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venerdì 13 settembre 2019

Prossime visite guidate e presentazione libri




Carissimi amici ed amici degli amici esultate, dopo lo straordinario successo della 1^ visita guidata, sabato 21 settembre replicheremo la visita gratuita!! alla mostra sulla scuola di Posillipo, con appuntamento alle 10:45 all’ingresso del Maschio angioino, del quale poi visiteremo alcune sezioni.

Vi invito alla lettura di due miei scritti sull’argomento digitando i link

http://achillecontedilavian.blogspot.com/2019/08/la-scuola-di-posillipo-una-mostra-da.html

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=il+mito+dell%27armonia+perduta

Il fine settimana successivo sono all’estero, riprenderemo sabato 5 ottobre con la visita della chiesa di S. Maria la Nova con appuntamento sempre alle 10:45.

Ma l'appuntamento più importante del 2019 sarà venerdì 18 ottobre, quando, alle 17:30, nell'aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero, ci sarà, con l'ausilio di decine di foto a colori, la presentazione del mio ultimo libro: Le ragioni di Achille della Ragione e sarà possibile acquistarne una copia per soli 15 euro.

Diffondete la notizia  ai 4 venti e ricordate che ogni settimana potrete sapere la visita successiva andando sul mio blog

www.delleragione.eu

Achille

lunedì 25 settembre 2017

2^ visita guidata e presentazione libro



Carissimi amici ed amici degli amici, esultate! La prossima visita guidata è  fissata per  sabato  30 settembre, quando visiteremo  una bella mostra  su 5 artisti contemporanei: Napoli incontra New York, che si tiene a Palazzo Zevallos (via Toledo), del quale racconteremo la storia. Poscia visiteremo le collezioni permanenti. Appuntamento ore 10:30 alla biglietteria, 3 euro, gratuito per correntisti gruppo Banca Intesa.

Ma l’appuntamento più importante, al quale non potete mancare, è martedì 3 ottobre alle ore 18:00, presso l’aula magna della chiesa di S. Maria della Libera, sita in via Belvedere al Vomero, quando si presenterà il mio ultimo libro: Posillipo e Mergellina  tra arte e storia, ricco di oltre 200 foto a colori (15 euro).

Se volete darvi uno sguardo preventivo digitate

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

Achille

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

domenica 2 febbraio 2014

Parliamo di Internet

Antonio Brunetti


I primi mesi del salotto di Donna Elvira furono caratterizzati da una presenza unicamente femminile, furono poi le stesse signore ad insistere presso la padrona di casa (opps di villa) ad accogliere un certo numero di maschietti, che furono sempre una minoranza.
in quel periodo va inquadrata la relazione tenuta dall’Ingegner Antonio Brunetti su Internet prodigi attuali e prospettive future.
Il merito maggiore del conferenziere era ed è quello di essere di essere il cugino di Elvira e per una breve biografia ci siamo rivolti al medesimo, il quale cortesemente ce la ha fornita, naturalmente via Internet.
All’esimio Dott. Achille della Ragione 
Sed et lacus quis enim mattis nonummy
Achille, Natale è passato da un pezzo e così pure Capodanno ed il miracolo non avvenne!
Avverrà adesso? Ti invierò queste note biografiche? Mah, ancora non lo so. Mò ci provo iniziando dai semplici dati anagrafici…
Nato a Portici il 23 febbraio 1956 ed ivi residente (a Milano direbbe Totò); 
studi: laurea in ingegneria meccanica; 
hobby: informatica, motociclismo, lettura (romanzi e storia), musica (tutta), scacchi (a fasi alterne e con scarso rendimento);
lavoro: finché dura, crisi permettendo, dirige l’azienda metalmeccanica di famiglia;
sposato con Emilia De Paola, insegnante di inglese al liceo Silvetri di Portici;
Due figlie, Maria Brigida, che studia fisica delle particelle; Cristiana, che studia psicologia.
Fin qui tutto facile ma ora?
In tempi felici, ma non lo sapevamo, ricoprii indegnamente il ruolo di relatore  per il nascente fenomeno di Internet al famoso salotto culturale di donna Elvira, che ben altri nomi aveva visto esibirsi.
Altro, così su due piedi, non saprei aggiungere e se anche lo facessi a pochi interesserebbe…
Poi mi hai chiesto una foto, a questo punto, sono in ballo e ballerò, per cui dopo aver stampato questa missiva, cercherò la mia foto più bella, che stranamente è quella sulla mia ultima carta di identità e la spedisco ad Elvira.
Un abbraccio Achille e scusami se ti trascuro, in realtà ti penso tutti i giorni ma, non so perché, rimando sempre il momento di scrivere e, a volte, perfino quello di leggere la tua lettera, per quanto gradita essa sia, per cui ti prego di non demordere…


domenica 26 gennaio 2014

I salotti letterari napoletani





Il salotto di Donna Elvira, che si è tenuto per più di dieci anni nella sua villa di Posillipo, ha antenati illustri, perché sin dal Settecento ed ancor più nell'Ottocento, la nobiltà e l'aristocrazia del pensiero napoletana amava incontrarsi periodicamente nei loro lussuosi salotti non solo per sfoggiare le nuove tolette, ma anche e soprattutto per discutere, discutere, discutere.
Tra quelli di maggiore spessore culturale va annoverato il celebre "Salotto giallo" del magistrato irpino Giovanni Masucci, il quale, sull'onda del magistero desanctisiano del circolo filologico, si riuniva ogni martedì e tra i partecipanti letterati del calibro di Emile Zola, Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli. Un faro della cultura come Benedetto Croce lo si poteva incontrare giovanissimo nel cenacolo letterario di Riccardo ed Enrichetta Carafa D'Andria.
Particolarmente ambite e sempre affollati, con rimbalzo sulle cronache mondane dei giornali, quelli del Principe Tricase, della Marchesa Sessa e della famiglia Barracco, antenati del marito della battagliera Mirella giustamente denominata ai nostri giorni per le sue lodevoli iniziative "L'ultima regina di Napoli" (e per la cui biografia rinvio alle pagine del 1° tomo del mio "Quei Napoletani da ricordare").



giovedì 5 dicembre 2013

Esperto di lotto e di Pulcinella

Domenico Scafoglio

Domenico Scafoglio è un amabile divulgatore, Professore ordinario di Antropologia Culturale, ha insegnato all'Università di Salerno e prima ancora all'Università della Calabria. Ha tenuto corsi all' Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli e all'Università di Nizza. ha preparato corsi on line dell'Università di Pisa per stranieri. Ha tenuto lezioni e seminari in Università italiane e straniere, tra cui l'Università San Carlos del Guatemala, l'Università Autonoma Metropolitana del Messico, l’Instituto Nacional de Antropologia e Historia del Messico. le Università di Roma "La Sapienza", Napoli "Federico II'', Milano "La Bicocca". Genova, Brescia, Foggia, Chieti. Ha fondato e diretto all'Università di Salerno il Laboratorio Antropologico per la Comunicazione Interculturale e il Turismo, presso cui ha organizzato e diretto il master "La Gestione dei beni etnografici", dopo aver ideato e diretto corsi post laurea su "Psicoanalisi del testo e della scena" e sull'impatto turistico. Ha fatto parte del Direttivo dell' Associazione Italiana per le Scienze Antropologiche, all'interno della quale ha fondato e coordinato la sezione "Antropologia e Letteratura". 
É presidente de "La Rete - Associazione per l'Integrazione dei Saperi Antropologici, Letterari Psicologici". Ha pubblicato oltre cinquanta volumi tra opere proprie e curatele ed è autore di oltre centocinquanta saggi 
pubblicati su riviste italiane e straniere.
Il suo forte ed il suo debole è lo studio della storia e delle tradizioni popolari campane argomento sul quale ha scritto numerosi libri, tra il quali ricordiamo: 
Lazzari e giacobini. La letteratura per la plebe (Napoli 1799) 1980.
La maschera della cuccagna Spreco, rivolta e sacrificio nel Carnevale napoletano 1981.
Norma e trasgressione nella letteratura popolare 1984.
Pulcinella. Il mito e la storia (in collaborazione con L. Lombardi Satriani) 1992.
Contesti culturali e scambio verbale nella Napoli contemporanea 1995.
Il gioco del lotto a Napoli 1999.
Quando partecipò al salotto di mia moglie Elvira parlò del gioco del lotto, esponendo con dovizia di particolari la sua storia ed il particolare rapporto che lo lega a Napoli, con il complesso di credenze e superstizioni legate alla magia dei numeri, ai riti propiziatori all’illusione cabalistica.
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di consultare in rete il mio scritto “Il lotto il sogno dei poveri” .

domenica 1 dicembre 2013

UN ESPERTO DEL SOL LEVANTE

Franco Mazzei

Franco Mazzei, nato a Vernole nel 1939, è un’orientalista, massimo esperto di storia del Giappone, docente all’Orientale di Napoli.
Dopo gli iniziali studi all'Università Cattolica di Milano, si è laureato in Lingue e Civiltà Orientali presso l'allora Istituto Universitario Orientale di Napoli. Specializzatosi presso l’Istituto Storiografico di Tokyo, è stato dal 1968 al 1971 visting professor all’Università di Studi Stranieri di Tokyo. Dopo una breve esperienza nel corpo diplomatico, nel 1979 diventa professore presso l’Orientale; dapprima docente di Storia e Civiltà dell’Estremo Oriente, ha occupato le cattedre di Storia moderna del Giappone e Relazioni Internazionali. È stato poi Preside della facoltà di Scienze Politiche dell’Orientale. Attualmente è titolare o ricopre comunque l’insegnamento di World politics, Geopolitica e geoeconomia dell’Estremo Oriente, Storia e istituzioni dell’Asia, Storia e istituzioni della Cina.
Dal 1985 al 1993, Mazzei è stato consigliere presso l’Ambasciata d’Italia di Tokyo; continua a collaborare con il Ministero degli Affari Esteri. Nel 1993, per meriti culturali, ha ricevuto dall’Imperatore del Giappone l’Ordine del Tesoro Sacro. Nel 2006 ha ricevuto l’Ordine del Sol Levante.
Ha diretto progetti di ricerca e pubblicato numerosi saggi e una ventina di volumi. Collaboratore esterno di rubriche radio-televisive, consulente scientifico della RAI (Roma), ricopre incarichi in varie istituzioni scientifiche ed è membro di numerose organizzazioni culturali. Tra l’altro è membro fondatore dell’AISTUGIA,  membro del Comitato Scientifico delle riviste “Il Giappone”, “Mondo Cinese” e “Asia Maior”, dell’Associazione Italia-Cina, della SIOI (sede di Napoli) e della School of East Asia Studies (SEAS) di Kyoto.
Ha ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero, fra cui il Premio Internazionale OKANO nel 1993 per meriti culturali. Ha ricevuto da S.M. l’Imperatore del Giappone nel 2004 l’onorificenza dell’Ordine del Sol Levante con raggi d’oro e collare, per meriti acquisiti nel promuovere i rapporti tra l’Italia e il Giappone.
Dall’anno accademico 2010/11 parteciperà all’insegnamento della prima laurea magistrale in “International Relations” in lingua inglese della LUISS Guido Carli.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: “Il capitalismo giapponese”, “Stadi di sviluppo 1979”, “La nuova mappa teoretica delle relazioni internazionali 2001”, “Relazioni internazionali”, “Teorie e problemi 2005 “,  “Asia al centro 2006”. 
“La risposta del Giappone alla sfida modernizzante dell’Occidente”, in R. Caroli (a cura di), 1968 - Italia-Giappone: intrecci culturali, Cafoscarina, Venezia, 2008. 
Tibet e Cina, una ferita aperta, National Geographic “TIBET”, 2008.
“La diversità delle risposte del Giappone e della Cina alla modernità e alla globalizzazione”, Atti del XXX Convegno di Studi sul Giappone, Congedo Editore, Galatina, 2008.
Il Visitatore - Cina e Giappone: il XVI secolo vive nel presente, con V. Volpi, Vesperali in Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, regia di Gladio Laiso, Lugano 2 marzo 2008 (CD).
“Il ritorno del Giappone”, Limes (Quaderni speciali), 2007-5.
“Cosa resta del grande timoniere”, Politica Internazionale, numero speciale “Le vie dell’Oriente”, IPALMO, 2009.
Manuale di politica internazionale, in collab. con R. Marchetti e F. Petito, Egea, Milano, 2010.
La rivincita della mano visibile. Il modello economico asiatico e l’Occidente, con V. Volpi, EGEA, Milano, 2010.
“Locomotiva dell’economia mondiale o potenza revisionistica?”, Mondo cinese, n.143, novembre 2010.
World Politics. Appunti e riflessioni sulla politica internazionale, L’Orientale Editrice, Napoli, 2010.
“Il Giappone e i gesuiti al loro primo incontro”, in L. Bienati e M. Mastrangelo (a cura di), Un’isola in Levante – Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, ScriptaWeb, Napoli, 2010.
F. Mazzei, P. Carioti (a cura di), Oriente, Occidente e dintorni, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” - Dipartimento di Studi Asiatici e IsIAO, 5 voll., Napoli-Roma, 2011.
“Ripristinare la via della seta”, in F. Mazzei, P. Carioti (a cura di), Oriente, Occidente e dintorni, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” - Dipartimento di Studi Asiatici e IsIAO, Napoli-Roma, 2011.
Relazioni Internazionali, Egea, Milano, 2012.
“Orientalismo - Vecchi retaggi e nuove prospettive”, P. Frascani (a cura di), Nello specchio del mondo: l’immagine dell’Italia nella realtà internazionale, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Napoli 2012.
“Tradizioni buddhiste e cultura giapponese. – Introduzione”, C. Bulfoni (a cura di), Tradizioni religiose e trasformazioni sociali dell’Asia Contemporanea (Religious traditions and social transformations in contemporary Asia), Biblioteca Ambrosiana, Bulzoni Editore, Milano 2012. 
Brillante fu la sua relazione al salotto di mia moglie dove, assieme a Massimo Galluppi e Maurizia Sacchetti parlò dei rapporti tra l’Italia e l’Oriente e sulla comunità cinese di Napoli.

venerdì 29 novembre 2013

UN PROFONDO ESPERTO DEL MEDIOEVO

Errico Cuozzo


Il professor , dopo essere stato docente di Storia medioevale alla Federico II dal 1969 al 1990, si è trasferito al Suor Orsola Benincasa, dove ha ricoperto la carica di preside della Facoltà di Lettere.
È Socio ordinario della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti in Napoli; socio ordinario dell’Accademia Pontaniana; socio della Insigne Accademia Pontificia dei Virtuosi al Pantheon; componente del Direttivo della Società Napoletana di Storia Patria; componente del Direttivo del Centro Europeo di Studi Normanni; componente 
del Comitato scientifico dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli; collaboratore di riviste medievistiche italiane ed europee; collaboratore dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo alla riedizione del Repertorium Fontium Historiae Medii Aevi; collaboratore del “Dizionario Biografico degli Italiani”; collaboratore del 
Lexikon des Mittelalters ; dirige con G. Galasso e P. Craveri la collana “Historica” dell’Istituto Suor Orsola Benincasa; dirige con M. Caravale e O. Zecchino la collana 
“Fonti e Studi” del Centro Europeo di Studi Normanni edita da Laterza; dirige con A. Cernigliaro e O. Zecchino la collana “Medievalia” del Centro Europeo di Studi Normanni; è direttore della Collana “Alle radici dell’Europa. Pellegrinaggio alle 
Fonti”, Città del Vaticano. 
Nel 1999 è stato nominato componente della Commissione di Garanzia per la selezione dei programmi di ricerca scientifica presentati dai docenti delle Università italiane; tale incarico gli è stato riconfermato per l’anno 2000, e per il 2001. 
In data 28 aprile 2004 è stato designato quale rappresentante MIUR in seno al Consiglio di Amministrazione della Libera Università “S. Pio V” di Roma. Il prof. Cuozzo ha ricoperto tale incarico anche nei trienni 1998/2000, 2001/2003. 
É attualmente componente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Italiano di Scienze Umane con sede in Firenze. 
È autore di numerose pubblicazioni:
Riflessioni in margine all’itinerario di Roberto il Guiscardo nella spedizione contro Salerno del 1076, in “Rivista Storica Italiana”, 81 (1969), pp. 706-720. 
Il “Breve Chronicon Northmannicum”, in “Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano”, 83(1971), pp. 131-232. 
Un vescovo della Longobardia minore: Alfano arcivescovo di Salerno (1085), in “Campania Sacra”, 6 (1975), pp. 15-29.
“Quei maledetti Normanni”. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno normanno, Napoli 1989. 
Normanni. Nobiltà e cavalleria, Salerno 1995. 
La nobiltà dell’Italia meridionale e gli Hohenstaufen, Salerno 1995. 
Federico II. Le tre capitali del Regno. Palermo- Foggia- Napoli, Napoli 1995 (in collaborazione con J.-M. Martin). 
Normanni. Feudi e feudatari, Salerno 1996. 
Storia illustrata di Avellino e dell’Irpinia, vol. II: Il Medioevo, a cura di E. Cuozzo, Avellino-Salerno 1996. 
Storia illustrata di Avellino, voll.VII-VIII: “Artificiosa Irpinia”, a cura di E. Cuozzo, Avellino-Salerno 1997.  Le pergamene di S. Cristina di Sepino (1143-1463), a cura di E. Cuozzo e J.-M. Martin, Sources et documents d’Histoire du Moyen Age, publiés par l’École française de Rome, I, Roma 1998. 
Cavalieri alla conquista del Sud. Studi sull’Italia normanna in memoria di Léon-Robert Ménager, a cura di E. Cuozzo e J.-M. Martin, Bari-Roma 1998. 
La cavalleria nel Regno normanno di Sicilia, Salerno 2002.
Regesti dei documenti dell’Italia meridionale (570-899), ?cole française de Rome, Roma 2002 (in collaborazione con J.-M. Martin, S. Gasparri, M. Villani). 
Studi in onore di Giovanni Cirelli, a cura di Errico Cuozzo, Salerno 2002. 
Federico II. Rex Siciliae, Salerno 2003. 
Studi in onore di Salvatore Tramontana, a cura di Errico Cuozzo, Salerno 2004 
Lo Stato pontificio nel Medioevo, Salerno 2006. Quando fu relatore nel salotto culturale appassionò il pubblico parlando di Federico II.     

giovedì 28 novembre 2013

Il cugino di Totò

Federico De Curtis

Tra gli ospiti che hanno apportato significative novità degne di essere divulgate va annoverato , cugino del grande Totò ed abituale frequentatore del salotto di mia moglie.
Egli nel corso di due relazioni ci fece conoscere una serie di segreti ignoti agli stessi specialisti dell’illustra Principe del sorriso.
Prima di discutere della nobiltà dell'artista vorremmo spendere qualche parola su un aspetto trascurato dell'arte di Totò: il surrealismo. Il genio di Totò è universale ed incommensurabile, ma la sua fama è sempre stata circoscritta ai confini patri, colpa di una critica miope, quando l'attore era in attività, di traduzioni e doppiaggi a dir poco deleteri e di una distribuzione all'estero maldestra ed approssimativa. 
Negli ultimi anni grandi rassegne in Europa ed oltreoceano sui suoi film più celebri hanno in parte colmato questa grave lacuna, ma forse è troppo tardi per portare in tutto il mondo il suo umorismo straripante, la sua figura dinoccoluta, la sua maschera comica e tragica allo stesso tempo, degna della fama e dell'immortalità di un archetipo greco. Il ritmo dei suoi film mostra i segni del tempo, né più né meno della produzione di mitici personaggi come Chaplin o Gianni e Pinotto ed è un peccato che dalla sua immutata vitalità possano continuare a trarre linfa vitale solo gli Italiani e pochi altri.
Il Totò surreale che si esprime già nei suoi film più antichi e nel suo teatro, del quale purtroppo non è rimasta che una labile traccia, è stata sottovalutata anche dalla critica più attenta. Nei trattati di cinematografia infatti si parla soltanto di Bunuel e delle sue impeccabili creazioni e non vi è un solo rigo sul funambolismo verbale di Totò, che avrebbe fatto impazzire i fondatori del surrealismo, i quali avrebbero sicuramente incluso qualcuna delle sue battute nel Manifesto del nuovo verbo. 
I due orfanelli, uno dei suoi primi film, in coppia con Campanini, ne è la lampante dimostrazione. L'altro giorno è stato messo in onda dalla televisione ed ho potuto gustarlo credo per la centesima volta. Quelle sue battute al fulmicotone, immerse in un'atmosfera onirica, cariche di antica saggezza invitano alla meditazione ed acquistano smalto ed attualità col passare del tempo. Sono degne di un'antologia da studiare in tutte le scuole. Ne rammento qualcuna per la gioia della sterminata platea dei suoi ammiratori: 
Ai generosi cavalieri corsi a salvarlo nelle vesti di Napoleone. 
"Ma quando mai coloro che provocano le guerre corrono dei pericoli" 
All'amico che gli manifestava stupore nel constatare che i cattivi vengono premiati ed i buoni vengono castigati. 
"Ma di cosa ti preoccupi la vita è un sogno" 
Ed infine all'abate Faria che lo invitava a scappare 
"Ma perché debbo scappare, sono innocente" 
"Proprio perché sei innocente devi avere paura della giustizia!".
Una frase scultorea sulla quale ho avuto occasione più volte di meditare nel corso della mia ingiusta detenzione nel carcere di Rebibbia.
Una frase scultorea che ho fatto mia di recente, mentre moderavo la presentazione di un libro in presenza di magistrati di altissimo rango e che mi ha permesso di fare un figurone.
Ma ritorniamo al racconto del cugino di Totò, il quale con squisita gentilezza ci ha fornito una serie di notizie che, integrate da alcune ricerche genealogiche, ci permette oggi di escludere categoricamente la nobiltà tanto agognata da Totò, perché lo riscattava da un triste passato di figlio di N.N.
Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Commneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, Altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e d’Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte e duca di Drivasto e di Durazzo, così amava definirsi il grande Totò, il quale pur di fregiarsi di questi altisonanti titoli nobiliari spese una fortuna, ma senza rimpianti.
Questa sfilza di titoli, a cui tanto teneva il Principe del sorriso non furono altro che il frutto di un raggiro ad opera di un tal Pellicani, esperto di araldica oggi ottantenne ma ancora attivo con studio a Roma e a Milano.
Il primo a sentire puzza di bruciato e odore di truffa fu Indro Montanelli e lo esplicitò in un suo articolo, ma all’epoca non vi erano le prove inoppugnabili dello scartiloffio.
Oggi viceversa sono disponibili due ben distinti alberi genealogici, uno di Totò e della sua famiglia e l’altro di un tal Camillo de Curtis, un gentiluomo di settantanove anni, da anni residente a Caracas, legittimo erede dei pomposi titoli nobiliari, assunti in epoca remota da un suo avo tale Gaspare de Curtis.
Il Pellicani, che tra l’altro, come ci ha assicurato il colonnello Bellati, è stato per un periodo ospite dello Stato…creò, secondo quanto riferitoci dal tenore De Curtis, che da decenni s’interessa alla vicenda, documenti dubbi, quali una sentenza del Tribunale di Avezzano emessa nel 1914, pochi mesi prima che un cataclisma devastasse la città, distruggendo la cittadella giudiziaria ed altre due sentenze, l’una del 1945, l’altra del 1946, del Tribunale di Napoli, oggi conservate all’Archivio di Stato, completamente diverse nella grafia da tutte le altre carte contenute nel faldone ed inoltre pare combinò artatamente le due discendenze carpendo l’ingenuità del grande artista che, una volta riconosciuta la sua preclara discendenza, fino alla morte amò distinguere la maschera, irriverente scoppiettante e canzonatoria, dal Nobile, gentile, educato e distaccato dagli eventi e dalle passioni. Pubblichiamo per la prima volta questi due alberi genealogici, uno dei quali indagato fino al 1750 e dal loro esame è incontrovertibile che il marchese Camillo de Curtis appartiene ad una diversa schiatta.
Ciò che abbiamo riferito sulla base delle confidenze del maestro Federico, non sposta naturalmente una virgola nella straripante venerazione con cui legioni di estimatori ricordano il grande, inimitabile, immortale artista e tra questi ai primi posti, teniamo a precisare a scanso di equivoci, sta il sottoscritto, il quale ha rivisto ogni film di Totò non meno di quaranta - cinquanta volte ed è in grado di ripeterne a memoria qualsiasi battuta, tutte le poesie e tutte le canzoni. Ma a proposito di canzoni, trovandoci, vogliamo rendere pubbliche altre confidenze forniteci gentilmente dal parente dell’attore, cugino di secondo grado, il quale, a riguardo dell’indimenticabile canzone “Malafemmina” tiene a precisare che la stessa fu dedicata alla moglie Diana, ancora oggi vivente e non a Silvana Pampanini, che l’idea della melodia Totò la prese da una analoga canzone dello zio, padre del maestro Federico, ed infine che a ritoccare musica e parole misero mano il maestro Bonagura e Giacomo Rondinella. E per terminare anche la famosa “Livella”si mormora fosse stata corretta… da Mario Stefanile.
E siamo inoltre certi che Totò dalla tomba se leggesse ciò che abbiamo scritto saprebbe commentare le nostre parole se non con una pernacchia almeno con un perentorio: ”Ma ci facciano il piacere”.



martedì 26 novembre 2013

UN AMANTE DI PROUST

Gennaro Oliviero


Gennaro Oliviero, nato a Portici-Na il 4/6/1940, ha insegnato discipline giuridiche nelle Università di Napoli, Bari e del Molise, ricoprendo numerosi incarichi e ruoli istituzionali. È autore di pubblicazioni di successo, tra cui “Il Travet perduto” e “Come quando dove”. Ha compiuto missioni umanitarie in Iraq a seguito delle quali ha pubblicato il libro “La Babilonia imprigionata” (Clean Editrice, 1994, segnalato alla Galassia Gutenberg del 1995). Ammiratore dell’opera di Proust fin dalla prima giovinezza e fondatore dell’“Associazione Amici di Marcel Proust” (1998), ha dato vita alla pubblicazione del “Bollettino d’informazioni proustiane” e successivamente alla rivista “Quaderni Proustiani” di cui è attualmente redattore. Ha promosso la realizzazione della “Saletta Marcel Proust” di Napoli (Via Giuseppe Piazzi 55), luogo di aggregazione per conferenze, seminari e letture. Nel 2010, in occasione della visita della delegazione francese proveniente da Illiers-Combray, guidata da Mireille Naturel, (Segretaria generale della Société des Amis de Marcel Proust et des Amis de Combray) ha allestito un “museo” proustiano con libri, locandine, cimeli, ecc. nella Galleria Monteoliveto di Napoli. È autore di numerosi scritti riguardanti l’opera di Proust. È curatore del “Giardino di Babuk” (Via Piazzi 55 – Napoli) luogo di incontro per manifestazioni letterarie,artistiche e musicali,dal quale ha preso avvio il ciclo pittorico di Lavinio Sceral, ispirato ai temi proustiani; il museo Marcel Proust di Illiers-Combray ha accolto in esposizione permanente la sua opera “La Cattedrale Bianca”. Abituale frequentatore del salotto tenne una conversazione su Proust, un autore molto amato da mia moglie, ed approfondì, dopo averle lette alcune delle più belle pagine del suo libro più famoso: “ Alla ricerca del tempo perduto”.

UNO STORICO VATICANISTA

Guglielmo de’ Giovanni Centelles


Il professor Guglielmo de’ Giovanni Centelles, docente di Storia del mediterraneo al Suor Orsola Benincasa ed alla Pontificia Università Gregoriana, è anche giornalista ed è stato a lungo inviato speciale presso il Vaticano, per conto di un importante quotidiano. Nominato Accademico Pontificio di Belle Arti e lettere è anche cavaliere di Malta e grande ufficiale del Santo sepolcro. 
Ha pubblicato cinque volumi di carattere mediterraneistico - San Giorgio e il Mediterraneo, Città del Vaticano, Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere, 2004; Arte e cultura del Mediterraneo nel XX secolo, Roma, Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, 2004; La Cronaca di Ramón Muntaner, Unesco-Fundació Jaume II el Just, València, 2005; Mercurino, Carlo V e l’Europa, Città di Gattinara, 2005; Ruggiero I gran conte di Sicilia, Roma, IBI, 2007. 
Alla riunione nel salotto tenne una lezione magistrale su Corradino di Svevia, un personaggio centrale nella storia della città.

L’ARCHITETTO DELLA CITTÁ STORICA

Italo Ferraro 


Italo Ferraro è nato nel 1941 a Napoli, dove si è laureato in architettura attraversando la stagione delle lotte studentesche degli anni ‘60. Da allora ha svolto, parallelamente, attività di insegnamento universitario, progettazione e ricerca. L’impostazione dei suoi studi e della sua attività ha avuto costante riferimento al pensiero di Aldo Rossi, il grande architetto milanese scomparso nel 1991. Subito dopo la laurea, ha insegnato al Politecnico di Napoli come assistente di Luigi Cosenza ed in seguito, nella Facoltà di Architettura, ha avuto vicinanza di studi e di propositi con Agostino Renna, Umberto Siola, Salvatore Bisogni. Da circa dieci anni, dopo avere svolto un’ampia attività di ricerca anche teorica sulla città storica e moderna, italiana ed europea, si è decisamente concentrato negli studi di Napoli, fino al grande progetto di Napoli. Atlante della città storica, di cui sono stati pubblicati i primi tre volumi :
Vol. 1: CENTRO ANTICO (dic. 2002)
Vol. 2: QUARTIERI BASSI ED IL “RISANAMENTO” (dic. 2003)
Vol. 3: QUARTIERI SPAGNOLI E “RIONE CARITÀ” (dic. 2004)
Si tratta di un’opera monumentale, ogni volume ha più di 1000 pagine con centinaia di foto, la quale, una volta conclusa, rappresenterà una vera e propria Bibbia sulla città, indagata scrupolosamente in ogni punto e sulla quale studieranno generazioni di studiosi.
Purtroppo si tratta di un’opera costosa, la cui diffusione ha incontrato un ostacolo notevole nelle tasche sempre meno fornite dei lettori, a tal punto che la prima casa editrice non riteneva di continuarla, ma Italo non si è dato per vinto ed ha fondato lui stesso una casa editrice, purtroppo poco appoggiata dalle istituzioni.
La conversazione nel salotto di mia moglie si sviluppò sul primo volume della collana, di cui conservo gelosamente nella mia biblioteca una copia con dedica, che ho letto e consultato più volte.
Dopo la teoria siamo passati alla pratica e con Italo come guida, ci siamo recati più volte in corpore vile (sul posto) ad approfondire l’argomento. In particolare ricordo la visita del quartiere sanità, che fece affluire tra amici ed amici degli amici oltre cento persone.
L’augurio è che Italo, quanto prima possa concludere la sua opera, che oltre a rappresentare un sostanzioso testamento spirituale, costituirà il più bel regalo che un intellettuale può fare alla città di cui è innamorato.

L’OTTOCENTO NAPOLETANO SVISCERATO

Luisa Martorelli

Luisa Martorelli, valida funzionaria della nostra sovrintendenza, è la maggiore esperta di arti figurative dell’Ottocento e punto di riferimento delle mostre che si sono organizzate su quel periodo in primis civiltà dell’ottocento. 
Elenchiamo le sue opere sull’argomento:
- Domenico Morelli e il suo tempo: 1823-1901 dal romanticismo al simbolismo / [a cura di Luisa Martorelli]. - [Napoli] : Electa Napoli, [2005]. - 287 p.: ill.; 28 cm. (Catalogo della Mostra tenuta a Napoli nel 2005-2006. Monografia 2005
- Eroine invisibili: storie di donne dalle collezioni della provincia di Napoli e della Pinacoteca provinciale di Bari / [catalogo e mostra a cura di Clara Gelao e Luisa Martorelli]. - [S.l.] : Arte’m, 2010 (Cava dei Tirreni : Grafica Metelliana). - 205 p.: ill. ; 24 cm. (Catalogo della mostra tenuta a Bari, Pinacoteca provinciale, dal 4 dicembre 2010 al 29 maggio 2011. Monografia 2010
- Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio a Napoli e in Italia dal ‘600 all’800 / Sergio Ortolani; a cura di Luisa Martorelli; presentazione di Mario Baccini; introduzione di Nicola Spinosa; [prefazione di Raffaello Causa]. - Sorrento : F. Di Mauro, 2009. - 355, [4] p. : ill. ; 33 cm + 1 CD-ROM . (In custodia. Monografia 2009
- Giacinto Gigante e la scuola di Posillipo. - Napoli: Electa Napoli, [1993]. - 103 p.: ill. ; 28x25 cm. (In testa al front.: Soprintendenza per i beni artistici e storici di Napoli. - Catalogo della mostra tenutasi a Napoli nel 1994. - Mostra e catalogo a cura di Luisa Martorelli. Monografia 1993.
- Luigi Toro (1835-1900) : pittore e patriota dell’800 / a cura di Gaetano Mastrostefano; contributi di Maria Elena Maffei, Gianluca Puccio; introduzione di Raffaele Croce; presentazione di Luisa Martorelii. - Marina di Mintumo: Armando Caramanica, 2012. - 188 p. ; in gran parte ill. ; 28 cm. Monografia 2012.
- Napoli: la mappa e la maschera / di Luisa Martorelli e Serena Mormone.
- Il Palazzo della Prefettura / Ugo Carughi, Luisa Martorelli, Annalisa Porzio [Napoli]: S. Civita, [1989]. - 188 p. : ill. ; 31 cm. Monografia 1989
- La patria, l’arte, la donna: Francesco Saverio Altamura e la pittura dell’Ottocento in Italia / a cura di Christine Farese Sperken, Luisa Martorelli, Francesco Picca. - Foggia : Grenzi, 2012 - 263 p. : ili. ; 31 cm. (Catalogo della mostra tenuta a foggia nel 2012-2013. Monografia 2012
- Problematiche figurative del Novecento : Documenti biografici di Gennaro Villani / Luisa Martorelli ; Presentazione di Marina Causa Picone. - Ercolano (Na) : La Buona Stampa, stampa 1987. - 96 p., [87] e. di tav. ; 29 cm. Monografia 1987
- La Reggia di Portici nelle collezioni d’arte tra Sette e Ottocento / a cura di Luisa Martorelii. - Napoli : Elio de Rosa, [1998]. - 63 p. : ill.; 24 cm. (In testa al front.: Comune di Portici, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia. Monografia 1998
- La Scuola di Resina nella collezione della Provincia di Napoli e da raccolte pubbliche e private / progetto della mostra e catalogo a cura di Luisa Martorelli.   Napoli : Arte’m, 2012. - 95 p. : ill. ; 24 cm. (Catalogo della mostra tenuta a Napoli nel 2012-2013
- Storie di donne: letteratura, società e tradizioni nella pittura napoletana di Otto e Novecento : Napoli, Galleria moderna del pio monte della misercordie 16 dicembre 2008 - 30 maggio 2009 / [cura di Luisa Martorelli]. - [Napoli] : Arte’m, [2008]. - 96 p. : ill. ; 24 cm. (Catalogo della Mostra. Monografia 1987
- Trentanovesima Mostra di pittura Francesco Paolo Michetti : Francavilla al Mare, 1987 / \a cura di Luisa Martorelli!. - Francavilla al Mare : Fondazione F. P. Michetti, 1987. - 199 p. : ill. ; 22 cm. (Catalogo della Mostra: Smargiassi e il suo tempo. - Con una scelta di scritti di vari. Monografia 1987.
Al salotto accompagnò Massimo Ricciardi e fu prodiga di particolari su maggiori artisti napoletani dell’Ottocento.
                          

UNO STUDIOSO DEI PAESAGGISTI

Massimo Ricciardi


Massimo Ricciardi, già scrittore di importanti monografie d’arte, nonchè attento studioso dei paesaggisti italiani e stranieri che hanno lavorato a Napoli nei secoli XVIII e XIX, è l’autore del volume Giovanni Giordano Lanza, Viaggio pittorico nel paesaggio napoletano. L’opera, realizzata nell’atelier della Voyage Pittoresque di Napoli, in soli mille esemplari, è parte della collana Impronte, che illustra la vita e le opere degli artisti partenopei.
L’intento di scrivere una pubblicazione su Giovanni Giordano Lanza sta nel fatto che “la bibliografia sugli artisti napoletani dell’Ottocento, già non particolarmente ampia, risulta assente in relazione a monografie sugli artisti comprimari, dispregiativamente definiti minori”. Nel caso di Giordano Lanza, non si è trattato semplicemente di riempire un vuoto, ma di chiarire notizie confuse e spesso incongrue su di esso. 
Artista emozionale
Giovanni Giordano Lanza, nato a Napoli nel 1827, artista emozionale più che tecnico, menzionato da Vittorio Spinazzola come “un disegnatore fortissimo”, è un poco conosciuto pittore della seconda generazione della famosa scuola di Posillipo, ovvero di quel gruppo di artisti paesaggisti che si formarono a Napoli tra gli anni trenta e quaranta dell’Ottocento. L’indagine storica condotta da Ricciardi su documenti ufficiali, ci permette di avere notizie biografiche certe relative al pittore napoletano: l’estratto di nascita e quello della sua morte, la sua frequentazione dell’Accademia delle Belle Arti, e le varie residenze che l'artista cambiò nell’arco della sua vita. La ricerca storica di Giordano ha permesso di scoprire alcune curiosità, tra le quali forse la più singolare è costituita dal fatto che Giordano Lanza nacque nello stesso palazzo che avrebbe ospitato, pochi anni dopo, Giacomo Leopardi. 
Legami con Leopardi
Per cui “una strana coincidenza ha unito il cantore elegiaco delle umane vicende , con uno tra i più intimisti, sobri e misuratori pittori napoletani facendoli ritrovare, forse non solo idealmente, nello stesso luogo”. Nella panoramica delle riproduzioni delle opere del pittore in appendice al volume, appaiono evidenti, senza forzature, le analogie che legano le atmosfere malinconiche, venate di rimpianto, di molte liriche leopardiane, con quelle che caratterizzano gran parte della produzione di Giovanni Giordano Lanza. Il pensiero va alle opere più conosciute, ovvero agli acquerelli dell’ultimo periodo, come Napoli da Mergellina o Sant’Arcangelo di Cava, nei quali “ogni elemento, dalla gamma delle tinte tendente quasi al monocromatico alle cadenze lente con cui i personaggi si muovono sulla scena, sembra contenere in sè un senso di languida e profonda malinconia”. 
Al momento della sua morte, avvenuta nel 1898, Giovanni Giordano Lanza era conosciuto come disegnatore e non come artista e pittore. Questo malinteso, spiega Giordano, era dovuto al fatto che l’artista fondava la sua attività sulla preparazione personale del disegno a mano libera, facendo apparire la sua opera come “un percorso di una memoria del paesaggio” del quale egli si propone coma estremo difensore. E, senza mai cadere nella corruzione commerciale, comune alle gouaches del tempo, “egli persevera nel disegno e colora ad acquerello vedute con assoluta libertà”. Un atto di profonda umiltà e amore per la sua professione.
In precedenza Massimo Ricciardi aveva pubblicato un importante libro, riccamente illustrato, dedicato ai paesaggisti stranieri attivi a Napoli nel Settecento e nell’Ottocento. Lo conobbi grazie al mio caro amico Mario Alberto Pavone, docente di storia dell’arte all’Università di Salerno, e nel salotto venne in compagnia di Luisa Martorelli, funzionaria della Sovrintendenza e grande esperta dell’Ottocento napoletano. Furono proiettate foto di dipinti tra cui anche il panorama di Posillipo, capolavoro del Richardson, dopo averlo ammirato dal vero sulle pareti del mio salotto. (Per chi volesse vederlo lo troverà su internet nel capitolo “Posillipo il paradiso terrestre” del mio libro “Napoletanità: arte, miti e riti a Napoli”.

LA PUBBLICITÁ IN ORIENTE

Maurizia Sacchetti


Maurizia Sacchetti, illustre docente presso l’Orientale ed esperta sinologa, nell’ambito della riunione a tre voci tenutasi nel salotto sulla civiltà cinese, approfondì un aspetto singolare di marketing, sottolineando che per vendere un prodotto bisogna conoscere la cultura del potenziale acquirente.
Quanto sia importante una attenta pubblicità nei paesi di diversa cultura è dimostrato dal fallimento di alcune campagne pubblicitarie. Il sapone Ivory aveva costruito la sua pubblicità puntando su spot sostanzialmente descrittivi: una famiglia di contadini cinesi, padre, madre e figli lavorano nei campi per il trapianto del riso. Al ritorno, sporchi di terra, si lavavano gioiosamente con Ivory. Non ci fu incremento delle vendite e una indagine supplementare dimostrò che l’immagine del contadino sporco veniva considerata denigratoria. Quel prodotto, quindi, non poteva suscitare simpatie. Un altro caso ben noto è la campagna pubblicitaria dell’aspirina Bayer nei paesi di lingua araba: si era prevista un’immagine suddivisa in tre parti, in ognuna vi era rappresentato il volto di un uomo: quello di sinistra era corrucciato e sofferente, quello di mezzo un po’ più sollevato, quello di destra decisamente sorridente. Rappresentava il cambiamento avvenuto dopo aver ingerito la famosa aspirina. I potenziali consumatori si misero a ridere e le vendite subirono una diminuzione.
Perché in arabo si legge da destra a sinistra. E la Bayer fu costretta a ritirare velocemente un tipo di pubblicità che in Occidente aveva dato buoni risultati.
Coca Cola: in cinese si trascrive con quattro sino grammi che si pronunciano kekou kele, un suono leggermente diverso dall’originale, ma riconoscibile. I quattro sino grammi hanno donato al nome un nuovo significato: «è buono ed è gioia». Il bicchiere di Coca Cola, al bar, viene chiesto usando solo le ultime due sillabe, cioè si chiede un «bicchiere di kele», vale a dire «un bicchiere di gioia».
Pepsi Cola: si pronuncia baishi kele ed è un vero e proprio augurio, perché i primi
due sinogrammi introducono un concetto: «cento cose» (o «cento affari», lì dove «cento» è da intendersi anche come numero illimitato). Gli ultimi due, come per la Coca Cola, apportano l’idea della gioia. Baishi, inoltre, è la prima parte di una frase augurale molto usata (e anche abusata) che suona: Wanshi ruyi: «Diecimila cose come tu le desideri».
Cornetto: il cornetto Algida (in Cina è commercializzato dalla Wall’s) si trascrive Keaiduo, tre sinogrammi che significano «si ama molto». Ma nel linguaggio quotidiano keai indica qualcosa di simpatico e duo significa «molto», per cui il cornetto in Cina è diventato «molto simpatico» cioè «simpaticone».
In questi esempi, la fonetica originale è stata rispettata e il nome occidentale è riconoscibile dal punto di vista fonetico. Ma la scrittura cinese ha dato talvolta alla marca anche un significato che non è presente nella lingua originale. Il nome della marca (a volte una vera e propria invenzione linguistica) è entrato a far parte di un messaggio pubblicitario in cui gioca un ruolo molto importante. Ed è su questo rapporto «fonetica-significato» che si sono sviluppati ingegnosi giochi di parole.
Le scelte operate dalle agenzie di pubblicità sono state molto diverse.
Vanno dalle più semplici: sinogrammi dal suono molto simile a quello del nome originale scelti senza dare importanza al loro significato. Questo tipo di trascrizione è molto semplice, ed è in grado di suggerirla anche un interprete. Ma il nome del prodotto verrebbe facilmente dimenticato: due o tre sinogrammi, l’uno vicino all’altro, senza rappresentare alcun significato di senso compiuto, costituiscono solo uno sforzo di memoria per il consumatore cinese. Ad esempio: Parmalat si trascrive Pamalate, quattro sinogrammi, ognuno con un singolo significato, senza alcun rapporto semantico con gli altri.

lunedì 25 novembre 2013

UN MORDACE PSICHIATRA INTELLETTUALE

Sergio Piro

Sergio Piro, nato a Palma Campania nel 1927 e spentosi a Napoli nel 2009 è stato uno dei più famosi psichiatri  italiani, certamente uno dei più combattivi.
Trascorsa l’infanzia a Cagliari, si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli dove fu studente interno dell’Istituto di Psicologia dal 1946 al 1951 e dove si laureò nel 1951. Dopo la laurea fu medico volontario della Clinica delle malattie del Sistema Nervoso dell’Università di Napoli sino al 1959. Si specializzò in neuropsichiatria a Cagliari, nel 1956, con una tesi su “Semantica del linguaggio schizofrenico”.
Fu libero docente in psichiatria e in clinica delle malattie nervose e mentali presso l’Università di Napoli. Diresse l’Ospedale psichiatrico Materdomini di Nocera Superiore (SA) da giugno 1959 a febbraio 1969. Sul finire degli anni sessanta fu tra i principali esponenti della psichiatria fenomenologica e protagonista della stagione di lotte per la chiusura dei manicomi. Dopo aver abbandonato l’università nel 1965, non esitò a scontrarsi con il potere istituzionale sino ad essere licenziato, nel 1969, dall’ospedale Materdomini dove aveva dato inizio ad un esperimento di psichiatria alternativa, costituendo la seconda “comunità terapeutica” in Italia dopo quella di Basaglia a Gorizia.
Fu inoltre: membro della segreteria nazionale di Psichiatria Democratica dal 1976 al 1981 e poi del Coordinamento Nazionale; direttore dell’Ospedale psichiatrico “L.Bianchi” di Napoli (III Unità) dal giugno 1974 al 1975; direttore dell’Ospedale Psichiatrico “Frullone” di Napoli, funzione che assunse nel dicembre 1975; direttore del Centro Ricerche sulla psichiatria e le scienze umane dal 1980, docente di Psichiatria e Psicologia Sociale dal 1983 al 1991 e responsabile, da marzo 1995, dell’Area dipartimentale di salute Mentale della A.S.L. NA1. Ha stilato il progetto di legge che si è poi trasformata nella legge regionale n. 1/1983 della Regione Campania sulla psichiatria.
Il campo di ricerca e di lavoro di Piro non si limitò alla psichiatria, scrisse e si occupò di ricerca semantica - antropologica, di linguistica, di epistemologia, coniugando gli aspetti teorici con un impegno diretto nelle lotte anti-istituzionali, nelle esperienze territoriali e nella costruzione di un servizio sanitario in grado di prendersi realmente in carico il sofferente psichico. Precursore del movimento di critica psichiatrica, scrisse due opere che rimangono punti di riferimento del movimento: Il linguaggio schizofrenico nel 1967 e Le Tecniche della Liberazione nel 1971. Dedicò l’ultima parte del suo lavoro di ricerca all’abbandono degli “psichiatrizzati” da parte dei servizi di salute mentale (Osservatorio dell’abbandono).
Membro della segreteria nazionale di Psichiatria democratica dal ’76 all’81, diresse la terza unità del “Leonardo Bianchi” dal ’74 al ’75 e, successivamente, lo psichiatrico Frullone. Piro è stato anche direttore del centro ricerche sulla psichiatria dall’80 e docente di Psichiatria dall’83 al ’91.
Tra le sue opere ricordiamo:
Il linguaggio schizofrenico, Feltrinelli, Milano, 1967;
Le Tecniche della Liberazione. Una dialettica del disagio umano, Feltrinelli, Milano, 1971;
Compendio del linguaggio schizofrenico, Florio Edizioni Scientifiche, Napoli 1989;
I mille talenti. Manuale della Scuola sperimentale antropologico – trasformazionale, Franco Angeli, Milano, 1995;
Introduzione alle antropologie trasformazionali, La Città del Sole, Napoli, 1997;
L’io mancante, Loggia de’ Lanzi, Firenze,1997;
Diadromica. Epistemologia paradossale transitoria delle scienze dette umane, Idelson, Napoli, 2001;
Esclusione, sofferenza, guerra, La Città del Sole, Napoli, 2002;
Trattato della ricerca diadromico-trasformazionale, La Città del Sole, Napoli, 2005;
Per conoscere l’uomo oltre che lo studioso consigliamo:
Antonio Mancini, Le dimensioni dell’accadere. Introduzione a Sergio Piro, Esi, Napoli, 1998
Prassi trasformazionali in campo di esclusione antropica, La Città del Sole, Napoli, 2006
Sergio Piro e Candida Carrino,Quando ho i soldi mi compro un pianoforte. Conversazioni con un protagonista della psichiatria del '900, Liguori, Napoli, 2010.
Riportiamo il commosso ricordo di Giuseppe Del Bello, quale omaggio ad uno storico collaboratore di La Repubblica.
Seduto alla scrivania, davanti allo schermo del computer e appoggiato allo schienale della poltroncina. Così lo ha trovato la moglie Maria alle 23 e 30 di mercoledì. Composto e sereno. Come se stesse ancora studiando. E invece Sergio Piro, uno dei padri della psichiatria italiana, era spirato pochi minuti prima. Probabilmente ucciso da un infarto che ha avuto la meglio sul suo cuore malandato e per due volte salvato dal bisturi.
Aveva da poco compiuto 81 anni. Con lui, nato a Palma Campania nel ‘ 27, non solo scompare lo scienziato che, per primo sul finire degli anni ‘60, trasferì al sud le rivoluzionarie teorie di Franco Basaglia per una psichiatria diversa, non più ispirata a quel domicilio coatto che si chiamava manicomio.
Con Piro, storico collaboratore di “Repubblica”, se ne va il mordace intellettuale che aveva combattuto e ancora si dava da fare in nome della giustizia sociale, a difesa dei diseredati e per veder riconosciuti i diritti dei deboli. Pur di portare avanti un progetto alternativo di cura, dopo aver abbandonato l’università nel ‘65, non aveva esitato a scontrarsi con il potere istituzionale che gli fece pagare cara la sua temerarietà licenziandolo, nel febbraio del ‘69, dall’ospedale Materdomini di Nocera Inferiore che dirigeva da dieci anni.
Spirito indagatore della psiche umana, Piro è stato punto di riferimento per migliaia di pazienti con i quali soleva condividere la malattia mentale. Ed è proprio per questo tratto amicale e privo di susseguo che si era conquistata fama tra le gente e, anche, più di un’antipatia professionale. Per lui era fondamentale perlustrare la frontiera espressiva della follia nel tentativo di tradurne il linguaggio “diverso” che ne derivava.
UN MORDACE PSICHIATRA INTELLETTUALE
“Piro non è stato solo uno psichiatra, ma un costruttore lucido di libertà e democrazia”, ha scritto in una nota la Cgil Campania, mentre per Vincenzo Siniscalchi ex deputato e componente del Consiglio superiore della Magistratura “la scomparsa di Piro priva Napoli di una delle sue più alte espressioni intellettuali”.
“É stato anche un uomo di sinistra e grande intellettuale libero da schemi e da ideologismi”, ha commentato l’assessore alla Politiche sociali Giulio Riccio.
Il sindaco Iervolino ha sottolineato il ruolo di “studioso che, rivoluzionando i principi della psichiatria, ha riaffermato la dignità di vita dei malati”. E infine Rino Colavecchia, presidente dell’Afasp (sofferenti psichici) ha ricordato il “contributo spontaneo per la nascita e lo sviluppo dell’associazione”.
Quando venne come relatore, in compagnia di Luciano Scateni, nel salotto di Donna Elvira, si parlò animatamente delle teorie di Basaglia e della chiusura dei manicomi, e Piro superò abilmente il contraddittorio di gran parte dei presenti contrari a quella rivoluzionaria decisione.

Il Cristianesimo senza misteri

Boris Ulianich

Boris Ulianich, napoletano adottivo, nato nel 1925 in Croazia, è uno dei maggiori studiosi di Storia della Chiesa  in età moderna con opere fondamentali su Paolo Sarpi, delle cui lettere ai Galicani ha curato una magistrale edizione critica (1961), e su Lutero e la riforma protestante, dei quali si occupa in particolare nel suo libro più importante sotto il profilo metodologico e storiografico dal titolo “Riforma e riforme: Momenti di storia e storiografia” (1995).
La sua amplissima bibliografia documenta il costante e fine lavoro di storico al quale egli si è dedicato proseguendo e approfondendo la lezione di illustri maestri italiani (Chabod, Cantimori) e tedeschi (Lortz). Protagonista di spicco della cultura di ispirazione cattolica del’900, ha vissuto gli anni del Concilio Ecumenico II a Bologna, accanto a personalità come il Cardinale Lercaro e Dossetti.
Boris Ulianich è a pieno titolo uno dei fondatori dell’Ateneo di Arcavacata. Dal 1971 al 1975 è stato membro del Comitato tecnico fondatore della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, insieme con Gianvito Resta e Gianfranco Folena.
A lui si deve la istituzione del Corso di Laurea in Storia dell’Ateneo calabrese, corso di laurea che allora era uno dei primi istituiti in Italia.
Impegnatosi in politica, Ulianich è stato Senatore della Repubblica nel gruppo della Sinistra Indipendente dal 1978 al 1992.
 Quando intervenne nel salotto di Donna Elvira, egli presentò uno studio rigoroso quanto affascinante, sulla croce, il simbolo più alto che rappresenta il Cristianesimo.
Ho avuto poi ripetute occasioni di confrontarmi con la sua lucida intelligenza e profonda cultura, perché lui è consuocero di una coppia di mie carissimi amici, Vittoria e Mario Speranza, i quali oltre a possedere una delle più belle dimore napoletane, organizzano frequentemente ricevimenti a cui partecipano i più bei nomi dell’intellighentia partenopea.
Mi fu particolarmente utile quando anni fa organizzai presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici un convegno: Perché il Dolore?, una risposta tra scienza, fede e filosofia, con la partecipazione di illustri studiosi di varie discipline (per chi volesse rivederlo può collegarsi alla teca video di Radio Radicale del 17/01/2001).
Avevo bisogno di un teologo di vaglia e lui mi rispose: “ho la persona che fa per te, insegna alla facoltà teologica ed è anche medico, telefona al rettore per fissarti un appuntamento, al quale mi recai timoroso che l’interlocutore potesse rifiutarsi per le mie battagli a favore dell’aborto e grande fu la mia sorpresa quando, nel presentarmi, dissi: ”Lei no mi conosce” e lui: “La conosco bene, la stimo ed ho assistito, in abiti borghesi, al suo ultimo convegno sulle metodiche farmacologiche per provocare l’aborto (anche questo visibile sulla teca radicale del 27/03/2001).

Un amico fraterno

Arturo Capasso

Arturo Capasso è stato per me sempre un fratello maggiore, da cui prendere esempio ed accogliere i consigli. Ci separavano 12 anni di età e di saggezza.
E’ stato l’anima del salotto culturale di mia moglie Elvira; mai un’assenza in 10 anni, sempre attento in prima fila con la moglie Marianna. Da lui partivano le domande e gli interventi più stimolanti, che inducevano i relatori ad approfondire gli argomenti. Ha collaborato con le sue personali amicizie a far intervenire personaggi famosi e con il suo entusiasmo elettrizzava il pubblico.
Ufficialmente la sua attività era dirigere il suo negozio di tessuti con 40 dipendenti in zona Mercato, ma egli da intellettuale raffinato amava leggere e scrivere.
Giornalista professionista aveva collaborato ad importanti testate, dal settimanale Gente alla gloriosa rivista Scena Illustrata, sulla quale mi invitòa scrivere dal 1994, collaborazione che da venti anni non si è mai interrotta. Perfetto conoscitore delle lingue, aveva soggiornato come borsista in Unione Sovietica, diventando un acuto osservatore della realtà comunista, che ha riportato in alcuni suoi libri. Una figlia architetto, 3 nipoti, una splendida villa a Posillipo sul mare con ettari di verde, che in parte coltivava, vestendo alla perfezione i panni del contadino, per dismetterli la sera e, novello Macchiavelli, indossarne di eleganti per dialogare con gli Antichi e con i giganti della letteratura russa che amava svisceratamente. La sua famiglia era di Secondigliano, quando la località era un paradiso bucolico non l’inferno di oggi. Sentiamo come ne parla in un suo libro:
“Secondigliano era un borgo tranquillo e bucolico - ce lo descrive con lirica accorata Arturo Capasso, nativo del luogo, uno dei pochi scrittori che ha dedicato la sua attenzione a Scampia, definita terra fertile e ubertosa - Nei giardini c’erano le caprette, mentre sui Terrazzi c’erano i colombi. Ma nel giardino c’erano anche le galline, e imparai ben presto a vedere se tenevano l’uovo. Bisognava isolarle, bisognava metterle una specie di calza intorno al becco, altrimenti pizzicavano l’uovo appena fatto. Era un mondo semplice, ordinato, molti andavano in bicicletta. C’erano quattro, cinque famiglie di grossi commercianti e piccoli industriali, poi una fascia media e una molto bassa che abitava vicino al cimitero, nella località detta dei “Censi”.
Da qualche anno, dopo una malattia sopportata con paziente rassegnazione, ha lasciato questa valle di lacrime. Almeno ufficialmente, forse per gli altri, per me vivrà per sempre nel mio cuore, dove ha un posto di riguardo.
Quasi ogni sera Arturo viene a trovarmi nel mio giaciglio a Rebibbia, a rendere lieti i miei sogni, a farmi compagnia, mitigando la mia tristezza. Discutiamo affacciati verso il mare nella sua splendida villa o passeggiamo ad occhi chiusi per via Caracciolo e da napoletani veraci sappiamo distinguere chiaramente tra il fragore delle auto clacsonanti ed il frangersi delle onde sulla scogliera di Mergellina.



domenica 24 novembre 2013

Un deputato filosofo

Eugenio Mazzarella


Eugenio Mazzarella, nato a Napoli nel 1951, titolare della cattedra di Filosofia Teoretica alla Federico II è tra i maggiori studiosi del pensiero di Martin Heidegger. Nell’attuale legislatura è deputato.
In una delle sue opere principali, “Tecnica e Metafisica. Saggio su Heidegger”, Mazzarella indaga i processi decostruttivo-ermeneutici sottintesi all’heideggeriana storia della metafisica occidentale, fino a formulare un’ipotesi “ecologica” (in senso originario, come pensiero relativo all’abitare dell’uomo) relativa alle interpretazioni del “logos” eracliteo e della categoria aristotelica della “psysis” riscontrate nei saggi successivi alla cosiddetta “svolta” del pensiero di Heidegger.
In “Vie d’uscita. L’identità umana come programma stazionario metafisico”, le aporie di una metafisica del fondamento sono affiancate alla dimensione tecnica della contemporaneità, intesa storicisticamente come epoca di compimento del nichilismo. Centrale diventa l’idea di un “essere-alla-vita”, categoria che richiama in modo lampante l’”essere-nel-mondo” di heideggeriana memoria, le questioni teoretiche vengono così ridotte a questioni etiche riguardanti un’ontologia minima, ove la filosofia prima si trasformi in filosofia seconda, lasciando il posto ad un programma metafisico-antropologico di custodia e mantenimento della e nella propria epoca.
L’essere-alla-vita necessita di intendere la cultura come “endiadi di natura e storia, ma in questa endiadi natura prima ancora che storia”.
“Pensare e credere. Tre scritti cristiani” rappresenta un altro orizzonte del pensiero di Mazzarella; il rapporto tra religione rivelata e filosofia si gioca sullo sfondo di una prospettiva storicistica di matrice diltheyana, sebbene non siano esenti dalla riflessione Hegel, Schelling e la teologia dialettica contemporanea. Interessante è la prospettiva di una religione come “integrazione” e apertura all’amore fraterno, configurato nel concetto di “agape”.
I suoi scritti sono in ogni caso contrassegnati, com’è tipico della recente scuola di pensiero napoletana, sorta sulla scia delle dottrine di Benedetto Croce, da una ripresa di temi propri dello storicismo. (“Nietzsche e la storia. Storicità e ontologia della vita”).
In un dialogo costante con i teologi più liberali e moderni, quale ad es. Bruno Forte, Mazzarella si è occupato specificamente dei temi della bioetica, coniugando il tema della tutela della vita alla ripresa del concetto di sacralità (“Sacralità e vita”).
In “Opera media” (raccolta di poesie) ha inoltre messo in luce un talento poetico non indifferente, che gli è valso l’apprezzamento della critica e diversi riconoscimenti.
Tra i suoi libri ricordiamo:
   - Tecnica e metafisica. Saggio su Heidegger, Guida, Napoli, 1981;
   - Nietzsche e la storia. Storicità e ontologia della vita, Guida, Napoli, 1983, 2a ed. 2000;
- Storia metafisica ontologica. Per una storia della metafisica tra otto e novecento, Morano,   
  Napoli, 1987;
- Ermeneutica dell’affettività. Prospettive ontiche dell’ontologia heideggeriana, Guida, Napoli,  
  1983, 2a ed. 2002;
- Filosofia e teologia di fronte a Cristo, Cronopio, Napoli, 1996;
- Sacralità e vita. Quale etica per la bioetica?, Guida, Napoli, 1998;
- Heidegger oggi, a cura di E. Mazzarella, il Mulino, Bologna, 1998;
- Pensare e credere. Tre scritti cristiani. Morcelliana, Brescia, 1999;
- Vie d’uscita. L’identità umana come programma stazionario metafisico, Il melangolo,   
  Genova, 2004;
- Opera media. Poesie, Il melangolo, Genova, 2004;
- Lirica e filosofia, Morcelliana, Brescia, 2007;
- Vita Politica Valori. Sensibilità individuali e sentire comunitario, Guida, Napoli, 2010.
Mazzarella intervenne nella veste di relatore nel Salotto di Donna Elvira quando si approfondì la figura del filosofo Nietzsche, un pensatore molto caro a mia moglie, che da ragazza ha letto tutti i suoi libri ed in preparazione di un convegno esterno con la partecipazione di Sossio Giammetta.

mercoledì 20 novembre 2013

Un Neo Borbonico inveterato

Gigi Di Fiore


Gigi Di Fiore, nato a Napoli nel 1960, è una delle punte di diamante de Il Mattino ed i suoi articoli appassionati vertono, oltre che sulla camorra sulla questione meridionale, soprattutto su un’opera di revisionismo documentata sulla storia del Risorgimento. 
Si laurea nel 1983 in giurisprudenza e diviene giornalista professionista nel 1985. Per tredici anni lavora come cronista di cronaca giudiziaria a Napoli per Il Mattino, per lo stesso giornale è inviato speciale dal 1994. Ha lavorato a Napolioggi, Napolinotte, il Giornale di Napoli e il Giornale, sotto la direzione di Indro Montanelli, come redattore. Collabora con il settimanale Oggi e con il mensile Focus storia.
Nel 1995, per la pubblicazione di verbali di indagini in alcuni suoi articoli, è pedinato e controllato per un mese dai carabinieri su richiesta della procura della Repubblica di Napoli.
Oltre all'attività giornalistica, si dedica alla ricerca storica, soprattutto su due argomenti: la criminalità organizzata e la storia del Risorgimento italiano e del Mezzogiorno in generale, con attenzione alla fine del regno delle Due Sicilie e al brigantaggio post-unitario. Su questi temi ha pubblicato, tra gli altri: "Potere camorrista" (Age, Napoli); "Io Pasquale Galasso" (Tullio Pironti, Napoli); "1861-Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato" (Grimaldi & C., Napoli). Poi, con la Utet: "I vinti del Risorgimento" (Torino, 2004) e "La camorra e le sue storie" (Torino, 2005). Nel 2007, per Rizzoli, "Controstoria dell'unità d'Italia", "L'impero" nel 2008, "Gli ultimi giorni di Gaeta" nel 2010 e Controstoria della Liberazione nel 2012. Con una diversa copertina, il libro "Controstoria dell'unità d'Italia" è stato allegato al mensile "Focus storia" in edicola nel gennaio del 2013.
Per queste attività ha ricevuto riconoscimenti e partecipato a seminari, conferenze, convegni e inchieste sulla criminalità organizzata e il Mezzogiorno, il Risorgimento e il brigantaggio. Ha partecipato a trasmissioni televisive come ospite o intervistato: Samarcanda, Maurizio Costanzo show, il Processo del Lunedì, l'appello del martedì, Chi l'ha visto, Italia che vai, Uno mattina, Sabato e domenica, Blu notte, History channel, La storia siamo noi e altri. Compare da intervistato nel Dvd-libro 'O sistema.
Riconoscimenti e premi
Nel 1993, 1995 e 1996 gli è stato assegnato uno dei riconoscimenti speciali del Premio nazionale cronista.
Nel 2001 ha ottenuto il Premio Saint Vincent di giornalismo.
Nel 2001 ha ricevuto il premio "Tommaso Pedio".
Nel 2005 ha ricevuto il Premio Nazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre".
Nel 2010 l'amministrazione comunale di Pontelandolfo gli ha assegnato il premio "Landolfo d'Oro".
Nel 2011 ha ottenuto il premio "Guido Dorso" per la sezione giornalismo e saggistica.
Nel 2012 a Santa Maria di Castellabate nel Cilento ha ricevuto il premio "Giuseppe Ripa".
Nel 2013 gli viene attribuito a Napoli il premio "Due Sicilie" per le sue ricerche storiche sul Mezzogiorno.
Il suo libro Controstoria dell'unità d'Italia ha vinto il primo premio per la sezione saggistica nella quinta edizione del Premio letterario città di Melfi 2009.
Il suo libro Controstoria della Liberazione ha vinto nel 2011 la terza edizione del Premio Fiuggistoria per la sezione saggio storico. 
Tra i suoi libri ricordiamo
Da Conti a Vitiello, 36 mesi a Palazzo San Giacomo, Ediservice, 1987
Il Palazzo dei misteri, Newprint - biblioteca il Mattino, 1991
Potere camorrista, Alfredo Guida editore, 1993
Io, Pasquale Galasso, Pironti editore, 1994
Castelcapuano: tre secoli di Giustizia a Napoli, Grimaldi & C. editori, 1996
1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato, Grimaldi & C. editori, 1998
I vinti del Risorgimento, Utet, 2004
Gli ultimi fuochi di Gaeta, Grimaldi & C. editori, 2004
La camorra e le sue storie, Utet, 2005
La camorra, storie e documenti (nuova edizione de La camorra e le sue storie), Utet 2006
Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli 2007
L'impero. Traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei Casalesi, Rizzoli 2008
Gli ultimi giorni di Gaeta - L'assedio che condannò l'Italia all'unità, Rizzoli 2010
Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento, BUR saggi Rizzoli 2010
I vinti del Risorgimento (terza ristampa), Utet 2011
Gli ultimi giorni di Gaeta - L'assedio che condannò l'Italia all'unità, BUR saggi Rizzoli 2012
Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, Rizzoli 2012
Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, BUR saggi Rizzoli 2013
Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento, Edizione Focus storia 2013
1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato, Focus storia libri, 2013
La sua vivace partecipazione al salotto culturale accese un vivace dibattito sui "Vinti del Risorgimento" e molti tra il pubblico si scoprirono neo borbonici per vocazione.


Tutto sul 1799

Anna Maria Rao


Anna Maria Rao, nata a Napoli nel1949, insegna Storia Moderna presso la facoltà di Lettere e Filosofia all’ Istituto Orientale  di Napoli. Dal 18 gennaio al 18 febbraio 1994 è stata "Professore visitatore" presso l'Università Autonoma di Barcellona, Dipartimento di Storia moderna e contemporanea. Dal 26 aprile al 26 maggio 1996 è stata "Professore invitato" presso il Centre de recherches historiques de l'Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi.
E' membro del Comitato scientifico della collana di studi storici "Mediterranea" per Edipuglia (Bari), del Comitato di direzione della rivista "Studi storici" e del Comitato scientifico della Società italiana di studi sul secolo XVIII; è socio corrispondente della Società nazionale di Scienze lettere e arti in Napoli, per la sezione di Scienze morali e politiche. E’ membro del Consiglio scientifico dell’Istituto italiano per gli studi filosofici.
Ha pubblicato Il Regno di Napoli nel Settecento (1984), L'«amaro della feudalità». La devoluzione di Arnone e la questione feudale a Napoli alla fine del '700 (1984). Esuli. L’emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802) (1992) e, in collaborazione con Pasquale Villani, Napoli 1799-1815. Dalla Repubblica alla monarchia amministrativa (1995). La Repubblica napoletana del 1799 (1997).
La sua partecipazione al salotto di mia Moglie fu una sorta di lezione magistrale sugli avvenimenti di quel fatidico anno, che ha segnato indelebilmente la storia della città. Frutto dell'influenza della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche, la Repubblica napoletana del 1799 fu un momento cruciale non solo nella storia del Sud ma anche nella formazione dell'idea democratica italiana. Nonostante la sua breve durata, meno di sei mesi, gli eventi rivoluzionari misero in piena luce aspetti di fondo della capitale del Regno: l'arretratezza delle campagne, il paternalismo e l'incapacità di rinnovamento del potere monarchico, la funzione antirivoluzionaria di un clero che, nella persona del cardinale Ruffo, guidò le feroci bande sanfediste, l'isolamento della élite giacobina dalle masse contadine e dalla maggior parte del popolo cittadino. Tutto questo portò al fallimento dell'episodio repubblicano, col tragico sacrificio finale del fior fiore dell'intellettualità napoletana: Mario Pagano, Domenico Cirillo, Eleonora Fonseca Pimentel, Francesco Caracciolo e tanti altri. Patrioti e popolo si trovarono su fronti contrapposti all'inizio del periodo repubblicano e di nuovo, dopo una difficile convivenza, alla caduta della Repubblica. Ma per tutti essa significò, in primo luogo, dover imparare che cosa fosse e significasse la democrazia, e come fare a praticarla.