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martedì 29 maggio 2018

Il best seller dell’estate

fig. 1 - Copertina


Siamo invasi da un fiume di libri, in Italia gli scrittori sono più numerosi dei lettori, ma ogni tanto, qualche volume contiene una sorta di forza magnetica in grado di stregare ed appassionare in egual misura, come nel caso de I Guardiani di Vela, primo capitolo (fig.1-2) della fantasy di John Caps La luce di Meridio, presentato giorni fa al Pan davanti ad una folla entusiasta e plaudente.
Robert é un adolescente introverso e solitario. Un mistero risalente nel tempo aleggia sulla sua famiglia e stravolgerà per sempre la sua esistenza. L'imprevedibile intervento di un eroe leggendario lo aiuterà a svelare la verità nascosta agli occhi del mondo
Robert e Margareth non immaginano che nella tranquilla cittadina di Woodsallen si nascondano i seguaci di un’antica religione, i Guardiani di Vela, e che proprio le loro famiglie ne abbiano sempre fatto parte.
Di fronte alle stranezze di Robert e dei suoi incubi da cui sembra non riuscire a svegliarsi, i due amici decidono di indagare, imbattendosi nella Tomba del Druido, in un’antica reliquia dall’immenso potere e nel dio che l’ha rivelato agli umani, Meridio.
Mentre i Guardiani combattono una guerra contro la stirpe sanguinaria dei cinepati, Robert e i suoi nuovi amici si caleranno nella Tomba del Druido alla ricerca della Luce di Meridio.
I Guardiani di Vela, è il primo capitolo della tetralogia La Luce di Meridio, un romanzo adatto a tutte le età che ci proietta in un mondo di sette magiche e uomini dai grandi poteri. Un fantasy anni ’80, in cui compaiono foreste, rovine, figure leggendarie, e una mitologia tutta da scoprire, e dove il valore dell’amicizia è il valore indispensabile per scoprire la verità.
Il primo entusiasmante capitolo di una saga destinata agli amanti della narrativa fantastica.
Abbiamo intervistato l'autore (fig.3), il quale ci ha dichiarato:
“Si tratta di una vera e propria rinascita, per me. Per anni ho represso il mio desiderio di scrivere ritenendolo un hobby che non mi avrebbe potuto portare da nessuna parte. Il problema è che io ero da nessuna parte, perché a essere sbagliata non era la mia passione per la scrittura quanto il percorso che avevo scelto, il binario sul quale stavo camminando. Nell'istante in cui compresi la mia inadeguatezza nei confronti dell'avvocatura, mi dedica anima e corpo alla realizzazione di un progetto ambizioso, la mia personale odissea nella quale avrei fatto confluire la mia passione per la mitologia e l'etimologia e l'interesse per le moderne contraddizioni umane".
Si tratta di un libro da leggere sotto l'ombrellone e se volete potrete averlo consegnato in 24 ore a domicilio telefonando alla libreria Neapolis 081 5514337

Achille della Ragione

fig. 2 - Pagine sparse
fig. 3 - L'autore

sabato 26 maggio 2018

Una chiesa per tutti i credenti

 
fig. 1 - Soufiane Herrag
 
Giorni fa è stato presentato alla Feltrinelli di Napoli un monumentale volume, edito dalla Clean, su piazza del Plebiscito, da cui è scaturito un ampio dibattito, proseguito nei giorni successivi sulle pagine de Il Mattino, al quale hanno partecipato i maggiori cervelli della città, che hanno avanzato una serie di proposte per il rilancio della piazza, ombelico di Napoli.
Con me era presente un intellettuale marocchino, Soufiane Herragh (fig.1), residente da anni in Belgio, il quale già anni fa si era battuto per la creazione di una moschea nella nostra città, proposta che fu accolta dai maggiori quotidiani cittadini,che la pubblicarono.
Nel momento in cui si è accennato fugacemente all'idea che la chiesa di San Francesco di Paola potesse divenire la casa di tutti i credenti delle tre religioni monoteiste è entrato letteralmente in fibrillazione per la gioia ed a pensarci bene l'idea potrebbe essere lo specchio della tolleranza che ha sempre caratterizzato l'animo dei napoletani, pronti ad accogliere il diverso e potrebbe costituire un prototipo per il futuro, facendo di Napoli l'avamposto della modernità.
Napoli è stata sempre giudicata una città porosa, non tanto perché poggia su di uno strato di tufo, che possiede queste caratteristiche, quanto per l’innata capacità di amalgamare i vari popoli che nei millenni l’hanno conquistata, a partire dai Greci ai Romani, fino agli Spagnoli, agli Austriaci ed ai Francesi.
I risultati di questa ultra secolare stratificazione è stata la creazione dell’animus del napoletano: socievole, pronto a fare amicizia, disponibile ad aiutare il forestiero ed a favorirne l’integrazione nel tessuto sociale.
Miti e tradizioni hanno subito una trasformazione che ne ha fatto dimenticare i caratteri originari. Un solo esempio fra tanti: la festa di Piedigrotta che, da rito pagano orgiastico in onore del dio Priapo, è divenuta prima una festa religiosa per scatenarsi poi, soprattutto in epoca laurina, in un’esplosione gioiosa di energie primordiali tra maestosi carri allegorici, coppoloni, mano morte, schiamazzi e trasgressioni di ogni tipo.
Negli ultimi decenni il fenomeno migratorio ha assunto un andamento pluridirezionale: da un lato i giovani migliori, laureati e diplomati, prendono tristemente la via del Nord e dell’estero, privando la città dell’energia vitale indispensabile per arrestare una decadenza ormai irreversibile e nello stesso tempo una marea di extracomunitari, in fuga da guerre e carestia, sceglie Napoli come meta di riscatto civile, sicura almeno di trovare il minimo per sopravvivere. E la città si dimostra impreparata rispetto al passato ad accogliere con un caloroso abbraccio questo “melting pot”, il quale diventa ogni giorno più pressante, rischiando di rompere gli argini come un fiume in piena.                                                          
Percorrendo Piazza Garibaldi o Piazza Mercato siamo sommersi dai suoni ma principalmente dagli odori di una città multietnica: kebab, couscous, pizze fritte e piede di porco, pesci marinati e trippa. Ma la sera, scomparsi gli ambulanti, cominciano a confluire razze di ogni tipo: magrebini, cinesi, rumeni, polacchi, somali, nigeriani, che si posizionano senza alcun tentativo di instaurare un principio armonico di convivenza.                                                                                            
Un grave problema mai seriamente affrontato è il rispetto della libertà di culto per stranieri di fede diversa dalla nostra, soprattutto islamici. Il sindaco De Magistris  promise che sarebbero stati realizzati una nuova moschea ed un cimitero, ma fino ad oggi il luogo di preghiera è costituito, salvo una piccola moschea in Via Corradino di Svevia, dall’immensa Piazza Mercato dove il venerdì vi è una folla straripante (fig.2) che ascolta le parole dell’Imam
Osservare un migliaio di ragazzi stranieri radunarsi per pregare  in uno dei punti più antichi della città, teatro dei principali episodi della sua storia, ha fatto affermare a più di un visitatore che Napoli è la città araba più accogliente dell’Occidente, speriamo che presto possano riunirsi nella chiesa di San Francesco di Paola, in piazza Plebiscito, alternandosi con i fedeli di altre religioni.                                                       
Un sogno malizioso, ma non impossibile, che farebbe di Napoli il faro che indica al mondo la via della tolleranza e della fratellanza universale.

Achille della  Ragione 
 
fig. 2 - Preghiera islamica
 
 


domenica 13 maggio 2018

Napoletanità arte miti e riti a Napoli 4°volume


Prefazione

Correva l'anno 2012 quando vide la luce il I tomo di Napoletanità arte miti e riti a Napoli, seguito a distanza di un anno dal II tomo (entrambi a cura dell'editore Clean), più volte ristampati e disponibili ancora oggi in tutte le librerie italiane.
Nel 2015 comparve il III tomo, da tempo esaurito e consultabile (come lo sono anche gli altri due) soltanto sul web.
Da tempo volevo concludere degnamente questo affascinante percorso nel ventre della napoletanità, esplorata in ogni angolo, anche il più recondito, attraverso 200 capitoli, illustrati da oltre 2000 foto, per cui ho partorito l'ultimo volume di questa tetralogia e ritengo che questa mia entusiasmante fatica letteraria possa dirsi conclusa.
In questo volume il primo e l'ultimo capitolo hanno un sapore autobiografico: il 1° descrive la mia ultra decennale attività di indefesso illustratore delle bellezze artistiche della città, attraverso una serie infinita di visite guidate a chiese, palazzi, musei e mostre, oltre a ripercorrere la storia del leggendario cenacolo culturale, che si è tenuto ogni settimana nei saloni della mia villa posillipina, i primi 10 anni sotto la regia della mia adorata moglie Elvira, poscia di me medesimo.
L'ultimo capitolo è una sorta di amarcord avventuroso nelle ville prestigiose che si affacciano su Posillipo, nessuna esclusa.
In questi anni ha guidato costantemente la mia penna l'amore sviscerato che nutro verso la città che ha avuto l'onore di darmi i natali e che in un futuro, il più lontano possibile, conserverà la mia misera carcassa, mentre per il mio spirito è giustamente prevista l'immortalità

Napoli maggio 2018 
Achille della Ragione

Indice
  • Le memorabili visite guidate ed il leggendario salotto culturale
  • La Tavola Strozzi e la vera storia del sacco edilizio
  • Lo splendore del Grand Tour
  • Il mito del Vesuvio
  • La Civiltà del Caffè
  • Il popolo delle scale
  • Lasagne, vino e chiacchiere
  • 300.000 Fujentes festeggiano la Madonna dell'Arco
  • La città degli immigrati e della trasgressione
  • Tutti i volti della povertà a Napoli
  • Ingiurie bonarie: Babbasoni, Scualarci e Curnutoni 
  • Una vendita all’asta memorabile
  • Tradizioni culinarie pasquali: pastiera e casatiello
  • Il dramma delle due guerre
  • La furia di un popolo incazzato
  • In un mare di storia e di bellezza
  • I vicoli di Caravaggio e di Ribera
  • La Madonna Nera li protegge
  • Un editto da salvare
  • Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti
  • Elogio del ragù
  • I Luciani un popolo a parte
  • Segni misteriosi sulla pietra
  • Sanremo impazza. I neomelodici stravincono
  • Mergellina ed il lungomare più bello del mondo
  • Elogio del Pomodoro: L’oro rosso del Sud
  • Arte nascosta, arte disprezzata
  • I Quartieri Spagnoli tra tradizione e tentazione
  • Tradizioni per la festa di Sant Antonio Abate
  • L’epopea de Il Mattino
  • Fattura e malocchio, non è vero ma ci credo
  • Napoli capitale delle arti sanitarie
  • Il mito romantico dei briganti
  • Voglio sposarmi da Don Raffaè
  • Un decumano dimenticato
  • Il mitico Canalone
  • La collina dei poeti
  • A lezione di vernacolo
  • Bagni di mare, ma si parliamone sotto la pioggia
  • Come era bello il Lido Napoli
  • Come era bella Villa Beck
  • Una grande squadra per una città appassionata
  • Anna Maria Cirillo la regina delle lettere
  • Raffaele Pisani, strenuo difensore della lingua napoletana
  • Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia




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    venerdì 11 maggio 2018

    Maggio dei monumenti 2018

    XXI secolo - Maggio dei monumenti, pag.21

    Lorena Campovisano per la testata giornalista "Il XXI secolo" intervista: Achille della Ragione napoletanista, esperto conoscitore dell'arte e della cultura partenopea.



    Da esperto di Napoli e profondo conoscitore dell'arte, della storia e della cultura partenopee, ci illustri un po' questa manifestazione ormai diventata celebre in tutto il mondo e che è il fiore all'occhiello della città.
    Preferirei partire da quello che era il vero Maggio dei Monumenti. cioè quello creato da Mirella Barracco 25 anni fa circa. lo in una sua biografia, la definisco "l'ultima regina di Napoli". Da molti anni ormai, l'organizzazione è passata al Comune e mi lasci dire che la sua efficienza lascia molto a desiderare. Mentre in passato si aprivano al pubblico monumenti chiusi da decenni, quest'anno la manifestazione degli eventi non offre nulla di veramente culturale.
    A suo avviso quali monumenti sarebbe irrinunciabile visitare in un evento del genere?
    A Napoli c'è un'infinità di monumenti che meriterebbero di essere valorizzati e posti all’attenzione dei visitatori: la Chiesa dei Girolamini, Castel Capuano, la Chiesa della Santissima Trinità. Dico soltanto che quest'ultima la si vorrebbe trasformare in un Bed&Breakfast. Per quanto riguarda Castel Capuano, basti pensare che due luoghi straordinari come il salone dei Busti e la cappella della Sommaria sono chiusi alle visite. La Chiesa dei Girolamini, dopo un'apertura in pompa, magna, fu chiusa quasi immediatamente. Le faccio un altro esempio eclatante: nella Certosa di San Martino, forse il monumento più importante di Napoli insieme alla Cappella del Tesoro, da oltre un anno non si può entrare perché teoricamente il pavimento sarebbe pericolante. Ma la verità è che non c'è un numero sufficiente di custodi. Da diversi anni sono guida turistica e, sfruttando il potere dei social network, lanciai una protesta su Facebook che arrivò al Ministro della Difesa. Infatti a marzo dell'anno scorso, riuscii a far aprire per i miei visitatori la Chiesa della Nunziatella, la quale è regolarmente inaccessibile al pubblico. Apre solo la domenica mattina per la funzione dei Cadetti. Pochissimi turisti vanno a visitare Capodimonte perché è mal collegata, manca un efficiente sistema di trasporti.
    Un punto forza di questo Maggio dei Monumenti, invece?
    Un'iniziativa lodevole della manifestazione, che si ripercorre anche quest'anno, è che in questi giorni gli studenti si "appropriano" di un monumento, nel senso che si dedicano ai visitatori guidandoli nelle visite, illustrando loro le opere d'arte. Questo è un modo per sottolineare cheNapoli è proprietà nostra, i suoi tesori artistici sono la nostra ricchezza. Dobbiamo riappropriarci della nostra storia. Napoli non è la capitale della spazzatura, ha un glorioso passato e potrebbe avere un futuro. Per ritornare quella di un tempo, la città deve ri-solvere tanti problemi, tra cui ad esempio quello dei trasporti che non sono sufficienti ed efficienti.
    Secondo lei, quale potrebbe essere una spinta valida per mettere in moto questa rinascita?
    Attualmente a Napoli mancano ormai gli intellettuali. I pochi viventi, al massimo tre o quattro, non vivono più qui, stanno a Roma: Napolitano, Peppino De Filippo, Paolo Sorrentino, Raffaele La Capria. Manca un ceto culturale che possa fare da traino a certe iniziative. I giovani di valore sono portati ad allontanarsi in cerca di futuro.
    Quest'ondata di turismo, merito in verità di tante associazioni culturali che si danno da fare, potrebbe invece rappresentare un'opportunità molto significativa per la città, se venisse ben sfruttata.
    Lei avrebbe qualche idea su come sfruttare al meglio questa opportunità?
    In questo periodo a Napoli arrivano delle navi enormi piene di turisti, la metà dei quali non scende a terra. Un po' per timori privi di fondamento, un po' per mancanza di addetti che li vadano a prelevare.
    La mia idea sarebbe di organizzare dei percorsi pedonali, con dei giovani laureati in architettura. in beni culturali. in lingue. ecc. che accompagnino. anche a piedi, i visitatori dal Molo Beverello al Maschio Angioino a via Toledo, alla Galleria Umberto I, al Teatro San Carlo.
    Tutto ciò senza dover neanche ricorrere ai mezzi di trasporto. Sarebbe anche una possibilità di lavoro per centinaia di giovani e quindi di futuro per questa meravigliosa  città

    domenica 6 maggio 2018

    Più rispetto per le badanti

    IL MATTINO 6 maggio  2018, pag. 54

    Mentre imperversa la furia xenofoba verso gli immigrati, più o meno clandestini, un esercito silenzioso composto da due milioni di unità permette all'Italia di potrer continuare a camminare nel suo egoismo, figlio della civiltà dei consumi.
    Le donne ambiscono solo a un lavoro fuori casa e scaricano sul personale domestico, quasi tutto straniero, incombenze alle quali fino a una generazione fa attendevano volentieri, la gestione della casa, l'educazione della prole, e l'impegno più gravoso, l'assistenza agli anziani.
    L'arrivo di un fiume di badanti di razze e culture diverse è accettato di buon grado dalle famiglie. Nei casi più gravi prestano la loro preziosa assistenza a casa, ma spesso escono a fare quattro passi con la persona a loro affidata e sono immagini di grande tenerezza.
    Sognano la famiglia lontana e soffrono di un'inguaribile solitudine: lo straniero ha i suoi cari a migliaia di chilometri, anziano ancora più distanti, anche se la figlia o la nuora abitano a pochi isolati. Tutte le piazze d'Italia dovrebbero dedicare un monumento alla badante.
    Possiamo immaginare una donna chiana su un vecchio col sorriso sulle labbra.
    Tutti dovremmo sostare a meditare, come noi non siamo da tempo più abituati e possiamo essere certi che il monumento non attirerebbe lo spray del vandalo, che umilia le statue dei personaggi celebri e dei padri della patria e farebbe tentennare la mano del politico pronto a firmare una legge restrittiva o un obbligo di rimpatrio.
    Achille della Ragione

    Questa riflessione fa da controaltare alle malignità sulle badanti spacca famiglie. Nel 2015, per Longanesi, Matteo Collura - scrittore siciliano, giornalista nel Mattino di Roberto Ciuni e del Corriere della Sera - ha pubblicato li romanzo  «La badante». É una riflessione sulla vecchiaia, val la pena di leggerla.
    Pietro Gargano

    L'Espresso - 6 maggio 2018, pag. 105