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martedì 27 agosto 2024

Riapre il salotto della Ragione


Una riunione del salotto culturale
di alcuni anni fa

Esultate, a settembre riapre il salotto della Ragione, spostando la giornata di riunione dal venerdì al mercoledi, per cui l'apertura sarà alle 17:30 del 4 settembre. Tutti coloro che hanno l'onore di frequentarlo possono segnalarmi che saranno presenti con una mail.

Riprenderanno anche le visite guidate. Per coloro che vorrebbero venire come neofiti, devono mandarmi una mail indicando: età, professione, indirizzo, telefono e cellulare e saranno contattati. 

 achilledellaragione@gmail.com

Vi invito ora a leggere un mio vecchio articolo sull'argomento, pubblicato all'epoca su riviste cartacee e telematiche.   

   

Salotto 2025

Salotto 2024

Il salone che accoglie le riunioni
 
Alcuni degli amici che partecipano al
 salotto culturale di Achille della Ragione

Achille ed Elvira a San Potito
In una visita guidata del 2007

Visita guidata del 2008
a Città della scienza 



Le memorabili visite guidate
 ed il leggendario salotto culturale
 



Sono circa 30 anni che nel fine settimana organizzo delle visite guidate a chiese, monumenti, mostre, palazzi storici etc, quale presidente a vita e ad honorem della famigerata associazione Amici delle chiese napoletane.In passato dividevo il vasto pubblico in due tronconi con una visita alle 10 e 30 ed un'altra alle 12, dopo la quale ci recavamo in una bettola per consumare un lauto pasto, nel quale si distingueva per la sua famelica voracità un personaggio dalle dimensioni debordanti: Giorgio Pollio. Spesso ci recavamo fuori Napoli, non solo in località della Campania; Caserta, Portici, Salerno, Sorrento, etc, ma spesso ci siamo recati a Roma ed anche a Firenze e Milano per visitare importanti mostre. Erano altri tempi, oggi gran parte del mio pubblico, per quanto costituito da professori, professionisti e imprenditori non sgancia un becco di un quattrino neanche sotto minaccia. Spesso ho fatto aprire luoghi negati alla fruizione, tra cui voglio ricordare Villa Rosebery, la celebre residenza del Presidente della Repubblica, che potemmo visitare grazie a un mio amico: Emanuele Leone, nipote dell'omonimo Presidente. Ciò avveniva molti anni prima che il Fai organizzasse sporadicamente visite a cui per accedere bisogna iscriversi all'organizzazione, sganciando 50 euro. Anche questo anno ho fatto intervenire il ministro per poter visitare la chiesa della Nunziatella, un tesoro d'arte negato alla fruizione di turisti e napoletani.Tra le visite del passato che meritano di essere ricordate vi è quella nella quale feci da Cicerone a big della cultura italiana dell'epoca: Giulio Andreotti, Umberto Eco, Marcello Dell’Utri, Oliviero Diliberto e tanti altri vip che ebbero l'onore di visitare Capodimonte sotto la guida del sottoscritto e conservo gelosamente i libri che mi dedicarono Andreotti e lo stesso Eco. Nel 2006 in occasione della mostra: Caravaggio, l'ultimo tempo, che si tenne sempre a Capodimonte, dovetti organizzare ben 12 puntate, perché tra i visitatori vi era sempre una preside, premurosa della cultura dei suoi sottomessi, che mi pregava di tenere una visita per i suoi studenti poi, immancabile, la presidentessa del Soroptimist o un presidente di un Rotary o di un Lions, che mi imploravano di ammaestrare i loro iscritti.Nel corso di una di queste visite partimmo in 80-90 persone, ma dopo poche decine di minuti eravamo divenuti centinaia, per cui la direzione del museo, invidiosa del mio straordinario successo, fingendo di temere per l'incolumità dei dipinti esposti, inviò due carabinieri per sciogliere l'assembramento. I due militari quando giunsero al mio cospetto si accorsero con grande meraviglia che, alla mia destra vi era il procuratore generale della Repubblica ed alla mia destra il Questore, per cui non osarono fiatare. Io li affrontai baldanzoso: "Ecco altri due visitatori, mettetevi in fila e cercate di imparare qualcosa". Un altro episodio che merita di essere ricordato è quando con un passaparola organizzai nel museo di San Martino una visita guidata per i tassisti napoletani, che accorsero a frotte clacsonanti ed entusiasti. Tra gli episodi più recenti voglio ricordare uno avvenuto l'anno scorso al museo archeologico, quando le guide autorizzate chiamarono i vigili urbani per mettere fine alla mia visita, scambiandomi per un abusivo.  Io spiegai loro con santa pazienza che ero in un luogo pubblico con i miei amici, i quali avevano pagato il biglietto di ingresso, ma non versavano niente nelle mie tasche per le mie spiegazioni, che tra l'altro sono impagabili. Spiegai loro che nessuno mi poteva impedire in un luogo pubblico di parlare e che se avessero insistito ad importunarmi avrei chiamato i carabinieri per identificarli e li avrei denunciati per stalking. Appena estrassi il mio cellulare d'antiquariato dalla tasca e accennai a comporre le prime cifre se la diedero a gambe, mormorando perdonateci.  Viceversa in una visita l'anno scorso nella chiesa di San Giovanni a Carbonara una pattuglia della benemerita dovette realmente intervenire. Mi ero recato nella chiesa in avanscoperta alcuni giorni prima e avevo notato che i pochi custodi, invece di controllare i tesori d'arte a loro affidati, prendevano comodamente il sole sfogliando stupide riviste come Novella Duemila ed Eva Tremila. Nel cominciare il percorso accennai a queste insane abitudini e uno dei custodi dalle dimensioni erculee cominciò ad urlare minaccioso facendo accorrere i suoi colleghi. Non mi persi d'animo e chiamai immediatamente il 112, chiedendo un intervento immediato, altrimenti avrei chiamato il 113. Ma loro mi assicurarono: "Non preoccupatevi abbiamo una volante a pochi metri interverrà immediatamente". Ed infatti pochi minuti e sul posto vi erano quattro esponenti delle forze dell'ordine di cui uno alto due metri. Nel frattempo era intervenuto anche il parroco ed alcuni delinquenti chiamati dai custodi. Chiesi perentorio di identificare quei volti patibolari che cercavano di intimidirmi, li avrei denunciati alla magistratura e soprattutto li avrei fatti licenziare dal sindaco, del quale sono amico. Il custode arrossì per lo spavento ed il parroco prese le sue difese affermando: "Illustre professore, se questo delinquente vi chiede scusa e vi bacia la mano siete disposto a perdonarlo?". "Certamente e ci faremo assieme anche una pizza". A questo punto uno dei carabinieri chiese: "Maestro facciamo da anni servizio nella zona e non abbiamo mai visitato la chiesa, possiamo unirci alla vostra visita?" "Accomodatevi" risposi tanto nella zona i criminali non esistono. Questo anno siamo alla trentunesima visita, abbiamo avuto il record di presenze quando abbiamo visitato la caserma Salvo D'Acquisto, già monastero della chiesa di San Potito. Eravamo 151, conosco il numero preciso perché abbiamo dovuto fornire alla porta l'elenco delle generalità dei partecipanti.Le visite proseguiranno fino a giugno inoltrato, per riprendere a settembre, almeno per coloro che saranno ancora in vita.

Passiamo alla storia del salotto culturale di Elvira Brunetti della Ragione, il quale per oltre dieci anni ha costituito un vero e proprio cenacolo, un faro nel deserto culturale napoletano. Ogni mercoledì alle 17 una cinquantina di amici si riunivano negli eleganti saloni della villa posillipina di donna Elvira e dopo aver consumato al piano superiore il fatidico the con annessi pasticcini, accoglievano l’ospite di turno, il quale avrebbe discusso per un paio d’ore su un argomento di cui era esperto, dalla letteratura all’arte, dalla storia di Napoli alla filosofia ed al cinema, per rispondere poi alle domande degli ascoltatori. Nel corso degli anni si sono alternati oltre 150 relatori: scrittori, giornalisti, registi, docenti universitari. Possiamo affermare senza tema di esagerare che la migliore intellighenzia napoletana è passata per il salotto, spesso rimanendovi poi come frequentatore. Alle riunioni settimanali ogni tanto si aggiungevano delle conferenza a più voci su argomenti di ampio respiro, dalla letteratura francese alla filosofia tedesca, ospitate da celebri istituzioni come il Grenoble, il Goethe Institut o l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. Il sabato e la domenica si passava poi, sotto la guida del sottoscritto, a visitare mostre, chiese, monumenti, privilegiando luoghi negati alla fruizione che venivano aperti per l’occasione, spesso dopo un oblio di decenni e non mancavano spedizioni lontano da Napoli, a Roma, Firenze, Milano, Salerno, Ischia, Capri, in occasione di importanti rassegne artistiche. Dopo una sosta forzata nel 2008 la sua riapertura era attesa con spasmodica fibrillazione dai tanti amici del mercoledì, ansiosi di poter partecipare alle cerimonie del tempio del sapere e finalmente nel 2014 ha ripreso a funzionare a pieno ritmo di venerdì, abolendo le inutili abbuffate, ora l’unico cibo è la cultura che elargisco personalmente con generosità e dovizia di particolari.


Visita guidata del 2008
alla Sanità 

Achille con miss zizze bone

Chiesa di San Potito 10 marzo 2018

Museo di San Martino 4 maggio 2018


Achille con due allieve

visita chiesa Monteoliveto

venerdì 12 aprile 2024

Aggiornamenti sul mitico salotto di Achille

 

Alcuni degli amici che partecipano al
 salotto culturale di Achille della Ragione

In questo faceto articolo, potrete conoscere (con nomi e soprannomi), alcuni frequentatori del salotto culturale, che Achille della Ragione organizza da molti anni nella sua bella villa di Posillipo.

Prima di cominciare la lettura, è opportuno leggere il precedente articolo sull'argomento digitando il link

https://achillecontedilavian.blogspot.com/2023/06/il-mitico-salotto-di-achille.html?m=1

Cominciamo il lungo elenco degli amici che purtroppo sono assenti da tempo, dalla coppia più importante: Avet e Curta, da anni frequentatori assidui che quest'anno sono divenuti baby sitter, almeno ufficialmente, perché non vengono neanche alle visite guidate ed hanno addirittura rifiutato un invito a cena. Passiamo poi ai fidanzatini, divenuti uno solo: Olga, a cui voglio tanto bene, perchè Umberto si è trasferito in paradiso. Silvana: A ciucessa, si è fidanzata con un personaggio poco raccomandabile, che gli ha vietato di frequentare persone perbene. Franco: o politico, che dopo tre fugaci apparizioni ha continuato ad impegnarsi ad organizzare eventi a cui nessuno partecipa. Claudio: o pittore, che dopo la morte della moglie, deve accudire la figlia, che è pazza. Salvatore: che portava sempre ospiti, ha avuto un grave incidente, che lo costringe a letto. Clara: la seduttrice di uomini ricchi, che è passata a miglior vita nell'alto dei cieli, ed il marito di Patdam, anche lui scomparso prematuramente, entrambi per operazioni al cuore incautamente effettuate a Napoli, la prima alla Mediterranea, il secondo al Monaldi. Vi è poi Guido Bossa: O sciaquetta, che è improvvisamente impazzito, a tal punto che su facebook ha scritto frasi ingiuriose e minacce nei miei riguardi e della mia famiglia. Tra le donne ho dimenticato di citare Filomena: A minigonna, assente da un anno, perchè in preda ad una grave depressione. Anna Maria: A madre do scemo, scomparsa nel nulla, anche alle visite guidate che in passato non ne perdeva una. Lucia: La basilicatese, quest'anno latitante, ogni volta con una scusa diversa. Antonella: A ginecologa, che viene solo se la telefono 2-3 volte ed infine un'altra Anna Maria, l'amante dell'ottico poeta ottantottenne, che dichiara di essersi trasferita ad Assisi per stare vicina alla figlia.

Passiamo ora ad una breve descrizione degli abituali frequentatori, partendo dal più importante Nicola: che trasporta nella sua auto, diversi componenti, da Giovanna, A sciangata, la più affezionata ascoltatrice da anni. Mariolina: A vedova, tra le più attempate del gruppo. Giorgio: o chiattone. Bruno: o pseudo ingegnere, abile nell'intervenire nelle discussioni. Come personaggio importante non possiamo non citare Renato: il lettore ufficiale, disposto a raggiungere il salotto con mezzi pubblici e Roberto: il lettore di riserva. Fabio: o cuntadino, una volta geologo affermato. Sergio: l'ischitano, assiduo acquirente dei miei libri ed Enzo: l'Ex presidente, che spesso fa filone perchè va in vacanza. Voglio citare anche Ignazio: vicino di villa, che il venerdì è fuori Napoli, ma acquista tutti i miei libri.

Tra le fanciulle partiamo da Marie France: A francese. Fernanda: La bona (anche se ex). Mary: a vecchia, parzialmente depressa. Rossana: A dottoressa, reduce da una bronchite stroncante. Rosa: A bionda, una volta bella, ora passabile. Maria Giovanna: A camminatrice, che raggiunge a piedi il salotto percorrendo 10 chilometri. Genny: A pittrice, donna piacente, ma spesso impegnata nel suo bed e breakfast. Carla: a riccioluta, donna colta ed affascinante e sperando di non aver dimenticato nessuna sono sempre in attesa di new entry, possibilmente giovani e di forme graziose.

Come sempre appuntamento il venerdì dalle 17:30 alle 19:30. Vi aspetto, intervenite in massa.

Achille della Ragione 

 



venerdì 20 aprile 2018

Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale


fig. 1 - Portici, museo ferroviario 20 gennaio 2008

Sono circa 30 anni che nel fine settimana organizzo delle visite guidate a chiese, monumenti, mostre, palazzi storici etc, quale presidente a vita e ad honorem della famigerata associazione Amici delle chiese napoletane.
In passato dividevo il vasto pubblico in due tronconi con una visita alle 10 e 30 ed un'altra alle 12, dopo la quale ci recavamo in una bettola per consumare un lauto pasto, nel quale si distingueva per la sua famelica voracità un personaggio dalle dimensioni debordanti: Giorgio Pollio.
Spesso ci recavamo fuori Napoli, non solo in località della Campania; Caserta, Portici (fig.1) Salerno, Sorrento, etc, ma spesso ci siamo recati a Roma ed anche a Firenze e Milano per visitare importanti mostre. Erano altri tempi, oggi gran parte del mio pubblico, per quanto costituito da professori, professionisti e imprenditori non sgancia un becco di un quattrino neanche sotto minaccia.
Spesso ho fatto aprire luoghi negati alla fruizione, tra cui voglio ricordare Villa Rosebery, la celebre residenza del Presidente della Repubblica, che potemmo visitare grazie a un mio amico: Emanuele Leone, nipote dell'omonimo Presidente. Ciò avveniva molti anni prima che il Fai organizzasse sporadicamente visite a cui per accedere bisogna iscriversi all'organizzazione, sganciando 50 euro.
Anche questo anno ho fatto intervenire il ministro per poter visitare la chiesa della Nunziatella, un tesoro d'arte negato alla fruizione di turisti e napoletani.
Tra le visite del passato che meritano di essere ricordate vi è quella nella quale feci da Cicerone a big della cultura italiana dell'epoca: Giulio Andreotti, Umberto Eco, Marcello Dell’ Utri, Oliviero Diliberto e tanti altri vip che ebbero l'onore di visitare Capodimonte sotto la guida del sottoscritto e conservo gelosamente i libri che mi dedicarono Andreotti e lo stesso Eco.
Nel 2006 in occasione della mostra: Caravaggio, l'ultimo tempo, che si tenne sempre a Capodimonte, dovetti organizzare ben 12 puntate, perché tra i visitatori vi era sempre una preside, premurosa della cultura dei suoi sottomessi, che mi pregava di tenere una visita per i suoi studenti poi, immancabile, la presidentessa del Soroptimist o un presidente di un Rotary o di un Lions, che mi imploravano di ammaestrare i loro iscritti.
Nel corso di una di queste visite partimmo in 80 - 90 persone, ma dopo poche decine di minuti eravamo divenuti centinaia, per cui la direzione del museo, invidiosa del mio straordinario successo, fingendo di temere per l'incolumità dei dipinti esposti, inviò due carabinieri per sciogliere l'assembramento. I due militari quando giunsero al mio cospetto si accorsero con grande meraviglia che, alla mia destra vi era il procuratore generale della Repubblica ed alla mia destra il Questore, per cui non osarono fiatare. Io li affrontai baldanzoso: "Ecco altri due visitatori, mettetevi in fila e cercate di imparare qualcosa".
Un altro episodio che merita di essere ricordato è quando con un passaparola organizzai nel museo di San Martino una visita guidata per i tassisti napoletani, che accorsero a frotte clacsonanti ed entusiasti.
Tra gli episodi più recenti voglio ricordare uno avvenuto l'anno scorso al museo archeologico, quando le guide autorizzate chiamarono i vigili urbani per mettere fine alla mia visita, scambiandomi per un abusivo.  Io spiegai loro con santa pazienza che ero in un luogo pubblico con i miei amici, i quali avevano pagato il biglietto di ingresso, ma non versavano niente nelle mie tasche per le mie spiegazioni, che tra l'altro sono impagabili. Spiegai loro che nessuno mi poteva impedire in un luogo pubblico di parlare e che se avessero insistito ad importunarmi avrei chiamato i carabinieri per identificarli e li avrei denunciati per stalking. Appena estrassi il mio cellulare d'antiquariato dalla tasca e accennai a comporre le prime cifre se la diedero a gambe, mormorando perdonateci.  
Viceversa in una visita l'anno scorso nella chiesa di San Giovanni a Carbonara una pattuglia della benemerita dovette realmente intervenire. Mi ero recato nella chiesa in avanscoperta alcuni giorni prima e avevo notato che i pochi custodi, invece di controllare i tesori d'arte a loro affidati, prendevano comodamente il sole sfogliando stupide riviste come Novella Duemila ed Eva Tremila. Nel cominciare il percorso accennai a queste insane abitudini e uno dei custodi dalle dimensioni erculee cominciò ad urlare minaccioso facendo accorrere i suoi colleghi. Non mi persi d'animo e chiamai immediatamente il 112, chiedendo un intervento immediato, altrimenti avrei chiamato il 113. Ma loro mi assicurarono: "Non preoccupatevi abbiamo una volante a pochi metri interverrà immediatamente". Ed infatti pochi minuti e sul posto vi erano quattro esponenti delle forze dell'ordine di cui uno alto due metri. Nel frattempo era intervenuto anche il parroco ed alcuni delinquenti chiamati dai custodi. Chiesi perentorio di identificare quei volti patibolari che cercavano di intimidirmi, li avrei denunciati alla magistratura e soprattutto li avrei fatti licenziare dal sindaco, del quale sono amico. Il custode arrossì per lo spavento ed il parroco prese le sue difese affermando: "Illustre professore, se questo delinquente vi chiede scusa e vi bacia la mano siete disposto a perdonarlo?". "Certamente e ci faremo assieme anche una pizza". A questo punto uno dei carabinieri chiese: "Maestro facciamo da anni servizio nella zona e non abbiamo mai visitato la chiesa, possiamo unirci alla vostra visita?" "Accomodatevi" risposi tanto nella zona i criminali non esistono.
Questo anno siamo alla trentunesima visita, abbiamo avuto il record di presenze quando abbiamo visitato la caserma Salvo D'Acquisto, già monastero della chiesa di San Potito. Eravamo 151, conosco il numero preciso perché abbiamo dovuto fornire alla porta l'elenco delle generalità dei partecipanti.
Le visite proseguiranno fino a giugno inoltrato, per riprendere a settembre, almeno per coloro che saranno ancora in vita.
Prima di cambiare argomento  vi propongo una serie di foto di visite del passato e del presente, in attesa del futuro (fig. da 2 ad 12).

fig. 2  - Achille con due allieve
fig. 3 visita chiesa Monteoliveto
fig. 4 -Citta della Scienza  - 20aprile 2008
fig. 5 - Achille e signora sotto terra
fig. 6 -Achille ed Elvira a San Potito, fuori palazzo spuntatore - 16 aprile 2007
fig. 7 -Achille della Ragione all'Osservatorio astronomico -  14 gennaio 2005
fig. 8 - All'uscita del Canalone
fig. 9 - Achille con le sue followers
fig. 10 - Achille con due seguaci
fig.11 - In piazza Sannazzaro 14 aprile 2018
fig. 12 - Nel chiostro dei Girolamini
fig. 12a -Achille con miss zizze bone
fig. 12b -Chiesa di San Potito 10 marzo 2018
fig. 12c -Museo di San Martino 4 maggio 2018
Passiamo alla storia del salotto letterario artistico di Elvira Brunetti della Ragione, il quale per oltre dieci anni ha costituito un vero e proprio cenacolo, un faro nel deserto culturale napoletano. Ogni mercoledì alle 17 una cinquantina di amici si riunivano negli eleganti saloni (fig.13) della villa posillipina di donna Elvira e dopo aver consumato al piano superiore il fatidico the con annessi pasticcini (fig.14), accoglievano l’ospite di turno, il quale avrebbe discusso per un paio d’ore su un argomento di cui era esperto, dalla letteratura all’arte, dalla storia di Napoli alla filosofia ed al cinema, per rispondere poi alle domande degli ascoltatori. 
Nel corso degli anni si sono alternati oltre 150 relatori: scrittori, giornalisti, registi, docenti universitari. Possiamo affermare senza tema di esagerare che la migliore intellighenzia napoletana è passata per il salotto, spesso rimanendovi poi come frequentatore. 
Alle riunioni settimanali ogni tanto si aggiungevano delle conferenza a più voci su argomenti di ampio respiro, dalla letteratura francese alla filosofia tedesca, ospitate da celebri istituzioni come il Grenoble, il Goethe Institut o l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici.
Il sabato e la domenica si passava poi, sotto la guida del sottoscritto, a visitare mostre, chiese, monumenti, privilegiando luoghi negati alla fruizione che venivano aperti per l’occasione, spesso dopo un oblio di decenni e non mancavano spedizioni lontano da Napoli, a Roma, Firenze, Milano, Salerno, Ischia, Capri, in occasione di importanti rassegne artistiche. 
Dopo una sosta forzata nel 2008 la sua riapertura era attesa con spasmodica fibrillazione dai tanti amici del mercoledì, ansiosi di poter partecipare alle cerimonie del tempio del sapere e finalmente nel 2014 ha ripreso a funzionare a pieno ritmo di venerdì, abolendo le inutili abboffate, ora l’unico cibo è la cultura che elargisco personalmente con generosità e dovizia di particolari.

fig. 13 - Salotto della Ragione
 
Dopo una Conferenza del 2024

fig. 14 - Pasticcini preliminari

 

domenica 13 maggio 2018

Napoletanità arte miti e riti a Napoli 4°volume


Prefazione

Correva l'anno 2012 quando vide la luce il I tomo di Napoletanità arte miti e riti a Napoli, seguito a distanza di un anno dal II tomo (entrambi a cura dell'editore Clean), più volte ristampati e disponibili ancora oggi in tutte le librerie italiane.
Nel 2015 comparve il III tomo, da tempo esaurito e consultabile (come lo sono anche gli altri due) soltanto sul web.
Da tempo volevo concludere degnamente questo affascinante percorso nel ventre della napoletanità, esplorata in ogni angolo, anche il più recondito, attraverso 200 capitoli, illustrati da oltre 2000 foto, per cui ho partorito l'ultimo volume di questa tetralogia e ritengo che questa mia entusiasmante fatica letteraria possa dirsi conclusa.
In questo volume il primo e l'ultimo capitolo hanno un sapore autobiografico: il 1° descrive la mia ultra decennale attività di indefesso illustratore delle bellezze artistiche della città, attraverso una serie infinita di visite guidate a chiese, palazzi, musei e mostre, oltre a ripercorrere la storia del leggendario cenacolo culturale, che si è tenuto ogni settimana nei saloni della mia villa posillipina, i primi 10 anni sotto la regia della mia adorata moglie Elvira, poscia di me medesimo.
L'ultimo capitolo è una sorta di amarcord avventuroso nelle ville prestigiose che si affacciano su Posillipo, nessuna esclusa.
In questi anni ha guidato costantemente la mia penna l'amore sviscerato che nutro verso la città che ha avuto l'onore di darmi i natali e che in un futuro, il più lontano possibile, conserverà la mia misera carcassa, mentre per il mio spirito è giustamente prevista l'immortalità

Napoli maggio 2018 
Achille della Ragione

Indice
  • Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale
  • La Tavola Strozzi e la vera storia del sacco edilizio
  • Lo splendore del Grand Tour
  • Il mito del Vesuvio
  • La Civiltà del Caffè
  • Il popolo delle scale
  • Lasagne, vino e chiacchiere
  • 300.000 Fujentes festeggiano la Madonna dell'Arco
  • La città degli immigrati e della trasgressione
  • Tutti i volti della povertà a Napoli
  • Ingiurie bonarie: Babbasoni, Scualarci e Curnutoni 
  • Una vendita all’asta memorabile
  • Tradizioni culinarie pasquali: pastiera e casatiello
  • Il dramma delle due guerre
  • La furia di un popolo incazzato
  • In un mare di storia e di bellezza
  • I vicoli di Caravaggio e di Ribera
  • La Madonna Nera li protegge
  • Un editto da salvare
  • Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti
  • Elogio del ragù
  • I Luciani un popolo a parte
  • Segni misteriosi sulla pietra
  • Sanremo impazza. I neomelodici stravincono
  • Mergellina ed il lungomare più bello del mondo
  • Elogio del Pomodoro: L’oro rosso del Sud
  • Arte nascosta, arte disprezzata
  • I Quartieri Spagnoli tra tradizione e tentazione
  • Tradizioni per la festa di Sant Antonio Abate
  • L’epopea de Il Mattino
  • Fattura e malocchio, non è vero ma ci credo
  • Napoli capitale delle arti sanitarie
  • Il mito romantico dei briganti
  • Voglio sposarmi da Don Raffaè
  • Un decumano dimenticato
  • Il mitico Canalone
  • La collina dei poeti
  • A lezione di vernacolo
  • Bagni di mare, ma si parliamone sotto la pioggia
  • Come era bello il Lido Napoli
  • Come era bella Villa Beck
  • Una grande squadra per una città appassionata
  • Anna Maria Cirillo la regina delle lettere
  • Raffaele Pisani, strenuo difensore della lingua napoletana
  • Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia




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    venerdì 31 luglio 2020

    Un affascinante percorso nel ventre di Napoli

      

    fig. 1 - Piazza Mazzini


    Ogni anno, immancabile, è previsto nel folto calendario delle mie visite guidate, un affascinante percorso nel ventre di Napoli, alla scoperta di chiese chiuse e palazzi nobiliari in rovina, condomini di bassi e panorami mozzafiato, giardini pubblici ben curati ed ex penitenziari minorili abbandonati ed occupati da gruppi extra parlamentari, per chiudere in bellezza con la visita della chiesa di Montesanto. L'appuntamento per gli amici e gli amici degli amici è fissato in piazza Mazzini (fig.1), approfittando della presenza di alcune panchine, vetuste ma efficienti, poscia, prima di cominciare la discesa lungo la Salita Pontecorvo, si visita la limitrofa quanto interessante chiesa della Cesarea, dove ha celebrato messa Padre Pio (fig.2) e dove si possono ammirare interessanti quadri del Seicento e del Settecento napoletano.
    Con gli occhi carichi di meraviglie si imbocca via Cotugno e si costeggia l'antico edificio che per anni ha costituito una succursale del 1° policlinico, con la sede dell'Istituto che si interessava di malattie tropicali e sub tropicali, da tempo passate di moda e poiché oggi impera la droga e la società cerca invano di porre un argine alla sua diffusione è stato creato un Sert, che si occupa del recupero dei tossicodipendenti.
    Al n.5 di via Cotugno si trova una elegante palazzina, dotata di un rigoglioso giardino, dove per alcuni decenni ha vissuto il celebre avvocato Elio Rocco Fusco, compagno di scuola di mio fratello Carlo ed al quale, quando avevo 5 anni, fittavo per 5 lire cadauno i fascicoli di Topolino. Da tempo il principe del foro, accortosi della decadenza del quartiere, ha trasferito il suo eletto domicilio in una elegante dimora posta nei pressi delle rampe Brancaccio, dopo aver lasciato la condizione di signorino impalmando la coltissima preside Amina Lucantonio, la quale per anni ha frequentato assiduamente le mie visite guidate ed il salotto culturale di mia moglie, prima di scomparire nel nulla senza alcun motivo plausibile.
    http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/04/le-memorabili-visite-guidate-ed-il.html
    Pochi passi e ci imbattiamo nella prima delle chiese chiuse che incontreremo nel corso della nostra visita: quella di Gesù e Maria (fig.3), non accessibile a fedeli e visitatori da oltre 50 anni, a tal punto che all'ingresso non troviamo i soliti cespugli, ma addirittura degli alberi alti alcuni metri. Per chi volesse visitare l'interno si può usufruire di un pertugio laterale, praticato in passato dai ladri e rimasto a disposizione di eventuali curiosi, che volessero rendersi conto di come si può cancellare un passato glorioso ed entrare in un presente senza futuro.
    La chiesa, intitolata a Gesù e Maria, è una pregevole opera di Domenico Fontana; è composta da una vasta navata con cupola e transetto irregolare.
    La facciata mostra due campanili ai lati. Il portale è sormontato da un timpano arcuato spezzato al cui centro insiste un busto seicentesco della Madonna col Bambino.
    All'interno erano custodite molte importanti opere, la maggior parte delle quali sono scampate alla razzia dei predatori d'arte, tra cui pitture come Adorazione dei Pastori (fig.4) di Fabrizio Santafede, trasferita al Museo nazionale di Capodimonte. Tuttavia sono ancora presenti, anche se in precarie condizioni, decorazioni di Giovanni Bernardino Azzolino, che dipinse in particolare gli affreschi della cappella di San Raimondo sul lato sinistro e della cappella con cupola del transetto destro.
    Di Belisario Corenzio invece sono gli affreschi della cappella del transetto sinistro, non speculare a quella destra in quanto sorge a fianco dell'abside.
    Anche l'altare maggiore risulta depredato, come del resto anche la balaustra in marmi rossi. Ai suoi lati sorgono ancora due monumenti funebri: a destra di chi entra il sepolcro di Isabella Guevara (fig.5), opera di Dionisio Lazzari in marmi commessi e con statua della nobildonna genuflessa. Alla sinistra invece il sepolcro di Emilia Carafa.
    In fondo, è ancora presente lo scheletro degli stalli del coro ligneo.
    Proseguendo l'itinerario dopo circa 200 metri, sulla destra si trova la chiesa delle Pereclitanti, chiusa ed inaccessibile da tempo infinito, mentre il contiguo monastero è stato parzialmente destinato ad ospitare una scuola.
    Sulla sinistra compare maestoso l'ingresso alla chiesa delle Cappuccinelle (fig.6) con annesso monastero che fu eretta nel XVI secolo dalla vedova del Duca di Scarpato, Eleonora, in seguito ad un ex voto, allo scopo di potervi ospitare le ragazze madri. L'edificio era gestito dalla suore appartenenti all'ordine francescano.
    Il complesso, nel 1712, fu completamente rifatto in forma barocca da Giovan Battista Nauclerio e tra il 1756 e il 1760 furono operate ristrutturazioni ad opera dell'architetto Nicola Tagliacozzi Canale che comportarono trasformazioni in stucco e in marmo di molti ambienti, della facciata della chiesa e del portale d'ingresso al convento.
    La chiesa è a croce latina commissa, nel secondo dopoguerra fu privata della cupola, abbattuta perché pericolante. Tuttavia elemento caratterizzante il complesso restano gli archetti che coronano il braccio sud-occidentale del chiostro.
    Nel 1621 l'istituto fu riconosciuto da papa Gregorio XV e soggetto alla regola cappuccina.
    Nel 1809 per ordine di Gioacchino Murat si decise la soppressione del monastero e la sua conversione in riformatorio minorile prendendo il nome dal celebre giuslavorista partenopeo Gaetano Filangieri, modificato ulteriormente in “Istituto di osservazione minorile” durante il fascismo.
    Nel dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta tornò ad essere un “Istituto di rieducazione” fino ad una prima ristrutturazione nel 1985, su richiesta di Eduardo De Filippo, all'epoca senatore a vita, alla quale ne seguì una seconda nel 1999 mutando la denominazione in “Centro polifunzionale diurno.
    Abbandonato a se stesso  l'enorme complesso, formato da centinaia di stanze inutilizzate e da giganteschi terrazzi da cui si può ammirare uno splendido panorama è stato occupato abusivamente da alcuni gruppi extra parlamentari (fig.7), che sono diventati i padroni della struttura.
    Di recente, in una puntata dell'Uovo di Virgilio, Vittorio Del Tufo magistralmente descrive la vita che si svolgeva nel carcere minorile Filangieri ed il triste destino attuale della gigantesca struttura (fig.8), che potrebbe essere trasformata in ricovero per anziani e barboni, in grado di ospitare migliaia di persone.
    Ma vorrei accennare ad un dettaglio scandaloso di cui quasi nessuno è a conoscenza: la contigua chiesa delle Cappuccinelle, il cui monastero è divenuto poi il Filangieri, era ricca di opere d'arte, in particolare una grande pala d'altare (fig.9) di Solimena ed alcune laterali di Andrea D'Aste, uno dei principali allievi del Giordano ed è stata sottoposta dagli attuali occupanti della struttura ad un saccheggio sistematico, asportando non solo dipinti ed acquasantiere, ma anche tutte le mattonelle del pavimento. Ma non contenti, coadiuvati da abili writers, essi hanno sostituito le immagini sacre con degli imponenti ritratti di Lenin, Fidel Castro e Che Guevara ed utilizzano la enorme sala per riunioni politiche con accesi dibattiti.


    fig. 2 - Padre Pio


    fig. 3 - Chiesa Gesù e Maria (facciata)
     

    fig. 4 - Fabrizio Santafede - Adorazione dei pastori - Napoli museo di Capodimonte

     

    fig. 5 - Dioniso Lazzari - Monumento funebre di  Isabella Guevara
     
     

    fig. 6 - Chiesa Cappuccinelle, ingresso


    fig. 7 - Gruppi extra parlamentari occupanti la sede


    fig. 8 - Cortile della struttura


    fig. 9 - Francesco Solimena - Madonna e santi


    Pochi passi in discesa e voltando sulla destra possiamo scoprire una inaspettata oasi di verde e di serenità : Il parco dei Ventaglieri (fig.10), che si trova a ridosso del popolare quartiere di Montesanto, a sua volta a ridosso di piazza Dante e dunque in posizione centralissima. Un luogo di relax e svago curato dai cittadini della zona facilmente raggiungibile a piedi e ben servito dai mezzi di trasporto, metropolitana linee 1 e 2 e funicolare di Montesanto. Il parco nasce nel novembre 2005, grazie al lavoro di gruppi, associazioni e singoli cittadini desiderosi di uno spazio sociale, in cui costruire nuovi legami di amicizia e di vita. Il Parco Ventaglieri ospita periodicamente assemblee pubbliche aperte a tutta la cittadinanza, in modo da favorire il confronto e la discussione su concrete problematiche, dal tema rifiuti, al disservizio fino a temi più sensibili come la violenza sulle donne. E non solo: dibattiti su sostenibilità e sviluppo urbano di qualità, ma anche attività disimpegnate come feste e spettacoli teatrali, mostre e mercatini, grazie alle potenzialità del luogo, che si nasconde nel cuore della città.
    Sul percorso incontriamo poi una vera originalità, che solo a Napoli può esistere: un condominio di bassi (fig.11), ben 57, tutti ben tenuti, con le vaiasse che giocano a carte parlando a voce alta, mentre i bambini alternano il gioco del pallone a brevi percorsi in monopattino.
    Pochi passi ancora e possiamo usufruire di uno spettacolare terrazzo panoramico (fig.12), di fianco al museo Nitsch (fig.13), dal quale possiamo riconoscere la gran parte delle chiese del centro storico, dalla configurazione delle cupole (fig.14) ed arrivare con lo sguardo fino al Vesuvio ed alla costiera sorrentina. Si rimane incantati ed è difficile decidere di continuare nell'itinerario prefissato, troppo grande è la sensazione di essere arrivati in Paradiso e di sostare per sempre.
    Continuiamo il percorso e si rimane sconcertati alla vista di uno dei palazzi più belli d’Europa, del principe Spinelli di Tarsia (fig.15) ridotto ad un oscuro condominio ed immenso parcheggio abusivo 
    Il palazzo (fig.16) fu eretto, anche se solo parzialmente, su commissione di Ferdinando Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia: la costruzione prevedeva il rifacimento di un precedente fabbricato, documentato da Carlo Celano, e il progetto fu affidato a uno dei più noti architetti napoletani del Settecento, Domenico Antonio Vaccaro. L'edificio, in origine, occupava una vasta zona alle spalle della chiesa di San Domenico Soriano.  Nella struttura, secondo un disegno assonometrico redatto dallo stesso Vaccaro, si nota un fastoso ingresso che dà accesso a due scenografiche rampe a tenaglia per le carrozze con al centro una scalinata, dopo le quali ci si trovava davanti al primo corpo di fabbrica, che racchiude tre archi a sesto ribassato in legno intarsiato. Da questo si passa all'ampio cortile rettangolare, dove prospetta il maestoso palazzo elevato, a due piani con pianterreno (fig.17). La grande area verde del palazzo intendeva rifarsi ai giardini pensili di Babilonia, ma essa è oggi quasi del tutto scomparsa. L'intera struttura, dall'Unità d'Italia a oggi, non è mai stata al centro di un accurato piano di restauro e di salvaguardia, teso alla sua rivalorizzazione. Attualmente  l'intero comprensorio è in profondo degrado, con un parcheggio auto abusivo (fig.18).       
    Voltiamo lo sguardo a sinistra ed osserviamo un vero sfacelo, la splendida facciata (fig.19) della chiesa di S. Giuseppe a Pontecorvo, opera di Cosimo Fanzago, che sta cadendo a pezzi.
     L'edificio fu costruito nel 1619 occupando un’area di palazzo Spinelli a Pontecorvo ed ebbe un importante rifacimento tra il 1643 e il 1660 ad opera di Cosimo Fanzago. La chiesa appartenne prima alle monache Teresiane e successivamente vi ebbero i loro offici i padri barnabiti.     
    Il terremoto del 1980 fece crollare il tetto a capriate trascinando con sé il controsoffitto affrescato, i cui frammenti residui si persero col passare del tempo a causa dell'assenza di una copertura che impedisse l'entrata di pioggia e il deterioramento dell'interno. Negli anni Novanta fu costruito l'attuale tetto a capriate in legno. Tuttavia la chiesa fu depredata di molti arredi sacri e decorazioni, come marmi e balaustre. L'ipogeo è stato profanato.       
    Attualmente la chiesa mostra i danni causati dalle intemperie e necessita di una ristrutturazione complessiva, in particolare della facciata. Tuttavia la stabilità dell'edificio permette ad alcune associazioni di tenere aperta la chiesa (che dal terremoto non è mai stata sconsacrata) e sfruttare gli ambienti del complesso per attività ludiche e ricreative. Le modifiche che il Fanzago apportò all'apparato architettonico-scenografico, adottando la doppia facciata, crearono uno spazio antistante al sagrato caratterizzato da un'angusta salita che si contrappose allo spazio sacro interno alla facciata, come se il prospetto fosse una membrana permeabile tra sacro e profano. La facciata è composta da tre registri: il primo dove è locato l'ingresso e fiancheggiato da aperture regolari, tra il primo e il secondo c'è una fascia marcapiano che s'interrompe in corrispondenza delle mensole che fungono da basi alle lesene; il secondo ordine è tripartito da lesene si aprono tre aperture a mo' di serliana per l'esigenza di illuminare lo spazio interno e tra le aperture ci sono le statue del santo titolare al centro e di San Pietro d'Alcantara e di Santa Teresa nelle aperture laterali, mentre al di sopra di queste ultime sono esposti due busti che sporgono dal riquadro; l'ultimo registro è quello occupato dalla cantoria, nel quale si aprono tre finestre di cui quella centrale di forma mistilinea irrompe nel timpano che riprende in scala maggiore quello del portale in cima si apre un fastigio in tufo.    
    Oltrepassata la facciata si accede all'atrio rialzato, poiché sotto si trovano ambienti voltati con scopo di cimitero dei religiosi del convento.     
    La scala è a due rampe con balaustra finemente scolpita; la volta è a crociera nella parte centrale, mentre le rampe sono costituite da volte a botte e l'imposta d'accesso alla chiesa è all'altezza del secondo registro della facciata. L'interno, a croce greca con quattro cappelle angolari, rappresenta uno studio sulle progettazioni della pianta centrale a Napoli: l'intera planimetria è circoscritta da un rombo che ha l'asse maggiore che prosegue con andamento ingresso-abside, mentre il minore è l'andamento trasversale del transetto; analogamente i due estremi, cioè ingresso e abside, hanno stessa configurazione planimetrica.   


    Fig. 10 - Parco dei Ventaglieri


    fig. 11 - Condominio di bassi

    fig.12 -Museo-Hermann Nitsch



    fig. 13 - Terrazza panoramica


    fig. 14 - Uno scorcio di panorama


    fig. 15 - Francesco Solimena -
    Ritratto di Ferdinando Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia - Napoli museo di Capodimonte
     

    fig. 16 - Palazzo Spinelli Tarsia
      
     
    fig.17 - Palazzo Spinelli di Tarsia in una antica incisione


    fig. 18 - Area di parcheggio


    fig. 19 - Facciata della chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo
     

    fig. 20 - Luca Giordano -Sacra famiglia coi simboli della passione, 1660-
    Napoli giá chiesa SS. Guseppe e Teresa Pontecorvo

    Tra le opere che la chiesa possedeva vi erano un dipinto di Luca Giordano, datato 1660 e oggi al Museo di Capodimonte e sugli altari, sia a destra che a sinistra, due opere di Francesco Di Maria: il Calvario (fig.21) e Santa Teresa e San Pietro d'Alcantara (fig.22) custodite nella Cappella Palatina del Palazzo Reale.    
    Pochi passi ancora e ci troviamo al cospetto della chiesa di S. Antonio a Tarsia (fig.23) la quale ha subito rilevanti rimaneggiamenti nella prima metà del XVIII secolo. Gli stucchi sulla facciata sono di Angelo Viva; la pregevole statua marmorea di Sant'Antonio è stata creata da Francesco Pagano. Il pavimento maiolicato del 1739 è opera di Donato Massa, mentre nella sacrestia sono conservate ulteriori opere: La Sacra Famiglia di Andrea Vaccaro e La Pentecoste di Andrea Miglionico.  
    Dopo un lungo periodo di chiusura un gruppo di barboni ha deciso di eleggere il luogo di culto a proprio domicilio, sfondando la porta e portando nell'interno alcune decine di materassi, che sono divenuti comodi giacigli per non passare le notti all'aperto, il tutto senza rubare niente, raro esempio di comportamento onesto e lodevole.        
    E concludiamo in bellezza il nostro tour, dopo tante chiese chiuse, con la visita di S. Maria di Montesanto (fig.24), aperta, unica a Napoli, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e nella quale oltre a venerare il Padre eterno, la Madonna ed i santi, si adora, come avviene in S. Giuseppe dei Ruffi, un'altra entità divenuta, in tempi di movida scatenata e frastuono assordante, una vera rarità: il silenzio. Di conseguenza la spiegazione deve avvenire all'esterno, perchè il parroco al primo bisbiglio diventa furioso. Illustro le prime due cappelle a sinistra ed a destra dell'ingresso, che espongono 2 pregevoli dipinti del De Matteis (fig.25), e la terza a sinistra, dedicata a S. Cecilia, che oltre ad un mirabile quadro del Simonelli (fig.26), conserva i resti mortali di Alessandro Scarlatti, uno dei massimi esponenti della tradizione musicale napoletana.     
    Usciti Usciti dalla chiesa un applauso scrosciante al sottoscritto da parte della folla di visitatori ed un appuntamento alla prossima visita guidata.

    Achille della Ragione
     

    fig. 21 - Francesco Di Maria - Calvario

    fig. 22 - Francesco Di Maria - 
    S. Teresa e S. Pietro d'Alcantara



    fig. 23 - Chiesa S. Antonio a Tarsia
     

    fig. 24 - Chiesa S. Maria di Montesanto


    fig. 25 - Paolo De Matteis - Miracolo di S. Antonio da Padova


    fig. 26 - Giuseppe Simonelli  - S. Cecilia