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domenica 31 dicembre 2023

Una preziosa aggiunta al catalogo di Battistello Caracciolo

 

 fig.1 - Battistello Caracciolo -
 Liberazione di San Pietro dal carcere (101x136)
Italia collezione Anfossi

Abbiamo avuto il raro privilegio di poter visionare, conservato nella celebre collezione Anfossi, una preziosa aggiunta al catalogo di Battistello, una replica autografa con varianti della Liberazione di San Pietro (fig.1), il capolavoro eseguito dall'artista nel 1615 e conservato nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli (fig.2).

A Battistello Caracciolo spetta senza ombra di dubbio il titolo di primo interprete del caravaggismo a Napoli. In tempi di modelli svestiti e di lumi alzati, egli fu l’artefice ed il massimo corifeo, dopo un decennio di pratica in ambito manieristico, in stretto contatto e collaborazione con Belisario Corenzio, dell’introduzione di un nuovo linguaggio figurativo, basato sull’essenzialità del racconto, sulla drammaticità della scena fissata da squarci di luce abbagliante, sulla messa a fuoco dei personaggi, pur conservando una certa cura nella definizione dei contorni.

Per chi volesse approfondire la biografia del celebre artista consiglio ai lettori di digitare su internet il titolo di un mio saggio, che fu pubblicato tempo fa sulla rivista Napoli nobilissima:

Battistello Caracciolo il primo seguace napoletano di Caravaggio.


fig. 2 - Battistello Caracciolo -
Liberazione di San Pietro dal carcere
Napoli - Pio Monte della Misericordia




venerdì 29 dicembre 2023

Carlo Spagna ci ha lasciato



Un dolore devastante mi ha sconvolto quando ieri ho saputo che Carlo Spagna,  illustre magistrato, ma soprattutto tra i miei amici più cari, ci ha lasciato.

Ci conoscevamo e volevamo bene da circa 60 anni e vorrei ricordarlo ai tanti che lo conoscevano e stimavano raccontando ai lettori alcuni divertenti episodi della nostra giovinezza.

 

 

Fig.1

La Canzone del Mare mi è particolarmente cara perché mi rammenta gli anni ruggenti della mia giovinezza, quando d'estate la frequentavo quotidianamente via mare, tuffandomi dagli scogli di Marina piccola e raggiungendola con poche e vigorose bracciate. Tra gli scogli in un sacco impermeabile tenevo: una copia del New York Times, un voluminoso sigaro cubano (erano i tempi di Fidel Castro), un telefono bianco munito di un filo interminabile, una divisa da maggiordomo. Mi sedevo su una sedia sdraio lì dove adocchiavo qualche signora o signorina dal gentile aspetto e dalle forme ben tornite. Poscia cominciavo una lettura attenta quanto distratta e a fumare il sigaro avidamente; tra una boccata e l'altra lanciavo sguardi sessuali alla fauna femminile limitrofa. All'improvviso compariva Carlo Spagna, il mio compare, attualmente stimato presidente della Corte d'Assise di Napoli, nelle vesti di maggiordomo, il quale mi consegnava su un piatto di finto argento il telefono bianco, il cui filo si perdeva lontano: "Eccellenza vi è al telefono Gianni Agnelli che, prima di prendere un'importante decisione sul destino della Fiat, vuole conoscere la sua opinione".

"Mandalo a quel paese, non vedi che sto ammirando una fanciulla dalla bellezza devastante e dal seno debordante?"

Avevo diciotto anni e mi trovavo ai bordi della piscina della «Canzone del mare», che, squattrinato avevo raggiunto senza pagare l’ingresso attraverso gli scogli in compagnia di Carlo Spagna, allora, come me, giovane audace e scapestrato, oggi severo e stimato Presidente di Sezione penale del Tribunale di Napoli. Mentre ci guardavamo intorno alla ricerca di qualche bella fanciulla da accalappiare fummo attirati da ciò di cui parlavano due affascinanti ragazze bionde della società dorata napoletana. 

Anna Maria Sernicola e Manuela Coja, favoleggiavano di una grande festa da ballo che, organizzata dal principe di Sirignano, si sarebbe svolta quella sera ed alla quale avrebbero partecipato centinaia di invitati, parte in abiti da gala e parte in maschera. 

Il sogno delle due ragazze era quello di poter partecipare ad una festa così importante per far notare la loro bellezza, che era veramente sfolgorante e per fare qualche conoscenza interessante. Presi la palla al balzo e con sfacciataggine mi avvicinai alle due fanciulle e dopo essermi presentato come conte, millantai un’ amicizia di famiglia di vecchia data col principe Sirignano, dal quale potevano considerarsi, se volevano, invitate al ricevimento. Anna Maria e Manuela mi abbracciarono e baciarono contentissime e corsero in albergo e dal parrucchiere per prepararsi adeguatamente alla festa alla quale si credevano invitate ufficialmente. 

Ci demmo appuntamento in piazzetta con le ragazze per le 21. Per me ed il mio amico si imponeva il problema dell’abito da sera che non possedevamo, ma potendosi presentare anche in maschera, la scelta cadde su due travestimenti da antichi romani, che fu facile arrangiare con le lenzuola della pensioncina ove alloggiavamo ed i tralci di vite del vicino giardino. 

Così agghindati, io da Bacco e Carlo, il mio amico, da ancella e muniti anche di un bidet di plastica portatile, (fig.1) sottratto alla pensione e tenuto da me sotto braccio con eleganza e naturalezza, ci presentammo in piazzetta all’appuntamento con le due ragazze. Non curanti di un passante che mi apostrofò col grido «ma che puort dui cess», ci dirigemmo verso la villa ove si svolgeva la grande festa. 

Fummo accolti dal maggiordomo e da alcuni camerieri, ai quali consegnai in deposito il bidet e mi presentai come invitato del conte della Ragione, cioè di me stesso. Mentre il maggiordomo si recò dal principe ad informarlo del nostro arrivo, fummo sequestrati dai fotografi, che nel giardino della villa ci immortalarono in più pose. Con la coda dell’occhio vidi il principe, accigliato, e spalleggiato da vari camerieri, dirigersi verso di noi e feci appena in tempo ad avvertire Anna Maria e Manuela, che splendevano nei loro abiti da gran sera dalle abissali scollature, di allontanarsi e di mischiarsi tra la folla degli invitati. 

Il principe volle sapere chi eravamo, e quando seppe che ci aveva invitati il conte della Ragione, a lui naturalmente ignoto, ci fece capire che se non ce ne andavamo con le buone avrebbe chiamato i carabinieri. Moggi moggi guadagnammo l’uscita, ma giunti in piazzetta ci ricordammo del bidet e tornammo indietro per riprenderlo. Bussammo e alla finestra del primo piano il maggiordomo gridò «andatevene o chiamo la polizia!» «La chiamiamo noi la polizia se non ci restituite il bidet» rispondemmo noi. Pochi secondi e l’«accessorio» ci fu scaraventato dalla finestra. Il giorno dopo potemmo acquistare da Foto Capri le nostre immagini immortalate durante la festa e l’unico lato positivo della vicenda fu, che con le due ragazze, nonostante tutto, facemmo amicizia. Una amicizia tanto intensa che dura ancora oggi a distanza di oltre mezzo secolo.


Carlo aspettami, tra poco ti raggiungerò e vivremo in una dimensione dove il tempo non esiste e ci divertiremo facendo scherzi, speriamo agli angeli e non ai diavoli. Amen

Achille della Ragione 



giovedì 28 dicembre 2023

Schiavi e disorientati dalle FAKE NEWS


Cominciamo col precisare il significato del termine di cui intendiamo discutere: per fake news si indica una notizia falsa, una bufala o per meglio dire una castroneria, che la potenza dei mass media, cartacei o telematici, fa passare per vera; a volte per inconfessabili motivi commerciali, altre volte per inguaribile ignoranza, una malattia diffusa quanto contagiosa.

Le scempiaggini che potremmo citare sono infinite, partiamo dalle più comuni, come ad esempio che lo zucchero di canna sia preferibile a quello bianco, quando si tratta della stessa sostanza, ad una delle quali è stato aggiunto un colorante; oppure rimanendo in campo alimentare, che bere vino bianco è preferibile rispetto al rosso, perché contiene meno tannino, senza parlare dei vegani a cui è proibito baciare gli onnivori (il 99% della popolazione), perché il contatto tra le due salive avrebbe effetti nefasti.

Un capitolo scabroso è costituito dagli integratori alimentari, in grado secondo i social di contrastare quasi tutte le patologie, mentre nella totalità dei casi si tratta di semplici placebo. E per concludere in bellezza, rimanendo nel campo della salute, parliamo della medicina omeopatica, la più antica delle fake news, che ha molti seguaci, che si illudono di curarsi, senza sapere che gli pseudo farmaci che assumono, dopo infinite diluizioni, non contengono una sola grammo molecola della sostanza originaria.

O tempora, o mores, potremmo esclamare, ma ben pochi capirebbero.

 Achille della Ragione 

venerdì 22 dicembre 2023

La situazione nei penitenzari è esplosiva



La fine dell'anno è anche un momento per fare dei bilanci e, almeno quello sul carcere, è totalmente negativo. 

A fine novembre le persone detenute erano tornate ad essere oltre 60.000. Da prima dello scoppio della pandemia di Covid-19 non si registravano numeri così alti. I posti disponibili, invece, sono sempre 48.000. 

A destare preoccupazione, però, non è solo l'aumento della popolazione reclusa, quanto le politiche penali che il governo sta portando avanti da quando si è insediato e che sono ben rappresentate da due degli ultimi atti: il decreto Caivano e il pacchetto sicurezza.

Per evitare che ciò accada, abbiamo bisogno che il 2024 diventi un anno in cui il carcere sia al centro dell'attenzione politica e mediatica. Abbiamo bisogno di riforme, ma non nel senso in cui sono state condotte finora. 

Il carcere ha bisogno di maggiore apertura. Bisogna guardare ai diritti fondamentali: al lavoro, allo studio, all'affettività. Bisogna investire in misure alternative alla detenzione. Bisogna capire che la sicurezza non si costruisce mettendo in cella una persona e facendola lì marcire, ma dando a quella stessa persona strumenti economici, sociali, educativi, per affrancarsi dal suo passato criminale. 

Achille della Ragione

giovedì 14 dicembre 2023

Dalla Vigilia all'Epifania la festa più lunga che ci sia


 
A Napoli, alle spalle di San Lorenzo Maggiore, scorre via San Gregorio Armeno, la conosciutissima via dei pastori e della non meno nota libreria Neapolis, dove è possibile rintracciare qualsiasi libro sull’arte napoletana, antica e moderna. Si tratta di uno dei cardini più vicini all’Agorà greca ed in alcune mura è possibile rintracciare l’esistenza dell’opus reticulatum, segno del collegio dove vivevano le sacerdotesse di Cerere; vi è poi la chiesa di San Gregorio Armeno, fondata da S. Elena, la madre di Costantino su un precedente tempio pagano. Tra strutture barocche e quadri dei più noti artisti napoletani si conserva il sangue di S. Patrizia, che fa invidia per precisione nello sciogliesi in date canoniche a quello del più celebre collega San Gennaro.
La strada è famosa in tutto il mondo perché è considerata un autentico santuario dell’arte presepiale, essendo costellata da numerose botteghe di artigiani specializzati nella fabbricazione dei pastori, i cosidetti figurari, affiancati da altri artigiani abili nella costruzione di elaborati presepi.
La via è costantemente affollata di turisti e curiosi, ma nel mese di dicembre la circolazione pedonale diventa difficile e laboriosa e per percorrere poche centinaia di metri occorre più di un’ora. 
Nel periodo natalizio infatti si offrono in vendita agli amatori veri e propri gioielli di arte, più che di artigianato e sono in mostra nelle botteghe spettacolari rappresentazioni della Natività.

Vendita di pastori a San Gregorio Armeno


Per fortuna i pastori di plastica, dopo un iniziale successo dovuto al basso costo, sono stati soppiantati da quelli tradizionali, eseguiti con antichi calchi e pazientemente dipinti a mano uno alla volta.

Un presepe napoletano del Settecento


Se si è fortunati e si possiede un portafoglio a mantice, è possibile acquistare qualche pezzo originale del Settecento, oggi rarissimi.
La tradizione di fare per le festività natalizie un presepe casalingo è per i napoletani una tradizione molto sentita e pochi sono disposti a rinunciarci. Si tratta di un’usanza che risale alla fine del Quattrocento, quando la fabbricazione delle figure principali diventa un mestiere specializzato.
Il massimo del fulgore viene raggiunto nel Settecento, quando tutti i ceti sociali furono presi dalla passione per il presepe a partire dallo stesso re Carlo III. Alcune creazioni nate in quel secolo con il concorso di veri e propri artisti, scultori ed ebanisti, costituivano una tappa obbligata per i numerosi forestieri che includevano Napoli tra le tappe fondamentali del Grand Tour.
Da alcuni anni vi è l’usanza, al fianco dei classici personaggi, dai re magi al Bambinello attorniato da mucca ed asinello, di forgiare dei pastori con le sembianze di personaggi, del teatro, della politica e dello sport. 
Si sono visti perciò, dopo Totò ed Eduardo, Bassolino e Maradona, mentre oggi vanno di moda l’impettito Di Pietro ed il cavaliere presidente, alias Silvio Berlusconi, per i nordici Berlusca, per le fanciulle in fiore Papi.

Il presepe di donna Elvira


“Te piace ‘o presepe”, “senza dubbio mi piace assai”, avrebbe risposto Ninno a Lucariello se si fosse trovato al cospetto del presepe di donna Elvira Brunetti in della Ragione, alias mia moglie, vincitore nel 1980 del primo premio a San Gregorio Armeno e quest’anno raddoppiato di dimensioni in onore dei nipotini Leonardo, Matteo ed Elettra.
Da tempo è in atto una guerra silenziosa verso la tradizione millenaria del presepe, in nome di un multiculturalismo abietto e fuori luogo. I grandi magazzini non vendono più i caratteristici pastori, con la scusa di una richiesta diminuita e va sempre più di moda l’albero di Natale, una usanza nordica che incontra sempre più adesioni.
Le due espressioni sono lo specchio di due diverse concezioni religiose: quella monoteista e quella animista. Infatti mentre il Bambinello ci ricorda il messaggio di pace e la buona novella, l’albero ci rammenta il periodo nel quale tutti noi vivevamo nelle grandi foreste.

Migliaro - Via S. Gregorio Armeno



Mettere insieme i due simboli è un modo corretto per conciliare tradizioni religiose differenti.
Nel presepe si rappresenta il momento culminante dell’amore di Giuseppe e Maria verso il loro fragile figlioletto, destinato in breve tempo a cambiare il mondo ed è triste constatare come, drogati dal consumismo, abbiamo trasformato questo magico momento in un rito di massa, con grandi mangiate e smodate libagioni, acquisti sfrenati ed una idolatrica prostrazione al dio denaro.

Ignoto del XVIII secolo - Figure di presepe


Anche il rito dell’albero, che vuole rammentarci il nostro passato nei boschi, quando le piante ci fornivano riparo dalle intemperie e grande messe di frutti deliziosi, è stato trasformato in un feticcio luccicante colmo di doni inutili e costosi. Senza tener conto della orrida strage di piccoli abeti sacrificati al dio Natale, una gigantesca legnificina che ci fa pensare ad Erode ed alla sua sete di sangue e di morte. Bisogna approfittare di questi giorni, in cui studio e lavoro presentano una pausa per riunire le famiglie, sempre più spesso separate per santificare la festa, aiutando il prossimo ed innanzitutto cercando di comprendere le ragioni degli altri.
Il presepe diverrà in tal modo il simbolo dell’amore familiare e della concordia sociale e, nell’armonica disposizione dei pastori, lo struggente ricordo di un mondo felice perduto da riconquistare.


Befana 


Dal 24 dicembre al 6 gennaio, dalla vigilia di Natale all’Epifania si celebra la più lunga festa del mondo occidentale, una rivisitazione di antiche consuetudini pagane, che il cristianesimo ha vivificato attribuendole un diverso significato.
Un miscuglio inestricabile di glorificazione di spirito e materia, che trova la sua apoteosi nello scambio di regali, amplificato dalla nostra società consumistica e negli eccessi alimentari, esemplari di una civiltà crapulona ed ipercolesterolemica.
Le date ed i simboli hanno tutti un punto di riferimento in vecchie tradizioni: il giorno del Natale, i re magi, la consuetudine del presepe e dell’albero, le figure di Babbo Natale e della Befana. 
I Romani nel III secolo introducono il 25 dicembre la festa del Dies Natalis Solis Invicti, mentre la Chiesa sceglierà lo stesso giorno per celebrare la nascita di Cristo nel secolo successivo.
Il presepe sorge per un’idea di San Francesco nel 1223, il quale fissa attorno alla grotta la rappresentazione della Natività ed avrà una consacrazione artistica grazie ad Arnolfo di Cambio che ne scolpisce uno nel 1290; più tarda l’abitudine dell’albero, che nata in Germania comincerà a diffondersi a partire dal XVII secolo, anche se in verità già i Celti erano soliti legare piccoli doni ai rami degli alberi. 
I re magi personificano l’usanza del donare, come Babbo Natale, il cui precursore è il vescovo San Nicola di Mira, mentre la Befana raffigura la natura alla fine di un ciclo e riprende in chiave cristiana i compiti della dea Strenia, da cui deriva il termine strenna. 
I dodici giorni delle festività natalizie costituiscono una vera e propria maratona cerimoniale alla quale tutti, credenti e miscredenti, volenti o nolenti, sono costretti a partecipare, ignari di ripetere pedissequamente una tradizione pagana che simboleggiava il trionfo del sole sull’oscurità, mentre oggi si celebra un dio che venne a portare la luce in un mondo avvolto dalle tenebre del peccato.
Preparare il presepe o l’albero, scambiarsi regali, osservare un pranzo particolare, magro prima, seguito da una colossale abbuffata, sparare dei botti a Capodanno per uccidere l’anno vecchio, mentre una volta si cacciavano gli spiriti maligni, fa parte di una recita collettiva alla quale non si può non partecipare. 
Tra Natale e l’Epifania giganteggia il rito di festeggiare il Capodanno, illuminato dalla luce dei fuochi per indicare il cammino al passaggio del nuovo anno. E nel frattempo si mangiano lenticchie (simbolo di abbondanza dal tempo dei Romani) e bisogna indossare qualcosa di rosso, soprattutto le donne, che colgono l’occasione per sfoggiare lingerie nuova e sexy. Si cerca di interrogare il futuro e si fanno promesse di cambiare in meglio. 
Nei veglioni scorrono fiumi di champagne alla ricerca di una notte indimenticabile consacrata al divertimento folle, memori degli antichi riti dionisiaci, percorsi da una incontenibile frenesia sessuale. 
E se il commercio spera che la girandola dei regali metta di nuovo in moto l’economia boccheggiante, tutti noi speriamo in una briciola di felicità, anche se veniamo distratti tra celebrazioni religiose e santificazioni dello shopping, desideri e doveri, esigenze dello spirito e richiami della carne, in un’interminabile girandola di eventi che costituiscono la più antica e più lunga festa del mondo occidentale.

Presepe contro albero di Natale


Da tempo è in atto una guerra silenziosa verso la tradizione millenaria del presepe, in nome di un multiculturalismo abietto e fuori luogo. I grandi magazzini non vendono più i caratteristici pastori, con la scusa di una richiesta diminuita e va sempre più di moda l’albero di Natale, una usanza nordica che incontra sempre più adesioni. Le due espressioni sono lo specchio di due diverse concezioni religiose: quella monoteista e quella animista. Infatti mentre il Bambinello ci ricorda il messaggio di pace e la buona novella, l’albero ci rammenta il periodo nel quale tutti noi vivevamo nelle grandi foreste.
Mettere insieme i due simboli è un modo corretto per conciliare tradizioni religiose differenti.
Nel presepe si rappresenta il momento culminante dell’amore di Giuseppe e Maria verso il loro fragile figlioletto, destinato in breve tempo a cambiare il mondo ed è triste constatare come, drogati dal consumismo, abbiamo trasformato questo magico momento in un rito di massa, con grandi mangiate e smodate libagioni, acquisti frenetici ed una idolatrica prostrazione al moloch dell’euro.
Anche il rito dell’albero, che vuole rammentarci il nostro passato nei boschi, quando le piante ci fornivano riparo dalle intemperie e grande messe di frutti deliziosi, è stato trasformato in un  feticcio luccicante colmo di doni inutili e costosi. Senza tener conto della orrida strage di piccoli abeti sacrificati al dio Natale, una gigantesca legnificina che ci fa pensare ad Erode ed alla sua sete di sangue e di morte.
Approfittiamo di questi giorni in cui studio e lavoro presentano una pausa per riunire le famiglie, sempre più spesso separate ed a santificare la festa aiutando il prossimo ed innanzitutto cercando di comprendere le ragioni degli altri. 
Il presepe diverrà in tal modo il simbolo dell’amore familiare e della concordia sociale e, nell’armonica disposizione dei pastori, lo struggente ricordo di un mondo felice perduto da riconquistare. 
    
 

 
  

mercoledì 13 dicembre 2023

PAOLO DE MATTEIS biografia e dipinti


 
 

in copertina - Paolo De Matteis -
Sposalizio della Vergine -  Italia collezione Auricchio



Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 9 febbraio 1662 – Napoli, 26 luglio 1728) è stato un pittore italiano, tra  i più rappresentativi della stagione barocca nel  Regno di Napoli.

Napoli, 1° Edizione dicembre 2023

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in 3° di copertina – Paolo De Matteis –
Madonna con il Bambino – Collezione privata

 

Indice 

  • Biografia 
  • Opere  
  • Mostra su Paolo De Matteis a Castellabate 
  • Due capolavori inediti di De Matteis
  • Una monografia su Paolo de Matteis 
  • San Michele Arcangelo la più bella chiesa di Anacapri  
  • Due pale d’altare di Paolo De Matteis ad Ischia   
  • Paolo De Matteis - Opera completa 
  • L’ostentazione del nudo nei dipinti mitologici del De Matteis 
  • Pale d’altare ed affreschi in quantità 

 

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in 4° di copertina -  Paolo De Matteis -
Matrimonio mistico di S. Caterina - Italia  collezione Auricchio

 

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Paolo De Matteis by kurosp on Scribd

 

venerdì 1 dicembre 2023

Al palazzo Banco Napoli una interessante visita guidata



A grande  richiesta sabato 9 dicembre,  con appuntamento alla biglietteria delle Gallerie d'Italia, ex sede Banco di Napoli, via Roma alle ore 15:00. Vi sarà un'interessante visita guidata ad una mostra sulla pittura a Napoli all'epoca del decennio francese, alla quale dedicheremo circa 30 minuti, mentre il resto del tempo sarà dedicato alla collezione permanente, da Caravaggio a Gemito, da Luca Giordano a Solimena.

L'ingresso è gratuito per tutti i correntisti Banco Napoli ed Intesa San Paolo, altrimenti il costo è 4 euro.

Poiché la visita è a numero chiuso bisogna al più presto prenotarsi inviando una mail ad

 achilledellaragione@gmail.com

oppure telefonando a 081 7692364

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Loretta Schiano ha fornito alcune foto della Giornata