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lunedì 29 giugno 2015

Chiese in rovina a Napoli, un bollettino di guerra

NAPOLI: Chiesa di Santa Maria Vertecoeli (chiusa dal 1980)

Napoli dal Cinquecento ad oggi possiede la maggiore concentrazione di chiese al mondo, ben più di quelle di Roma, capitale della cristianità.
Purtroppo da tempo immemore un numero sempre crescente di edifici di culto è chiuso e le opere d’arte contenute sono alla mercé di ladri e di vandali; un fenomeno aumentato a dismisura con il terremoto del 1980, mentre i fondi a disposizione delle istituzioni sono praticamente inesistenti.
Un patrimonio di storia e di arte che rischia di disintegrarsi, mentre potrebbe costituire un’attrattiva irresistibile per il turismo, unica speranza per la città di lavoro e di denaro.
Nello stesso tempo i fedeli sono diminuiti e con loro i sacerdoti, un processo irreversibile che dovrebbe indurre le autorità civili e religiose ad una riconversione dei luoghi sacri, destinandoli a diverse funzioni, sociali o redditizie, affidandole ai privati.
Bisogna assolutamente salvare un capitale così grande di bellezza e consegnarlo integro ai nostri discendenti. Muoviamoci tutti, inclusi i mass media, sperando che almeno una volta il groviglio di competenze non crei ostacoli insormontabili.

Il Navigatore, un nuovo libro su Achille Lauro



La mitica figura del Comandante negli ultimi mesi è prepotentemente tornata alla ribalta grazie a due libri che ne tratteggiano la vita.
Prima Corrado Ferlaino e Toni Iavarone, approfondendo in particolare la sua veste di presidente della squadra del Napoli gli hanno dedicato un saggio, il quale, grazie ad un accorto battage pubblicitario a livello nazionale, ha incontrato un lusinghiero successo ed è già alla seconda edizione.
Ora si presenta alla ribalta il nipote Achilleugenio Lauro, figlio di Gioacchino, con il Navigatore, (Edizioni Mondadori, pag. 290, euro 17,90) un romanzo avvincente che, nel pieno rispetto della realtà degli avvenimenti, ci presenta la vita di don Achille, dall’imbarco come mozzo a 13 anni, come punizione per aver usufruito delle grazie della serva di famiglia, fino alla morte, confortata dalla vicinanza della moglie e dei figli, che amorevolmente gli stringevano la mano.
Il libro si divide in 25 capitoli, alcuni dei quali ci illustrano con dovizia di particolari, vicende poco note, come i contatti con Mussolini o la lunga prigionia(22 mesi) inflittagli dagli alleati, che requisirono anche la sua splendida villa di via Crispi per farne la sede del loro comando.
Vi sono poi i fondamentali capitoli dedicati ad Angelina, la prima moglie e ad Eliana, la seconda. La scalata alla carica di sindaco ottenuta con il plebiscito di 300.000 preferenze, gli anni del consenso e la malinconica disfatta finale culminata con la pubblica asta dei suoi beni.
L’autore è al suo primo romanzo, ma mi ha meravigliato l’abilità con cui intreccia gli episodi, creando una miscela narrativa che seduce il lettore, indotto a bruciare in pochi giorni il corposo volume, per poi ritornare sui passi più interessanti.
Si prevede una lunga serie di presentazioni per molti mesi nelle principali città con un cast di relatori a dir poco stellare.
Si comincia il 2 luglio alle ore 12 a Napoli presso il salone della Camera di commercio, dove è allestita una mostra fotografica delle navi della gloriosa flotta Lauro.
Una ghiotta occasione a cui non mancare.

domenica 21 giugno 2015

Lettere al direttore un genere letterario



300 lettere sulle quali meditare



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Prefazione

Questa raccolta di lettere al direttore segue a distanza di 10 anni l’uscita del libro Le ragioni di della Ragione (consultabile su internet), che raccoglieva una cinquantina di lettere ed una trentina articoli e relazioni congressuali.
Questa volta ho deciso di proporre soltanto lettere, circa trecento, inviate a quotidiani e riviste nel periodo tra il 2005 ed il 2015. Per non affaticare il lettore ho deciso di fornirgli una bussola, contrassegnando con un asterisco quelle da me ritenute più interessanti e con due quelle assolutamente imperdibili.
Alcuni argomenti, quali la spazzatura, l’aborto ed il regime penitenziario, sono più approfonditi, frutto di una scelta assolutamente personale, come pure Napoli e le sue problematiche sono state da sempre oggetto della mia attenzione, il che si riscontra dal numero di lettere che trattano questa tematica.
Il titolo della lettera è quello assegnato dal giornale, quasi sempre diverso da quello dell’autore, molto più efficace. Tale perversa abitudine non permette di seguire in rete il destino della missiva, per cui sfugge la pubblicazione su numerosi giornali, meno diffusi e non altrimenti controllabili, perché in vendita solo in ristrette aree geografiche.
Dedico questa mia fatica letteraria ad Attila, il mio prode rottweiler, compagno di vita, nella buona, ma soprattutto nella cattiva sorte; non sa leggere un libro, ma sa leggere, meglio di chiunque altro nell’animo umano.
Credo di aver detto tutto, per cui non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura

Achille della Ragione
Napoli 20 giugno 2015


Lettere al direttore, un genere letterario
La rubrica delle lettere ai giornali è da sempre uno spazio di democrazia ed una palestra di idee e proposte che i lettori, attraverso le pagine del quotidiano o settimanale preferito, pongono all’attenzione generale.
Le nuove tecnologie hanno reso più semplice questo contatto, non ci vuole più il francobollo, basta un clic ed il travaso di pensiero è assicurato, permettendo ad un fiume di denunzie, confessioni e frammenti di vita vissuta di affluire in redazione, mescolando intimità ed esibizionismo, intelligenza e mediocrità e formando un’isola privilegiata dove si esprime l’identità di un giornale. Alcune testate come Libero o Il Giornale dedicano ogni giorno due pagine ai pareri dei propri lettori, mentre alcune celebri rubriche sono sulla breccia da decenni, come lo Specchio dei tempi, pubblicato ininterrottamente su La Stampa dal 1955 o la Stanza del Corriere della Sera, resa leggendaria da Indro Montanelli e proseguita poi brillantemente da Paolo Mieli ed oggi da Sergio Romano.
Ricordiamo inoltre l’Editoriale dei lettori, uno spazio cospicuo che ogni giorno La Stampa concede alla migliore lettera. Per le questioni sentimentali, mitici sono stati i consigli di Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli o di Susanna Agnelli, che dalle pagine di Oggi, ha indirizzato migliaia di lettrici nei meandri di una società che cambiava radicalmente stili di vita e valori. Natalia Aspesi sul Venerdì di La Repubblica prosegue un genere letterario che non conosce pause, mentre cultura, politica e costume sono il terreno preferito da Corrado Augias, Michele Serra, Beppe Severgnini e Roberto Gervaso.
Gli aficionados di queste rubriche si dividono in due distinte categorie: gli occasionali ed i patiti. I più scrivono una sola volta nella vita, sotto la spinta di un episodio che li ha colpiti in maniera particolare, gli altri, gli habitues, rappresentano un fiume in piena di proposte, invettive, proclami, inviati con frequenza quasi quotidiana.
Vi è la ragionevole speranza, ponendo una questione all’attenzione dell’opinione pubblica, che questa trovi una soluzione? La mia personale esperienza indurrebbe al pessimismo. Sono forse il più fertile tra questi maniaci della scrittura, avendo contratto la passione – malattia in età pediatrica:la mia prima lettera, sui matrimoni internazionali, pubblicata dal mensile Quattrosoldi risale infatti al 1960; l’argomento di stringente attualità è rimasto inevaso, al punto che a distanza di oltre 50 anni ho potuto proporre la medesima missiva, vedendola in evidenza su numerose testate!
Ho pubblicato più di mille lettere, alcune simultaneamente su svariati giornali (per chi volesse leggerne qualcuna ne ho raccolto un centinaio in un libro:Le ragioni di della Ragione consultabile su internet digitando il titolo) e posso affermare che le volte in cui la proposta avanzata si è realizzata si possono contare sul palmo di una, al massimo due mani.
Di recente ho visto, dopo una mia lettera, pubblicata sul Corriere della Sera e da molti altri quotidiani, sulla truffa perpetrata all’Inps dalle badanti, che sposano il proprio datore di lavoro ottuagenario per poter godere della pensione di reversibilità, la norma accolta a tempo di record nell’ultima finanziaria, grazie ad un onorevole, il quale gentilmente mi ha fatto esaminare preventivamente la sua bozza di legge. Ma grande fu la soddisfazione quando una decina di anni orsono riuscii a far uscire dal carcere un mio cameriere, ingiustamente recluso(è stato poi assolto con formula piena) e sottoposto, per quanto malato di tumore, alle angherie dei suoi 15 compagni di cella(alloggiavano in 16 in una cella di pochi metri quadrati nell’inferno di Poggioreale).
A fronte di questi pochi successi da anni attendo, nonostante sia tornato ripetutamente sull’argomento, che Napoli dedichi una strada ad Achille Lauro o che gli intellettuali capiscano la corretta dizione di Borbone e non Borboni.
Mi sono dilungato oltre misura, una regola ferrea da rispettare per le lettere al direttore e quindi concludo: ”Verba volant, scripta manent”
Achille della Ragione
















venerdì 19 giugno 2015

Nanomedicina: paure e speranze

articolo di Tiziana della Ragione e Enrico Pellizzari

nano medicinale


Negli ultimi 20 anni l’interesse della comunità scientifica e le aspettative dell’opinione pubblica verso la nanomedicina, cioè l’applicazione delle nanotecnologie in medicina, sono in forte aumento. Il successo delle nanotecnologie nel settore sanitario risiede nella loro capacità di “dialogare” con il nostro corpo, poiché il funzionamento di molti processi biologici e di diversi meccanismi cellulari si svolge su scala nanometrica (ordine di grandezza di un miliardesimo di millimetro). Pertanto, lavorando su scala nanoscopica, la nanomedicina offre la possibilità di intervenire in maniera naturale sui normali processi cellulari.
I campi d’applicazione della nano medicina si sono allargati a macchia d'olio spaziando dalla cura delle malattie neurodegenerative, immunologiche e cardiovascolari, alla prevenzione del rigetto d’organo in seguito ad un trapianto, fino al monitoraggio e alla terapia delle malattie tumorali in campo oncologico.
Una tecnologia su scala nanometrica applicata alla medicina ha, come fine ultimo, quello di curare l’uomo senza danneggiarne la struttura cellulare, liberando il farmaco "al posto giusto" (cioè nella cellula da trattare). Nella cura del cancro sono in sviluppo nano farmaci che hanno la capacità di intervenire specificamente sulle cellule tumorali in modo da indurne la distruzione selettiva, senza "bombardare" di veleno tutte le cellule del corpo indistintamente, effetto collaterale della chemio terapia tradizionale.
Parallelamente allo sviluppo dei nanofarmaci, i ricercatori nel settore della nanomedicina si stanno concentrando sullo sviluppo e sulla sperimentazione dei nanomateriali utilizzati in medicina.
In campo ortopedico, ad esempio, è stato già possibile dimostrare come le fratture ossee possano avere un tempo di recupero eccezionalmente più rapido, quando particolari gel nanoscopici vengono utilizzati per il riempimento dell’osso nella parte fratturata. Questi nanomateriali, che hanno la stessa composizione dell’osso, scompariranno gradualmente grazie al normale processo di calcificazione, permettendo un recupero in poche settimane invece che in qualche mese.
Questi nanomateriali troveranno applicazione anche nelle sempre più diffuse malattie neurodegenerative, come il Parkinson o l'Alzheimer, dove circuiti cerebrali danneggiati potranno essere sostituiti con nanostrutture, in modo da far circolare nuovamente il messaggio nervoso.
Ancora, l’utilizzo di sistemi di dimensioni paragonabili a quelle di un virus, capaci di penetrare nelle cellule con facilità e, quindi, il poter veicolare nel nostro corpo, in maniera precisa e selettiva, piccolissimi nano-robot con funzioni specifiche, permetterà alla medicina di fare passi da gigante anche e soprattutto nel campo della prevenzione e della diagnosi delle malattie. I nano-robot potranno essere programmati per ispezionare la presenza di eventuali agenti nocivi nel nostro corpo in modo da distruggerli selettivamente o, semplicemente, per trasportare particolari sostanze in un distretto specifico del corpo lì dove quest’ultime fossero necessarie (per esempio, per riacquistare una funzione perduta).
A questo punto è lecito chiedersi: ma quanto sono sicuri questi prodotti costruiti con la tecnologia dell’ultra-piccolo? Che cosa succederebbe se perdessimo il controllo del nano-robot in circolo nel corpo del paziente?Questi innovativi dispositivi sono davvero controllabili dall'esterno? La nanomedicina non è priva d'incognite e rischi. Stiamo, infatti, parlando di sostanze che ridotte a nanodimensioni perdono le normali caratteristiche chimico-fisiche e si comportano in maniera diversa, acquisendo nuove proprietà i cui rischi e benefici devono, per molti aspetti, essere ancora valutati.
Nanomateriali a base di metalli come il ferro o l'oro, soprattutto utilizzati nella diagnostica per immagini (come nel caso della risonanza magnetica nucleare), persistono per lungo tempo nel nostro corpo e di conseguenza vanno valutati i possibili effetti collaterali come, ad esempio, un'importante infiammazione generata dal sistema immunitario.
Il passaggio dal laboratorio al banco del farmacista è ancora lungo. In particolare, la tossicità delle nanoparticelle e gli effetti collaterali sono aspetti da non sottovalutare. L'attenzione della comunità scientifica si è, infatti,focalizzata sulla messa a punto di nanoparticelle completamente degradabili nel corpo e capaci di scomparire nell'arco di qualche giorno o al massimo settimane.
A tutela dei pazienti, istituti come l'FDA (Food and Drug Administration) negli Stati Uniti e l'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) in Europa regolano e controllano l'immissione di nuovi farmaci sul mercato.
Una zona d’ombra sui rischi della nanomedicina esiste ma le paure e le perplessità attuali non possono né rallentare né bloccare il progresso e la ricerca scientifica. I benefici e le speranze offerte dalla nanomedicina sono, forse, l'unica risposta possibile per molte delle malattie che affliggono milioni di persone e presto molte malattie che hanno afflitto per millenni l’umanità saranno debellate e troveranno posto solo nei libri di storia della medicina
Tiziana della Ragione
Enrico Pellizzari

nanomedicine

nanotecnologia

martedì 16 giugno 2015

San Gennaro, ora basta!



Anche durante la visita di Lech Walesa, pochi mesi dopo la liquefazione avvenuta in occasione della venuta a Napoli di papa Francesco, le ampolle di san Gennaro hanno ripetuto il prodigio (non chiamiamolo miracolo, perché  anche la Chiesa non lo riconosce) divenuto oramai molto, troppo frequente.
Lo stesso pontefice a marzo era stato molto riservato sul fenomeno e pare che finalmente, grazie al suo coraggio, si è prossimi ad una  pronuncia ufficiale sui miracoli… in serie che si producono a Medjugorie, dove hanno dato luogo ad un turismo religioso ed un giro di affari da far impallidire la stessa Lourdes.
In attesa che indagini serie, eseguite da una commissione internazionale di scienziati, sulle tante ampolle di sangue, appartenenti a santi meno famosi, ma soprattutto di proprietà di nobili famiglie napoletane, possa chiarire definitivamente la natura del fenomeno, sarebbe troppo indiscreto collocare una micro telecamera nella cassaforte dove sono conservate le ampolle del patrono di Napoli ed osservare se per caso durante i mesi trascorsi tra un prodigio e l’altro, la liquefazione non si ripeta continuamente e non unicamente nelle occasioni canoniche?

domenica 14 giugno 2015

Il dolore fisico è un nemico dell’uomo




il dolore fisico è un penoso fardello che accompagna la vita dell’uomo, dal primo pianto del neonato all’agonia del vecchio, veglia  come un oscuro fantasma su ogni passo della nostra esistenza, pronto a colpire. Problema ancora insoluto per il medico, quesito tormentoso per il filosofo, consigliere mendace di pietà per il credente.   Il dolore acuto di una scottatura, segnalandoci un pericolo può avere un significato, ma il dolore esacerbante ed afinalistico che accompagna le grandi patologie, in primis i tumori e che si conclude dopo anni con la morte del paziente, certamente non è di alcuna utilità.
La religione cristiana considera la sofferenza  un viatico per una vita ultraterrena felice; per secoli lo ha addirittura invocato e perseguito, ricordiamo il cilicio e l’autoflagellazione e ciò ha influito pesantemente sulla nostra cultura, che non si è resa conto chiaramente che il dolore fisico è il più mortale nemico dell’uomo e che per debellarlo bisognerà prima esorcizzarlo e poi ingaggiare una furiosa battaglia, utilizzando qualsiasi risorsa materiale ed intellettuale. 
Sarà necessaria prima una rivoluzione culturale, poi si dovrà organizzare contro di esso ed il mito che lo accompagna  una implacabile campagna scientifica, che dovrà cessare solo dopo una completa vittoria, quando la sofferenza sarà cancellata per sempre  e relegata come mostruosità nei libri di storia della medicina.  
I nostri nipoti rimarranno attoniti quando leggeranno che ai nostri giorni si centellinava la morfina ai malati terminali e si considerava soffrire un passaporto per il paradiso. 

lunedì 8 giugno 2015

Una pazzia stercoracea



Le strade della città, soprattutto al centro, sono costellate da una miriade di feci canine, che padroni scostumati lasciano a futura memoria, dopo che i loro amici fedeli hanno espletato le naturali funzioni fisiologiche.
Il comune potrebbe rimpinguare le sue scarse entrate, incaricando i vigili urbani di comminare multe salate ai proprietari dei quadrupedi colti nell’atto della defecazione.
Viceversa, per fare le cose in grande ed approfittando che da tempo i manicomi sono chiusi, i nostri solerti amministratori hanno pensato di schedare il DNA della popolazione canina (con un costo medio per prelievo di circa 600 euro) per agire a posteriori, dopo che è avvenuto il fattaccio, alias imbrattamento del marciapiede, attraverso analisi del materiale depositato, alias merda, con ulteriori costi di migliaia di euro.
Ci sarebbe da rimanere sbigottiti, fortunatamente sembrerebbe che i prelievi di sangue effettuati fino ad ora, creando notevoli disagi ai padroni dei cani costretti a recarsi in Asl lontane dal proprio domicilio, giacciono da mesi nei frigoriferi.

La disorganizzazione affonda la cultura




Ieri, domenica, approfittando dell’ingresso gratis nei musei, avevo organizzato con un gruppo di un centinaio di amici ed amici degli amici, appassionati cultori della storia cittadina, una visita guidata al museo civico, sito in Castel Nuovo, più noto come Maschio Angioino.
Martedì mi ero recato in avanscoperta per visionare i luoghi, trovando il museo chiuso, perché, come candidamente riferitomi da un funzionario, vi sono pochi custodi. Mi era stato però confermato che domenica avrei trovato tutto aperto. Per cui grande è stata la sorpresa, mista a rabbia, quando abbiamo trovato la porta sbarrata dello stesso castello.
Mentre spiegavo agli intervenuti la storia e le meraviglie artistiche che ci erano state negate, ogni 5 minuti, giungeva un gruppo nutrito di turisti, desiderosi di avere la conferma che Napoli è città d’arte. Tutti borbottavano in idiomi sconosciuti e temo si ripromettessero in futuro diversi e più accoglienti itinerari.
Gradiremmo una risposta da parte dei responsabili di questo disordine organizzativo con l’auspicio che non si ripetano più.