venerdì 7 marzo 2025

I chiostri di Santa Maria la Nova

  


Nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova vi sono due chiostri cinquecenteschi.

Il chiostro minore, detto anche di San Giacomo per il ciclo di affreschi con Storie della vita di San Giacomo della Marca, è di forma rettangolare, circondato sui quattro lati da un colonnato con colonne ioniche che poggiano su un muretto interrotto in quattro punti, dove un cancelletto in ferro battuto permette l'accesso alla corte centrale, nella quale è presente un elegante puteale in marmo, al quale l’acqua arrivava attraverso un ramo dell’acquedotto della Bolla.

Il chiostro maggiore, detto anche di San Francesco, perché in origine erano presenti degli affreschi dedicati alla vita del Santo, è a pianta quadrata e in stile toscano con nove arcate su ciascun lato, colonne in marmo bianco e capitelli in granito; il puteale al centro presenta la semplice struttura di un pozzo circolare. 

   





 

giovedì 6 marzo 2025

Fontane di Santa Chiara

  


Il chiostro di Santa Chiara, realizzato nel 1739-42, si deve all'estro creativo di Domenico Antonio Vaccaro, il quale lo trasformò completamente, mantenendo della costruzione angioina gli archi del portico su pilastri ottagonali e creando un raffinato laico giardino rustico, decorato da riggiole maiolicate di Donato e Giuseppe Massa, rappresentanti di una nota scuola napoletana di ceramica, che riprendono paesaggi e scene bucoliche napoletane. 

Nel chiostro trovano posto, tra il verde lussureggiante dei pergolati e i vivi colori delle maioliche, due fontane. Una con una sola vasca e un’altra a tazza, montata su un basamento con quattro piccoli leoni del XIV secolo. 

Come dimostra la raffigurazione sul dossale di uno dei sedili maiolicati al centro del chiostro, la fontana trecentesca ornata da leoni doveva far parte del chiostro già prima dell'intervento di ristrutturazione settecentesco del Vaccaro, il quale suddivise lo spazio in quattro quadranti all'interno dei quali sistemò le aiuole con il giardino rustico.

 



 

mercoledì 5 marzo 2025

La fontana della tazza di porfido

  

La fontana della Tazza di porfido, detta anche fontana delle Quattro stagioni o anche delle Paparelle, si trova al centro di un ampio piazzale della Villa Comunale di Napoli.

In questa posizione fu costruita una prima fontana in occasione dei lavori di apertura della villa e vi fu collocato un gruppo scultoreo in stucco rappresentante Partenope e il Sebeto eseguito da Giuseppe Sanmartino. Questo fu rimosso nel 1791 allorché Ferdinando IV decise di collocarvi il Toro Farnese antica statua romana proveniente dalle terme di Caracalla. Anche il toro Farnese venne  rimosso nel 1826 per essere custodito nel Museo archeologico nazionale già Real museo borbonico. Fu deciso allora di sostituire il Toro Farnese con una vasca (la tazza), realizzata da un blocco monolitico in granito egizio, proveniente del tempio di Nettuno a Paestum, ma  collocata nella cattedrale di San Matteo a Salerno già dall'XI secolo. 

 

La fontana originale col Toro Farnese
 
Fontana della Tazza di porfido in un dipinto ad olio del 1909 di Eliseu Visconti


La fontana è composta da una grande vasca circolare con un grosso "scoglio" in pietra lavica al centro. L'antica vasca poggia su quattro leoni disegnati dall'architetto Pietro Bianchi e a loro volta collocati su uno scoglio di pietre laviche. Al centro della conca è presente una testa di Medusa.

Viene definita popolarmente 'a funtana d'e paparelle per il fatto che nella vasca in passato nuotavano gruppi di oche o anatre. Intorno allo spazio circolare della fontana sono sistemati quattro busti raffiguranti allegoricamente le stagioni (di qui la denominazione delle Quattro Stagioni): i busti collocati su dei lunghi piedistalli raffigurano rispettivamente Flora, allegoria della primavera; Cerere, simbolo dell'estate; Bacco con un grappolo d'uva, in rappresentazione dell'autunno (il periodo della vendemmia) e infine un vecchio che cerca di avvolgersi nei suoi panni cenciosi per riscaldarsi, simbolo dell'inverno. 

 

Particolare 

martedì 4 marzo 2025

La fontana della Maruzza

 


La fontana della Maruzza è una  fontana  del XVI secolo sita nei giardinetti della chiesa di Santa Maria di Portosalvo nella zona del porto Napoli.

La struttura, secondo quanto ci riferisce Carlo Celano, venne costruita in concomitanza alla chiesa; entrambe furono volute per volontà della corporazione dei marinai, le cui donne avevano ancora la particolarità di vestirsi "alla greca".

La fontana è denominata della "maruzza", perché il suo centro è caratterizzato da una scultura che raffigura una lumaca dal quale sgorgava l'acqua che ricadeva poi nella vasca sottostante. La struttura, come del resto anche molte altre fontane napoletane, fu traslocata in altre zone, per poi ritornare nel suo luogo d'origine.

La fontana e la vicina chiesa, nel periodo del Risanamento, furono fortunatamente salvate dalle tremende distruzioni che interessarono la zona. Il luogo godeva di una cattiva fama (all'epoca denominato  mandracchio), ed era considerato sinonimo di "luogo malfamato e sporco" che, soprattutto nella Napoli di fine Ottocento e inizio Novecento, avrebbe potuto significare potenziali abbattimenti. Si suppone che nella zona sbarcassero le mandrie destinate al macello o che il nome abbia un'origine orientale.

È stata restaurata grazie all'iniziativa "Monumentando", promossa dal Comune di Napoli, e restituita ai napoletani nel gennaio del 2016, dopo un accurato restauro durato poco più di 3 mesi. 

  

Particolare della "maruzza", ovvero lumaca


lunedì 3 marzo 2025

Fontane di piazza Mercato

 

Le fontane-obelischi, meglio conosciute come Fontane del Seguro, sono locate in piazza del Mercato a Napoli.

Queste fontane settecentesche furono costruite a mo' di obelischi da Francesco Sicuro, che seppe fare in modo che questi monumenti avessero anche una doppia utilità: sia quella propriamente decorativa, sia come abbeveratoio per gli animali che trasportavano le merci.

Le fontane in un
dipinto impressionista di Vincenzo Capri

Le fontane, una sul lato est e l'altra, parallela alla prima, sul lato ovest, hanno una netta influenza egiziana. Sono formate da obelischi piramidali che poggiano su uno spesso basamento decorato da ghirlande; a metà altezza si trovano quattro teste leonine, poi fiori e festoni. Gli elementi che fanno da cornice ai gettanti d'acqua sono le quattro sfingi.

Nel 2016 le fontane, che versavano in serie condizioni di degrado, sono state oggetto di un'operazione di restauro.

 

Le fontane in una foto del 1943


domenica 2 marzo 2025

La fontana del tritone

La fontana del Tritone si erge  in piazza Cavour, dai Napoletani è conosciuta anche con il nomignolo di fontana delle paparelle, nome dato però dalla tradizione popolare anche alla fontana della tazza di porfido di villa comunale. 

Le origini di una prima fontana sono da collocare in un arco temporale che va dal 1871 (dopo che furono completati i lavori per l'installazione dei giardini nella piazza), e il 1879. Nel 1933 l'Ente Autonomo Volturno promosse, su invito del Comune, il restauro della fontana (da tempo in stato di degrado), impiantando al centro una statua del Tritone (di qui il nome) di Carlo De Veroli nonché una nuova balaustra con cancellata. La statua che vediamo ora in piazza è una copia dell'originale, che fu commissionata alla fonderia artistica Chiurazzi che deteneva il modello autentico e sostituì una precedente scultura. La fontana fu consegnata il 25 novembre dello stesso anno. Già nel 1917 aveva subìto un primo intervento ad opera di Pasquale Cerino che lavorò alla vasca e alla prima statua. È stata oggetto di un radicale restauro in occasione dei lavori di costruzione della stazione "Museo" della linea 1 della metropolitana, anche considerando che era stata deturpata da vandali in occasione dei festeggiamenti per il primo scudetto della squadra di calcio del Napoli nel 1987 (fu completamente dipinta di azzurro). Nel 2006 la giunta comunale ha deciso di intitolarla a Totò, poiché la fontana si trova nelle vicinanze del quartiere dell'attore (Rione Sanità). Inattiva dal 2015 è stata ristrutturata (insieme a molti altri interventi avvenuti nella città) durante la pandemia dovuta al covid (2020-2021) ed ultimata ad Aprile 2021.

Questa fontana, nei pressi della stazione Museo della metropolitana, è molto amata dagli abitanti del quartiere Sanità. È popolarmente detta delle Paparelle, perché dentro vi nuotavano alcune anatre. Da bambino passavo ogni giorno due volte  davanti alla fontana per recarmi a scuola al Froebeliano e mi divertivo a lanciare sassi alle spaventate paparelle.

Achille della Ragione

sabato 1 marzo 2025

Le fontana della Scapigliata e del Capone


Le fontane della Scapigliata e del Capone si trovano in via Egiziaca nel cuore del quartiere Forcella, sono una di fronte all'altra, e rappresentano un importante esempio del patrimonio storico e artistico della città. Le due fontane testimoniano l'importanza che l'acqua aveva per la città di Napoli, soprattutto in un quartiere popolare come Forcella, 

Ricordiamo che un recente intervento di riqualificazione della zona promosso dalla fondazione Trianon Viviani e altre associazioni della zona, ha permesso di restituite alla bellezza originaria queste due fontane cinquecentesche, che sono un buon esempio di architettura rinascimentale napoletana, ed ora anche simbolo di riscatto di un intero quartiere.


La fontana del Capone 

Le fontane della “Scapigliata” e del “Capone”  sono del ‘500 si trovano vicine a piazzetta Forcella, nello slargo di via Egiziaca tra l’ospedale Ascalesi e il Complesso Monumentale dell’Annunziata. 
Furono realizzate su incarico del viceré don Pedro de Toledo  dall’architetto Giovanni Merliano, noto come Giovanni da Nola, grande architetto del tempo. Lo scopo era quello di risistemare in modo adeguato gli spazi vicini all’antico complesso dell’Annunziata, dove un tempo sorgevano i lavaturi della Santa Casa alimentati dall'antichissimo acquedotto della Bolla.

 

La fontana della Scapigliata 

La fontana della Scapigliata aveva al centro un enorme scoglio in pietra lavica dal quale uscivano gli zampilli d’acqua ma durante i lavori del Risanamento di fine Ottocento, lo scoglio fu sostituito da una colonna con lo stemma del Comune di Napoli. La vicina fontana del “Capone” è invece appoggiata al muro perimetrale del Complesso dell’Annunziata ed ha una enorme testa dalla quale sgorga l’acqua che ricade nella fontana. Purtroppo due maschere simili, ma in bronzo, che erano affiancate alla principale sono andate perdute nel corso dei secoli. 

  

La fontana della scapigliata