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martedì 31 agosto 2021

Josephine Baker, la venere nera entra nel Pantheon degli Illustri di Francia


Josephine Baker

Ieri l'editoriale di "Le Monde" ha annunciato che dal 30 novembre prossimo la star dello spettacolo, Josephine Baker, sarà ammessa per volere di Emmanuel Macron nel fatidico mausoleo francese.
Probabilmente è un gesto elettorale data la prossima campagna presidenziale, ma lo scalpore della notizia resta. Durante tutta la sua vita la danzatrice di colore ha brandito il vessillo della libertà. Da quando a 19 anni nel 1925 lascia Saint Louis nel Missouri, dove imperava la segregazione razziale per venire a Parigi. Con determinazione e tenacia s'impone all'opinione pubblica facendo l'escalation da ballerina con la cintura di banane dal teatro degli Champs Elysées alle Folies Bergères.
Incantava con la sua voce e le movenze del suo corpo nero completamente disinibito. Tuttavia non fu solo la regina dello spettacolo. Divenuta francese nel 1937, si prodigò durante la Resistenza del suo nuovo Paese con impegno patriottico dal '40 fino alla Francia libera. Abbracciò perfino la causa della maternità universale, adottando 12 bambini da tutto il mondo.
Senza contare la marcia a fianco di Martin Luther King contro il razzismo. Pare che ci siano tutti gli ingredienti per renderla degna della futura dimora.

 

il Pantheon di Parigi

In un momento in cui imperversano senza via d'uscita le questioni identitarie e migratorie dare luce alla memoria della prima donna di colore nel Pantheon è una sfida coraggiosa. Nel tempio, il cui frontone ricorda: "Aux Grands Hommes la patrie reconnaissante" c'è sicuramente posto per l'ideologia di libertà e fedeltà alla Francia. Anche se si tratta di una ballerina di spettacolo bisogna riuscire a captare il messaggio di apertura al diverso, di accoglienza nonostante il colore della pelle. Il mausoleo parigino gode di una posizione strategica. Vi confluiscono ben tre vie ugualmente importanti. Rue Soufflot, in onore del suo architetto, guarda dall'alto i superbi "Jardins du luxembourg", il polmone verde del quartiere latino. Rue Mouffetard, dove ogni giorno un mercatino alimentare offre ai passanti formaggi, baguettes, frutta e ogni genere di piacere del palato. Infine rue de la montagne de sainte Genevieve, la più caratteristica perché è legata all'antica origine romana di Lutetia. Anticamente Il Pantheon era la sede del foro romano, il punto più alto della collina di santa Genoveffa, la patrona di Parigi. Lungo le pendici di quel luogo erano accampati i Romani. Oggi di essi è rimasto ben poco. Ci sono i resti dell'anfiteatro, pare il più grande della Gallia, in una via, rue Monge, che conduce a Notre Dame e antiche rovine nei pressi di Cluny a Boulevard Saint-Michel.
Il Pantheon di Parigi non è certo quello di Roma per antichità e importanza storica ma richiede una visita da chi non lo conosce. A parte la memoria dei Grandi di Francia dalla Repubblica in poi, è interessante per una curiosità scientifica: "Il pendolo di Foucault" e per i meravigliosi affreschi, narranti la vita e le gesta di santa Genoveffa, protettrice della città, la cui bianca statua giganteggia in basso al Pantheon sulla riva della Senna.


Elvira Brunetti

 

Josephine Baker



lunedì 23 agosto 2021

Progresso, non si può misurarlo con i consumi

 
   

Il Mattino 23 agosto 2021

In questi ultimi decenni abbiamo vissuto in una sorta di trance ipnotica, comprando e consumando senza alcun reale bisogno. Tutti ambiscono ad avere l’iPhone ultimo modello,  30 paia di scarpe, 50 cravatte, televisori in ogni camera, 100 vestiti. Una mania che ha contagiato anche i ceti meno ricchi, che si indebitano fino al collo pur di poter cambiare ogni anno frigorifero e lavatrice.
La voglia spasmodica di viaggiare e di visitare paesi lontani e possibilmente caldi, senza conoscere la loro precisa localizzazione geografica.  Decine di milioni di persone in delirio, che si recano al Louvre o nei Musei Vaticani senza capire ciò che vedono. Per oltre cinquanta anni, banchieri, politici, economisti ed intellettuali, hanno cercato di farci credere che il progresso ed il benessere fossero in crescita continua, senza preoccuparsi dell’esaurimento delle risorse e del disastro ambientale. I cinesi e gli indiani, moltiplicando all’infinito fabbriche, porti ed aeroporti, ambiscono a gioielli e vestiti, mentre le ciminiere  e le auto sporcano il cielo ed i diritti umani sono considerati poco più che un optional. siamo sommersi dagli oggetti che straripano da armadi e cassetti e da un desiderio incessante di riempirne di nuovi. Abbiamo smarrito il senso delle cose che ci circondano.
Non diamo alcun valore ad una vecchia giacca o ad un automobile ancora perfettamente funzionante. Cerchiamo sempre la novità e desideriamo seguire l’ultima moda.
Dobbiamo recuperare invece le virtù della civiltà contadina: la sobrietà, la parsimonia, il risparmio. Non dobbiamo ascoltare la martellante pubblicità che non saremo felici se non cambieremo ogni sei mesi la lavatrice o la televisione. Se consumiamo di meno saremo più ricchi.
 
Achille Della Ragione

domenica 22 agosto 2021

Tre lettere premiate su cui meditare


Nei giorni scorsi è stato assegnato da una giuria composta dai direttori dei principali giornali italiani il premio Indro Montanelli alle 10 migliori lettere inviate dai lettori e tra queste ben tre sono state compilate dal sottoscritto, che vuole proporle ai suoi seguaci invitandoli a meditare. 


Sempre meno figli: fine di una civiltà

Uno dei motivi principali che condurranno al declino della nostra civiltà è costituito dalla scarsa quanto nulla volontà delle donne di fare figli. A tutto anelano: studiare, lavorare, passare da un rapporto di assistenza per l’infanzia per agevolare le madri che si ostinano a lavorare. Ma bisogna fare presto, perché entro 10 – 15 anni non si potrà più fare nulla ed il declino demografico sarà irreversibile.

Achille della Ragione


 

Venerdì di Repubblica 10 maggio 2019
- Rubrica Questioni di cuore - pag.10-11

Lei mi ha scritto altre volte della sua vita tribolata, e per questo pubblico la sua lettera, anche per richiamarla alla realtà. Ma cosa le hanno fatto le donne perché lei pensi, e scriva, che il loro compito Paese: fuori c'è un mondo da capire e accettare, soprattutto con cui collaborare perché non i popoli più poveri, ma i più ricchi, i più avanzati, i più forti, possono invaderci e assaltare la nostra economia.
Natalia Aspesi

         
Il Mattino 11 maggio 2019, pag. 42

Caro Achille, il calo demografico del nostro Paese è allo stesso tempo l'origine e l'effetto di tutti i mali italiani. Il numero medio di figli per donna nel 2018 (fonti Istat) è stato 1,34. Abbiamo però avuto momenti peggiori. Il punto più basso in termini di fecondità è stato toccato nel 1995: le donne avevano 1,19 figli di media.
Colpa degli scarsi investimenti per conciliare lavoro e famiglia per le donne? Verissimo.
Certo ci vorrebbero più asili, orari flessibili, servizi di sostegno e permessi speciali. Ma anche nei paesi europei dove si spendono più denari per la famiglia non si assiste certo a un boom della natalità,
C'è allora un aspetto culturale che spesso viene sottovalutato: l'egoismo strisciante nella società moderna e appagata della Vecchia Europa.
Le donne, come gli uomini, si dedicano più a loro stessi. Al lavoro, al tempo libero, ai social.
Fare figli è un atto di generosità, un impegno che dà gioia ma che richiede anche tanto impegno e tempo da dedicare. E oggi abbiamo fatto di tutto per averne sempre meno.
Federico Monga  


 
il Mattino pag.42 - 13 febbraio 2020



Attenti alle religioni

Le religioni nascono tutte, nessuna esclusa, dalla fertile fantasia dell’uomo, per esorcizzare la sua paura nei confronti della morte, creando ipotetici quanto improbabili paradisi, ove trascorrere in pace e letizia un tempo infinito in confronto al breve percorso terreno.
Esse impongono delle regole di comportamento di alto valore morale, estremamente utili alla formazione della vita comunitaria prima ed alla nascita dello Stato in epoca successiva.
“Onora il padre e la madre” è il fondamento su cui si basa la famiglia, “Non uccidere” se rispettato avrebbe evitato le guerre, “Non rubare” se osservato avrebbe precluso la nascita dei partiti politici. E potremmo continuare a lungo.
Le religioni orientali ci hanno insegnato il rispetto per gli animali e per le piante che ci circondano. L’Islam ha predicato e predica una posizione subalterna della donna, che l’Occidente da tempo ha dimenticato.
A fronte di questi vantaggi la competizione tra le religioni è stata sempre spietata. Possiamo ricordare le Crociate, ma tra gli stessi Cristiani la guerra dei 30 anni ed oggi, in area islamica, la spietata competizione tra Sciti e Sunniti, che mette in serio pericolo la pace mondiale.
Le religioni sono dure a morire e nonostante il processo di secolarizzazione da tempo in atto in Occidente continueranno a lungo ad ingannare e ad illudere l’uomo, schiavo delle sue paure.
E voglio concludere chiedendo scusa alle donne ed al Pontefice per quanto ho dichiarato.

Achille della Ragione


Il Mattino pag.38 - 6 dicembre 2019

Incoraggiamo il suicidio

Il tema di cui tratteremo è sicuramente scabroso, ma invito i lettori a meditare sugli innegabili vantaggi economici e sociali che scaturirebbero se prendesse piede la cultura del suicidio, quando la vita non è più degna di essere apprezzata. Il Cristianesimo condanna il suicidio e lo stesso è per le altre religioni monoteiste, mentre le culture orientali sono più tolleranti, dalle vedove che dovevano morire assieme al marito nei roghi purificatori, ai samurai (fig.1),

  

fig.1 - Suicidio samurai
 
che quando il loro onore era compromesso preferivano la morte alla vita, fino all’esaltazione di una morte gloriosa che perseguivano i kamikaze, i quali si scagliavano impavidi contro le navi nemiche durante l’ultima guerra mondiale. Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao col suicidio dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte del patto di Varsavia nell'agosto del 1968, durante la cosiddetta primavera di Praga.
Gli antichi filosofi greci consideravano il suicida un disertore dalla vita, e la legislazione ateniese ne esponeva pubblicamente la salma al vilipendio della cittadinanza, mentre del tutto antitetica è invece la posizione della filosofia stoica, che più di ogni altra difende il diritto al suicidio.
Se esaminiamo il mondo animale, regolato da leggi perfette, ideate da una mente suprema ed infallibile, potremmo citare numerosi esempi, il più famoso, quello degli elefanti, che, diventati vecchi o malati, abbandonano il branco per morire in solitudine.
La letteratura si è dichiarata da sempre favorevole al suicidio, dalle tragedie greche ai romanzi di Dostoevskij.
Il suicidio ha sempre affascinato gli scrittori e gli artisti in generale. Tra letteratura e filosofia, Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca i suicidi all'Inferno nel cerchio dei violenti contro sé stessi (XI,40-45), dove condanna Pier della Vigna. Giustifica tuttavia Catone, uccisosi a Utica (fig.2), 

 
fig.2 - Giovanni Battista Langetti -  Suicidio di Catone

collocandolo nel Purgatorio in quanto autore di un gesto eroico di libertà "politica", poiché aveva rinunciato alla vita pur di non sottomettersi al regime di Giulio Cesare. Virgilio si rivolge lui, quale custode dell'accesso al monte del Purgatorio, per presentargli Dante stesso in cerca di libertà:

    «Or ti piaccia gradir la sua venuta:
    libertà va cercando, ch'è sì cara,
    come sa chi per lei vita rifiuta.»
    (Purgatorio - Canto primo, versi 70-72)

Qualche esempio classico della trattazione del suicidio in letteratura può essere la tragica conclusione di Romeo e Giulietta (1600 circa) di William Shakespeare o  I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1774) o le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo considerato il primo romanzo epistolare della letteratura italiana (1801), dove il protagonista si uccide, atto che è insieme una liberazione e una protesta: liberazione dal dolore e protesta contro la natura, che ha destinato l'uomo all'eterna infelicità. Nel pensiero di Vittorio Alfieri c'è una visione eroica del suicidio quale estremo atto di libertà. Il tema del suicidio ricorre spesso nelle Operette morali (per esempio nel Dialogo di Plotino e di Porfirio) di Giacomo Leopardi (1827), in cui il poeta fa una distinzione su quelli che potevano essere i motivi di suicidio per le genti del passato e quelli della sua epoca e fu argomento di ispirazione per Madame Bovary di Gustave Flaubert (1856). Capolavori della letteratura russa, quali I demoni (1871) e il racconto La mite (1876), entrambi di Fëdor Dostoevskij (1871), e Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877), trattano il tema del suicidio.
Potremmo citare il nome di centinaia di personaggi celebri, che hanno scelto il suicidio come degno finale del loro percorso terreno; tra i tanti ricordiamo: Cleopatra (fig.3), 

 

fig.3 - Artemisia Gentileschi- Suicidio di Cleopatra

Lucrezia, Catone, Nerone, Van Gogh, Salgari, Hemingway, Dalila, Tenco, Edoardo Agnelli e Marilyn Monroe (fig.4). 

 

fig.4 - Marilyn Monroe

Concludiamo rendendo nota una recente sentenza della Corte Costituzionale (fig.5), che finalmente ha collocato l’Italia nel novero dei Paesi civili, dichiarando che l’assistenza a chi vuole concludere prematuramente la propria vita non è reato.
Ed allora chi è gravemente ammalato, da tutti abbandonato e senza speranze, cosa aspetta a concludere la sua inutile esistenza con un gesto coraggioso quanto nobile, che apporterà tangibili benefici alla società, Inps in primis.

Achille della Ragione

   
fig.5 - Consulta








lunedì 9 agosto 2021

Eduardo aveva ragione: fuitevenne

 


Achille prega nell'attesa della morte
 su uno scolatoio del Castello Aragonese di Ischia

 

Ad Ischia porto esiste un hotel a 4 stelle di lusso dal passato glorioso e dal nome pomposo, dotato di un immenso giardino, due splendide piscine termali, ampi saloni, stanze elegantemente arredate, pasti abbondanti e succulenti e tutte le sere la possibilità di ballare ed ascoltare musica sul bordo della piscina fino a mezzanotte.
Durante l'anno è la meta preferita della più raffinata borghesia, ma appena scocca agosto l'albergo viene invaso da una folla rumorosa e sguaiata di napoletani, costituita da intere famiglie di cravattari, spacciatori, ricettatori, ricottari, posteggiatori abusivi, manovali della camorra, tutti in grado di pagare senza problemi i 120 euro al giorno per la pensione completa. I più altolocati provengono dalla Sanità, dai quartieri spagnoli e da Scampia, gli altri dall'entroterra da Frattamaggiore ad Acerra.
Le donne sono tutte over size con sederi debordanti ed addomi prominenti. Le più giovani espongono con orgoglio una miriade di tatuaggi vergognosi, posti sul seno, il collo, le gambe e soprattutto le pacche. Gli uomini ostentano volti patibolari, parlano a voce alta e gli unici argomenti di conversazione sono i pettegolezzi del vicolo e le prodezze del Napoli. Unica nota di allegria la miriade di bambini, ignara del funesto futuro che li attende, che gioca ​ rumorosa ai bordi della piscina.
Uno spettacolo indecoroso in grado di far meditare e rendere triste il più noto dei napoletanisti di tutti i tempi (il sottoscritto), che ama la sua città più delle donne e del denaro, ma che alla vista di quella squallida passerella che abbiamo descritto è assalito da tristi pensieri e comincia a temere per il futuro di un'antica capitale caduta nel baratro della volgarità e medita che aveva ragione Eduardo quando esclamava imperioso: fuitevenne.

Achille della Ragione 

 Il Golfo 10 agosto 2021