domenica 19 agosto 2018

Le chiese di Posillipo

fig. 1 - Chiesa dell'Addolorata, via Posillipo 138

Le chiese di Posillipo non costituiscono certamente l’attrazione del quartiere, costituita da verde diffuso, ville principesche e panorami mozzafiato, ma sono numerose e delle principali abbiamo già parlato per cui rinviamo ai rispettivi link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=chiesa+villanova
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=santuario+s.antonio
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/08/marechiaro-e-la-chiesa-di-s-maria-del.html
Passiamo ora a descrivere le chiese di via Posillipo, partendo da quella dell’Addolorata  (fig.1), posta all’altezza del civico 138. La struttura, di medie dimensioni, costruita nella prima metà del XIX secolo,  rappresenta un puro esempio di  neoclassicismo, del tutto distaccato dalle insistenze, o meglio, dalla reminiscenze del tardo barocco napoletano. La chiesa è vagamente ispirata alla Basilica di San Francesco di Paola; l'esterno, in marmo bianco, presenta un timpano triangolare, quattro colonne di ordine dorico e un cupolino centrale. L'atrio d'ingresso è invece preceduto da scale in piperno. Oggi la struttura risulta in mediocre stato conservativo ed è chiusa da tempo al culto. Ne proponiamo una foto dell’interno (fig.2), reperita in rete, con beneficio d’inventario, perché personalmente non ci siamo mai entrati.
Continuando il percorso, sul lato mare, incontriamo l'Ospizio marino Padre Ludovico da Casoria, in via Posillipo 24.
L'edificio è stato eretto sul suolo dove, nel XVII secolo, era il palazzo del Castellano: venne costruito nel 1875 ad opera dei frati bigi della Carità. Oggi, precisamente dal 1971, è affidato alle suore francescane. La struttura fu particolarmente voluta da padre Ludovico da Casoria. Il fabbricato rappresenta una rilevante testimonianza storica, religiosa e artistica. Al suo interno sono custodite due chiese, il sarcofago di padre Ludovico ed altre opere artistiche di pregio: in particolare, è da ricordare l'ambiente che mostra la raffigurazione della Via crucis  composta completamente da vivaci maioliche.
All'ingresso della struttura, fa invece bella mostra, ben visibile dalla strada, lo pseudo obelisco scultoreo raffigurante San Francesco,  che in atto benedicente impone le mani su tre famosi terziari: da sinistra a destra Dante, Cristoforo Colombo e Giotto. Il monumento (fig.3) fu voluto da padre Ludovico e scolpito da Stanislao Lista nel 1882 per il settecentesimo anniversario della nascita del santo d'Assisi.
Il complesso era solito accogliere soprattutto la gente di mare, prevalentemente pescatori. La struttura mostra interessanti aspetti anche da un punto di vista strutturale e paesaggistico; difatti, due dei tre piani totali del complesso, risultano parzialmente inerpicati al di sotto di via Posillipo e confinano con una spiaggia amena protetta da una scogliera. Anche alcune rampe della struttura risultano fatte di maioliche, come ad esempio la scalinata che dalla portineria porta all'ospizio vero e proprio.
Dopo poco, sul lato destro, incontriamo una chiesa moderna di nessun pregio artistico Maria Santissima del Buon Consiglio (fig. 4), da me sporadicamente frequentata in occasione di funerali di amici, l’ultima volta, per l’estremo saluto al “barone del jazz”, Gaetano Altieri, mio vicino di villa ad Ischia.
Pochi metri ed incontriamo l’imponente sagoma del Mausoleo Schilizzi, al quale abbiamo dedicato un articolo che invitiamo a consultare digitando il link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=mausoleo+schilizzi
Nell’interno della struttura si trova una chiesa (fig.5) nella quale una volta l’anno si celebra una messa di suffraggio per i caduti della Grande guerra, che numerosi riposano nel tempio, il quale potrebbe costituire una potente attrattiva turistica e viceversa è colpevolmente chiuso e abbandonato.
Pochi passi ancora e superata piazza Salvatore Di Giacomo incontriamo una chiesa che richiama lo stile gotico: S. Maria di Bellavista (fig.6–7). La struttura in questione è un piccolo tempio che costituisce un punto di riferimento del periodo ottocentesco a Napoli; è stata eretta nel 1860 per volontà della nobile famiglia Capece Minutolo, specialmente delle sorelle Adelaide e Clotilde dei principi di Canosa, e venne decorata con un organo settecentesco, statue lignee ed opere di scuola caravaggesca, principalmente copie di buona qualità di opere del Ribera (fig.8). Fu elevata a parrocchia nel 1932 e venne affidata prima all'Ordine di Malta e poi ai Padri Vocazionisti, che la reggono ancora oggi.
La facciata, affiancata da due contrafforti, termina a capanna ed è articolata a tre archi acuti che inquadrano bifore, portale e rosone. All’interno, ad una navata con due campate coperte a vela ed abside pentagonale, trionfano archi acuti e linee semplici. Il neo gotico prevale nell’altar maggiore, marmoreo e con pitture a fondo d’oro e nell’arredo ligneo, dal pulpito ai battenti di destra ai coretti, ma spesso le figure scolpite contrastano con la struttura in quanto ispirate allo stile rinascimentale. Secondo questo stile è l’altare ligneo di sinistra, col Compianto su Cristo morto nel paliotto, mentre la Resurrezione, l’Incredulità di San Tommaso, l’Apparizione alla Maddalena e la Trasfigurazione sono intagliati nei pannelli alle pareti.
Le sorelle Capece Minutolo erano dedite ad opere pie ma anche all’arte e si sono voluti attribuire a loro questi intagli che, però, in molti punti mostrano la presenza di un maestro col quale forse collaborarono. Certo di mano loro sono le pitture, poste alle pareti o sugli altari, ispirate o copiate da originali del Cinquecento e del Seicento. Alcune recano la sigla MNTOL, da sciogliere appunto in Minutolo. Da notare in alto nell’abside la figura femminile distesa, scolpita nel marmo nel terzo quarto del secolo scorso, sepolcro della madre delle fondatrici


 fig. 2 -Addolorata interno

 fig. 3  - Scultura di Stanislao Lista
 fig. 4  -Maria Santissima del Buon Consiglio
 fig. 5  - Mausoleo Schilizzi , chiesa interna
 fig. 6 -  S. Maria di Bellavista
 fig. 7 -  S. Maria di Bellavista

 fig. 8 - S. Maria di Bellavista, interno

Poche centinaia di metri e via Posillipo nell’ultimo tratto assume il nome di via Santo Strato dove all’altezza del civico 9 scorgiamo una cappella privata (fig.9), da tempo trasformata in deposito di attrezzi agricoli.
Camminiamo ancora e la strada varia di nuovo denominazione, diventando via Coroglio, dove è ubicato l’Istituto Denza, gestito dai padri Barnabiti e dotato di una modesta cappella, che raggiunse un tocco di notorietà quando ebbe l’onore, il 16 luglio del 2005, di celebrare le nozze di mia figlia Tiziana (fig.10).
Portiamoci ora su via Manzoni ed incontriamo, nei pressi di Torre Ranieri, un’altra chiesa moderna, funzionante come parrocchia, dal nome complesso:  Corpus Christi e Regina del Rosario dei Padri vocazionisti (fig.11), frequentata assiduamente da Giuliano Capuozzo e famiglia, un doppio fedele, come mio amico e come credente.
A breve distanza, sempre su via Manzoni, vi è l’ospedale Fatebenefratelli, dotato di una cappella nella quale quotidianamente si celebra la messa vespertina, con la partecipazione, per decenni, delle mie famigerate zie.
Ci spostiamo in via Orazio ed incontriamo la sagoma della chiesa di San Gioacchino (fig.12), una delle più moderne, edificata nel periodo d’oro della speculazione edilizia nella zona, ad opera di costruttori che volevano farsi belli con le gerarchie ecclesiastiche e con la D.C. che allora dettava legge e tollerava infrazioni al piano regolatore.
All’incrocio tra via Orazio con via Petrarca si trova villa Doria d’Angri, a lungo sede dell’Istituto S. Dorothea, frequentato per anni con profitto dalla mia prole e che da alcuni anni ospita l’università degli Studi di Napoli "Parthenope". Credevo di conoscere ogni ambiente della villa, invece ignoravo l’esistenza di una splendida cappella e debbo ringraziare l’amico Dante Caporali di avermi fornito delle ottime foto della struttura (fig.13–14–15), che condivido con i miei lettori.
L’ultima tappa del nostro viaggio incontra in via Petrarca l’ultima chiesa, dedicata a S. Brigida, sede della parrocchia di San Luigi (fig.16).
La chiesa fu costruita in onore di san Luigi Gonzaga. Egli visitò la città di Napoli nel 1585, per motivi di salute, poi fece ritorno a Roma per concludere i suoi studi filosofici in collegio. L'edificio è contemporaneo alla non lontana chiesa di Sant'Antonio a Posillipo, ma venne completamente rifatto durante la seconda metà del XVIII secolo.
La facciata richiama in piccolo la rielaborazione architettonica della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, ma priva della convessità spaziale di quest'ultima. La chiesa è formata da un'unica navata (fig.17), con tre cappelle dalla scarsa profondità per lato. Degni di nota sono: l'antico pavimento in riggiole policrome, gli altari in marmi policromi e i dipinti, perlopiù settecenteschi, fatta eccezione per il cinquecentesco trittico situato alle spalle dell'altare maggiore e per una seicentesca Madonna del Rosario (fig.18) di Giovanni Bernardino Azzolino collocata nella seconda cappella a destra. Di fronte si possono ammirare la Maddalena e S. Caterina d’Alessandria, rilievi marmorei seicenteschi posti ai lati di un Crocifisso ligneo. Sul fondo dell’abside tre tavole raffiguranti S. Brigida in estasi ed ai lati San Paolo e il Battista, rimandano alla chiesa cinquecentesca ed ai suoi fondatori della famiglia d’Alessandro, di cui si vedono gli stemmi e l’immagine di un cavaliere della famiglia orante.
La struttura religiosa è parte di una ben più grande opera architettonica, composta da un grosso monastero che oggi è sede della Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale.

Achille della Ragione


fig. 9 -  Chiesa S. Strato 9
fig. 10  - Chiesa istituto Denza,  Andrea che aspetta impaziente
 fig. 11 - Corpus Christi e Regina del Rosario dei Padri vocazionisti
fig. 12 - Chiesa San Gioacchino
 fig. 13 - Villa Doria d'Angri, Cappella
 fig. 14 - Villa Doria d'Angri, Cappella, interno
fig. 15 - Villa Doria d'Angri, Cappella, S.Gennaro
 fig. 16 - San Luigi Gonzaga
 fig. 17  -  San Luigi Gonzaga, interno
fig. 18 - Azzolino - Madonna del Rosario, particolare



sabato 18 agosto 2018

Sepoltura o cremazione, una scelta difficile

fig. 1 - Nicchia della famiglia della Ragione


Da sempre nella nostra cultura la sepoltura dei defunti rappresentava una scelta obbligata per tutti, la più logica con l’affermazione: polvere sei e polverei ritornerai ad essere. Il nostro corpo, anche se parzialmente divorato dai vermi, restituiva così alla natura le sostanze con cui era composto. Poi l’affollamento dei cimiteri ha introdotto la pratica disgustosa quanto necessaria della esumazione per fare posto a nuovi clienti.
Da alcuni anni mi capita di discorrere di morte con amici e conoscenti e tutti affermano categoricamente che desiderano essere cremati. Quando chiedo il perché di questa scelta vengono addotti 2 motivi, il primo economico, il secondo, pure importante, per evitare il fastidio ai figli, che quasi sempre abitano lontano, di dover sporadicamente recarsi sulla tomba a deporre un fiore. Anzi quasi tutti ambiscono a che le proprie ceneri vengano disperse al vento o nell’acqua del mare, affinché  scompaia ogni traccia del passato, una eventualità vietata dalla legislazione vigente.
La Chiesa da alcuni mesi si è pronunciata ufficialmente sulla cremazione, affermando che la pratica è tollerata purché non costituisca nelle intenzioni offesa alla materialità della salma, ma ha stabilito che le ceneri debbano essere deposte in un luogo sacro, per cui, almeno i credenti, non potranno conservarle in casa.
Personalmente, forse perché posseggo una nicchia di famiglia (fig.1), desidero lasciare ai posteri un segno del mio passaggio terreno, con la segreta speranza che in futuro, migliorate le tecniche di clonazione, qualche discendente deciderà di farmi rivivere, donando all’umanità  un nuovo Achille della Ragione.

Achille della Ragione

mercoledì 8 agosto 2018

Francesco Solimena superstar

fig. 1 -Francesco-Solimena (1657-1747) e le arti a Napoli - Copertina

Finalmente, dopo una interminabile gestazione, Nicola Spinosa, massimo esperto vivente di pittura napoletana, ha partorito la sua, da tempo annunciata, monografia su Francesco Solimena (fig.1), attesa da studiosi ed appassionati, costretti ancora a fare riferimento al prezioso libro sul pittore di Ferdinando Bologna, uscito nel 1958 e da tempo introvabile, se non nella mia biblioteca, acquistato nel 1980 sul mercato antiquariale per 2 milioni.
A proposito di denaro il libro appena uscito (Bozzi editore) ha un prezzo ragguardevole: 320 euro e si compone di due tomi per un totale di 7 chili di peso. Il primo, curato da Spinosa e ricco di centinaia di splendide foto a colori, è il catalogo ragionato dei dipinti, mentre il secondo, è dedicato ai disegni di Solimena (Cristiana Romalli); con saggi sull’architettura (Leonardo Di Mauro), sulla scultura e le arti decorative (Gian Giotto Borrelli), su Solimena illustratore (Lorella Starita) e sulla musica al tempo di Solimena (Dinko Farbis); regesto su Solimena pittore a cura di Tiziana La Marca, oltre ad un’esaustiva bibliografia generale.
Prima di dare la parola alle immagini con una carrellata di foto, equamente suddivise tra la produzione seicentesca e settecentesca (fig. da 2 a 19) vorremo timidamente avanzare una proposta: l’uscita del libro in formato e – book, per permettere a tutti di consultarlo ad un prezzo ragionevole.

Achille della Ragione
fig. 2 - Madonna delle rose - Napoli museo diocesano
fig. 3 - Caduta di San Paolo - Napoli chiesa di S. Paolo maggiore, sacrestia

fig. 4 - Caduta di Simon mago - Napoli chiesa di S. Paolo maggiore, sacrestia

fig. 5 -Agar e Ismaele nel deserto confortati dall'angelo- Napoli, palazzo Zevallos

fig. 6 - La famiglia di Maria - Londra, già Walpole Gallery

fig. 7 - Santa Rosalia - Napoli collezione Pisani


fig. 8 - Visitazione - Napoli chiesa di S. Maria Donnalbina

fig. 9 -Trionfo della fede sull'eresia ad opera dei Domenicani, sacrestia di San Domenico Maggiore (Napoli)


fig. 10 -San-Gennaro- Napoli museo del tesoro di San Gennaro


fig. 11 - La Madonna consegna a San Bonaventura il Gonfalone del Santo Sepolcro - Aversa cattedrale

fig. 12 - Cacciata di Eliodoro dal tempio - Napoli chiesa del Gesù Nuovo

fig. 13 - Autoritratto - Napoli - Museo di San Martino

fig. 14 - Ritratto del principe di Tarsia - Napoli museo Capodimonte

fig. 15 - Il ratto di Orizia - Vienna Kunsthistoriches museum

fig. 16 - Ritratto del principe di Avellino - Napoli collezione privata

fig. 17 - Trinità e santi - Napoli, chiesa di S. Maria di Piedigrotta


fig. 18 - Ritratto della  principessa di Lusciano - Napoli collezione privata

fig. 19 - Trionfo di Carlo di Borbone alla battaglia di Velletri




martedì 7 agosto 2018

Marechiaro e la chiesa di S. Maria del Faro

tav. 1 - Via Marechiaro, inizio della discesa


Per raggiungere il borgo di Marechiaro si percorre la via eponima, che parte dove si incrociano via Boccaccio, via Coroglio e l’ultimo tratto di via Posillipo, che nei 200 metri finali assume il nome di via S.Strato.
La strada, durante l’estate è transitabile in auto solo dai residenti o da coloro che si recano a villa Imperiale (tav.1), ma scendere a piedi dolcemente verso il mare è un sollievo per lo spirito e non impegna i muscoli, a differenza della risalita, che richiede un corpo agile e se possibile giovane.
Lentamente si passa davanti a ville signorili (tav.2), a quel che resta dei vigneti di Posillipo, che producevano un vino prelibato sin dai tempi dei Romani, ad una succursale della Casa dello scugnizzo, al ristorante la Fazenda, alla scuola elementare Cimarosa, a me particolarmente cara perché, giusto un secolo fa è stata frequentata da mia madre, all’ingresso dello stabilimento villa Imperiale, per arrivare poi a delle scale che conducono al mare (tav.3).    
Nell’ultima curva compare la sagoma della chiesa di S. Maria del Faro (tav.4-5). Il suolo su cui sorge, è uno dei più ricchi di storia romana: infatti l’edificio, piccolo gioiello architettonico a picco sul mare, oggi contiene alcuni resti della villa romana di Pausilypon che si ritiene sorgesse sul luogo dell’antico faro romano (da qui deriva il nome dato alla chiesa). Torre di avvistamento contro le incursioni dal mare, il faro fu a lungo gestito autonomamente dagli abitanti locali per imposizione del vicerè de Ribera duca di Alcal.
Di questa chiesa si ha traccia già nel XIII secolo, quando intorno nacque il borgo di pescatori chiamato originariamente Mare Planum e poi Marechiaro  e nel XVIII secolo fu oggetto di un restauro su disegno del noto architetto Ferdinando Sanfelice. A commissionarlo, la famiglia Mazza, proprietaria del suolo che aveva fatto erigere la chiesa nel 1680. In quell’area, ha riferito lo stesso Francesco Maria Mazza, c’erano due colonne e l’architrave del tempietto dedicato alla dea Iside è uno dei culti più vivi tra i Romani ma non molto di più, perché pare che Marechiaro fosse stata più volte depredata dal duca di Medina per adornare il suo palazzo.
L’edificio è un’opera barocca a navata unica con cappelle (tav.6) all’interno, alcuni pezzi provenienti dagli scavi romani, come attestano due sarcofagi inglobati nelle pareti esterne, sui quali è stato poi apposto lo stemma della famiglia Mazza. All’interno, anche una edicola che ritrae la Madonna del Faro con vesti greche.  Dietro l’altare maggiore tardo barocco si vede un’abside, forse ultimo ricordo del sacello in cui nel Cinquecento fu affrescata una Madonna col Bambino (tav.7). Sui due altari laterali sono poste tele settecentesche di ignoto raffiguranti a sinistra San Nicola (tav.8) ed a destra San Giuseppe col Bambino ed altri santi (tav.9). Sul retro della chiesa si può ammirare il caratteristico campanile con terminazione piramidale (tav.10).


 tav. 2 - Via Marechiaro
tav. 3 - Scale che conducono al mare
 tav. 4 - S.Maria del Faro
 tav. 5 - S.Maria del Faro
tav. 6 - Interno della chiesa
tav. 7 - Ignoto-Madonna col Bambino (Napoli, S.Maria del Faro)

 tav. 8 - Ignoto-S.Nicola (Napoli, S. Maria del Faro)

 tav. 9  - Ignoto-S.Giuseppe col Bambino e Santi (Napoli, S. Maria del Faro)
 tav. 10 - S.Maria del Faro, campanile
Anticamente il borgo assunse il nome Marechiaro non, come comunemente si pensa, dalla trasparenza delle acque del mare di Posillipo, ma dalla loro quiete. Già in alcuni documenti del periodo svevo si parla infatti di mare planum tradotto in napoletano mare chianu, da cui l'odierno Marechiaro.
Il particolare che più ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestella (tav.11) La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore Di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c'era un garofano, ebbe l'ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: Marechiare. Tutt'oggi la finestra esiste, e c'è sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una lapide celebrativa in marmo bianco (tav.12) con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore (morto nell'aprile del 1934). L'Archivio della Canzone Napoletana testimonia l'esistenza di quasi duecento canzoni classiche dedicate a questa piccola zona di Posillipo, o che la nominano soltanto, ed un gran numero di poesie.
Marechiaro è un piccolo borgo di pescatori a picco sul mare dove si respira ancora un’atmosfera unica con ristoranti sul mare, reti ammassate e vecchi gozzi di legno. Il borgo ebbe ed ha tutt’oggi grande fama sopratutto per lo splendido panorama sul golfo di Napoli dal Vesuvio fino ad arrivare alla penisola sorrentina e all’isola di Capri che compare esattamente di fronte alla spiaggia (tav.13-14-15).
Il ristorante più famoso, senza far torto agli altri, è Cicciotto (tav.16), dove oltre a mangiare divinamente si può (sono ricordi di giovinezza) passare dalla teoria alla pratica in una camera dei piani superiori e smaltire così allegramente una sbronza.
Non vi è null’altro di più magico e indimenticabile di sorseggiare un drink presso uno dei  tanti bar o godersi il pranzo in uno dei caratteristici ristoranti, tra terrazze mozzafiato e succulente portate a base di pesce fresco.
Tra gli stabilimenti balneari, oltre a Villa Imperiale, posta accanto al Palazzo degli spiriti (tav.17), che alcuni chiamano anche la Villa di Virgilio, sostenendo che di tanto in tanto, vi si manifesti lo spirito del  Poeta, pronti a giurare di aver sentito declamare, da una voce misteriosa, i suoi versi, ricordiamo il Lido Marechiaro (tav.18) frequentato in epoca littoria dalle mie zie, oggi centenarie: Giuseppina, Elena e Adele, rimaste signorine nonostante all’epoca sfoggiassero costumi osè, il Lido delle rose (tav.19) e concludiamo in bellezza con il celebre Scoglione (tav.20), una suggestiva scogliera ad ingresso libero, facilmente raggiungibile in barchetta, frequentato da gentaglia in un tripudio di frittate di maccheroni e donne ipercolesterolemiche. Per raggiungere lo Scoglione o per effettuare delle interessanti e suggestive escursioni, basta affidarsi alla bravura degli storici barcaioli di Marechiaro, che hanno fatto di Calata Ponticello, un attracco professionale e organizzato.
L’escursione in barca consente di raggiungere anche il parco sommerso della Gaiola (area marina protetta) e fare un bagno indimenticabile.

Achille della Ragione

tav. 11 - Fenestella da lontano

tav. 12 - Testo canzone
tav. 13 - Marechiaro dal mare
tav. 14 - Marechiaro dall'alto
tav. 15  - Barche
tav. 16 -  Ristorante famoso
tav. 17 - Villa degli spiriti
tav. 18 - Lido Marechiaro
tav. 18bis - Zia Giuseppina
tav. 19 -  Lido delle rose
 tav. 20 -  Scoglione





domenica 5 agosto 2018

Stop alle domeniche gratis nei musei da settembre



Tra i provvedimenti che il nuovo governo, per bocca del suo neo ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, intende attuare  al più presto vi è la decisione di abolire le visite gratuite ai musei la prima domenica di ogni mese.
Un provvedimento che diminuirà certamente il numero dei visitatori, ma aumenterà i cespiti per le traballanti casse dello Stato, a tal punto da permettere l’assunzione a breve di 6000 dipendenti, che andrebbero a tappare i tanti buchi tra i custodi, che costringono intere sezioni museali a rimanere chiuse sine die. Due esempi tra i tanti: la chiesa della Certosa di San Martino ed il piano dedicato all’Ottocento del museo di Capodimonte.
Vittorio Sgarbi ha espresso il suo dissenso all’iniziativa, proponendo l’entrata gratis per gli Italiani ed a pagamento per gli stranieri, dimenticando che siamo in Europa e se vogliamo che ogni Paese si prenda la sua quota di migranti, anche noi dobbiamo imparare a comportarci correttamente

Achille della Ragione