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domenica 29 marzo 2020

L’epopea dei grandi viaggi


fig.1 - Villa della Ragione ad Ischia


Fino a quando la mia prole era in tenera età i viaggi con la mia consorte erano limitati alla settimana di ferragosto, quando lasciavamo i pargoletti nella nostra villa di Ischia (fig.1) sotto la custodia dei nonni e delle mie 5 zie, io mettevo un sostituto nel mio studio, una miniera d'oro che non chiudeva mai e ci recavamo a Saint Tropez, la località preferita da Elvira, perché oltre a spiagge caraibiche, era dotata di alberghi extra lusso e ristoranti frequentati da vip.
Raggiungevamo la costa azzurra a bordo della mia Jaguar, facendo una sosta a Portofino, dove una volta ci recammo a cenare al Pitosforo, il ristorante prediletto dai proprietari dei giganteschi yatchs ancorati nel porto. quella sera non avevamo appetito, per cui ci limitammo ad un parco antipasto, ad un primo, a 2 boccali di vino della casa ed alla frutta. Chiesi il conto ed a dimostrazione che l'evasione fiscale è praticata pervicacemente in ogni tempo ed in ogni luogo, il cameriere candidamente mi presentò un foglietto ove era scritto soltanto 250.000 lire. Protestai vivacemente e chiesi una specifica di prezzo per ogni portata consumata. Pochi minuti ed il dipendente ritornò con un nuovo biglietto su cui era indicata unicamente una cifra:150.000 lire. Mi alzai, presi una banconota da 100.000 lire e la consegnai al giovanotto, assieme a 10.000 lire per la mancia, affermando:"Riferisci al proprietario che quanto ti ho dato basta ed avanza e digli anche che ha avuto l'onore di ospitare un funzionario del fisco!".
Una volta durante il tragitto sostammo a Montecarlo per fare una capatina al celebre casinò, dove nel parcheggio feci una figuraccia con la mia Jaguar da 70 milioni al cospetto di tante Rolls Royce con autisti che sfoggiavano livree patinate più eleganti del mio modesto smoking.
Il primo viaggio con tutti i membri della famiglia della Ragione al completo è stato quello a Mosca e Leningrado, avvenuto nel 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino e del quale non possiedo documentazione fotografica, ma solo ricordi significativi.
Si trattava di un viaggio organizzato con partenza da Rimini, in quegli anni roccaforte rossa. I partecipanti, circa 100, quasi tutti alla ricerca della terra promessa, erano culturalmente poco dotati; vi erano solo 4 laureati, oltre me e mia moglie, una psicanalista di Roma ed un docente di filosofia di Milano.
Giunti a Mosca, nella famigerata piazza rossa, fummo sorpresi che vi era un fiume in piena di turisti provenienti da tutto il mondo e nonostante fosse agosto io ero l'unico in calzoncini corti, circostanza che mi impedì di visionare la carogna imbalsamata di Lenin, che richiedeva solenne rispetto. In compenso potemmo assistere a memorabili spettacoli al circo e nel tempio della musica lirica.
Si respirava già nell'aria una ventata di libertà e di corruzione di marca occidentale e la dimostrazione più lampante era costituita dalla miriade di fanciulle appetibili che, in albergo o per strada, mi offrivano sfacciatamente di usufruire delle loro forme appetibili, nonostante fossi scortato costantemente da moglie e figli. Un altro esempio era costituito dagli autisti dei taxi che, se pagati in valuta pregiata: la lira e non la loro moneta, praticavano cospicui sconti, perché potevano fare acquisti nei negozi per stranieri, comperando articoli non reperibili altrove.
Un altro dettaglio non trascurabile era costituito dai pranzi vomitevoli che venivano offerti nel nostro albergo extra lusso, senza possibilità di un menù diverso, al punto che dovemmo approvvigionarci, corrompendo le cameriere che servivano la colazione, di un cospicuo quantitativo di marmellata con il quale ci sfamammo per una settimana.
Ultimo episodio degno di essere rammentato fu la visita all'Ermitage, quando ci spaventammo alla vista di una fila chilometrica, ma non si trattava fortunatamente di appassionati d'arte, ansiosi di visitare uno dei musei più famosi del mondo, bensì di una folla plebea desiderosa di poter gustare la Coca Cola, un vessillo americano, che da pochi giorni era in vendita anche nella patria del comunismo. 

fig.2 - Foto di gruppo
fig.3  - Tutte donne un solo uomo

fig.4  - Coniugi della Ragione e Russo

fig.5 - Divertimento assicurato

fig.6  -Sbarco ad Atene

fig.7 - Achille nel teatro di Efeso
L'Orient Express è stato un treno leggendario che, dal 1883 al 1979, ha collegato Londra e Parigi ad Istanbul, passando per Vienna ed Atene, ma l'Orient Express di cui parleremo ora era uno sfarzoso transatlantico sul quale, nel 1989, mi imbarcai da Venezia con un'allegra combriccola di amici per compiere un'indimenticabile crociera di 15 giorni, tra andata e ritorno, con soste per visitare Atene, Olimpia, Efeso, Costantinopoli ed alcune isole belle quanto famose.
Il nostro gruppo comprendeva 14 membri: io ed Elvira con Tiziana, la famiglia Russo al completo, la dinastia dei Letticino senza Anteo, Duccio e Lia ed Elio e Amina (fig.2–3).
Sul piroscafo vigevano le severe regole rese famose dal film Titanic: coloro che occupavano suite e camere di lusso potevano scendere verso il basso, mentre chi occupava le camere inferiori non poteva fare altrettanto. Sulla vetta vi erano 5 suite extra lusso, che potevano usufruire di una splendida piscina, in due di queste alloggiavamo io ed Elvira ed Angelo e consorte (fig.4). Al momento della prenotazione non ve ne erano altre libere, per cui Tiziana con Serena e Francesca dovettero arrangiarsi in una 1° superiore. Poi, scendendo verso il basso, alloggiavano Rino e Gabriella con Maria Adele, Duccio e Lia ed infine Elio ed Amina sotto il livello del mare, circostanza che permetteva loro in compenso, attraverso l'oblò, di contemplare i pesci.
Per incontrarci scendevamo verso il basso e mangiavamo in ristoranti meno a la page, pur di stare con i nostri amici. Si assisteva poi a spettacoli musicali e si poteva ballare fino a notte fonda (fig.5).
Il problema non si poneva quando si scendeva a terra: ad Atene per la visita del Partenone (fig.6), ad Olimpia, patria delle Olimpiadi, ad Efeso(fig.7-8), un gioiello incomparabile di archeologia, ad Istanbul, dove alternavamo la visita delle moschee più famose con passeggiate nei rumorosi mercati di tappeti orientali.
Durante la navigazione bagni a volontà, di sole, come nel caso di questi due palestrati (fig.9) o nelle numerose piscine di acqua dolce o salat (fig.10). Durante il viaggio Lia si stancò di divertirsi e da Costantinopoli tornarono a casa in aereo, motivo per cui i Tarallo non figurano nelle foto scattate al ritorno a Venezia (fig.11).
Di questi compagni di baldoria la metà li ho persi nel tempo: Angelo, un fratello più che un amico, perché chiamato dall'alto dei cieli ed al quale dedicai un ricordo commosso recitando alcune sue poesie al suo affollatissimo funerale e scrivendo un coccodrillo (fig.12) sul giornale dell'ordine dei medici. Elio ed Amina (fig.13) viceversa per motivi imperscrutabili e con mio grande sconforto: il primo dal 1994, quando l'ultima volta che ho sentito la sua voce per telefono, fu quando tornai a casa dopo l'infarto:"Achille bisogna avere coraggio, molto coraggio". Amina invece ha continuato a frequentare assiduamente il salotto culturale di mia moglie e le mie visite guidate, fino al 2008, per poi scomparire nel nulla, in coincidenza delle mie disavventure giudiziarie.


fig.8  - Elvira tra i templi di Efeso
fig.9  - Due palestrati al sole
fig.10 - Elvira nella piscina dei plebei
fig.11 - Le 4 fanciulle con il più vecchio
fig.12  - Coccodrillo per Angelo Russo

fig.13 - Achille con Elio ed Amina

Un altro viaggio meno importante è quello che facemmo nell'agosto del 1991 nel villaggio Valtur di Agadir in compagnia dei nostri figli, di Giovanna, (fig.14) Nicola e Barbara e di Angelo Russo (fig.15) e consorte. ricordo questa duplice settimana divertente ai miei lettori, tra mare, piscine ed escursioni nel deserto per la gioia di Souphiane, il mio genero, oggi belga, ma per decenni marocchino di origine e di religione, al quale voglio tanto bene, almeno fino a quando ne vorrà altrettanto, se non di più, a mia figlia Marina. L'escursione più importante fu quella a Marrakech, mentre per me fu emozionante cavalcare cammelli di cospicue dimensioni.
Un viaggio affascinante fu quello al villaggio Valtur delle Mauritius nell'oceano indiano, un vero e proprio paradiso terrestre, dove ebbi modo di passare 15 giorni fantastici, incluso Natale, Capodanno (1992) ed Epifania, ma soprattutto di fare amicizia con Tonino Cirino Pomicino, all'epoca nel pieno del suo entusiasmo per la vita ed il divertimento a tutte le ore del giorno.
Mentre stavamo sull'aereo lui venne vicino a dove sedevo con Elvira, si presentò e chiese se volevamo conoscerci; io acconsentii con piacere e da allora sono quasi 30 anni che siamo amici per la pelle. Grazie a lui ebbi modo di conoscere anche il figlio del ministro Gava (fig.16), un simpatico chiattone, a cui i camerieri, scambiandolo per me, che all'epoca pesavo 114 chili (a differenza degli 88 di ora), mettevano sul conto le bevande extra che i miei figli consumavano la sera al bar.
Sono tanti i momenti esilaranti che abbiamo trascorso assieme, ma due non posso non raccontarli ai miei affezionati lettori, dopo aver ricordato le attività sportive praticate durante il giorno (fig.17-18), che alternavamo a sonore abbuffate pomeridiane e serali, consumate rigorosamente in abiti adeguati (fig.19).
Un'altra giornata esaltante fu quando fittai un elicottero e con la mia famiglia ammirai per ore l'isola che ci ospitava dall'alto dei cieli.
Vi era una bonazza che da mattina a sera amava sculettare in spiaggia, mettendo armoniosamente in evidenza il suo lato B, che reputava fosse il più appetibile in circolazione. La sfidai ad un giudizio pubblico, affermando di possedere anche io un deretano desiderabile e se fossi stato un gay e non uno sciupafemmine indefesso, sarei stato molto ricercato. La foto immortala il momento culminante della sfida (fig.20), il cui esito lascio alla fantasia dei lettori.
La seconda gara fu una sfida tra grandi città italiane e la nostra squadra era capitanata da Tonino Pomicino, il quale si esibì in una serie di imitazioni esilaranti, ma la vittoria alla nostra compagine fu assicurata dal sottoscritto, grazie ad un'appassionata recitazione della Livella di Totò, che allora ed ancora oggi conosco a memoria, la quale fu salutata da un applauso del pubblico e della giuria durato vari minuti.
Passiamo ora a ricordi più seri, parlando dell'amicizia che intrecciai con Umberto Scapagnini, ex sindaco di Catania e medico personale di Berlusconi, al quale in seguito ho dedicato un capitolo nel I tomo della mia collana Quei napoletani da ricordare, consultabile digitando il link
http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo93/articolo.htm
Eravamo in compagnia delle nostre famiglie e con noi vi era costantemente, anche con moglie e due figli, un trascinatore formidabile verso il divertimento che esordiva sempre con “Viva le belle donne”: Tonino Cirino Pomicino (fig.21), fratello di Paolo, allora ministro del bilancio.
Abbiamo parlato di famiglie: già allora Umberto, irresistibile tombeur de femme, stava con una seconda moglie e con due figli avuti da un precedente matrimonio; un maschio, irresistibilmente attratto da mia figlia Tiziana, ed una femmina.
La nuova moglie, bellissima e soprattutto elegantissima emula di Imelda Marcos, aveva portato con sé, oltre ad un’infinità di foulardes e bikini, che sfoggiava con impettita classe, ben 50 paia di scarpe con tacchi stratosferici, che adoperava, cambiandone tre al giorno, in qualunque occasione, unica eccezione in spiaggia.
Le nostre discussioni partivano dalla medicina per sfociare inevitabilmente sulle donne e sul sesso.
Avevamo tanto da raccontarci ed, in epoca pre-viagra, lui riteneva  di aver scoperto potenti afrodisiaci dalla formula segreta, che in futuro, divenuto il medico del Cavaliere, avrà consigliato all’instancabile “satiro”, a smentire la voce che le sue performances erotiche siano frutto di quotidiane punture in loco (nei corpi cavernosi) di una dose di Caverjet, in grado di tenere alzato costantemente il vessillo per 3 e più ore.

Achille della Ragione

fig.14 - Elvira e Giovanna
fig.15 - Achille con Angelo
fig.16 - Achille con Gava junior
fig.17 - Achille e Marina pronti a remare

fig.18 - Elvira prende il sole
fig.19 - La sera a cena
fig.20 - Il culo più bello
fig.21 - I Pomicino sulla spiaggia



sabato 21 marzo 2020

Ricordi dimenticati ed aggiunte autobiografiche

fig.1 - Ospiti a tavola


Nel mese di giugno del 2017, al compimento dei miei primi 70 anni, oltre ad una serie di feste in cui invitai amici e parenti (fig.1–2) l'uscita della mia autobiografia, fu coronata da un grande successo con l'esaurimento in poche settimane di tutti i libri stampati. Oltre alle presentazioni ufficiali, vi furono, nei saloni della mia villa posillipina, una serie di incontri "per categoria", in primis con i vecchi compagni di scuola, a cui seguirono gli scacchisti, i medici ed infine gli antichi frequentatori de Il Fico, il leggendario night, da me fondato nel lontano 1966.
Tutti i partecipanti avevano già letto con attenzione il libro che narrava le mie gesta, alcuni nel formato cartaceo, gli altri, la maggioranza (amante del risparmio, per non dire i morti di fame) sul web, ove è a disposizione di tutti digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.it/p/prolegomeni-per-una-futura.html
Molti mi segnalarono delle omissioni e mi invitarono a provvedere, rammentando episodi più o meno importanti del mio percorso terreno.
Per accontentarli e soprattutto per amore della verità, ho aggiunto nel tempo una serie di capitoli con relative foto, ma da mesi non avevo inserito altre avventure, di cui scriverò ora  per la gioia dei lettori e per permettere ai posteri di giudicarmi con cognizione di causa.
Parto da un ricordo partorito da un messaggio inviatomi da un vecchio compagno di liceo, illustre architetto, da tempo residente a Roma
Ciao Achille,
leggo con interesse e ammirazione le tue documentatissime "schede" riguardanti le mete delle tue visite guidate.
Nutro anche una certa invidia per l'evidente quantità di tempo che hai a disposizione per prepararle.
Se vado indietro nel tempo di circa mezzo secolo, devo constatare che sei passato da un interesse scientifico - anzi missilistico; vedi la fondazione dell' ICARM (Istituto Centrale Autonomo per le Ricerche Missilistiche) - ad uno storico/ artistico, che coltivi con passione.
Mi piacerebbe partecipare a una visita, magari a un monumento studiato ai tempi della facoltà di architettura e chissà se non riuscirò un giorno a sorprenderti.
Oltretutto, con questo tuo impegno hai eretto un solido baluardo contro... l'Alzheimer!
Ad majora. 
Julian Vertefeuille (fig.3)

fig. 2 - Foto con parenti più stretti


fig. 3 - Julien Vertefeuille


Lentamente cominciano ad affiorare i ricordi: erano gli anni dello Sputnik (fig.4), di Laika (fig.5), il primo essere vivente a fare una passeggiata nello spazio, di Yuri Gagarin, il primo astronauta.
Volevo anche io lanciare il mio missile. Fondai un'associazione di simpatizzanti, quella ricordata dall'amico Juliaen, e cominciai a lavorare approntando l'ogiva di legno compensato che, con un paziente lavoro con la carta vetrata, assunse una forma slanciata in grado di perforare il cielo.
Il corpo del missile era un tubo di metallo, dal diametro di 10 centimetri, lungo circa un metro, alla base del quale feci approntare da un fabbro una filettatura per agganciare la parte contenente il propellente a base di nitroglicerina, che faticai non poco a procurarmi.
Come base di lancio sfruttammo la spiaggia di Licola adiacente alla zona militare all'epoca controllata dalla Nato. Ci ponemmo in un cespuglio posto a 50 metri dalla rampa di lancio e dopo un'emozionante conta alla rovescia diedi il contatto ad un pulsante collegato ad un lungo filo che terminava con una filettatura elettrica ricavata da una vecchia stufa che, riscaldandosi, diede l'incipit al propellente di mettere in moto il missile, il quale partì vigoroso tra lo scrosciare degli applausi dei miei compagni di avventura e dopo aver raggiunto un'altitudine di circa un chilometro, ridiscese verso il basso e cadde a mare a pochi metri dalla spiaggia, circostanza che ci permise di recuperarlo. Eravamo tutti felici e molti di noi affermammo che il nostro futuro era non sulla terra, ma nel cielo.
Passiamo ora, rimanendo in età giovanile, ad eventi sportivi, ricordando che nel 1964 ho vinto il campionato regionale studentesco a squadre di corsa campestre, che si svolse nella splendida cornice del bosco di Capodimonte.
In contemporanea praticavo lotta libera nella Virtus Partenope e pallacanestro nell'Oriens Napoli, che giocava in serie B e nella squadra del mio liceo, il glorioso Mercalli, che per anni ha dominato nel campionato studentesco. Nonostante fossimo i più forti con 2 giocatori che erano stati convocati alcune volte, anche se come riserve, in nazionale, quando incontrammo la squadra della Forrest Scherman School, il liceo americano, che all'epoca aveva sede vicino all'ospedale Fatebenefratelli, fummo sonoramente sconfitti tra i fischi ed i pernacchi del folto pubblico.
Rimanendo in campo sportivo voglio precisare che per 2 anni ho praticato lotta libera in una palestra sita al 2° piano dell'università in via Mezzocannone ed in seguito ho utilizzato per anni quanto imparato unicamente per dirimere questioni, come candidamente confessai a Mike durante la mia partecipazione a Rischiatutto (fig.6), che consiglio a tutti di rivedere (vi scompiscerete dalle risate) digitando il link
https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s

fig. 4 - Sputnik

fig. 5 - Laika

fig. 6 - Partecipazione Rischiatutto

Sempre in tema di sport, gli scacchi per quanto sono il re dei giochi ed il gioco dei re, fanno parte del Coni, passiamo ora ad un ricordo a 64 caselle, che mi fu acceso l'anno scorso in occasione dell'uscita trionfale del mio libro Achille maestro di scacchi (fig.7), consultabile in rete digitandone il titolo, di cui ne stampai 400 copie a colori, che ho generosamente regalato soprattutto alle vecchie glorie del nobile cimento. Più di un giocatore mi ha contattato dopo aver letto avidamente il volume, chiedendomi come mai avessi dedicato un esaustivo capitolo al celebre festival internazionale svoltosi nella mia villa di Ischia dal 2000 al 2006 (fig.8), ma non avessi nemmeno accennato al torneo giocato nella mia villa posillipina nel 1984.
 Un'altra grave  dimenticanza che voglio colmare è costituita dal non aver citato le 2 volte che mia moglie Elvira, prima che nascesse l'astro invincibile di Maria De Rosa, ha conquistato il titolo di campionessa regionale di scacchi, acquisendo il diritto a partecipare al campionato nazionale individuale, dove ottenne un lusinghiero piazzamento (fig.9).
Per la descrizione del Gran Prinx che si svolse nel 1984 nei vasti quanto accoglienti saloni della mia villa posillipina mi sono servito della ferrea memoria di mio nipote Mario che, a 17 anni, gareggiò nella categoria esordienti, ottenendo il 1° posto.
Diresse la competizione il compianto arbitro internazionale Pappaianni, tra i concorrenti gli illustri maestri Mario Cocozza e Giacomo Vallifuoco, che da poco si erano classificati 2° e 4° al campionato nazionale, la buon'anima di Renato Miale ed altri 20 sfidanti che alternarono battaglie sulla scacchiera a gustare prelibatezze del palato offerte con generosità dalla padrona di casa e servite dalla mia efficiente servitù. Tra i partecipanti più scarsi voglio ricordare i fratelli Angelo e Duccio Tarallo, all'epoca ricchi imprenditori e con i quali ci vedevamo spesso, organizzando gite favolose, come quella a Pila nel villaggio Valtur (fig.10), che costituirà il fulcro della prossima ricordanza. 

fig. 7 -  Copertina

fig. 8 - Torneo Ischia

fig. 9 - Elvira durante il campionato nazionale

fig. 10 - Villaggio  Valtur d Pilai

Siamo sul finire degli anni Ottanta, prendiamo l'aereo per Milano, dove ci attende un pullman che ci porterà fino al villaggio.21 i passeggeri  a bordo, la famiglia della Ragione, 5 membri, la famiglia Tarallo al completo: 2 padri, 2 madri, 4 figli ed una nonna ed altri 7 amici. Durante il viaggio con un autista spericolato ricordo che Angelo Tarallo mormorò: se cadiamo in un burrone i nostri averi andranno allo Stato, perché non abbiamo lasciato parenti entro il 6° grado.
A Pila ci attendevano, dopo un estenuante viaggio di 14 ore in auto, la dinastia dei Letticino, Rino all'epoca re dei catenacci, la consorte, nobildonna Gabriella Marino, sovrana delle Puglie e la discendenza.
Del soggiorno montanaro ricordo distintamente 2 cose, la prima spiacevole, la seconda eccitante.
Decidemmo che anche Marina, la nostra amata terzogenita, imparasse a sciare come i fratelli, che avevano appreso in simultanea a camminare ed a sfidare le nevi, per cui la iscrivemmo ad una scuola per principianti e mi associai anche io per farle compagnia. Ma già da 1° giorno le cadute di entrambi non si contavano, fino a quando un mio "sciuliamazzo" contro un albero, dopo aver bestemmiato le principali divinità delle tre religioni monoteiste, mi convinse ad interrompere le lezioni.
Poiché durante il giorno tutti sciavano, io occupavo il tempo proficuamente, trascorrendo alcune ore nella sauna, non certo per eliminare tossine o per rilassarmi, bensì per eccitarmi, ogni volta che entrava a farmi compagnia una fanciulla dai seni debordanti e dal lato B invitante, completamente nuda, la quale dopo aver sudato abbondantemente, mentre alcune mie dimensioni anatomiche crescevano a dismisura, si buttava poscia nella neve dove si rotolava felice per alcune decine di metri.
Ci trasferiamo ora con il racconto a Parigi, dove mi recai con i fratelli Tarallo e rispettive signore, i quali in quegli anni potevano spendere e spandere. Dopo aver assistito allo spettacolo al Moulin Rouge, decidemmo di cenare da Maxime (fig.11). Dissi agli amici di consultare con attenzione la lista dei vini, perché per un primo ed un secondo potevano bastare 150.000 - 200.000 lire, ma se si sbagliava nell'ordinare gli alcolici si poteva avere un conto di milioni. Scegliemmo di brindare con un Moet Chandon di un'annata economica. Il cameriere portò lo champagne in un cestello colmo di ghiaccio, da cui protrudeva solo la punta della bottiglia. controllai attentamente marca ed annata prima di permettere la cerimonia dell'apertura con relativo botto, che fu accolto da un fragoroso applauso, seguito da uno spavento collettivo quando ci accorgemmo che la confezione stappata era una maxi da tre litri  e costava 5 volte quanto avevamo previsto (fig.12).
L'ultimo episodio è ai limiti della farsa e mi è stato rammentato da Guglielmo Pepe, affermato ginecologo, in piena attività, il quale mi ha ricordato di quando mi recai a Roma per sostenere il concorso per l'idoneità a primario di Ostetricia e nonostante fosse giugno inoltrato io indossavo un corposo cappotto, reso ancor più debordante perché nelle fodere avevo nascosto numerosi libri di testo da consultare furtivamente. Infatti trascorse due ore si poteva chiedere di recarsi alla toilette per soddisfare improcrastinabili bisogni fisiologici, lì vi era una guardia che invitava a non chiudere la porta del gabinetto durante le funzioni corporali. Io candidamente mi calai i pantaloni, ma feci precedere le operazioni di evacuazioni da una rumorosa flautolenza, scusandomi con il controllore ed avvertendo che a breve ne sarebbero seguite altre, particolarmente puteolenti, perché avevo una diarrea. Mi fu detto chiuda pure la porta e questa circostanza mi permise in pochi minuti di estrarre dal cappotto alcuni libri, consultarli avidamente e ritornare in aula, dove, grazie alla mia memoria, all'epoca prodigiosa, riportai sul foglio quanto letto pochi minuti prima.
Inutile dire che superai brillantemente l'esame, che per molti era uno scoglio sul quale avevano infranto più volte le loro speranze.
Un episodio simile mi era capitato anni prima durante la prova di disegno all'esame di maturità, quando un professore girava fra i banchi ed invitava gli studenti a scegliere tra tante foto capovolte quella da riprodurre su carta. Le foto rappresentavano scenari impervi dal Duomo di Milano al Colosseo, ma io prudentemente, ne avevo sottratto una con tanto di timbro del liceo, nascosta sotto la camicia, che raffigurava un semplice capitello corinzio, sul quale mi ero preparato a casa, che sostituii a quella capitatami durante la prova d'esame

Achille della Ragione

fig. 11 - Ristorante Maxime
  
fig. 12 - A cena da Maxime

fig. 13 - Tutti assieme da Maxime



sabato 24 novembre 2018

Napoli e Caravaggio ringraziano il Pelide

Il Martirio di sant'Orsola (140,5 × 170,5 cm) eseguito nel 1610 da Caravaggio
e conservato presso la galleria di palazzo Zevallos a Napoli

La storia che vogliamo raccontarvi ha come interprete principale un personaggio che molti di voi conoscono molto bene e che noi chiameremo con un suo pseudonimo di derivazione omerica: il Pelide ed é ambientata intorno al 2005, quando una grande banca del nord, da qualche anno, con un'operazione scellerata, aveva acquisito la proprietà del Banco di Napoli ed aveva trasferito la sua celebre collezione di dipinti a Palazzo Zevallos a fare compagnia al Martirio di Sant'Orsola, capolavoro del Caravaggio.
Il Nostro eroe, come é noto, nonostante i nobili natali e la cultura straripante, ama adottare, soprattutto quando fa caldo, un abbigliamento casual: calzoni corti, sandali francescani con unghie staripanti e spesso e volentieri canottiere colorate, che ben evidenziano un'antica muscolatura da culturista.
Con questa tenuta aveva deciso di accompagnare ad ammirare Caravaggio un gruppetto di amici venuto da Roma, tra cui il compianto studioso Maurizio Marini, tra i massimi esperti del Merisi; per cui fu grande la sorpresa quando si accorsero che; nonostante la temperatura africana, le sale erano affollate da decine di visitatori in giacca e cravatta.
Il mistero fu subito chiarito: si trattava di alti dirigenti bancari, venuti a Napoli da tutta Italia, per ammirare la splendida collezione di dipinti, ma soprattutto per ascoltare un discorso di Bazoli, vertice supremo della banca nordica, nuova proprietaria, il quale, dopo aver arringato la folla, fece una incauta dichiarazione: "Tempo un mese e questo Caravaggio si trasferirà a Milano dietro la mia scrivania".
Illustre presidente lei sta preannunciando il compimento di un reato penale, unica scusante la sua ignoranza, perché non sa che il quadro è sottoposto ad una notifica particolare da parte dello Stato, che lo dichiara inamovibile dal luogo ove è conservato; se non dovessero accorgersi del trasferimento, sarà compito mio denunciarlo alla procura della Repubblica.
Il discorso si interruppe bruscamente per l'imbarazzo dell'oratore, il quale volle sapere io chi fossi e grande fu la sua meraviglia quando candidamente risposi:"Sono un napoletano e difendo strenuamente gli interessi della mia amata città".


martedì 20 novembre 2018

Le tribolazioni di un innocente




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Premessa


Questo libro sarebbe dovuto uscire nel 2008, all’epoca del mio breve ma intenso soggiorno nell’inferno del carcere di Poggioreale ed i maggiori editori italiani volevano pubblicarlo, ma tutti pretendevano di apportare delle modifiche al testo, in particolare Pironti, voleva abolire, per evitare ipotetiche denunce, il capitolo “Storie incredibili di matta bestialità”. 
Naturalmente ai miei libri nessuno può cambiare nemmeno una virgola ed il manoscritto rimase inedito. Fu però pubblicato sul web, dove si trova ancora oggi e tutti possono consultarlo digitando il link http://www.guidecampania.com/dellaragione/tribolazioni/articolo.htm
Nell’arco di pochi mesi ebbe circa 70.000 visitatori.
Oggi, mentre il processo che ne scaturì si è concluso nel nulla, la situazione di invivibilità nel penitenziario di Poggioreale è rimasta immutata, se non peggiorata, per cui è necessario che il libro si diffonda ai quattro venti, per risvegliare nell’opinione pubblica la giusta indignazione, con la speranza che la protesta induca le istituzioni ad intervenire per ripristinare un minimo di dignità umana.

Napoli, dicembre 2018

Achille della Ragione




Introduzione

Questo diario vuole raccontare a chi non la conosce l’allucinante realtà della segregazione in un penitenziario, che rappresenta un ignobile monumento alla sofferenza, all’ottusa severità ed alla mortificazione della dignità umana, senza speranza alcuna di redenzione e di reinserimento sociale.
Il triste edificio del carcere di Poggioreale è noto universalmente come il posto meno indicato dove scontare una pena o peggio ancora attendere innocente i vari gradi del giudizio.
Emblematico che esso si trovi a Napoli, per secoli antica e gloriosa capitale, oggi miseramente ridotta al rango di capitale della monnezza, dove la vivibilità è degradata paurosamente, gli ospedali sono i più sgangherati, le strade sono le più affollate, gli uffici pubblici sono i meno efficienti, mentre, lo posso urlare perentoriamente, i napoletani non sono i peggiori tra gli italiani.
Il libro, tranne l’ultimo capitolo ed alcune appendici, è stato tutto scritto nei 15 interminabili giorni di ospitalità… dello Stato, dal 24 giugno 2008 al giorno 8 luglio, quando, a seguito della decisione del Tribunale del Riesame, il quale, non accettando le ipotesi dell’accusa, ha annullato il provvedimento di custodia cautelare, ho riacquistato la libertà.
Esso è stato scritto inizialmente con una matita spuntita reperita nella spazzatura sul retro di fogli già scritti, su bordi di giornale, sulla carta igienica, perché all’ingresso, tra le tante cose che mi furono sequestrate, oltre alle foto dei miei figli e dei miei nipoti, mi fu vietato di portare con me un innocente quadernetto ed una penna che, timidamente, mia moglie aveva aggiunto al mio bagaglio per permettermi di scrivere qualche appunto, tenendo conto che da oltre dieci anni, lasciata per gravi motivi di salute la mia professione di medico, sono a tempo pieno uno scrittore. Ma il timore che possa uscire fuori qualche notizia sulle spaventose condizioni di vita all’interno di quelle tristi mura prevale, nel regolamento, al rispetto dei più elementari diritti umani.
Nel famigerato carcere dello Spielberg, in periodi famosi per repressione e ferocia, a Silvio Pellico fu permesso di scrivere “Le mie prigioni”, la cui diffusione costò all’Austria più di una grande guerra perduta.
Auspico che queste amare riflessioni che mi accingo ad elaborare possano, grazie al magico potere della scrittura, riuscire ad incrinare, se non scardinare le fondamenta di un assurdo edificio predisposto ad infliggere sofferenza ed umiliazione, senza speranza alcuna di resipiscenza e di avviamento al lavoro in assoluto dispregio del dettato costituzionale, della logica e della pietà.
Tra le pagine del libro la mia vicenda giudiziaria è appena accennata, come pure la spietata gogna mediatica alla quale sono stato sottoposto, esse non hanno alcuna importanza per i lettori, perché il mio scopo è unicamente quello di fotografare, senza astio alcuno, la situazione di un carcere costruito per 1200 reclusi e che ne ospita costantemente più del doppio e dove le condizioni di vivibilità sono intollerabili.
Esso è dedicato ai miei compagni di sventura rimasti nei gironi dell’inferno di Poggioreale, ma è indirizzato all’opinione pubblica, a tutti coloro che ritengono che sia un problema che non debba interessarli, alla classe politica alla quale chiedo una legge per ristrutturare un penitenziario costruito oltre cento anni fa con criteri che gridano vendetta e che ci portano fuori dall’Europa e dal mondo civile. Dopo il lodevole impegno del governo per liberare Napoli dalla spazzatura, auspico, chiedo, invoco una promessa in favore di coloro che sono ritenuti a torto spazzatura umana.
A nessuno in futuro sarà lecito giustificarsi candidamente non lo sapevo!

Achille della Ragione





 Prefazione (dell'On. Amedeo Laboccetta)


Ho raccolto con piacere l’invito del dottor Achille della Ragione a scrivere questa prefazione al suo lavoro.
Ho letto tutto di un fiato il suo resoconto del “soggiorno” nella casa circondariale di Poggioreale ed ho rivissuto tante delle sensazioni che mi sono rimaste dentro, dopo un mio “soggiorno” nello stesso Grand Hotel, tanti anni orsono.
Io fui meno fortunato perché per me era stato prenotato un periodo di permanenza ben più lungo: ebbi modo di apprezzare le amenità ed i confort di quella struttura per circa tre mesi.
Achille della Ragione, lucidamente, rende pubblico che le cose non sono cambiate.
Angoscia che la struttura, i comportamenti, le prassi, i piccoli abusi, le insensibilità siano rimaste essenzialmente le stesse.
Il tempo nel Grand Hotel Poggioreale è fermo.
Il racconto, con trasporto, del dottor Della Ragione della commovente estensione della solidarietà umana che immediatamente affascia ogni “nuovo giunto”, non mi ha per nulla sorpreso.
Della nobiltà dei comportamenti dei reclusi, anche di coloro che all’esterno delle possenti mura vivono esistenze da efferati criminali, serbo un caro ricordo.
Non mi sorprendo che essa sia rimasta immutata.
Non auguro a nessuno l’esperienza mia e di Achille della Ragione: penso però che tanti operatori della giustizia, a prescindere dal colore della toga, da una breve permanenza in quella casa circondariale trarrebbero utili ragioni di riflessione per meglio svolgere la fondamentale funzione che l’appartenenza alla istituzione della magistratura gli attribuisce.
Auguro invece al dottor Della Ragione di veder riconosciuta la sua innocenza in tempi brevi, senza dover attendere, come è successo a me, quindici anni sino a che il Tribunale, su richiesta del Pubblico Ministero, pronunziasse sentenza di assoluzione.
Qualche mese fa, appena eletto parlamentare della Repubblica Italiana, sono tornato al “Grand Hotel” Poggioreale in visita ispettiva.
Non avevo certo nostalgia della suite che mi vide ospite nel 1993.
Ma desideravo fare un parametro comparativo tra la “mia stagione”e l’organizzazione attuale del triste albergo partenopeo.
Ho potuto rilevare che al “Torino”, il mio padiglione, non vi sono più i cessi alla turca, che mi avevano accompagnato per circa tre mesi.
Ed anche un’altra “straordinaria conquista” è offerta oggi dalla Direzione agli ospiti: adesso la doccia è consentita due volte a settimana!
Nel 1993 ne potevamo “godere” di una alla settimana; e quasi sempre l’acqua veniva offerta o bollente o ghiacciata. Adesso può essere ben miscelata.
Passare qualche minuto sotto il getto dell’acqua è certamente tonificante e rigenerante.
Poterlo fare al Grand Hotel Poggioreale provoca una sensazione stupenda che ti “resta dentro” almeno per un’intera giornata.
È quasi bella come il colloquio con un familiare.
Anche la descrizione della domenica a Messa che fa della Ragione ha provocato in me uno straordinario tuffo nel passato.
Anche se, devo sottolineare, che, a mio parere la maggior parte degli ospiti del Grand Hotel Poggioreale, partecipa alla funzione religiosa per muovere qualche passo in più. E per incrociare qualche volto nuovo proveniente da altro padiglione.
Ho sempre creduto che la solidarietà debba essere praticata e non certo predicata: in quel postaccio e per tutti quelli che vi transitano è la prima regola.
Il 2 giugno 2008, festa della Repubblica, sono stato in visita al Carcere Militare di Santa Maria Capua Vetere, per portare solidarietà e conforto ad un servitore dello Stato, il dottor Bruno Contrada, ex dirigente del SISDE che ha già frequentato per cinque anni alcune strutture carcerarie.
Un esperto in materia.
Un uomo anziano, di 77 anni, afflitto da 26 gravi patologie. Un morto che cammina. Ma che un magistrato di Sorveglianza si ostina a non voler liberare: ha scritto che ‘nel caso di Bruno Contrada non è stato ancora superato il limite della umana tollerabilità’. Roba che neanche nel Medioevo!
Mi auguro che quando Achille della Ragione avrà dato alle stampe questo suo libro l’amico Contrada non sia morto. Anzi, possa aver riabbracciato, da uomo libero, la sua famiglia ed i suoi amici, e pubblicare anche lui un libro su questo tema, che potrà far crescere il tasso di sensibilità e di umanità che alcuni Italiani sembrano aver smarrito.


On. Amedeo Laboccetta





    

Indice

Prefazione (dell'On. Amedeo Laboccetta)
Introduzione
1° cap - la cattura
2°  cap - l'ingresso a poggioreale
3°  cap - padiglione Avellino cella 22
4°  cap - amare considerazioni
5°  cap - i giorni passano
6°  cap - colloquio con i parenti e gli avvocati
7°  cap - la messa
8°  cap - L’ora d’aria
9°  cap - Il colloquio con l’ispettore e l’educatrice
10° cap - La conferenza sugli zingari
11° cap - Sogni ed incubi
12° cap - Gli stranieri
13° cap - I secondini
14° cap - Storie incredibili di matta bestialità
15° cap - Strani personaggi (omosessuali)
16° cap - Droga, drogati e spacciatori
17° cap - La gogna mediatica
18° cap - Vita quotidiana in cella
19° cap - Aniello compagno di cella, e lo scambio con il collega
20° cap - Il padiglione San Paolo
21° cap - 480 chili in due
22° cap - Il mancato incontro con il cardinale
23° cap - Il sogno dei domiciliari
24° cap - L’incontro con il direttore del carcere
25° cap - Il Tribunale del Riesame:il giorno più lungo
26° cap - L’uscita dal carcere ed il ritorno a casa
Appendice documentaria
Comunicato stampa
Lettere ai direttori di quotidiani (5)
Una battaglia di civiltà
L’amnistia ed il pifferaio magico
Il regime del 41 bis
Un folle ordinatore
Una tragedia sofoclea
L’amore al tempo della galera: il sesso in carcere



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domenica 17 giugno 2018

Il complesso Damiani, quanti ricordi, ma che bagni

fig. 1 - I  Damiani dall'alto


Frequento il mitico complesso dei Damiani (fig.1–2-3) da oltre 50 anni, con finalità che nel tempo sono mutate drasticamente. Da giovane non perdevo un fine settimana, perché la specialità del locale erano i balli della mattonella, che permettevano alla fanciulla di turno di poter valutare accuratamente la rigida consistenza delle proposte che venivano avanzate, mentre guancia a guancia si seguivano le note musicali.
Quante conquiste, consumate subito, grazie alla complicità di qualche appartamento libero nella zona del campeggio (fig.4-5) nel quale penetravamo attraverso qualche finestra aperta, prima di passare alla più biblica penetrazione orale ed ab orale.
Oggi continuo indefessamente a frequentare il complesso, disposto stoicamente a versare 15 euro i feriali e 20 euro sabato e domenica, ma unicamente attratto dal tepore della piscina termale (fig.6), capace, in egual misura di rilassarmi e di lenire gli acciacchi di una giovinezza,che oramai confina con la vecchiaia.
Gli energici quanto delicati idromassaggi sono in grado di trasferirti in una dimensione onirica, un misto di fantasia e realtà difficile da descrivere per chi non lo prova.
Altri ricordi piacevoli mi legano ai Damiani, dalle affollate conferenze che ho tenuto nello splendido teatro (fig.7), all'epopea, durata molti anni, della squadra di scacchi, di cui costituivo la punta di diamante, che ha partecipato più volte al campionato italiano, classificandosi nelle prime posizioni.
Il Complesso Turistico Averno, oasi di rara bellezza, è situato nello splendido golfo di Pozzuoli a Napoli, alle pendici del Monte Nuovo, di origine vulcanica, a 2 km dai siti archeologici di Cuma, a 15 km da Napoli, e a 10 min. dal terminal per le isole di Procida, Ischia e Capri.   
Il Complesso è dotato di un raffinato ristorante  (fig.8), di piscine alimentate da una sorgente naturale di acqua termale (fig.9-10), pista di pattinaggio, campo per pallavolo, pallacanestro e calcetto, quattro campi da tennis (fig.11), palestra, discoteca, pianobar (fig.12), e parco giochi.   
 Potendo ospitare nelle sue camere e nei suoi miniappartamenti intere famiglie, rappresenta il luogo ideale per chi vuole trascorrere dei giorni speciali tra natura, cultura e divertimento, con attrazioni per adulti e bambini.
fig. 2 - I Damiani interno
fig. 3 - I Damiani piscina grande
fig. 4 - I Damiani ville
fig. 5 - I Damiani camere da letto
fig. 6 - I Damiani piscina termale

       La Storia della Famiglia Damiani e della struttura

Comincia nel lontano 1934 quando l’avvocato Carlo Damiani acquista un vasto appezzamento di terreno a Pozzuoli, situato alle pendici del più giovane vulcano d’Europa, il Monte Nuovo, con l’intenzione di farne un grande azienda agricola. Purtroppo l’avvento della Guerra costringe l’avvocato Damiani a rivedere i suoi progetti e a trasferire tutta la famiglia proprio nella casa colonica di Pozzuoli.  
Ritornati a Napoli, Eduardo, Memo, Enzo e Lucio, i quattro intraprendenti figli dell’avvocato Carlo, ormai giovanotti e pieni di energia ed idee, cominciano ad organizzare feste e balletti nello scantinato della loro abitazione.
Il successo è inaspettato, ma lo spazio è insufficiente.
Un malcelato spirito di avventura, li porta subito ad utilizzare i giardini della bella casa colonica di Pozzuoli.  
L’entusiasmo giovanile, associato ad una inappagabile gioia di vivere tipica di quel periodo storico, sono gli ingredienti ideali per una rapida trasformazione, nel 1955, della casa colonica in un rinomato ed elegante Complesso per amici.
Nato quasi per gioco, il Circolo comincia ad arricchirsi di nuovi servizi, frutto dell’ inesauribile spirito di sacrificio dei quattro fratelli, ognuno con una propria personalità, ma sempre complementari e sinergici nei momenti cruciali.
E’ così che si arriva ad ampliare la pista da ballo, ad aprire un ristorante-pizzeria e a realizzare, con l’aiuto materiale degli amici fedeli del complesso, una piscina che verrà poi alimentata da una benefica, quanto inaspettata, acqua termale proveniente dalle viscere del Monte Nuovo. Il Complesso Turistico Averno è ormai una realtà. Gli anni a seguire, caratterizzati, dalla costruzione di quattro campi da tennis, dall’allestimento di una moderna palestra, dal completamento del campeggio con nuove camere e miniappartamenti confermano ulteriormente le capacità organizzative e imprenditoriali dei fratelli Damiani.
Alle attività turistiche e ricreative si sono via via affiancate numerosissime altre iniziative sia culturali (creazione di una sezione teatrale) che sportive (organizzazione di tornei di tennis internazionali). 
L’ingresso è riservato solo ai soci, ma a chi si presenta a mio nome, viene consentito l’accesso.

Achille della Ragione
fig. 7 - I Damiani teatro

fig. 8 - I Damiani ristorante
fig. 9 - I Damiani piscine
fig. 10 - I Damiani cascate d'acqua
fig. 11 - I Damiani campi da tennis
fig. 12 - I Damiani piano bar

venerdì 20 aprile 2018

Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale


fig. 1 - Portici, museo ferroviario 20 gennaio 2008

Sono circa 30 anni che nel fine settimana organizzo delle visite guidate a chiese, monumenti, mostre, palazzi storici etc, quale presidente a vita e ad honorem della famigerata associazione Amici delle chiese napoletane.
In passato dividevo il vasto pubblico in due tronconi con una visita alle 10 e 30 ed un'altra alle 12, dopo la quale ci recavamo in una bettola per consumare un lauto pasto, nel quale si distingueva per la sua famelica voracità un personaggio dalle dimensioni debordanti: Giorgio Pollio.
Spesso ci recavamo fuori Napoli, non solo in località della Campania; Caserta, Portici (fig.1) Salerno, Sorrento, etc, ma spesso ci siamo recati a Roma ed anche a Firenze e Milano per visitare importanti mostre. Erano altri tempi, oggi gran parte del mio pubblico, per quanto costituito da professori, professionisti e imprenditori non sgancia un becco di un quattrino neanche sotto minaccia.
Spesso ho fatto aprire luoghi negati alla fruizione, tra cui voglio ricordare Villa Rosebery, la celebre residenza del Presidente della Repubblica, che potemmo visitare grazie a un mio amico: Emanuele Leone, nipote dell'omonimo Presidente. Ciò avveniva molti anni prima che il Fai organizzasse sporadicamente visite a cui per accedere bisogna iscriversi all'organizzazione, sganciando 50 euro.
Anche questo anno ho fatto intervenire il ministro per poter visitare la chiesa della Nunziatella, un tesoro d'arte negato alla fruizione di turisti e napoletani.
Tra le visite del passato che meritano di essere ricordate vi è quella nella quale feci da Cicerone a big della cultura italiana dell'epoca: Giulio Andreotti, Umberto Eco, Marcello Dell’ Utri, Oliviero Diliberto e tanti altri vip che ebbero l'onore di visitare Capodimonte sotto la guida del sottoscritto e conservo gelosamente i libri che mi dedicarono Andreotti e lo stesso Eco.
Nel 2006 in occasione della mostra: Caravaggio, l'ultimo tempo, che si tenne sempre a Capodimonte, dovetti organizzare ben 12 puntate, perché tra i visitatori vi era sempre una preside, premurosa della cultura dei suoi sottomessi, che mi pregava di tenere una visita per i suoi studenti poi, immancabile, la presidentessa del Soroptimist o un presidente di un Rotary o di un Lions, che mi imploravano di ammaestrare i loro iscritti.
Nel corso di una di queste visite partimmo in 80 - 90 persone, ma dopo poche decine di minuti eravamo divenuti centinaia, per cui la direzione del museo, invidiosa del mio straordinario successo, fingendo di temere per l'incolumità dei dipinti esposti, inviò due carabinieri per sciogliere l'assembramento. I due militari quando giunsero al mio cospetto si accorsero con grande meraviglia che, alla mia destra vi era il procuratore generale della Repubblica ed alla mia destra il Questore, per cui non osarono fiatare. Io li affrontai baldanzoso: "Ecco altri due visitatori, mettetevi in fila e cercate di imparare qualcosa".
Un altro episodio che merita di essere ricordato è quando con un passaparola organizzai nel museo di San Martino una visita guidata per i tassisti napoletani, che accorsero a frotte clacsonanti ed entusiasti.
Tra gli episodi più recenti voglio ricordare uno avvenuto l'anno scorso al museo archeologico, quando le guide autorizzate chiamarono i vigili urbani per mettere fine alla mia visita, scambiandomi per un abusivo.  Io spiegai loro con santa pazienza che ero in un luogo pubblico con i miei amici, i quali avevano pagato il biglietto di ingresso, ma non versavano niente nelle mie tasche per le mie spiegazioni, che tra l'altro sono impagabili. Spiegai loro che nessuno mi poteva impedire in un luogo pubblico di parlare e che se avessero insistito ad importunarmi avrei chiamato i carabinieri per identificarli e li avrei denunciati per stalking. Appena estrassi il mio cellulare d'antiquariato dalla tasca e accennai a comporre le prime cifre se la diedero a gambe, mormorando perdonateci.  
Viceversa in una visita l'anno scorso nella chiesa di San Giovanni a Carbonara una pattuglia della benemerita dovette realmente intervenire. Mi ero recato nella chiesa in avanscoperta alcuni giorni prima e avevo notato che i pochi custodi, invece di controllare i tesori d'arte a loro affidati, prendevano comodamente il sole sfogliando stupide riviste come Novella Duemila ed Eva Tremila. Nel cominciare il percorso accennai a queste insane abitudini e uno dei custodi dalle dimensioni erculee cominciò ad urlare minaccioso facendo accorrere i suoi colleghi. Non mi persi d'animo e chiamai immediatamente il 112, chiedendo un intervento immediato, altrimenti avrei chiamato il 113. Ma loro mi assicurarono: "Non preoccupatevi abbiamo una volante a pochi metri interverrà immediatamente". Ed infatti pochi minuti e sul posto vi erano quattro esponenti delle forze dell'ordine di cui uno alto due metri. Nel frattempo era intervenuto anche il parroco ed alcuni delinquenti chiamati dai custodi. Chiesi perentorio di identificare quei volti patibolari che cercavano di intimidirmi, li avrei denunciati alla magistratura e soprattutto li avrei fatti licenziare dal sindaco, del quale sono amico. Il custode arrossì per lo spavento ed il parroco prese le sue difese affermando: "Illustre professore, se questo delinquente vi chiede scusa e vi bacia la mano siete disposto a perdonarlo?". "Certamente e ci faremo assieme anche una pizza". A questo punto uno dei carabinieri chiese: "Maestro facciamo da anni servizio nella zona e non abbiamo mai visitato la chiesa, possiamo unirci alla vostra visita?" "Accomodatevi" risposi tanto nella zona i criminali non esistono.
Questo anno siamo alla trentunesima visita, abbiamo avuto il record di presenze quando abbiamo visitato la caserma Salvo D'Acquisto, già monastero della chiesa di San Potito. Eravamo 151, conosco il numero preciso perché abbiamo dovuto fornire alla porta l'elenco delle generalità dei partecipanti.
Le visite proseguiranno fino a giugno inoltrato, per riprendere a settembre, almeno per coloro che saranno ancora in vita.
Prima di cambiare argomento  vi propongo una serie di foto di visite del passato e del presente, in attesa del futuro (fig. da 2 ad 12).

fig. 2  - Achille con due allieve
fig. 3 visita chiesa Monteoliveto
fig. 4 -Citta della Scienza  - 20aprile 2008
fig. 5 - Achille e signora sotto terra
fig. 6 -Achille ed Elvira a San Potito, fuori palazzo spuntatore - 16 aprile 2007
fig. 7 -Achille della Ragione all'Osservatorio astronomico -  14 gennaio 2005
fig. 8 - All'uscita del Canalone
fig. 9 - Achille con le sue followers
fig. 10 - Achille con due seguaci
fig.11 - In piazza Sannazzaro 14 aprile 2018
fig. 12 - Nel chiostro dei Girolamini
fig. 12a -Achille con miss zizze bone
fig. 12b -Chiesa di San Potito 10 marzo 2018
fig. 12c -Museo di San Martino 4 maggio 2018
Passiamo alla storia del salotto letterario artistico di Elvira Brunetti della Ragione, il quale per oltre dieci anni ha costituito un vero e proprio cenacolo, un faro nel deserto culturale napoletano. Ogni mercoledì alle 17 una cinquantina di amici si riunivano negli eleganti saloni (fig.13) della villa posillipina di donna Elvira e dopo aver consumato al piano superiore il fatidico the con annessi pasticcini (fig.14), accoglievano l’ospite di turno, il quale avrebbe discusso per un paio d’ore su un argomento di cui era esperto, dalla letteratura all’arte, dalla storia di Napoli alla filosofia ed al cinema, per rispondere poi alle domande degli ascoltatori. 
Nel corso degli anni si sono alternati oltre 150 relatori: scrittori, giornalisti, registi, docenti universitari. Possiamo affermare senza tema di esagerare che la migliore intellighenzia napoletana è passata per il salotto, spesso rimanendovi poi come frequentatore. 
Alle riunioni settimanali ogni tanto si aggiungevano delle conferenza a più voci su argomenti di ampio respiro, dalla letteratura francese alla filosofia tedesca, ospitate da celebri istituzioni come il Grenoble, il Goethe Institut o l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici.
Il sabato e la domenica si passava poi, sotto la guida del sottoscritto, a visitare mostre, chiese, monumenti, privilegiando luoghi negati alla fruizione che venivano aperti per l’occasione, spesso dopo un oblio di decenni e non mancavano spedizioni lontano da Napoli, a Roma, Firenze, Milano, Salerno, Ischia, Capri, in occasione di importanti rassegne artistiche. 
Dopo una sosta forzata nel 2008 la sua riapertura era attesa con spasmodica fibrillazione dai tanti amici del mercoledì, ansiosi di poter partecipare alle cerimonie del tempio del sapere e finalmente nel 2014 ha ripreso a funzionare a pieno ritmo di venerdì, abolendo le inutili abboffate, ora l’unico cibo è la cultura che elargisco personalmente con generosità e dovizia di particolari.

fig. 13 - Salotto della Ragione
 
Dopo una Conferenza del 2024

fig. 14 - Pasticcini preliminari