mercoledì 13 agosto 2014

Come era bella Villa Beck

Villa imperiale

Parlare di uno stabilimento balneare del passato con una punta di malinconia può sembrare fuori luogo in un momento storico per Napoli caratterizzato da una vera e propria Caporetto sul fronte della balneazione, dalla  mappatella beach di via Caracciolo alla spiaggia di Coroglio, trasudante in egual misura di amianto e monnezza, mentre l’acqua dove immergersi varia tra il giallo ed il marrone, a cui si aggiunge in superficie una schiuma non biodegradabile accompagnata da bottiglie di plastica di marche italiane ed estere.
Eppure pochi decenni fa la situazione era ben diversa e la villeggiatura inutile anche per le famiglie benestanti che potevano tranquillamente bagnarsi a pochi passi di casa.
Ma torniamo a Villa Beck, oggi Villa Imperiale e spostiamoci indietro ai primi anni Sessanta quando la frequentavo “dal mare”, tuffandomi dagli scogli di Marechiaro e raggiungendola con vigorose bracciate.  Una abitudine virtuosa che negli anni successivi mi permise di diventare affezionato cliente, a luglio ed agosto, della celeberrima Canzone del mare di Capri, partendo dalla scogliera di Marina piccola.
All’epoca Villa Beck era affollata dal fior fiore della gioventù bene di Posillipo e via dei Mille, si potevano ammirare le più belle ragazze della città, assiepate sugli scogli in posizioni strategiche sin dalle prime ore del mattino, a mostrare grazie naturali nascoste gli altri mesi dell’anno. E non vi erano trucchi, la chirurgia estetica era di là da venire, per cui se il seno era procace ci si poteva fidare. Si stringevano amicizie ed il tempo trascorreva veloce, tra un bagno di sole ed uno nelle acque ancora fresche e limpide, nelle quali si potevano distinguere le sagome sfuggenti di pesci di varie dimensioni.
Ho cercato di fare qualche ricerca storica sulla nascita dello stabilimento e se funzionasse durante il Ventennio, ma ho incontrato grosse difficoltà, pur interrogando le mie zie nonagenarie Giuseppina, Elena e Adele, frequentatrici negli anni Trenta del limitrofo Lido Marechiaro. Mi hanno assicurato che sugli scogli posti dopo la Casa degli spiriti non hanno mai visto anima viva e neppure i fantasmi che secondo la leggenda presidiano i luoghi da 2000 anni.
L’origine del nome potrebbe derivare da Villa Bechi, citata in un testo ottocentesco da Alvino o da due non ben identificate sorelle Beck, forse di origine teutonica, proprietarie dei terreni a monte della scogliera nei primi anni del Novecento. Invito chi ne sapesse di più a contattarmi.
E veniamo ai nostri giorni: oggi il nome è cambiato in  Villa Imperiale ed è diventato, grazie alla famiglia Varriale, che lo amministra da quasi 25 anni, il lido più caro e più accogliente della città. Da tempo è sorta una accogliente piscina per placare le ansie natatorie di coloro che non si fidano delle oscure acque marine e l’età media dei frequentatori è salita di mezzo secolo. Sui lettini posti ad un passo dalle onde troneggiano antiche matrone dalla voce altisonante, che si raccontano vicendevolmente a tutte le ore pettegolezzi di vario genere, pochi i bambini impegnati a  trastullarsi in piscina, completamente scomparsa la generazione intermedia, quella dai venti ai cinquanta anni.
L’attrazione maggiore è costituita dal bar ristorante, a picco sul mare, dove si svolgono eventi e ricevimenti da favola, costituendo una location ambita per sponsali, comunioni e genetliaci.
Tutti lo conoscono, almeno di fama, una ristretta elitè può frequentarlo in tempi di crisi economica ed è un vero peccato.  

Palazzo degli spiriti

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