lunedì 8 settembre 2014

Una monografia su Giuseppe Bonito

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Giuseppe Bonito attendeva da tempo una monografia che mettesse in mostra non solo le sue eccelse qualità di ritrattista, ma nello stesso tempo la capacità di fotografare intriganti allegorie e divertenti scene di genere.
Il vuoto negli studi è stato colmato da Achille della Ragione, il quale ha raccolto e commentato 150 immagini in gran parte a colori, aggiungendo numerosi inediti al catalogo del pittore.
Inoltre sono raccolti tutti i documenti di pagamento ed una esaustiva bibliografia con oltre 100 citazioni.
La critica dell'Ottocento e del primo Novecento ha apprezzato nel Bonito solo il pittore di genere, che come tale avrebbe precorso il realismo e valorizzato le virtù borghesi al contrario, la critica recente riconosce in lui il custode della più schietta tradizione pittorica neoveneta, che ha contribuito a ritardare sino ai limiti del possibile l'avvento del neoclassicismo.
A lungo la sua fama fu legata, non soltanto sulle sue qualità di brioso compositore di macchine decorative, di ritrattista aulico, ma soprattutto come autore di singolarissime scene di genere, fino a quando nel 1927 Roberto Longhi, sul fondamento dello stile e su dati desunti da dipinti firmati, rivendicò ad un fino allora ignoto pittore: Gaspare Traversi, il quale si dichiarava napoletano nel Sant’Antonio della Cattedrale di Parma, la paternità di gran parte di quelle tele.
A partire dal 1749 fu impegnato in una serie di ritratti ufficiali di personaggi della famiglia reale, oggi conservata tra i Palazzi Reali di Caserta e Madrid e dell’aristocrazia napoletana.
Nel campo della ritrattistica egli trasse inizialmente lo spunto da germi ancora vivi dell’antica naturalezza solimenesca per fissare puntualmente le fisionomie e nei primi lavori, come ricorda il De Dominici, “si vide il dono particolare ch’egli aveva in questa parte, dappoichè oltre ad essere somigliantissimi, erano situati in buone positure e pittoresche azioni”.
Bonito occupò numerose cariche accademiche: da pittore di camera del re (1751) ad accademico di San Luca (1752) e direttore dell’Accademia del disegno (1755).
La sua produzione più celebre è legata alla ritrattistica, nella quale rappresenta con un’acuta osservazione dal vero un’infinita gradazione di tipologie fisiognomiche, che comprendano l’intera scala di espressioni umane. I suoi quadri raffigurano insigni personaggi della corte e della nobiltà napoletana, sottoposti ad un’introspezione psicologica accurata, prima che i volti trapassino dalla caducità della vita all’immortalità della tela.
Riuscì ad amalgamare elementi di cospicua eleganza formale e di sicura piacevolezza pittorica con un moderato naturalismo, in linea con la locale tradizione figurativa.
In definitiva un libro che non potrà mancare nella biblioteca dello studioso o del semplice appassionato, desideroso di conoscere uno dei massimi esponenti della pittura del Settecento napoletano

Elvira Brunetti

Giuseppe Bonito: Concerto - Norfolk, Chrysler Museum

Giuseppe Bonito: Concerto in famiglia - Imperia antiquario Giovanni Giorgi

Giuseppe Bonito: Cacciatori e villanelle - Parigi Galerie Canesso

Giuseppe Bonito: La Caritá  - firmato e datato 1742 - Napoli Cappella del Pio Monte di Pietá

Giuseppe Bonito: Re Salomone prega davanti al tempio di Gerusalemme  - Napoli, Museo di Capodimonte

Giuseppe Bonito: Solimena (copia da) - Napoli collezione della Ragione

Giuseppe Bonito: Calvario- Ischia, chiesa dello Spirito Santo

Giuseppe Bonito: Maria Carolina - Roma collezione Onofri

Giuseppe Bonito: Niccolò Jommelli  - Napoli, collezione Pagliara del Suor Orsola Benincasa

Giuseppe Bonito: L'ambasceria turca presso la Corte di Napoli -firmato e datato 1741 - Madrid museo del Prado

Giuseppe Bonito: La Veronica - Roma collezione Di Loreto

 Giuseppe Bonito: Ritratto di un nobile fanciullo - Napoli collezione Carignani di Novoli

Giuseppe Bonito: Cleopatra Napoli, museo di Capodimonte

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