martedì 10 ottobre 2017

S. Stefano, la più bella chiesa di Capri

tav. 1 - S. Stefano

La chiesa di Santo Stefano (tav.1) sorge sullo stesso luogo di un'altra chiesa dedicata a santa Sofia con in prossimità un vecchio convento benedettino, risalente al 580, di cui rimane solo il campanile sulla Piazzetta: la nuova chiesa fu costruita nel 1688 su progetto dell'architetto Francesco Antonio Picchiatti e completata, grazie alla realizzazione da parte di Marziale Desiderio, nel 1697; fu consacrata dal vescovo Michele Vandeneyndel  il 17 maggio 1723, diventando cattedrale di Capri. Tuttavia i lavori di completamento definitivo si protrassero fino al 1751, quando fu sistemato il coro e alcuni accorgimenti all'interno; nel 1818, con la soppressione della diocesi di Capri, perse la sua funzione di sede vescovile.
La facciata della chiesa si presenta divisa in due da una trabeazione: la parte inferiore è caratterizzata da un portale principale, decorato con finti riquadri in marmo e due laterali, sormontati da nicchie nelle quali sono contenute statue di santi (tav.2) ed una serie di lesene, mentre la parte superiore, più piccola rispetto a quella sottostante, presente una ampio finestrone centrale e termina alle estremità con delle volute; su tutta la facciata sono riconoscibili diverse decorazioni in stucco.
La facciata della chiesa di Santo Stefano a Capri svetta al di sopra delle scale di piazza Umberto I. È racchiusa tra le abitazioni tutt’intorno ma colpisce subito lo sguardo per le decorazioni in stucco e il meraviglioso contrasto che la struttura crea con il cielo. La parte inferiore presenta il portone principale ornato con finti riquadri in marmo e due laterali sormontati da due nicchie che ospitano le statue dei santi. Mentre la parte inferiore è interrotta da un finestrone con delle volute.
Una volta entrati in questo luogo tranquillo (tav.3) si ha l’impressione di essere lontani chilometri dall’atmosfera movimentata della Piazzetta. La serie di cupole che si susseguono lungo le navate laterali, ben visibili dall’esterno, riempie la chiesa della calda luce del sole di Capri. La semplicità e la bellezza dell’ambiente interno sono tipiche del Barocco raffinato che è possibile ritrovare in molte chiese dell’isola. Camminando per le navate laterali (tav.4–5) è possibile ammirare le varie cappelle adornate con eleganti decorazioni.
Sugli archi della navata principale sono collocati graziosi candelabri di vetro che catturano la luce che filtra dalla nobile cupola centrale.
Una volta entrati il chiacchiericcio tipico della Piazzetta scompare. Ci si lascia accarezzare dal quel tipo di silenzio che si lega alla spiritualità. All’interno la chiesa è a croce latina divisa in tre navate, quella centrale è coperta da una volta a botte mentre quelle laterali sono percorse da quattro cappelle sovrastate da cupole. L’area dell’altare maggiore è a forma di abside rettangolare. Questo elemento è stato realizzato con una colonna in marmo giallo trasportato dalla chiesa di San Costanzo a Marina Grande. Il pavimento in marmo (tav.6), poi, è stato costruito con frammenti provenienti da una delle dodici Ville dell’imperatore Tiberio.
All'interno la chiesa si presenta a croce latina, divisa in tre navate, dove quella principale è coperta da una volta a botte, mentre le due laterali, dove si aprono quattro cappelle su ogni lato, sono coperte da una serie di cupole: all'esterno, tali cupole, sono caratterizzate da tamburi con solchi verticali e contrafforti ad arco; la cupola principale, estradossata, si trova all'incrocio tra la navata centrale e il transetto.
La zona dell'altare maggiore è a forma di abside rettangolare: la mensa è stata realizzata tramite una colonna in marmo giallo proveniente dalla chiesa di San Costanzo, alle spalle dell'altare si trova l'organo. Nella navata di destra la prima cappella è dedicata a San Michele Arcangelo, con dipinto (tav.7) di Paolo De Matteis, la seconda è intitolata alla Vergine Maria e reca sull'altare una tela del XIX secolo raffigurante la Madonna tra gli angeli; segue la cappella della Madonna del Carmine, con dipinto della Vergine del Carmelo tra le anime del Purgatorio (tav.8), sempre di fattura del De Matteis e la cappella del Sacro Cuore di Gesù, la quale, sulle pareti laterali, contiene dei reliquiari in legno risalenti al XVII secolo ed altri reliquiari, sempre in legno, a forma di statue di santi, tra cui quello del Sacro Cuore, opera di Giacomo Colombo, in origine raffigurante il Salvatore e poi riadattato. La prima cappella della navata di sinistra ospita una tavola del XV secolo effigiante Sant'Antonio e San Michele con in mezzo la Madonna col Bambino (tav.9), la cui leggenda narra sia tornata miracolosamente al suo posto dopo essere stata gettata dai corsari in una rupe, nella seconda cappella è presente il fonte battesimale ed è adornata con un dipinto che riproduce il battesimo di Gesù, opera della scuola del Solimena, la terza cappella è dedicata a san Nicola di Bari e la quarta è dedicata a san Giuseppe, con raffigurazioni della Sacra Famiglia sull'altare, di Maria ed il Bambino tra san Giuseppe e san Francesco sul lato (tav.10) e il Transito di san Giuseppe (tav.11) sulla parete sinistra.
La parte destra del transetto è impreziosita da una tela di Andrea Malinconico, raffigurante Sant'Andrea (tav.12) ed una (tav.13) di Giacomo Farelli, rappresentate il Martirio di santo Stefano, oltre ad un'epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa; sullo stesso lato del transetto si apre la cappella del Santissimo Crocifisso: sull'altare è posta una pala del XVII secolo (tav.14-15) che ritrae Maria, Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce, un crocifisso in legno del 1691 realizzato da Giacomo Colombo e, sulle pareti, le tombe di Giacomo e Vincenzo Arcucci, realizzate nel 1612 da Michelangelo Naccherino e trasferiti dalla certosa di San Giacomo nel 1891; interessante la prima tomba dove è una riproduzione della certosa posta nelle mani del suo fondatore (tav.16) Nella parte sinistra del transetto si trova l'altare contenente le reliquie di san Costanzo, ornato con una tela di Giacomo Farelli che raffigura il santo mentre scaccia i Saraceni (tav.17) e con la statua in argento impreziosita di zaffiri e granati; anche in questo lato del transetto si apre una cappella, dedicata al Santissimo Sacramento: sull'altare è un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario (tav.18), mentre ai lati uno rappresentante Gesù fanciullo, uno Maria Immacolata ed uno San Gioacchino e Sant'Anna, della scuola di Luca Giordano.
La chiesa di Santo Stefano custodisce la storia dell’isola ed è ricca di opere d’arte, merita una visita accurata.

Achille della Ragione                  foto di Dante Caporali


tav. 2 - Busto di S. Stefano
tav. 3 - Interno di S. Stefano
tav. 4 - Navata destra
tav. 5 - Navata sinistra
tav. 6 - Pavimento dalla villa romana di Tragara
tav. 7 - Paolo De Matteis-S. Michele che calpesta Satana
tav. 8 - Paolo De Matteis-Madonna del Carmelo e le anime del Purgatorio - datata 1727
tav. 9 - Autore ignoto-Madonna col Bambino tra i Ss. Michele e Antonio da Padova
tav. 10 - Autore ignoto-Madonna col Bambino tra i Ss. Giuseppe e Francesco d'Assisi
tav. 11 - Autore ignoto-Transito di S. Giuseppe
tav. 12 - Andrea Malinconico-S. Andrea
tav. 13 - Giacomo Farelli-Martirio di S. Stefano
tav. 14 - Cappella del crocifisso
tav. 15 -Giacomo Colombo-Crocifisso
tav. 16 - Michelangelo Naccherino-Monumento funerario di Giacomo Arcucci
tav. 17 - Giacomo Farelli-S. Costanzo salva l'isola dai Saraceni
tav. 18 - Nicola Malinconico (attr.)-Madonna del Rosario

giovedì 28 settembre 2017

L’antica origine della “Margherita”



IL MATTINO 28 settembre 2017

La pizza Margherita deve il suo nome alla regina Margherita di Savoia. Fu Raffaele Esposito pizzaiolo della pizzeria Brandi, tuttora in attività, a crearla nel 1889 in onore della regina.
Condita con pomodoro, mozzarella e basilico, che rappresentavano la bandiera italiana, delle tre pizze create per l’evento, la Margherita fu la più apprezzata dalla regina. la legenda, perché di questo si tratta, la troviamo dovunque. Ma Raffaele Esposito non inventò la pizza tricolore, la fece semplicemente conoscere alla sovrana piemontese, Già nel 1849, infatti, il filologo Emmanuele Rocco, nel capitolo “Il pizzaiolo” di “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti”, coordinato da Francesco de Bourcard, parlò di combinazioni di ingredienti vari, tra i quali basilico, “pomidoro” e “sottili fette di mozzarella”. E le fette disegnavano verosimilmente il celebre fiore di campo caro agli innamorati su una pizza che Raffaele Esposito avrebbe proposto 40 anni dopo alla regina sabauda

Achille della Ragione

La pizza tutto merita tranne che una baruffa dinastica, I neoborbonici hanno dedicato all’ultima sovrana del Regno delle Sicilie, Maria Sofia, moglie di Francesco II, una pizza tricolore con mozzarella casertana, pomodorini del Vesuvio, olive di Gaeta e alici. Altri nostalgici dicono che la prima margherita fu preparata a fine Settecento per Maria Carolina d’Austria, consorte di Ferdinando IV, che fece costruire un forno a Capodimonte, di recente ripristinato.
Poiché non si parla a bocca piena, stop alle chiacchiere e magari stabiliamo che la pizza borbonica aveva sì tre colori, ma come un fiore non come una bandiera, E’ una fesseria, ma spero di accontentare qualcuno.
Pietro Gargano

lunedì 25 settembre 2017

2^ visita guidata e presentazione libro



Carissimi amici ed amici degli amici, esultate! La prossima visita guidata è  fissata per  sabato  30 settembre, quando visiteremo  una bella mostra  su 5 artisti contemporanei: Napoli incontra New York, che si tiene a Palazzo Zevallos (via Toledo), del quale racconteremo la storia. Poscia visiteremo le collezioni permanenti. Appuntamento ore 10:30 alla biglietteria, 3 euro, gratuito per correntisti gruppo Banca Intesa.

Ma l’appuntamento più importante, al quale non potete mancare, è martedì 3 ottobre alle ore 18:00, presso l’aula magna della chiesa di S. Maria della Libera, sita in via Belvedere al Vomero, quando si presenterà il mio ultimo libro: Posillipo e Mergellina  tra arte e storia, ricco di oltre 200 foto a colori (15 euro).

Se volete darvi uno sguardo preventivo digitate

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

Achille

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo17c/

giovedì 21 settembre 2017

Posillipo e Mergellina tra arte e storia



1^ di copertina - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
Prefazione

Amo Posillipo da sempre e vi abito da 40 anni, per cui ho accettato con gioia l'invito dell'editore di raccogliere una mia serie di articoli pubblicati in passato su riviste cartacee e telematiche.
Questi articoli coprono un arco temporale molto ampio, il più antico: Posillipo il paradiso terrestre, con foto di mio nipote Mario, fu pubblicato nel 1998 dalla rivista mensile Casa Mia. Il più recente: Il degrado di Posillipo, è stato pubblicato da Il Mattino e da La Repubblica pochi giorni fa.
Il corredo fotografico che accompagna gli scritti è composto da oltre 200 foto, la gran parte dell'amico Dante Caporali e per goderle a colori basta andare in rete, digitando il titolo del libro.
Ho ritenuto poi di includere una serie di contributi su Mergellina, che costituisce una appendice indissolubile di Posillipo.
Appositamente per questo volume ho approntato il primo e l'ultimo capitolo, entrambi illustrati da oltre 50 foto a colori cadauno.
Il primo sulle ville costiere di Posillipo è una sorta di amarcord, che copre sei km e 60 anni di vita; racconto i rapporti personali intercorsi tra me medesimo ed i proprietari delle dimore più prestigiose, compresa villa Rosebery e villa Barracco. Penso che non esista nessuno altro  a Napoli che abbia intrecciato rapporti più o meno confidenziali con tutti i proprietari, nessuno escluso.
Nell'ultimo capitolo ho raccolto le variopinte immagini dei numerosi dipinti che a partire dal Seicento, artisti più o meno famosi, hanno dedicato a questi luoghi da favola. Una vera gioia per gli occhi ma anche per lo spirito.
Bando alle chiacchiere, non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura ed appuntamento al prossimo libro, che sarà il centesimo da me scritto.
 Napoli ottobre 2017

Achille della Ragione


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4^ di copertina -Salotto villa della Ragione a Posillipo

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mercoledì 20 settembre 2017

Posillipo e Mergellina nella pittura

tav. 1 - Didier Barra-Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo  - Napoli, museo di San Martino
Diamo ora la parola ai pennelli dei tanti pittori che hanno voluto immortalare paesaggi da favola.
Cominciamo con Didier Barra, autore di una Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo (tav.1)  conservata a Napoli nel museo di San Martino.
Presentiamo ora un topos come Marechiaro affidato a due Carneadi: Giuseppe Acierno (tav.2) ed Andrea Patrisi (tav.3).

tav. 2 -Giuseppe Acierno - Marechiaro
tav. 3 - Andrea Patrisi  - Marechiaro
Ci inoltriamo nella costa e ci imbattiamo in un capolavoro, una spiaggetta distrutta dal progresso, che possiamo rimembrare grazie a Thomas Miles Richardson, autore di Costiera di Posillipo (tav.4) conservato a Napoli nella celebre collezione della Ragione, raccolta ove sono esposti i due prossimi dipinti, il primo (tav.5), spettacolare, Veduta di Napoli da Posillipo di Consalvo Carelli, il secondo (tav.6) Uno scorcio di paesaggio di Giuseppe Carelli. Sempre di Consalvo proponiamo poi al lettore un Panorama di Napoli col Vesuvio (tav.7) di notevole qualità.

tav. 4  - Thomas Miles Richardson - Costiera di Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 5  - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 6  -  Giuseppe Carelli - Scorcio di paesaggio - Napoli collezione della Ragione

Un artista straniero, Carl Goetzloff,  è poi l’autore di un’altra Veduta di Napoli da Posillipo (tav.8) in cui risaltano i pini mediterranei.
Un altro scorcio di panorama (tav.9) molto bello ce lo regala Achille Vianelli in una tela firmata.
Vediamo poi all’opera due Salvatore, il primo famoso: Fergola, che si esibisce in una Veduta della collina di Posillipo da Coroglio (tav.10), esposta nel museo di Capodimonte; il secondo sconosciuto: Gentile, che fa quel che può (tav.11).

tav. 8 - Carl Goetzloff-Napoli da Posillipo - Italia, collezione privata
tav. 9 -  Achille Vianelli -Posillipo- Italia, collezione privata
tav. 10 - Salvatore Fergola-Veduta della collina di Posillipo da Coroglio - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 11 - Salvatore Gentile -  Veduta di Posillipo

Ammiriamo ora Teodoro Duclère nella Baia di San Pietro a Posillipo (tav.12)   conservata a Napoli, nella pinacoteca della provincia;  Frans Vervloet che ritrae La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri (tav. 13),  Gaspar Van Wittel in un disegno raffigurante la chiesa di Sant'Antonio a Posillipo (tav.14), esposto nel museo di San Martino,  Attilio Pratella con Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio (tav.15) di una raccolta privata, Alessandro D'Anna con Locanda a Posillipo (tav.16)  conservato a Roma in collezione privata. 

tav. 12  - Teodoro Duclère-La baia di San Pietro a Posillipo - Napoli, pinacoteca della provincia
tav. 13 - Frans Vervloet-La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri - Napoli, collezione privata
tav. 14 - Gaspar Van Wittel-Sant'Antonio a Posillipo - Napoli, museo di San Martino
tav. 15 - Attilio Pratella-Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio -  Italia, collezione privata
tav. 16 -Alessandro D'Anna-Locanda a Posillipo  - Roma, collezione privata

A Posillipo vi erano numerose taverne, alcune famose, come lo Scoglio di Frisio, rappresentato fedelmente da Vincenzo Migliaro (tav.17) in un dipinto esposto nelle Gallerie di Palazzo Zevallos di Stigliano.
Mangiare sul mare ascoltando le canzoni era un rito, fissato sulla tela da  Giuseppe De Nittis nel  Pranzo a Posillipo (tav.18)  conservato a Milano, presso la Galleria d'Arte Moderna.
Pietro Fabris in Popolani a Posillipo (tav.19) del museo di San Martino ci mostra come trascorreva il tempo la plebe.

tav. 17 - Vincenzo Migliaro-Taverna a Posillipo -Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos di Stigliano
tav. 18 - Giuseppe De Nittis-Il pranzo a Posillipo -Milano, Galleria d'Arte Moderna
tav. 19 - Pietro Fabris-Popolani a Posillipo  - Napoli, museo di San Martino

La mole maestosa di Palazzo Donn’Anna è la protagonista dei prossimi 4 dipinti (tav.20–21–22–23) che presentiamo, prima di passare ad esaminare quadri dedicati a Mergellina: da Giacinto Gigante (tav.24) a Vincenzo Migliaro (tav.25), da Attilio Pratella (tav.26) a Federico Rossano (tav.27).



tav. 20 -   Sminck van Pitloo - Palazzo Donn'Anna - Napoli, collezione privata
tav. 21 -Gaspare van Wittel-Posillipo con Palazzo Donn'Anna - Napoli collezione privata
tav. 22 -Gaetano Esposito - Palazzo Donn'Anna a Posillipo - Napoli collezione privata
tav. 23 -Giacinto Gigante-Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 24 -  Giacinto Gigante -Marina di Posillipo - Napoli, collezione privata
tav. 25 -  Vincenzo Migliaro-A Mergellina - Napoli, collezione privata
tav. 26 - Attilio Pratella-Il porto di Mergellina -Napoli, collezione privata
tav. 27 - Federico Rossano-I vecchi bagni a Mergellina - Montecatini, collezione privata

Gaspar Van Wittel ci regala una Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina (tav. 28)  conservata a Firenze nella Galleria Palatina, mentre Silvestr Feodosievic Scedrin si esibisce in una Veduta di Mergellina (tav. 29).
Presso il museo Correale di Sorrento sono esposte le due tele raffiguranti la splendida spiaggia di Mergellina, oggi scomparsa. Sono di Teodoro Duclère (tav. 30) e di  Sminck van Pitloo (tav. 31).
E concludiamo allegramente con tarantelle e feste popolari, grazie ad Alessandro  D’Anna (tav. 32), a Filippo Falciatore (tav. 33) e Pietro Fabris (tav. 34).

tav. 28 - Gaspar Van Wittel-Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina -Firenze, Galleria Palatina
tav. 29 - Silvestr Feodosievic Scedrin-Veduta di Mergellina - Italia, collezione privata
tav. 30 - Teodoro Duclère -Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 31 - Sminck van Pitloo-Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 32  - Alessandro D'Anna-Tarantella a Mergellina - Roma, collezione privata
tav. 33 - Filippo Falciatore-Tarantella a Mergellina - Detroit, The Institute of Arts
tav. 34 - Pietro Fabris-Scena di vita popolare in una grotta a Posillipo  - Napoli, collezione privata