martedì 21 giugno 2022

Sabato 9 luglio visita alle chiese di Forio d'Ischia

fig.1 - Achille con una popputa ammiratrice di Bolzano

 Dopo lo straordinario successo di pubblico conseguito negli anni scorsi nelle sue visite guidate, anche quest'anno il professor Achille della Ragione, qui ritratto con una sua ammiratrice (fig.1) ha aderito all'invito rivoltogli dalle autorità e dai tanti amici ed ha deciso, con alcune significative varianti, di ripetere l'esperienza e ha dato a tutti appuntamento alle 10:45 di sabato 9 luglio, nella chiesa di San Gaetano, sita a pochi metri dall'arrivo degli aliscafi e carica di ex voto legati alla tradizione marinara locale. Poscia ci trasferiremo nella basilica di S. Maria di Loreto, posta sulla via principale di Forio. La visita della chiesa includerà anche la sacrestia e l'adiacente arciconfraternita, normalmente non aperte al pubblico. Ci porteremo poi nel cuore della Forio antica dove visiteremo la chiesa di S. Antonio Abate, dove ammireremo due splendidi dipinti di Alfonso Di Spigna.
Nel frattempo saremo di nuovo giunti sulla via principale, dove le tappe  saranno costituite dalle adiacenti chiese di San Francesco d'Assisi, dove, potremo contemplare, raro privilegio concesso solo a noi, una spettacolare Pietà (fig.2) di Mattia Preti, oltre a numerosi altri quadri e statue lignee, per passare poi all' Arciconfraternita di Visitapoveri, dove, tra tanti tesori, potremo fare la conoscenza di un'elegante bara intarsiata (fig.3) che a rotazione viene utilizzata dai membri della confraternita,per l'ultimo viaggio, quello senza ritorno.
Chiuderemo in bellezza con la Chiesa del Soccorso dallo spettacolare panorama dove con un pizzico di fantasia potremo ammirare il mitico Miglio verde.

 

fig.2 - Mattia Preti - Pietà

 

fig.3 - Bara in condominio


L'evento sarà ripreso da un'importante emittente televisiva locale e spero sia onorato da una folla entusiasta e plaudente, per cui nel salutarvi, invito i lettori a divulgare la notizia ai quattro venti, sottolineando che la visita è assolutamente gratuita e soprattutto a consultare in rete preliminarmente i miei due libri sull'argomento: Ischia sacra guida alle chiese e Ischia, l'incanto di un'isola (fig.4) Per leggerli su internet basta digitare i titoli.


Achille della Ragione

 

Fig. 4 - Ischia isola dell' incanto

Fig.4b - Ischia Sacra guide alle chiese dell'isola


sabato 18 giugno 2022

Prestigiosa simultanea di scacchi del maestro Achille della Ragione


fig.1 - Achille della Ragione, Maestro di scacchi


Oggi, sabato 18 giugno alle ore 18:30, organizzata dall'Associazione scacchistica, che fa riferimento ad Antonio D'Orta, si è svolta, presso i giardini di Parco Costantino, sito in via Traiano, una combattuta simultanea, durante la quale il celebre maestro Achille della Ragione (Fig.1) ha sfidato una quindicina di avversari, parecchi di categoria nazionale, ottenendo tutte vittorie, ad eccezione di una patta d'accordo ed una inaspettata sconfitta contro Elvira Brunetti (Fig.2), più volte in passato campionessa regionale.
Alla fine della tenzone, durata circa tre ore, il maestro, per quanto visibilmente affaticato, non si è sottratto alle numerose domande postegli da alcune televisioni che hanno filmato l'avvenimento.

"Da quanto tempo non svolgeva una simultanea?"

"Da circa 10 anni, l'ultima si è svolta durante il periodo in cui sono stato gradito ospite del Grand Hotel, carcere di Rebibbia. In quella occasione sfidai 30 avversari, tra i quali tre maestri internazionali ergastolani, di cui uno era il cugino di Ortega ottenendo tutte vittorie".
"Ma la simultanea che ricordo con emozione è quella che negli anni Novanta mi vide sfidante, assieme ad altri 50 concorrenti, del campione mondiale in carica Boris Spassky e fui l'unico a vincerlo, tra gli applausi scroscianti del pubblico"

Achille della Ragione

   

fig.2 - Elvira Brunetti, già campionessa regionale

   




venerdì 17 giugno 2022

Un pericolo per i naviganti

      


In questi giorni Procida è la meta preferita di centinaia di imbarcazioni private, che si recano nell'isola per partecipare alle tante manifestazioni che festeggiano la Capitale della cultura. Ma un pericolo incombe e vorremmo segnalare alle autorità competenti la necessità di intervenire con urgenza per porvi rimedio: l'esistenza di una secca di notevoli dimensioni posta nella baia prospiciente il cimitero di Procida, pericolosissima per natanti ed imbarcazioni, che arrivano a frotte e localizzabile sulla destra del porto principale, sia per chi arriva da Napoli che da Ischia.

Achille della Ragione

 

Il Mattino, pag.38 - 22 giugno 2022

 

 

 

giovedì 16 giugno 2022

Piazza Salvatore Di Giacomo sfida Forcella

 



Piazza Salvatore Di Giacomo sembra voler sfidare Forcella. In teoria essa è protetta da ben 4 vincoli: Artistico, Archeologico, Monumentale e Storico, ma per i responsabili del comune sono lettera morta, infatti da anni i giardinetti sono stati invasi, oltre che da cumuli di spazzatura, da una serie di tavolini, dove si alternano consumatori di bevande ad incalliti quanto canuti giocatori di scopone. In attesa di una musica assordante, per la quale alcuni bar si stanno attrezzando, bisogna contemplare una scritta provocatoria quanto indecente , che imbratta il muro di cinta del Mausoleo Schilizzi, una potenziale attrazione turistica, ricca di storia patria e contornata da boschi lussureggianti, vergognosamente inaccessibile da anni per mancanza di personale.

Achille della Ragione

 

giovedì 9 giugno 2022

San Gennaro ora basta!


fig.1 - Decollazione di San Gennaro nella Solfatara -
Napoli, collezione della Ragione

Questo breve scritto costituirà la prefazione di un esaustivo libro su San Gennaro, che uscirà in autunno e che partendo dalla decapitazione del santo, avvenuta nel 305 d. C., immortalata in uno spettacolare dipinto di Domenico Gargiulo (fig.1) appartenente alla celebre collezione della Ragione, dedicherà corposi capitoli alle catacombe a lui dedicate, dove si può ammirare la sua immagine più antica (fig.2), all'ospedale che porta il suo nome, al prezioso tesoro (fig.3), il più ricco del mondo, conservato nei pressi del Duomo e soprattutto offrirà ai lettori più di 50 foto a colori di quadri a lui dedicati, tra cui spicca quello di Artemisia Gentileschi (fig.4), conservato nella Cattedrale di Pozzuoli.
Lo scopo di questo scritto è quello di sfatare definitivamente una serie di boiate e corbellerie, che circolano in letteratura, ma soprattutto avanzerà una proposta per demolire in maniera inoppugnabile il "prodigio"dello scioglimento del suo sangue in date prestabilite.
Tutti in cerca del sostegno, dell’occhiolino, della pacca sulle spalle da parte del santo delle ampolle. L’hanno invocato i re di diverse dinastie, affinché la loro sovranità fosse sancita da un’incoronazione popolare e sovrannaturale nello stesso tempo. Unti del Signore, ma pure da san Gennaro. In un’occasione ben precisa, fuori dalle tre date canoniche e significative, lo scioglimento sarebbe stato imposto con la forza delle armi.
È il celebre episodio del 1799, quando il generale Championnet  per dare la legittimazione più all’occupazione francese che alla Repubblica Napoletana, visto che il sangue ritardava a compiere il prodigio, minacciò i religiosi. Secondo il racconto molto romanzato di quel geniaccio di Alexandre Dumas, il liquido nella teca prontamente si squagliò. Al primo patrono fu immediatamente appiccicata, dai lazzari e dai sanfedisti, l’etichetta di giacobino e per oltre venti anni il patrono di Napoli divenne S. Antonio Abate.
Fino ad ora abbiamo riportato testualmente uno scritto di Pietro Treccagnoli, una delle penne più sofisticate de Il Mattino e soprattutto valente napoletanista, il quale accetta senza riserve la favola del generale francese che induce sotto la minaccia dei fucili San Gennaro ha manifestare il suo prodigio. La cosa grave è che a questa falsità credeva anche Giuseppe Galasso, uno dei più celebri storici italiani, che confermò l'evento in pubblico nel teatro Bellini nel corso di un'affollata conferenza.  
Dobbiamo essere grati a Maurizio Ponticello che, nel suo  libro dedicato al patrono napoletano ha dedicato un corposo capitolo all'episodio, sottolineando che tra le carte ufficiali della Deputazione del Tesoro, dove puntigliosamente sono annotati tutti gli scioglimenti dal 1389 ad oggi, non vi è alcuna traccia del prodigioso evento  “a comando" citato viceversa su tutti i libri di storia.
Un'altra lampante falsità la troviamo nel Santuario di San Gennaro, sito lungo la via Domitiana, che sorse, secondo la leggenda, sul punto preciso dove san Gennaro e i suoi sei compagni furono decapitati.
Nella cappella destra della navata si venera una lastra sulla quale, secondo la tradizione, è stato decapitato il santo, la quale attira numerosi fedeli da ogni dove e in qualsiasi periodo dell'anno, poiché nei giorni che precedono l'anniversario della sua decapitazione le presunte tracce di sangue appartenenti al santo assumono ogni giorno di più un colore rosso rubino, mentre durante tutto il resto dell'anno la pietra è nera. Naturalmente si tratta di una bufala, infatti secondo inoppugnabili studi recenti è certo che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire, sul quale si sono depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva.
Quando si parla di San Gennaro a Napoli e si mettono in luce falsità ed errori, bisogna stare attenti, perché il patrono gode della stima sviscerata non solo del popolo, ma anche di molti intellettuali.
Per scoprire uno degli errori più abusati: Napoli città dei sangui, basta aver frequentato con profitto le elementari, apprendendo che la parola sangue non possiede il plurale; per accertarsi che la decapitazione del santo, avvenuta secondo la leggenda il 19 settembre del 305, regnante l'imperatore Diocleziano, bisogna aver frequentato le scuole medie ed appreso durante le ore dedicate alla storia che a quella data l'imperatore era diverso; infine per intendere l'errore di liquefazione del grumo di sangue, bisogna aver frequentato le lezioni di fisica al liceo, acquisendo la nozione precisa di liquefazione, che consta nel passaggio di un corpo dallo stato gassoso allo stato liquido.
Vorrei concludere questa breve carrellata sul presunto prodigio, non parliamo mai di miracolo, perché la stessa Chiesa non lo riconosce come tale, proponendo al lettore una mia missiva sull'argomento, pubblicata nel 2015 su numerosi giornali, in primis il settimanale L'espresso, nella quale mettevo in risalto (e da allora il fenomeno si è ripetuto costantemente ad ogni scadenza canonica o fuori programma) che il sangue prelevato dalla cassaforte è già sciolto, cosa che probabilmente avviene durante l'anno decine di volte e basterebbe posizionare una micro telecamera a raggi infrarossi nella cassaforte per accorgersi del ripetersi a catena dell'evento. Per il prestigio di San Gennaro sarebbe un brutto colpo, ma finalmente la nostra città potrebbe entrare a testa alta nel mondo contemporaneo.

 

fig. 2 - La più antica immagine di San Gennaro

 

fig.3 - Il tesoro di San Gennaro

 

fig. 4 - Artemisia Gentileschi -
San Gennaro nell'anfiteatro di Pozzuoli -
Pozzuoli, Cattedrale

 L’Espresso 20 giugno 2015


San Gennaro, ora basta!

Anche durante la visita di Lech Walesa, pochi mesi dopo la liquefazione avvenuta in occasione della venuta a Napoli di papa Francesco, le ampolle di san Gennaro hanno ripetuto il prodigio (non chiamiamolo miracolo, perché  anche la Chiesa non lo riconosce) divenuto oramai molto, troppo frequente.
Lo stesso pontefice (fig.5) a marzo era stato molto riservato sul fenomeno e pare che finalmente, grazie al suo coraggio, si è prossimi ad una  pronuncia ufficiale sui miracoli… in serie che si producono a Medjugorie, dove hanno dato luogo ad un turismo religioso ed un giro di affari da far impallidire la stessa Lourdes.
In attesa che indagini serie, eseguite da una commissione internazionale di scienziati, sulle tante ampolle di sangue, appartenenti a santi meno famosi, ma soprattutto di proprietà di nobili famiglie napoletane, possa chiarire definitivamente la natura del fenomeno, sarebbe troppo indiscreto collocare una micro telecamera nella cassaforte dove sono conservate le ampolle del patrono di Napoli ed osservare se per caso durante i mesi trascorsi tra un prodigio e l’altro, la liquefazione non si ripeta continuamente e non unicamente nelle occasioni canoniche?
Di recente ho riproposto su vari quotidiani la questione, tra cui Il Corriere della Sera, il quale, letto e meditato dalla redazione del TG1, aveva indotto la direttrice ad invitarmi per una esaustiva trasmissione sull'argomento da tenersi in prima serata, ma mi sarei dovuto recare a Roma e soggiornarvi per due giorni, una circostanza che, date le mie precarie condizioni di salute, non mi è stato possibile, con grave danno per la mia vanagloria.


Achille della Ragione

 

fig. 5 - L'ampolla nelle mani del cardinale Sepe alla presenza di papa Francesco


mercoledì 8 giugno 2022

Un Fracanzano che sfida Ribera


fig.1 Francesco Fracanzano
- Cristo incoronato di spine - 53x40 -
Napoli, collezione privata


Il Cristo incoronato di spine (fig.1)  di cui ci occuperemo in questo nostro breve saggio, appartenente ad una famosa collezione napoletana, fa parte della maggiore produzione di Francesco Fracanzano: la rappresentazione di mezze figure investigate con crudo realismo, una moda nata nella bottega del Ribera a Napoli ed affermatasi poi anche in provincia grazie ai suoi discepoli, tra i quali, si annovera anche il grande Luca Giordano, che più volte ritornerà sul tema nel corso della sua lunga carriera, dilatando oltre misura la sua fase  riberesca , identificata erroneamente dalla critica con un periodo unicamente giovanile. Tra i più convinti seguaci del valenzano si distingue Francesco Fracanzano, il quale nel 1622, dalla natia Monopoli, si trasferisce con la famiglia nella capitale, entrando giovanissimo nell’ambiente artistico partenopeo, grazie anche al matrimonio, celebrato nel 1632, con la sorella di Salvator Rosa.  Lavorando con il Ribera ne recepì la stessa predilezione per la corposità della materia pittorica e ripropose spesso i soggetti più richiesti dalla committenza.    
Nel volto del Cristo trasuda  una massa pittorica levigata, più morbidamente plasmata e vibrante di vita. Qualche indulgenza ad un gusto manieristico più abboccato, un certo compiacimento formalistico, un senso morale più allentato ed una cura del dettaglio che si evince da alcuni particolari.
Il Cristo è impregnato anche da un potente naturalismo nella descrizione dei tratti somatici, indagati con severità nei solchi delle rughe, in linea con la lezione del Ribera, anche se il volto, intenso e vigoroso, comincia a rivelare i nuovi valori cromatici, sconosciuti nella produzione giovanile del pittore, per cui la collocazione cronologica dell’opera va posta nel corso del V decennio del secolo, quando il rigore naturalistico comincia a cedere alle lusinghe di una tavolozza tenera e raffinata.   
Il De Dominici accenna all’attività del Fracanzano nella bottega del Ribera: ”il maestro molto lo adoperava nelle molte richieste di sue pitture... mezze figure di santi e di filosofi”.Nessuno di questi quadri, attribuibili con un buon margine di certezza alla sua mano, è firmato o datato, probabilmente perché spesso dovevano passare per autografi del maestro e ad avvalorare questa ipotesi ci soccorrono di nuovo le parole del biografo ”il Maestro molto lo adoperava nelle molte richieste di sue pitture e massimamente per quelle che dovevano essere mandate altrove, ed in paesi stranieri... egli è così simile all’opera del Ribera che bisogna sia molto pratico di lor maniera chi vuol conoscerlo... nell’esprimere la languidezza delle membra, nel volto decrepito dei suo vecchi”.   
Forniamo ora dei cenni della biografia del pittore, invitando chi volesse approfondire l’argomento e visionare circa 150 foto a colori dell’artista a consultare la mia monografia “Francesco Fracanzano opera completa”, (fig.2) digitando il link   
http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo82/fracanzano.pdf 
Figlio del pittore Alessandro e fratello di Cesare, Francesco, nel 1622, si trasferisce a Napoli per entrare nella bottega del Ribera. Fu successivamente maestro di Salvator Rosa, quest'ultimo fratello di Giovanna, nonché sua moglie.   
Per un certo periodo le sue attività sono state condivise con il cognato Salvator Rosa e con Aniello Falcone, specializzato in scene di battaglia.     
Di stampo caravaggista, la sua pittura fu inizialmente accostata alla scuola dello Spagnoletto e più in particolare a quella del Maestro dell'Annuncio ai pastori. Col tempo poi, la sua arte si è allontanata dall'influenza tenebrista per assumere stili più luminosi e chiari. I capolavori del Fracanzano sono riconosciuti su tutti nelle due tele con Storie della vita di San Gregorio Armeno del 1635 nella chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli. Il figlio, Michelangelo, fu anch'egli pittore; tuttavia non riuscì mai ad eguagliare il successo del padre.


Achille della Ragione  

fig.2 - copertina della monografia
Francesco Fracanzano