venerdì 22 dicembre 2017

Il vizio lucroso del poker

fig. 1 - Poker di assi

Per decenni, oltre agli scacchi, ho frequentato con assiduità il tavolo del poker (fig.1), non tanto per il piacere di trascorrere una serata tra amici e per il sottile brivido provocato dal gioco, ma soprattutto perché mi rendeva decine di milioni al mese di vincite.
I partecipanti del tavolino sono cambiati negli anni, perché il trascorrere inesorabile del tempo, falciava alcuni componenti, sostituiti sempre da nuovi giocatori.
L'unica a resistere imperterrita è stata mia zia Giuseppina (fig.2), che tra qualche mese compirà 103 anni e pare non abbia alcuna intenzione di lasciare questa valle di lacrime.
Ogni anno organizzavo anche tornei di poker, che duravano tre giorni e che si svolgevano nei saloni della mia villa posillipina, ai quali partecipavano 54 giocatori ed inoltre prendevo parte volentieri a quelli organizzati dai più importanti circoli cittadini. Quasi sempre risultavo vincitore come attestano le coppe che fanno bella mostra di sé, in maniera eloquente, sui mobili della mia sala da pranzo (fig.3-4), assieme ai numerosi trofei che costellano la mia carriera di quasi imbattibile scacchista
La sede di gioco, alternativamente, era la casa di mia cugina Maria Teresa o la camera dedicata al poker sita al piano terra della mia villa.
Voglio ora ricordare alcuni dei partecipanti alla tenzone settimanale.
Partiamo dal mitico Bebè, un nobile decaduto, che perse al gioco i residui risparmi messi da parte per la vecchiaia, per ricordare poi l'ispettore Lombardi, un amico di famiglia, fedele quanto discreto, che riusciva quasi ogni sera ad uscire "parapatto e pace" col portafoglio.
Vi sono poi, tra i parenti della famiglia Luongo, zio Gigino che, quando perdeva un piatto importante perdeva anche la pazienza e bestemmiava scherzosamente in vernacolo e zio Roberto, sapiente quanto prudente, che usciva quasi ogni sera in vincita.
Altro componente leggendario era don Pio, un pensionato del Banco di Napoli che aveva aperto un’attività commerciale a Ischia, circostanza che gli permetteva di partecipare anche alla sessione estiva, quando il tavolino si trasferiva negli austeri saloni della mia villa nell’isola verde (fig.5–6).
Fino ad ora abbiamo parlato di personaggi che da tempo hanno concluso il loro percorso terreno ed ora, forse, si dilettano a giocare con gli angeli tra le nuvole dorate.
Ritorniamo ai viventi, partendo da Gennaro De Notaris, soprannominato "o surd" all'epoca e che nel frattempo sfortunatamente è divenuto anche cieco. Il suo amico del cuore era Beppe Ferraro, famoso dirigente dell'Asl 1, ma principalmente noto per i suoi bluff clamorosi, che spesso gli rendevano vincite cospicue.
Abbiamo già accennato a zia Giuseppina, che con una condotta oculata (giocava solo e sempre con il punto) quasi sempre si alzava vincitrice, anche se di poco.
Una presenza costante era quella dei coniugi Santopaolo, più noti come Maria Teresa e Genny, di cui non pubblichiamo una foto per decenza, che più di una volta perdevano cifre cospicue, mettendo in pericolo il loro magro bilancio familiare, circostanza per me dolorosa, essendo miei parenti stretti, che più stretti non si può.
Mia moglie Elvira (fig.7) partecipava saltuariamente, essendo sinceramente amante della cultura e tiepida appassionata del mazzo di carte.
Carlo Castrogiovanni (fig.8) da tempo tristemente emigrato al nord, sempre elegantissimo e dall'eloquio forbito, godeva nel giocare come nessun altro ed alternava vincite e perdite in egual misura.
Passiamo ora ai perdenti, che foraggiavano il tavolino, permettendo agli altri di vivere di rendita. Si trattava di "giocatori" per antonomasia, i quali se non perdevano non si trovavano a loro agio e noi, per farli godere, io in primis, li spellavamo senza ritegno.
Tra questi ricordiamo Camillo, celebre chirurgo plastico, Anna Maria, nobildonna sfondata, nel senso di ricca, non anatomicamente ed il famigerato "pollastro", al secolo Diego De Bellis (fig.9), all'epoca multi miliardario, in grado di perdere 50 milioni in una serata e di rimanere impassibile.
Ricordo ancora con emozione ed un pizzico di nostalgia, puntate e rilanci di decine di milioni.
Poi tutto è finito all'improvviso, ho giurato a me stesso che non avrei più giocato e sono 20 e più anni che tengo fede alla promessa.

fig. 2 - Zia Giuseppina centenaria
fig. 3 - Coppe e trofei
fig. 4 - Coppe e trofei
fig. 5 - Copertina Casa Mia novembre 1997
fig. 6 - Villa della Ragione ad Ischia
fig. 7 -Elvira Brunetti
fig. 8 - Carlo Castrogiovanni
tav. 9 -  Diego De Bellis

4 commenti:

  1. Esposizione simpaticissima, originale nella descrizione ma estremamente aderente alla realtà, su quanto avveniva in anni ahimè passati, ma vivissimi nel ricordo per la simpatia dei personaggi ricordati. Un caro saluto a te e a tutti gli ex pokeristi menzionati.

    RispondiElimina
  2. Con gli angeli non si può bleffare se ne accorgono
    Don Pio

    RispondiElimina
  3. Sono Anna Maria, nobildonna sfondata, non più nel senso di ricca, ma semplicemente avanti e dietro.
    Anna Maria

    RispondiElimina
  4. Non sono un nobile decaduto, ma semplicemente deceduto
    Bebè

    RispondiElimina