sabato 31 marzo 2012

Deriva leghista

25/4/2010

I leghisti oramai dilagano indisturbati, amministrando le loro roccaforti nel dispregio della decenza e della solidarietà ed a volte prendono decisioni bieche, come quando tolgono il piatto da bocca ai bambini delle famiglie morose nei pagamenti delle rette ad Adro, piccolo centro del bresciano o rifiutano la sepoltura ad una neonata musulmana nel cimitero di Paderno, organizzando patetiche fiaccolate di protesta. Dovrebbero leggersi e meditare A livella di Totò.
Alcuni sindaci padani si affrettano a cambiare nomi a strade e piazze, interpretando la storia a proprio uso e consumo, ma ad onore del vero, la proposta più ridicola è stata quella della giunta di centro sinistra di Aulla, la quale, in segno di discontinuità, vorrebbe sostituire la statua di Craxi con quella di Manuela Arcuri. Forse sul profilo estetico la scelta sembra ineccepibile, ma alle prossime elezioni, qualcuno, mutato il vento politico, potrebbe preferire la Santanchè a cavallo, eventualmente col  seno nudo a sfidare il vento o la Carfagna munita di scudo e corazza. 
Sembra una gara per conquistare il lauro della stupidità, senza né vincitori, né vinti.

Il medioevo prossimo venturo

25/4/2010

Secondo la scienza l’universo è incominciato con un’immane catastrofe: il big bang che ha squarciato i sovrumani silenzi e terminerà con un’altra ancor più gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione fino all’annullamento dell’energia, che a quei silenzi riconduce, nel frattempo cataclismi naturali, come la recente eruzione che ha oscurato i cieli d’Europa e paralizzato i traffici aerei, ma soprattutto, esplosione demografica, consumismo selvaggio, inquinamento ambientale, esaurimento delle risorse e disordine finanziario persistente segnano i nostri tristi giorni.
Non bisogna allora meravigliarsi se gran parte dei futurologi, siano essi climatologi, economisti o filosofi vedano il futuro nero. Anche i registi da anni realizzano unicamente film catastrofici, delineando scenari allucinanti, da The day after tomorrow al recente Codice Genesi.
Esaminiamo ora i singoli fattori, alcuni di difficile controllo, che conducono verso l’apocalisse partendo dall’esplosione demografica. Nei prossimi dieci anni la popolazione mondiale passerà da 7 ad 8 miliardi. Nel frattempo gli abitanti dell’Europa e del nord America non aumenteranno, mentre salirà significativamente l’età media. Si intensificheranno i fenomeni migratori e l’abbandono delle campagne, con la nascita di gigantesche megalopoli, molte delle quali conteranno più di 30 milioni di abitanti.
La desertificazione, legata ai mutamenti climatici ed alla carenza di acqua, avanzerà dappertutto, incidendo pesantemente sulla produzione agricola.
Il consumismo selvaggio è aggravato dall’aumento della popolazione, ma in particolare dall’aumento dei consumatori del terzo mondo che vorranno avvicinarsi al livello medio occidentale. La Cina e l’India, che già oggi hanno oltre 2 miliardi di abitanti, costituiranno oltre la metà della popolazione della Terra e se anche un 20% di loro raggiungerà un decente livello di reddito, ma potrebbero essere molti di più, la domanda di energia e di beni di consumo creerà situazioni insostenibili.
Inquinamento ambientale ed esaurimento delle risorse naturali cammineranno in sintonia accelerando la corsa verso la catastrofe planetaria.
La crisi finanziaria che devasta l’economia mondiale da due anni e che è ben lungi dall’essersi esaurita concorrere ad umiliare la qualità della vita, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, aumentando disoccupazione, povertà ed  insicurezza del futuro.
La produzione di beni e servizi per alcuni anni aumenterà ancora, ma richiederà sempre meno addetti, per via del progresso tecnologico, dall’informatica ai robot; la conseguenza sarà un esercito sempre più folto di disoccupati, ai quali bisognerà garantire un minimo di sussistenza.
La difficoltà a governare i fenomeni economici è dovuta ad un deficit della politica, incapace di dotarsi di organizzazioni internazionali veramente efficienti; le nazioni sono ridotte a semplici giocattoli in un mondo globalizzato e dominato dalle dure leggi del profitto, con multinazionali sempre più tentacolari ed onnipotenti, che trasferiscono la produzione là dove il lavoro è meno costoso e spostano i capitali dove la rendita è più elevata e la pressione fiscale inesistente.
Il medioevo prossimo venturo somiglierà sorprendentemente a quello passato. Mentre epidemie incontrollabili, favorite dalla mobilità e dalla promiscuità dilagheranno in compagnia di catastrofi climatiche ed ecologiche, i ricchi si rifugeranno in comode fortezze, simili più ad un bunker che a un castello, mentre le zone fuori di ogni controllo aumenteranno. Imperverseranno cartelli della droga e signori della guerra, mafie e corsari, mentre le libertà individuali avranno sempre più difficoltà a manifestarsi per il proliferare di autoritarismi e dittature ed a soffrire maggiormente saranno i più poveri per la scomparsa di molte delle forme di assistenza, rese impossibili dall’aggravarsi  della crisi economica.

Tutti pazzi per Ipazia

20/4/2010

Se un mese fa avessimo chiesto a cento persone di media cultura chi fosse stata Ipazia, possiamo essere certi che solo pochi ne avevano vagamente sentito il nome, oggi, dopo che quotidiani e riviste le hanno dedicato fiumi di inchiostro, il personaggio ci è divenuto familiare e tutti noi attendiamo con ansia l’uscita del film spagnolo a lei dedicato, un vero capolavoro; posso affermarlo per averlo visto mesi fa a Barcellona, a differenza di tanti critici improvvisati ed incauti che lo hanno recensito senza averlo visionato. La scena della biblioteca di Alessandria avvolta dalle fiamme è semplicemente da antologia. 
Da tempo circola in Italia uno spettacolo teatrale: il Sogno di Ipazia, un monologo avvincente nel quale la grande e bella matematica alessandrina ci racconta le sue scoperte e le sue emozioni, confessando anche i suoi innocenti peccati veniali, tra cui la vanità per il suo aspetto fisico, che attirava forse quanto la sua intelligenza e la sua cultura. Lo spettacolo si conclude col martirio della donna avvolta tra le fiamme che bruciarono la biblioteca di Alessandria, distruggendo tutto il sapere antico, un crimine tra più efferati della storia contro l’umanità, ma Ipazia può urlare orgogliosa brucia il mio corpo, ma il pensiero non brucia.
Di lei hanno parlato, a parte le scarne fonti antiche, tra cui il lessico bizantino Suda, Voltaire nell’Encyclopedie, Gibbon nel suo monumentale Declino e caduta dell’impero romano, Shelley che ne fece un’eroina romantica, Eco nel romanzo Baudolino, Luzi in un suo emozionante dramma del 1978.
Molti siti femministi avevano da tempo una sua foto nella home page, anche se poi le notizie sulla sua vita e sulle opere erano lacunose o inesatte. Chi ci assicura che fosse bella? E vergine, qualcuno ha controllato? 
A Roma si è tenuto nei giorni scorsi presso la sede dell’Enciclopedia Treccani un affollato dibattito, che si poteva anche seguire via intranet sul sito della Fondazione, durante il quale, storici, letterati e scienziati di fama(Canfora, Ronchey, Ossola, Giorello e Caramore) hanno discusso sul rapporto tra religione e laicità, tra scienza e fede, tra femminile e maschile. Su tutti gli argomenti aleggiava il fantasma di Ipazia, divenuta il simbolo ingombrante del contrasto tra gli Elementi di Euclide e la Bibbia, tra il pensiero matematico greco e la mitologia ebraico cristiana.
Ipazia, nata nel 370, era la figlia di un matematico, inventrice del planisfero e dell’astrolabio, fu a capo della scuola neoplatonica alessandrina e tra i suoi allievi ebbe personaggi di spicco, come Sinesio di Cirene, al quale siamo debitori delle poche notizie sulla sua vita, mentre tutti i suoi scritti sono andati perduti.
Ella fu vittima dello scontro tra il cristianesimo e la cultura pagana, di cui era la rappresentante più in vista ed il film tra poco in Italia, un duro atto di accusa contro tutti i fanatismi religiosi,  ha il merito di presentarci per la prima volta i cristiani come ottusi massacratori dei pagani, raffigurati come colti e raffinati. La pellicola è la storia di una donna, di una città, di una civiltà e rappresenta una realtà del passato di stringente attualità: Ipazia ed i pagani vengono dilaniati in nome di Dio, ma cosa vi è di diverso da quanto accade oggi in Palestina, in Africa, in Indonesia? Massacri in nome di un Dio ritenuto migliore.
Da poco era in vigore l’Editto di Teodosio del 391,  che aveva proclamato il cristianesimo religione di stato e lentamente il vecchio impero romano venne divorato dall’interno dalle nuove elites culturali, costituite dal clero che si trasformava in burocrate ed amministratore, vescovi che si trasformavano in plenipotenziari.
Ipazia finì a pezzi bruciata, dopo essere stata denudata e scorticata viva dai parabolani, il braccio armato del vescovo Cirillo, che giravano con forche e bastoni, veri squadroni della morte e picchiavano a sangue chiunque fosse in odore di eresia. Assetato di potere Cirillo si servì più volte dei loro spietati manganelli, come nel 451, quando al Concilio di Efeso, fece uccidere alcuni vescovi siriani che volevano portare avanti una tesi diversa dalla sua.
Per i suoi meriti, divenne santo e dottore della Chiesa, mentre il nome di Ipazia condannato all’oblio.

La Napoli Sacra di nuovo nelle edicole

19/4/2010

Finalmente, dopo anni di assenza, ritorna nelle edicole la Napoli Sacra in 15 fascicoli, un tesoro di notizie e foto sulle chiese napoletane per un totale di oltre 1000 pagine e 2500 immagini.
L’opera venne pubblicata negli anni Novanta, sull’onda del successo di Monumenti porte aperte ed ebbe uno straordinario successo. In breve esaurita, i fascicoli erano divenuti merce rara sulle bancarelle di Port’Alba e molti appassionati erano alla ricerca spasmodica di qualche numero mancante.
In precedenza, a cura della nostra benemerita Sovrintendenza, un pool di studiosi, coordinati da Nicola Spinosa, aveva rielaborato un capolavoro della nostra letteratura artistica: la Napoli Sacra del Galante, pubblicata sul finire dell’Ottocento, arricchendola di migliaia di note ed apparati, di un’esaustiva ed aggiornata bibliografia e di un corredo fotografico, ulteriormente ampliato nell’edizione in fascicoli uscita pochi anni dopo, grazie a Elio De Rosa.
Ricordo durante le visite guidate dell’associazione Amici delle chiese napoletane, che per anni ho condotto con mia moglie Elvira, le richieste continue da parte dei partecipanti di dove poter comprare quelle inestimabili miniere di notizie, che portavo con me per documentare qualche opera d’arte non più visibile e sulle quali mi preparavo per le spiegazioni.
Per pochi euro(quattro) ed in formato tascabile tutti gli amanti del nostro patrimonio artistico(sono un numero impressionante) potranno così avere un ulteriore stimolo a visitare le nostre chiese, prima che l’incuria degli uomini ed il disinteresse dei nostri amministratori le faccia scomparire e con esse una cospicua porzione della nostra storia.

Trenitalia: dal disservizio all’estorsione

14/4/2010

Saliamo a Narni, ma potremmo essere saliti in altre cento ed ancora cento stazioni italiche prive di biglietterie, con macchinette automatiche guaste ed obliteratrici fuori uso. Gli onesti, siamo in tre, cercano il controllore per fare il biglietto, spiegando che non è stato assolutamente possibile farlo prima; gli altri, i furbi, una ventina, si disperdono tra i vagoni. 
Il controllore con ingiustificata prosopopea ci redarguisce a voce alta e ad ognuno infligge un’ammenda spropositata e vessatoria, oltre all’importo del percorso, per alcuni di pochi chilometri. Non vuole ascoltare ragioni, si spazientisce ed impone un regolamento assurdo, invitandoci al limite a fare un inutile ricorso. 
E noi vogliamo pubblicamente appellarci alla logica: se non si mette il viaggiatore nelle condizioni di fare il biglietto prima, salendo da stazioni prive di ogni servizio, che ci si possa rivogere, in questi soli casi, al personale viaggiante per pagare l’importo dovuto. Altrimenti non si tratta di un’ammenda, ma di un’estorsione. 

Preti e pedofilia: istruzioni per l’uso

13/4/2010

La pedofilia oltre ad essere un peccato mortale esecrabile è anche, non dimentichiamolo, un reato penale tra i più gravi, ma soprattutto è una malattia, una turba psichiatrica della quale sono affetti, volendo rimanere all’Italia, non meno di diecimila persone, mentre altre centomila hanno tendenze pedofile.
Non bisogna perciò meravigliarsi se 10 – 15 di questi 10.000 siano preti, salvo che non si sia scoperta solo la punta di un iceberg più ampio e mostruoso.
Si è molto discusso di un rapporto di causa ed effetto tra celibato e pedofilia e quasi tutti gli studiosi hanno escluso un legame, affermando che tra celibi o vedovi non vi sia questa tendenza, ma non si è tenuto conto che il celibato sacerdotale è un obbligo, non una scelta e che l’atmosfera sessuofobica che si respira nei seminari è soffocante ed induce alla deviazione del desiderio, il quale, nella maggior parte dei casi sfocia nell’omosessualità, praticata da una percentuale cospicua dei novizi, come è molto diffusa nelle caserme e nelle carceri e dovunque si creino in maniera innaturale delle concentrazioni stabili e forzate di soggetti dello stesso sesso. 
La repressione del sesso induce a concentrare le proprie energie in una causa. La Chiesa lo ha scoperto duemila anni prima dei guerrafondai dell’epoca vittoriana, Reich lo ha dimostrato in maniera inconfutabile cinquanta anni orsono.
Per scegliere la castità ci vuole coraggio e maturità, oltre ad una chiara e solida vocazione. San Paolo dichiarava solennemente: “Se uno per dedicarsi a Dio deve ardere, si sposi, io nella castità sono felice”.
Il rischio che l’obbligo del celibato possa attrarre giovani insicuri dalla personalità fragile, che non vogliono instaurare un rapporto con la donna e scelgano perciò di entrare nella Chiesa non è da trascurare e quando e se tale regola sarà abolita possiamo sperare che la qualità morale dei preti aumenterà. Il terzo millennio ed il terzo mondo hanno bisogno di sacerdoti eroi, solidi nella fede, ma anche nella mente.
La strada scelta da Benedetto XVI, la tolleranza zero è una decisione lodabile e gli attacchi alla sua persona sono vergognosi, ma non bisogna intralciare il cammino della giustizia civile, che per quanto fallibile è l’unica a disposizione, almeno per i laici, i quali a differenza dei cattolici non possono contentarsi di una futura punizione divina.

Due grandi fotografi napoletani

11/4/2010

Un album di scatti di Riccardo Carbone, una mostra per Mimmo Jodice

Un prezioso libro, Napoli, (Minerva Edizioni),  ci permette, attraverso cinquanta anni di scatti di Riccardo Carbone, fotografo ufficiale de Il Mattino, di rivisitare luoghi ed episodi di una caleidoscopica città, costituita non solo di sciuscià, contrabbandieri e puttane, ma anche di una borghesia colta e gelosa dei propri spazi, dalle prime al San Carlo ai circoli esclusivi.
Potremo ammirare la Callas ed Hemingway, Kennedy e Pirandello, oltre ad Eduardo e Totò, la tifoseria scatenata ed i cortei dei disoccupati organizzati. Ed inoltre presidenti della repubblica e contrabbandieri, attrici famose e squallide baldracche: lo scorrere tumultuoso della vita all’ombra del Vesuvio dagli anni del fascismo al 1973.
Carbone più che un fotografo è un reporter scrupoloso, che vuole documentare la realtà usando la macchina fotografica al posto della penna.
Dopo le obbligatorie celebrazioni dei fasti del Ventennio egli ci presenta le macerie dei bombardamenti, il ritorno mesto dei soldati, i matrimoni con gli americani, le case di tolleranza, i grandi comizi, le celle di Poggioreale, Jeppson, ribattezzato dai tifosi Banco e’ Napule, per i 105 milioni pagati dal comandante Lauro.
Una vera chicca è il primo concorso di bellezza a cui partecipa una quindicenne Sophia, incoronata Principessa del mare ed a questa immagine rarissima si accoppia idealmente quella di Concetta Muccardo, la contrabbandiera graziata dal presidente Gronchi dopo essere rimasta incinta 19 volte per evitare il carcere, una storia tutta napoletana resa celebre dalla Principessa del mare, divenuta nel frattempo star internazionale.
A Mimmo Jodice sono invece dedicate due mostre antologiche: a Parigi al Maison Europenne de la Photografie ed al Palazzo delle Esposizioni di Roma. In entrambe le esposizioni vi sono immagini che documentano 50 anni di lavoro. 
Jodice fino agli anni Settanta ha ripreso delle persone nelle sue inquadrature, ha creduto nell’impegno sociale degli artisti di cambiare il mondo. Si è recato negli ospedali, nei manicomi, nelle carceri a schedare il malessere ed il dolore. Quindi la delusione e la convinzione dell’inutilità della missione.
Da allora le sue foto si sono riempite di una solitudine metafisica da cui promana lo smarrimento dell’uomo contemporaneo ed il suo malessere.

Davanti ad alcune immagini si percepisce un grande vuoto, dal cavallo che corre nel deserto alle scale che portano al nulla. Sono rappresentazioni al di fuori del tempo e dello spazio, così diverse da quelle eseguite negli anni Ottanta, quando l’artista girava in lungo e largo il Mediterraneo alla ricerca di antiche vestigia di civiltà lontane, che documentava con cura e precisione.
Celebri anche le sue foto di dipinti e sculture in occasioni delle memorabili mostre Civiltà del Seicento e del Settecento. 
Un suggello ed un riconoscimento ufficiale ad una vita trascorsa interamente a far sì che la fotografia avesse un ruolo adeguato al fianco ed alla pari di altre espressioni artistiche.