venerdì 25 dicembre 2020

Un interessante inedito di Andrea Vaccaro

Andrea Vaccaro - Fanciulla pensierosa - 47x36 


Abbiamo avuto la fortuna di poter visionare, una splendida Fanciulla pensierosa (fig.1) della collezione Pepe di Acerra, assegnata dalla critica a Ribera, che viceversa è opera del malizioso pennello di Andrea Vaccaro, per il famoso “sottoinsù”, il dolce girar degli occhi al cielo, derivato dalla lezione di Guido Reni, unito alle labbra carnose, mentre il seno è castamente ricoperto.

Il dipinto in esame fa parte di quella produzione per una clientela laica sia napoletana sia spagnola che il Vaccaro, in una tavolozza monotona con facili accordi di bruni e di rossicci, creava con scene bibliche e mitologiche e le sue celebri mezze figure di donne nelle quali persegue un’ideale femminile di sensualità latente;  diviene così il pittore della "quotidianità appagante, tranquilla, a volte accattivante, in grado di soddisfare le esigenze di una classe paga della propria condizione, attenta al decoro, poco incline a lasciarsi coinvolgere in stilemi, filosofici letterari, o mode repentine, misurato nel disegno, consolante nell’illustrazione; Andrea ottenne il suo  indice di gradimento in quella fascia della società spagnola più austera e di consolidate opinioni e per converso in quelle napoletane di pari stato ed inclinazione" (De Vito).
Tra i suoi dipinti "laici", alcuni, di elevata qualità, sembrano animati da un’agitazione barocca che raggiunge talune volte un coro da melodramma.
Le sue sante, martiri o non, in sofferenza o in estasi che siano, sono donne vive, senza odore di sacrestia, nell’espressione di attesa non solo di sposalizio mistico, «col bel girare degli occhi al cielo» (De Dominici). Il Vaccaro fu artista abile nel dipingere donne, sante che fossero, pervase da una vena di sottile erotismo, d’epidermide dorata, dai capelli bruni o biondi, di una carnalità desiderabile sulle cui forme egli indugiò spesso compiaciuto col suo pennello, a stuzzicare e lusingare il gusto dei committenti, più sensibili a piacevolezze di soggetto, che a recepire il messaggio devozionale che ne era alla base. Egli si ripeté spesso su due o tre modelli femminili ben scelti, di lusinghiere nudità, che gli servirono a fornire mezze figure di sante martiri a dovizia tutte piacevoli da guardare, percepite con un’affettuosa partecipazione terrena, velata da una punta di erotismo, con i loro capelli d’oro luccicanti, con le morbide mani carnose e affusolate nelle dita, con le loro vesti blu scollate, tanto da mostrare le grazie di una spalla pallida, ma desiderabile. I volti velati da una sottile malinconia e con un caldo languore nei grandi occhi umidi e bruni, che aggiungono qualcosa di più acuto alla sensazione visiva delle carni plasmate con amore e compiacimento. Le sue sante, tutte espressioni di una terrena beatitudine. L’idea del martirio e della penitenza è sottintesa ad un malizioso compiacimento e venata da una appena percettibile punta di erotismo. Queste eterne bellezze mediterranee dal volto sensuale ed accattivante fanno mostra del loro martirio con indifferenza e con lo sguardo trasognato, incuranti degli affanni terreni e con gli occhi che, pur fissando lo spettatore, sembrano proiettati fuori dal tempo e dallo spazio. Dalle tele promana una dolcezza languida, serena, rassicurante, che ci fa comprendere con quanta calma queste sante, avvolte nelle sete rare delle loro vesti acconciatissime, abbiano affrontato il martirio, sicure della bontà delle loro decisioni, placando e spegnendo ogni sentimento e sensazione negativa quali il dolore, la sofferenza, lo sdegno ed esaltando la calma serafica, la serenità dell’animo, la certezza di una scelta adamantina. La pittura in queste immagini dolcissime e sdolcinate cede il passo alla poesia, che si fa canto soave ed incanta l’osservatore.

giovedì 24 dicembre 2020

Achille e Gianfilippo




Achille ier pe nuie spaccamuntagna

e nisciun pensav: ma che lagna

A chell che riceva ie stev attient,

e ce crerev: o vintinov pe' cient!

Achille tenev femmene a migliara...

ma po' ca fantasia? Che vit amara!

Ma isso no, insistev nun so pollo,

chelle se meneno, se meneno 'n cuollo.

E mo' dopp nu poc e vuaie passat

Achille ind a cultur s'è menat.

E nuie suppurtammo alleramente

pe tutte e rise fatte pe tramente;

E Gianfilippo ma che mast 'e fest

e arete tutt nuie peggio e na pest

e iss ci arapev tutte 'e porte

pe 'e meglie femmene, pa meglia ciorte.

Sul pe iss nun pensav, o vuaglione

signore e nobile, meglio e nu borbone.

Ma po' ha passato pur belli vuaie

ma nuie nun ce o scurdammo proprie maie

Tutt o vulimm bene san san, tutt 'e cristian, e pur tutte 'e can.


Conclusione:

Achille e Gianfilippo sono come Topolino e Pippo


Franz Conti

martedì 22 dicembre 2020

Il precario futuro della Galleria Principe di Napoli



Via Pessina presenta una singolarità: scendendo dall'incrocio tra via S. Rosa e via S. Teresa verso piazza Dante il lato destro è quartiere Avvocata, mentre il sinistro appartiene alla municipalità San Lorenzo. All'angolo si dipartono i portici che conducono all'ingresso più importante della Galleria Principe di Napoli, un tempo remoto punto di incontro della società altolocata dell'epoca, ricco di negozi eleganti e di bar accorsati, da decenni viceversa divenuto rifugio per barboni, che hanno stabilito in loco la loro precaria residenza, a dimostrazione lampante che Napoli non è una città moribonda, bensì già morta ed essendo priva di sepoltura, destinata alla putrefazione.
Negli anni Sessanta all'angolo vi era il cinema più economico di Napoli: il Rodi, 90 lire per 2 film ed il sottoscritto ne era un assiduo frequentatore con un'allegra combriccola di compagni, soprattutto quando pioveva, in occasione dei periodici filoni dalla vicina scuola media S. Maria di Costantinopoli, che ha avuto l'onore di avermi come discepolo. Chiuso da tempo infinito i suoi locali si sono trasformati in un rinomato ristorante vegano.
Un progetto di rilancio della Galleria è un sogno malizioso, ma nessuno può vietare ai napoletani di coltivarlo.

Achille della Ragione

 

Il Mattino- pag.38 - 6 febbraio 2021

 

 

lunedì 21 dicembre 2020

La cultura è in cassa integrazione


Il Mattino - pag.38 - 3 gennaio 2021


La chiusura dei musei è recente, mentre le biblioteche sono rigorosamente inaccessibili da mesi e mesi, circostanza che ha messo in seria difficoltà studenti e studiosi; ma il colmo è costituito dal fatto che non ricevono nemmeno nuovi libri, come ho potuto constatare personalmente. Ho infatti l’abitudine all’uscita di ogni mio nuovo libro (sono a quota 133) di inviare a rotazione ad una decina di biblioteche una copia omaggio, che spesso, quando non va dispersa, mi ritorna con la dizione irricevibile o addirittura destinatario sconosciuto, come mi è capitato nei giorni scorsi di leggere sulla busta che la biblioteca di Archeologia di Roma o la Molajoli di Napoli sono ignote alle Poste italiane.
Andiamo giorno dopo giorno di male in peggio e dobbiamo tristemente constatare che la cultura è in cassa integrazione.

Achille della Ragione


sabato 19 dicembre 2020

Apriamo i luoghi chiusi

 


Dopo piogge infinite finalmente è ritornato il sole ed i cittadini corrono in strada per godere di qualche ora di aria pulita, ma trovano chiusi tanti luoghi che permetterebbero, opportunamente distanziati, di trascorrere momenti felici, dalla Mostra d'Oltremare alla ex sede della Nato a Bagnoli, dal parco degli Astroni ai tanti dislocati ai Camaldoli, tutti chiusi senza alcuna giustificazione che non sia l'inefficienza delle istituzioni.
Non bisogna meravigliarsi allora della folla lungo via Caracciolo o addirittura nelle vie del centro storico, dove si creano assembramenti pericolosi ed impossibili da gestire.
In attesa di un nuovo Masaniello non ci resta che soffrire.


Achille della Ragione



Il Mattino  Pag. 42    19 dicembre 2020


venerdì 18 dicembre 2020

L’Africa dimenticata e l’amarcord di una bambina




tav.1 - Africa

Nonostante la vicinanza, dall'Africa (tav.1) ci separa solo il "Mare Nostrum", che, come indica la parola, dovrebbe riguardare tutti i Paesi che vi si affacciano, invece oggi i rapporti tra i due continenti si limitano all'affannosa questione dei migranti.
La negligenza della sua storia millenaria dovrebbe colpevolizzare l'homo sapiens,la cui origine per i progenitori della nostra specie è profondamente radicata su quel suolo, zoccolo potente e primitivo di tutto il pianeta.
Ma com'era l'Africa quando la prima nave portoghese ne lambì la costa nel 1488?
Noi conosciamo a malapena l'Africa moderna, quella colonizzata e quella decolonizzata, un processo quest'ultimo, ahimè, ancora incompiuto.
Da sempre a memoria umana il continente nero è stato vittima di una lunga storia travagliata, intrisa di sofferenze e segnata da insopportabili umiliazioni. Solo qualche secolo fa per anni la navi schiaviste approdavano nel golfo di Guinea per la "Tratta dei negri" (tav.2), così sono stati impropriamente chiamati per tanto tempo quegli esseri umani, considerati una merce di scambio preziosa e redditizia. E prima ancora dell'anno mille ai tempi dell'arabizzazione e islamizzazione della parte settentrionale dell'Africa, quando il verbo di Maometto imperversava allo scopo di dare una lingua e un credo che unissero le varie e diverse popolazioni, fino a quando gli interessi economico-politici, mascherati a volte dalla lotta di religione, la Jihad, non ci hanno condotto ai tempi attuali, in cui campeggiano e si affrontano guerre, conflitti etno-tribali, corruzione, governi fragili, interessi stranieri. Tutto ciò mentre il traffico delle armi va a gonfie vele. Il Sudafrica infine ci ha offerto un'altra triste storia: quella del razzismo che ha causato la separazione dei Bianchi dai Neri, l'Apartheid (tav.3). Oggi questo Paese (tav.4) insieme alla Nigeria sono le sole economie più ricche e produttive in quasi tutti i settori. Alle malattie, la povertà, la fame e la carestia, si è aggiunta da una parte l'emergenza climatica, che tra l'altro fa avanzare il deserto e dall'altra la globalizzazione che ha segnato ulteriormente questa terra. La Cina in primis ha imposto i suoi prodotti sul mercato, fingendo aiuti per un suo guadagno maggiore, data la sterminata ricchezza di materie prime a cui attingere. Si veda ad esempio la nuova sede dell'Unione Africana di Addis Abeba interamente finanziata dai Cinesi.
C'è dunque una emergenza Africa ed è inutile chiudere gli occhi.
Tuttavia la tesi di Wilfried N'Sondé è "Il fattore umano è il nostro futuro".
"Se consultiamo i media emerge un'immagine catastrofica. Tale sinistra constatazione deve essere smorzata, nasconde realtà diverse secondo i Paesi". Molte problematiche africane riguardano il mondo intero. "Le popolazioni di questo continente hanno potenzialità non ancora prese in considerazione. Per esempio, la ricchezza dell'Africa è comunemente misurata in base alle sue materie prime, mentre vengono trascurate le immense risorse umane, il suo capitale più prezioso. Stiamo parlando della popolazione più giovane del globo, vivaio di energia, intelligenza, creatività, pronto a essere formato, preparato a innovare e affrontare le sfide di domani. L'Africa potrebbe essere pioniera in materia di decrescita ed edificare un sistema che metterebbe l'umano al suo centro, senza nuocere al suo ambiente". 

 

 

tav. 2 - Tratta dei negri


tav. 3 - Apartheid


Ora facciamo un salto, cambiamo osservatorio e passiamo da quello pubblico ad uno privato. Vediamo cosa è rimasto della "Mia Africa" in una persona vissuta tre anni a Mogadiscio ai tempi in cui la Somalia da ex colonia italiana ottenne dopo la guerra l'amministrazione fiduciaria a termine del territorio. Parliamo degli inizi degli anni '50.
Zighilina si chiamava quella bambina, anche se era un soprannome datole dal padre, in missione militare nel Corno d'Africa. Certo il tempo è inclemente, i genitori muoiono. Le foto sono insufficienti. Eppure restano brandelli di ricordi lontani, imprigionati in alcune sensazioni visive, olfattive e perfino acustiche. La melodia della canzone "Quizas, quizas" risuona ancora con tutto il languore della memoria.
Zighilina andava all'asilo dalle suore missionarie della Consolazione, dove un giorno cadde e si ruppe un dente. L'incidente impressionò parecchio la sua mente infantile. Fu subito portata all'ospedale "De Martino" (tav.5), edificato durante il Fascismo nello stile littorio, attivo e funzionante ancora oggi perfino in tempi di Coronavirus. L'architettura coloniale italiana sembra resistere nella capitale somala, ormai devastata da una lunga guerra in corso da 30 anni che non accenna a finire. Facciamo  riferimento ai due archi trionfali: l'uno dedicato al Duca d'Aosta del 1928, l'altro "Il Binocolo"(tav.6), eretto sul lungomare nel 1934 per accogliere degnamente la visita di Vittorio Emanuele III, oggi diroccato.
Faceva sempre molto caldo a Mogadiscio, località vicinissima all'Equatore. Niente crepuscolo, niente stagioni, se non i monsoni.
Quei ritmi circadiani graduali a cui la maggior parte della gente è abituata, scompaiono a quella latitudine. Dal dì si passa improvvisamente alla notte tutti i giorni. Le persiane delle case in genere chiuse alla ricerca della preziosa ombra a difesa del sole. Il calore era pesante, ma piacevole, quasi un dolce indugio. Che momenti di vita felice, legati all'intimismo solo familiare, privato dei parenti lontani! Frequenti erano le passeggiate in bicicletta lungo il fiume tra gli alti alberi. Zighilina era sistemata sul sedile davanti e sfrecciava nel vento guidata e protetta dalle spalle paterne. La meta talvolta era la caccia al coccodrillo. I Somali li bastonavano pesantemente e alla fine li impalavano nelle grosse fauci. Il fiume sfociava a mare nell'oceano Indiano. La costa è sabbiosa e c'è un lido balneare lunghissimo (tav.7) che potrebbe attirare il turismo se non ci fosse la guerra e non esistesse il pericolo degli squali (tav.8). 

 

tav. 4 -  Johannesburg
 
tav. 5 - Ospedale De Martino

tav. 6 - Il Binocolo

Nell'amarcord di Zighilina ci sono le eleganti serate danzanti al circolo coloniale dove a volte era presente e di nascosto sbirciava i genitori che ballavano (tav.9).
Come dimenticare inoltre la bellezza rigenerante dei Banani! Una semplice pianta erbacea in grado di raggiungere anche i 10m. di altezza. Le foglie ampie e lunghissime, flessibili, impermeabili offrivano spesso riparo e nascondiglio ai giochi dei bimbi. Senza parlare di quel frutto gustoso, tra i più consumati al mondo, che contro la forza di gravità cresce verso l'alto ed è talmente copioso da far pesare un casco anche 50kg.
E infine l'episodio dell'incontro col cucciolo di leonessa, scambiato dalla piccola per un gatto, durante un pic nic con amici che si concluse bene solo per la rapida fuga nelle jeep.
Zighilina conserva bei ricordi di momenti ancora sereni per i Somali negli anni '50. Parlavano la nostra lingua. Erano sottoposti sì, ma non erano maltrattati. Le donne somale bellissime, alte, slanciate, erano sorridenti; accudivano alle faccende domestiche ed erano amorevoli coi bambini italiani.
Il paragone con la realtà odierna è terribile.
Su un giornale ultimamente si è letto che la Somalia non esiste più.
Sono anni che quella bambina desidera tornare in quel luogo.
Chissà se ci riuscirà!
Quizas, quizas, quizas!
 

Elvira Brunetti


tav. 7 - Lungomare

tav. 8 - Pesca dello squalo

tav. 9 - Zighilina e genitori


sabato 5 dicembre 2020

Intervista al filosofo Achille della Ragione

 di Tina Pollice


 




Napoli è in lutto per la morte del pibe de oro, il quale vivrà in eterno nel ricordo, non solo dei tifosi, ma di tutti i Napoletani, riconoscenti per aver permesso alla città di fregiarsi di due scudetti, impresa mai riuscita in precedenza. In attesa di una piazza e di un monumento bisogna quanto prima intitolare lo stadio di Fuorigrotta al suo nome, San Paolo non si offenderà, lui si interessa di cose ben più serie.
All’annuncio della morte del più grande atleta del calcio italiano e planetario, Achille della Ragione è stato il primo a lanciare l’idea di chiamare lo stadio San Paolo “Stadio Diego Armando Maradona” immediatamente ripresa e resa esecutiva dal Sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Un tributo ed un omaggio, ampiamente meritato, a testimonianza dell’amore unico ed esclusivo tra i napoletani e Maradona.  
Achille della Ragione è molto conosciuto dall’intellighenzia partenopea e non solo. I più anziani ricorderanno sicuramente la sua partecipazione nel 1972 al Rischiatutto con relativo raddoppio.

  



Ma, procediamo per ordine.  Medico ginecologo, laureatosi brillantemente nell’anno 1972, anno nel quale conobbe a Los Angeles il dott. Karman che avrebbe influenzato non poco la sua vita.
 
  
Il Dott. della Ragione all'uscita di un convegno
sull'aborto con Karman tenutosi
a Capri all'Hotel Quisisana



Infatti, Karman fu l’inventore dell’omonimo metodo per indurre l’aborto nella fase iniziale della gravidanza attraverso l’aspirazione, una metodica rivoluzionaria che relegava per sempre nei libri di storia della medicina il famigerato raschiamento, terrore per generazioni di donne di tutto il mondo, le quali, in totale assenza di contraccettivi, vi ricorrevano più volte nel corso della vita. Lo scienziato gli insegnò la tecnica e gli fornì in esclusiva per l’Italia il materiale per eseguire il rapido (40-50 secondi) intervento che non richiede anestesia e viene percepito dalla donna come una sensazione simile al dolore mestruale. Ricordiamo che negli anni 70 erano in vigore le norme del codice Rocco che consideravano l’interruzione volontaria della gravidanza un reato contro la stirpe con pene severissime. La sua fu una scelta dettata dalle convinzioni scientifiche e dal clima di lotta per l’affermazione dei diritti caratterizzante proprio quegli anni. Così l’incontro con Adele Faccio fondatrice del Cisa organizzazione che si batteva contro gli aborti clandestini di quegli anni. Divenne il punto di riferimento, a Napoli, del Cisa ed anche dell’Aied, che organizzavano pullman e voli charter da tutta Italia verso il suo studio di via Manzoni. Quell’impegno civile, sociale, ideale (si lottava per l’affermazione della legge 194 che ancora oggi si cerca di minare) gli procurò seri problemi al punto da fargli conoscere le patrie galere. Da quella terribile esperienza nasceranno tre libri Le tribolazioni di un innocente, Le favole da Rebibbia, Grand Hotel: carcere di Rebibbia (consultabili in rete seguendo il link) e l’impegno e la lotta per migliorare le condizioni dei detenuti.

 
con il senatore SALVATORE CUFFARO ex presidente della regione Sicilia

Nasce così la sua attività di scrittore che continua tuttora, una produzione prolifica di 132 libri. Il suo impegno passionale e civile è condiviso dalla moglie Elvira che lo affianca. Famoso, e noto, il salotto letterario di Elvira dove passano e passeranno le più belle menti italiane, Treccagnoli, Perillo, Marrone, Maldonato, Caprara, Gargano, Alisio e tanti altri. Non è soltanto un battagliero medico, ma, maestro di scacchi, studioso ed appassionato d'arte e di storia. Una personalità poliedrica, colta e appassionata che ha vissuto e vive coerentemente il pensiero con l’azione. La passione per l’arte e la storia è mostrata negli innumerevoli libri scritti sul “600 napoletano e nellevisite guidate gratuite a chiese, musei e monumenti della città di Napoli, appuntamento settimanale momentaneamente sospeso causa Covid 19. Raggiungo telefonicamente della Ragione per chiedergli da dove nasce l’interesse per il “600 napoletano.
Con voce limpida, un bel tono timbrico che denota vivacità e vitalità, mi spiega: il '600 è il secolo d’oro per eccellenza per la pittura, la scultura, l’architettura, e, la città di Napoli raggiunse, in quel secolo, una dimensione internazionale tale da attrarre la Gentileschi che vi soggiornerà per ben 26 anni, Caravaggio la cui permanenza fu di 18 mesi, Ribera che venne a Napoli e vi morì. Vi era molta vivacità culturale ma anche tanto fermento finanziario, si facevano soldi.  
 



Inoltre, non dimentichiamo gli avvenimenti che contrassegnarono il 600:
1631 eruzione del Vesuvio con San Gennaro portato in processione con il braccio alzato che ferma la lava del Vesuvio.
1647 la rivolta di Masaniello.
1656 la peste. C’è un quadro spettacolare che io amo molto: Piazza Dante, imperversa la peste. Il pittore è cronista della Napoli di allora, immortala momenti epocali della città.
Un cultore della cultura ed un amante di Napoli a 360 gradi.

Tutto è già stato detto di della Ragione, cui ha contribuito lo stesso con una produzione letteraria notevole e con il blog www.dellaragione.eu. Proviamo a sapere qualcosa di più intimo. 

Dottore, quale è l'anno più importante della sua vita?

Senza dubbio il 1972, quando ho conosciuto mia moglie Elvira, ho partecipato a Rischiatutto, raddoppiando, ed ho conseguito la laurea in medicina.


Tra le tante iniziative in favore dei carcerati quale ritiene essere la più efficace?

Nel 2017, senza assistenza legale, presi carta, penna e calamaio e ricorsi alla Corte di Cassazione, ottenendo dopo soli tre anni di attesa una poco nota, quanto importantissima sentenza, che porta il mio nome, in base alla quale tutti i detenuti che sono stati stipati in celle affollate (la quasi totalità) possono ottenere uno sconto di pena del 10%, oppure se hanno già scontato la pena un risarcimento di 8 euro al giorno.
A tale scopo ho istituito uno studio legale che assiste gratuitamente chi vuole usufruire di questa opportunità, basta inviarmi una mail a achilledellaragione@gmail.com


Se lei rinascesse farebbe lo stesso percorso?

Non mi sono mai pentito di nulla di tutto quanto fatto, che, rappresenta il mio essere più profondo.  Inerente a questa domanda suggerisco la lettura del mio libro “Dalla nascita alla morte un percorso affascinante” consultabile in rete ove posso affermare essere una sorte di testamento morale e di riflessioni sul mio divenire travagliato, sofferto, e, sul significato della vita.


Quale futuro immagina per Napoli?

Guardi, io per natura sono un grande ottimista ma su Napoli sono profondamente pessimista. Non ci sono giovani perché emigrano, gli anziani, purtroppo, destinati a morire, gli emigranti che raggiungono questa città e vi stazionano sono di pessimo livello. In sintesi, ciò che richiederebbe una risposta articolata. L’assenza di giovani preparati e competenti ha permesso la perdita dei fondi europei che avrebbero consentito il recupero di quel gap creatosi dall’unità d’Italia in poi. Quella che era la città con la popolazione più giovane sta divenendo una città di vecchi. No, non vedo nulla di buono per questa città, un’etnia destinata a sparire e nulla può neanche San Gennaro.
 

Chiosa così Achille con il pessimismo della ragione che ha la meglio anche sulla volontà di immaginare un riscatto, nonostante l’amore verso Napoli, la sua cultura, i suoi tesori che, Covid permettendo, continua e continuerà ad illustrare nelle sue visite guidate alla conoscenza della città. Una città, Napoli, che non smette e non smetterà mai di stupire!






mercoledì 2 dicembre 2020

L'impotenza dell'uomo nei confronti dell'emergenza climatica

Fig.1 - Scioglimento dei ghiacciai
 


Immaginiamo che tutto sia iniziato quando l'uomo si è accorto del cambiamento climatico e delle sue conseguenze (Fig.1).
Non è molto tempo fa, più o meno una decina di anni fa. Ci sono stati i summit internazionali e si decise di diminuire le emissioni di anidride carbonica. Ma non tutti i Paesi sono stati adempienti, in primis la Cina. D'altra parte l'aumento della popolazione mondiale, più di sette miliardi, ha significato un consumo energetico maggiore. Si sono consigliate da tempo fonti  alternative e meno inquinanti.
L'ultima conseguenza dell'emergenza climatica, per parlare solo dell'Italia, é l'alluvione in Sardegna nel Nuorese, dovuta all'aumento di 2-3 gradi del Mediterraneo (Fig.2)

  

Fig.2 - Alluvione  in Sardegna

Fig.3 - Greta Thunberg

La conclusione negativa quindi è sotto gli occhi di tutti.Ma stupì all'inizio l'irruzione sulla scena della sedicenne svedese, Greta Thunberg (Fig.3), che scosse l'opinione pubblica mondiale con la sua provocazione. Lo sciopero nelle scuole: "Perché andare a scuola se il futuro non c'è?" e da temeraria l'impresa  coraggiosa di attraversare l'Atlantico dall'Europa agli Usa e partecipare alla conferenza mondiale.
Sono note le altre sue performances, che ahimè non hanno avuto grandi esiti. Nessuna voce intellettuale si è levata in alto al di sopra del silenzio dei mediocri. Gli interessi economico-finanziari regnano ormai sovrani.
Tuttavia uno sguardo attento ha evidenziato la ragione di tale cecità umana. Forse ora da tutte le parti si sta prendendo coscienza che niente esiste indipendentemente da altro. Gli eventi non sono separabili. Ognuno di essi è il risultato dell'influenza di tutto. Così come l'uomo non esiste senza gli altri, così gli organismi viventi tutti sono interrelati.
Ogni cosa sembra ricondurci all'origine comune.
Sono trascorsi cento anni da quelle scoperte fondamentali verso le quali continuiamo ad essere sordi e ciechi.
La meccanica quantistica ci ha insegnato che l'elettrone esiste solo quando si manifesta, la sua esistenza è solo probabilistica e legata all'osservazione del fenomeno. Lo vediamo emettere energia per le relazioni continue di altre grandezze.
La particella subatomica non esiste. Esistono solo le sue interazioni  con le forze ambientali.
Il principio di causa ed effetto, caposaldo della fisica classica è stato messo sotto accusa. 

 

Fig.4 - Charles Darwin

 

Fig.5 - Camus e Monod

Un esempio, basato su una semplice intuizione di Darwin (Fig.4) e confermato in seguito dal determinismo genetico, ci dice che non sono gli organi vitali a permettere la vita, bensì é quest'ultima che si serve di quelle funzioni che modifica nel tempo pur di soddisfare  l'eterno istinto di sopravvivenza, adattandosi a nuovi cambiamenti  secondo la selezione naturale dell'evoluzione.
Negli ultimi tempi si è compreso il significato della interdisciplinarietà delle branche del sapere. Sono tutte le discipline insieme che aiutano a capire.
Per conoscere la realtà non basta la sola conoscenza scientifica; può e deve essere utile anche l'approccio filosofico, letterario, psicologico, forse anche artistico,  poetico, se è vero che tutti i sensi ci aiutano nell'aggiornamento continuo della nostra comprensione. Forse non dobbiamo necessariamente vedere la realtà per conoscerla, altrimenti Omero come avrebbe potuto scrivere i suoi poemi?
E se il racconto di una teoria fosse accompagnata da un pizzico di mitologia, non migliorerebbe l'acquisizione del concetto? Soprattutto perché i miti sono storie intrecciate, concatenate. Non hanno inizio né fine.
Mentre invece un teorema ha una ipotesi e una tesi. In tal modo la storia narrata di una determinata scoperta può catturare l'interesse se si cercano le origini lontane, sfumate a volte da episodi sepolti nella nostra mente, nondimeno esistenti e unicamente ravvivati dalla memoria.
In un recente libro Albert Camus e Jacques Monod (Fig.5)
si confrontano in un dialogo fruttuoso per entrambi. Quale logica razionale può accomunare il sostenitore del tema dell'Assurdo del primo che dice:" Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice." Col biologo, francese come lui, ugualmente premio Nobel, in grado di conciliare il caso con la necessità?
È vero che la divulgazione scientifica è nata proprio dal bisogno di avvicinare l'uomo comune all'astrattezza delle cosiddette scienze esatte. Però la sperimentazione ha mostrato pure l'incertezza di tanti enunciati fisici.
L'inganno della verità scientifica è stato notevole anche se di nuovo è proprio la scienza che ci indica la strada da seguire, quella cioè dell'attenzione alle relazioni.
Così anche se in ritardo rispetto ai danni già subiti, incominciamo a vedere e a capire che noi non siamo superiori alla natura, intendendo con essa non solo le varie forme di vita, ma anche la nostra stessa terra, madre comune biologica, nella quale affondano le nostre radici.
Siamo correlati strettamente e se continuiamo a contrapporci, la natura si mostrerà malevola causando la nostra distruzione. 

 

Fig.6 - Paesaggio invernale

 

Fig.7 - Tribu Ainu


Tuttavia esistono ancora nel nostro pianeta luoghi incontaminati, dove la vita scorre lentamente, perché vige quell'antico senso di appartenenza al territorio. Dove gli uomini seguono i ritmi stagionali insieme ai fiori e agli animali. Dove non c'è la secolarizzazione del mondo occidentale e attraverso le cerimonie religiose si rafforza il legame con l'origine comune. Vedi per esempio nell'isola di Hokkaido a nord del Giappone, dove in genere si scia(Fig.6) e quasi per antitesi resistono ancora poche tribù degli ultimi Ainu (Fig.7). Ebbene proprio lì si possono incontrare alcune piccole oasi di immacolata bellezza primitiva che ci ricordano le incantevoli stampe giapponesi di Hiroschige (Fig.8).
Quindi noi siamo a tutti gli effetti l'esito delle interazioni con l'ambiente nel quale viviamo. 

 

Fig.8 - Stampa di Hiroschige

 

Fig.9 - Edgar Morin


Edgar Morin (Fig.9) è un filosofo, sociologo francese di 99 anni, ancora in perfetto stato di lucidità mentale. L'opera sua principale è "Il Metodo", in cui dimostra tutta la saggezza accumulata nella sua lunga esperienza vissuta, intesa a setacciare il senso quotidiano e finale dell'essere umano per constatare ogni volta e concludere che la vita è semplicemente una meravigliosa avventura, nonostante l'eterna lotta tra Eros e Thanatos. Dopo aver analizzato tutti i campi della conoscenza e aver individuato i loro legami profondi ci presenta ora l'ultimo suo libro: " I ricordi mi vengono incontro".
In una recente intervista sul Covid e la nostra incertezza quotidiana, Morin ci espone la sua visione di un futuro migliore per l'umanità. Essa consiste in un nuovo senso di fratellanza in grado di aprire le porte ad un nuovo umanesimo.
Forse è un amaro sogno sperare nella fine del razzismo, visti gli ultimi episodi negli Usa e a Parigi (Fig.10), dovuti alla crisi economica e sociale alla quale assistiamo impotenti.

ELVIRA  BRUNETTI
  

 

Fig.10 - episodi di razzismo

Senatus - Dicembre pag. 13

Senatus - Dicembre pag. 14

Senatus - Dicembre pag. 15


lunedì 30 novembre 2020

Dagli uffici postali Sos: siamo in agonia

 




Tra i tanti disservizi offerti generosamente ai cittadini, dall'attesa estenuante di funicolari, metropolitane e autobus, al carente controllo dell'ordine pubblico, un encomio particolare spetta agli uffici postali, ovunque dislocati, che fanno attendere, spesso per ore, a volte sotto la pioggia, i cittadini, quasi sempre over 70, a causa di carenza di personale, perché nel rispetto di una triste regola generale, chi va in pensione non viene sostituito. Mancano i soldi, ma soprattutto latita una classe politica in grado di affrontare i problemi di una società alla deriva.


Achille della Ragione

 

 

Il Mattino, pag. 38 - 5 dicembre 2020

 

venerdì 27 novembre 2020

Maradona, per lui il San Paolo

 

La Repubblica N - 27 novembre 2020
- pag. 23 -


Napoli è in lutto per la morte del pibe de oro, il quale vivrà in eterno nel ricordo, non solo dei tifosi, ma di tutti i Napoletani, riconoscenti per aver permesso alla città di fregiarsi di due scudetti, impresa mai riuscita in precedenza.
In attesa di una piazza e di un monumento bisogna quanto prima intitolare lo stadio di Fuorigrotta al suo nome, San Paolo non si offenderà, lui si interessa di cose ben più serie.


Il Mattino - 28 novembre 2020
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giovedì 26 novembre 2020

10 inediti di pittura napoletana dal Cinquecento all’Ottocento

 

fig.1 - Teodoro D'Errico - Fanciulla in meditazione



Continuamente antiquari e collezionisti mi inviano foto di dipinti di scuola napoletana, chiedendomi un parere sull’attribuzione e questa circostanza mi permette di visionare una cospicua mole di inediti, fornendo gratuitamente pareri sull’autore e chiedendo un piccolo contributo spese solo se mi viene richiesto un articolo dal valore di expertise, che, viene pubblicato su riviste cartacee e telematiche ed inoltre viene inviato ad una mailing list di oltre 4000 addetti al settore: antiquari collezionisti, docenti universitari, direttori di musei etc.
Alcuni di questi dipinti sono di notevole qualità, come nel caso di questi dieci che, in attesa che i proprietari sciolgano la prognosi, voglio presentare ai miei affezionati lettori.
Partiamo in rigoroso ordine cronologico mostrando una Fanciulla in meditazione (fig.1) eseguita da Dirk Hendricksz, più noto a Napoli come Teodoro D’Errico, il quale fu uno dei pittori fiamminghi che più influenzò la cultura pittorica dell'Italia meridionale. Documentato a Napoli a partire dal 1573, quando realizza per la chiesa di San Severo la pala con Madonna e santi visse a lungo nella capitale vicereale, per ritornare poi in patria dove morì ad Amsterdam nel 1618, anno in cui nacque il quinto figlio del suo secondo matrimonio.
 Il dipinto in esame è intriso da una palpabile dolcezza e la fanciulla sembra insensibile ad ogni avvenimento esterno tutta presa dai suoi pensieri. 

 

fig.2 - Giovanni Antonio D. Amato -
Madonna col Bambino - 73x62


Anche la seconda tela che presentiamo, una Madonna col Bambino (fig.2) attribuibile con certezza a Giovanni Antonio D’Amato è intrisa da una garbata punta di devozione familiare e presenta un dolce impasto cromatico proprio delle origini baroccesche del suo autore, che nasce come pittore devozionale, ma per una parte del suo percorso artistico sarà attirato dal naturalismo dei primi caravaggeschi napoletani, a tal punto da confondersi a loro in alcune opere come nel Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia della collezione Pellegrini a Cosenza, attribuito in passato a Beltrano o a Vitale. La sua attività proseguirà fino agli inoltrati anni Quaranta non solo a Napoli ed in costiera amalfitana, ma si irradierà anche verso la Calabria e la Puglia, fino a quando i tempi dell’ultima Maniera, anche se aggiornati al lume caravaggesco, non saranno esauriti definitivamente. 

 

fig.3 - Antonio De Bellis -
Venere e Adone - 200x153

      
Entriamo poi nel secolo d’oro con una sensuale opera di ispirazione mitologica: Venere e Adone (fig.3) di Antonio De Bellis, una figura fino a trenta anni fa quasi sconosciuta alla critica e della quale non possediamo alcun dato biografico certo, essendosi dimostrato mendace il referto dedominiciano della data di morte, il De Bellis si staglia prepotentemente tra i più alti pittori del Seicento non solo «nostro» ma italiano. Un altro dei grandi del nuovo naturalismo napoletano, che medita ed opera, inizialmente, tra il Maestro degli annunci e Guarino, per poi virare verso Stanzione ed il Cavallino pittoricista. Intuizione già felicemente avanzata dal Causa nella sua brillante e precorritrice esegesi del 1972 sull’allora ignoto pittore e sulla base dell’unica opera che gli veniva assegnata, il ciclo carolino nella chiesa napoletana di San Carlo alle Mortelle, che si riteneva eseguita in coincidenza con l’infuriare della peste. Nel dipinto che prendiamo in esame grazia e desiderio si accoppiano felicemente, mentre la tavolozza sembra vibrare sull’onda dell’emozione che compenetra i due protagonisti. 

   

fig.4 - Andrea Vaccaro -
Fanciulla ben dotata


Passiamo poi ad ammirare una Fanciulla ben dotata (fig.4), che espone le sue grazie all’osservatore, mentre pudicamente volge lo sguardo al cielo, segno indefettibile di ispirazione alla lezione di Guido Reni. L’autore senza ombra di dubbio è Andrea Vaccaro, artista abile nel dipingere donne, sante che fossero, pervase da una vena di sottile erotismo, d’epidermide dorata, dai capelli bruni o biondi, di una carnalità desiderabile sulle cui forme egli indugiò spesso compiaciuto col suo pennello, a stuzzicare e lusingare il gusto dei committenti, più sensibili a piacevolezze di soggetto, che a recepire il messaggio devozionale che ne era alla base. Egli si ripeté spesso su due o tre modelli femminili ben scelti, di lusinghiere nudità, che gli servirono a fornire mezze figure di sante martiri a dovizia tutte piacevoli da guardare, percepite con un’affettuosa partecipazione terrena, velata da una punta di erotismo, con i loro capelli d’oro luccicanti, con le morbide mani carnose e affusolate nelle dita, con le loro vesti blu scollate, tanto da mostrare le grazie di una spalla pallida, ma desiderabile. I volti velati da una sottile malinconia e con un caldo languore nei grandi occhi umidi e bruni, che aggiungono qualcosa di più acuto alla sensazione visiva delle carni plasmate con amore e compiacimento.         
Per chi volesse sapere di più su Vaccaro invito a consultare la mia monografia
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2014/09/view-andrea-vaccaro-on-scribd.html

 

fig.5 - Nicola Vaccaro e Andrea Belvedere - Flora

 

fig.6 - Nicola Malinconico - Immacolata - 120x100



Passiamo ora dal padre al figlio Nicola, il quale, in collaborazione con Andrea Belvedere, esegue una Flora (fig.5) di conturbante bellezza e di lusinghiera nudità, in compagnia di un puttino, che la circonda di fiori profumati, che gareggiano, sconfitti in partenza, con l’afrore che promana prepotente da un corpo in grado di stregare l’osservatore e lasciarlo col fiato sospeso.     
A cavallo dei due secoli va collocata una maestosa Immacolata (fig.6) di Nicola Malinconico, di proprietà di un ingegnere di Benevento, che alterna, con pari abilità, la professione di insegnante ed il mestiere di mercante d’arte, praticando prezzi stracciati, che favoriscono la diffusione del collezionismo. Ritornando al dipinto, possiamo sottolineare come la figura principale: l’Immacolata risulta esemplata partendo dai modelli mariani rappresentati nelle tele della chiesa della Croce di Lucca, successivamente rielaborate in immagini relative alla sempre vergine.   

 

fig.7 - Antonio Sarnelli -
Madonna col Bambino e S. Giuseppe

Fig.8 - Giovanni Sarnelli - La Madonna col Bambino ascolta l'invocazione di un santo -
firmato Gio. Sarnelli  1760 - 76x66 -

  
Entriamo ora nel secolo dei lumi esaminando un quadro, raffigurante una Madonna col Bambino e San Giuseppe (fig.7), in passato attribuito da alcuni studiosi alla bottega di Massimo Stanzione e che, viceversa, dall’esame del volto dei protagonisti richiama a gran voce la paternità di Antonio Sarnelli, il più famoso di una famiglia di artisti napoletani attivi nel Settecento, a me cari ed a cui ho dedicato una breve monografia consultabile in rete digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/03/i-sarnelli-una-famiglia-di-pittori.html
Il più famoso dei fratelli, Antonio, nato a Napoli il 17 gennaio del 1712, si ispira nella seconda metà del secolo XVIII, oltre che al De Matteis, di cui è a bottega, agli esempi del Giordano e del Solimena, lavorando nelle chiese di Napoli e provincia e molto anche fuori della regione in Calabria e Puglia.
Il suo stile è facilmente riconoscibile e si esprime in una prosa meno alata dei grandi artisti che dominano la scena, ma soddisfacendo una vasta committenza esclusivamente ecclesiastica.
Egli cerca di recuperare, se non l’inimitabile seduzione cromatica dei modelli di riferimento, almeno la freschezza dell’intonazione devozionale e la sapidità del racconto.
Frequentemente dei suoi quadri transitano nelle aste, anche internazionali e non gli vengono attribuiti, perché ancora poco noto, anche agli specialisti del Settecento.
Il secondo fratello, Giovanni, è noto soprattutto per i suoi dipinti conservati nella chiesa del Carmine a piazza Mercato ed è l’autore della spettacolare tela che presentiamo, raffigurante la Madonna col Bambino che ascolta la preghiera di un santo (fig.8), la quale, essendo firmata e datata, 1760, costituisce un’aggiunta importante al catalogo dell’artista e giustifica il sacrificio economico del proprietario, un medico napoletano che, per acquistarla ha speso tutti i suoi risparmi.   

 

fig.9 -  Giuseppe Carelli - Paesaggio - 35x21

 

fig.10 - Giuseppe  Carelli - Paesaggio -  35 x21


Concludiamo in bellezza con due panorami mozzafiato (fig.9–10) eseguiti da Giuseppe Carelli, anche lui esponente di una famiglia di pittori come il padre Consalvo, il nonno Raffaele e gli zii Gabriele ed Achille. Egli fu abile paesaggista. Nelle sue opere emergono, oltre al gusto lirico che caratterizzò la Scuola di Posillipo, raffigurazioni di scene ed elementi urbani della Napoli del suo tempo.  
Rappresentò anche altri posti in quanto viaggiò molto confrontandosi con diverse scuole pittoriche. Oltre alle grandi tele ad olio produsse certamente gouaches (acquarelli su carta destinati ai turisti), incisioni all'acquaforte e litografie, tutte appartenenti ora a collezioni private. Morì a Portici ove operarono Eduardo Dalbono e Giuseppe Mancinelli, esponenti della Scuola di Resìna.

Achille della Ragione

martedì 24 novembre 2020

Pietro Malinconico un pittore da conoscere

 

fig.1 - Pietro Malinconico Crocefissione -firmata e datata 1776-
Napoli chiesa di S. Maria di Gerusalemme



I Malinconico rappresentano una dinastia di pittori napoletani che lavora a partire dalla seconda metà del Seicento per quasi un secolo e di questa alacre famiglia conosciamo Andrea, il capostipite (Napoli 1635–1698), i suoi figli Nicola (Napoli 1663-1727) ed Oronzo (Napoli 1664?–1709) ed un nipote, Carlo, figlio di Nicola e nato a Napoli nel 1705, il quale ha realizzato uno splendido Trionfo dell’Immacolata, firmato e datato 1734, per la chiesa di S. Donato ad Orta di Atella.
Per avere dettagli sui pittori ora citati basta consultare il mio blog www.dellaragione.eu e digitare il nome dell’artista di cui si vuole approfondire la conoscenza.
 
 
fig.2 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma  -
Affresco - firmato e datato 1783 -
Frattamaggiore, palazzo Iadicicco

 
fig.3 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma -
Affresco - firmato e datato 1783 - (particolare) Frattamaggiore, palazzo Iadicicco



Il pittore che vogliamo presentare ai lettori in questo nostro articolo: Pietro Malinconico è documentato nel 1776 e nel 1783, per cui potrebbe essere un discendente della nota famiglia, oppure un semplice caso di omonimia, ma la sua pennellata richiama a viva voce l'imprinting stilistico dei suoi ipotetici antenati, per cui, in attesa di elementi documentari, lasciamo la questione in sospeso.
Se cerchiamo il suo nome nel catalogo della memorabile mostra Civiltà del Settecento non ne troveremo traccia e lo stesso se consultiamo la Bibbia della pittura del secolo dei lumi, costituita dai tre volumi pubblicati da Nicola Spinosa. Viceversa sfogliando il ponderoso volume del Galante sulla Napoli Sacra, rivisitato dagli specialisti della Sovrintendenza nel 1985, troveremo notizie imprecise, confusione con Andrea e notizie di affreschi non più esistenti. Unica eccezione il terzo fascicolo della serie sulle chiese napoletane, che finalmente cita un'opera dell'artista (senza riprodurre la foto), conservata nella mitica chiesa di S. Maria di Gerusalemme più nota come Trentatrè, dal numero delle monache che venivano ammesse.
Cominciamo a colmare questa lacuna mostrando ai lettori la foto (fig.1) dell’affresco, firmato e datato 1776, recuperata nel nostro archivio di immagini.
Ma la vera chicca la possiamo far ammirare grazie alla cortesia di una nobildonna, Bianca Iadicicco, che ci ha fornito alcune foto del salone (fig.2) del palazzo della sua famiglia, sito in Frattamaggiore, una cittadina alle porte di Napoli, nel quale giganteggia un superbo affresco (fig.3–4) eseguito da Pietro Malinconico nel 1783, mentre sulle pareti laterali sono presenti altri affreschi (fig.5–6) di qualità eccelsa da attribuire ad un altro pittore da identificare.
Una visione da favola ed un nuovo pittore che si presenta sull’affollato palcoscenico del Settecento napoletano.


Achille della Ragione  

  

fig. 4 - Pietro Malinconico - Episodio di vita nell'antica Roma -
Affresco - firmato e datato 1783 - (particolare firma e data) Frattamaggiore, palazzo Iadicicco

 

fig. 5 -  Dettagli del salone -
Frattamaggiore palazzo Iadicicco

  

fig. 6 - Affreschi sulle pareti -
Frattamaggiore palazzo Iadicicco


P.S. Un anonimo lettore dell’articolo mi ha comunicato che nella Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo, sita a Miano, frazione di Napoli, nella navata di destra un portale settecentesco, dà accesso alla ex Congrega del SS. Sacramento, la cui costruzione iniziò nel XVII secolo. Si tratta di un ambiente caratterizzato da delicati stucchi rococò con alle pareti due affreschi raffiguranti “Gesù nell’orto” e l’ ”Ultima cena” firmati da Pietro Malinconico nel 1807. Nell'attesa di una documentazione fotografica vogliamo riferire la notizia a studiosi ed appassionati. 

Grazie ad un mio fedele follower: Renato Albert, sono riuscito ad avere le foto dei due affreschi, (fig7-8), che però non sono firmati e solo il secondo è datato (1807), in numeri arabi e non romani, come nell'affresco di palazzo Iadicicco a Frattamaggiore. Lo stile dei dipinti sembra diverso da quello delle opere certe, per cui, in attesa di ulteriori documentazioni, bisogna tenere sospesa l'attribuzione a Pietro Malinconico.

 

fig. 7 - Pietro Malinconico (attribuito) -
Ultima cena

 

fig. 8 - Pietro Malinconico (attribuito) -
Gesù nell'orto (datato 1807)