domenica 14 ottobre 2018

La via Antiniana

fig 1 - Via-Antiniana per colles


La via Neapolis-Puteolim per colles (fig.1) per chi da Napoli andava a Pozzuoli era la strada più comoda e, per un certo tempo l’unica, che univa Napoli con il capoluogo flegreo. Un ulteriore collegamento si venne a creare dopo circa un secolo, con l’apertura della Crypta Neapolitana intorno alla fine del I sec. a.C., che univa le zone di Fuorigrotta e Piedigrotta (fig.2–3–4). Essa era conosciuta anche come Antiniana, anche se, secondo alcuni autori, tale toponimo è stato usato solo a partire dal XVIII secolo.   
Era detta ‘per colles’ perché era fondamentalmente un sentiero che, arrampicandosi su per la collina del Vomero lo superava per scendere a Fuorigrotta, proseguire attraverso Agnano e terminare a Pozzuoli nei pressi della Solfatara, dove recentemente è tornato alla luce un ampio tratto di via delle Vigne (fig.5), una antica strada che univa la via principale con la strada che collegava Pozzuoli e Capua. 
Prima della realizzazione della via ” per colles”, nel 1° secolo a.C., a meno di non andare per mare, chi voleva raggiungere Pozzuoli da Napoli o viceversa, doveva arrampicarsi per i tortuosi sentieri di Posillipo attraversare boschi e selve, spesso molto fitti, e poi, superato il monte, le ampie zone paludose che si frapponevano tra la collina e la plaga flegrea. Già prima della via Antiniana, esisteva una strada che collegava Napoli a Pozzuoli passando per le attuali Soccavo e Pianura, evitando così le paludi che caratterizzavano a quei tempi il territorio di Fuorigrotta e Bagnoli.
Solo la villa di Vedio Pollione, che si estendeva magnifica con le sue numerose dipendenze lungo il fianco di un ampio tratto della collina di Posillipo fino al mare, godeva di un suo proprio collegamento con Coroglio e quindi con Pozzuoli e il suo porto attraverso la Grotta di Seiano (fig.6) che in poco tempo permetteva di raggiungere il litorale flegreo a uomini e carrozze.
Quando Cocceio fece il tunnel a Piedigrotta , le distanze si abbreviarono di molto ma la strada per colles rimase la preferita per chi non aveva particolare fretta o per chi non sopportava la polvere e l’angustia che si dovevano patire nell’attraversare la , né tanto meno intendeva correre i pericoli e i rischi che il suo attraversamento comportava. Anche i compagni che portarono le reliquie di San Gennaro da Puteoli a Neapolis, preferirono la via per colles a quella per cryptam, più breve ma meno sicura.
A conferma di quanto affermato, la circostanza che l’imperatore Traiano provvide a far potenziare la strada attraverso le colline tra il 96 e il 102 d.C. Una strada antichissima rimasta in nomi e toponimi oltre che nella storia della città.  

  
fig. 2 -  Crypta Neapolitana -  Entrata di Piedigrotta
fig. 3 -  Crypta Neapolitana -  Entrata di Piedigrotta in un dipinto
fig. 4 -  Crypta Neapolitana -  Uscita di Fuorigrotta
 fig. 5 - Via Antiniana all'altezza di via delle Vigne
 fig. 6 - Grotta di Seiano, ingresso

  
Sopravvive un tratto di strada romana all’interno della Mostra d’Oltremare e le terme di via Terracina a Fuorigrotta (fig.7); resti di una costruzione romana, in via Conte della Cerra (fig.8), tra il Museo e il Vomero, i resti di un viadotto che portava l’acqua del Serino e delle antiche arcate (fig.9) vicino alla stazione della metropolitana di via Salvator Rosa.
Altre testimonianze di epoche successive si possono ancora trovare in molte chiese e antichi palazzi stretti tra costruzioni anonime e spesso in rovina.
Proviamo ora a descrivere il percorso in direzione di Napoli:dopo Agnano, Fuorigrotta e la località Marcianum, la Via per colles risaliva la Loggetta e la Canzanella, raggiungeva la collina del Vomero in zona S.Stefano, proseguiva per Via Belvedere e passava per Antignano.
Dopo Antignano scendeva per via S.Gennaro  ad Antignano, via Conte della Cerra, Salvator Rosa.
Infine, dopo la zona di Piazza Mazzini scendeva lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone per arrivare più o meno dalle parti dello Spirito Santo, da dove allora si entrava in città.
Fin dall’antichità, e per secoli, questa strada ha costituito l’asse portante dei collegamenti da e per la collina, e di quelli interni alla collina stessa. Infatti da questa via si diramavano tutti i percorsi che servivano i nuclei abitativi - le ville e masserie - disseminati su di essa.
La Via per colles inserendo al tempo dei Romani la collina lungo la direttrice Napoli-Pozzuoli-Roma, è stata determinante per lo sviluppo del Vomero. In particolare vi propiziò la nascita di quegli aggregati abitativi diffusi lungo il suo percorso che costituiscono il cuore storico dei quartieri collinari.
Lungo la Via per colles, che misurava da Pozzuoli quasi quindici chilometri, sono stati rinvenuti tre cippi miliari (al V miglio, all’VIII ad Antignano, e al X).
Le iscrizioni sulle pietre miliari ricordano che fu l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) a portare a termine la sistemazione della via iniziata dal padre Cocceo Nerva (96-98 d.C.).
Sono stati rinvenuti anche reperti archeologici, soprattutto tombe, che documentano l’esistenza attorno al II sec. d.C. di nuclei abitativi sparsi, oltre che ad Annianum (Agnano) e Marcianum, anche al Vomero, ad Antignano.
Fra le testimonianze vomeresi certamente risalenti all’epoca romana e ricollegabili in qualche maniera alla Via per colles, sono da ricordare, oltre ad alcune tombe, i resti di arcate in mattoni spuntati durante gli scavi per la costruzione della metropolitana in via Salvator Rosa, che abbiamo già descritte e pietre laviche lavorate che si vedono inglobate nel muro di tufo di Villa Salve che corre lungo Corso Europa.
Si presume che si tratti di materiale più antico recuperato. La forma e le dimensioni di queste pietre rendono probabile che fossero lastre della pavimentazione della Via Puteoli-Neapolim, testimoniando così il passaggio della via da quelle parti. 
E concludiamo questo breve articolo riportando le parole di un noto, quanto disinformato napoletanista, del quale per decenza non riferiamo il nome, che afferma: la prova che la via passava per Antignano la fornisce la circostanza che la tradizione indica questo villaggio essere stato il luogo dove avvenne per la prima volta il miracolo di S. Gennaro, nei primi decenni dopo l’anno 400  (fra il 413 e il 431), quando vi sostò il corteo che traslava le spoglie del Santo da Pozzuoli a Napoli.
Una emerita bufala, perché il prodigio (non parliamo di miracolo perché neanche la Chiesa lo riconosce come tale) è avvenuto la prima volta nel 1389.
 
fig. 7 - Tracce di strada in via Terracina

 fig. 8 - Viadotto in via Conte della Cerra
fig. 9 -  Arcate in via Salvator Rosa

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