mercoledì 11 luglio 2012

Mitologia oggi





IL MESSAGGERO di martedì 26 giugno 2012 pag.2
Rubrica: A TU PER TU Di Roberto Gervaso


   Caro signor Gervaso, creata dalla fertile fantasia dei nostri antenati, la mitologia rivive con prepotenza nell’immaginario popolare dei nostri contemporanei. Le muse sono oramai a portata di mouse e non vivono più nei racconti dei cantastorie che li diffondevano dai villaggi alle città, ma trionfano sui settimanali patinati ed irrompono dallo schermo dei nostri computer, creando un mirabile corto circuito tra passato e presente in un mirabile spazio-tempo, a cui tutti gli abitanti del villaggio globale  possono accedere liberamente. Oramai tra l’Olimpo e lo star system non esiste più alcuna barriere temporale. Le monumentali statue di Fidia e di Mirone, che ci proponevano atleti leggendari, si sono reincarnate nelle piroette di Messi e nello scultoreo corpo della Pellegrini mentre le divinità sono divenute dive, gli eroi si sono trasformati in campioni olimpici, le vezzose quanto seducenti ninfe sono degnamente rappresentate da graziose veline o maliziose escort, i virulenti satiri hanno trovato un degno erede nelle incredibili cavalcate erotiche dell’immarcescibile Cavaliere. Eris la poco nota dea della zizzania, rivive negli effetti devastanti del prorompente posteriore di Pipppa Middleton, che distoglie i flash dei fotografi dall’abito nuziale della sorella Kate e turba i desideri lascivi dei maschi di tutte le età. Una pedissequa ripetizione della famosa discordia scatenata dalla perfida mela che turbò il matrimonio tra Pelea e Teti, scatenando dissapori tra le Dee come in una eccitante puntata di un reality show. I  suoni delle band e le suadenti melodie dei cantanti vorrebbero ammaliarci, come le sirene cercarono di incantare l’astuto Ulisse. Le miss e le longilinee top model ricalcano il mito del trucco e della bellezza. Che vede Cleopatra come illustre capostipite. L’antica mitologia ci proponeva divinità umanizzate con pregi e difetti: da Giove a Venere, da Ercole ad Achille, da Paride ad Elena; antichi archetipi, pedissequamente riproposti da calciatori, ballerine, pop star e attori del cinema e della televisione, in una girandola multiforme e con uno scambio di ruoli da far inorridire sia Kafka che Pirandello. 

Achille della Ragione
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   Lei, caro Achille ha perfettamente ragione: le cose stanno proprio così. Né con l’aria che tira, potrebbero stare diversamente. I valori si sono sovvertiti, il favore fa aggio sul merito, i gusti sono cambiati, e anche i disgusti. E cambiate sono le aspirazioni. Il mondo di oggi non è più quello di ieri, e non solo entro i confini dello stivale: ovunque. Le copertine dei settimanali sono diventate appannaggio degli eroi dello spettacolo, dello sport, della moda. Le veline, le show  girl, i calciatori, le modelle, tengono campo, dopo averlo invaso. I nuovi Soloni sono i tronisti che, non sapendo niente di niente, possono parlare, e parlano di tutto. Il gossip dilaga, il sensazionalismo è la materia prima dei giornalisti. Se non fai scandalo, non sei nessuno. Un paio di tette prosperose o un fondoschiena ben esibito valgono più di un cervello che funzioni. Lo star system impera e i suoi fan, sempre più fanatici, non si contano.
Noi siamo all’antica e non solo perché antichi (antichi o venerabili, non vecchi) e in questo mondo stiamo male, anche se speriamo di restarci il più a lungo possibile visto che l’altro, se esiste, non lo conosciamo; se non esiste, ci annulla e ci toglie la voglia di salire sul barcone di Caronte.
Con la parola e con la penna cerchiamo di arginare questa deriva ma l’impresa è disperata. Siamo soli e in pochi. La massa si è adeguata e i pettegolezzi che ha sempre amato la fanno gongolare più di quanto la interessino la serietà e la profondità dei ragionamenti. Fra un Nobel e Madonna che fa una piroetta e canta, sguaiata e blasfema, non ha dubbi: meglio la signora Ciccone. Tra un filosofo che cerca di farti capire l’incomprensibile vita e un bomber come Di Natale, sceglie Di Natale.
Nei bar, la mattina, fra una tazzina e l’altra di caffè, di cosa si parla? Del rigore ingiustamente negato alla Roma e benevolmente concesso alla Juventus, dell’ultima esibizione della rock star, del temerario bikini di Belen o dell’amore contrastato della figlia di un commoner con il pretendente al trono di un regno scandinavo.
Che fare? Niente. Prendere atto, come dicevo, che il mondo di oggi non è più quello di ieri e augurasi che quello di domani sia meglio di quello di oggi. 

Roberto Gervaso

giovedì 5 luglio 2012

151 PERSONAGGI CHE HANNO FATTO L’ITALIA



Un libro di Giuseppe Parlato che fotografa la storia
GLI ITALIANI CHE HANNO FATTO L’ITALIA (EDIZIONI RAI-ERI 2011)

Presso la mitica biblioteca Papillon di Roma Giuseppe Parlato ha chiuso il ciclo di presentazioni di libri sui 150 anni dell’Unità d’Italia, organizzata dalla Fondazione Ugo Spirito, di cui è presidente, illustrando, sotto i riflettori del TG1 e con la partecipazione di un folto ed attento pubblico il suo volume sui 151 italiani che hanno fatto l’Italia (edizione RAI-ERI).
Egli ha magistralmente delineato un’ideale galleria di personaggi, rappresentanti le eccellenze che, dal 1861 ad oggi, nel bene e nel male, hanno contribuito a creare il nostro Paese.
Nato da una rubrica radiofonica di Radio Uno: “Centocinquanta Italie”, che, nonostante andasse in onda alle 5,23 del mattino, ha avuto un largo seguito, segno che alcune categorie sono mattiniere, dai camionisti ai poliziotti, dagli spazzini alle prostitute.
Trasformato in libro ogni capitolo è stato ampliato.
Si parte da Cavour per arrivare a Napolitano. A seguire una lunga serie di capi di stato e di governo, leader politici e sindacali, premi Nobel, intellettuali, filosofi, romanzieri e poeti, senza naturalmente trascurare attori, registi, uomini dello spettacolo, calciatori, ciclisti, pugili, che hanno riunito per anni l’Italia davanti alla televisione, rappresentando spesso l’unica manifestazione d’amore verso la Patria.
Tanti sono i personaggi poco noti, che pure hanno avuto un ruolo non marginale, come Edoardo Bianchi, inventore della bicicletta moderna o Luigi Vittorio Bertarelli ideatore del Touring club, al fianco di grandi scienziati come Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi.
Vi è ricordato Filoteo Alberini, inventore del cinema, che, solo per lungaggini burocratiche nel depositare il brevetto, si vide scippare la sua idea dai fratelli Lumière. E Maria Montessori, l’illustre educatrice, unica donna che ha avuto l’onore di comparire su una banconota.
Sono ricordati tutti i papi incluso Wojtyla, romano di adozione, un burattino: Pinocchio ed una coppia (ci aspetteremmo le Kessler) invece sono gli eroici Falcone e Borsellino.
Tra i tanti nomi ci sono anche celebri assenti come Primo Carnera, che rappresentò per anni all’estero l’immagine dell’italica forza o Livio Berruti, il quale infiammò Roma alle olimpiadi del 1960 con la sua stupenda cavalcata nei 200 metri.
Fra i napoletani si lamenta una dimenticanza di un erudito come Alessandro Cutolo e la sua famosa trasmissione “una risposta per voi” e ben più grave: Eduardo De Filippo, celebre attore e drammaturgo, Achille Lauro, grande armatore e sindaco plebiscitario e Sophia Loren, dalle forme prorompenti, la quale ha esportato nel mondo la bellezza mediterranea ed il cui seno procace ha costituito per generazioni di uomini il porto sicuro da raggiungere per riposare per sempre.
Passando ai contemporanei, intendendo gli italiani attivi nel dopoguerra, voglio ricordare tutti coloro che ho avuto modo di conoscere o di ammirare, partendo da Totò che nel 1954 ebbi modo di applaudire al Metropolitan nella sua ultima rivista Volumineide, a Giovanni Leone, di cui da bambino andavo ad ascoltare arringhe memorabili nell’aula della Corte d’Assise ricavata dalla sala capitolare del convento dei Domenicani, a Giulio Andreotti, appassionato bibliofilo, di cui conservo gelosamente un libro con dedica, a Renzo Arbore ospite della mia villa di Ischia, a Mike Bongiorno che nel 1972 ho conosciuto quando partecipai alla sua trasmissione Rischiatutto, occasione unica per contemplare il corpo statuario di Sabina Ciuffini), Bruno Vespa, di cui presentai un libro in una rassegna letteraria ad Ischia, per chiudere in gloria con il presidente Napolitano, che nel 2003 ebbi l’onore d’invitare ad un convegno da me organizzato all’Istituto degli studi filosofici sul tema: “Napoli capitale del Mediterraneo”.
Per concludere: un libro agile che si legge di un fiato, ottimo da portare sotto l’ombrellone per celebrare degnamente, fra una nuotata ed uno sguardo a qualche topless di passaggio, i 151 personaggi che hanno fatto l’Italia.

domenica 1 luglio 2012

Scacchi a Rebibbia


Achille della Ragione über alles

gli scacchisti: Kusturica e della Ragione

Un torneo autogestito si è svolto nel carcere di Rebibbia con la partecipazione dei una quindicina di detenuti. Vincitore a punteggio pieno è risultato il maestro napoletano Achille della Ragione davanti al maestro internazionale albanese Kusturica (foto). Il giorno successivo in una grande simultanea il vincitore ha sfidato tutti i partecipanti, battendoli di nuovo tutti. Per l’autunno si prevede l’organizzazione di un corso di scacchi, per permettere a tutti di conoscere ed apprezzare questa nobile attività agonistica, che, oltre a tenere in esercizio l’intelligenza e la memoria, insegna la correttezza, per cui è stata giustamente denominata “Il gioco dei re ed il re dei giochi”.

Lorenzo Mazza

mercoledì 27 giugno 2012

RAIMONDO DE DOMINICI


PADRE DEL CELEBRE BERNARDO


Un pittore dimenticato nella folla dei minori

Vite de’ Pittori Scultori ed Architetti di Bernardo De Dominici


Il Seicento napoletano è dominato da giganti del calibro di Caravaggio, Cavallino, Stanzione, Ribera, Giordano, Preti, Solimena e da una folla di comprimari, che chiamare minori è certamente riduttivo, quando pensiamo a Micco Spadaro, oppure a Pacecco De Rosa, Giuseppe Marullo, Agostino Beltrano, Aniello Falcone, Andrea De Lione, Carlo Coppola, Niccolò De Simone, Giacomo Farelli, Giacomo Del Po, per la cui conoscenza rinvio alle mie monografie, mentre per un quadro complessivo dell’epoca al mio “Secolo d’oro della Pittura Napoletana” in dieci tomi ed ai due repertori fotografici a colori in due volumi. (Tutte opere integralmente consultabili sul mio sito).
Raimondo De Dominici è padre del famoso biografo Bernardo, al quale siamo debitori per almeno la metà di quello che conosciamo su quella straordinaria avventura figurativa, che fece di Napoli una capitale indiscussa dell’arte.
Come pittore di Raimondo conoscevamo il suo alunnato prima a Malta col Preti e poi, ritornato in patria col Giordano ed una sola opera certa e documentata al 1682 “La visione di San Giovanni della Croce”, sita nella cappella Ciccarelli della chiesa napoletana di S. Teresa degli Studi (figg. 1-2).

fig.1

fig.2

Dobbiamo a Salvatore Costanzo il merito di aver allargato il panorama sulla sua produzione, reperendo nuovi dipinti e documenti, che ci restituiscono una personalità abile non solo nella pittura, ma anche nell’affresco e nell’allestimento di gigantesche macchine sacre per le principali chiese della città, come San Domenico Maggiore ed il Gesù Nuovo ed in occasione della festa delle “Quaranta Ore”.
Ritornando alla “Visione di San Giovanni della Croce”, dobbiamo sottolineare che nell’opera, superata l’influenza dei modi pretiani, subentra prepotentemente una visione più attenta al cromatismo con l’utilizzo di toni morbidi e caldi, che protrudono dalla penombra, la quale domina la parte alta del cielo, mentre tutta la composizione è permeata da una grande partecipazione emotiva.
La pala viene ricordata dal figlio Bernardo nelle sue Vite, dal Catalani nel suo saggio sulle Chiese Napoletane ed infine dal Galante nella sua monumentale Napoli Sacra (1872), rivisitata nel 1985 da Spinosa coadiuvato dalla sua valida “équipe” della Sovrintendenza partenopea.
Tra le opere eseguite in provincia vanno segnalati due importanti lavori compiuti a Marcianise.
Il primo è un imponente dipinto per il soffitto cassettonato del Duomo “San Michele Arcangelo che scaccia Lucifero dal Paradiso” (figg. 3-4), nel quale, oltre a chiari influssi di matrice pretiana, si riscontra anche un’inclinazione verso i modi del Beinaschi. Per la datazione il Costanzo propone gli anni tra il 1678 e il 1687.

fig.3

fig.4

La scena è imperniata sulla figura dell’Arcangelo, il quale, con la spada sguainata sta per infliggere un poderoso fendente a Lucifero, che si agita disperato tra le fiamme, in compagnia degli angeli sconfitti, mentre dall’alto il Padre Eterno sembra approvare l’accanimento in linea col racconto dell’Apocalisse.
Il secondo dipinto presente a Marcianise nella chiesa di San Carlo (figg. 5-6) raffigura San Carlo mentre comunica gli appestati, una tematica di grande successo dopo la terribile epidemia dal 1656, che in pochi mesi distrusse la popolazione napoletana di un terzo, oltre a cancellare una intera generazione di pittori.

fig.5

fig.6

La tela è firmata “Raindomaltese” ed è ricordata nell’inventario sia della chiesa che in quello storico diocesano di Capua. Non è indicata la data, che va collocata tra il dipinto del cassettonato del Duomo e prima della pala sita in S. Teresa degli Studi.
Il clima è intriso di drammaticità, con ombre cupe e livide, luci radenti, mentre il santo, imperturbabile, distribuisce l’ostia ai moribondi. Sulla parte inferiore compare un’iconografia (fig. 7) derivata dal Poussin e ripetuta all’infinito dagli artisti napoletani dal Giordano al Preti, dallo Spadaro al Del Po: un pargoletto rimasto orfano, che sugge il latte da una puerpera moribonda.

fig.7

Un attento esame del dipinto ci permette di assegnare a Raimondo la tela (fig. 8) della Pinacoteca Provinciale di Salerno attribuita ad ignoto meridionale.
fig.8

Nel 1692 Giordano si reca in Spagna e Raimondo dopo tre anni a Malta (1698-1701) lavora per le case gesuitiche di Siracusa e Catania.
Gli ultimi anni di attività sono difficili da ricostruire anche se Costanzo ha reperito documenti per dipinti dispersi o da rintracciare.
Concludiamo con un accenno a due suoi allievi: Michele Pagano e Filippo Ceppaloni. Il primo deriva da Raimondo “Il gusto plastico, la ricerca dell’equilibrio compositivo e la sensibilità spaziale”. Riguardo al Ceppaluni, del quale solo di recente è stato oggetto di attenzione da parte della critica, pesa molto anche l’influenza del Giordano.
Tra le sue tele più note quelle eseguite (figg. 9-10) per la chiesa di San Francesco d’Assisi a Forio d’Ischia, per la cui disanima rinviamo alle pagine del nostro libro “Ischia Sacra Guida alle Chiese”.
fig.9

fig.10

Il carcere dei famosi e la realtà dei poveri Cristi



I mass media si interessano incessantemente ad evidenziare ogni qualvolta un personaggio famoso: un politico, un attore, uno sportivo varca la porta del carcere.
E’ una straordinaria risorsa narrativa capace di calamitare l’attenzione del lettore e la sua pruriginosa curiosità, magari alimentata da un pizzico di invidia sociale e di segreta soddisfazione per il loro destino.
Ma nessuno si interessa delle tristi storie di quell’esercito di poveri Cristi, di quella infinita schiera di detenuti sbattuti in galera, spesso semplici indizi e non prove, ad attendere un giudizio che in quasi la metà dei casi li vedrà innocenti, mentre nel frattempo sono costretti a vivere sulla propria pelle gli straripanti problemi della detenzione e dell’inefficienza della giustizia. 

martedì 26 giugno 2012

Libro di Melania Rizzoli sul dolore nel carcere


VOCI DI DETENUTI CELEBRI RIDOTTE A PALLIDI ECTOPLASMI


DETENUTI - INCONTRI E PAROLE DALLE CARCERI ITALIANE
 (SPERLING & KUPFER)

Il drammatico problema del sovraffollamento e dell’invivibilità dei penitenziari italiani è argomento di scottante attualità e, nonostante più volte il Presidente Napolitano abbia fatto sentire la sua voce solenne ed ammonitrice, Parlamento e Governo si sono disinteressati alla questione, impegnati a tartassare con tasse e balzelli i dipendenti a reddito fisso.
Melania Rizzoli, medico e deputato, nonché moglie dell’editore Angelo Rizzoli, ha scritto un libro che si legge, dalla prima all’ultima pagina, con le lacrime agli occhi: “Detenuti - Incontri e parole dalle carceri italiane”, il cui sottotitolo potrebbe essere il celebre verso dantesco: “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”.
La premessa sconvolgente è affidata ai numeri: 206 istituti, che potrebbero accogliere 45000 reclusi, costretti ad ospitarne quasi 70000, mentre ogni giorno le entrate superano le uscite.
La scrittrice ha visitato questi gironi infernali ed ha ascoltato voci famose ed anonime, entrambe accomunate da un identico destino di solitudine, malinconia, annientamento fisico.
Uno dopo l’altro si ascoltano racconti di detenuti, che hanno avuto l’onore della cronaca per i loro delitti da Mambro a Vanna Marchi, dal boss dei boss Provenzano a Cuffaro, da Michele e Sabrina Misseri, Sofri, Tanzi, Lele Mora e Olindo Romano. Tutti colloqui privati che si trasformano in un viaggio interiore, che modifica profondamente chi vive tra quelle tristi mura, dimostrando alla fine come il sistema repressivo italiano tenda a distruggere la personalità ed a far ritenere il suicidio come una liberazione.
Sofri: “In carcere non puoi permetterti i sentimenti, perché diventano delusioni”.
Mambro: “Il carcere è un tritacarne, ti schiaccia e ti schianta”.
La Marchi parlando di Lele Mora: “Per affrontare il carcere ci vogliono le palle e due non bastano”.
Tanzi: “No, non leggo i quotidiani, ma solo il Vangelo, una pagina la mattina e una la sera”.
Emblematica la visita a Provenzano, che non parla con nessuno ed ha vissuto un’interminabile latitanza come un topo in una fogna. “Cosa le manca di più?”. “L’aria, mi rispose deciso guardandomi con occhi senza espressione”.
Il libro termina con un ammonimento ai magistrati quale responsabilità si assumono quando firmano un ordine di carcerazione senza avere ancora la certezza della colpa, in stridente contrasto con l’articolo 27 della nostra costituzione.

domenica 24 giugno 2012

PIENA INTEGRAZIONE


UNA ESPERIENZA DAL VIVO


Il problema dell’integrazione tra Italiani ed il fiume di stranieri che, anno dopo anno, sempre più affluiscono nel nostro paese, in un solo luogo ha trovato piena applicazione: nei penitenziari, soprattutto delle grandi città: Roma, Napoli, Milano, nei quali oramai “gli alieni “ (ma sono nostri fratelli) costituiscono la maggioranza.
Nel buio delle celle vigono regole di solidarietà sconosciute nel mondo esterno, cosiddetto civile e tutti si considerano membri di una grande famiglia, chi non conosce la nostra lingua la impara in fretta, acquisendo anche la cadenza dialettale locale.
Un esempio virtuoso di cui tenere conto e da perseguire, perché non si può andare contro il corso della storia. 
Noi abbiamo bisogno della loro energia e voglia di conquistare il benessere ed è una fortuna non una calamità, che molti scelgono l’Italia, antica terra di emigrazione, divenuta oggi per tanti la Terra promessa.