venerdì 20 marzo 2020

Divieto di uscire da casa, anche per i barboni?




In questi giorni si susseguono i divieti e tutti siamo obbligati a trascorrere giorno e notte a casa. Ma chi una casa non la possiede come ad esempio i barboni? Nessuno pensa a loro anche se il loro numero cresce ogni giorno e da tempo sono diverse migliaia. Sarebbe fuori luogo, in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo, pensare di allestire delle tende con letti rudimentali in un luogo dove al limite possano anche usufruire di un pasto caldo?
Rappresentano un residuo di arcaiche povertà, un imprevedibile esito della modernità. Un brutto giorno precipitati nella solitudine e nella miseria, diventano invisibili per gli amici, per i conoscenti, per gli stessi parenti, bastano pochi mesi e la strada come casa si trasforma in una voragine senza ritorno.
Sonnecchiano sulle panchine dei giardini pubblici o stesi sui cartoni per difendersi dall’umido che penetra nelle ossa; di notte, tutti assieme, pigiati spalla contro spalla, nelle sale d’attesa delle stazioni non tanto per dormire, quanto per difendersi dalle aggressioni gratuite divenute frequentissime.
Anche a guardarli sembrano tutti eguali: radi capelli precocemente incanutiti, pochi denti malfermi, la pelle incartapecorita ed un corpo devastato dall’età indefinibile, vestiti a brandelli ed un puzzo devastante che si sente a distanza.
Da tempo sono divenuti gli ultimi tra gli ultimi, disperatamente in coda ai più disperati, più dimenticati degli zingari, dei drogati, degli alcolizzati o degli extra comunitari clandestini, divenuti, soprattutto se islamici, i preferiti dei parroci e delle decrepite signore d’annata delle associazioni benefiche.
Nei dormitori vi è una lista d’attesa chilometrica e si può soggiornare solo per tre giorni durante le ore notturne, mentre fuori imperversa implacabile un freddo omicida. La strada diventa così una soluzione obbligata per decine di migliaia di barboni, costretti a sopravvivere in condizioni da incubo.
Come potremo continuare a dormire beati nei nostri letti con il pensiero che tanti nostri simili, solo più sfortunati di noi, devono arrangiarsi, avendo come tetto il cielo e come giaciglio la pubblica strada.


Achille della Ragione

1 commento:

  1. Caro Achille, quanto scrivi mi commuove. Anch' io in questi giorni penso spesso a questa
    fascia di persone tra le piu' fragili e meno protette della nostra societa'. Vorrei diffondere il tuo scritto attraverso whats app. Gradirei che me lo spedissi al mio numero di telefono (whatsapp). Ti abbraccio con Elvira.
    Marianna D'Arienzo

    RispondiElimina