sabato 28 ottobre 2017

La Certosa di San Giacomo e la professoressa Elvira Brunetti

 fig. 1 - Certosa di San Giacomo Capri


Edificata nel 1371 per volere del conte Giacomo Arcucci su un terreno donato dalla Regina Giovanna I D'Angiò, la Certosa (figg.1-2-3) ospita il museo dedicato al pittore tedesco Karl Diefenbach. La struttura della Certosa fu edificata nel terzo quarto del Trecento grazie agli auspici del conte Giacomo Arcucci. L'impianto iniziale, poi soggetto nei secoli a profondi cambiamenti, presentava la classica partizione funzionale alla vita cenobitica: un'area destinata alla clausura e l'altra ai servizi, nel caratteristico stile tardo romanico che accomuna gli edifici isolani del periodo.
Sin dalla fondazione godé di ampi privilegi concessi dalla regina Giovanna che i monaci certosini riuscirono a mantenere nei secoli successivi, nonostante le alterne vicende che segnarono la vita del reame napoletano nei secoli XIV-XVI. Seppero far risorgere il monastero anche dalle incursioni piratesche, che flagellarono l'isola e la costiera amalfitana nella prima metà del Cinquecento, ricostruendo e ampliando il monastero con l'aggiunta del chiostro cinquecentesco.
Con Gioacchino Murat, nel 1808, i beni della certosa furono confiscati, e di essa venne fatta una caserma (1815), poi un ospizio e, dal 1868 al 1898, un soggiorno punitivo per militari e anarchici. Nella prima metà del Novecento la Certosa attraversò brevi momenti di attività (nel 1936, ad esempio, i canonici lateranensi vi avevano istituito un ginnasio) per declinare durante la seconda guerra mondiale con il conseguente allontanamento dei canonici.
Dal 1975 è sede del museo dedicato al pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, morto sull'isola nel 1913. Bisognerà attendere i primi anni Duemila per veder iniziare le opere di restauro all'intera struttura a cura della Soprintendenza napoletana. Fra le opere rimaste vi è un affresco del XIV secolo, opera del pittore fiorentino Nicolò di Tommaso. In tempi più recenti la Certosa è stata oggetto di ulteriori interventi di restauro e oggi è sede di mostre temporanee, convegni, concerti, rappresentazioni ed eventi culturali.


fig. 2 - Certosa di San Giacomo Capri


 
fig. 3 - Certosa di San Giacomo Capri

  • La Chiesa
Dedicata a San Giacomo (fig.4), per volontà del suo committente, il conte Arcucci, questo è l’edificio più alto e perciò dominante l’intera struttura della Certosa, appartenente all’originario impianto trecentesco.
Dal basso pronao ad arcata si passa nell’interno della chiesa a navata unica, divisa in tre campate, composte da mezzi pilastri e centine ad arco cordonate, concluse dalla suggestiva sequenza delle volte a crociera dallo spigolo vivo e terminante, sul fondo dell’aula, in un’abside semicircolare di epoca successiva. Il portale in marmo dell’ingresso, sormontato da una lunetta ogivale, racchiude il pregevole affresco trecentesco (fig.5) riconducibile a Niccolò di Tommaso,  raffigurante la Vergine con bambino in trono tra i Santi Bruno e Giacomo, il committente nell’atto di porgere il modello della chiesa e la regina Giovanna I in preghiera. Lungo le pareti e in controfacciata affreschi eseguiti tra la fine del XVII e il principio del XVIII secolo. Nell’angolo interno dell’arco ogivale, una colomba, dipinta direttamente su marmo simboleggia lo Spirito Santo

fig. 4 - Chiesa


 fig. 5 - Niccolò di Tommaso -   La Vergine con bambino in trono tra i Santi Bruno e Giacomo
  • Chiostro Grande
Il chiostro grande (fig.6) costituisce la parte centrale del nucleo detto “casa alta”, cioè lo spazio riservato alla clausura, intorno al quale sono disposte le dodici abitazioni dei monaci.
 Realizzato su disegno di Giovanni Antonio Dosio, presenta archi a tutto sesto poggianti su robusti pilastri che scandiscono il ritmo della galleria e creano un gioco di luci e ombre, accentuato dal nitore della pietra calcarea adoperata per realizzare arcate e coronamenti.
 Intorno al perimetro del chiostro corre un canale di raccolta delle acque piovane e, verso il fondo, un pozzo in pietra poggiante su di un’enorme cisterna visitabile, che ha il suo fondo a 21 metri sotto il livello di calpestio del chiostro, probabilmente di età imperiale.

fig. 6 - Chiostro grande
  • Chiostro Piccolo
Lungo uno dei tre lati della galleria si trova l’accesso al chiostro piccolo (fig.7), la più felice testimonianza dell’origine trecentesca della Certosa di San Giacomo. Qui le arcate poggiano su esili pilastrini con capitelli di spoglio di età romana e bizantina, liberati durante il restauro del Soprintendente Gino Chierici.
 Al di sopra della galleria che lo circonda, appare la mole barocca della “torre dell’orologio”, a base quadrata, sormontata dall’eccentrica cuspide triangolare; un tempo emergeva al di sopra del chiostro anche la coeva torre del campanile ma, poiché irrimediabilmente compromessa, venne demolita nel 1908. 
Le navate e il soffitto presentano frammenti di affreschi della prima decade del 1700. In controfacciata, datato 1699, l’affresco con San Giacomo nella battaglia di Clavijo (fig.8), episodio tratto dalla Istoria Campostellana. I profeti dei pennacchi e gli Apostoli della navata ricalcano modelli di Francesco Solimena. I due affreschi nell’abside rappresentano rispettivamente: la Trinità con schiera di Angeli e San Bruno che appare in sogno a Ruggero.

 fig. 7  - Chiostro piccolo

fig. 8 - Affresco con San Giacomo nella battaglia di Clavijo
  • Quarto del Priore
Situato a destra del chiostro grande, intorno al quale sono disposte le 12 celle dei monaci, il Quarto del Priore (fig.9), realizzato quasi certamente durante i lavori della prima metà del Seicento, è l’abitazione della guida spirituale della comunità certosina, che vi risiedeva in un ritiro pressoché totale. 
 L’appartamento, che oggi appare privo delle originarie decorazioni, gode di una vista mozzafiato direttamente sui Faraglioni, qui tutto, anche il giardino circondato da alte mura, era concepito per ispirare gioia e benessere e favorire il raccoglimento della preghiera. 
Intorno al chiostro grande sono disposte le dodici abitazioni dei Padri che formavano la famiglia certosina. Le case, costituite da un piccolo edificio su due livelli, coperto da una volta a crociera estradossata simboleggiante la croce, erano divise in: Ave Maria, stanza in cui era collocata una statua della Vergine, alla quale veniva rivolta una preghiera entrando nell’abitazione e cubiculum, dove si svolgeva la maggior parte della vita semplice di clausura, qui si trovavano un inginocchiatoio per la preghiera ed il letto. Ciascuna casa era poi dotata di un piccolo giardino circondato da alte mura che il Padre certosino curava personalmente.

fig. 9  -Quarto del priore
  • Museo Diefenbach
Il Refettorio della Certosa ospita dal 1974, per volere di Raffaello Causa, un piccolo museo (fig.10–11) dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore tedesco giunto a Capri nel 1900.
Figura eccentrica, tra i preferiti di Francesco Giuseppe, Diefenbach (fig.12), poco incline alla vita borghese e portatore di un romanticismo carico di implicazioni espressionistiche, seppe raccontare Capri nelle sue enormi tele cupe, dense di magia e mitologia nordica, da cui emerge un rapporto profondo con le forze della natura primigenia, una maniera vicina, per lo spirito romantico che le pervade, a quella di von Marée
Delle trecento opere eseguite nell’arco dei tredici anni trascorsi a Capri, fino alla morte, una parte è stata generosamente donata allo Stato dai suoi eredi e oggi è possibile visitare la collezione comprendente 31 tele, 5 sculture in gesso e un ritratto.
Presso la Certosa da tempo trova ospitalità il liceo classico Publio Virgilio Marone (fig.13), reso celebre dall’insegnamento impartito per alcuni anni dalla mitica professoressa Elvira Brunetti (fig.14), la quale ha inculcato l’amore per lo studio a generazioni di studenti, molti dei quali hanno raggiunto nella società posizioni di rilievo; come Lucia Arbace (fig.15), somma storica dell’arte e direttrice del Polo museale dell’Abruzzo.

fig. 10  - Museo Diefenbach
 fig. 11  - Museo Diefenbach


fig. 12  - Autoritratto  Diefenbach 
fig. 13 - Liceo classico

fig. 14 -Elvira Brunetti


fig. 15 -Lucia Arbace soprintendente targa carriera da Vittorio Sgarbi




venerdì 27 ottobre 2017

I Faraglioni di Capri e Luigi ai Faraglioni

fig. 1 - Faraglioni da lontano


I Faraglioni di Capri (figg.1–2) sono tre picchi rocciosi posizionati a sud est dell'isola omonima, famosi in tutto il mondo  grazie alla suggestiva e storica panoramica offerta dai giardini di Augusto ed immortalati in tanti dipinti (fig.3). 
 Queste emergenze sono identificate con tre nomi distinti: il primo (unito alla terraferma) è il Faraglione di Terra; il secondo, separato dal primo dal mare, è quello di Mezzo; mentre il terzo, proteso verso il mare, è il Faraglione di Fuori. Quest'ultimo è molto noto poiché è l'unico habitat della leggendaria lucertola azzurra. 

fig. 2 - Faraglioni da vicino
fig. 3 - Dipinto dei Faraglioni di Capri
Il faraglione di Terra che è l'unico ancora unito alla terraferma, è il più elevato con i suoi 109 metri.     
 Il faraglione di Mezzo, è quello in cui è presente la cavità al centro, una galleria naturale lunga 60 metri che lo attraversa per intero raggiunge un'altezza di 81 metri. La denominazione forse è da attribuirsi a un culto della Madonna della Libera, anche conosciuta come Stella Maris, cui è stata dedicata una cappella trecentesca sul monte Castiglione.
Il faraglione di Fuori, detto  Scopolo, cioè promontorio sul mare,  raggiunge un'altezza di 104 metri. Proprio su quest'ultimo faraglione vive la famosissima lucertola azzurra.    
In realtà esiste anche un quarto faraglione, chiamato scoglio del Monacone(fig. 4), che si erge al di dietro dei tre più noti. Il nome è da attribuirsi probabilmente ad una specie di foche che viveva nei pressi dello scoglio fino al 1904, anno in cui l'ultimo esemplare fu assassinato presso Palazzo a Mare.    
Sullo scoglio sono presenti dei resti di muratura romana, attribuiti senza alcun criterio ai resti della tomba dell'architetto di Augusto: Masgaba. Altre teorie, tuttavia, suggeriscono una funzione di vasche per salare il pesce oppure addirittura un recinto per l'allevamento dei conigli.  
 I Faraglioni furono citati anche da Omero nell'Odissea, sarebbero i massi lanciati da Polifemo Il nome deriva dal greco pharos, che vuol dire faro. 
Infatti, anticamente sui monti e sulle rocce vicino alle coste, venivano accesi dei grandi fuochi durante le ore notturne, in modo da segnalare ai navigatori sia la rotta che eventuali ostacoli pericolosi per la navigazione stessa. Molto probabilmente i Faraglioni ebbero la stessa funzione.   
 I Faraglioni dovevano far parte di un esteso sistema sotterraneo modellato dagli agenti esterni. I primi ad agire furono indubbiamente le acque carsiche, che hanno scavato la roccia fino a 15 metri sotto l'attuale livello del mare. A quest'evento seguirono innanzitutto un disfacimento della costa, che causò la distruzione delle cavità; dopodiché, l'abrasione marina e l'azione meccanica dei fenomeni atmosferici favorirono il crollo delle volte, dopo il quale vennero finalmente forgiate le forme attuali.    
 L'unica parte a rimanere illesa dai vari eventi franosi fu la galleria naturale del Faraglione di Mezzo, che addirittura si ampliò in seguito agli eventi franosi.
 Il picco roccioso più esterno, il Faraglione di Fuori, è conosciutissimo per essere l'habitat della Podarcis siculus coeruleus, nome scientifico della lucertola azzurra (fig.5).
Questa specie viene resa unica dalla particolarissima colorazione bluastra che va dalla gola al ventre fino alla coda, venendo interrotta solo dalla pigmentazione nerastra presente sul dorso.  
La lucertola azzurra è parente stretta di quella campestre, che invece vive sulla terraferma; da quando è avvenuto il distacco dei Faraglioni, tuttavia, se ne è discostata, assumendo per il fenomeno del mimetismo il colore blu del mare e del cielo.

fig. 4 - Monacone (1)
fig. 5 -Lucertola azzurra
fig. 1 - Faraglioni da lontano
fig. 7 - Fantozzi

 La galleria naturale, che si apre nel faraglione di Mezzo, è quella che identifica in modo inconfondibile i faraglioni capresi, anche grazie alle numerose pellicole cinematografiche qui realizzate. Il traffico di motoscafi è intenso (fig.6)  ed   uno dei film che ha maggiormente dato risalto alla galleria è senza ombra di dubbio Il secondo tragico Fantozzi (fig.7), quando Paolo Villaggio alias Fantozzi, facendo sci nautico, nel tentativo di passarvi attraverso, centra il faraglione in pieno, causando un terremoto che giunse fino alla famosa Piazzetta.    
Il mare di Capri ai piedi dei mitici Faraglioni è occupato da uno stabilimento balneare (fig.8) con annesso ristorante, ritrovo del jet set internazionale: Da Luigi ai Faraglioni, che appartiene alla storia dell'isola. Fin dal 1936 qui si viene per il sole, il mare, l'eccellente cucina e per la sua atmosfera informale e allo stesso tempo elegante. Da Luigi ai Faraglioni ha tutto ciò che occorre per trasformare una giornata al mare in un'esperienza indimenticabile. Un tuffo tra le acque cristalline di Capri all'ombra degli imponenti Faraglioni, infatti, è un privilegio riservato soltanto ai clienti di Luigi e non è il solo. Ci sono le piccole piazzole mimetizzate tra le rocce, la grande terrazza solarium a ridosso del mare, le cabine e, ovviamente, lettini, sdraio, materassini, ombrelloni e un servizio sempre attento e premuroso. Quando si sceglie di trascorrere una giornata Da Luigi ai Faraglioni non si può rinunciare alla squisita cucina del suo ristorante (fig.9). Da mezzogiorno al tramonto, all'ombra di un caratteristico pergolato si possono gustare le migliori specialità di mare ma anche fresche insalate e piatti tipici della tradizione isolana. Chi invece preferisce un spuntino veloce e leggero può servirsi allo snack bar dove si possono ordinare anche aperitivi, frutta di stagione e long drink magari da gustare all'ombra del proprio ombrellone.      
Per gli amanti del mare Da Luigi ai Faraglioni organizza, solo su richiesta, anche escursioni in barca intorno all'isola alla scoperta delle sue meraviglie, dalla Grotta Azzurra al faro di Punta Carena, dalla Grotta Bianca alle tante piccole baie e insenature che disegnano la costa dell'isola di Capri. Per il ritorno lo stabilimento balneare mette a disposizione anche un servizio navetta via mare che collega Da Luigi alla Canzone del Mare di marina Piccola da dove si può raggiungere comodamente il centro di Capri. 
"Da Luigi ai Faraglioni" si arriva dalla terrazza di Tragara (fig.10), dopo una discesa di scale irregolari e ripidi sentieri che fanno la felicità degli instancabili passeggiatori dal solido ginocchio. Dopo circa dieci minuti si giunge fino a toccare quasi il Faraglione di terra, di fronte allo scoglio del Monacone (per i più pigri c'è un servizio in barca da Marina Piccola). Sulla terrazza ristorante ci si può sdraiare al sole e fare il bagno per poi passare nella sala dove fu creata, negli anni Trenta, l'insalata nota nel mondo come "caprese" (fig.11): fette di pomodoro alternate a fette di fiordilatte (mai mozzarella) e adorna di foglie di basilico. 
I bagni e il ristorante sono il regno di Luigi Iacono, detto anche Luigi II, per distinguerlo dal nonno, che diede origine alla "ditta". "È proprio così - chiarisce Luigi Iacono, in una storica intervista - la storia comincia con l'incontro tra un principe e un pescatore... Mio nonno Luigi viveva all'ombra dei Faraglioni, in una grotta affacciata sul mare, cucinando il pesce per i rari eccentrici che si avventuravano giù dallo strapiombo di Tragara. Ma non aveva la licenza. Un giorno si accostò una nave da cui si tuffò un giovanotto che, risalendo verso riva, poggiò malauguratamente per lui un piede su un riccio. Mio nonno, vedendolo zoppicare, gli levò le spine. Quel giovanotto era il principe Umberto di Savoia, il figlio del re d'Italia. E quando gli chiese di cucinare del pesce, mio nonno gli rispose che purtroppo non aveva la licenza. Il principe capì l'antifona e fece in modo che la licenza arrivasse. Nacque così Da Luigi ai Faraglioni". 
Verità o leggenda? A Capri il confine tra l'aneddoto e la ricostruzione storica ha una frontiera labile e c'è chi, come il principe Francesco Caravita di Sirignano, detto "Pupetto"(fig. 12), sugli aneddoti, veri o inventati, costruì la sua fama (ed è un vero peccato che non venga ristampato il suo "Memorie di un uomo inutile"). Ma torniamo a Luigi e alla sua infanzia, trascorsa accanto ai Faraglioni e al nonno, tra re, principi, artisti, attori, letterati, uomini di stato. "Poi un giorno mio padre Mario - continua a narrare Luigi - mi mandò in giro per l'Europa per fare esperienza e, a Oxford, ad imparare l'inglese. In quegli anni, mia madre Assunta gestiva la pensione "La Certosella" di Letizia Cerio in via Tragara. Poi, dopo pochi anni, riuscì ad acquistarla e il piccolo albergo divenne un punto di riferimento per molti ospiti illustri come Mondadori, Lucia Bosè e tanti altri". Già, gli ospiti illustri... Non c'è un luogo come Capri che abbia saputo meglio utilizzare come testimonial i suoi visitatori più noti, provocando, per voglia d'imitazione, una vera e propria gara tra intellettuali, scrittori, artisti, per cui chiunque sia passato nell'isola della lucertola azzurra ha poi sentito quasi il dovere di ambientarci un romanzo, di lasciarci le sue impressioni, di scrivere almeno una frase illuminante.
Se Roger Peyrefitte, il più noto difensore dei diritti gay - come si autodefiniva - l'autore di "Le chiavi di San Pietro" e "I cavalieri di Malta", viene ricordato soprattutto per il suo romanzo "L'esule di Capri", Villa Lysis, la dimora del conte Fersen, il letterato decadente che si stabilì a Capri agli inizi del '900, ha i suoi commossi visitatori tra giugno e settembre, che nella sua villa, stravagante e ancora misteriosa, si aggirano come in pellegrinaggio. 
I ricordi di Luigi Iacono non vanno così lontano. Di Norman Douglas, ad esempio, che nel 1903 disse addio al suo matrimonio e andò a vivere a Capri, circondandosi di ragazzi, ricorda solo la morte, avvenuta nel 1952. Qualche ricordo, lontano, di Winston Churchill, con cappello di paglia, sigaro in bocca e una scorta imponente di una dozzina di militari, ma soprattutto Totò, il "principe de Curtis" che da Luigi inventò una variante degli "spaghetti alla puttanesca" ribattezzandoli "alla malafemmina". E poi Elsa Morante, allora moglie di Moravia, Paolo Monelli, il re Hussein di Giordania, Farouck d'Egitto, Graham Greene, nominato cittadino onorario nel 1985, Jacqueline Onassis, vedova Kennedy (alla quale è dedicata in questi giorni una mostra fotografica sul suo soggiorno caprese) e Luciana Peverelli, Romolo Valli, Giorgio De Lullo...      
Ci fermiamo qui, buon bagno e buon appetito.

fig. 8  Da Luigi ai Faraglioni
fig. 9 - Ristorante

fig. 10 - Terrazza di Tragara
fig. 11 -  Insalata caprese
fig. 12 - Pupetto

giovedì 26 ottobre 2017

La leggendaria Canzone del Mare

tav. 1 - La-Canzone, antico fortino

La Canzone del Mare fu realizzata, in un antico fortino (fig.1)  incastonato nella roccia, dalla famosa cantante inglese Gracie Fields (figg.2-3) che decise di passare la seconda metà della sua vita a Capri, in questo luogo magico dove era guarita da una malattia molto grave.
Lo stabilimento balneare fu inteso dunque come palcoscenico prediletto dove rifugiarsi e accogliere gli amici tra relax, lusso e divertimento.
Naturalmente tra le sue interpretazioni canore non poteva mancare il celebre brano del 1934 "The Isle of Capri" scritto da Jimmy Kennedy e musicato da Will Grosz, che descrive la struggente storia d'amore nata nelle ultime sere d'estate sotto il cielo e la luce della luna di Capri.  
 Il nome si ispira al canto delle Sirene e all'episodio dell'Odissea in cui Ulisse, navigando al largo di alcuni scogli di un'isola, che molti riconoscono come Capri, si fece legare all'albero maestro dai suoi marinai per ascoltare il meraviglioso canto delle terribili Sirene, con il quale ammaliavano i malcapitati navigatori per poi ucciderli. La Canzone del Mare rappresenta un pezzo importante della storia di Capri, essendo stata lo scenario di uno dei periodi più belli dell'isola: gli anni '50 e '60.
Personaggi illustri, abituali frequentatori dell'isola, trascorrevano le loro giornate estive a prendere la tintarella intorno alla piscina stesi su sdraio e lettini (figg.4–5).


tav. 2 -Gracie Fields
tav. 2 -Gracie Fields
tav. 4 - La Canzone del Mare  nel '60
tav. 5 - La Canzone del Mare  nel '60

Qui nascevano amori che finivano spesso alla fine dell'estate, si creavano nuovi sodalizi tra industriali e le ultime novità della moda, come i pantaloni taglio Capri o lo "scandaloso" bikini (tav.6), erano indossate per la prima volta.
Ancora oggi gli habitues (fig.7), alla ricerca del glamour e allo stesso tempo della tranquillità e del relax, scelgono La Canzone del Mare.
La Canzone del Mare mi è particolarmente cara perché mi rammenta gli anni ruggenti della mia giovinezza, quando d'estate la frequentavo quotidianamente via mare, tuffandomi dagli scogli di Marina piccola e raggiungendola con poche e vigorose bracciate. Tra gli scogli in un sacco impermeabile tenevo: una copia del New York Times, un voluminoso sigaro cubano (erano i tempi di Fidel Castro), un telefono bianco munito di un filo interminabile, una divisa da maggiordomo. Mi sedevo su una sedia sdraio lì dove adocchiavo qualche signora o signorina dal gentile aspetto e dalle forme ben tornite. Poscia cominciavo una lettura attenta quanto distratta e a fumare il sigaro avidamente; tra una boccata e l'altra lanciavo sguardi sessuali alla fauna femminile limitrofa. All'improvviso compariva Carlo Spagna, il mio compare, attualmente stimato presidente della Corte d'Assise di Napoli, nelle vesti di maggiordomo, il quale mi consegnava su un piatto di finto argento il telefono bianco, il cui filo si perdeva lontano: "Eccellenza vi è al telefono Gianni Agnelli che, prima di prendere un'importante decisione sul destino della Fiat, vuole conoscere la sua opinione".
"Mandalo a quel paese, non vedi che sto ammirando una fanciulla dalla bellezza devastante e dal seno debordante?"


tav. 6 - Lo scandaloso bikini
tav. 7  - L'ex scandaloso bikini

Naturalmente la ragazza s'inorgogliva della mia attenzione e ne faceva partecipi la madre e la zia.
Meno di mezz'ora e il mio cameriere si ripresentava: "Conte mi scusi, ma vi è l'onorevole Andreotti che dal Parlamento prima di pronunciarsi vuole un suo parere sul discorso che sta presentando in aula."
"Digli di richiamare, sono impegnato ad ammirare degli occhi che sembra vogliano dirmi se ci vediamo stasera".
Altri e più piccanti dettagli il lettore potrà trovarli leggendo il capitolo Estate a Capri.
Divenuto nel frattempo miliardario, ho continuato a frequentare lo stabilimento, pagando regolarmente l'ingresso e fittando una spaziosa cabina. Erano i tempi in cui il destino mi aveva permesso d'incontrare la donna più splendida e desiderabile che abbia mai calcato le strade, non di Capri, ma dell'intero universo: Elvira. (fig.8). Talune volte partecipavo a cene in onore di star hollywoodiane o nobili più o meno decaduti, come si evince dalla foto che vi propongo (fig.9), dove ceno in compagnia del multimiliardario (all'epoca) Diego de Bellis e della moglie (all'epoca) Sonia.
Ho continuato a frequentare La Canzone del Mare anche in epoca recentissima, come testimoniano le foto (fig.10) che mi ritraggono trionfante in mezzo alla piscina e poscia (fig.11) in compagnia della mia adorata moglie Elvira in attesa che ci servano delle linguine all'astice e una bottiglia di Champagne dell'annata preferita da James Bond, alias 007 (per chi non lo sapesse Don Perignon 1954). 
  
tav. 8 - Achille ed Elvira fidanzati  Capri
tav. 9 -  Con i coniugi De Bellis
tav. 10 - Achille nuotatore
tav. 11 - In attesa di brindare

Dopo questa breve digressione autobiografica, ad integrazione della storia dello stabilimento precedentemente raccontata, cedo la parola al membro più autorevole della famiglia Iacono, attualmente proprietaria.
Ma qual è la storia della Canzone? "Tutto comincia con Gracie Fields - racconta Luigi - una grande diva che oggi non tutti ricordano. Nel '30 questa celebre cantante inglese acquistò dal marchese Adolfo Patrizi la villa a Marina Piccola che, insieme al marito Monty Banks, pseudonimo di Mario Bianchi, comico del muto e regista di musical (nel film "Shipyard Sally", del 1939, Gracie Field canta la sua canzone più famosa, "Sally") trasformò in "La canzone del mare", ricordando il canto delle sirene. Sotto la guida dell'architetto Talamona, diede vita al primo complesso balneare con piscina. Diceva sempre che ogni mattone della "Canzone del Mare" equivaleva a un brano cantato in tournée. Dopo la morte prematura di Banks, si unì a Boris Alperovic, un ebreo russo della Bessarabia. Nel 1976, ormai anziana, decise di ritirarsi e di darci la "Canzone". Da allora lo stabilimento è stato gestito dalla mia famiglia. Gracie ha amato tanto quest'isola da volerci morire. Il marito era un russo cattolico, lei invece era protestante - continua a raccontare Iacono - e fu seppellita sulle scale del cimitero acattolico, visibile dal nostro camposanto".
 Alla Canzone gli ospiti si susseguivano, Brigitte Bardot e Jean-Luc Godard quando girarono "Il Disprezzo", da Moravia, e poi Maria Callas, Pier Paolo Pasolini. Capri in passato generava innocui scandali che i giornali utilizzavano in quelle che si chiamavano "cronache mondane" ed oggi "gossip" per vendere più copie. Si può immaginare l'effetto che nell'Italia degli anni cinquanta-sessanta poteva fare la Capri visitata da Rita Hayworth, da Orson Welles, da Ester Williams. Ancora si ricorda una festa degli anni Cinquanta, alla Canzone, che occupò due pagine dell'Europeo formato gigante con le foto di Emilio Pucci che voleva gettare vestite in piscina Marisa Gaetani e Graziella Buontempo Lonardi, che sarà poi la promotrice, negli anni Ottanta, del Premio Malaparte per riportare a Capri poeti, artisti e scrittori come Anthony Burgess, John Le Carrè, Manuel Puig, il premio Nobel Nadine Gordimer e tanti altri, "per sottrarre Capri - ha scritto Raffaele La Capria - all'aggressione della cafonaggine mondiale". Ed a proposito di Malaparte: lo scrittore che amò Capri fino a costruirvi, a Punta Masullo, una villa imponente, sfidando divieti e regolamenti, non fu per niente tenero con i capresi. "L'isola è splendida - scrisse - ma gli uomini sono cattivi, gretti, deboli, vili, spietati".
Ma Capri perdona, cataloga come intemperanze artistiche qualsiasi voce eccentrica e prosegue, indifferente, a ospitare celebrità e forzati del mordi e fuggi, che arrivano sudati e stremati sui Giardini di Augusto scattando fotografie e comprando souvenir. La "Canzone del Mare", rinnovata ed elegante, è gestita oggi con passione dalla famiglia Iacono. I figli di Luigi, Ilaria, Chiara e Mario, sono continuamente indaffarati per organizzare feste, eventi, matrimoni. Sovrintende la signora Angela, ancora una bellissima donna, con un cespuglio di capelli bianchi e due occhi azzurri che sfidano il mare dei Faraglioni. Se il paesaggio naturale è sempre quello, il paesaggio umano muta in continuazione: Gianfranco Ferrè, Rocco Barocco, divi come Christian De Sica, Tom Cruise e Nicole Kidman, indossatrici come Naomi Campbell. De Laurentiis attira l'attenzione come patron del Napoli più che come produttore e la "Canzone" resta un palcoscenico mondano, continuamente ravvivato da nuovi ospiti e nuovi avvenimenti.
E concludiamo in bellezza questo articolo mostrandovi una serie di foto dei nostri giorni della Canzone del Mare (figg.12–13–14-15) vista dall'alto, da ponente e da oriente.

tav. 12 - La piscina
tav. 13 - Il nucleo centrale
tav. 14 - Dall'alto
tav. 15 - Dai Faraglioni

martedì 24 ottobre 2017

Villa San Michele, un luogo magico tra cielo e mare

fig. 1 - Panorama

Questa mitica villa a strapiombo sulla roccia calcarea è rivolta al cielo sempre blu ed al mitico mare di Capri (fig.1). E' senza alcun dubbio un esempio vivente della realizzazione del sogno di colui che l’ha voluta realizzare.
Dal punto di vista estetico questa dimora rappresenta il top ed ogni oggetto, colonna, giardino è stato curato e scelto nei minimi dettagli.
Diceva Axel Munthe (fig.2):” La mia casa deve essere aperta al sole e al vento e alle voci del mare, come un tempio greco e luce, luce, luce ovunque!!!
Egli giunse a Capri per ragioni di salute dopo aver soggiornato a Mentone. Fu rapito dalla bellezza mediterranea dei luoghi e decise che il suo amore per la bellissima isola sarebbe stato eterno.           
 Il medico svedese scelse il punto più panoramico di Capri per costruire la sua villa: il versante nord-orientale di Anacapri, a 327 metri di altezza sul livello del mare, dove un tempo sorgeva una villa imperiale romana e una cappella medievale dedicata a San Michele (fig.3). 
 
 
fig. 2 - Axel Munthe
fig. 3 - Scala di accesso

 Munthe si dedicò per gran parte della sua vita alla costruzione della villa e del giardino. All'epoca i giardini di Capri erano pieni di reperti delle ville romane che affioravano dal terreno, i contadini la chiamavano "roba di Tibberio" e la regalavano spontaneamente al medico che la andava ad aggiungere alla sua collezione di reperti di epoca romana, etrusca ed egizia raccolti durante i suoi viaggi.   
Tra i principali oggetti che è possibile ammirare a Villa San Michele si trovano la testa di Medusa che adornava il tempio di Venere a Roma, oggetti di arte sacra medievale, mobili settecenteschi provenienti dalla Toscana, affreschi e sculture romane come il busto in marmo dell'Imperatore Tiberio, il tavolo con lastra marmorea in stile cosmatesco, il lampadario siciliano in ferro battuto e la sfinge egizia (fig.4). Quest'ultima è diventata quasi un simbolo della dimora di Axel Munthe e si trova su uno dei punti più panoramici di tutta Villa San Michele. Si dice che poggiando la mano sinistra sulla Sfinge ed esprimendo un desiderio mentre si guarda il mare di Capri, questo desiderio si avvererà.
 Nel giardino si può ammirare una serie di piante caratteristiche della flora mediterranea - come le camelie, le ortensie, splendidi cespugli di rose, i pini e i cipressi - circondate da un tipico colonnato bianco con pergolato (fig.5), uno dei tratti caratteristici delle ville locali. Inoltre, nel giardino si gode di una straordinaria vista del golfo di Napoli.  
 
     
fig. 4 - Sfinge egizia
fig. 5 - Colonnato bianco con pergolato

La storia della costruzione della Villa verrà poi raccontato da Munthe nel famoso libro “ La Storia di San Michele”(fig. 6) nel 1929, un best seller entrato nella classifica dei libri più tradotti al mondo, inducendo i grandi viaggiatori di tutto il mondo a visitare questo luogo di infinita bellezza. Hanno varcato il suo ingresso personaggi del calibro di Oscar Wilde, Henry James, il Kaiser Guglielmo II, il conte Zeppelin disegnatore di aerei, l’imperatrice Eugenia moglie di Napoleone III, la zarina Alessandra di Russia e la regina Vittoria di Svezia.                                                          
Il medico e scrittore svedese scopre l’isola in una foto in bianco e nero dai contorni sbiaditi. Una cartolina di Marina Grande con la cortina di case affacciate sul mare e una decina di barche a riposo sulla battigia. In lontananza la sagoma di qualche giovane donna del posto.
È amore a prima vista. Quel paesaggio genuino e sospeso nel tempo entra sotto la sua pelle, stampato a fuoco come un tatuaggio. Da quel momento Capri per Axel Munthe sarà un’ossessione che placherà anni dopo.  
fig. 6 - Libro "La Storia di San Michele"

 Ma raccontiamo la storia dall’inizio: Axel Munthe nasce nel 1857 e arriva per la prima volta a Capri a 18 anni. L’isola, con la sua vegetazione rigogliosa, colori vivaci e panorami protesi verso il blu, rappresenta per l’intellettuale un’oasi, un luogo dove l’anima smette di essere in tumulto, quasi canta inebriata. Durante quella visita prende una decisione: sarebbe ritornato per vivere e abitare la bellezza ogni giorno della sua vita. È una promessa a se stesso più che una decisione.
 Così gli anni passano, Munthe si laurea in medicina. Nel 1884 si avvicina un po’ di più Capri, si reca a Napoli per soccorrere la popolazione colpita dal colera. Nel 1885 tocca di nuovo le coste capresi e trova il posto ideale in cui stabilirsi: Anacapri.             
 In un lembo di terra, sui resti di una cappella dedicata a San Michele, Axel Munthe trova la giusta luce e dà inizio ai lavori per realizzare la sua dimora. Segue degli schizzi fatti su una parete, la casa dei sogni è già scolpita nella sua mente. Deve solo aspettare che diventi realtà. Ecco le sue parole tratte dal suo libro Storia di San Michele: “Non c’era altro che un rozzo schizzo disegnato da me con un pezzo di carbone sul muro bianco del giardino”.                           
Durante le varie fasi della costruzione, nel vigneto vicino, vengono alla luce diversi reperti romani e da questi ritrovamenti prendono forma una leggenda e un’idea. Sembra che la residenza di Axel Munthe sorga sulle rovine di una delle dodici ville dell’imperatore Tiberio di cui però si sono perse le tracce. In seguito a questa ipotesi il medico svedese trasforma la sua abitazione in una casa museo.    
Villa San Michele ospita oggetti storici che il proprietario scovava sull’isola e nei suoi viaggi in giro per il mondo. Ci sono manufatti risalenti all’epoca romana, ma anche etrusca ed egizi (fig.7).  
Ai primi del Novecento Munthe esaudisce il suo desiderio, Villa San Michele è pronta per aprire le porte al suo proprietario. L’edificio svetta sul centro di Capri e domina il Golfo di Napoli.                                                                               
La casa si sviluppa su più livelli e non ha uno stile definito. Segue il gusto eclettico del suo possessore. Gli ambienti custodiscono opere d’arte e riflettono la passione per l’archeologia dello scrittore. Nello studio, ad esempio,  si trova la testa di Medusa, mentre nella camera da letto un baldacchino in ferro battuto, una meraviglia del Rinascimento.                             
 Nella sala da pranzo vi sono le collezioni di utensili in stagno e in rame del Settecento svedese e del Cinquecento lombardo. In cucina, invece, sul pavimento si  trova il mosaico di uno scheletro che beve acqua e vino. Dopo, in un susseguirsi di pergole e colonne si giunge al belvedere che affaccia sul Mediterraneo.  
L’azzurro infinito  riempie la vista. Si riesce ad udire la melodia sirene cantate da Omero. Qui, indomita, c’è la Sfinge in granito che guarda verso l’orizzonte e protegge l’isola di Capri. 
Axel Munthe non vive per sempre a Villa San Michele. Una malattia agli occhi lo costringe a trasferirsi in un posto meno luminoso: Torre Materita sempre ad Anacapri. In ogni caso, trascorre sull’isola più di 56 anni. Muore a Stoccolma nel 1949.  
Il giardino di Villa San Michele è tra i più belli del mondo ed è uno dei punti di maggiore attrazione. In principio era un vigneto ricco di uva e alberi da frutto. Il terreno fertile, tuttavia, ha fatto da cornice un vero e proprio capolavoro della botanica.                        
 Il primo passo è il pergolato, l’intellettuale svedese lo descrive in questo modo: “Era già coperto da viti appena piantate e rose, il caprifoglio e l’epomea si arrampicavano sulla lunga fila di bianche colonne”. Poi, germogliano i cipressi che costeggiano il viale in direzione della cappella.   
Ma c’è dell’altro. Altri colori, altri profumi con fioriture che si alternano tutto l’anno: piante della flora mediterranea, gelsomini glicini, azalee, tulipani, viole, ortensie magnolie. A dare un po’ di frescura si trovano pini, palme e cedri.                  
Nel giardino sboccia la Betula pendula. Questo fiore ricorda la Svezia, il paese natale di Axel Munthe. Ad attirare l’attenzione c’è anche la Kochia Saxicola che cresce a Capri e si è estinta in altre parti del mondo.
Anche il giardino è popolato da opere d’arte: una copia del putto con delfino di Andrea del Verrocchio (fig.8) del 1470, un sarcofago greco, una maschera di Medusa del IV secolo, che l’intellettuale narrerà di aver visto nei fondali dall’alto della villa, un frammento di una statua di Diana. Infine, durante la sistemazione del giardino Munthe trova un busto in marmo di Tiberio.
Attualmente, la dimora è una casa museo aperta al pubblico ed è stata lasciata in eredità allo Stato svedese. È gestita dalla fondazione San Michele che organizza eventi culturali, teatrali e musicali.
 
fig. 7 - Manufatti risalenti all'epoca romana, etrusca ed egizia

fig. 8 - Copia del putto con delfino di Andrea del Verrocchio