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venerdì 16 maggio 2025

𝗕𝗨𝗢𝗡 𝗩𝗜𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗠𝗔𝗘𝗦𝗧𝗥𝗢



Venerdì 16 maggio 2025, si è serenamente conclusa l'esistenza terrena del

Dr. Achille della Ragione 

I funerali sono stati celebrati sabato 17 maggio alle ore 17:00, nella chiesa del Corpus Christi in via Manzoni 225 - Napoli

  







È difficile descrivere in poche parole le tante qualità di Achille della Ragione, che nella sua vita è stato: padre di famiglia, medico, scrittore, maestro di scacchi, esperto d'arte e animatore culturale.

Possiamo solo dire, che resterà un punto di riferimento importante,  per tutti coloro che lo hanno conosciuto o lo conosceranno tramite i suoi scritti raccolti in questo blog.  


Mike Buongiorno, Sabina Ciuffini ed un giovane Achille della Ragione, 
in una puntata del 1972 di Rischiatutto

Gli studi 


Il lavoro come medico ginecologico 

La passione per l'arte 


Organizzatore di visite
guidate a Napoli 


Maestro di scacchi 

 
Scrittore

 
Gli amici del salotto culturale 

La famiglia 


martedì 27 agosto 2024

Riapre il salotto della Ragione


Una riunione del salotto culturale
di alcuni anni fa

Esultate, a settembre riapre il salotto della Ragione, spostando la giornata di riunione dal venerdì al mercoledi, per cui l'apertura sarà alle 17:30 del 4 settembre. Tutti coloro che hanno l'onore di frequentarlo possono segnalarmi che saranno presenti con una mail.

Riprenderanno anche le visite guidate. Per coloro che vorrebbero venire come neofiti, devono mandarmi una mail indicando: età, professione, indirizzo, telefono e cellulare e saranno contattati. 

 achilledellaragione@gmail.com

Vi invito ora a leggere un mio vecchio articolo sull'argomento, pubblicato all'epoca su riviste cartacee e telematiche.   

   

Salotto 2025

Salotto 2024

Il salone che accoglie le riunioni
 
Alcuni degli amici che partecipano al
 salotto culturale di Achille della Ragione

Achille ed Elvira a San Potito
In una visita guidata del 2007

Visita guidata del 2008
a Città della scienza 



Le memorabili visite guidate
 ed il leggendario salotto culturale
 



Sono circa 30 anni che nel fine settimana organizzo delle visite guidate a chiese, monumenti, mostre, palazzi storici etc, quale presidente a vita e ad honorem della famigerata associazione Amici delle chiese napoletane.In passato dividevo il vasto pubblico in due tronconi con una visita alle 10 e 30 ed un'altra alle 12, dopo la quale ci recavamo in una bettola per consumare un lauto pasto, nel quale si distingueva per la sua famelica voracità un personaggio dalle dimensioni debordanti: Giorgio Pollio. Spesso ci recavamo fuori Napoli, non solo in località della Campania; Caserta, Portici, Salerno, Sorrento, etc, ma spesso ci siamo recati a Roma ed anche a Firenze e Milano per visitare importanti mostre. Erano altri tempi, oggi gran parte del mio pubblico, per quanto costituito da professori, professionisti e imprenditori non sgancia un becco di un quattrino neanche sotto minaccia. Spesso ho fatto aprire luoghi negati alla fruizione, tra cui voglio ricordare Villa Rosebery, la celebre residenza del Presidente della Repubblica, che potemmo visitare grazie a un mio amico: Emanuele Leone, nipote dell'omonimo Presidente. Ciò avveniva molti anni prima che il Fai organizzasse sporadicamente visite a cui per accedere bisogna iscriversi all'organizzazione, sganciando 50 euro. Anche questo anno ho fatto intervenire il ministro per poter visitare la chiesa della Nunziatella, un tesoro d'arte negato alla fruizione di turisti e napoletani.Tra le visite del passato che meritano di essere ricordate vi è quella nella quale feci da Cicerone a big della cultura italiana dell'epoca: Giulio Andreotti, Umberto Eco, Marcello Dell’Utri, Oliviero Diliberto e tanti altri vip che ebbero l'onore di visitare Capodimonte sotto la guida del sottoscritto e conservo gelosamente i libri che mi dedicarono Andreotti e lo stesso Eco. Nel 2006 in occasione della mostra: Caravaggio, l'ultimo tempo, che si tenne sempre a Capodimonte, dovetti organizzare ben 12 puntate, perché tra i visitatori vi era sempre una preside, premurosa della cultura dei suoi sottomessi, che mi pregava di tenere una visita per i suoi studenti poi, immancabile, la presidentessa del Soroptimist o un presidente di un Rotary o di un Lions, che mi imploravano di ammaestrare i loro iscritti.Nel corso di una di queste visite partimmo in 80-90 persone, ma dopo poche decine di minuti eravamo divenuti centinaia, per cui la direzione del museo, invidiosa del mio straordinario successo, fingendo di temere per l'incolumità dei dipinti esposti, inviò due carabinieri per sciogliere l'assembramento. I due militari quando giunsero al mio cospetto si accorsero con grande meraviglia che, alla mia destra vi era il procuratore generale della Repubblica ed alla mia destra il Questore, per cui non osarono fiatare. Io li affrontai baldanzoso: "Ecco altri due visitatori, mettetevi in fila e cercate di imparare qualcosa". Un altro episodio che merita di essere ricordato è quando con un passaparola organizzai nel museo di San Martino una visita guidata per i tassisti napoletani, che accorsero a frotte clacsonanti ed entusiasti. Tra gli episodi più recenti voglio ricordare uno avvenuto l'anno scorso al museo archeologico, quando le guide autorizzate chiamarono i vigili urbani per mettere fine alla mia visita, scambiandomi per un abusivo.  Io spiegai loro con santa pazienza che ero in un luogo pubblico con i miei amici, i quali avevano pagato il biglietto di ingresso, ma non versavano niente nelle mie tasche per le mie spiegazioni, che tra l'altro sono impagabili. Spiegai loro che nessuno mi poteva impedire in un luogo pubblico di parlare e che se avessero insistito ad importunarmi avrei chiamato i carabinieri per identificarli e li avrei denunciati per stalking. Appena estrassi il mio cellulare d'antiquariato dalla tasca e accennai a comporre le prime cifre se la diedero a gambe, mormorando perdonateci.  Viceversa in una visita l'anno scorso nella chiesa di San Giovanni a Carbonara una pattuglia della benemerita dovette realmente intervenire. Mi ero recato nella chiesa in avanscoperta alcuni giorni prima e avevo notato che i pochi custodi, invece di controllare i tesori d'arte a loro affidati, prendevano comodamente il sole sfogliando stupide riviste come Novella Duemila ed Eva Tremila. Nel cominciare il percorso accennai a queste insane abitudini e uno dei custodi dalle dimensioni erculee cominciò ad urlare minaccioso facendo accorrere i suoi colleghi. Non mi persi d'animo e chiamai immediatamente il 112, chiedendo un intervento immediato, altrimenti avrei chiamato il 113. Ma loro mi assicurarono: "Non preoccupatevi abbiamo una volante a pochi metri interverrà immediatamente". Ed infatti pochi minuti e sul posto vi erano quattro esponenti delle forze dell'ordine di cui uno alto due metri. Nel frattempo era intervenuto anche il parroco ed alcuni delinquenti chiamati dai custodi. Chiesi perentorio di identificare quei volti patibolari che cercavano di intimidirmi, li avrei denunciati alla magistratura e soprattutto li avrei fatti licenziare dal sindaco, del quale sono amico. Il custode arrossì per lo spavento ed il parroco prese le sue difese affermando: "Illustre professore, se questo delinquente vi chiede scusa e vi bacia la mano siete disposto a perdonarlo?". "Certamente e ci faremo assieme anche una pizza". A questo punto uno dei carabinieri chiese: "Maestro facciamo da anni servizio nella zona e non abbiamo mai visitato la chiesa, possiamo unirci alla vostra visita?" "Accomodatevi" risposi tanto nella zona i criminali non esistono. Questo anno siamo alla trentunesima visita, abbiamo avuto il record di presenze quando abbiamo visitato la caserma Salvo D'Acquisto, già monastero della chiesa di San Potito. Eravamo 151, conosco il numero preciso perché abbiamo dovuto fornire alla porta l'elenco delle generalità dei partecipanti.Le visite proseguiranno fino a giugno inoltrato, per riprendere a settembre, almeno per coloro che saranno ancora in vita.

Passiamo alla storia del salotto culturale di Elvira Brunetti della Ragione, il quale per oltre dieci anni ha costituito un vero e proprio cenacolo, un faro nel deserto culturale napoletano. Ogni mercoledì alle 17 una cinquantina di amici si riunivano negli eleganti saloni della villa posillipina di donna Elvira e dopo aver consumato al piano superiore il fatidico the con annessi pasticcini, accoglievano l’ospite di turno, il quale avrebbe discusso per un paio d’ore su un argomento di cui era esperto, dalla letteratura all’arte, dalla storia di Napoli alla filosofia ed al cinema, per rispondere poi alle domande degli ascoltatori. Nel corso degli anni si sono alternati oltre 150 relatori: scrittori, giornalisti, registi, docenti universitari. Possiamo affermare senza tema di esagerare che la migliore intellighenzia napoletana è passata per il salotto, spesso rimanendovi poi come frequentatore. Alle riunioni settimanali ogni tanto si aggiungevano delle conferenza a più voci su argomenti di ampio respiro, dalla letteratura francese alla filosofia tedesca, ospitate da celebri istituzioni come il Grenoble, il Goethe Institut o l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. Il sabato e la domenica si passava poi, sotto la guida del sottoscritto, a visitare mostre, chiese, monumenti, privilegiando luoghi negati alla fruizione che venivano aperti per l’occasione, spesso dopo un oblio di decenni e non mancavano spedizioni lontano da Napoli, a Roma, Firenze, Milano, Salerno, Ischia, Capri, in occasione di importanti rassegne artistiche. Dopo una sosta forzata nel 2008 la sua riapertura era attesa con spasmodica fibrillazione dai tanti amici del mercoledì, ansiosi di poter partecipare alle cerimonie del tempio del sapere e finalmente nel 2014 ha ripreso a funzionare a pieno ritmo di venerdì, abolendo le inutili abbuffate, ora l’unico cibo è la cultura che elargisco personalmente con generosità e dovizia di particolari.


Visita guidata del 2008
alla Sanità 

Achille con miss zizze bone

Chiesa di San Potito 10 marzo 2018

Museo di San Martino 4 maggio 2018


Achille con due allieve

visita chiesa Monteoliveto

mercoledì 14 agosto 2024

Elio Rocco Fusco chi era costui

Elio e Achille 


Elio Rocco Fusco o più semplicemente Elio Fusco, avvocato ed uomo di cultura, è un personaggio che conosco da oltre settanta anni che voglio far conoscere ai miei lettori. 

Nato in una facoltosa famiglia borghese, ha abitato a lungo in una elegante palazzina alle spalle di piazza Mazzini e poiché all'epoca la mia famiglia abitava nel palazzo di famiglia, sito in via Salvator Rosa 29, egli ha frequentato le scuole medie in compagnia di mio fratello Carlo (che ha sei anni più di me), in una struttura posta a salita Pontecorvo. 

Lo conosco da quando avevo 5 anni e gli affittavo i numeri di Topolino a cinque lire cadauno. In seguito ci siamo frequentati per anni al Lido Napoli di Lucrino, dove lui affittava un sandolino, dal quale spesso cadeva in acqua, mentre mio fratello ogni giorno a nuoto raggiungeva una antica torre di avvistamento, oggi scomparsa, posta ad 800 metri dalla spiaggia assieme a Federico Ricciardi, per gli amici Rirì, purtroppo deceduto da decenni.

Dopo Lucrino ci portammo per alcuni anni a Capri, in compagnia di: Francesco Conti, Carlo Spagna e Leandro Zontini. La mattina andavamo alla Canzone del mare, entrando dal mare per non pagare il biglietto, ma la nostra occupazione preferita era avvicinare e sedurre prosperose fanciulle, un'attività che metteva in difficoltà Elio essendo il suo volto non appetibile. La notte frequentavamo locali alla moda e la caccia al gentil sesso continuava.


fig.1 - Articolo di Luigi Compagnone
 sull'Unità

Nel 1968 ci presentammo, nelle liste del partito liberale alle elezioni comunali. Io ero il candidato più giovane d'Italia e le mura della città furono riempite di manifesti con la scritta: "Vota della Ragione e Fusco le ultime persone oneste di Napoli". Questa originale propaganda, da me ideata, colpi la stampa cittadina, che fece da motore propulsore come possiamo vedere (fig.1) in questo articolo scritto da un celebre intellettuale. Io ottenni 400 voti, la metà di quelli necessari ad essere eletto, Elio poche decine. 

  

Rischiatutto 1972

Nel 1972 quando partecipai a Rischiatutto lui volle accompagnarmi a Milano, come si può evincere dal filmato ufficiale della Rai, nel quale lui è ripreso tra il pubblico, in compagnia dell'ispettore Lombardi, un amico della famiglia Capuano e due mie zie Giuseppina ed Elena.

Ricordiamo che Elio è un brillante Avvocato, molto noto in città.  Personalmente posso dire che mi assistette, gratuitamente, nella stipula dei compromessi per l'acquisto di ville e dimore storiche, e quando incappai in processi penali, mi accompagno dal più celebre avvocato penalista di Napoli: Ivan Montone, che assunse la mia difesa, e spesso mi accompagnava nel suo studio, per darmi un conforto morale. 


fig.2 - Elio ed Amina
in maschera orientale


fig.3 - Angeli e Demoni

A Carnevale per anni si svolgevano nella mia villa di Posillipo feste con oltre cento invitati, tutti obbligatoriamente in maschera ed Elio con sua moglie Amina non ne hanno saltata una, come si evince dalla fig.2 dove entrambi vestono abiti orientali. Ma la foto più spettacolare è la fig.3 "Angeli e Demoni", pubblicata sulle pagine della cronaca rosa del Mattino, dove lui è in compagnia con membri importanti della borghesia napoletana, a partire da mio fratello Carlo, a seguire Corrado in abiti ecclesiastici, noto per la sua stupidità e poscia Tiberio ginecologo (marito di Rebecca, amica di mia cugina Maria Teresa), che nel tempo ha scoperto di essere pederasta, per cui, lasciata la moglie, si è messo alla ricerca di membri virili. In alto poi c'è Antonio un celebre primario vestito da diavolo cornuto, prevedendo il futuro, perchè nella vita lo diventerà, grazie a quello splendido angelo in basso nella foto: Antonella, che ancora oggi è una donna attraente.  

 

fig.4- Achille con Elio ed Amina

Nel 1989 mi imbarcai con una allegra combriccola di amici per compiere una fantastica crociera di 15 giorni su uno spettacolare transatlantico: l'Orient Express. Eravamo in quindici; ma sul piroscafo vigevano le severe regole del Titanic: coloro che occupavano suite e camere di lusso potevano scendere verso il basso, mentre chi occupava camere inferiori non poteva fare altrettanto. Sulla vetta vi erano cinque suite, in due di queste alloggiavamo io ed Elvira ed Angelo Russo e consorte, non vi erano altre suite libere per cui Tiziana con Serena e Francesca dovettero arrangiarsi in una 1^ superior, poi scendendo verso il basso Rino e Gabriella Letticino, Duccio e Lia Tarallo ed infine Elio ed Amina sotto il livello del mare, circostanza che permetteva loro attraverso l'oblò di contemplare i pesci. Per incontrarci scendevamo verso il basso e mangiavamo in ristoranti meno a la page, poi si  assisteva a spettacoli musicali e si ballava fino a notte fonda. Elio rimase contento della vacanza come si evidenzia in queste due foto (fig.4 e fig.5). 

 

fig.5 - due palestrati prendono il sole 

Poi, per imperscrutabili motivi e con mio grande sconforto, Elio ha deciso di interrompere la nostra amicizia; l'ultima volta che ho sentito la sua voce per telefono fu quando tornai a casa dopo l'infarto del 1994:

"Achille bisogna avere coraggio, molto coraggio".

Amina invece ha continuato a frequentare assiduamente il salotto culturale, le visite guidate ed il mio studio medico, fino al 2008, per poi scomparire nel nulla in coincidenza con le mie disavventure giudiziarie. Ai posteri l'ardua sentenza.

Achille della Ragione 


lunedì 20 maggio 2024

Ricordiamo Goffredo Locatelli


Abbiamo dato l'estremo saluto a Goffredo Locatelli, l'8 novembre 2021. A questo grande giornalista e scrittore, tanto apprezzato per lo stile narrativo e la passione la civile; domani martedì 21 maggio 2024, sarà dedicata l'aula magna dell'Istituto superiore "Enrico Fermi" di Sarno (SA).

https://www.iisfermisarno.it/cerimonia-di-inaugurazione-e-intitolazione-aula-magna-a-goffredo-locatelli/

 


In questa occasione, voglio ricordare Goffredo Locatelli con la biografia che gli dedicai alcuni anni fa.

https://achillecontedilavian.blogspot.com/2013/09/un-giornalista-scrittore-di-razza.html

UN GIORNALISTA SCRITTORE DI RAZZA

Goffredo Locatelli è nato a Sarno, in provincia di Salerno, dove il nonno Lorenzo, ufficiale dei Carabinieri, si stabilì provenendo da Bergamo.

Ha iniziato la sua carriera al quotidiano Paese Sera, dove venne assunto nel 1976 come praticante da Arrigo Benedetti, uno dei più grandi maestri del giornalismo italiano.

In seguito ha scritto per La Domenica del Corriere, Il Mondo, Il Globo, L’Espresso, Panorama, La Repubblica, Il Mattino e, come inviato speciale, per i giornali del Gruppo Editoriale Class-Milano Finanza, diretto da Paolo Panerai.

È stato inoltre direttore del settimanale Reporter, di Albatros e vicedirettore del quotidiano economico Il Denaro, avendo come collaboratore, nelle ultime due testate, una penna di prestigio: la mia.

Per il comportamento professionale tenuto in occasione del terremoto in Irpinia del 1980 è stato insignito della Medaglia al Valor Civile. Dalle sue cronache di inviato nelle zone colpite dal sisma nacque il suo primo bestseller Irpiniagate-Ciriaco De Mita da Nusco a Palazzo Chigi (Newton Compton, 1989). In precedenza, una sua inchiesta su Il Mondo nel 1986 servì a svelare per la prima volta l’intreccio di malaffare del dopo terremoto. L’anno successivo su L’Espresso rivelò che 13 familiari del presidente del consiglio De Mita erano azionisti della Banca Popolare dell’Irpinia, attraverso la quale transitavano i fondi pubblici per la ricostruzione. Denunciato, fu processato ed assolto.

Altri suoi libri sono: Mi manda papà (Longanesi, 1991), Mazzette & manette (Pironti, 1993), altro grande successo di vendite, Duce addio (Longanesi, 1994), Fini (Tea, 1996), Tengo famiglia (Longanesi, 1997), Il sangue del Vesuvio (Avagliano, 2000), che fu l’argomento di conversazione quando fu ospite del salotto culturale di mia moglie Elvira, Orazio Mazzoni (Denarolibri, 2008). Tutti i suoi libri hanno avuto lusinghiere recensioni dalla grande stampa e dalla televisione. Di alcuni si sono interessati DerSpiegel e Le Monde. Due sue opere sono conservate nella più importante biblioteca del mondo, quella del Congresso degli Stati Uniti. Sul web ha un sito in cui si possono leggere tutti i suoi articoli, tra cui quello galeotto che ci fece conoscere nel 1978: un’amicizia che è andata crescendo in questi 35 anni che ancora dura, caparbia ed inossidabile.

 


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Ripropongo poi una mia intervista a Goffredo Locatelli. Che all'epoca fu pubblicata sui principali quotidiani italiani.

CONFESSO DI AVER FATTO 54.000 ABORTI E NON MI SENTO COLPEVOLE...

Quando apprese che doveva scontare 10 anni di reclusione per aborti clandestini, il ginecologo napoletano Achille della Ragione, il più noto della città, lasciò la sua bella villa di Posillipo e fece perdere le tracce. La condanna, divenuta esecutiva dopo la pronuncia della Cassazione, gli prospettò un lungo periodo di detenzione. Per tre anni si diede alla latitanza, fino a che fu acciuffato in un internet point di Roma e portato a Rebibbia. Tutto era cominciato con la denuncia di una donna che lo accusò di averla costretta ad interrompere due gravidanze a distanza di pochi mesi l’una dall’altra. Il ginecologo, abortista convinto, respinse le accuse: 

"Non ho mai esercitato pressioni su nessuna delle mie clienti per arrivare ad un aborto".  

Settantaquattro anni e padre di tre ottimi professionisti (Tiziana, Gian Filippo e Marina), Della Ragione accettò di parlare con me della sua incredibile vicenda. Per capire com’è fatto bisogna partire dal 1972, l’anno della laurea, a cui seguì la specializzazione in ginecologia; in quello stesso anno partecipò alla trasmissione di Mike Bongiorno “Rischiatutto” rispondendo a domande sui premi Nobel.  Oltre alla medicina, si mise poi a coltivare gli scacchi e la storia dell’arte con ottimi risultati: sul Seicento napoletano ha sfornato 10 volumi, e in campo scacchistico è diventato “maestro”, tanto che nel 1998 incontrò, perdendo di misura, l'ex campione del mondo Boris Spassky.

Ma come ha fatto, un personaggio così intelligente ed estroverso a finire nella rete della giustizia? Ricapitoliamo i fatti. Appena laureato fa un incontro che gli cambierà la vita. Conosce a Los Angeles il dottor Harvey Karman, l’inventore dell’omonimo metodo per indurre l’aborto nella fase iniziale della gravidanza attraverso l’aspirazione. Una metodica che eliminava per sempre il famigerato raschiamento, terrore per generazioni di donne costrette a sottoporsi a un’inutile tortura. Karman era uno psicologo, ma passerà alla storia come un eroe della medicina. Il suo metodo (utilizzava una cannula soffice e sottile al posto degli strumenti metallici) negli anni '70 fu ostacolato da buona parte del mondo medico, ma per la sua semplicità si diffuse rapidamente in tutto il mondo. 

“Imparai tutto da Karman -racconta Achille della Ragione- perché il suo metodo era impregnato di un’onesta concezione filosofica: nei primi giorni di gestazione l’embrione, non possedendo una parvenza di sistema nervoso centrale, non ha acquisito pienamente la dignità di essere umano”. 

Argomento controverso, questo, in stridente contrasto con la dottrina della Chiesa che ha sancito con un’apposita enciclica l’inizio della vita con la fecondazione. 

“Karman mi insegnò la tecnica e mi fornì in esclusiva per l’Italia il materiale per eseguire il rapido intervento (40-50 secondi) che non richiede anestesia e viene percepito dalla donna come una sensazione simile al dolore mestruale”. 

Qualche anno dopo Achille della Ragione ebbe un altro incontro decisivo, quello con Adele Faccio, fondatrice del Cisa e storica esponente radicale. 

“Mentre da noi erano ancora in vigore le norme del codice Rocco, che consideravano l’interruzione volontaria della gravidanza un reato contro l’integrità della stirpe, con pene severissime anche per la paziente, il Cisa si adoperava per aiutare le donne che non potevano pagare le salatissime parcelle dei "cucchiai d’oro". A quel tempo a Napoli imperavano Riccardo Monaco e Antonio Ammendola (ambedue defunti, n.d.r.) con onorari di 600-700mila lire, mentre il Cisa richiedeva una semplice offerta, massimo 50mila lire. Divenni così il punto di riferimento del Cisa e dell’Aied, che organizzavano voli charter e pullman per portare migliaia di pazienti da tutta Italia nel mio studio di via Manzoni”. 

Al punto che, nel 1978, Achille della Ragione dichiara a un giornalista della "Stampa" di aver eseguito in due anni 14.000 aborti. Da quella dichiarazione, finita sulla prima pagina del quotidiano torinese, iniziano i guai giudiziari del ginecologo. Il fisco gli presentò una tassazione di un miliardo e mezzo per tre anni di attività professionale, mentre l’ospedale di Cava de' Tirreni presso cui lavorava lo licenziò in tronco. Ma dopo una causa ultraventennale, il Tar e il Consiglio di Stato gli hanno dato ragione condannando l’Asl a un risarcimento di 900 milioni di lire. Nel 1994 un infarto costringe il ginecologo a ridurre al massimo il suo lavoro.  È l’occasione per dedicarsi alle gioie della vita: la scrittura, la filosofia, l’arte, i musei, gli scacchi. Collabora a riviste e giornali, scrive di politica e fa un’esperienza elettorale con il Partito Radicale, non divenendo senatore solo per il mancato raggiungimento del quorum. A libri di divulgazione scientifica, alterna quelli su Achille Lauro e sul disastro dei rifiuti in Campania. Lancia il vaginometro, un apparecchio ideato per favorire l’orgasmo. Negli ultimi tempi Achille della Ragione ha organizzato un salotto culturale nella sua villa di Posillipo arredata con decine di capolavori della pittura, molti acquistati all’asta dell’armatore Achille Lauro. 

“Vi hanno partecipato come relatori tutti i nomi che contano nei vari campi: docenti universitari, scrittori, registi, giornalisti, politici che accoglievano felici l’invito e che oggi, salvo pochi, affermano di non avermi mai conosciuto…”.

A questa attività affianca decine di visite guidate a monumenti, chiese, mostre e musei seguite da centinaia di estimatori, e conferenze nelle più prestigiose sedi: dall’Istituto per gli studi filosofici al Goethe Institut, dal Grenoble alla libreria Feltrinelli. 

“E ho girato le scuole della Campania per sensibilizzare i giovani sul dramma del problema dei rifiuti, regalando a tutti una copia del mio libro Monnezza, viaggio nella spazzatura campana”. 

Estroverso e bizzarro, il ginecologo non è nuovo a gesti clamorosi. Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, si è presentato nell’omonima piazza di Napoli armato di scala, colla e pannello per ripristinare il vecchio nome borbonico (Piazza 3 ottobre 1839: nascita della ferrovia Napoli-Portici). 

“L’eroe dei due mondi per noi è stato una rovina -comiziò dalla scala- Napoli si è vista cancellare due secoli di storia per diventare la capitale dell’immondizia. Ma qui è nata la prima ferrovia d’Italia, la prima nave a motore, il primo osservatorio astronomico”. 

Pur avendo dichiarato di voler chiudere con gli aborti, il ginecologo ha però continuato ad avere guai con la giustizia. L’ultimo risale a quando è finito nel carcere di Poggioreale con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla violazione della legge 194. Dopo 14 giorni di detenzione, il Tribunale del Riesame annullò l’ordinanza di custodia formulata nei suoi confronti. Ma in eterno contrasto con i parametri fissati dalla legge 194 non ha cambiato posizione: 

”Gli aborti clandestini sono inevitabili perché le donne vogliono conservare la privacy, e poi a causa del sovraffollamento e delle lunghe liste d’attesa negli ospedali. Così un’interruzione di gravidanza su 10 è ancora clandestina e nella sola Campania, dove l’80% dei ginecologi è obiettore di coscienza, se ne fanno circa 1300 all’anno. Ora a rivolgersi ai privati sono le extracomunitarie e le giovanissime”. 

Ed il prezzo da pagare? 

“A Napoli la tariffa è di circa 700 euro. Se invece si va a Barcellona, dove ci sono cliniche autorizzate a praticare l’aborto fino al sesto mese, si pagano 3000 euro. Credo che una donna abbia il diritto di rivolgersi a chi vuole. E poi, grazie ai privati, il servizio sanitario regionale risparmia duemila euro per ogni intervento”. 

Ma quanti aborti ha fatto il dottor della Ragione? Lui non si nega e risponde

“Nel 1996 indagarono su di me interrogando oltre 400 clienti e scoprendo solo 4-5 casi d’interruzione di gravidanza avvenuti nel mio studio. Invece segnalai io agli inquirenti di essere l’autore di altri 40.000 aborti. Che si aggiungevano ai 14mila fatti prima”. 

E non si sente colpevole per aver impedito di far nascere 54mila bambini? 

“No. Ritengo di aver agito sempre nell’interesse delle pazienti che spontaneamente si rivolgevano a me per essere aiutate. Sono fermamente convinto che la volontà della donna va rispettata, se si manifesta nelle primissime fasi della gestazione, quelle nelle quali si può adoperare il metodo Karman, l’unico da me utilizzato, cioè quando l’embrione ha caratteristiche tali da non poterlo identificare come persona. Viceversa, credo che l’interruzione di una gravidanza avanzata, anche se permessa dalla legge, sia poco diversa da un omicidio”. 

A parte i conti in sospeso con la giustizia, le migliaia di interventi hanno fruttato a della Ragione un fiume di denaro miliardario… 

“Sì, ho guadagnato cifre ragguardevoli, -ribatte il ginecologo senza imbarazzo- Ma sarei criticabile se le avessi realizzate praticando banali appendicectomie? In Italia una donna è libera di rivolgersi al medico di fiducia per qualunque patologia, invece per un’interruzione di gravidanza è costretta a servirsi di strutture pubbliche delle quali può non avere piena fiducia. Ben diversa è la legislazione in nazioni più civili, dove la paziente è libera di rivolgersi al proprio ginecologo. È una situazione paradossale, figlia del compromesso tra comunisti e democristiani quando fu varata la legge 194: un aborto giuridico, che dopo 40 anni richiede una revisione. Per trovare una soluzione, tutti devono abituarsi all’idea di cambiare linguaggio: quello praticato da un abile professionista come me non è un aborto clandestino. È semplicemente un aborto privato”.  

 

Novembre 2011
 
 


 

venerdì 12 aprile 2024

Aggiornamenti sul mitico salotto di Achille

 

Alcuni degli amici che partecipano al
 salotto culturale di Achille della Ragione

In questo faceto articolo, potrete conoscere (con nomi e soprannomi), alcuni frequentatori del salotto culturale, che Achille della Ragione organizza da molti anni nella sua bella villa di Posillipo.

Prima di cominciare la lettura, è opportuno leggere il precedente articolo sull'argomento digitando il link

https://achillecontedilavian.blogspot.com/2023/06/il-mitico-salotto-di-achille.html?m=1

Cominciamo il lungo elenco degli amici che purtroppo sono assenti da tempo, dalla coppia più importante: Avet e Curta, da anni frequentatori assidui che quest'anno sono divenuti baby sitter, almeno ufficialmente, perché non vengono neanche alle visite guidate ed hanno addirittura rifiutato un invito a cena. Passiamo poi ai fidanzatini, divenuti uno solo: Olga, a cui voglio tanto bene, perchè Umberto si è trasferito in paradiso. Silvana: A ciucessa, si è fidanzata con un personaggio poco raccomandabile, che gli ha vietato di frequentare persone perbene. Franco: o politico, che dopo tre fugaci apparizioni ha continuato ad impegnarsi ad organizzare eventi a cui nessuno partecipa. Claudio: o pittore, che dopo la morte della moglie, deve accudire la figlia, che è pazza. Salvatore: che portava sempre ospiti, ha avuto un grave incidente, che lo costringe a letto. Clara: la seduttrice di uomini ricchi, che è passata a miglior vita nell'alto dei cieli, ed il marito di Patdam, anche lui scomparso prematuramente, entrambi per operazioni al cuore incautamente effettuate a Napoli, la prima alla Mediterranea, il secondo al Monaldi. Vi è poi Guido Bossa: O sciaquetta, che è improvvisamente impazzito, a tal punto che su facebook ha scritto frasi ingiuriose e minacce nei miei riguardi e della mia famiglia. Tra le donne ho dimenticato di citare Filomena: A minigonna, assente da un anno, perchè in preda ad una grave depressione. Anna Maria: A madre do scemo, scomparsa nel nulla, anche alle visite guidate che in passato non ne perdeva una. Lucia: La basilicatese, quest'anno latitante, ogni volta con una scusa diversa. Antonella: A ginecologa, che viene solo se la telefono 2-3 volte ed infine un'altra Anna Maria, l'amante dell'ottico poeta ottantottenne, che dichiara di essersi trasferita ad Assisi per stare vicina alla figlia.

Passiamo ora ad una breve descrizione degli abituali frequentatori, partendo dal più importante Nicola: che trasporta nella sua auto, diversi componenti, da Giovanna, A sciangata, la più affezionata ascoltatrice da anni. Mariolina: A vedova, tra le più attempate del gruppo. Giorgio: o chiattone. Bruno: o pseudo ingegnere, abile nell'intervenire nelle discussioni. Come personaggio importante non possiamo non citare Renato: il lettore ufficiale, disposto a raggiungere il salotto con mezzi pubblici e Roberto: il lettore di riserva. Fabio: o cuntadino, una volta geologo affermato. Sergio: l'ischitano, assiduo acquirente dei miei libri ed Enzo: l'Ex presidente, che spesso fa filone perchè va in vacanza. Voglio citare anche Ignazio: vicino di villa, che il venerdì è fuori Napoli, ma acquista tutti i miei libri.

Tra le fanciulle partiamo da Marie France: A francese. Fernanda: La bona (anche se ex). Mary: a vecchia, parzialmente depressa. Rossana: A dottoressa, reduce da una bronchite stroncante. Rosa: A bionda, una volta bella, ora passabile. Maria Giovanna: A camminatrice, che raggiunge a piedi il salotto percorrendo 10 chilometri. Genny: A pittrice, donna piacente, ma spesso impegnata nel suo bed e breakfast. Carla: a riccioluta, donna colta ed affascinante e sperando di non aver dimenticato nessuna sono sempre in attesa di new entry, possibilmente giovani e di forme graziose.

Come sempre appuntamento il venerdì dalle 17:30 alle 19:30. Vi aspetto, intervenite in massa.

Achille della Ragione 

 



lunedì 5 febbraio 2024

I miei processi (parte IV)

Rebibbia 


Quando varcai la soglia del carcere credevo, memore di Poggioreale che fossi precipitato nell'inferno, viceversa dovevo a breve ricredermi, Rebibbia per me fu una sorta di paradiso terrestre. Dopo una settimana trascorsa in un reparto ordinario, dove era concessa un'ora d'aria al mattino, durante la quale concedevo consulenze mediche ai miei compagni ed un'ora di socialità al pomeriggio, occupata a scrivere lettere ai familiari degli altri detenuti, usando uno stile diverso a seconda che il destinatario fosse la fidanzata o i genitori, la direttrice mi disse che, essendo un personaggio celebre, mi avrebbero a breve trasferito nel G8, il reparto dei vip, il quale, a parte una trentina di ergastolani, ospitava personalità celebri, tra cui spiccavano i nomi di Dell'Utri e di Cuffaro, oltre ad architetti truffatori ed ingegneri imbroglioni. 

Inoltre le ore libere erano dalle 8 del mattino alle otto di sera e da maggio ad ottobre fino alle 22:30.  

  
Copertina del libro:
"Grand hotel carcere di Rebibbia"

copertina: "Favole di Rebibbia"
(libro illustrato dal piccolo
 Leonardo Carignani di Novoli)

Impegnavo il tempo in molteplici attività, di cui la principale fu iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza, dove insegnavano professori famosi ed io ebbi modo di superare 15 esami, tutti con trenta e trenta e lode.

Inoltre organizzai un cineforum, frequentai un corso di buddismo e potevo tre volte la settimana, in un teatro con mille posti, ammirare spettacoli, seduto in prima fila, di musica o cabaret, tenuti da personalità importanti, che poi volevano parlare con me, come testimoniano le foto che ho fatto insieme a Serena Autieri, Irene Pivetti ed ai Fratelli Taviani.

Tutti i giorni dedicavo due ore agli scacchi, sfidando maestri internazionali, tutti ergastolani, ottenendo lusinghieri risultati.

Mentre a Poggioreale non si reca in visita nemmeno il diavolo, a Rebibbia quasi ogni giorno venivano in visita ministri, rettori, membri della commissione europea ed il direttore, fingendosi impegnato, dopo alcune parole di benvenuto, li affidava a me o a Cuffaro per una visita accurata del penitenziario.

Durante il piacevole soggiorno fui l'unico detenuto italiano che ebbe il permesso di presentare un suo libro fuori dalle mura del carcere ed io ebbi l'altissimo onore nei locali di una celebre casa d'aste, la Minerva Auctions, localizzata a Palazzo Odescalchi e dotata di una sala con oltre cento poltrone, tappezzata di quadri importanti, di illustrare il mio best seller: Napoletanità, arte, miti e riti a Napoli, davanti ad una platea strapiena di amici venuti, oltre che da Napoli, da tutta Italia per potermi abbracciare e la soddisfazione più grande furono le parole dell'ispettore capo del Dap, Giannelli, immortalate da 3 - 4 televisioni presenti, che nel presentarmi al pubblico dichiarò: "Abbiamo l'altissimo onore di ospitare il più celebre intellettuale italiano vivente".

Chi vuole visionare l'evento basta che digiti  

https://youtu.be/MSr37Cp0sSs?si=o0ZZommNY4M8IMV5


e rimarrà stupito. Era pur vero che a Rebibbia mi trovavo bene, ma il mio desiderio era naturalmente ritornare a casa mia, per cui mi attivai per poter usufruire di arresti domiciliari per gravi motivi di salute. Come malattie vere da anni soffrivo di una severa cardiopatia, per la quale ero stato già sottoposto 2 volte ad applicazione di stent alle coronarie, all'occhio sinistro avevo una cataratta che mi privava del 90% della vista, in mezzo alle gambe avevo una vistosa ernia inguinale che da tempo protrudeva nel testicolo, per cui vi era un elevato rischio che si potesse strozzare. 

Decisi per sicurezza di aggiungere un certo numero di patologie false, partendo dalla circostanza che un detenuto del reparto aveva espulso un vistoso calcolo che mi feci regalare e dal giorno dopo finsi ogni giorno di soffrire di dolorose coliche renali, per cui mi venivano date compresse e supposte di antispastici in quantità che regolarmente buttavo nel cesso, un diabete di cui già soffrivo in forma lieve lo feci salire vertiginosamente, perché la mattina in cui mi facevano il prelievo, invece di rispettare il digiuno, ogni 20 minuti prendevo un bicchiere d'acqua con 4 cucchiaini di zucchero per cui la glicemia arrivò a 3.8, un valore che mise in allarme il medico dell'ospedale, che mi ammonì a stare attento a ciò che mangiavo, perché rischiavo il coma diabetico.

Ma la patologia più eclatante che finsi è quella di avere delle visioni: di giorno durante l'ora d'aria, tra lo stupore delle guardie parlavo con Gesù e la Madonna con le mani protese verso il cielo, mentre di notte la mia cella era spesso visitata da Satana che mi invitava ad uccidere i miei compagni di cella. Seguivano urla e schiamazzi, che cessavano solo all'arrivo dei secondini.

Mi fu prescritta una tac cerebrale, le cui lastre ancora conservo, da cui risultò che il mio encefalo era completamente calcificato. Lei riesce ancora a parlare, cammina da solo? mi chiese il radiologo, il suo cervello è quello di un uomo di novanta anni. Io sorridendo gli risposi: "è l'unica cosa che mi funziona, provi a mettere il sensore in mezzo alle gambe e dirà che ho l'età di Matusalemme".

Davanti ad una documentazione così abbondante il Tribunale di sorveglianza mi concesse i domiciliari con la motivazione che ero in imminente pericolo di vita, per cui il 30 marzo del 2014 ritornai a casa. 

31 maggio 2013
 presentazione del libro:
 "Napoletanità arte miti e riti a Napoli"

  
Achille con il senatore SALVATORE CUFFARO
   ex presidente della regione Sicilia

 

Giugno 2013 Veronica Pivetti
presenta nella biblioteca Papillon di Rebibbia
Il suo libro: "Ho smesso di piangere" 

ottobre 2013
 Serena Autieri riceve: "Favole da Rebibbia"


Achille con ALBERTONE il gladiatore

Nel frattempo la mia pena si era ridotta vistosamente, perché avevo usufruito dell'indulto del 2006, mi erano stati sottratti i domiciliari già scontati, la permanenza a Poggioreale ed inoltre a tutti detenuti che osservavano buona condotta ogni semestre venivano sottratti 45 giorni di pena e mi trovai in un momento in cui un decreto svuota carceri concedeva ulteriori 5 mesi all'anno.

I domiciliari di cui godetti erano morbidi: potevo uscire ogni mattina dalle 10 alle 12, potevo incontrare chiunque, salvo pregiudicati e tossicodipendenti e se avevo necessità di una visita medica, basta che telefonavo al commissariato avvertendo che uscivo e segnalare quando tornavo, consegnando ogni fine mese i certificati, per cui mi procurai da colleghi compiacenti di Caserta, Cava dei Tirreni e Salerno delle ricette in bianco che falsificavo e se volevo andare a cinema o a trovare degli amici potevo farlo quando volevo.

Ripresi le visite guidate ed il salotto culturale, interrotti nel 2008.

Chiesi poi l'affidamento al volontariato, che dopo alcune sedute, il Tribunale di sorveglianza mi concesse, per cui in cambio di un'ora il martedì presso il centro anti usura di padre Rastrelli in piazza del Gesù ed un'altra ora il mercoledì presso l'Asl di Poggioreale, ero libero di uscire ogni giorno dalle 7 alle 21.

E finalmente arrivò il mese di dicembre del 2016 quando ritornai ad essere un uomo libero.

Pochi mesi fa, dopo un tempo infinito di attesa, il Tribunale dei diritti dell'uomo ha stabilito che la pena a cui sono stato sottoposto era annullata, per cui potrò chiedere allo Stato un rimborso notevole di denaro, che ho già stabilito con atto notarile, che dovrà essere diviso in parti eguali tra la sede napoletana di Madre Teresa di Calcutta, il piccolo Cottolengo con sede presso la chiesa di Donnalbina, e l'Istituto dei ciechi Colosimo.

Mi ha telefonato giorni fa l'amante della sgualdrina che ha provocato il casino, il quale ha scontato 3 anni di carcere, dicendomi che, non avendo lui fatto il ricorso, non potrà usufruire del rimborso in denaro.

Il calvario è finito. Amen.

Achille della Ragione