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giovedì 30 luglio 2015

Dipinti del Seicento napoletano nei musei francesi


Lo straordinario successo della mostra sulla pittura napoletana seicentesca attualmente in corso in Francia, mi indusse a scrivere una lettera pubblicata dai principali quotidiani: “Sembra assurdo che per ammirare i big del secolo d’oro, che nel Seicento fecero di Napoli una indiscussa capitale delle arti figurative bisogna recarsi in Francia e non all’ombra del Vesuvio.
Infatti mentre a Montpellier, al museo Fabre, si inaugura una straordinaria mostra dedicata alla pittura napoletana seicentesca: L’Age d’Or de la peinture a Naples, de Ribera a Giordano,  giudicata dal ministero francese tra le più importanti del 2015, ricca di 84 dipinti di cui 28 provenienti da musei e collezioni private partenopee, a Napoli sono anni che non si riesce ad organizzare una rassegna decente, degna delle memorabili esposizioni degli anni passati, quando la sovrintendenza alle Belle Arti era un’isola felice abitata da insoliti titani, dal vulcanico Raffaello Causa al sovrano di Capodimonte Nicola Spinosa, da tempo in pensione e che guarda caso è l’organizzatore della mostra transalpina di cui abbiamo accennato.”
In Francia, a parte al Louvre, nei numerosi musei minori sono conservati centinaia di dipinti del Seicento napoletano, poco noti all’estero e spesso agli stessi specialisti.
Solo in piccola parte rappresentano il frutto delle spoliazioni napoleoniche, bensì costituiscono la scelta di collezionisti facoltosi ed illuminati, che nel tempo hanno acquistato sul mercato, creando raccolte prestigiose, passate poi allo Stato.
Scopo di questo libro è quello di far conoscere ad un vasto pubblico un patrimonio ricco e variegato, che include decine di nomi di artisti, dai più grandi quali Ribera, Giordano, Preti, Rosa e Solimena, ai tanti minori, che, al fianco dei giganti, hanno collaborato a fare di Napoli nel Seicento una indiscussa capitale della pittura.
Per ogni quadro una scheda per approfondire il valore di quanto andiamo a far ammirare con una serie di circa cento riproduzioni a colore.




Cavallino Bernardo - Suonatrice di clavicembalo - Lione, musée des Beaux Arts

Codazzi Viviano - Gargiulo Domenico - Villa di Poggioreale - 175 - 229 - Besancon, musée des Beaux Arts et d'Archeologie

De Rosa Pacecco  - Il ratto d'Europa - Corte, musée de la Corse

Falcone Aniello  - Combattimento tra cavalieri e Turchi - Parigi Louvre

Gargiulo Domenico - Martirio di S. Lucia - 76 - 103 - Beauvais musée de l'Oise

Giordano Luca - Morte di Cleopatra - 151 - 124 - Clermont Ferrand, musée d'art Roger Quillot

Maestro dell'annuncio ai pastori - Annuncio ai pastori - 175 - 237 - Besancon, musée des Beaux Arts et Archeologie

Porpora Paolo - Natura morta di fiori e frutta - 15 - 177 - Valence, musée des Beaux Arts

Preti Mattia - Morte di Didone - Chambery, musée des Beaux Arts

Recco Giovan Battista - Natura morta di pesci - 201 - 147 - Besancon, musée des Beaux Arts et d'Archeologie

Recco Giuseppe - Pesci - 55 - 95 - Nantes, musée des Beaux Arts

Ribera Giuseppe - Lo storpio - 164 - 92 - Parigi Louvre

Rosa Salvator - Battaglia eroica - 217 - 351 - Parigi Louvre

Sannini Santillo - S. Lucia - Nantes, musée des Beaux Arts

Solimena Francesco - La caduta di Simon Mago - 136 - 108 - Le Havre, musée d'art moderne Andre Malraux

Vaccaro Andrea - Martirio di S. Agata - 122 - 159 - Montpellier, musée Fabre

Van Somer Hendrick - David con la testa di Golia - 100 - 74 -  Nizza musée des Beaux Arts

Vitale Filippo  - Liberazione di San Pietro da un angelo - 129 - 154  - Nantes, musée des Beaux Arts


mercoledì 22 luglio 2015

Un nuovo libro su “Il Napoli” di Athos Zontini



Di libri sulla squadra del Napoli ne esistono a decine e ne escono continuamente, ma trovarne uno come quello di Athos Zontini, a giorni in edicola ed in libreria, non è facile, perché non è semplicemente il racconto di un’avventura sportiva appassionante come un romanzo, ma soprattutto un atto d’amore.
L’autore è stato campione italiano di atletica leggera, stabilendo numerosi record europei nella staffetta 4X400, nel mezzofondo e nei 100 metri e giocatore del Napoli all’epoca di Garbutt ed Ascarelli, medico sociale della squadra azzurra negli anni ruggenti di Jeppson e di Vinicio, con Pesaola allenatore ed il comandante Lauro presidente.
Militò nel Napoli per tre stagioni, prima di laurearsi in medicina e partecipare alla guerra mondiale, dove fu decorato al valor militare. Al suo rientro in Patria, dopo una lunga prigionia nei lager nazisti, lavorò come ortopedico presso l’ospedale dei Pellegrini e ricoprì la carica di medico sociale del Napoli per 17 anni.
Scrisse a puntate sulla più importante testata sportiva del Sud la sua esperienza più di cinquanta anni fa, che oggi viene riproposta a lettori e tifosi grazie al figlio Leandro, fedele custode delle memorie familiari, ma soprattutto delle decine di foto inedite, che ci fanno tornare dietro nel tempo, quando le partite si svolgevano nel mitico stadio Ascarelli.
Una lettura appassionante ed un libro che non può mancare nella biblioteca di ogni tifoso.

sabato 18 luglio 2015

Il tema dell’Adorazione nel Maestro dell'Annucio ai pastori

tav. 1 - Adorazione dei magi - Napoli già collezione Banco di Napoli, palazzo Zevallos

Il tema dell’Adorazione dei magi, spesso in pendant con l’Annuncio ai pastori, è tra i più trattati dal Nostro artista ed abbiamo numerosi esempi da segnalare, riferibili cronologicamente a vari periodi.
Il dipinto da cui partiamo per la nostra carrellata è quello (tav.1) conservato a Napoli a palazzo Zevallos, già della collezione del Banco di Napoli, il quale, prima di essere acquistato nel 1985, fu presentato nel 1981, in pendant con un Annuncio ai pastori oggi in collezione Johnson, ad una importante mostra antiquariale organizzata dalla Matthiesen Gallery e tenutasi a Londra nel 1981.
La monumentalità dell’impianto compositivo, ma soprattutto la tavolozza più ricca e vivace, oltre alla intensa luminosità della scena, inducono ad ipotizzare una datazione dopo il 1635, quando la rivoluzione cromatica, che interessò la pittura non solo napoletana, ma anche romana, genovese e siciliana, si instaurò sulla scorta degli esempi del Rubens e del Van Dyck.
Agli stessi anni appartengono anche le due versioni di Madrid (fig.1) e Valencia (tav.2) pubblicate nel 1985 dal Perez Sanchez, le quali presentano lo stesso schema compositivo riproposto con minime varianti.

fig. 1 - Adorazione dei magi  -  Madrid giá mercato antiquariale
tav. 2 - Adorazione dei magi  -  Valencia collezione privata
tav. 4 - Adorazione dei magi - Napoli antiquario Franco Febbraio

La stessa scena ruotata con il Bambinello sulla destra caratterizza una versione (tav.3–fig.2) conservata in una collezione privata a Barcellona ed una (tav.4) presso l’antiquario Febbraio a Napoli, che fu esposta alla mostra Ritorno al Barocco. 

tav. 3 - Adorazione dei magi  - Barcellona collezione privata, giá New York Sotheby's 1993
fig.  2 - Adorazione dei magi  - Barcellona collezione privata

Infine segnaliamo una tela (fig.3), già presso la collezione Ruffo della Scaletta a Roma, dalla quale in epoca imprecisata fu ritagliata fa figura del re mago a sinistra (fig.4) e residuò parte della composizione originaria, che diede luogo ad un autonomo dipinto (fig.5).
Da espungere con certezza la tela (fig.6) di proprietà dell’Università di S. Barbara in California, eseguita da un ignoto stanzionesco.

fig. 3 Adorazione dei magi - Roma collezione Ruffo della Scaletta

fig. 4 - Re mago  (frammento)  - Roma collezione Marsicola

fig. 5 - Adorazione dei magi - Roma collezione Marsicola

fig. 6 - Ignoto stanzionesco - Adorazione dei magi - S. Barbara University (California)

Anche del tema dell’Adorazione dei pastori ci sono pervenuti diversi esemplari. 
Tra questi uno dei più studiati è quello (tav.5) conservato a Rimini nel museo della Città, al quale fu donato nel 1934 dalla nobildonna Elena des Vergers de Touloungeen.

tav. 5 - Adorazione dei pastori  - Rimini, museo della Cittá

Longhi riteneva che esso costituisse uno dei migliori modelli preparatori per la grande composizione che anticamente ornava la controfacciata della chiesa napoletana di San Giacomo degli Spagnoli. Citata dal Celano come opera di Bartolomeo Bassante e dal De Dominici, che ne sottolineava l’ispirazione ai modi del Ribera, la composizione scomparve agli inizi dell’Ottocento, quando furono eseguiti lavori di trasformazione dell’edificio che comprendeva la chiesa in palazzo dei ministeri, divenuto oggi sede del municipio napoletano.
Esistono  numerose altre versioni del dipinto: una presso Maitre Kohm a Bourg en Bresse, una seconda (fig.7), più famosa e senza varianti rispetto alla precedente, a Firenze presso la Fondazione Roberto Longhi, una terza, più piccola e con molte varianti, è conservata a Valenza nella cappella della Comunione della chiesa di San Tommaso, dove fa da pendant ad una Adorazione dei magi.
Alla tela di Rimini si potrebbe associare come pendant, avendo misure analoghe, l’Adorazione dei magi (tav.3) di una collezione privata a Barcellona.
Tenendo conto delle dimensioni cospicue della tela in esame e delle altre prima citate, sarebbe più opportuno considerarle tele autonome e non bozzetti preparatori.

tav. 3 - Adorazione dei magi - Barcellona collezione privata, giá New York Sotheby's 1993

Per quel che riguarda la cronologia, si può ragionevolmente ipotizzare che l’opera in questione segua la fase più strettamente naturalista e vada a collocarsi in un momento di maggiore apertura pittoricistica, alla pari dell’Adorazione conservata nel museo di San Paolo del Brasile (fig.8, tav.6), culminato nel trionfo cromatico che può apprezzarsi nel dipinto (tav.1) della collezione del Banco di Napoli.

fig. 8- Adorazione dei pastori - San Paolo del Brasile, museo de arte
tav. 6 - Adorazione dei pastori  - San Paolo del Brasile, museo de arte

La Pagano, nel redigere la scheda per una mostra, ritiene il Presepio di Rimini posteriore alla tela della Fondazione Longhi “perché ad un maggiore addolcimento delle forme già presente nel dipinto fiorentino, si aggiunge un’apertura del fondo in uno squarcio insolito fino a questo momento per il pittore,  che ritroviamo identico nella citata Adorazione dei Magi (tav.3) a Barcellona.  Ulteriori riferimenti culturali possono essere rintracciati nel giovane in preghiera accanto alla Vergine, che ripropone un rapporto con la cultura cavalliniana e nell’atteggiamento più decoroso delle figure con una particolare resa classicista nella raffigurazione del Bambino Gesù”.  
Ritornando alla tela conservata a San Paolo del Brasile, ricordiamo che essa fu donata al museo nel 1950 e venne assegnata a Bartolomeo Passante dal Soria l’anno successivo. Una datazione proposta da vari autori è tra il 1625 ed il 1630, come pure qualche studioso, sulla base di un inventario, ha avanzato l’ipotesi che possa trattarsi del dipinto presente nel 1698 nella raccolta napoletana di Francesco Montecorvino.
Un’altra notevole Adorazione è quella (fig.7–tav.9) della collezione Neapolis di Ginevra, che fu esposta nel 1999 presso la Walpole Gallery di Londra, collocabile cronologicamente verso la fine del terzo decennio. 
Un’altra versione (tav.8) di notevole qualità è conservata a Gerusalemme, dove si trova da quando nel 1849 fu regalata dalla Spagna. Di recente è stata esposta ad una importante mostra organizzata dalla Galleria Canesso tenutasi a Lugano.
 
fig. 7 - Adorazione dei pastori -  Firenze Fondazione Roberto Longhi
tav. 8 - Adorazione dei pastori- 127 - 148 - Gerusalemme, museo della custodia francescana in Terra Santa


Sempre rimanendo nella stessa iconografia segnaliamo un’Adorazione (fig.10) conservata in una chiesa di Kalmar in Svezia, pubblicata nel 1988 dal Briganti, come opera di Bartolomeo Bassante. Il celebre studioso riteneva trattarsi della famigerata tela posta sulla facciata della chiesa napoletana di San Giacomo degli Spagnoli, citata da varie fonti e perduta intorno ai primi dell’Ottocento. Nella stessa occasione il Briganti rese noto un Trionfo (fig.11) di collezione privata romana, attribuendolo erroneamente al Bassante, mentre trattasi senza ombra di dubbio di un lavoro di Agostino Beltrano.
Un’altra variazione sul tema è costituita da un dipinto (fig.12) eseguito dal Maestro di Bovino, un altro pittore, attivo in Puglia, la cui identità ci sfugge e che va considerato un seguace del Nostro artista, a dimostrazione che nel suo catalogo, cresciuto negli ultimi anni a dismisura, molti quadri non gli appartengono, soprattutto nel campo delle mezze figure di sapienti.


fig. 9 -  Adorazione dei pastori  - Ginevra collezione Neapolis
fig. 10 - Bartolomeo Bassante - Adorazione dei pastori  - Kalmar (Svezia)
fig. 11 - Agostino Beltrano  - Trionfo - Roma collezione privata
fig. 12 - Maestro di Bovino - Adorazione dei pastori - ubicazione ignota

Ad ulteriore dimostrazione di quanto affermato segnaliamo altri tre dipinti (fig.13–14–15) del Maestro di Bovino, a partire dalla Crocifissione di San Pietro, che ha costituito la prima opera a lui attribuita.
Discuteremo ora di un dipinto (fig.16) del museo di Madrid, che reca una firma probabilmente apocrifa “Bartolomeo Bassante F.“ e che viceversa va attribuito al De Bellis.
Esso proviene dalla raccolta di Elisabetta Farnese, ove era attribuito al Grechetto ed assieme ad un Matrimonio mistico di Santa Caterina fu pubblicato dal Causa nel 1972. Entrambi i dipinti sono completamente alieni alle composizioni normalmente assegnate al Maestro dell’annuncio ai pastori ed hanno creato non poca confusione nella ricerca dell’identità del misterioso pittore.
Il Causa tentò di aggregare altre tele al gruppo, tra cui il San Sebastiano curato dalle pie donne (fig.14), all’epoca sul mercato inglese, due quadri raffiguranti la Sacra Famiglia (fig.18–19) e l’Adorazione dei magi (fig.6), sulla quale egli leggeva una sigla B e della quale abbiamo già parlato. La stessa sigla qualcuno ha ritenuto di scorgere anche su un S. Onofrio (fig.20) della pinacoteca D’Errico a Matera, che è copia della tela di identico soggetto eseguita da Ribera nel 1637 e conservata all’Ermitage di Leningrado e che avrebbe rappresentato il momento iniziale del pittore marcato da una pedissequa dipendenza da modelli del valenzano.


fig. 13 - Maestro di Bovino - Crocifissione di San Pietro - Bovino museo diocesano
fig. 14 - Maestro di Bovino - San Sebastiano curato dalle pie donne - Middlebury, College museum of art
fig. 15 - Maestro di Bovino - San Francesco intercede per i poveri presso la Madonna della Lizza - Alezio, chiesa di S. Maria della Lizza
fig. 16 - Antonio De Bellis - Adorazione dei pastori - Madrid Prado
fig. 17 - Bartolomeo Bassante (attribuito) - Matrimonio mistico di S. Caterina  - ubicazione ignota
fig. 18 - Ignoto napoletano del XVII secolo - Sacra Famiglia - Napoli, Capodimonte depositi
fig. 19 - Ignoto napoletano del XVII secolo - Sacra Famiglia - Napoli collezione Causa
fig. 20 - Bartolomeo Bassante (attribuito) - S. Onofrio - Matera pinacoteca D'Errrico

Concludiamo approfondendo la discussione intorno ad una Santa Caterina (fig.21), già in collezione Einaudi a Torino.
Pubblicato per la prima volta da Raffaello Causa nel 1972 nella Storia di Napoli, il dipinto fu allora assegnato a un ipotetico "Maestro di Resina", creato dallo stesso studioso nel 1954 intorno a due dipinti della chiesa di Sant'Agostino a Resina, oggi Ercolano (Fuga in Egitto e Sant'Agostino). La personalità artistica del Maestro di Resina, inizialmente avvicinato ai modi di Bartolomeo Bassante, si dissolse presto, allorché il restauro dei due dipinti rivelò caratteristiche tali da farli assegnare a due mani diverse, a loro volta differenti dal maestro della Santa Caterina in questione. L'affinità della Santa Caterina con l'opera di Bassante fu ripresa nel 1984 in occasione della mostra "Civiltà del Seicento a Napoli" da Nicola Spinosa, che la collocava intorno agli anni Quaranta del Seicento e ne sottolineava "l'eleganza formale, alla Massimo Stanzione, la sostenuta concretezza pittorica, alla Ribera e alla De Bellis, e la raffinata sensibilità espressiva, alla Bernardo Cavallino".
Probabilmente allievo di Jusepe de Ribera, Bartolomeo Bassante fu presto attratto da modelli più classicisti che, agli inizi degli anni Quaranta, lo spinsero a mitigare il naturalismo riberiano adottando forme dai contorni più concisi, profili più netti, incarnati più levigati e panneggi leggermente raggelati nella loro preziosità pittorica, fino a raggiungere un approdo più accademico.
L'attribuzione della Santa Caterina al Bassante fu mantenuta, con qualche incertezza, anche nella scheda redatta da Giuliano Briganti quando la tela venne messa in vendita nel 1990. Allora Briganti manifestava gli stessi dubbi degli studiosi precedenti, riguardanti soprattutto l'alta qualità dell'opera, decisamente superiore alle altre prove dell'artista. La delicatezza d'impasti, l'eleganza e la ricerca naturalistica della Santa Caterina non si ritrovano, ad un livello così alto, nei pochi dipinti conosciuti del Bassante. Nell'opera nota del pittore non sembra così riuscita la congiunzione tra classicismo e naturalismo, qui restituita con finezza dai capelli della santa finemente tracciati, dalla mano bianca, dall'impugnatura rilucente dello spadone, dalla manica in seta rosa.
Una diversa traccia seguì Ferdinando Bologna presentando la Santa Caterina alla mostra "Battistello Caracciolo e il primo naturalismo a Napoli", tenutasi a Napoli nel 1991. Lo studioso proponeva di aggregare l'opera torinese ad un gruppo di tele radunate intorno al cosiddetto "Maestro della Madonna Cellini", dalla Vergine che allatta il Bambino nella raccolta romana di Pico Cellini. Attivo a partire dalla metà del secondo decennio del Seicento, il maestro rivela qualità di accuratezza naturalistica parallele allo Stanzione, ma autonome e di elevato livello.
Trattiamo ora di un’Adorazione (fig.22–tav.9–10–11) molto importante, che assegniamo, in accordo con il De Dominici, a Juan Do, escludendo che l’artista spagnolo, di cui ora sappiamo qualche dettaglio in più, possa identificarsi con il Maestro dell’annuncio ai pastori, una ipotesi avanzata a più riprese dal De Vito e per alcuni anni accolta da parte della critica, incluso Nicola Spinosa e che oggi ha perso ogni attendibilità.

fig. 21 - Bartolomeo Bassante -  Santa Caterina - Torino collezione privata
fig. 22 - Juan Do - Adorazione dei pastori - Napoli chiesa della pietá dei Turchini

lunedì 13 luglio 2015

Il difficile trapasso dalla carta stampata all’informazione digitale


articolo di  Tiziana della Ragione ed Enrico Pellizzari

Fino a pochi anni fa i lettori dei quotidiani, se vogliamo rimanere in Italia, si contavano nell’ordine di milioni: la Repubblica e il Corriere della Sera stampavano ogni giorno un milione di copie e, per ogni copia, bisognava ipotizzare tre o quattro lettori. In aree geografiche più ristrette, se prendiamo in considerazione il Mattino, secolare quotidiano in vendita a Napoli e Campania, la tiratura era di oltre 100.000 copie al giorno, ridottasi in breve lasso di tempo a 30.000, di cui la metà invenduta. Stesso discorso naturalmente per i due grandi quotidiani nazionali sopracitati, che hanno visto dimezzate le copie vendute in pochi anni. 
Il motivo di questo declino tipografico è, solo in parte, dovuto alla possibilità di reperire in rete l’edizione digitale ma è, purtroppo, lo specchio ustorio di un declino culturale che sembra inarrestabile. Gli articoli di fondo, le terze pagine, gli editoriali che rappresentavano la lettura gioiosa degli intellettuali sono ormai ridotti a pallidi ectoplasmi e non hanno più lettori qualificati in grado di confrontarsi con una lettura di alta qualità.
Dagli inizi degli anni Novanta, l'avvento  e la diffusione di Internet e dei suoi servizi hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione tecnologica e socio-culturale. In particolar modo la nascita della piattaforma di social network più utilizzata al mondo, Facebook, avvenuta il 4 febbraio del 2004, rappresenta una data epocale che poco sfigura a confronto del 1492, data della scoperta dell’America. In poco più di 10 anni, gli utenti sono passati da poche centinaia a più di un miliardo. 
Oggi giorno il web è diventato la principale risorsa da cui attingiamo in modo istantaneo, e quasi gratuito ad una miriade di informazioni. Chiunque può contribuire a questo sapere dato che a chiunque è permesso di esprimersi liberamente, postando una notizia sulla rete, senza necessariamente dover rilevare la propria identità o la sua fonte. L’informazione viaggia velocemente su internet grazie alle piattaforme come, i social network, i blog e YouTube, che permettono di veicolare messaggi, propagare iniziative e ritrovarsi in poche ora con migliaia di seguaci.
E' finita l'epoca in cui per trovare un'informazione bisognava spulciarla tra le pagine di decine di libri, catalogati tra i polverosi scaffali delle biblioteche. Oggi digitando qualche parola "chiave" sulla nostra tastiera, è possibile ricercare in modo mirato qualsiasi argomento e ovviamente salvare in pochi secondi le pagine che ci interessano. In rete è possibile accedere a fonti indiscutibili quali l’Enciclopedia britannica, o il Dizionario Treccani, la cui attendibilità è fuori discussione. Questo naturalmente se siamo alla ricerca di una notizia storica, artistica o letteraria; viceversa, se vogliamo accedere ad una notizia di cronaca, dobbiamo necessariamente fare riferimento (anche se questo ad un costo pur minimo) alle pagine dei quotidiani tipo la Repubblica o il Corriere della sera.
Su internet infatti circola anche materiale di dubbia qualità; l'attendibilità delle informazioni diffuse e l'affidabilità delle fonti che le producono non sempre sono facilmente valutabili dal profano. La veridicità della notizia è quindi dubbia. Molti di noi commettono l’errore di reperire qualsiasi informazione su Wikipedia, che viceversa è da evitare accuratamente, perché su di essa chiunque può apportare modifiche alle voci trattate, in nome di una velleitaria democrazia del sapere, che rappresenta invece la dittatura dell’ignoranza, ingenerando errori materiali e ancora più spesso errori di valutazione degli episodi trattati. In egual maniera, sono da evitare blog tenuti da persone o associazioni prive di notorietà scientifica o di attendibilità letteraria e ve ne sono tantissimi, i quali mettono in bella mostra l’elevato numero di visitatori che accedono al sito in questione. 
Inoltre l'omogeneizzazione del sapere online, da Wikipedia a FaceBook, appiattisce la distribuzione delle informazioni, oscurando le posizioni meno canoniche e condivise. Da "Agorà elettronica" il web rischia di trasformarsi in supermarket del sapere, dove le etichette che hanno più spazio sugli scaffali virtuali incontrano più consumatori, a danno delle idee eterodosse, ancorché corrette. 
La rete annichila la discussione anziché promuoverla, deprimendo l'originalità delle ricerche e schiacciando l'anticonformismo a vantaggio dei monopoli e dei siti dominanti.
Internet ci espone all'appiattimento di ogni posizione critica e all'impoverimento del dibattito democratico provocato dai motori di ricerca. Quando cerchiamo su internet un'informazione, i risultati che troviamo sono spesso indirizzati sulla falsariga delle nostre precedenti ricerche sul web, sono guidati dai nostri gusti, dalle nostre opinioni, ben note ai motori di ricerca. Più cerchiamo in una certa direzione, più il web ci isola tra nostri simili. Chi consuma un determinato prodotto sarà probabilmente condotto verso articoli analoghi. Non è difficile dimostrare la veridicità di questo fenomeno, basta che due persone diverse provino ad inserire le stesse parole chiave in uno dei motori di ricerca più popolari; i risultati ottenuti saranno probabilmente molto diversi, se non divergenti.
E' inoltre opinione sempre più diffusa che internet generi una cultura troppo superficiale e ad un impoverimento culturale. A differenza dei quotidiani che offrono l’opportunità di approfondire e di riflettere sulla notizia sentita il giorno prima alla televisione o letta di sfuggita su internet, la comunicazione digitale si muove in modo rapido, senza lasciare spazio al dibattito, allo sviluppo di un'opinione critica su un argomento.
In conclusione possiamo affermare che, affinché l’accesso ad internet rappresenti una conquista e non un regresso, bisogna educare l’utente ad un uso consapevole del mezzo, fornendogli una bussola che gli permetta di evitare  notizie fallaci e di avvicinarsi il più possibile alla verità. Bisogna che il lavoro dei giornalisti professionisti e la voce degli intellettuali prevalga sui falsi profeti, adusi a spacciare per vere le loro criticabili convinzioni.
Tiziana della Ragione
Enrico Pellizzari