sabato 9 maggio 2020

I miei dubbi sul sangue sciolto

Il Mattino, pag. 34 - 8 maggio 2020


In diretta televisiva, per l'ennesima volta consecutiva le ampolle contenenti il sangue di San Gennaro, appena estratte dalla cassaforte, erano già allo stato liquido, come capita continuamente da anni a Napoli.
In attesa di indagini serie, eseguite da una commissione internazionale di scienziati, sarebbe troppo indiscreto e irriguardoso chiedere perentoriamente di collocare una micro telecamera nella cassaforte dove sono conservate le ampolle del patrono di Napoli ed osservare se per caso durante i mesi trascorsi tra un prodigio e l'altro, lo scioglimento non si ripeta continuamente e non unicamente nelle occasioni canoniche?

Achille della Ragione

giovedì 7 maggio 2020

L'assurdo divieto di poter navigare





Tra i tanti divieti assurdi emanati dalla regione Campania vi è quello che nega la navigazione alle imbarcazioni private, per cui se io volessi salire sul mio yatch con mia moglie, convivente e connivente, costeggiare Posillipo, essere baciato dal sole ed eventualmente bagnarmi nelle infide acque che ora sono limpide, sarei passibile di una multa salata. Una severa limitazione della libertà personale, sancita solennemente dalla nostra bistrattata Costituzione.
E che dire dei tanti miei amici, decaduti economicamente, che contavano di fittare le loro imbarcazioni, attraverso società specializzate, che avevano infinite prenotazioni, messe ora in dubbio dal vigente divieto.
Ma il colpo più grave è stato inferto nei riguardi dell'industria cantieristica, che occupa centinaia di addetti e che attualmente è paralizzata, perché nessun cliente ritira un'imbarcazione che non potrà utilizzare.
Un poco di serietà gioverebbe a tutti ed in particolare alla nostra disastrata economia

Achille della Ragione

sabato 2 maggio 2020

Per Achille il telefono del Ministro non squilla

Articolo del 2013 del prof. Rodolfo Murra

tav. 7 -  prof. Rodolfo Murra
in  udienza papale il 18 gennaio 2012



Achille della Ragione. Ginecologo napoletano, classe 1947, sta scontando la sua reclusione a Rebibbia. Giusta o sbagliata che sia, la pena che gli hanno inflitto, la sta espiando. Con rigore ed al tempo stesso con umana rassegnazione. E’ un detenuto che, a quanto dicono tutti gli altri, è considerato come una sorta di “carcerato modello”. E’ davvero un personaggio: dotato di vasta cultura umanistica (è tra i maggiori esperti della pittura del ‘600 partenopeo), ha scritto molti libri, è un maestro scacchista (nel 1998 ha battuto in una simultanea il campione del mondo Boris Spassky): a Napoli, poi, teneva un salotto letterario nella sua casa di Posillipo, insieme alla moglie. E’ anche il titolare di un sito web (www.achilledellaragione.it) dove, chi volesse, potrà apprendere altre notizie su di lui. Si vanta di aver partecipato, nel 1972, a “Rischiatutto”, conservando ancor oggi assai gelosamente i gettoni d’oro vinti, rispondendo a domande sui premi Nobel.
In carcere si diletta a scrivere raccolte di favole per bambini. Mi ha fatto dono del suo ultimo volume (che parla della “fortezza” di Rebibbia), dedicato ai tre nipoti, “ma anche a tutti i bambini del mondo e soprattutto agli adulti; che possano meditare e capire più in profondità il messaggio di speranza e di sofferenza che sottende ai vari capitoli”.
Il libro si conclude con un epilogo, rivolto esclusivamente ad un pubblico di lettori maturi, nel quale il protagonista, “nonno Achille”, affronta tre possibili differenti tipologie di finale (il primo felice, gli altri due tragici). Un epilogo che tiene conto del suo pessimo stato di salute, fatto di una cardiopatia grave che gli ha procurato già un infarto e che gli fa assumere molte medicine. Mi chiama, con quel suo garbato accento tipico dei napoletani aristocratici, “Gentile Professore”.
Achille si è iscritto al corso di laurea in giurisprudenza, ma non ha il numero di telefono del Ministro della Giustizia il quale, questo almeno è quel che costui dice, si occuperebbe anche dei casi umanitari. Forse se pure lo avesse, quel numero, il telefono resterebbe muto. Achille non sta bene, è alla soglia dei settanta anni, non gode di alcun genere di permesso. Ma, probabilmente, il suo non rientra tra “i casi umanitari” che richiamano l’attenzione dell’On.le Signor Ministro.




venerdì 1 maggio 2020

GRAND HOTEL: carcere di Rebibbia



Prefazione


In giorni come quelli che stiamo vivendo grazie alla pandemia, quando siamo costretti a vivere tra le mura domestiche, una buona idea è stata quella di accettare il pressante invito del mio editore e di dedicare utilmente il tempo a descrivere per contemporanei e posteri il lungo periodo in cui sono stato relegato tra mura ben più tristi ed avvolgenti, quelle del carcere di Rebibbia, che ha avuto l'onore di ospitarmi per 2 anni e mezzo, dopo 3 anni e più di latitanza e prima di 2 anni e mezzo di domiciliari, che costituiranno oggetto di un altro libro.
Come si arguisce dal titolo per chi come il sottoscritto ha avuto modo di trascorrere un breve quanto intenso viaggio nell'inferno di Poggioreale (a tale proposito invito i lettori a consultare in rete il mio libro sull'argomento, digitando il titolo: Le tribolazioni di un innocente) il soggiorno nel penitenziario di Rebibbia è stato poco meno che una vacanza.
Alla fine del libro, oltre ad una trentina di foto, vi è un'appendice documentaria, che illustra, anche se parzialmente, la mia intensa attività in favore dei carcerati, attraverso interviste a giornali e televisioni, incontri scontri con ministri e parlamentari in visita ufficiale e soprattutto più di 100 lettere pubblicate dai principali quotidiani.
Pochi cenni al lungo periodo dei domiciliari, giusto per sottolineare il cattivo utilizzo delle forze dell'ordine e la vergognosa inefficienza del tribunale di sorveglianza.
Nel ricordare che mentre ero recluso ho scritto un libro illustrato da mio nipote Leonardo, dedicato ai bambini, ma anche ai grandi, consultabile in rete digitando il titolo: Le favole da Rebibbia, che ha avuto fino ad ora circa 100.000 lettori telematici, non mi resta che augurarvi buona lettura, con la preghiera di diffondere la mia fatica letteraria tra parenti, amici, collaterali ed affini

Achille della Ragione

Napoli maggio 2020


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Indice

venerdì 10 aprile 2020

Uno scandalo originale



Ho apprezzato l'ultima puntata dell'Uovo di Virgilio nella quale Vittorio Del Tufo magistralmente descrive la vita che si svolgeva nel carcere minorile Filangieri ed il triste destino attuale della gigantesca struttura, che potrebbe essere trasformata in ricovero per anziani e barboni, in grado di ospitare migliaia di persone.
Ma vorrei accennare ad un dettaglio scandaloso di cui nessuno è a conoscenza: la contigua chiesa delle Cappuccinelle, il cui monastero è divenuto poi il Filangieri, era ricca di opere d'arte, in particolare grandi pale d'altare di Solimena e dei principali allievi del Giordano ed è stata sottoposta dagli attuali occupanti della struttura ad un saccheggio sistematico, asportando non solo dipinti ed acquasantiere, ma anche tutte le mattonelle del pavimento. Ma non contenti, coadiuvati da abili writers, essi hanno sostituito le immagini sacre con degli imponenti ritratti di Lenin, Fidel Castro e Che Guevara ed utilizzano la enorme sala per riunioni politiche extra parlamentari

Achille della Ragione

giovedì 9 aprile 2020

Un San Girolamo di Luca Giordano

fig.1 - Luca Giordano - San Girolamo - 60 x72 -
Brescia collezione privata


Abbiamo ricevuto da un collezionista di Brescia una foto di un San Girolamo (fig.1), sovrapponibile anche per le misure, a quello da me identificato nella collezione Pellegrini di Cosenza nel 1998, quando, con la consulenza dei massimi esperti di pittura napoletana del Seicento: Nicola Spinosa, Vincenzo Pacelli, Mario Alberto Pavone e Pierluigi Leone De Castris  stilai un esaustivo catalogo della raccolta, fino ad allora ignota a tutti.
Il San Girolamo (fig.2), quadro di altissima qualità, tra i gioielli della raccolta, è attribuibile con certezza a Luca Giordano nella sua fase riberesca. Nei primi anni della sua attività è a tutti noto che l’artista si rifece ai modi pittorici del Ribera e ne riprese alcuni temi iconografici di successo, come le mezze figure di filosofo, che ebbero nel Seicento una grande diffusione, non solo in Italia, perché richieste da uomini di cultura che amavano adornare i loro studi e le loro biblioteche con immagini di sapienti dell’antichità.
Molto ricercate erano anche le figure di santi per devozione privata e tra queste bisogna includere il nostro San Girolamo, il quale ci consente di verificare il grado di assimilazione della lezione del valenzano da parte del Giordano, un imprinting mai dimenticato, infatti la critica più avvertita ritiene che anche in anni maturi Luca dipinse più volte alla maniera del Ribera. Nella composizione si osserva l’abbandono del netto stacco chiaroscurale, dei bagliori folgoranti e dei fondi scuri presenti anche nel San Girolamo della Pinacoteca civica di Asolo, mentre col Profeta Balaam fermato dall’angelo del museo di Berlino condivide il tono della folta barba bianca.
Per la collocazione cronologica della tela l’ipotesi più convincente è intorno agli anni Sessanta, a comprovare il recupero di formulazioni verso le quali Luca si era orientato nei tempi della sua prima formazione. Prima di aderire anche lui con convinzione alla paternità giordanesca del dipinto il Pacelli aveva ipotizzato che potesse trattarsi di un prodotto della bottega riberiana ed aveva pensato al pennello di Hendrick Van Somer, uno dei suoi allievi più dotati.
Il dipinto in esame per l'elevata qualità della pennellata potrebbe costituire l'originale o in ogni caso una replica autografa di eguale valore.

Achille della Ragione




fig.2 - Luca Giordano - San Girolamo - 61x74 -
Cosenza collezione Pellegrini



mercoledì 8 aprile 2020

Vietato anche morire dignitosamente





Stamane una telefonata concitata della badante di mia zia: "Correte subito la signorina dopo aver invocato più volte il vostro nome ha perso i sensi". Salto in auto pochi minuti e sono al capezzale di chi mi ha invocato, giusto in tempo per ascoltare gli ultimi rantoli disperati e chiudere gli occhi alla mia adorata zia, ultranovantenne, religiosissima, che ieri ha recitato il suo ultimo rosario, ma che non potrà avere la benedizione della salma, perché un'ordinanza lo vieta, come pure domani al suo funerale potrà partecipare soltanto un parente.
Viviamo tempi tristi e difficili, ma anche morire con dignità ci è precluso

Achille della Ragione