lunedì 20 maggio 2019

Visita sabato 25 maggio: Pozzuoli







Visita gratuita sabato 25 maggio ore 10:45
Cattedrale Pozzuoli e museo diocesano


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 36^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 25 maggio, ed interesserà la Cattedrale di Pozzuoli, con appuntamento alle ore 10:45 nello slargo all’ingresso del rione Terra, poscia vedremo il museo diocesano e percorreremo decumani e cardini sotterranei.

Nelle more vi invito a consultare i capitoli relativi alla visita guidata, presenti nel mio libro Da Puteoli a Pozzuoli, una storia gloriosa, consultabile sul link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/11/il-best-seller-di-natale.html

Spargete la lieta notizia ai 4 venti

sabato 18 maggio 2019

Un inedito di Beinaschi di argomento biblico

fig.1 - Beinaschi - David che placa Saul con il suono dell'arpa -
102 x127  - Torino, collezione privata



Il dipinto in esame (fig.1), raffigurante David che placa Saul con il suono dell’arpa, appartenente ad una collezione torinese, è stato in passato attribuito da parte della critica a Solimena; viceversa è opera certa del pennello del Beinaschi, piemontese di nascita (Fossano 1636 - Napoli 1688), uno dei protagonisti nella temperie artistica napoletana della seconda metà del secolo, che trascorre due lunghi soggiorni all’ombra del Vesuvio, intento soprattutto ad affrescare le cupole delle chiese dei più importanti ordini religiosi. Egli a Napoli riveste una certa importanza per la formazione di Francesco Solimena, che per suo tramite risale al neocorregismo di Lanfranco ed ai fondamenti della pittura classicistica del secolo.  
 Da alcuni studiosi è ritenuto modesto come pittore di cavalletto, ove pure dimostra di aver appreso la lezione di Mattia Preti, dei cui motivi più specificamente barocchi si appropria, per cui le sue tele sono abbastanza rare ed è perciò particolarmente importante questo dipinto di notevole qualità che viene ad accrescere il suo catalogoDei paragoni stilistici e cromatici particolarmente significativi si possono instaurare tra il dipinto in esame ed altre sue opere di sicura attribuzione, quali l’Allegoria della Fortezza (fig.2) della collezione Pellegrini di Cosenza, da me pubblicata nel 1998, in occasione della stesura della monografia sulla importante raccolta calabrese ed Il pagamento del tributo (fig.3), transitato di recente in asta a Vienna. Sono opere sicuramente realizzate nella fase matura del Beinaschi relativa al secondo soggiorno napoletano, nel quale si avvale spesso della collaborazione di aiuti, quali Giovanni della Torre, Orazio Frezza e Giuseppe Fattorusso. 
Fa sicuramente parte di un ciclo di tele raffiguranti episodi biblici, che dovettero ispirarsi a quelle realizzate per la chiesa di Santa Maria di Loreto (detta delle Grazie) dei padri Teatini, nella strada Toledo, ricordate dal De Dominici” in quanto di scurcio si bello che furono molto lodate dal nostro celebre Luca Giordano, il quale non saziavasi di mirare adattata in si picciol sito una figura al naturale con tanta proprietà; e quest’opera è dipinta con bellezza di colore operato con dolcezza”. Pur conservando in questo dipinto il timbro scuro (valutato negativamente dal De Dominici) vivacizzato attraverso l’inserimento di alcune figure ben definite nelle fisionomie, la composizione evidenzia una corretta definizione delle forme ed una equilibrata disciplina formale.
Sono opere che mettono in evidenza il tentativo di raggiungere in diversa maniera la levità di tocco del barocco, ottenuta in genere per mezzo della luce e del colore.
Al pittore piemontese spetta il merito di aver introdotto in area napoletana le soluzioni del Correggio, che precedono le aperture barocche viste alla luce delle più moderne soluzioni cromatiche lanfranchiane. 
«I toni schiariti e i colori più caldi, la composizione aperta e mossa, le forme di respiro monumentale, la luce dorata che irrompe dal fondo unendo più intimamente cielo e terra» (Navarro) dimostrano in ogni caso gli sforzi di aggiornamento compiuti dal pittore. 
Il suo ultimo lavoro è nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, ove è impegnato dal 1681 al 1686 nell’affrescare l’abside con una Madonna delle Grazie in gloria e nel transetto con Storie della vita di Maria. 
Oramai è stanco e malato: il 28 settembre 1688 muore ed è sepolto nello stesso convento dei padri Gerolomitani.
 La sua opera, nella quale risale vorticosamente fino al neocorreggismo del Lanfranco, avrà grande importanza nel panorama artistico napoletano di fine secolo e su di essa si forgerà in parte lo stesso Francesco Solimena.


Achille della Ragione




fig.2 - Beinaschi-Allegoria della fortezza - Cosenza collezione Pellegrini

fig.3 - Beinaschi - Pagamento del tributo - Vienna mercato antiquariale

Bibliografia
A.della Ragione – Collezione Pellegrini, pag. 58 – 59 – Cosenza 1998
A. della Ragione – Il secolo d’oro della pittura napoletana, tomo X, pag. 510 – 511 – 512 – Napoli 2001

martedì 14 maggio 2019

Il futuro di Napoli si decide a Bagnoli



Gran parte del futuro di Napoli si gioca sulla destinazione che la classe politica, nazionale e locale, prima o poi, più poi che prima, deciderà di assegnare all’area di Bagnoli, all’isolotto di Nisida ed alla spiaggia di Coroglio, attualmente in uno stato di abbandono che grida vendetta, con gli scheletri dell’Italsider e della Cementir, ai quali si sono aggiunti di recente le ceneri della Città della Scienza, che una mano blasfema, attuando un piano criminale, ha dato alle fiamme, distruggendo i sogni di tanti bambini e le speranze di riscatto di una città capace di ferirsi a morte nell’indifferenza generale. 
Sembra lontana anni luce, ma all’inizio dell’Ottocento la zona era un Eden, tutta immersa nel verde, mentre la spiaggia si affacciava su di un mare invitante ed era frequentata dalle famiglie della buona borghesia, che possedevano a breve distanza le loro ville. Trascorrevano un tempo felice e mai avrebbero immaginato che un mostro d’acciaio, che produceva acciaio, si sarebbe impossessato di luoghi destinati, per vocazione spontanea, al godimento delle bellezze naturali poi invece venne l’ILVA ed all’inizio degli anni Sessanta, quando era folle opporsi alle chimere della produzione di massa e del progresso, l’Eternit e la Cementir, che per decenni hanno significato riscatto sociale e stipendio per migliaia di famiglie della zona. L’Italsider era la punta di diamante della siderurgia italiana e fu l’artefice della creazione di una classe operaia consapevole dei propri diritti, per trasformarsi, crollato il mercato, in una rocca forte comunista, che, mentre la flotta di Achille Lauro affondava, nell’indifferenza delle banche, ha divorato migliaia di miliardi dallo Stato, ha inquinato terra, mare e cielo, per divenire poi quel mostro ecologico inamovibile, per il disaccordo della classe dirigente, precludendo ogni progetto di rinascita della città, mentre potrebbe sorgere il più grande porto turistico del Mediterraneo, con alle spalle alberghi di lusso, mentre Nisida potrebbe ospitare un casinò, attirando così una ricca clientela internazionale e producendo a pioggia benessere e migliaia di posti di lavoro.    
Questa è l’unica soluzione attuabile, perché eliminare l’inquinamento è troppo costoso, mentre un porto turistico troverebbe subito investitori disposti a costruirlo in tempi brevi ed un fiume di denaro pulito ripulirebbe i luoghi e darebbe lavoro a migliaia di napoletani.

Achille della Ragione



risposta del 18/5/2019 direttore quotidiano Avvenire





Gentile signor della Ragione,

la sua ricostruzione della parabola di Bagnoli è drammatica e un po’ sommaria, ma efficace. Il ragionamento su un possibile grande porto turistico è rapido, ma suggestivo e incrocia progetti che sono stati sviluppati negli ultimi anni, pur senza ancora produrre risultati. È arrivato però l’impegno della ministra per il Sud, Barbara Lezzi, a stanziare 388 milioni di euro in tre anni per le opere di bonifica nell’area. Vedremo.
L’idea di mettere al centro di tutto un “tempio dell’azzardo”, un casinò, mi fa pensare però a un inquinamento altrettanto grave di quello prodotto da decenni e decenni di attività industriale via via, in tanti sensi, più insostenibile. Si possono guastare terra, aria e acqua, e si può guastare il clima civile di una comunità: il risultato è comunque un disastro.
Perciò, la metterei così: il futuro di Napoli si fa 'anche' a Bagnoli, ma non ripetendo vecchi, vecchissimi errori.

MarcoTarquinio



La Repubblica N
9 giugno 2019 - pag. 22

sabato 11 maggio 2019

Su e giù da Posillipo tra funicolari e funivie

tav. 1 - Funicolare di Mergellina


Quella di Mergellina (tav.1) è la più "giovane" delle funicolari di Napoli essendo entrata in esercizio il 24 maggio 1931 per agevolare l'accessibilità ai nuovi quartieri che andavano sorgendo sulla collina di Posillipo; in principio, era di proprietà privata, poi è stata rilevata dal Comune. Il percorso, che attraversa giardini e parchi privati (tav.2) e da cui si gode un bel panorama, è molto suggestivo. La linea è lunga 550 metri, con 5 fermate e un tratto inferiore caratterizzato da fortissima pendenza (46%), ciò comporta che in quelle stazioni e in quella parte del percorso le vetture siano leggermente inclinate, comportando ai passeggeri la sensazione di trovarsi su una superficie non orizzontale, sebbene perfettamente stabile. L'esercizio è espletato da due treni, ciascuno (tav.3) costituito da una sola vettura, e dalla capacità massima di 60 passeggeri. L'impianto ha conservato le corse "dirette" e "miste": le corse dirette avvengono ogni 30 minuti circa, e collegano i capolinea di Manzoni e Mergellina senza fermarsi nelle stazioni intermedie di Parco Angelina, San Gioacchino e Sant'Antonio. La frequenza media delle corse è di circa 10 minuti. Esse si svolgono su un solo binario, che si sdoppia nella parte centrale (tav.4) del percorso per consentire l’incrocio delle due vetture.  
L’edificio della stazione inferiore (tav.5) fu costruito demolendo un fabbricato di proprietà della Speme, che fino ad allora era stato utilizzato come sede centrale della società.   
 In precedenza per andare da via Manzoni a Mergellina si utilizzava un ascensore (tav.6), che partiva all’altezza del numero civico 90 ed arrivava all’altezza della galleria tra Mergellina e Fuorigrotta (tav.7).
 L'impianto fu costruito nel 1895 dalla società Tramways de Naples da Du Mesnil e Treize Dreyes collegava i quartieri di Posillipo e Piedigrotta per un dislivello di 127 metri. Il funzionamento era garantito da due vetture ciascuna capace di trasportare fino a otto persone di cui quattro a sedere. Dall'iniziale motrice a vapore si passò a quella elettrica nel 1925 capace di raggiungere la velocità di 1,5 metri al secondo con corse ogni 5 minuti. Lo stesso anno l'impianto fu sospeso e mai più riaperto. Nel 1939 era previsto nel Piano Regolatore Generale la riapertura ma tutto fu accantonato a causa del sopraggiungere degli eventi bellici. Nel 1943 intervenne poi la demolizione a causa dei tedeschi per prevenire le mosse dei partigiani. 
Nel 2003 i periti Giuseppe Ierace e Antonio Angiolillo presentarono un progetto di recupero dell'ascensore che prevedeva l'interscambio con la nuova linea 6 (ex LTR). I favorevoli ritengono che l'impianto darebbe respiro alla zona, già di per sé isolata anche in concomitanza con la riapertura dell'area archeologica della Crypta Neapolitana. I critici, d'altro canto, ritengono dubbia la contestualizzazione nel sistema di trasporto urbano attuale oltre a delle riserve sul rapporto costi/profitti. 
Chi vivrà vedrà.    



tav. 2 - Tra parchi e giardini


tav. 3 - Una delle due  funiciolari


tav. 4 - Parte centrale del percorso

tav. 5 - Stazione di Mergellina


tav. 6 -  Ascensore tra Posillipo e Piedigrotta


tav. 7 - La scritta Lift indica dove arrivava la funicolare

La funivia di Posillipo (tav.8) collegava Fuorigrotta con via Manzoni dal 1940, giorno della sua inaugurazione e apertura al pubblico, fino al 1961 giorno della chiusura definitiva dell’impianto. I resti della struttura tra cui i piloni di sostegno e le due stazioni sono ancora ben visibili e parte integrante del tessuto urbanistico- architettonico della città di Napoli. Un gioiello all’epoca della sua costruzione per la sua funzione di collegamento con l’area espositiva della Mostra delle Terre, ma di cui se ne è usufruito per poco tempo a causa di problematiche di varia natura. 
 Il 9 maggio del 1940 fu inaugurata solennemente a Fuorigrotta la Mostra delle Terre d'Oltremare. Intervennero il Re, da poco anche Imperatore, alte Autorità nazionali e locali, nonché molti turisti.   
L’evento sanciva il ruolo della città, soprattutto del suo porto, come punto di riferimento delle allora recenti conquiste coloniali dell’Italia in Africa. A margine di questa occasione, fu inaugurata la funivia Posillipo - Mostra. La stazione superiore fu costruita nei pressi di Capo Posillipo (tav.9), nell’ultimo tratto di Via Manzoni, a circa 400 metri dal Ponte della Vittoria, dove si apre il Parco delle Rimembranze. La stazione inferiore si trovava nell'attuale via Kennedy, che allora si chiamava via Domitiana, a metà strada fra Piazzale Tecchio e l’ingresso di Edenlandia, dalle parti della zona denominata Cavalleggeri Aosta.
Progettata nel 1938 dall’architetto Giulio De Luca e costruita nel 1939, all’epoca la funivia fu considerata un impianto avveniristico. Era lunga 1.630 metri e superava, in otto minuti un dislivello di 104 metri. Nella sua parte bassa, si sviluppava pressoché in orizzontale, per poi inerpicarsi con una campata di 945 metri, verso la collina. Ognuna delle due cabine poteva trasportare 20 viaggiatori, oltre il conduttore.
La cronaca dell’epoca salutò l’apertura della funivia con entusiasmo: “Le cabine della funivia costituiscono come un aereo belvedere: dall’altezza man mano crescente il panorama si svela in tutta la sua mirabile ampiezza e raggiunge orizzonti non visibili da altre posti”. La funivia funzionò solo un mese, perché il 10 giugno, un mese dopo la sua inaugurazione, ci fu un’altra inaugurazione: quella della guerra.
Nel dopoguerra, la funivia ha funzionato per un breve periodo, giusto il tempo di avere l’onore di trasportare alcune volte il sottoscritto, ma poi l’impianto fu lasciato andare in rovina. Nel contempo la costruzione di grossi fabbricati troppo adiacenti alla fascia di agibilità dell’impianto ne ha reso di fatto impossibile la riapertura. La stazione di Via Manzoni ha ospitato per alcuni anni un’accorsata gelateria, il bar Rosiello. Chiuso il bar, l’Ente proprietario, cioè la Mostra d’Oltremare, nel 2006 ha messo all’asta la ex stazione, ma fino ad ora nessuno si è mostrato interessato, salvo un barbone che per anni ha trasformato i locali nella sua abitazione (tav.10), che da poco ha lasciato, essendo passato a miglior vita nell’alto dei cieli.  
Smontate le funi, sono rimasti ancora in piedi, nonostante la carenza di manutenzione, due piloni visibili fra le case a ridosso della stazione della metropolitana di Cavalleggeri Aosta (tav.11). I due piloni appaiono come due giganti surreali con le braccia elevate al cielo. Alzano le braccia per invocare il miracolo di un riuso dei “pezzi” rimasti della ex funivia, un riuso rispettoso dell’architettura e della storia dell’impianto, oppure in segno di disperazione o di riprovazione per come essa è stata lasciata andare?  
L’ipotetica riattivazione del servizio con le opportune modifiche, secondo i più esperti, consentirebbe di trarre grandi vantaggi sul traffico veicolare, di sfruttare una struttura già esistente e di potenziare il patrimonio locale di collegamento data la vicinanza all’area archeologica (Grotta di Seiano) e alle spiagge della Gaiola e di Marechiaro.

Achille della Ragione


tav. 8 - La mitica funivia tra Fuorigrotta e Posillipo


tav. 9 - Stazione superiore funivia

tav. 10 - Casa del barbone

tav. 11 -  Pilone di via Cavalleggeri




venerdì 10 maggio 2019

Intervista ad Achille della Ragione



Questa intervista di Gianfranco Tirelli ad Achille della Ragione nella sua veste di maestro di scacchi è stata pubblicata sul sito dell'Associazione scacchistica partenopea ed è stata inviata ad una mail list di oltre 1000 giocatori campani


Achille della Ragione



Intervista ad Achille della Ragione




5 maggio 2019. Come consuetudine domenicale alla Scacchistica Partenopea, il torneo Semilampo mattutino intrattiene piacevolmente gli habitué del circolo. Il francesismo non è casuale poiché, stavolta, è stato un giocatore d’oltralpe di passaggio a Napoli ad unirsi alla brigata degli iscritti; così nel precedente torneo pomeridiano un Maestro berlinese aveva donato un tocco di prestigio internazionale al circolo munificamente presieduto dal Professor Francesco Roviello. Nell’occasione abbiamo incontrato Achille della Ragione, personalità di spicco, non solo scacchistica, nel novero dei partecipanti al mattinale. Le pause tra una tenzone e l’altra hanno costituito dunque imperdibile occasione per rivolgergli alcune domande…



Sappiamo dei tuoi multiformi interessi: dalla medicina alla letteratura e all’arte, e del tuo incontro un po’ tardivo con gli scacchi. Ecco, cosa ti ha spinto ad approfondire questo gioco in età – scacchisticamente parlando – non proprio verdissima ?

Intorno ai 33-34 anni, completati i miei studi accademici coronati da quattro lauree, decisi di dedicarmi agli scacchi, di cui conoscevo solo le mosse. Così decisi di prendere lezioni dal Maestro Giacomo Vallifuoco, figura di spicco nel panorama scacchistico internazionale. Ricordo che all’epoca lavoravo 10-12 ore al giorno, anche il sabato,perciò chiesi al Maestro di venire a darmi lezioni.E così andai avanti per un anno, integrando le sue lezioni con studi sui testi compiuti di sera, per diverse ore, dopo il lavoro.

E la spinta a dedicarsi tanto intensamente al gioco?

Gli scacchi mi affascinavano, e così più andavo avanti e più desideravo saperne. Come ora mi affascina il bridge, gioco di cui al momento non conosco le regole ma che, se avrò tempo,mi piacerebbe imparare.

Nella tua biografia si legge che nel 1998 hai giocato contro Boris Spassky, vuoi raccontarci qualcosa circa l’incontro, non solo alla scacchiera, con il russo campione del mondo ?

Lo incontrai in occasione di una grande simultanea organizzata con i fondi di un noto scacchista imparentato col Dottor Marco Salvatore. Il proposito, vorrei cogliere l’occasione per dichiarare che ho espressamente chiesto ai miei eredi di organizzare a Napoli, quando non ci sarò più, un Memorial Scacchistico Internazionale a mio nome. Tornando a Spassky, devo dire che la sfida fu un’esperienza unica, molto emozionante, per l’aura emanata da questo scacchista leggendario, sfidante dell’ancor più mitico Fischer. Devo dire però che leggendari erano anche quei tempi, in cui ancora non dominava l’intelligenza artificiale, che presso le ultime generazioni ha instillato, a mio parere, una concezione del gioco eccessivamente “tecnologica”, dove prevalgono formule combinatorie, rispetto alle quali l’intelligenza umana non può che soccombere.

Avesti anche occasione di dialogare con il campione russo ?
No, non ci fu occasione. Ma con personaggi del genere si stabilisce ugualmente una comunicazione del tutto particolare, come una sorta di tranfert…

Come è noto, sei anche divulgatore ed esperto d’arte pittorica, specialmente in riferimento alla Scuola Napoletana. Quali i punti di contatto trovi tra l’arte e il gioco degli scacchi ?

Nel gioco degli scacchi sono coinvolte diverse capacità, sulle quali a mio modo di vederene prevalgono tre: creatività, memoria e aggressività. Per questo ritengo che non ci siano state finora grandissime giocatrici donne, poiché l’aggressività è una caratteristica più che altro maschile. Venendo all’arte, è dunque senz’altro la creatività, data la possibilità di inventare sempre nuove varianti, ciò che accomuna scacchi e arte.

Ho letto della tua partecipazione al famoso Rischiatutto televisivo. Un ricordo di Mike Bongiorno ? La più celebre icona della TV italiana per più di mezzo secolo…

Al Rischiatutto approdai nel 1972 dopo aver sostenuto due durissime selezioni, rispondevo a domande sui Premi Nobel: modalità ben diverse da quanto avviene oggi per comparire in video. Di Mike ricordo la grandissima professionalità. In merito devo confermare, come più d’uno ha osservato, che le sue gaffe erano spesso studiate ad arte per stuzzicare il pubblico e fare dell’ospite del quiz un “personaggio”.

[NDR, questo il link YouTube per vedere un frammento della trasmissione televisiva]https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s

Secondo te, gli scacchi possono andare oltre il raffinato esercizio teorico e di palestra mentale fino a diventare “maestri di vita” ?

Sì, e per questo gli scacchi dovrebbero essere insegnati nelle scuole. Nel gioco delle carte ci può sempre essere il classico “imbroglione”, ma quando ci si siede alla scacchiera non può che esserci lealtà. Dopo l’incontro, quando si porge la mano all’avversario, si dà la mano a un amico, anche se non lo si conosce. Tornando alle scuole, nel corso dei dieci anni in cui fui Presidente della Lega Scacchistica Campana mi impegnai per rendere gli scacchi materia obbligatoria nelle scuole, per la capacità del gioco di accrescere l’intelligenza e la fantasia.

E a te ? In cosa ti hanno cambiato gli scacchi ?

Gli scacchi mi hanno instillato una passione “sana”. Vedi, da giovane passavo per essere «bello» ed avevo una grande passione per le donne. A quel tempo, mi capitava di dire: “Andrò a Milano per un festival”, mentre i miei festival erano di tutt’altro genere…ma da quando gli scacchi sono entrati nella mia vita non mi è più passato per la testa di mentire; se dicevo di andare a giocare, andavo a giocare. Gli scacchi mi hanno attirato più del gentil sesso.

Sei credente?

No. Almeno non nelle religioni tradizionali. Sono certo che esiste una mente suprema che ha creato il mondo. Se osserviamo l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, come gli aminoacidi che costituiscono una proteina, ci accorgiamo che il tutto non può essere avvenuto per caso; è opera di una mente suprema, ma questa intelligenza non si interessa al nostro destino, ha cose ben più serie a cui dedicarsi poiché è al di fuori del tempo e dello spazio.


Il torneo riprende, e Achille fa ritorno in sala con fare guascone. L’Achille scacchista non è troppo diverso dall’Achille persona: un misto di fanciullesco entusiasmo e di profonda vivacità intellettuale, condite da ambizione e temerarietà;temperate entrambe sulla via di una conquistata saggezza.



Gianfranco Tirelli

A.D. Scacchistica Partenopea
Via Gioacchino Rossini, 6
80128 Napoli


mercoledì 8 maggio 2019

Visita sabato 18 maggio: chiesa S. Maria del Parto


Visita gratuita sabato 18 maggio ore 10:45 chiesa S. Maria del Parto
poscia altre chiese


Carissimi amici ed amici degli amici esultate, la prossima visita guidata, gratuita, la 35^ del nuovo anno accademico, sarà sabato 18 maggio, ed interesserà la chiesa di S. Maria del Parto a Mergellina, con appuntamento alle ore 10:45 ingresso della chiesa, poscia vedremo la chiesa di Piedigrotta, il Parco Vergiliano con le tombe di Leopardi e Virgilio ed infine l’edicola con immagine virile.

Nei giorni precedenti vi sono altri importanti eventi culturali che vi segnalo:
mercoledì 15 maggio presso il teatro sito nella biblioteca comunale di Piano di Sorrento alle ore 17 presenterò il mio libro Achille Lauro superstar (consultabile in rete digitando il titolo) e regalerò una copia a tutti gli intervenuti, mentre giovedì 16 maggio alle 17:30, nell'aula magna della chiesa di S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero, ci sarà, con l'ausilio di decine di foto a colori, la illustrazione delle fontane di Napoli con l’intervento del celebre napoletanista Aurelio De Rose.

Nelle more vi invito a consultare alcuni miei articoli sulla visita guidata.

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=fattura+e+diavolo+mergellina

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=la+collina+dei+poeti

http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=edicola+immagine+virile

Spargete la lieta notizia ai 4 venti

martedì 7 maggio 2019

Il nostro triste futuro



Come cittadini europei il nostro futuro si presenta denso di nuvole minacciose: calo demografico, diminuzione della produzione, aumento della disoccupazione e soprattutto dei vecchi.
Ci avviamo ad un tracollo epocale, ma non ci arriveremo tutti assieme. Ogni Stato seguirà una via indipendente, legata all’ammontare del debito pubblico.
Vi sarà un giorno, molto vicino, in cui la periodica collocazione sul mercato dei buoni del tesoro incontrerà difficoltà e non tutta l’offerta troverà acquirenti, nonostante i tassi di interesse incoraggianti. L’asta successiva sarà un disastro e lo Stato dovrà dichiarare la non redimibilità dei titoli da lui emessi. (cosa significhi la parola chiedetelo ai vostri nonni, la conoscono molto bene).
Seguirà nelle ore successive il blocco dei depositi bancari ed il crollo del mercato azionario. Vi saranno rivolte, ma sarà tutto inutile: la bancarotta travolgerà tutti i cittadini.   
Quale sarà questo Stato gravato da un debito pubblico terrificante? Lascio al lettore la risposta e buona fortuna, ne avremo bisogno.


Achille della Ragione



pubblicato da 
La Repubblica
8 maggio 2019, pag. 23