luther King contro il razzismo. Pare che ci siano tutti gli ingredienti per renderla degna della futura dimora.

 

il Pantheon di Parigi

In un momento in cui imperversano senza via d'uscita le questioni identitarie e migratorie dare luce alla memoria della prima donna di colore nel Pantheon è una sfida coraggiosa. Nel tempio, il cui frontone ricorda: "Aux Grands Hommes la patrie reconnaissante" c'è sicuramente posto per l'ideologia di libertà e fedeltà alla Francia. Anche se si tratta di una ballerina di spettacolo bisogna riuscire a captare il messaggio di apertura al diverso, di accoglienza nonostante il colore della pelle. Il mausoleo parigino gode di una posizione strategica. Vi confluiscono ben tre vie ugualmente importanti. Rue Soufflot, in onore del suo architetto, guarda dall'alto i superbi "Jardins du luxembourg", il polmone verde del quartiere latino. Rue Mouffetard, dove ogni giorno un mercatino alimentare offre ai passanti formaggi, baguettes, frutta e ogni genere di piacere del palato. Infine rue de la montagne de sainte Genevieve, la più caratteristica perché è legata all'antica origine romana di Lutetia. Anticamente Il Pantheon era la sede del foro romano, il punto più alto della collina di santa Genoveffa, la patrona di Parigi. Lungo le pendici di quel luogo erano accampati i Romani. Oggi di essi è rimasto ben poco. Ci sono i resti dell'anfiteatro, pare il più grande della Gallia, in una via, rue Monge, che conduce a Notre Dame e antiche rovine nei pressi di Cluny a Boulevard Saint-Michel.
Il Pantheon di Parigi non è certo quello di Roma per antichità e importanza storica ma richiede una visita da chi non lo conosce. A parte la memoria dei Grandi di Francia dalla Repubblica in poi, è interessante per una curiosità scientifica: "Il pendolo di Foucault" e per i meravigliosi affreschi, narranti la vita e le gesta di santa Genoveffa, protettrice della città, la cui bianca statua giganteggia in basso al Pantheon sulla riva della Senna.


Elvira Brunetti

 

Josephine Baker



lunedì 23 agosto 2021

Progresso, non si può misurarlo con i consumi

 
   

Il Mattino 23 agosto 2021

In questi ultimi decenni abbiamo vissuto in una sorta di trance ipnotica, comprando e consumando senza alcun reale bisogno. Tutti ambiscono ad avere l’iPhone ultimo modello,  30 paia di scarpe, 50 cravatte, televisori in ogni camera, 100 vestiti. Una mania che ha contagiato anche i ceti meno ricchi, che si indebitano fino al collo pur di poter cambiare ogni anno frigorifero e lavatrice.
La voglia spasmodica di viaggiare e di visitare paesi lontani e possibilmente caldi, senza conoscere la loro precisa localizzazione geografica.  Decine di milioni di persone in delirio, che si recano al Louvre o nei Musei Vaticani senza capire ciò che vedono. Per oltre cinquanta anni, banchieri, politici, economisti ed intellettuali, hanno cercato di farci credere che il progresso ed il benessere fossero in crescita continua, senza preoccuparsi dell’esaurimento delle risorse e del disastro ambientale. I cinesi e gli indiani, moltiplicando all’infinito fabbriche, porti ed aeroporti, ambiscono a gioielli e vestiti, mentre le ciminiere  e le auto sporcano il cielo ed i diritti umani sono considerati poco più che un optional. siamo sommersi dagli oggetti che straripano da armadi e cassetti e da un desiderio incessante di riempirne di nuovi. Abbiamo smarrito il senso delle cose che ci circondano.
Non diamo alcun valore ad una vecchia giacca o ad un automobile ancora perfettamente funzionante. Cerchiamo sempre la novità e desideriamo seguire l’ultima moda.
Dobbiamo recuperare invece le virtù della civiltà contadina: la sobrietà, la parsimonia, il risparmio. Non dobbiamo ascoltare la martellante pubblicità che non saremo felici se non cambieremo ogni sei mesi la lavatrice o la televisione. Se consumiamo di meno saremo più ricchi.
 
Achille Della Ragione

domenica 22 agosto 2021

Tre lettere premiate su cui meditare


Nei giorni scorsi è stato assegnato da una giuria composta dai direttori dei principali giornali italiani il premio Indro Montanelli alle 10 migliori lettere inviate dai lettori e tra queste ben tre sono state compilate dal sottoscritto, che vuole proporle ai suoi seguaci invitandoli a meditare. 


Sempre meno figli: fine di una civiltà

Uno dei motivi principali che condurranno al declino della nostra civiltà è costituito dalla scarsa quanto nulla volontà delle donne di fare figli. A tutto anelano: studiare, lavorare, passare da un rapporto di assistenza per l’infanzia per agevolare le madri che si ostinano a lavorare. Ma bisogna fare presto, perché entro 10 – 15 anni non si potrà più fare nulla ed il declino demografico sarà irreversibile.

Achille della Ragione


 

Venerdì di Repubblica 10 maggio 2019
- Rubrica Questioni di cuore - pag.10-11

Lei mi ha scritto altre volte della sua vita tribolata, e per questo pubblico la sua lettera, anche per richiamarla alla realtà. Ma cosa le hanno fatto le donne perché lei pensi, e scriva, che il loro compito Paese: fuori c'è un mondo da capire e accettare, soprattutto con cui collaborare perché non i popoli più poveri, ma i più ricchi, i più avanzati, i più forti, possono invaderci e assaltare la nostra economia.
Natalia Aspesi

         
Il Mattino 11 maggio 2019, pag. 42

Caro Achille, il calo demografico del nostro Paese è allo stesso tempo l'origine e l'effetto di tutti i mali italiani. Il numero medio di figli per donna nel 2018 (fonti Istat) è stato 1,34. Abbiamo però avuto momenti peggiori. Il punto più basso in termini di fecondità è stato toccato nel 1995: le donne avevano 1,19 figli di media.
Colpa degli scarsi investimenti per conciliare lavoro e famiglia per le donne? Verissimo.
Certo ci vorrebbero più asili, orari flessibili, servizi di sostegno e permessi speciali. Ma anche nei paesi europei dove si spendono più denari per la famiglia non si assiste certo a un boom della natalità,
C'è allora un aspetto culturale che spesso viene sottovalutato: l'egoismo strisciante nella società moderna e appagata della Vecchia Europa.
Le donne, come gli uomini, si dedicano più a loro stessi. Al lavoro, al tempo libero, ai social.
Fare figli è un atto di generosità, un impegno che dà gioia ma che richiede anche tanto impegno e tempo da dedicare. E oggi abbiamo fatto di tutto per averne sempre meno.
Federico Monga  


 
il Mattino pag.42 - 13 febbraio 2020



Attenti alle religioni

Le religioni nascono tutte, nessuna esclusa, dalla fertile fantasia dell’uomo, per esorcizzare la sua paura nei confronti della morte, creando ipotetici quanto improbabili paradisi, ove trascorrere in pace e letizia un tempo infinito in confronto al breve percorso terreno.
Esse impongono delle regole di comportamento di alto valore morale, estremamente utili alla formazione della vita comunitaria prima ed alla nascita dello Stato in epoca successiva.
“Onora il padre e la madre” è il fondamento su cui si basa la famiglia, “Non uccidere” se rispettato avrebbe evitato le guerre, “Non rubare” se osservato avrebbe precluso la nascita dei partiti politici. E potremmo continuare a lungo.
Le religioni orientali ci hanno insegnato il rispetto per gli animali e per le piante che ci circondano. L’Islam ha predicato e predica una posizione subalterna della donna, che l’Occidente da tempo ha dimenticato.
A fronte di questi vantaggi la competizione tra le religioni è stata sempre spietata. Possiamo ricordare le Crociate, ma tra gli stessi Cristiani la guerra dei 30 anni ed oggi, in area islamica, la spietata competizione tra Sciti e Sunniti, che mette in serio pericolo la pace mondiale.
Le religioni sono dure a morire e nonostante il processo di secolarizzazione da tempo in atto in Occidente continueranno a lungo ad ingannare e ad illudere l’uomo, schiavo delle sue paure.
E voglio concludere chiedendo scusa alle donne ed al Pontefice per quanto ho dichiarato.

Achille della Ragione


Il Mattino pag.38 - 6 dicembre 2019

Incoraggiamo il suicidio

Il tema di cui tratteremo è sicuramente scabroso, ma invito i lettori a meditare sugli innegabili vantaggi economici e sociali che scaturirebbero se prendesse piede la cultura del suicidio, quando la vita non è più degna di essere apprezzata. Il Cristianesimo condanna il suicidio e lo stesso è per le altre religioni monoteiste, mentre le culture orientali sono più tolleranti, dalle vedove che dovevano morire assieme al marito nei roghi purificatori, ai samurai (fig.1),

  

fig.1 - Suicidio samurai
 
che quando il loro onore era compromesso preferivano la morte alla vita, fino all’esaltazione di una morte gloriosa che perseguivano i kamikaze, i quali si scagliavano impavidi contro le navi nemiche durante l’ultima guerra mondiale. Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao col suicidio dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte del patto di Varsavia nell'agosto del 1968, durante la cosiddetta primavera di Praga.
Gli antichi filosofi greci consideravano il suicida un disertore dalla vita, e la legislazione ateniese ne esponeva pubblicamente la salma al vilipendio della cittadinanza, mentre del tutto antitetica è invece la posizione della filosofia stoica, che più di ogni altra difende il diritto al suicidio.
Se esaminiamo il mondo animale, regolato da leggi perfette, ideate da una mente suprema ed infallibile, potremmo citare numerosi esempi, il più famoso, quello degli elefanti, che, diventati vecchi o malati, abbandonano il branco per morire in solitudine.
La letteratura si è dichiarata da sempre favorevole al suicidio, dalle tragedie greche ai romanzi di Dostoevskij.
Il suicidio ha sempre affascinato gli scrittori e gli artisti in generale. Tra letteratura e filosofia, Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca i suicidi all'Inferno nel cerchio dei violenti contro sé stessi (XI,40-45), dove condanna Pier della Vigna. Giustifica tuttavia Catone, uccisosi a Utica (fig.2), 

 
fig.2 - Giovanni Battista Langetti -  Suicidio di Catone

collocandolo nel Purgatorio in quanto autore di un gesto eroico di libertà "politica", poiché aveva rinunciato alla vita pur di non sottomettersi al regime di Giulio Cesare. Virgilio si rivolge lui, quale custode dell'accesso al monte del Purgatorio, per presentargli Dante stesso in cerca di libertà:

    «Or ti piaccia gradir la sua venuta:
    libertà va cercando, ch'è sì cara,
    come sa chi per lei vita rifiuta.»
    (Purgatorio - Canto primo, versi 70-72)

Qualche esempio classico della trattazione del suicidio in letteratura può essere la tragica conclusione di Romeo e Giulietta (1600 circa) di William Shakespeare o  I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1774) o le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo considerato il primo romanzo epistolare della letteratura italiana (1801), dove il protagonista si uccide, atto che è insieme una liberazione e una protesta: liberazione dal dolore e protesta contro la natura, che ha destinato l'uomo all'eterna infelicità. Nel pensiero di Vittorio Alfieri c'è una visione eroica del suicidio quale estremo atto di libertà. Il tema del suicidio ricorre spesso nelle Operette morali (per esempio nel Dialogo di Plotino e di Porfirio) di Giacomo Leopardi (1827), in cui il poeta fa una distinzione su quelli che potevano essere i motivi di suicidio per le genti del passato e quelli della sua epoca e fu argomento di ispirazione per Madame Bovary di Gustave Flaubert (1856). Capolavori della letteratura russa, quali I demoni (1871) e il racconto La mite (1876), entrambi di Fëdor Dostoevskij (1871), e Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877), trattano il tema del suicidio.
Potremmo citare il nome di centinaia di personaggi celebri, che hanno scelto il suicidio come degno finale del loro percorso terreno; tra i tanti ricordiamo: Cleopatra (fig.3), 

 

fig.3 - Artemisia Gentileschi- Suicidio di Cleopatra

Lucrezia, Catone, Nerone, Van Gogh, Salgari, Hemingway, Dalila, Tenco, Edoardo Agnelli e Marilyn Monroe (fig.4). 

 

fig.4 - Marilyn Monroe

Concludiamo rendendo nota una recente sentenza della Corte Costituzionale (fig.5), che finalmente ha collocato l’Italia nel novero dei Paesi civili, dichiarando che l’assistenza a chi vuole concludere prematuramente la propria vita non è reato.
Ed allora chi è gravemente ammalato, da tutti abbandonato e senza speranze, cosa aspetta a concludere la sua inutile esistenza con un gesto coraggioso quanto nobile, che apporterà tangibili benefici alla società, Inps in primis.

Achille della Ragione

   
fig.5 - Consulta