venerdì 26 ottobre 2018

La Solfatara da dimora degli inferi ad attrazione turistica

fig. 1 - Solfatara vista dall'alto

Incombe direttamente sulla città l’agorà di Efesto, pianura circondata da ciglioni infuocati che mandano spesso esalazioni come fornaci e piuttosto puzzolenti. La pianura è piena di polvere preziosa… (Strabone, Geografia V).
Così appariva agli occhi degli antichi la cavità craterica della Solfatara (fig.1-2), fucina dominata dal divino fabbro Efesto. Sede di scene diaboliche fu creduta a lungo se, ancora alla fine del Cinquecento, si racconta che i Padri Cappuccini della vicina chiesa di San Gennaro fossero tormentati dai diavoli (fig.3) che sovente facevano sentire ”ululati e terrori di grande spavento” (Capaccio 1604).
Fumarole, tremori, un suolo che sembra sempre in fieri sono ancora le caratteristiche di questo vulcano che conta quasi 4000 anni, ma che ha conservato i suoi caratteri originari, offrendosi all’osservazione dei geologi e dei loro strumenti come una sorta di laboratorio naturale per la ricerca. I Borbone vollero sistemare qui il loro Osservatorio vulcanico, un piccolo edificio celato dai vapori della Bocca Grande in cui, ancora oggi, si controlla l’attività vulcanica esaminando temperature e composizione delle esalazioni gassose. In passato vi erano anche piccole officine per l’estrazione dell’allume, dello zolfo e del vetriolo.
Di certo qui atmosfere e colori non possono non suscitare anche nel più disincantato dei visitatori un che di inquietante. Qui il tempo sembra essersi fermato da quando il poeta Petronio nel suo Satyricon così dipingeva a fosche tinte il Forum Vulcani:” Vi è un luogo posto nel fondo di un abisso cavo, tra Partenope ed i vasti campi di Dicearchia, bagnato dalle acque del Cocito; infatti il vapore che si sprigiona, si spande con calore mortifero. Non in autunno questa terra verdeggia, non fa crescere l’erba il fertile campo, né in primavera risuonano i teneri cespugli dell’armonia discordante del canto degli uccelli, ma il caos e i luoghi deserti coperti di nera lava gioiscono circondati dal funereo cipresso”.
Se con un salto temporale di secoli ci portiamo ai nostri giorni dobbiamo con tristezza constatare che da oltre un anno, a seguito di un evento in cui persero la vita alcuni visitatori (fig.4), l’accesso alla Solfatara è precluso, circostanza nefasta che significa una perdita di decine di migliaia di visitatori e di conseguenza una calamità devastante per l’economia puteolana.
Immaginiamo che quanto prima le indagini della magistratura, in genere poco meno che eterne, si completino e la struttura riapre. La visita alla Solfatara viene svolta solitamente in senso antiorario seguendo il perimetro del cratere, ove si concentrano la maggior parte delle attività vulcaniche: dopo aver superato un bosco di querce ed una zona con la tipica vegetazione della macchia mediterrane si arriva ad un belvedere (fig.5) da dove è possibile osservare l'intera area del cratere. Si prosegue per il pozzo d'acqua minerale, la fangaia, le cave di pietra trachite, la grande fumarola e le stufe antiche.
Il pozzo d'acqua minerale ha una profondità di circa dieci metri e la sua falda varia nel tempo a seconda sia delle precipitazioni sia per l'effetto del bradisismo: nel 1913 la temperatura dell'acqua, che ha un sapore asprigno, simile al limone, era di 70º. L'attuale pozzo fu costruito nell'Ottocento e serviva sia per cure termali che per estrarre allume: infatti analisi dell'acqua, effettuate da Sabatino De Luca, un noto chimico dell'università di Napoli, rivelarono un contenuto di allume, ossidi di zolfo, solfati di calcio, magnesio, ed altri minerali. L'acqua termominerale della Solfatara veniva attinta fin dal Medioevo. Per Pietro da Eboli (fig.6) il Balneum Sulphatara era ritenuto miracoloso per la cura della sterilità femminile, ridando fecondità alle donne sterili: in miniatura del Codice Angelico si notano donne immerse fino alla vita in una vasca esagonale in muratura mentre tra le rocce un personaggio incrementa con un soffietto le fiamme e le esalazioni provenienti da varie fumarole a forma di vulcanetti. Quest'acqua inoltre era utilizzata per alleviare i sintomi del vomito, dei dolori allo stomaco ed ancora guariva dalla scabbia, distendeva i nervi, acuiva la vista e toglieva la febbre coi brividi. 

fig. 2 Solfatara- Ingresso
fig. 3 - Totò all'inferno, girato nella Solfatara
fig. 4 - Funerale all'aperto
fig. 5 - Belvedere
fig. 6 - Pietro da Eboli - Balneum Sulphatara

La Fangaia (fig.7) è formata da acqua piovana e da condensazione del vapore acqueo che mescolandosi con materiale argilloso forma del fango, il quale con le alte temperature del suolo ribolle. Il fango, utilizzato anche per fini termali, è ricco di minerali quali boro, sodio, magnesio, vanadio, arsenico, zinco, iodio, antimonio, rubidio; dalla Fangaia fuoriescono anche dei gas, ad una temperatura che si aggira tra 170° e 250° gradi, e dalla composizione varia. Sulla superficie del fango si notano delle striature scure, le quali costituiscono colonie di archeobatteri, chiamati Sulfolobus solfataricus, che riescono a sopravvivere alle alte temperature e riscontrate solo in tali luoghi; altro tipo d'invertebrato che vive nella Solfatara è la Seira tongiorgii, descritta per la prima volta nel 1989.
Le cave di pietra trachite offrono la possibilità di osservare l'antica attività mineraria che si è svolta fino intorno agli anni Cinquanta del XX secolo: si estraeva oltre alla pietra alchitrachite anche allume e bianchetto.
La Bocca Grande (fig.8) è la principale fumarola della Solfatara con il vapore, dal caratteristico odore di zolfo simile ad uova marce, che raggiunge temperature di circa 160°. Denominata dagli antichi Forum Vulcani (fig.9), nei suoi vapori si trovano sali come il realgar, il cinabro e l'orpimento che posandosi sulle rocce circostanti danno una colorazione giallo-rossastra. Nelle sue vicinanze, il vulcanologo tedesco Immanuel Friedländer, fece edificare un osservatorio all'inizio del Novecento, poi crollato a seguito del bradisismo e dell'aumento dell'attività della fumarola.  
Le Stufe Antiche (fig.10), realizzate nell'Ottocento ed in seguito rivestite di mattoni, sono due grotte naturali che utilizzando i vapori delle fumarole erano sfruttate ai fini termali: chiamate una del Purgatorio e l'altra dell'Inferno a causa della variazione di temperatura tra le due, oggi non sono più utilizzate. Nel periodo in cui venivano effettuate le cure termali le persone potevano sostare al loro interno soltanto alcuni minuti: ciò causava un'eccessiva sudorazione e si inalavano vapori solfurei ritenuti ottimali per la cura di patologie delle vie respiratorie e della pelle. Nelle vicinanze delle stufe è possibile ritrovare cristalli di zolfo e allume.
La visita è finita, ma quando comincerà?


fig. 7 - Fangaia
fig. 8 - Grande Fumarola
fig. 9 - Forum Vulcani
fig. 10 -Stufe antiche

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