Dichiarazione d'amore. Video girato l'8 giugno 2019 ore 22:00 presso il Teatro dei Lazzari Felici (Napoli)
domenica 9 giugno 2019
Dichiarazione d'amore
Dichiarazione d'amore. Video girato l'8 giugno 2019 ore 22:00 presso il Teatro dei Lazzari Felici (Napoli)
domenica 2 giugno 2019
Visita gratuita sabato 8 giugno e presentazione libro lunedì 10 giugno
Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 38^ del nuovo anno accademico, sarà a Napoli sabato 8 giugno e consisterà in una visita alla chiesa di S. Maria della Sanità, con appuntamento alle 10:45 all’ingresso della basilica, poscia ci recheremo nel cimitero delle Fontanelle.
Vi aspetto numerosi e vi invito a leggere una mia intervista sul link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/05/intervista-xxi-secolo.html
e ricordate che potete conoscere i prossimi appuntamenti consultando il link
www.dellaragione.eu
Spargete la lieta notizia ai 4 venti
Achille
https://www.positanonews.it/2019/05/achille-lauro-superstar-del-prof-della-ragione-2/3308187
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Spargete la lieta notizia ai 4 venti
Achille
Ma l’appuntamento più importante sarà lunedì 10 giugno alle ore 17:30 presso la libreria Leonardo in via Kerbaker al Vomero quando il celebre studioso Achille della Ragione parlerà di Achille Lauro e regalerà a tutti gli intervenuti una copia del suo prezioso libro Achille Lauro superstar.
Nel frattempo consultate questo link
https://www.positanonews.it/2019/05/achille-lauro-superstar-del-prof-della-ragione-2/3308187
mercoledì 29 maggio 2019
Un inedito pendant di Giacinto Diano
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| tav.1 - Giacinto Diano - Natività - 152 x230 - Napoli collezione privata |
La coppia di dipinti in esame, entrambi di soggetto sacro e di notevoli dimensioni, raffigurano il primo una Natività (fig.1) ed il secondo un’Adorazione dei Magi (fig.2) ed appartengono da tempo ad una importante collezione napoletana.
I due quadri rappresentano a nostro parere un’opera giovanile dell’artista e vanno collocati cronologicamente in quella fase della sua attività legata alla rigida osservanza dei moduli demuriani, contrassegnata da una grazia lineare e da un’eleganza formale che, fuse armonicamente, permisero all’artista di realizzare un felice compromesso tra le esperienze locali e le più recenti innovazioni in chiave neoclassica.
Nelle due tele si può apprezzare un ampliamento dell’orizzonte spaziale e prospettico, accoppiato a stesure calde e rassicuranti. Lo schema compositivo si ispira alla lezione del Solimena ed anche del De Mura, con non sopiti echi dello scintillante barocco giordanesco, ben leggibili nelle gamme chiare di colore, che danno luogo ad un gradevole effetto pittorico di atmosfera quieta e serena, nel pieno rispetto delle inderogabili esigenze di grazia e di devozione.
Dopo aver descritto, anche se brevemente le due opere vogliamo ora fornire al lettore qualche notizia sull’autore: Giacinto Diano (Pozzuoli 1731 – Napoli 1804) che abitò nella città natale fino al maggio dei 1752 quando iniziò il suo discepolato presso la bottega di Francesco De Mura (Napoli 1696-1782), che influenzò le sue opere giovanili, come attestano molti suoi lavori.
Napoli allora viveva un periodo di grande splendore artistico e culturale per la presenza dell'illuminato re Carlo III di Borbone.
Negli anni Sessanta, dopo un probabile soggiorno a Roma e i contatti con il classicismo di Pompeo Batoni, il suo linguaggio si arricchisce di una preziosità materica sui modi di Corrado Giaquinto. Soprannominato o' Puzzulaniello, riuscì in breve tempo a conquistarsi un posto di rilievo nel panorama artistico del suo tempo, infatti, nel 1773 ottenne la nomina di professore di Disegno e maestro di Pittura nella Reale Accademia di Belle Arti, rimanendovi fino al 1782.
Diano, considerato da Raffaello Causa «la maggiore delle personalità napoletane della seconda metà del secolo», vanta una ricca produzione artistica, sparsa in diverse località del meridione d'Italia e a Napoli in molte chiese.
Ha lasciato numerose opere anche nella sua città natale: nel Duomo, nella cappella del Seminario vescovile, in Santa Maria delle Grazie. Quelle più importanti sono le tele eseguite tra il 1758 e il 1760, per la settecentesca chiesa di San Raffaele Arcangelo, trasportate a Napoli, con altre sue opere, durante il bradisismo del 1983-84 ed oggi ritornate in loco.
Lavora anche ad Ischia, che apparteneva alla diocesi di Pozzuoli, dove realizza uno spettacolare dipinto conservato ad Ischia Porto nella Cattedrale.
Gli ultimi anni della sua attività furono caratterizzati dalla definizione di impianti compositivi caratterizzati da una fluida luminosità ed una saggia disposizione delle figure. E facendo nostre le parole di Nicola Spinosa, massimo esperto dell’artista, potremmo continuare affermando che a questo momento di felice contemperamento dei modi derivati in gioventù da esempi del De Mura con istanze espresse dall’architettura vanvitelliana, che oltretutto si arricchiva dall’uso proprio del Giaquinto di materie cromatiche preziose e brillanti, appartengono quelle opere che sono il risultato più interessante di un singolare tentativo di conciliare le esigenze decorative del primo Settecento con le tendenze recenti della cultura figurativa d’ambiente romano.
Achille della Ragione
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| tav.2 - Giacinto Diano - Adorazione dei Magi - 152 x230 - Napoli collezione privata |
sabato 25 maggio 2019
Visita domenica 2 giugno: ventre di Napoli
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| Scale a Salita Pontecorvo |
Visita gratuita domenica 2 giugno nel ventre di Napoli ore 10:45 piazza Mazzini
Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 37^ del nuovo anno accademico, sarà domenica 2 giugno e consisterà in un affascinante percorso (in discesa) nel ventre di Napoli lungo la Salita Pontecorvo, con appuntamento alle 10:45 in piazza Mazzini.
Visiteremo prima una chiesa limitrofa e poi scenderemo tra chiese chiuse e condomini di bassi, ex riformatori e panorami mozzafiato, giardini lussureggianti e palazzi nobiliari in rovina. Sarà un percorso indimenticabile. Vi aspetto numerosi e vi invito a leggere una mia intervista sul link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/05/intervista-xxi-secolo.html
e ricordate che potete conoscere i prossimi appuntamenti consultando il link
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Spargete la lieta notizia ai 4 venti
Achille
Intervista a XXI secolo
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| XXI secolo - maggio 2019- pag. 12-13 Numero speciale stampato in 20.000 copie distribuite gratuitamente a Napoli e provincia |
http://www.21secolo.news/
Nato a Napoli, classe '47, Laureato in Medicina nel 1972 e specializzato in ginecologia, si Laurea poi anche in Lettere Moderne. Achille Della Ragione è un appassionato studioso dai molteplici interessi, si dedica con dedizione e impegno alla storia dell'arte divenendo uno dei massimo cultori della pittura del Seicento napoletano.
Autore di più di 120 libri spazianti monografie e testi medici, sino ad arrivare nel 1992 a sperimentare in ambiente ospedaliero una tecnica farmacologica per indurre l'aborto senza intervento chirurgico.
Nel 2015 scrive il libro ''Errori e bugie sulla storia di Napoli'' nel quale indaga con accuratezza la storia di Napoli, mettendo in discussione numerosi miti che hanno costellato e consolidato la memoria collettiva. Dalla storia della sfogliatella al fantomatico miracolo di San Gennaro. Un viaggio all'insegna della ricerca sulla verità storica.
- Lei è prima di tutto un medico, ha dedicato molti anni nell'ambito della medicina. Ecco, come è nato invece questo vivo interesse per la storia?
<< E' nato nel 1994 quando ebbi il mio primo infarto. E poiché consultai alcuni luminari tra cui alcuni medici parigini, mi dissero che avrei avuto soltanto un altro anno di vita. Per cui decisi di dedicare il resto del tempo a mia disposizione ad altri interessi. E a dispetto di quanto mi dissero i colleghi medici, il tempo a mio disposizione si è prolungato e sono ormai vent'anni che mi sono messo al servizio della cultura. Soprattutto dell'arte 600 e della storia di Napoli>>
-Uno studioso è prima di tutto un uomo. Può a questo punto la storia personale, la prospettiva dell'individuo determinare il resto di una storia più ampia?
<< Credo proprio di sì. Tutto il mio percorso personale è certamente autobiografico. E quindi anche lo sguardo sulla storia circostante. Gli ultimi anni della mia vita sono stati molto avventurosi e questo ha inciso molto sui miei gusti letterari, artistici. Vivendo la città profondamente e conoscendo poi grandi napoletanisti come Aurelio De Rosa, Vittorio Paliotti, Pietro Gargano, mi hanno supportato sia nell'amicizia che nei rapporti di studio>>
- Nel suo libro '' Errori sulla storia di Napoli'' Lei mette in discussione alcuni passaggi ormai consolidati nella memoria collettiva: come la data di nascita della sfogliatella, l'origine del nome della pizza Margherita, e la costruzione della prima Università laica a Napoli, la Federico II. Ne parli :
<< Consultando i testi diretti, in giro per le biblioteche ho avuto modo di appurare molti errori che ci sono stati tramandati storicamente. Per quanto riguarda la sfogliatella, mi imbattei tempo fa in un testo latino di Strabone il quale parlava che nella crypta neapolitana, c'era il culto della fertilità dove vi si recavano giovani spose per cercare di restare incinte. Il testo parla poi della creazione di un dolce che richiamava proprio la forma del pube femminile che avrebbe poi aiutato la fertilità. Comparve la ricetta per poi sparire per un po' di anni, risorgendo in epoca seicentesca nei monasteri. Per quel che riguarda la pizza Margherita, i testi sono molto chiari, i quali con decenni di anticipo al 1889 parlano di una pizza a forma di margherita. L'errore d'attribuzione alla Regina Margherita è dovuta ai Savoia che si sono appropriati di questa specialità e richiamando i colori della bandiera italiana. Sull'Università io ho sempre nutrito dubbi: perché quando incontravo grandi studiosi chiedevo sempre della sede originaria della Federico II e nessuno sapeva rispondermi, poiché c'è un vuoto enorme che dura quasi un secolo nel quale non si sapeva dove avesse sede prima. Un giorno posi il quesito all'Emerito professor Galasso, durante un convegno, lui gentilmente dopo una settimana di ricerche confermò l'assenza di dati, lungo un secolo>>
- Tutte queste ricerche, questo sfatare molti miti sulla storia di Napoli, che impatto hanno avuto su coloro che invece hanno portato avanti idee diverse?
<< Queste verità hanno certamente avuto un impatto. Ma essendo lontano dal '' clan '' dei giornalisti, queste verità non hanno avuto la diffusione capillare che meritano per divenire per così dire incontrovertibili. Sulla questione della pizza, ormai la vera storia è acclarata. Il resto è racchiuso nei miei libri che ho reso consultabili tranquillamente in rete >>
-Quanto è importante per Lei a questo punto la ricerca storica?<< E' alla pari di altre ricerche, come quella sul seicento napoletano. Offro consultazioni e pubblico su varie riviste di interesse storico-artistico, le ricerche mosse dalla scoperta di quadri di pittori del seicento confrontandomi continuamente con colleghi studiosi.>>
- Quest'anno nell'ambito del Maggio dei Monumenti, come intellettuale è stato scelto Gaetano Filangieri, come si pongono i suoi studi rispetto a questa figura?
<<La cosa che più mi ha colpito storicamente di Filangieri, sono state le sue parole, citate quando fu stilata la Costituzione Americana. Dedicare il Maggio dei Monumenti a Filangieri è certamente un tocco di intellettualismo>>
- Può essere la storia una disciplina che vanta il merito di indagare la verità?
<< Lo scopo dello storico è ricercare la verità. La storia dovrebbe costantemente, salvo nei regimi dittatoriali, ricercare la verità. La storia in mano al potere ci mette del tempo per arrivare alla verità, soprattutto quando si vengono a perdere importanti documentazioni. Come è accaduto con la tesoreria angioina, fu trasferita per sicurezza in una villa dell'entroterra, ma i tedeschi la rasero al suolo, per cui oggi quando entriamo in Donnaregina Vecchia e ammiriamo quegli immensi affreschi non sappiamo chi sono gli autori. I documenti che ci permettono di attribuire l'autorialità, sono andati perduti. Abbiamo un buco che non possiamo colmare.>>
- Che cos'è per Lei il concetto di vero storico?
<< Il vero storico è incarnato da chi con passione, dedizione scopre documenti, indaga per amore del vero e nei limiti del possibile la divulga mettendola a disposizione di tutti. A tal proposito mi viene in mente Vincenzo Rizzo e Eduardo Nappi, che trascorrono intere giornate nell'archivio del banco di Napoli, e continuamente scoprono documenti come per esempio la storia di Nella De Rosa. La pittrice che stando ai racconti divulgati in molti libri fu uccisa dal marito Agostino Beltrano, poiché geloso dei suoi rapporti con Massimo Stanzione . Un altro studioso Prota Giurleo, negli anni 50 scoprì l'atto di morte di tale Nella De Rosa, in cui c'è scritto che la donna sia morta a 47 anni dopo aver dato alla luce sette figli e presa anche l'estrema unzione, sfatando così il mito della uccisione della donna per mano del marito.
L'altra storia che merita verità è sullo pseudo miracolo di Championnet: si racconta che i conquistatori di Napolinel 1799, volevano il favore della città attraverso la manifestazione del miracolo di San Gennaro, poiché ciò non avveniva Championnet entrò nel Duomo armato, minacciò il cardinale dandogli un ultimatum di 24h. In tutti i libri di storia, includendo anche lo scrittore Dumas citano l'avvenuto miracolo fatto dal Santo.
Quando ho voluto indagare sull'accaduto ho ricevuto una cesura netta. L'archivio della Deputazione del tesoro di San Gennaro non è aperto al pubblico, ma si possono comunque porre delle questioni per ricevere responsi e io chiesi proprio al Presidente della Deputazione la verità sul miracolo e lui mi rispose che effettivamente non c'era mai stato. L'unica cosa avvenuta è che il Santo sotto minaccia delle armi ovviamente cedette al '' miracolo'' per salvarsi. Tanto che alcuni napoletani lo declassarono imputandolo come ''Santo giacobino''. Questa è una di quelle scoperte che vanno a toccare i nervi pulsanti della storia di Napoli. Come pure la storia delle macchine anatomiche della Cappella San Severo, nel libro cito i nomi degli studiosi che a livello scientifico hanno dimostrato in modo inoppugnabili che sono degli artefatti, che il Principe di San Severo acquistò da un anatomista palermitano, ci sono i documenti di pagamento. Nel libro ho cercato di mettere in risalto la verità seppur in alcuni casi scioccante ,ma anche i record positivi della storia di Napoli che vanta la nascita del futurismo , la pennicillina, fu scoperta a Napoli da uno studioso che sperimentò il farmaco tramite le muffe del pozzo di casa sua, poi il premio Nobel andò a Fleming. Ecco la verità va detta e ricercata. In una città sempre a metà strada tra luci e ombre. >>
Per conoscere l'autore:
http://www.achilledellaragione.it/
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2017/04/i-miei-primi-70-anni.html
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/03/errori-e-bugie-sulla-storia-di-napoli.html
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| XXI secolo - maggio 2019- pag. 12-13 Numero speciale stampato in 20.000 copie distribuite gratuitamente a Napoli e provincia |
venerdì 24 maggio 2019
Nostalgia del favoloso Giro d’Italia
L’altra sera mentre vedevo per l’ennesima volta Toto al Giro d’Italia ho fatto un’amara considerazione: una gara che per decenni ha costituito un appuntamento sportivo memorabile, al quale assistevano lungo il suo percorso centinaia di migliaia di tifosi o di semplici cittadini, mentre la televisione dedicava ore alle riprese dei momenti più esaltanti è stato completamente dimenticato dai mass media e campioni come Coppi e Bartali sono sconosciuti alle nuove generazioni. I giornali nelle pagine sportive si dilungano su partite di serie D o si disperdono in interminabili interviste ad allenatori e giocatori in procinto di cambiare casacca, ma non dedicano un rigo!, dico un rigo allo svolgimento del Giro d’Italia, giunto a metà del suo svolgimento. Che vergogna, ma si potrebbe ancora rimediare.
Achille della Ragione
Achille della Ragione
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| La Repubblica - 1° giugno 2019, pag. 31 |
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| Il Mattino 14 giugno 2019, pag. 38 |
mercoledì 22 maggio 2019
Dipinti del Seicento napoletano in asta a Vienna
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| fig.1 - Artemisia-Gentileschi - Maria Maddalena in estasi - 129 x180 |
Da pochi giorni si è tenuta a Vienna presso la Dorotheum una importante seduta d’asta, nel corso della quale sono stati presentati numerosi dipinti del Seicento napoletano, degni di essere commentati per i nostri affezionati lettori.
Partiamo la nostra carrellata da una sensuale Maria Maddalena in estasi (fig.1), capolavoro di Artemisia Gentileschi, specialista del nudo femminile, che è stata aggiudicata per oltre mezzo milione di euro ad un collezionista dai gusti raffinati, che potrà contemplare nel suo salotto il volto smarrito della fanciulla, ma soprattutto il suo seno, piccolo ma accattivante.
Il dipinto va collocato tra il 1630 ed il 1640 e come sostiene Riccardo Lattuada si può ipotizzare una collaborazione di Micco Spadaro per il paesaggio.
Rimanendo tra i capolavori esaminiamo ora una inedita pala d’altare, raffigurante la Sacra famiglia con S. Anna e San Gioacchino (fig.2) che va ad incrementare il già cospicuo catalogo di Luca Giordano. Il dipinto va collocato al periodo della piena maturità dell’artista, intorno al 1680, quando le sue composizioni, di classica eleganza formale, sono animate da un vivo cromatismo dai colori brillanti, mentre le figure conservano e trasmettono all’osservatore una calma serafica.
Passiamo ora ad uno struggente paesaggio di Salvator Rosa, una Marina con barche (fig.3), che ebbe l’onore di essere esposto alla memorabile mostra Civiltà del Seicento a Napoli, tenutasi nel 1984. Come già sottolineò il Salerno nella scheda del catalogo il dipinto rappresenta un saggio notevole della sua originaria formazione naturalistica, per cui la sua datazione va posta prima delle sue spettacolari Marine eseguite durante il soggiorno a Firenze.
Vi è poi un Ribera raffigurante S.Onofrio (fig.4) che costituisce l’antitesi del dipinto della Gentileschi, dove vi è un trionfo della bellezza, mentre nella tela dello Spagnoletto si esaltano rughe e vecchiaia, flaccidità della pelle e trascorrere inesorabile del tempo, con un teschio che sembra rammentarci: polvere sei e polvere ritornerai ad essere. Aveva ragione Lord Byron quando affermava che il valenzano non usava i colori degli altri pittori, ma intingeva orgoglioso il pennello nel sangue di tutti i santi
Molto bello è il quadro di Nicola Vaccaro, raffigurante Adamo ed Eva con Abele e Caino pargoletti (fig.5). Le epidermidi dei personaggi, realizzate con grande dolcezza, risaltano sul paesaggio retrostante dominato da colori scuri, mentre dai volti si irradia gioia di vivere e voglia di pace e serenità.
Passando ad autori meno noti, segnaliamo una Basilica di Costantino con l’adorazione dei Magi (fig.6) di Niccolo Codazzi con figure eseguita da Michelangelo Cerquozzi. Un dipinto già pubblicato nel 1993 da Marshall nella sua monografia dedicata all’artista.
Vi è poi da ammirare un Tributo della moneta (fig.7) di Giovan Battista Beinaschi, nel quale il timbro scuro risulta vivacizzato attraverso l’inserimento di alcune figure ben definite nelle fisionomie, così che la composizione evidenzia una corretta definizione delle forme ed una equilibrata disciplina formale.
Un dipinto che mette in evidenza il tentativo di raggiungere in diversa maniera la levità di tocco del barocco, ottenuta in genere per mezzo della luce e del colore. Modesta e di attribuzione border line è la Predica di San Giovanni (fig.8) assegnata ad Andrea De Lione, artista in grado di esprimersi a livelli ben più alti.
Esaminiamo ora tre nature morte, partendo da uno straordinario lavoro di Giovan Battista Recco, un Agnello legato come allegoria della Pasqua (fig.9), dall’emozionante impatto visivo, presentato nella esaustiva scheda come inedito, nonostante figurasse nella mia monografia: La natura morta napoletana dei Recco e dei Ruoppolo (tav.30), pubblicata nel 2009, nella quale commentavo il dipinto, transitato presso Semenzato a Roma nell’ottobre del 1989.
Passiamo poi ad uno smagliante Vaso di fiori (fig.10) di Abraham Brueghel, ispirato alla lezione di Mario Nuzzi ed eseguito durante il soggiorno romano dell’artista, per concludere con un Vaso ornamentale di fiori (fig.11) assegnato senza ragionevoli motivi a Giacomo Recco.
Partiamo la nostra carrellata da una sensuale Maria Maddalena in estasi (fig.1), capolavoro di Artemisia Gentileschi, specialista del nudo femminile, che è stata aggiudicata per oltre mezzo milione di euro ad un collezionista dai gusti raffinati, che potrà contemplare nel suo salotto il volto smarrito della fanciulla, ma soprattutto il suo seno, piccolo ma accattivante.
Il dipinto va collocato tra il 1630 ed il 1640 e come sostiene Riccardo Lattuada si può ipotizzare una collaborazione di Micco Spadaro per il paesaggio.
Rimanendo tra i capolavori esaminiamo ora una inedita pala d’altare, raffigurante la Sacra famiglia con S. Anna e San Gioacchino (fig.2) che va ad incrementare il già cospicuo catalogo di Luca Giordano. Il dipinto va collocato al periodo della piena maturità dell’artista, intorno al 1680, quando le sue composizioni, di classica eleganza formale, sono animate da un vivo cromatismo dai colori brillanti, mentre le figure conservano e trasmettono all’osservatore una calma serafica.
Passiamo ora ad uno struggente paesaggio di Salvator Rosa, una Marina con barche (fig.3), che ebbe l’onore di essere esposto alla memorabile mostra Civiltà del Seicento a Napoli, tenutasi nel 1984. Come già sottolineò il Salerno nella scheda del catalogo il dipinto rappresenta un saggio notevole della sua originaria formazione naturalistica, per cui la sua datazione va posta prima delle sue spettacolari Marine eseguite durante il soggiorno a Firenze.
Vi è poi un Ribera raffigurante S.Onofrio (fig.4) che costituisce l’antitesi del dipinto della Gentileschi, dove vi è un trionfo della bellezza, mentre nella tela dello Spagnoletto si esaltano rughe e vecchiaia, flaccidità della pelle e trascorrere inesorabile del tempo, con un teschio che sembra rammentarci: polvere sei e polvere ritornerai ad essere. Aveva ragione Lord Byron quando affermava che il valenzano non usava i colori degli altri pittori, ma intingeva orgoglioso il pennello nel sangue di tutti i santi
Molto bello è il quadro di Nicola Vaccaro, raffigurante Adamo ed Eva con Abele e Caino pargoletti (fig.5). Le epidermidi dei personaggi, realizzate con grande dolcezza, risaltano sul paesaggio retrostante dominato da colori scuri, mentre dai volti si irradia gioia di vivere e voglia di pace e serenità.
Passando ad autori meno noti, segnaliamo una Basilica di Costantino con l’adorazione dei Magi (fig.6) di Niccolo Codazzi con figure eseguita da Michelangelo Cerquozzi. Un dipinto già pubblicato nel 1993 da Marshall nella sua monografia dedicata all’artista.
Vi è poi da ammirare un Tributo della moneta (fig.7) di Giovan Battista Beinaschi, nel quale il timbro scuro risulta vivacizzato attraverso l’inserimento di alcune figure ben definite nelle fisionomie, così che la composizione evidenzia una corretta definizione delle forme ed una equilibrata disciplina formale.
Un dipinto che mette in evidenza il tentativo di raggiungere in diversa maniera la levità di tocco del barocco, ottenuta in genere per mezzo della luce e del colore. Modesta e di attribuzione border line è la Predica di San Giovanni (fig.8) assegnata ad Andrea De Lione, artista in grado di esprimersi a livelli ben più alti.
Esaminiamo ora tre nature morte, partendo da uno straordinario lavoro di Giovan Battista Recco, un Agnello legato come allegoria della Pasqua (fig.9), dall’emozionante impatto visivo, presentato nella esaustiva scheda come inedito, nonostante figurasse nella mia monografia: La natura morta napoletana dei Recco e dei Ruoppolo (tav.30), pubblicata nel 2009, nella quale commentavo il dipinto, transitato presso Semenzato a Roma nell’ottobre del 1989.
Passiamo poi ad uno smagliante Vaso di fiori (fig.10) di Abraham Brueghel, ispirato alla lezione di Mario Nuzzi ed eseguito durante il soggiorno romano dell’artista, per concludere con un Vaso ornamentale di fiori (fig.11) assegnato senza ragionevoli motivi a Giacomo Recco.
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| fig.2 - Luca Giordano- La Sacra famiglia con S. Anna e San Gioacchino - 209 x147 |
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| fig.3 - Salvator Rosa- Marina con barche - 73x163 |
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| fig.4 - Jusepe de Ribera - S. Onofrio - 120 x91 |
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| fig 5 - Nicola Vaccaro - Adamo ed Eva con Abele e Caino pargoletti - 133x178 |
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| fig 6 - Niccolo Codazzi - La Basilica di costantino con l'adorazione dei Magi - 96 x73 |
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| fig.7 - Giovanni Battista Beinaschi - Pagamento del tributo |
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| fig.8 - Andrea De Lione - Predica di San Giovanni - tondo diametro 58 |
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| fig.9- Giovan-Battista-Recco- Agnello legato come allegoria della Pasqua - 50 x 63 |
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| fig.10 - Abraham Brueghel- Vaso di fiori - 98 x74 |
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| fig. 11 - Giacomo Recco- Vaso ornamentale con fiori - 72x 51 |
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