lunedì 4 maggio 2015

La pittura di battaglia a Napoli nel Seicento

Un genere che incontrò larga affermazione nella pittura napoletana del Seicento e lusinghiero successo tra i collezionisti fu la battaglia. 
La nobiltà amava adornare le pareti dei propri saloni con delle battaglie raffiguranti singoli atti di eroismo o complessi combattimenti che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù nelle quali i nobili amavano identificarsi. 
Anche la Chiesa fu in prima fila nelle committenze, incaricando gli artisti di raffigurare gli spettacolari trionfi della cristianità sugli infedeli, come la memorabile battaglia navale di Lepanto del 1571, che segnò una svolta storica con la grande vittoria sui Turchi, divenendo ripetuto motivo iconografico pregno di valenza devozionale, replicato più volte per interessamento dell’ordine domenicano, devotissimo alla Madonna del Rosario, la quale seguiva benevolmente le vicende terrene dall’alto dei cieli. 
Altri temi cari alla Chiesa nell’ambito del genere furono ricavati dall’Antico e dal Nuovo Testamento, quali la Vittoria di Costantino a ponte Milvio o il San Giacomo alla battaglia di Clodio, argomenti trattati magistralmente da Aniello Falcone, che fu il più preclaro interprete della specialità, “Oracolo” riconosciuto ed apprezzato, sul quale ha scritto pagine insuperate il Saxl nella sua opera Battle scene without a hero, una acuta ricerca che non ha trovato l’eguale nell’analisi di altri grandi battaglisti del Seicento, quali Salvator Rosa o Jacques Courtois, detto il Borgognone. 
A Napoli fu molto diffuso il sottile piacere della contemplazione delle battaglie presso masochistici voyeurs, che prediligevano circondarsi, non di procaci nudi femminili dalle forme aggraziate ed accattivanti o di tranquilli paesaggi, né di severi ritratti o di languide nature morte, bensì di gente che si azzuffava a piedi o a cavallo, usando spade sguainate ed appuntiti pugnali, dando a destra e a manca terribili fendenti “in ariosi e fumosi, sereni o temporaleschi, pianeggianti o collinari scenari, ideali comunque per tali bisogne” (Bertolucci). 

fig. 1 - Ciccio Graziani - Battaglia - 61 47 - Napoli antiquario Febbraio

fig. 2 - Ciccio Graziani  - Battaglia - 61 47 - Napoli antiquario Febbraio

Francesco Graziani, detto Ciccio Napoletano, è un battaglista minore attivo tra Napoli e Roma nella seconda metà del XVII secolo.
Egli probabilmente è originario di Capua perché in alcune fonti è ricordato come Ciccio da Capua. E poco noto al De Dominici, il quale non è certo se egli fosse il padre o un parente di Pietro Graziani, battaglista attivo nei primi decenni del XVIII secolo. Filippo Titi in una sua guida delle chiese romane cita due suoi quadri, ma oggi è visibile solo quello conservato nella cappella Cimini di Sant'Antonio dei Portoghesi, databile al 1683.
Gli inventari della quadreria Barberini, redatti nel 1686, accennano a suoi quadri di battaglia e di marine, ma oggi non sono più identificabili.
Il Salerno, studioso dell'artista ed estensore della scheda nel catalogo della mostra sulla Civiltà del Seicento a Napoli, gli assegna poche opere certe: due battaglie nel museo civico di Pistoia e quattro nel museo civico di Deruta, una delle quali porta sul retro della tela l'attribuzione del Pascoli «del Graziani eccellente pittore».
Alla mostra furono presentati come autografi due paesaggi della Galleria Doria Pamphily, in precedenza assegnati ad un ignoto seguace del Dughet.
Tra gli antiquari napoletani è facile trovare delle tele, spesso di piccolo formato, ed a volte dipinti su rame, che possono ragionevolmente essere assegnati al Graziani, ma purtroppo la critica fa ancora molta confusione rispetto all'opera di Pietro Graziani e di un altro pittore, stilisticamente vicino ed ancora da identificare.
Lo stile di Francesco Graziani è tagliente, con le figure dei soldati e dei cavalieri appena abbozzate; il cielo sovrasta le battaglie, incombendo pesantemente con un cromatismo plumbeo di un rosso caliginoso, che sembra partecipe dello svolgersi tumultuoso degli avvenimenti.
Pietro Graziani, probabilmente figlio di Francesco, è attivo tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII. La sua pittura mostra un brio ed una scioltezza di tocco che è caratteristica già del Settecento. Gli si possono assegnare un gruppetto di opere che si differenziano in senso più moderno dalla produzione di Francesco.
Il Chiarini si è impegnato nel 1989 nella ricostruzione del suo catalogo; in particolare gli ha attribuito quattro battaglie di cavalieri, oggi nel museo civico di Prato, provenienti dalla galleria Martini dell'ospedale della Misericordia e Dolce, che in precedenza il Papini aveva ritenuto opera di Ercole Graziani (1688 - 1765), un altro congiunto della dinastia del quale al momento sappiamo molto poco.
Dopo questo breve preambolo presentiamo due dipinti inediti di proprietà dell’antiquario Febbraio di Napoli, (fig. 1 – 2) eseguiti da Ciccio Graziani, nei quali si possono apprezzare i caratteri stilistici del pittore, dalle figure dei protagonisti appena accennate con pennellate nervose senza particolare cura dei particolari, ai colori terrei della tavolozza, in grado di produrre nell’osservatore una partecipazione emotiva alla cruenta battaglia rappresentata.

fig. 3 - Carlo Coppola -  Cavalieri  in armatura a cavallo - Venezia Semenzato 2003

fig. 4 - Carlo Coppola - Battaglia - 97 - 67 - Napoli antiquario Febbraio

Fig. 5 - Carlo Coppola - Battaglia di ponte  Milvio - 80 - 100 - Roma collezione privata


Pittore ancora poco conosciuto nell’ampio panorama figurativo napoletano attivo intorno alla metà del secolo XVII, Carlo Coppola fa parte della variegata bottega di Aniello Falcone, nella quale occupava certamente una posizione di rilievo ed era benvoluto da tutti, come si evince dalle parole del De Dominici, che dell’artista ci tramanda poche notizie a margine delle pagine dedicate al celebre maestro.
Oltre che notevole battaglista, egli fu abile anche nelle scene di martirio ed in quadri storici e di vedute. Impregnato della cultura tardo manierista di Belisario Corenzio, ebbe due sfere di attrazione: il Falcone ed il Gargiulo.
Dal primo prende ispirazione per i quadri di battaglia e gli esempi del suo maestro sono utilizzati come repertorio di immagini stereotipate, rese con toni caldi e colori scuri, mentre nei martiri e nei quadri storici le soluzioni di maggiore libertà pittorica e chiaroscurale, prelevate da Micco, sono molto marcate.
Altri debiti culturali sono contratti con Callot, con il Tempesta, con Scipione Compagno e con Andrea Di Lione.
Egli fu attivo per oltre venti anni, dal 1640 al 1665 ed il suo catalogo, interessante perché testimonianza di un particolare momento storico e dei gusti della committenza privata, è ancora da definire, anche se molti suoi lavori sono siglati.
Ritorniamo alle parole del De Dominici: “Fece assai bene di battaglie, e tanto che molte volte le opere sue si cambiano con quelle dello stesso Maestro, ma tanto i soldati, quanto i cavalli del Coppola hanno una certa pienezza più di quelli del Falcone, e massimamente le groppe de’ cavalli sono assai rotonde, il che a cavalli da guerra non molto conviene”.
Come sempre il celebre biografo riesce acutamente a definire lo stile di un autore ed a mettere in risalto un aspetto importante della sua attività, che ha contribuito a confondere parte della sua produzione migliore con l’opera del maestro.
Infatti, nonostante l’abitudine di siglare le sue opere, la disonestà dei mercanti, abili col raschietto, ha spesso, non solo ai tempi del De Dominici, fatto passare per Falcone battaglie del Nostro, mentre più di una scena di paese, viene assegnata dalla critica al Gargiulo, compagno di bottega, che negli ultimi anni ha incontrato, grazie ad un’esaustiva monografia e ad una mostra molto curata, un cospicuo successo commerciale.
Un modo per riconoscere il pennello del Coppola nei dipinti non firmati è quello di osservare attentamente le terga e la coda dei suoi cavalli, presenti non solo nelle battaglie, ma anche nelle scene di martirio.
Le prime sono sempre imponenti, poderose e di evidenza scultorea, mentre la coda è costantemente vaporosa e ricchissima di crini, che arrivano fino a terra. Un dettaglio che, per la sua originalità, costituisce una sorta di sigla nascosta e che possiamo osservare nel Martirio di Sant’Andrea, di collezione romana, nella Lapidazione di Santo Stefano, passata nel 1994 sul mercato antiquariale, nella Crocefissione di San Pietro, in asta presso Semenzato, Milano 1991, nei Cavalieri con armatura a cavallo (fig. 3), passato come De Lione in un’asta Semenzato del 2003 ed in opere forse di bottega, come la Scena di Battaglia, della raccolta de Bellis di Roma.
I suoi cavalieri indossano elmi piumati ed i destrieri si stagliano imponenti in primo piano, mentre sullo sfondo la scena del combattimento è dominata da castelli turriti e paesaggi collinari.
Pienamente rispettati i caratteri distintivi patognomonici nei due inediti che segnaliamo.
Il primo (fig. 4), una Battaglia dell’antiquario Febbraio di Napoli, presenta in primo piano un cavallo dalla groppa poderosa e dalla coda vaporosa che tocca quasi terra oltre al castello turrito sulla sinistra.
Il secondo (fig. 5), di una privata raccolta romana, raffigurante la Battaglia di ponte Milvio, deve la certezza dell’autografia, più che al cavallo rampante, ripreso di lato, al torrione sulla sinistra, identico a quello che compare in numerosi quadri siglati dell’artista.

fig. 6 - Aniello Falcone - Battaglia (particolare) - Inghilterra collezione privata

fig. 7 - Aniello Falcone - Battaglia (particolare) - Inghilterra collezione privata

fig. 8 - Aniello Falcone - Battaglia (particolare) - Inghilterra collezione privata
Concludiamo presentando tre particolari (fig. 6 – 7 - 8) di un dipinto inedito del Falcone, conservato in Inghilterra, nel quale si ripetono alcuni dettagli costantemente presenti nei più celebri dipinti dell’Oracolo delle battaglie.
Dalla montagna sullo sfondo, che possiamo vedere chiaramente nel Sansone sconfigge i Filistei (fig. 9), siglato, di una privata raccolta inglese, al caduto in primo piano, che si può osservare nella celebre Battaglia (fig. 10) conservata nel museo di Capodimonte, al cavallo rampante in evidenza, mentre sullo sfondo si svolge cruento il combattimento, come nella Battaglia davanti ad un castello (fig. 11) di una raccolta fiorentina.

fig. 9  - Sansone sconfigge i Filistei - siglato - Inghilterra collezione privata

fig. 10 - Battaglia - Napoli museo di Capodimonte

fig.  11 - Battaglia dinanzi ad un castello - Firenze collezione privata


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