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venerdì 16 maggio 2025

𝗕𝗨𝗢𝗡 𝗩𝗜𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗠𝗔𝗘𝗦𝗧𝗥𝗢



Venerdì 16 maggio 2025, si è serenamente conclusa l'esistenza terrena del

Dr. Achille della Ragione 

I funerali sono stati celebrati sabato 17 maggio alle ore 17:00, nella chiesa del Corpus Christi in via Manzoni 225 - Napoli

  







È difficile descrivere in poche parole le tante qualità di Achille della Ragione, che nella sua vita è stato: padre di famiglia, medico, scrittore, maestro di scacchi, esperto d'arte e animatore culturale.

Possiamo solo dire, che resterà un punto di riferimento importante,  per tutti coloro che lo hanno conosciuto o lo conosceranno tramite i suoi scritti raccolti in questo blog.  


Mike Buongiorno, Sabina Ciuffini ed un giovane Achille della Ragione, 
in una puntata del 1972 di Rischiatutto

Gli studi 


Il lavoro come medico ginecologico 

La passione per l'arte 


Organizzatore di visite
guidate a Napoli 


Maestro di scacchi 

 
Scrittore

 
Gli amici del salotto culturale 

La famiglia 


domenica 20 aprile 2025

Auguri di buona Pasqua!

 


Che questa giornata porti con sé la dolcezza della primavera, la speranza di un nuovo inizio e tanti momenti felici da condividere con le persone che amate!


lunedì 7 aprile 2025

Roberto De Simone ci ha lasciato



Roberto De Simone, a soli 91 anni, è volato in cielo. Vogliamo ricordarlo con un capitolo che gli dedicai nel mio libro: "Quei napoletani da ricordare".

 


Un grande genio «compreso»

Musicista, musicologo, regista, etnologo, uomo di teatro, riscopritore dell’enorme patrimonio dell’opera buffa e della musica folcloristica; un vulcano inarrestabile dotato di una vastissima cultura e di una fervida fantasia, che gli consente di portare avanti un discorso teatrale legato alle matrici più profonde e complesse della cultura napoletana senza mai cadere nell’erudizione o nella rievocazione archeologica. Questo è Roberto De Simone napoletano insigne nato nel 1933 in una vecchia casa della Pignasecca.

Il maestro non è soltanto figlio d’arte, bensì anche nipote, pronipote, lontano discendente di artisti sia dal lato paterno che materno, che hanno abituato sin da piccolo Roberto a masticare una grande varietà di linguaggi teatrali, facendogli respirare sin da bambino un’atmosfera artistica.

Il nonno lavorava nel teatro con la compagnia di De Muto e nel cinema ne «L’oro di Napoli» e nell’«Arcidiavolo», la nonna cantava le operette più in voga negli anni Venti, zia Marietta ammaliava il pubblico del Bellini con le arie di «Carmen» e del «Trovatore» mentre il papà di Roberto, Attilio, oltre che attore è stato suggeritore di professione.

Dal lato materno l’inclinazione è tutta per la musica classica. Uno zio suonava nell’orchestra del San Carlo il violoncello, mentre la cugina Laura studiava pianoforte e cantava e sarà proprio lei a dare le prime lezioni al maestro, all’età di otto anni. In seguito studierà con la maestra Tita Parisi che lo accoglie in Conservatorio e lo ricorda come «un allievo magnifico, un musicista nato, studioso ed intelligente».

Lo studio del pianoforte è per un po’ interrotto durante la guerra, perché la famiglia De Simone padre, madre e sei figli, tre maschi e tre femmine, deve sfollare per alcuni mesi prima ad Ariano Irpino e poi a Somma Vesuviana.

Tornato a Napoli ricomincia a frequentare il Conservatorio al quale negli anni affiancherà gli studi al liceo classico preparandosi da privatista e sostenendo gli esami al Vittorio Emanuele ed al Genovesi.

Le giornate scorrono tutte eguali: studio ed esercitazioni, esercitazioni e studio. Unica distrazione qualche passeggiata a piedi per il centro antico della città prospiciente il Conservatorio di San Pietro a Majella. Molte ore a frequentare la famosa biblioteca della scuola con un amore per la ricerca che non verrà meno negli anni a seguire.

A 14 anni debutta in pubblico eseguendo il concerto in re minore di Mozart alla Sala Scarlatti, ottenendo un lusinghiero successo e la prima recensione da parte del critico Achille Longo.

Nel 1956 esce diplomato dal Conservatorio con il voto più alto in pianoforte: un brillantissimo dieci e lode, rarissimo a quei tempi. Sembrava più che spianata una grande carriera di concertista, ma l’inattesa scomparsa del padre a soli 46 anni, costrinse il giovane De Simone a cercarsi un lavoro. Ed i lavori nei primi mesi saranno molti: compone la colonna sonora di lavori radiofonici, impartisce lezioni private, suona più di uno strumento nella Scarlatti ed addirittura lo vediamo in via Acton in un club per americani interpretare brani di Gershwin e Cole Porter o partecipare come organista alla trasmissione televisiva «Senza Rete». Durante questi anni appena il lavoro gli lascia un po’ di tempo libero intraprende un’affascinante serie di viaggi nella cultura popolare meridionale. Da ognuno di questi viaggi torna sempre, oltre che arricchito nello spirito, con la borsa zeppa di materiale di studio. Cominciano a svilupparsi le sue numerose collezioni che affollano oltre misura la sua casa: strumenti musicali, pastori del presepe, statuine delle anime del purgatorio, libri esoterici. E su tutto questo materiale studia, legge e scrive per ore e ore interrompendo soltanto per passare alla tastiera del pianoforte; una vita da certosino, da sgobbone, facilitata dalla scarsa necessità di dormire.

Gira in lungo e in largo per la campagne del meridione, affascinato dalle favole dei contadini, dalle antiche parlate dei cafoni.

Approfondisce le opere di De Martino e gli studi antropologici di Carpitella; raggiunge i paesini più sperduti e prende appunti su tutto: canti, favole, preghiere, duetti, cantilene, proverbi, dicerie popolari. Compie un viaggio straordinario nel linguaggio sotterraneo della gestualità e della ritualità pagana, che, scopre, come Levi, essere la religione che pregna la vita delle campagne meridionali. Il risultato di queste continue esplorazioni è un’immensa documentazione e raccolta di dati e materiale, che negli anni seguenti si concretizza in incisioni, opuscoli e cofanetti. Tali incessanti peregrinazioni sono anche la spina di uno stile di vita che non cambierà più nel futuro del maestro e gli farà sempre prediligere il contatto con le tradizioni popolari attraverso le persone. Egli scopre che il luogo dove si agisce è sempre il centro dell’azione, ove si assiste alla ritualizzazione della vita. Si appassiona al problema della follia e prende in esame come essa venga considerata nelle antiche culture e tradizioni e quale enorme potere catartico essa possegga. Scopre che il folle spesso è anche saggio, possiede virtù ordinatrici e nello stesso tempo dirompenti, operando con la sua pazzia, a volte lucida, ampi varchi nelle certezze del prossimo da cui spesso è perseguitato con grande collera.

Esamina alcune grandi feste popolari quali le antiche celebrazioni del Carnevale, in cui la follia viene rappresentata come un rovesciamento della condizione normale, in cui la comunità assurge ad un rituale liberatorio collettivo, o la tradizionale festa di Piedigrotta di Napoli che fino a pochi anni fa veniva vissuta con grande partecipazione da quasi tutta la popolazione e che si manifestava con mascheramenti, con danze violente e con una serie di atteggiamenti e di manifestazioni trasgressive in cui la violenza però non si esprimeva in aggressioni verso la comunità o all’esterno della stessa, ma veniva scaricata all’interno di un gioco con profondi affetti catartici come nei riti cibelici di ispirazione pagana da cui derivava.

E giungiamo alla metà degli anni Sessanta quando attraverso l’incontro che De Simone ha con Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò e Giovanni Mariniello si viene a creare il nucleo storico della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il gruppo comincia ad approfondire il repertorio campano di musiche antiche ed ai tre si aggiungono ben presto Beppe Barra e Fausta Vetere.

Tutte le sere si prova nella casa del maestro, si fanno i primi spettacoli all’Instabile dove un giorno va a vederli Eduardo De Filippo, il quale entusiasta della loro carica vitale li segnala a Romolo Valli che li invita al Festival di Spoleto nel 1972 dove la NCCP ottenne un lusinghiero successo ripetuto nel 1974 sullo stesso palcoscenico con la «Canzone di Zeza» e con la «Cantata dei Pastori» al teatro San Ferdinando di Napoli.

La Nuova Compagnia di Canto Popolare si proponeva, in una società che tutto consuma vorticosamente e non ha memoria del passato, neanche di quello recente, di riprodurre filologicamente, confrontandosi con linguaggi diversi, delle espressioni musicali di tempi lontani, rendendole comprensibili a chi vive oggi e le ha dimenticate.

Dopo queste esperienze De Simone approda al teatro musicale, forma espressiva che usa tutto, che mescola linguaggi, tecniche, che confonde le carte, che gioca, si diverte, canta, balla, ride, scherza, infrange convenzioni, suggerisce lacrime, suppone angosce. Un’espressione brutale, un’esperienza interiore che si proietta in gioco, in rito, in festa, oppure un gioco, una festa che proietta sulla scena l’esperienza interiore di ciascuno.

Ed è in questo periodo di attività frenetica che nasce il capolavoro del maestro «La Gatta Cenerentola», un’opera nella quale l’autore si collega in parte al teatro antico e in parte a quello settecentesco. De Simone sceglie una favola perché è così più facile fornire elementi ritualizzanti alla gestualità dell’attore il quale può assegnare un significato alla rappresentazione, spingendo in alcuni casi la stessa rappresentazione fino alla più delirante fantasia. Nel 2° e nel 3° atto vi è la ricerca e l’incontro tra mondo maschile e mondo femminile vista con l’occhio della cultura mediterranea. Alcune scene come «Il canto delle lavandaie» hanno una forza e sprizzano un’energia travolgente che entusiasmano il pubblico in maniera totale.

L’opera presentata per la prima volta a Spoleto nel 1976 è stata replicata all’infinito raccogliendo sempre un successo travolgente di critica e di pubblico.

La Gatta cenerentola è un’opera lontana dal gusto napoletano ancorato ai lavori di Viviani e di Scarpetta nei quali la comicità è dovuta ad una visione distorta del mondo partenopeo prodotta dalla borghesia, dove però manca del tutto l’elaborazione del simbolo e della metafora teatrale.

Gli attori interpreti di questa opera spesso, pur essendo delle splendide «macchine teatrali» sono fini a se stessi e ripetono pedissequamente un modello culturale superato senza alcun addentellato con la realtà attuale.

De Simone più volte si lamenta che nell’allestimento di uno spettacolo teatrale mancano buoni attori per le parti minori oltre che buoni elettricisti e costumisti. Come pure mancano buoni macchinisti e direttori di scena, oppure attori che fanno una carriera di seconde parti. Oggi tutti vogliono fare i protagonisti, tutti vorrebbero essere il regista o il divo.

Dopo il 1979 De Simone mette in scena, con la collaborazione di Mico Galdieri una serie di opere tutte di grande successo dalla «Festa di Piedigrotta» di Viviani alle «Zite ’n galera» di Leonardo Vinci, dall’«Opera buffa del giovedì santo» al «Eden Teatro», da «Lucilla Costante» alla «Donna del bell’umore» una «Messa in memoria di Pasolini» uno straordinario omaggio al grande scrittore da poco scomparso, ed infine «Mistero Napoletano» che presentato anche all’estero ottiene anche nei teatri tedeschi con un pubblico «prussiano» un grande successo, segno che anche degli spettatori con una mentalità così diversa dalla nostra, possono essere presi e permeati da una storia così profondamente e arditamente napoletana.

Nel frattempo scrive, instancabile, numerosi saggi e collabora con Sergio Bruni nell’allestimento di una antologia della canzone napoletana.

Pur producendo divisioni e polemiche, De Simone nel suo campo non ha rivali e come giusto riconoscimento ha anche la nomina a direttore artistico del San Carlo. Seguirono numerose regie liriche con incursioni sempre più frequenti nel melodramma. Egli esplora in maniera esaustiva tutti gli autori del Settecento, tra i quali predilige Pergolesi. Confessa che sarebbe attirato dalla regia di grandi autori come Pirandello, Shakespeare o Brecht ma non sarebbe soddisfatto della sola prosa, essendo in lui troppo viva la dimensione ritmico sonora della lingua per poter prescindere dalla musica. In ogni caso studia a fondo la drammaturgia in quel periodo dibattuta tra tradizione e nuove tendenze.

Prepara nel centenario della sua nascita un omaggio a Viviani, ricavando dai suoi brani più corali un pannello sonoro poetico musicale intitolato «Carmina vivianea».

Cerca a lungo le radici del linguaggio di Pulcinella, studiando tutto ciò che si conosce sulla maschera di Acerra.

Dal pozzo senza fondo costituito dai cassetti e gli scaffali della sua biblioteca, piena di carteggi, pentagrammi cassette registrate e quaderni zeppi di appunti ricava una raccolta di commedie tutte inedite, scritte dal 1629 al 1724 giocate sul personaggio di Pulcinella.

Il lavorio intellettuale è incessante, la sua curiosità filologica lo fa muovere a meraviglia tra le commedie di Goldoni e gli scritti di Galilei, la storia del teatro comico napoletano di Altavilla, la topografia di Napoli di Capasso, l’intera raccolta di Cerlone, le opere di Tommaso e di Jung, ma egli non dimentica mai di essere un artista che vive nel suo tempo e che le indagini più importanti sono quelle sul linguaggio dei giovani di oggi, per capire come nasce un nuovo gergo come quello dei «paninari» e soprattutto quali sono i percorsi linguistici dei ragazzi che lo usano.

Nel 1990 una delusione gli viene dalla mancata nomina di direttore artistico del Mercadante, carica in cui per un gioco politico gli viene preferito Maurizio Scaparro. Il maestro da tempo stava lavorando alacremente ad un piano di rilancio del teatro, una struttura carica di gloria, ma ridotta allo sfascio per una cattiva gestione amministrativa.

Era perciò sicuro che quella carica spettasse a lui, ma pare che la guida del palcoscenico più prestigioso della Campania debba essere vietata agli esperti carismatici del settore. Per curiosità neanche Eduardo De Filippo riuscì mai, anche al colmo della gloria, a raggiungere la direzione dello «Stabile».

Nello stesso anno giungono però due grandi riconoscimenti: l’assegnazione del Premio Napoli come più illustre napoletano ed il trionfo alla Scala con Muti nella direzione del «Nabucco».

Nella regia del Nabucco, De Simone esegue una rilettura dell’opera in tono romantico medioevale facendo divenire vero protagonista dell’opera il rapporto tra gli uomini ed il Sovrumano, così che quando gli Dei si allontanano crollano gli imperi.

Per un impegno così importante, che per ogni uomo di spettacolo equivale ad una sorte di consacrazione, De Simone pensò di creare un quartetto di napoletani, volendo al suo fianco, oltre a Muti, gli amici di sempre Carosi autore delle scene e Odette Nicoletti ideatrice dei costumi.

Un grande impegno profuso nelle prove, con De Simone, presente sempre in ogni luogo, col pianoforte come punto di riferimento, suonando di continuo prima tutta l’opera e poi le parti dei protagonisti, dei comprimari, dei coristi e delle comparse, una per una a scaglioni, a ondate.

Dopo ogni successo teatrale Roberto tornava a studiare, studiare ancora studiare, in questo l’antico allievo del Conservatorio di San Pietro a Majella non si è mai smentito. Egli legge e scrive durante le ore del giorno, ma per comporre la musica predilige le ore notturne, perché vi è più tranquillità e col silenzio l’ispirazione e la concentrazione sono più intense e si possono percepire con più chiarezza voci che giungono da lontano e soprattutto voci che provengono dal passato o dalla propria coscienza.

E così, giorno dopo giorno, notte dopo notte, il maestro col suo ostinato lavoro e la sua ferrea determinazione produce sempre nuovi capolavori per la sua gioia e per la gloria di tutti i napoletani. 

  


 

sabato 22 marzo 2025

Elogio di un ammiratore


Achille

mi hai dato l'indirizzo della tua dimora ed ho constatato, attraverso Google Maps, che hai una casa principesca. Poi ho incominciato a leggere la tua biografia e mi sono dispiaciuto delle tue sofferenze fisiche, dei giorni passati in sala di rianimazione, e di quelle psicologiche e morali per il soggiorno a spese dello stato.

Ho riso molto leggendo molti tuoi aneddoti ma allo stesso tempo mi sono dispiaciuto per le moltissime schifezze da te subite. Hai amato molto la tua famiglia e la tua  Elvira, che deve essere una donna eccezionale. Sei stato un uomo di valore e fottitene di tutti i detrattori! Quello che alla fine mi è più piaciuto della tua personalità  è la tua onestà intellettuale. 

La tua spavalderia ti ha dato belle soddisfazioni ma purtroppo le hai pagate a caro prezzo. Sei nato guascone che puoi farci... Più leggevo delle tue vicissitudini e più mi tornavano in mente quelle raccontate da Alessandro Dumas. Da adolescente eri spavaldo, temerario, Intra...prendente e così sei rimasto. Una intelligenza superiore che ha dato i suoi frutti.

Ti auguro una buona giornata e spero di venire venerdì per salutarti. Ero già affezionato a te ma ancora più lo sono oggi dopo aver letto la tua biografia. In natura purtroppo di frutti ce ne sono dolci e amari...

Salvatore Martinelli  

   

Salotto letterario del venerdì
2024

 

Salotto letterario del venerdì
2025

    

Amici del salotto letterario 

 


sabato 1 febbraio 2025

Mario Speranza ci ha lasciato



Mario Speranza ha lasciato questa valle di lacrime  per recarsi in paradiso.

Celebre avvocato, nato ricco, continuò a fare milioni inventando il metodo del tozza tozza, con cui faceva ottenere cospicui rimborsi in caso di incidenti stradali.

Vogliamo ricordarlo con un brano che gli dedicammo nel nostro libro sul quartiere Avvocata. 

 



Pochi passi da Piazza Dante siamo al cospetto di palazzo Speranza (fig.1). Dove abita in una vasta dimora splendidamente arredata e con una collezione di dipinti dal Seicento al Novecento, il  noto principe del foro Mario Speranza. Figura di spicco dell'aristocrazia napoletana e socio emerito dei principali circoli cittadini. 

L'avvocato oltre ad essere ricco, senza essere sfondato, al di là delle tante proprietà e del vile denaro, possiede dei tesori inestimabili, che servono a dare la vera felicità. Il primo, più importante, è una moglie adorabile, che lo adora, donna Vittoria Mancone; due figlie, che non solo abitano a Napoli (cosa ormai rarissima) e gli hanno fornito una congrua discendenza, ma esercitano la professione paterna, assicurando così allo studio di proseguire nel tempo; una  servitù numerosa ed efficiente (altra cosa rarissima); ed infine un esercito di amici di vecchia data, che lo stimano e soprattutto gli vogliono bene. Tra questi nelle prime posizioni il sottoscritto a pari merito con la nobildonna Gabriella Marino, una volta regina della Puglia, oggi imperatrice del burraco. 

 

Fig.1 palazzo Speranza


Mario Speranza e Vittoria Mancone
in una festa in maschera in Villa della Ragione

lunedì 23 dicembre 2024

Auguri di buone feste



Buon Natale e felice anno nuovo, a tutti Voi che mi seguite con affetto su questo blog.

Spero che questi giorni di festa, siano pieni di gioia, amore e serenità. 

Achille 


            

L'albero di Achille, il più bello di Napoli! r Achille il più b

sabato 30 novembre 2024

Amici fedeli di Achille

Fig.1 Achille e Giacomo 

Da circa due mesi Achille giace a letto, giorno e notte per un braccio fratturato, con dolori continui ed estenuanti.

Per fortuna Lui ha centinaia di Amici che ogni giorno, mattina e sera, vengono a trovarlo e lo consolano per le sue  incredibili sofferenze.

Tra questi vogliamo ricordare un Amico di vecchissima data: Giacomo Vallifuoco (fig.1), il quale per quanto da decenni vive su una sedia a rotelle, ha trovato degli Amici che lo hanno accompagnato fino al quarto piano.

Oggi pomeriggio verrà un cieco, prima soprannominato o'Surd, e che da alcuni anni ha perso anche la vista.

È solo grazie ad Amici e Amiche che fanno a "gara" a venirlo a trovare, che Achille riesce a sopportare il dolore infernale che lo tormenta.

Achille della Ragione

sabato 26 ottobre 2024

Achille versa in condizioni terrificanti


Achille da alcuni giorni è immobilizzato a letto con una frattura all'omero ed inoltre con una grave infiammazione alle gengive, che non gli permettono di parlare.

Tutto nasce lo scorso venerdi 18, alle ore 17:05 mentre Achille scendeva le scale della sua villa per recarsi ad aprire il cancello della villa agli ospiti. Purtroppo scivola sulle scale e cade lungo il viale del giardino, dove rimarrà in sosta sotto la pioggia battente per circa 40 minuti. Fino a quando non arriveranno degli ospiti subsettantenni, in grado in cinque di porgerlo su una sedia e poscia all'interno della villa. Egli rimarrà in attesa degli ospiti e solo dopo un'ora si deciderà a chiamare il 118, che lo condurrà al Fate Bene Fratelli. Lì venne sottoposto ad esami clinici e radiologici che diedero come esito una frattura composta alla testa dell'omero destro. Fu eseguita una fasciatura mastodontica e fu invitato il paziente a ritornare munito di altri esami di laboratorio dopo alcuni giorni che grazie all'inefficienza delle nostre strutture sanitarie, saranno pronti tra circa sette giorni.

Nel frattempo il destino di Achille è ignoto anche alle divinità celesti.

Vogliamo spargere la notizia ai suoi centomila followers, sperando che arrivi anche ai frequentatori del suo Salotto culturale, che sarà chiuso per almeno un mese.

Invito tutti a pregare per Achille ed Amen.

Elvira Brunetti  

  

Achille col tutore!!!!


sabato 31 agosto 2024

Il Prof. Vittorio Silvestrini ci ha lasciato


Il fondatore di città della scienza Vittorio Silvestrini  ci ha lasciato, vogliamo ricordarlo ai nostri lettori con un articolo che gli dedicammo anni fa nel mio volume Quei napoletani da ricordare.



Città della scienza 

La città della scienza, fiore all’occhiello della Napoli che vuole riscattarsi, deve (purtroppo oggi dobbiamo dire era) la sua esistenza alla caparbietà di Vittorio Silvestrini che ha sempre presieduto il consiglio di amministrazione, oltre ad essere il responsabile della fondazione IDIS (Istituto per la Diffusione e la valorizzazione della cultura Scientifica). Posta sul mare di Bagnoli, a due passi da quel mostro ecologico che fu l’italsider, costituiva un notevole attrattore turistico e culturale, luogo di aggregazione sociale ed incubatore di imprese. Nella notte del 4 marzo 2013, è stata spazzata via da fiamme assassine, certamente di origine dolosa. Anche se il suo creatore, Vittorio Silvestrini, con le lacrime agli occhi, ha tenuto a dichiarare: «sono devastate le mura, ma non il progetto». 

Visita guidata a Città della scienza 2008

La splendida struttura ospitava un centro congressi e si potevano ammirare una serie di esperimenti pratici e dimostrazioni dal vivo per conoscere il mondo delle scienze. La ricorderemo a chi non l’ha conosciuta attraverso le foto scattate da Maddalena Iodice nel corso della visita guidata che organizzai anni fa per la combriccola di amici che ogni fine settimana mi seguiva tra i monumenti, le chiese ed i musei della nostra amata Napoli. 

 

Vittorio Silvestrini (1935-2024)

Vittorio Silvestrini, che fermamente l’ha voluta e siamo sicuri, riuscirà a ricostruirla, nasce a Bolzano nel 1935, si laurea  giovanissimo, nel 1957, in fisica alla scuola Normale Superiore di Pisa e dal 1972 insegna fisica generale presso la Federico II. Egli ha svolto ricerche in vari settori della fisica, dalle particelle elementari all’energetica, all’ottimizzazione e pianificazione dei sistemi complessi. La sua carriera didattica si è sviluppata a partire dal 1958 in numerose università e istituzioni pubbliche e private, italiane e straniere, dove per molto tempo si è occupato anche di formazione e divulgazione. È autore di vari libri di fisica per le scuole, alcuni romanzi e volumi di racconti su temi di scienza e fantascienza.

Ha alle spalle una lunga e prestigiosa attività scientifica in diversi campi, documentata da oltre cento pubblicazioni su riviste internazionali. Ha svolto una cinquantennale attività didattica in numerose istituzioni scientifiche pubbliche e private.

Tra i numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti ricordiamo: il Premio Descartes per la comunicazione scientifica (a oggi unico italiano premiato) ricevuto nel 2006 dall’Unione Europea; la medaglia d’oro per i 25 anni dell’evento Futuro Remoto conferita nel 2011 dal Presidente della Repubblica.

Tra i libri più importanti ricordiamo:

  • Uso dell'energia solare, Roma, Editori Riuniti, 1981
  • Risparmiare energia, Firenze, La nuova Italia, 1982
  • Storia della terza guerra mondiale, Napoli, Liguori, 1982
  • Come si prende una decisione, Roma, Editori Riuniti, 1982
  • La progettazione dei sistemi fotovoltaici, Napoli, Liguori, 1984 (con F. Califano e G. Vitale)
  • Guida alla teoria della relatività, Roma, Editori Riuniti, 1984
  • Un generale piccolo piccolo, Napoli, Liguori, 1984
  • Fisica termodinamica, Napoli, Liguori, 1985 (con C. Mencuccini)
  • Che cos'e l'entropia, Roma, Editori riuniti, 1985
  • Patruzza, il dottore e Ferdinando, Napoli, Pironti, 1985
  • Fisica I (elettromeccanica e termodinamica), Napoli, Liguori, 1987 (con C. Mencuccini)
  • Cronache da una provincia dell'impero, Roma, Editori Riuniti, 1987
  • Uso dell'energia solare, Roma, Editori Riuniti, 1988
  • Fisica II (elettromagnetismo e ottica), Napoli, Liguori, 1989 (con C. Mencuccini)
  • Ristrutturazione ecologica della civiltà: il comunismo verso il terzo millennio, prefazione di Pietro Ingrao, Napoli, CUEN, 1990
  • La città senza fuoco, Liguori, 1991 (con V. Alinovi)
  • Vino di paradiso, Napoli, Liguori, 1991
  • Ma grideranno le pietre, Napoli, CUEN, 1993 (con L. Amodio)
  • Controverso: globalizzazione, qualita della vita, lavoro, Napoli, CUEN, 1997
  • Fisica (manuale per le scuole superiori in tre volumi), Napoli, Liguori, 1999-2000 (con E. Balzano e C. Silvestrini)
  • La risorsa infinita, Roma, Editori Riuniti, 2009 (con P. Greco)
  • Progetto Erevan, Roma, Editori Riuniti, 2011
  • Che cos'e l'entropia (nuova edizione), Roma, Editori Riuniti, 2011
  • Guida alla teoria della relatività (nuova edizione), Roma, Editori Riuniti, 2011

Inoltre nel 2006 ha vinto il Premio Descartes per la comunicazione scientifica. 

 




 

mercoledì 14 agosto 2024

Elio Rocco Fusco chi era costui

Elio e Achille 


Elio Rocco Fusco o più semplicemente Elio Fusco, avvocato ed uomo di cultura, è un personaggio che conosco da oltre settanta anni che voglio far conoscere ai miei lettori. 

Nato in una facoltosa famiglia borghese, ha abitato a lungo in una elegante palazzina alle spalle di piazza Mazzini e poiché all'epoca la mia famiglia abitava nel palazzo di famiglia, sito in via Salvator Rosa 29, egli ha frequentato le scuole medie in compagnia di mio fratello Carlo (che ha sei anni più di me), in una struttura posta a salita Pontecorvo. 

Lo conosco da quando avevo 5 anni e gli affittavo i numeri di Topolino a cinque lire cadauno. In seguito ci siamo frequentati per anni al Lido Napoli di Lucrino, dove lui affittava un sandolino, dal quale spesso cadeva in acqua, mentre mio fratello ogni giorno a nuoto raggiungeva una antica torre di avvistamento, oggi scomparsa, posta ad 800 metri dalla spiaggia assieme a Federico Ricciardi, per gli amici Rirì, purtroppo deceduto da decenni.

Dopo Lucrino ci portammo per alcuni anni a Capri, in compagnia di: Francesco Conti, Carlo Spagna e Leandro Zontini. La mattina andavamo alla Canzone del mare, entrando dal mare per non pagare il biglietto, ma la nostra occupazione preferita era avvicinare e sedurre prosperose fanciulle, un'attività che metteva in difficoltà Elio essendo il suo volto non appetibile. La notte frequentavamo locali alla moda e la caccia al gentil sesso continuava.


fig.1 - Articolo di Luigi Compagnone
 sull'Unità

Nel 1968 ci presentammo, nelle liste del partito liberale alle elezioni comunali. Io ero il candidato più giovane d'Italia e le mura della città furono riempite di manifesti con la scritta: "Vota della Ragione e Fusco le ultime persone oneste di Napoli". Questa originale propaganda, da me ideata, colpi la stampa cittadina, che fece da motore propulsore come possiamo vedere (fig.1) in questo articolo scritto da un celebre intellettuale. Io ottenni 400 voti, la metà di quelli necessari ad essere eletto, Elio poche decine. 

  

Rischiatutto 1972

Nel 1972 quando partecipai a Rischiatutto lui volle accompagnarmi a Milano, come si può evincere dal filmato ufficiale della Rai, nel quale lui è ripreso tra il pubblico, in compagnia dell'ispettore Lombardi, un amico della famiglia Capuano e due mie zie Giuseppina ed Elena.

Ricordiamo che Elio è un brillante Avvocato, molto noto in città.  Personalmente posso dire che mi assistette, gratuitamente, nella stipula dei compromessi per l'acquisto di ville e dimore storiche, e quando incappai in processi penali, mi accompagno dal più celebre avvocato penalista di Napoli: Ivan Montone, che assunse la mia difesa, e spesso mi accompagnava nel suo studio, per darmi un conforto morale. 


fig.2 - Elio ed Amina
in maschera orientale


fig.3 - Angeli e Demoni

A Carnevale per anni si svolgevano nella mia villa di Posillipo feste con oltre cento invitati, tutti obbligatoriamente in maschera ed Elio con sua moglie Amina non ne hanno saltata una, come si evince dalla fig.2 dove entrambi vestono abiti orientali. Ma la foto più spettacolare è la fig.3 "Angeli e Demoni", pubblicata sulle pagine della cronaca rosa del Mattino, dove lui è in compagnia con membri importanti della borghesia napoletana, a partire da mio fratello Carlo, a seguire Corrado in abiti ecclesiastici, noto per la sua stupidità e poscia Tiberio ginecologo (marito di Rebecca, amica di mia cugina Maria Teresa), che nel tempo ha scoperto di essere pederasta, per cui, lasciata la moglie, si è messo alla ricerca di membri virili. In alto poi c'è Antonio un celebre primario vestito da diavolo cornuto, prevedendo il futuro, perchè nella vita lo diventerà, grazie a quello splendido angelo in basso nella foto: Antonella, che ancora oggi è una donna attraente.  

 

fig.4- Achille con Elio ed Amina

Nel 1989 mi imbarcai con una allegra combriccola di amici per compiere una fantastica crociera di 15 giorni su uno spettacolare transatlantico: l'Orient Express. Eravamo in quindici; ma sul piroscafo vigevano le severe regole del Titanic: coloro che occupavano suite e camere di lusso potevano scendere verso il basso, mentre chi occupava camere inferiori non poteva fare altrettanto. Sulla vetta vi erano cinque suite, in due di queste alloggiavamo io ed Elvira ed Angelo Russo e consorte, non vi erano altre suite libere per cui Tiziana con Serena e Francesca dovettero arrangiarsi in una 1^ superior, poi scendendo verso il basso Rino e Gabriella Letticino, Duccio e Lia Tarallo ed infine Elio ed Amina sotto il livello del mare, circostanza che permetteva loro attraverso l'oblò di contemplare i pesci. Per incontrarci scendevamo verso il basso e mangiavamo in ristoranti meno a la page, poi si  assisteva a spettacoli musicali e si ballava fino a notte fonda. Elio rimase contento della vacanza come si evidenzia in queste due foto (fig.4 e fig.5). 

 

fig.5 - due palestrati prendono il sole 

Poi, per imperscrutabili motivi e con mio grande sconforto, Elio ha deciso di interrompere la nostra amicizia; l'ultima volta che ho sentito la sua voce per telefono fu quando tornai a casa dopo l'infarto del 1994:

"Achille bisogna avere coraggio, molto coraggio".

Amina invece ha continuato a frequentare assiduamente il salotto culturale, le visite guidate ed il mio studio medico, fino al 2008, per poi scomparire nel nulla in coincidenza con le mie disavventure giudiziarie. Ai posteri l'ardua sentenza.

Achille della Ragione 


martedì 23 luglio 2024

Un vero capolavoro di arte contemporanea


Fig.1 - Elettra Carignani di Novoli -
Funghi


Il dipinto che presentiamo in fig.1 ai nostri lettori, è opera di un'artista giovane, anzi giovanissima (14 anni), Elettra Carignani di Novoli. Rappresenta dei funghi in una foresta e presenta  sul retro una commovente  dedica ai suoi nonni (fig.1b). Attualmente è esposto nel salotto della più importante villa di Posillipo.

 

Fig.1b- Elettra Carignani di Novoli -
dedica ai nonni

Le opere della nostra artista, a novembre erano già state pubblicate su riviste cartacee e telematiche, in un articolo: Quattro dipinti da ammirare, che riproponiamo ai nostri lettori.


Fig.2 - Elettra Carignani di Novoli -
Fiori sgargianti

I dipinti di cui parleremo  (figg.2-3-4) sono opera di un'abile bambina, Elettra Carignani di Novoli, che ama rappresentare la realtà come la percepisce e cerca di trasmettere agli altri le sue sensazioni. Spesso si ascoltano giudizi del tipo: "L'arte contemporanea non la capisco, non mi piace non mi desta alcuna emozione, ha abbandonato la ricerca della bellezza, probabilmente non è arte ma solo una presa in giro". 

  

Fig.3 - Elettra Carignani di Novoli -
Fiori profumati

Noi nel giudicarli ci atterremo ad un antico proverbio che afferma:  "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" ed a noi questi quadretti piacciono molto, in particolare i primi due che rappresentano dei fiori, rappresentati con amore, con precisione e con un armonico gioco di colori tale, che quando ci siamo avvicinati ne abbiamo percepito il profumo.

Fig.4 - Elettra Carignani di Novoli -
Paesaggio autunnale

Il terzo dipinto, ricco di un cromatismo sgargiante, raffigura un paesaggio autunnale, in cui spiccano alte cime ricoperte di vegetazione ed è stato dedicato ai suoi nonni: Elvira ed Achille a cui lei vuole un bene infinito, ricambiato in eguale misura. 

Concludiamo in bellezza con un altro dipinto (fig.5),  questo però opera di Tiziana, mamma della bambina e figlia dei due nonni 

  

Fig.5 - Tiziana Carignani di Novoli -
Pappagallo parlante

Esso rappresenta un pappagallo dal becco debordante ed ogni notte, da quando lo ho appeso ad una parete della mia camera da letto, di notte parliamo dei più svariati argomenti e lui dimostra una profonda saggezza 

Achille della Ragione

  

Fig.6 - Elettra con nonna Elvira